Salvare i prossimi due decenni

10 09 2019

Personalmente, non mi sono mai azzardato troppo a fare previsioni sul futuro, in questo blog ho lasciato parlare altri a questo proposito, in particolare il mio collega Teoscrive (che s’è quasi dimostrato una vera… autorità nel settore), ma non solo.

Dal momento che i tempi attuali sono così liquidi e gli avvenimenti di conseguenza di difficile decifrazione, non mi sono mai sbilanciato a mostrare una certa sicurezza verso gli scenari del futuro più o meno immediato.

Anche ai tempi del famoso 2012, nonostante all’epoca molti si erano azzardati a stabilire cosa sarebbe successo in quella data (così pubblicizzata!) già qualche anno prima, non avevo mai voluto seguire quelle previsioni nonostante in alcuni casi mi fosse venuta la tentazione di esprimermi al riguardo.

In questo caso invece posso – con una certa cognizione di causa e basandomi in particolar modo su ciò che potrei chiamare “sincro-ciclologia” – stabilire con una certa chiarezza, precisione e direi addirittura certezza, lo scenario futuro almeno fino al 2030-2040.

La “sincro-ciclologia” è basata sull’inconscio di una collettività (in questo caso la collettività dei paesi occidentali e occidentalizzati), questo inconscio è già a conoscenza di ciò che accadrà e tale sapere negli anni è stato espresso in molteplici maniere.

Ciò che in precedenza si era figurato accadere negli anni 1999-2001 e poi nel 2012, accadrà DI CERTO dal 2020 al 2040. Posso dire, anzi, che i due periodi precedenti possono ora essere visti come una preparazione a ciò che accadrà nel prossimo decennio, una specie di necessaria premessa. Cosa accadrà? Be’, degli avvenimenti mondiali così fortemente d’impatto da far ruotare di 180° o persino di 360° la nostra abituale visione della realtà. Avvenimenti catastrofici.

Quando si vede che un mucchio di attenzione da diverse fonti viene posta su un particolare e preciso lasso di tempo di una certa datazione, vuol dire che ha avuto origine un complesso collettivo dovuto al risuonare nel passato di avvenimenti di quel futuro da cui siamo trascinati.

L’emisfero sinistro del cervello vive nella contingenza, vive nel linguaggio del qui e ora basato soltanto sul passato, cioè su ciò che già si conosce o si crede di conoscere. L’emisfero sinistro, vivendo nello spazio-tempo dice che si può conoscere solo il passato e del futuro non si sa nulla; l’emisfero destro vive in ciò che possiamo chiamare “tempo-spazio”: conosce il futuro molto più dell’emisfero sinistro poiché vive e opera in una totalità al di fuori della linearità (spaziale) del tempo però a differenza dell’emisfero sinistro è muto, capisce il linguaggio ma non parla direttamente. L’emisfero destro (quello che già sa come andranno le cose) deve essere sempre tradotto dall’altro emisfero.

Eppure questa conoscenza riesce in qualche modo a filtrare e talvolta a manifestarsi. Occorre rintracciarla, metterla assieme e cercare di decifrarla.

Nonostante le varie fonti che ho messo assieme qui partano da premesse anche molto diverse tra loro, raccontano tutte una storia simile: il consumismo e il sistema “su di giri” dei mercati e della pubblicità, in cui ogni cosa può essere comprata e venduta, in cui l’iper-trofica crescita dei consumi attraverso il “marketing” è la parola d’ordine, in cui il materialismo industriale, l’atomizzazione degli individui e l’iper-tecnologia della turbo-comunicazione regnano sovrani, avrà un crollo catastrofico all’inizio degli anni venti.

Successivamente, a partire circa dal 2024, si avrà a che fare con tempi duri però finalmente sbarazzati da tutto il disordine e l’ipertrofia della società occidentale consumistica che ebbe il suo inizio inizio nel 1952 e che era diventata progressivamente troppo consumistica e quindi sempre più insostenibile, stressante, non eco-compatibile e così disordinata da sfociare appunto nel caos.

I “bei tempi” (quali non conoscevamo più almeno dagli anni sessanta!) torneranno a esserci dal 2036-2038 in avanti fino a un vero e proprio neo RINASCIMENTO dal 2040 al 2060.

François Roddier

117 – Évolution d’une société au cours d’un cycle séculaire

[…] l’evoluzione della società umana segue un processo dello stesso tipo di quello delle specie animali e vegetali. E’ interessante mettere a confronto le loro rispettive evoluzioni. L’apparizione di una nuova specie animale o vegetale sarebbe l’equivalente della nascita di una società nuovamente organizzata. Abbiamo visto che quest’ultima evolve attraversando quattro fasi successive: depressione, espansione, stagflazione e crisi. Sono le fasi dei cicli di Turchin e di Néfédov. Sembra che si ritrovino effettivamente queste stesse fasi nell’evoluzione di una specie.
La fase di depressione corrisponderebbe alla fase durante la quale una nuova specie appare e s’installa nella sua nicchia ecologica. Segue una fase di espansione durante la quale i membri di questa specie si moltiplicano rapidamente. Dopo aver raggiunto un certo valore la popolazione si mette a ristagnare. E’ la fase di stagflazione durante la quale la specie modifica l’ambiente a cui s’è adattata. Si entra allora nella fase di crisi durante la quale, diventuta inadatta, la specie finisce per spegnersi per essere rimpiazzata da una specie meglio adattata al nuovo ambiente.
La somiglianza tra i due processi mostra che sono della stessa natura. Nel caso delle specie animali e vegetali, l’informazione è memorizzata nei geni. Si tratta di un’evoluzione genetica. Questa è molto lenta e si estende per milioni di anni. Nel caso delle società umane, l’informazione è memorizzata nel cervello e si trasmette con la parola e la scrittura. Si tratta di un’evoluzione culturale. Molto più rapida dell’evoluzione genetica, e si compie in qualche secolo. Sono i cicli secolari di Turchin e Néfédov.
Il progresso nei trasporti e nelle comunicazioni fanno si che l’evoluzione culturale s’è ancora accelerata. L’Occidente di oggi vive in una società dove la cultura s’è sviluppata alla fine della prima guerra mondiale e di cui le fasi non sono durate che 30 anni. Marcate dalla grande depressione del 1929, questa fase di depressione si estende dal 1918 al 1948. Segue una fase di espansione, definita come «i 30 gloriosi», che va dal 1948 al 1978, e poi una fase di stagflazione talvolta qualificata come «i 30 pietosi» [che Eric Hobswan chiama “decenni di crisi” nel suo libro “Il secolo breve”]. E si estende dal 1978 al 2008. La crisi bancaria del 2008 segna il debutto di una fase di crisi che dovrebbe logicamente durare fino al 2038.
E’ durante la sua fase di crisi che una società crolla. Il collasso corrisponde a ciò che ho chiamato «dirupo di Seneca» una definizione suggerita dallo studioso Ugo Bardi. Questo dirupo corrisponde al cuscinetto di condensazione della termodinamica. Dunque è situato in mezzo alla fase di crisi. Se si applica questo risultato alla società attuale, si deve attendere che questa collassi nel 2023 . Lascio ai miei lettori giudicare la pertinenza di una tale predizione.
Cosa ci si deve attendere concretamente? La comparazione con la fine delle specie animali o vegetali ci dà qualche indizio. Queste si spengono quando i loro geni non sono più adatti all’ambiente. Nel caso di una società umana, è la sua cultura che non è più adatta all’ambiente. E’ proprio il caso della società attuale, società competitiva in cui la principale fonte di energia, il petrolio, e la cui attività umana modifica il clima  [questo è controverso, non tutti gli studiosi sono infatti d’accordo!].
Allo stesso modo in cui la teoria degli equilibri punteggiati lascia prevedere un’evoluzione rapida dei geni in delle epoche molto particolari, allo stesso modo lascia prevedere un’evoluzione molto rapida della cultura in delle epoche particolari. Ho suggerito che la nostra società attuale collasserà nel 2023. Ciò implica una fine brutale della presente cultura dominante. Si potrà allora sperare di vedere infine estendersi rapidamente una nuova cultura, molto meno incline alla crescita economica e molto più orientata nella preservazione dell’ambiente.

Il prossimo estratto è un frammento tratto da un sito web di “scienza spirituale” (quindi “pseudo-scienza” verrebbe definita dai veri scienziati) però coi suoi calcoli arrivano anche loro agli anni venti del XX secolo. Guarda caso, nel testo sono visti come importanti e “preparatorii” anche i periodi intorno al 1999-2001 e al 2012-2015

https://www.spiritualresearchfoundation.org/fr/La-bataille-entre-les-forces-du-bien-et-du-mal-aujourdhui

99-23

La battaglia sottile tra il bene e il male è portata avanti regolarmente dai primordi del nostro tempo. L’accelerazione di questa battaglia sottile avviene negli anni dal 1999 al 2023. La battaglia uscirà dai mondi sottili tra il 2015 e il 2023. In seguito, il mondo conoscerà un periodo di fluttuazioni per recuperarsi dalla battaglia sulla Terra e si preparerà a una nuova era. Questa nuova era sarà conosciuta come il “reame divino” e con essa, l’umanità conoscerà mille anni di pace e di rettitudine (Dharma). I tempi nei quali viviamo sono molto importanti, che le ramificazioni di questa battaglia saranno percepite in tutto l’universo. Però, i tempi attuali sono anche molto propizi per la pratica spirituale per raggiungere la realizzazione […] (lo stato spirituale più elevato).
Lo stato nel quale il mondo si trova oggi non può essere corretto in altro modo che nella sconfitta del male nei mondi sottili. E’ la ragione per cui le divinità e i santi e gli aspiranti spirituali a un certo livello sono stati ingaggiati in una battaglia sottile, (stregonerie, punti più profondi dell’inferno…) con la loro forza spirituale negli anni dal 1999 al 2023. […]
Il periodo compreso tra gli anni 1999 e 2023 rappresenta un periodo crepuscolare tra due epoche e si passa da un’età buia (mini Kali Yuga) a una spiritualmente migliore (mini-Satyayug) nell’era principale del Kali Yuga. Durante questo periodo crepuscolare nel corso di 25 anni, tutta la pratica spirituale intrapresa secondo i principi di base della spiritualità ne beneficierà di molto. Ciò perché Dio compenserà gli aspiranti con un progresso spirituale compiuto durante dei momenti difficili.

https://scienzasacra.blogspot.com/2014/06/gaston-georgel-dottrina-dei-cicli-e.html

Secondo i calcoli del ciclologo Gaston Georgel, l’era in cui l’umanità perde il contatto col trascendente ed è assoggettata unicamente alle leggi fisiche e biologiche, l’erà del “materialismo oscuro” (chiamata “kali yuga” dall’induismo) iniziò nel 4.450 a.C. e avrà termine nel 2030 d.C. […] Al termine di questa “età del ferro” si ha un’ “inversione completa” e si ricomincia con una nuova “età dell’oro”. L’inversione è sempre traumatica, catastrofica e la nuova umanità perde totalmente, tranne che nei miti, il ricordo della storia precedente.

In un’intervista al ricercatore Claudio Rendina di prima del 2012, gli viene rivolta una domanda sulle profezie di Nostradamus e Malachia, leggete la sua risposta.

Tutto quello che non sapete (e nemmeno immaginavate) della Chiesa

Infine vorrei chiederle: incombe il fatidico 2012 ma pochi sanno che nel 2026 dovrebbe compiersi un’altra profezia. Di cosa si tratta?

«Nel 1555 Nostradamus, pseudonimo dell’astrologo e farmacista Michel de Notre-Dame (1503-66), pubblica a Parigi le sue profezie in quartine in rima, raccolte in gruppi di cento, dal titolo Centuries et Prophéties, sulle quali gli studiosi hanno ricavato, con una certa convinzione il tempo preciso dell’inizio delle guerre dell’Anticristo: il 1999 e 7 mesi. Là dove per “guerre” si intendono gli scontri, ovvero i contrasti ideologici in seno alla religione cristiana, che si sono in effetti verificati con la condanna da parte della Congregazione del Sant’Uffizio. Questi dureranno 27 anni, secondo Nostradamus, portando alla fine del papato e alla distruzione di Roma, ovvero alla fine della Chiesa di Roma, nel 2026.

A fronte di Nostradamus ci sono le profezie del monaco cistercense e vescovo irlandese Malachia, vissuto tra il 1094 e il 1148, che ha fatto le sue previsioni dal 1143 alla fine di Roma e del mondo. Sono indicate con un motto in riferimento all’operato del papa, e gli ultimi cinque pontefici sono indicati con i numeri da 107 a 111. 107. Pastor et nauta. Giovanni XXIII (261°): <<Pastore enavigante>> per rievocare il patriarcato di Venezia che questo papa ricoprì e i viaggi da lui compiuti. 108. Flos florum. Paolo VI (262°): <<Il fiore dei fiori>>, in riferimento ai tre fiori presenti nello stemma del papa. 109. De medietate lunae. Giovanni Paolo I (263°): <<Nel mezzo di una luna>> allude alla durata del pontificato, che fu di soli 33 giorni, poco più di un mese lunare. 110. De labore solis. Giovanni Paolo II (264°): <<Il lavoro del sole>> da collegare all’infaticabile attività svolta da questo papa con i viaggi in tutto il mondo. 111. Gloria olivae. Benedetto XVI (265°): <<Gloria dell’olivo>> che dovrebbe far riferimento ad una augurabile pace universale all’insegna dell’olivo della terra Santa.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/12/28/due-papi-e-la-profezia-di-san-malachia-che-potrebbe-autoavverarsi/

A Benedetto XVI fa seguito la profezia relativa all’ultimo papa che siederà sul trono pontificio, indicato con il numero 112. In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanius, qui pascet oves in multis tribulationibus, quibus transactis septicolis diruentur et judex tremendus judicabit populum suum. Amen. <<Nella persecuzione finale della Chiesa di Roma sul trono pontificio siederà Pietro Romano, che pascolerà le sue pecore tra molte tribolazioni, passate le quali la città dei sette colli sarà distrutta e un giudice treendo giudicherà il suo popolo. Così sia.>>. Questa profezia indica il 266° papa, ovvero l’ultimo, nella persona di un Pietro II, con una sorta di persecuzione della Chiesa cattolica; vi è inoltre vaticinata la distruzione di Roma e la parusìa, cioè il ritorno di Gesù Cristo nel Giudizio Universale. Dovrebbe avvenire a 442 anni dalla <<metà del segno>> profetico verificatosi nel 1585; sommandoli ai 1584 fino ad allora trascorsi, si arriva alla data fatidica del 2026, in coincidenza con l’anno profetizzato da Nostradamus.

La parusia, la “seconda venuta” la si potrebbe interpretare come un avvenimento di importanza e magnitudine tale da equiparare e forse surclassare la “prima venuta” all’incirca duemila anni fa.

Le cosiddette “Profezie di Papa Giovanni XXIII” dell’esoterista italiano Pier Carpi (le quali sono molto probabilmente una bufala) indicano l’anno 2033 come quello del “giudizio universale”

E’ fatta la tua volontà, in Cielo e in terra. Sono venti secoli più l’età del Salvatore. Amen”.
Quindi al 2033.

Non so se Federico Platania-Corvide del blog survivalista “Diario di un volatile etnologo” fosse a conoscenza del materiale da me mostrato poco sopra, fatto sta che anche lui nel periodo 2019-2024 vede il Grande Crollo.

Il mio collega Mediter di “Il mondo simbolico” s’è concentrato sull’eclisse solare totale dell’8 aprile 2024 la quale, come quella del 21 agosto 2017, attraverserà il territorio degli Stati Uniti.

http://mondo-simbolico.blogspot.com/2017/11/luragano-harvey-la-notte-dellanima-e-la.html

Se guardate questa figura possiamo affermare che questa eclissi segue una specie di ciclo che si ripresenterà in modo inverso ma perfettamente speculare nel 2024, come in una sorta di specchio; nel 2024 il cammino degli Usa sarà completamente diverso ed opposto a quello attuale. In questo attuale ciclo 2017-2024 gli Usa si rigenereranno e cambieranno rotta. [Inversione, rovesciamento]

Non solo, poco prima dell’eclissi totale dell’8 aprile 2024 ce ne sarà un’altra che attraverserà il territorio USA, quella del 14 ottobre 2023.

Secondo l’ex ministro francese dell’ambiente Yves Cochet (vicino ai survivalisti) il futuro è già scritto.

https://www.liberation.fr/debats/2017/08/23/de-la-fin-d-un-monde-a-la-renaissance-en-2050_1591503

Sebbene la prudenza politica invita a non sbilanciarsi, e che l’abituale modo di fare intellettuale sia quello dell’incertezza in quanto all’avvenire, io al contrario sono dell’idea che i prossimi trent’anni siano grosso modo già scritti e l’onestà sta nel rischiare un calendario approssimativo. Il periodo 2020-2050 sarà il più sconvolgente che avrà mai vissuto l’umanità in così poco tempo. In qualche anno si comporrà di tre tappe successive : la fine del mondo così come lo conosciamo (2020-2030), l’intervallo di sopravvivenza (2030-2040), l’inizio di un rinascimento (2040-2050).

John Titor, il (molto) presunto viaggiatore del tempo che nei forum su internet degli anni 2000-2001 affermò di essere nato nel 1998 e di provenire dall’anno 2036: ci dice che nella sua “crono-linea”, in seguito a una nuova guerra civile americana dopo il 2008, avvenne/avverrà/è avvenuta una guerra termo-nucleare tra Russia e USA nell’anno 2015 in seguito alla quale, bruscamente, gli USA e il mondo occidentale tornarono a vivere come i pionieri del XVIII secolo, con in più il problema della radioattività. Fatto sta che, nonostante il fatto che il consumismo fosse crollato, la popolazione fosse molto più ristretta e vivesse in pratica in piccole comunità di persone in delle specie di eco-villaggi, la tecnologia come la conosciamo era ancora presente nel 2036 di John Titor, a suo dire non solo internet non era sparita (anche se ovviamente molto diversa da quella a cui siamo abituati) ma la tecnologia aveva anche fatto progressi tali da poter appunto permettere il viaggio nel tempo dal 2036 al 2000.

 

Un IBM 5100 del 1975, lo scopo del presunto viaggio nel tempo di John Titor dal 2036 al 2000 fu/sarà quello di rintracciare quel vecchissimo computer portatile in cui erano presente delle particolari caratteristiche funzionali di cui aveva bisogno il tipo di macchina del tempo utilizzata da Titor. L’anno 2000, guarda caso, fu anche quello del cosiddetto “Millennium bug”, il baco del computer che a detta di molti avrebbe fatto impazzire i computer portando automaticamente il loro settaggio della data al 1900 invece che al 2000.
Lo schema della macchina del tempo del 2036

La civiltà industriale consumistica nel mondo di John Titor crolla dunque nell’anno 2015 (in anticipo?) in seguito al lancio di missili nucleari e nel 2036 una nuova civiltà pare in effetti sembrare sulla strada di un rinascimento – dopo anni di patimenti – poiché la tecnologia riesce a realizzare addirittura i viaggi nel tempo.

Nel 2015, per nostra somma fortuna, non c’è stato alcun lancio di missili nucleari ma sappiamo bene, noi che ci interessiamo a queste cose, quanto sia stato uno degli anni piuttosto citati nelle opere di finzione (per esempio “Ritorno al futuro n°2”) e come nella nostra realtà sia stato un punto di svolta (vedere http://mondo-simbolico.blogspot.com/2015/10/bolle-ed-aghi-nella-societa-dei-lustrini.html)

Ambientato più o meno nello stesso lasso di tempo (2015, 2020, 2024) ecco comparire negli anni settanta del XX secolo un film il cui soggetto fu basato sulle conclusioni del “Club di Roma”, “Rapporto sui limiti dello sviluppo”

Anche qui la civiltà occidentale tecno-industriale basata sul materialismo e consumismo, portata oltre i limiti di sopportazione planetari, crolla rovinosamente generando catastrofe e distruzione oltreché carestia e sofferenze generalizzate.

https://www.comingsoon.it/film/2022-i-sopravvissuti/10986/scheda/

Siamo a New York, nell’anno 2022, ove quaranta milioni di abitanti lottano per sopravvivere, miseramente spartendosi lo spazio vitale assai scarso e le sempre piu’ ridotte razioni di plancton sintetico prodotto dalla monopolistica industria alimentare Soylent. L’uccisione di un ricco signore, Simonson, porta il poliziotto Thorn e il suo collaboratore anziano Sol Roth a indagare sul caso. Mentre Thorn scopre l’appartenenza dell’assassinato al consiglio direttivo della Soylent, Sol arriva al nocciolo della questione…

Penso che sul blog ne riparleremo ancora di “2022 i sopravvissuti” (Soylent green) poiché è in preparazione un articolo al cardiopalma in cui ci metteremo pure lui, tra l’altro uscito al cinema in uno dei cosiddetti “anni portale”, il 1973, l’anno dell’inizio della fine del “boom economico” post seconda guerra mondiale, dell’inizio della fine dell’incanto collettivo, della fine della fede nei processi storici lineari e progressivi in sincro-sintonia col primo grande “shock” petrolifero il quale accompagnò la guerra tra Israele e paesi arabi che avvenne proprio in quell’anno.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/12/05/il-ritorno-dello-spartiacque-storico-del-1973-come-suo-rovesciamento-speculare-prossimo-venturo/

Il già citato Gaston Georgel fa esplicitamente finire l’intero ciclo delle età secondo l’induismo (Manvantara) nel 2030, anno che vedrà il ritorno al punto iniziale (“auto-reverse”) di 64.800 anni prima, ai tempi dell’inizio della precedente “età dell’oro” di cui non ci è rimasto il benché minimo indizio tangibile ad eccezione dei miti. Anche perché le età molto felici non hanno storia.

DOTTRINA DEI CICLI E MOVIMENTO DELLA STORIA

– Durata dell’Età dell’Oro: 4 x 6.480 = 25.920 anni

– Durata dell’Età dell’Argento: 3 x 6.480 = 19.440 anni

– Durata dell’Età del Bronzo: 2 x 6.480 = 12.960 anni

– Durata dell’Età del Ferro: 1 x 6.480 = 6480 anni

– Durata totale del Manvantara = 64.800 anni

Partendo da ciò, e ammettendo il 2030 come data della fine dell’età del Ferro, è facile stabilire una cronologia, almeno approssimativa, delle quattro Età, che darebbe il principio dell’età dell’Oro per l’anno 62.770 a.C., da cui approssimativamente risulterebbe la seguente tavola cronologica:

Età dell’Oro: dal 62.770 al 36.850, a.C.

Età dell’Argento: dal 36.850 al 17.410, a.C.

Età del Bronzo: dal 17.410 al 4450, a.C.

Età del Ferro: del 4450, a.C. al 2030, d.C.

Georgel chiama poi “ciclo del profeta Daniele” un sotto-ciclo dell’età del ferro dal 570 a.C. al 2030 d.C.. Nel libro biblico di Daniele viene rivelato dal cielo al re Nabucodonosor cosa succederà alla fine dei giorni attraverso il sogno di una statua enorme dalla testa di oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta.

Se davvero la statua è un’allegoria delle varie età (oro, argento, bronzo, ferro), il sotto-sotto ciclo “età dell’argilla” – suggerito dal materiale con cui sono costruiti i piedi della statua – evoca proprio una realtà alla Zigmunt Bauman quale quella in cui ci troviamo e nei prossimi tempi temo ci troveremo sempre di più, fino al collasso, al caos e dunque al crollo (di interi millenni a quanto pare).

Pensando al mio collega di blog Teoscrive e alle sue previsioni, devo aver letto come, in linea di massima, lui consideri gli anni venti e trenta come due decenni ostici (aspettandosi pure una guerra mondiale…) i quali lasceranno però pian piano spazio – verso fine anni trenta – a un mondo rinnovato. Sempre se la “fine tempolinea” con la “onda temporale zero” di Terence McKenna non giunga prima, col suo punto zero di abitudine e di punto infinito di novità (eschaton) e questa possibilità, escatologica appunto, ammanta di ulteriore mistero tutto il discorso che stiamo facendo.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/05/01/riepilogo-ufficiale-timewave-zero-guardiamo-all-estate-2022-eschaton-in-arrivo/

Secondo le ricerche dello studioso Igor Sibaldi, la civiltà occidentale è una specie di essere vivente è ognuno dei suoi anni sono 72 anni dei nostri. Ogni 72 anni ritorna la stessa epoca di 72 anni prima, questo a partire dal 1760 circa, momento in cui la civiltà occidentale emerse in seguito a quella “prima guerra mondiale ante litteram” chiamata “guerra dei sette anni” nella quale per la primissima volta si misero in gioco tutte le potenze – Europa, Russia, America – che diedero da lì forma alla creatura chiamata “occidente”.

12 epoche formano l’anno della bestia “occidente”, corrispondente a ognuno dei mesi del nostro anno abituale. L’epoca più invernale, quella da Sibaldi chiamata “non si può più aiutare nessuno”, corrispondente a gennaio, c’è nel 1796-1802, 1868-1874, 1940-1946 e 2012-2018, quella corrispondente a febbraio, “apice della tensione”, c’è nel 1802-1808, 1874-1880, 1946-1952, 2018-2024, quella corrispondente a marzo, “pasqua”, c’è nel 1808-1814, 1880-1886, 1952-1958, 2024-2030. Poi c’è l’epoca “muro” (aprile), 1814-1820, 1886-1892, 1958-1964, la quale ci sarà – se tutto va bene per l’occidente – per sei anni a partire dall’anno 2030, quello che l’ingegnere Richard C. Duncan vede come “data limite” della civiltà industriale consumista – basata sul petrolio – il cui inizio viene posto da Duncan cento anni prima, nel 1930. Benchè sia stata sbugiardata tale teoria detta “di Olduvai” (poiché Olduvai è un sito in cui sono stati trovati resti dell’età della pietra e per Duncan la civiltà tornerà lì) è inevitabile che essa abbia avuto una certa influenza nel contribuire a dare forma a quel determinato futuro riguardante gli anni venti e trenta del XXI secolo da noi visto come ricorrente in diverse fonti di autori che non si conoscono l’un l’altro. Tornando a Sibaldi, l’epoca ancora successiva è da lui chiamata “epoca massima”, corrisponde a maggio e c’è nel 1820-1826, 1892-1898, 1964-1970, 2036-2042.

Me lo ricordo lo “storico” numero 50 di Nathan Never e per me storico lo è davvero, senza virgolette. Acquistato durante la vacanza in Calabria nel 1995 subito dopo l’esito degli esami di maturità, per la prima volta scoprì il futuro dell’Agente Speciale Alfa, che fino ad allora era rimasto tra le righe, solo accenni e allusioni ma non si riusciva a collocare bene il futuro di Nathan e amici nonostante un certo numero lettori c’avesse provato, come testimoniano diverse lettere alla redazione dell’albo a fumetti. Ecco cosa si venne a scoprire nella storia di quel numero 50:

https://www.fantascienza.com/278/il-futuro-secondo-nathan-never

Stroncata da una crisi energetica senza precedenti, la Terra si trova sull’orlo del tracollo definitivo. Ultima speranza di risanare l’amara sorte del pianeta è racchiusa nel progetto di inviare una testata missilistica al centro della Terra, azionando così le capacità assopite del corpo magnetico. Nell’anno 2024, un missile compie la sua detonazione nel nucleo, sprigionando un’immane ondata energetica che sembra restituire vigore al debole magma terrestre.

Ma dopo un apparente quanto illusorio successo, il piano si rivela un completo fallimento, causando sconvolgimenti e catastrofi in vaste aree del pianeta. Le turbolenti nubi radioattive sprigionate si impossessano di grandi pianure e vallate, desertificando interi boschi e foreste (ribattezzate in seguito il Territorio).

Sono i leggendari quanto devastanti “Dieci giorni del buio”, e la Terra non fu più la stessa.

Costretto a ritirarsi in spazi vitali sempre più ristretti per le proprie necessità, l’uomo punta lo sguardo al cielo, iniziando così la rapida conquista di una porzione di Universo.

Mentre nello spazio appaiono le prime stazioni orbitanti, sulla Terra accadono una serie di radicali cambiamenti di carattere sociale. Seguendo la particolare numerazione in vigore nella sua patria, Papa Gregorio XVIII ritiene opportuno spostare la data di 78 anni addietro. Il 2024 è così il 1946.

Dopo una serie di decreti atti all’automazione, nel 2051 il Dottor Sung inizia il progetto C3, ovvero una serie di robot con nuove e sorprendenti capacità intellettive.

Intanto, il Callaghan Act del 2084 ufficializza le Agenzie di Sicurezza e Sorveglianza che, se assunte, svolgono mirate indagini da parte dei cittadini. A una di queste neonate corporazioni fa parte Nathan Never, Agente Speciale Alfa e protagonista della serie a lui dedicata.

Lo scenario è dunque piuttosto chiaro e ricorrente.

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27 ottobre 1962, il re del terrore

26 10 2017

Ricordo da ragazzino, quando seguivo ancora i programmi della televisione, come vi fossero delle serate in cui alla tv “non vi era niente”, nulla di interessante né in un canale né in un altro mentre vi erano altre serate in cui dovevi in continuazione saltare da un canale all’altro, fare zapping o flipping,  perché stavano trasmettendo molte cose interessanti contemporaneamente: uno show (un tempo si diceva “varietà”) nuovo di zecca su rai 2, un film per la tv o fiction (un tempo si diceva “sceneggiato”) interessantissimo su canale 5, una partita di calcio “che non te la potevi assolutamente perdere” su rai 1 ecc. Tutto nella stessa serata di programmazione tv.

Penso sia così anche per certi anni, mesi e giorni della storia occidente-centrica che conosciamo: in alcuni sembra che davvero non succeda nulla di nuovo e che l’abitudine regni sovrana; uno scorre le notizie, le news, e vede che rigurgitano di non novità, di cose che potevano benissimo succedere anche un giorno, un mese, un anno, cinque anni prima; in  altri anni, mesi e giorni, sui giornali, le tv, le radio (e in seguito anche internet) si assiste invece come a un surriscaldamento, a un sovraccarico, a un eccesso di notizie importanti che sembrano avvenire tutte nello stesso tempo e prendersi quasi a spintoni l’un l’altra.

Un esempio di ciò avvenne esattamente 55 anni fa, nell’ottobre 1962 in generale e il 27 ottobre 1962 in particolare. Quel mese e giorno furono PIVOTALI, per usare un neo-inglesismo, fu un periodo in cui in futuro si faceva spazio più del solito e toglieva spazio più del solito al passato quasi franandogli addosso, in cui venivano al pettine nodi della Storia allora recente e nello stesso tempo se ne generavano altri di nodi, in cui si aprivano spazi e orizzonti che si sarebbero fatti sentire per un bel pezzo a venire e avrebbero dato forma a diversi zeitgeist dei lustri e decenni futuri.

Non so se il mio collega di blog Teozakari abbia un giorno o l’altro voglia di studiare l’ottobre 1962 in generale e il 27 ottobre 1962 in particolare su uno dei suoi particolareggiati grafici dell’onda temporale di Terence McKenna, per vedere se, in effetti, anche per la teoria frattale-ricorsiva della Timewave, quel punto lì della nostra storia occidente-centrica mostri qualche anomalia-singolarità pure su quei grafici, in modo da far ritenere che davvero sia stato un momento cardine di grande incremento di novità storica e di grande decrescimento dell’abitudine storica.

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Nell’ottobre 1962 il pianeta Terra si trovò mai come allora vicino a una Guerra Mondiale tra Stati Uniti e Unione Sovietica la quale si sarebbe giocata a colpi di terrificanti armi termonucleari. Si era nel picco, nel culmine assoluto della tensione atomica tra le due superpotenze la quale stava durando da almeno dodici anni. Tutto era iniziato nell’agosto precedente, – l’agosto in cui morì Marylin Monroe – quando l’URSS di Krusciov sfidò gli USA di Kennedy cominciando a installare rampe di missili nell’isola di Cuba retta dai  socialisti di Castro, le foto aeree USA scoprirono le installazioni missilistiche URSS a Cuba. L’esercito americano impedì alle navi sovietiche di raggiungere la costa cubana senza prima aver esaminato il carico delle navi. Cominciò un pericolosissimo “braccio di ferro” tra le due superpotenze che, attraverso i mass media, “lasciò il mondo col fiato sospeso”.

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In quello stesso ottobre 1962, iniziò a Roma il Concilio Vaticano II, organizzato per cominciare a svecchiare l’istituzione secolare e secolarizzata della Chiesa Cattolica Apostolica Romana e tenerla “al passo coi tempi”, i quali stavano cambiando soprattutto a causa della tecnologia e della diffusione sempre più crescente dei mass media. Il Concilio venne inaugurato da Giovanni XXIII, il quale in questa foto (apparsa come copertina di una rivista) appare significativamente col pianeta Terra alle sue spalle.

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In quella terza decade di ottobre 1962 venne deciso un blocco navale da parte delle navi militari USA nei confronti delle navi URSS che attraversavano l’Atlantico verso Cuba cariche di componenti militari per i missili a corto-medio raggio. Intanto, con la procedura “Chrome Dome” del generale delle forze strategiche aeree SAC Thomas Power,  almeno venti bombardieri B 52 erano costantemente in volo sopra l’emisfero nord, fino al polo, sempre armati di bombe termonucleari assai più potenti della bomba di Hiroshima: era la cosiddetta “airborne alert”, “allerta in volo”, in ogni momento questi B 52 potevano essere allertati e dirigersi verso lo spazio aereo sovietico nemico. Durante la “crisi di Cuba” dell’ottobre 1962, il numero di questi aerei militari in volo carichi di bombe atomiche pronte all’uso in caso di allerta, raggiunse quasi la settantina.

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Nello stesso ottobre 1962 uscì la rivista mensile “Panorama”, che col tempo divenne settimanale e la più diffusa rivista di attualità politica, sociale e culturale in Italia . E’ proprio il caso di dire che si apriva un nuovo PANORAMA.

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La crisi missilistica di Cuba fu presente ininterrottamente sui mass media nella terza decade di ottobre 1962 fino alla pericolosissima giornata del 27 ottobre 1962, quando la crisi giunse il suo culmine. Se la crisi di Cuba fu il picco della paura atomica degli anni cinquanta il 27 ottobre 1962 fu il picco del picco: le navi sovietiche continuavano ad avanzare nell’Atlantico, la costruzione delle installazioni missilistiche sovietiche nella Cuba castrista non si fermava, i generali più “falchi” dicevano al presidente che ormai la sola opzione ragionevole era l’invasione militare (dalle conseguenze terribili); non solo, venne intercettato un aereo U2 sopra la Russia e a Cuba venne abbattuto un altro U2 in cui perse la vita il pilota Rudolf Anderson: ormai si era veramente a un passo dalla mezzanotte termonucleare. Il segretario alla difesa di allora, McNamara, in seguito disse che pensò a quel sabato come l’ultimo della sua vita, e non solo della sua.

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Nel medesimo giorno in cui McNamara pensava che quello fosse l’ultimo sabato della sua esistenza, vennero intervistati questi quattro ragazzotti con le zazzere e vestiti con abiti “mod”, questi quattro ragazzotti all’inizio di quello stesso ottobre 1962 fecero uscire il loro primissimo 45 giri, con Love me do su un lato e Please please please su un altro. Ben pochi allora li conoscevano. L’immagine che vedete venne scattata il 27 ottobre 1962 dentro uno studio radio-tv in Inghilterra.

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Quello stesso sabato 27 ottobre, in Italia, il potentissimo magnate del petrolio Enrico Mattei tornava in volo da Catania verso Milano con uno dei suoi piccoli aerei personali. Enrico Mattei era probabilmente il personaggio italiano più influente dell’epoca, era considerato davvero un grandissimo, una specie di divinità dell’Olimpo, veramente pochi oggi se ne rendono conto, era in assoluto l’industriale dell’epoca più conosciuto, ben più di Gianni Agnelli della FIAT. Nelle mani di Mattei, l’ENI divenne un impero in grado di sfidare le potenze petrolifere straniere, in particolare quelle anglosassoni. La sua morte avvenne proprio quel 27 ottobre 1962, quando a bordo del suo aereo precipitò presso una oscura località in provincia di Pavia. All’epoca si pensò a un tragico incidente, ma col tempo si appurò che la struttura del velivolo venne manipolata apposta per farlo perdere controllo e schiantare al suolo. Mattei fece una fine molto simile a quella del pilota Rudolf Anderson, alla guida dell’U2 abbattuto sui cieli di Cuba quello stesso 27 ottobre.

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Nell’ottobre 1962 vennero gettati i semi di un universo culturale pop che tutt’ora non se n’è andato: uscì sugli schermi cinematografici “Dr. No” (“Agente segreto 007, licenza di uccidere”), il primissimo film della lunghissima serie dell’agente segreto 007 James Bond al servizio di sua maestà britannica e vide la luce il primordiale 45 giri dei britannici The Beatles. In quell’ottobre 1962 vennero gettati i semi di un futuro piuttosto lungo da cui ancora non ne siamo usciti.

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La morte dello strapotente magnate petrolifero Enrico Mattei quel 27 ottobre 1962 fu il primo vero “mistero italiano” nello stile dei molti che sarebbero venuti in seguito, in modo particolare dal 1969 in avanti, dalla strage di piazza Fontana in poi . Quella di Mattei fu una fine che influenzò molto il futuro perché fu il primo attacco diretto e violento alla sovranità e all’indipendenza politico-economica dell’Italia, fu il primo atto eversivo nello stile di quella che si sarebbe in seguito chiamata “strategia della tensione”. Furono almeno due gli omicidi sensazionali dell’allora futuro che si ricondurranno al caso Mattei: l’omicidio del giornalista siciliano Mauro De Mauro che avverrà nel 1970 e l’omicidio dell’intellettuale critico, scrittore e regista Pier Paolo Pasolini nel 1975.

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Vasilij Aleksandrovič Archipov (in russo: Василий Александрович Архипов?; Orechovo-Zuevskij rajon, 30 gennaio1926Železnodorožnyj, 18 agosto1998) è stato un marinaio e militaresovietico.
Durante la crisi dei missili di Cuba, nel 1962, come comandante in seconda del sottomarino sovietico B-59 della classe Foxtrot, si oppose al lancio di un siluro nucleare malgrado il suo sottomarino fosse stato oggetto del lancio di bombe di profondità da parte di un gruppo da combattimento della US Navy composto dalla portaereiUSS Randolph e undici cacciatorpediniere[1]; il comandante ritenne la provocazione sufficiente a reagire nel modo più consono e diede disposizioni per lanciare un siluro a testata nucleare. Il vicecomandante Archipov tuttavia espresse disaccordo e convinse il proprio superiore ad attendere: il lancio di bombe da parte dei militari americani si interruppe, e il comandante russo ritirò l’ordine, evitando una possibile escalation che sarebbe potuta culminare in un conflitto atomico fra USA e URSShttps://it.wikipedia.org/wiki/Vasilij_Aleksandrovi%C4%8D_Archipov

Per lanciare quel siluro a testata nucleare, il protocollo da seguire stabiliva che tutti gli ufficiali a bordo del sottomarino dessero parere positivo al lancio, il solo ufficiale che si rifiutò di dare il suo voto e ruppe l’unanimità fu il vice comandante Archipov scongiurando così un’escalation letale. Una vicenda somigliante a questo episodio ed avvenuta più di vent’anni dopo, riguardò il tenente colonnello dell’armata rossa Stanislav Petrov e il suo rifiuto di rispondere con un contrattacco a un lancio di missili ICBM da parte USA, poi rivelatosi un falso allarme dovuto a un errore dei computer.

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Il numero del quotidiano “La Stampa” di domenica 28 ottobre 1962, il giorno del “sospiro di sollievo” dopo il picco altissimo di tensione del sabato.

Col tempo, venne alla luce che i missili sovietici già installati sull’isola di Cuba erano pienamente operativi e in grado di lanciare testate nucleari in caso di invasione dell’isola, all’epoca si riteneva invece che le batterie di missili a Cuba dovessero ancora essere completate e che quindi nessun missile era operativo e pericoloso; ciò facilitava le posizioni degli intransigenti del Pentagono che alla Casa Bianca premevano per un’invasione americana dell’isola: tanti anni dopo, l’allora segretario della difesa McNamara rivelò come quel 27 ottobre si andò “a tanto così” dall’invasione.

La crisi missilistica cubana e la morte di Enrico Mattei nel “black saturday” (come viene ancora oggi ricordato quel giorno negli Stati Uniti) influirono per lungo tempo a venire, molti nodi si erano sciolti e altri nodi si erano invece legati, gli anni Cinquanta furono in rotta di collisione con gli anni Sessanta e Settanta e, come si è detto, nuovi panorami mai visti prima si aprirono.

Nei giorni che seguirono, a inizio novembre, mentre i sovietici iniziavano a smantellare la loro base missilistica a Cuba venti giorni prima che gli americani decidessero di togliere il blocco navale, uscì nelle edicole il primissimo numero di un fumetto che fece scandalo per la sua crudezza e diversità dai soliti cliché delle storie a fumetti: il protagonista non era infatti per i ragazzi un esempio positivo da seguire, Diabolik è infatti un malvivente, un fuorilegge, un maledetto, un clandestino. Questo tipo di figura avrà un avvenire di fronte a sé, in Italia e non solo.

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2022 i sopravvissuti, John Titor, Nathan Never n°50…

8 08 2014

Gìà da tempo sembra esserci una certa consapevolezza strisciante che il nostro modo attuale consumistico di vivere (accentuato da circa vent’anni con la globalizzazione dei mercati), dopo aver raggiunto il picco in un anno imprecisato degli ultimi novanta o dei primi duemila, sarà destinato a interrompersi in una maniera più o meno traumatica, o dopo un collasso o in seguito a disastri, catastrofi naturali o tecnologiche, guerre, o tutte le cose assieme.

Magari non succederà nulla di tutto ciò ma il destino della società turbocapitalistica, pubblicitaria, consumista, global, “su di giri”, pare comunque condannato, secondo questa consapevolezza strisciante, e il periodo in cui questo succederà sembra essere seconda metà anni 10/prima metà anni 20 del XXI secolo, secondo diverse opere della fantasia umana comparse tra gli anni settanta dello scorso secolo e i primi anni duemila.

Nel film “Soylent green” (in Italia “2022 i sopravissuti”) viene profetizzato un mondo distrutto dalla sovrappopolazione, la civiltà industriale è collassata, New York è diventata una baraccopoli tentacolare, dove la frutta fresca vale più dell’oro, si ci uccide per l’acqua e l’unico cibo a buon mercato (il soylent green del titolo originale) è qualcosa di inenarrabile, che si scopre alla fine del film e non lo dico per non rovinare la sorpresa e il colpo di scena finale a chi non l’ha ancora visto.

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Il protagonista è l’attore americano Charlton Heston, già noto per aver interpretato un’altro film con un colpo di scena finale catastrofico, “Il pianeta delle scimmie.”

“2022 i sopravissuti” è basato sulle conclusioni del rapporto “I limiti dello sviluppo” del cosiddetto “Club di Roma”, risalente a inizio anni settanta, in cui l’italiano Aurelio Peccei e diversi suoi amici del Massachussets Institute of Technology mettevano in guardia dai rischi di un progresso tecnologico consumistico continuo.

Nell’anno 2000, in un gruppo di Yahoo!, uscì fuori un sedicente viaggiatore del tempo, che diceva di venire dal 2036, di chiamarsi John Titor, e di provenire da una società del prossimo futuro arcaica e collettivista, molto diversa da quella attuale che, a suo dire, era collassata dopo una forte crisi in seguito a una nuova guerra civile degli USA e a un bombardamento missilistico termonucleare intercontinentale nei primi mesi del 2015.

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Nonostante il mondo da dov’era partito il viaggiatore del tempo fosse parecchio simile a quello dei pionieri americani del XVII secolo, la tecnologia avanzata era comunque riuscita a conservarsi, tanto da far sì di rendere appunto possibile i viaggi nel tempo. All’epoca in cui John Titor scrisse su quel forum di Yahoo!, dovevano ancora succedere episodi come la seconda guerra USA in Iraq, ma Titor sembrava essere informato, su quello e su altri dettagli. E, inoltre, sembrava conoscere molto approfonditamente, e a livello di dettagli tecnici di cui pochissimi sono a conoscenza, la tecnologia alla base del viaggio temporale, tanto da mostrare grafici e foto, Ciononostante, è  molto probabile che si fosse trattato di una BUFALA, ma quel che importa, come nelle altre opere di fantasia di cui sto parlando, non è certo la veridicità o meno, ma il captare in modo fantastico tendenze REALI di un determinato e preciso periodo futuro, come se le si percepisse già, anche se in maniera deformata e arbitraria.

Proprio nel già citato episodio della mia vacanza in Calabria nel 1995, acquistai in edicola il n°50 di Nathan Never – personaggio del fumetto italiano che vive in un mondo futuristico – dove era raccontato il passato del suo futuro (quindi il futuro del nostro mondo), dopo che per cinquanta numeri non era stato rivelato, e si scopriva che, nell’anno 2024, un parente di Nathan Never (suo bisnonno o trisnonno), studioso di tecnologia estrattiva, era stato tra coloro che avevano cercato di ostacolare il cosiddetto “Inner space project”, un progetto che intendeva sfruttare le risorse sotto la crosta terrestre, spingendo dentro la terra una sonda somigliante a uno Space shuttle, in modo da prelevare il magma per utilizzarlo a scopi energetici.

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Inutile dire che il progetto fallì-fallirà, provocando disastri, terremoti, eruzioni ovunque sul pianeta, tanto da spingere il nuovo pontefice, eletto proprio in quel 2024, Gregorio XVII, proveniente dall’isola di Bali, a voler cominciare una “nuova era”, spostando indietro il calendario di 77 anni, utilizzando quello della sua isola natale, tramutando il 2024 in 1946, anno simbolico perché quello dopo la fine di un’altra catastrofe, ma facendo sì, con questo, di confondere irreversibilmente la corretta comprensione della storia agli uomini futuri, visto che gli avvenimenti degli anni originali e degli anni clone si sarebbero così confusi per sempre.

Tra l’altro, è curioso notare come Gregorio XVII sarebbe stato anche il nome pontificale del cardinale Giuseppe Siri, a dar retta a quella storia che dice come sarebbe dovuto essere lui papa nel 1958, anzichè Angelo Roncalli-Giovanni XXIII, ma la sua elezione fu annullata dai servizi segreti USA perché temevano che il suo anticomunismo viscerale avrebbe rovinato i rapporti dell’Occidente con l’URSS.