Giorgia Meloni e le amazzoni della fiamma

21 06 2019

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Giorgia Meloni negli anni Novanta, quando chattava sulle chat col nickname Diavoletta78. — Tutte le immagini successive le trovate dopo il testo.


Giorgia Meloni è ormai una politica italiana di lungo corso ed è senza dubbio tra le più singolari del panorama attuale. Un altro dei politici italiani appartenenti alla cosiddetta “generazione x”.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/02/21/matteo-renzi-e-matteo-salvini-limprinting-generazionale-e-il-tubo-catodico/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2018/05/31/carlo-calenda-lio-narrante-uscito-dal-cuore-del-1984/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/02/26/disamina-sincro-mistica-del-fenomeno-virginia-raggi-reloaded/

Però pochi ormai ricordano che fino al 2012 Giorgia Meloni non era un personaggio particolarmente brillante a livello mediatico – nonostante appartenesse al milieu berlusconiano (il suo gineceo politico) – e fino al 2011 ministro della gioventù nel quarto governo del Silvio nazionale.

Poi, dopo la metà del 2012, dopo lo zenith del governo di Mario Monti, improvvisamente Giorgia esplose, sbocciò col nuovo partito “Fratelli d’Italia”, generato da una fissione o scissione degli ex di Alleanza Nazionale meno vicini all’europeismo filo Monti che prese il Gianfranco Fini dell’allora suo partitello “Futuro e libertà”, uscito dopo i forti dissapori che Fini ebbe con Berlusconi nel 2010-2011.

A partire dal 2012 Giorgia Meloni iniziò a diventare un animale politico e questo fece in qualche modo esplodere anche una sua femminilità aggressiva, che prima di allora mi pare non trasparisse poi granché.

Era all’inizio del percorso che l’avrebbe portata da posizioni moderate di centrodestra fino all’anti-europeismo (cioè l’europeismo della finanza straniera deflattiva) e sovranismo attuali, posizioni le quali tra l’altro recentemente hanno pagato, poiché “Fratelli d’Italia” è indubbiamente cresciuto.

Però qui non parliamo di politica schietta ma di simbolismo e ne abbiamo ben donde in questo caso, poiché la Meloni possiede una carica simbolica mica da ridere.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/05/17/il-front-national-in-francia-non-e-forte-solo-elettoralmente-ma-anche-archetipic-simbolicamente/

Non so se il suo tema astrologico natale possa avere delle affinità con quello di Marine Le Pen o di Marion Mareschal Le Pen ma mi sembra certo che la sua figura pare proprio mostrare un tipo di simbolismo affine a quello delle due Le Pen transalpine, “la liberté qui guide le peuple”, la Marianne, il quadro di Courbet della rivoluzione del 1830 in cui la si vede sventolare la bandiera (“le pavillon”) tricolore mentre ha il seno denudato, piuttosto che la Jeanne d’Arc, l’eroina che nel XIV secolo riuscì nell’impresa di cacciare gli inglesi dal territorio francese (una specie di Balilla femminile ante litteram?)

A partire dal 2012 Giorgia Meloni è apparsa come posseduta dalla reincarnazione di questi archetipi: la trovai irriconoscibile nel primo manifesto di “Fratelli d’Italia” mai visto in vita mia mentre aspettavo l’autobus in piazza Caricamento, cioè non l’avevo proprio riconosciuta, era un altro mondo rispetto solamente a un anno prima quando era ancora ministro della gioventù nel governo poi cacciato da quelli che hanno messo Monti; fino ad allora, tra l’altro, non è che la conoscessi nemmeno granché bene, vista la sbiaditezza mediatica che fino ad allora aveva mostrato…si, mi ricordavo un episodio di un po’ di anni prima in cui la si era vista fuggire precipitosamente quasi in lacrime davanti al microfono di una giornalista australiana che le faceva troppe domande sui guai giudiziari di Berlusconi oppure quella volta che venne rimproverata in un talk show poiché si mostrava assente, distratta e sbadigliante.

Successivamente, scoprì perché non riconobbi Giorgia Meloni su quel primissimo manifesto di “Fratelli d’Italia”, poiché i suoi “graphic designer” avevano usato massicciamente il software di ritocco fotografico Photoshop per abbellirla alquanto e penso proprio non l’avessero fatto con l’intenzione cosciente di farne una Marianna o Giovanna D’Arco italiana, tutto viene da sé, no?

Tra l’altro, questo del fatto che la Meloni “photoshoppa” la sua immagine sui manifesti rendendosi più avvenente, divenne quasi un tormentone mediatico (o un meme internettiano) il quale non fece altro che amplificare una certa singolare attenzione nei suoi confronti.

Così come l’episodio del manga (= cartone animato giapponese) somigliante alla Meloni che era da lei stato usato come meme sui social network per “cartoonizzare” un’azione di “Fratelli d’Italia” per “difendere la famiglia tradizionale” ed era stato scoperto, da una frequentatrice dello spazio web della Meloni che costei si era “cartoonizzata” usando un personaggio femminile, di un manga chiamato “Love live”, che aveva l’abitudine di toccare e spremere i seni delle compagne di scuola, tale MARI Ohara!

Insomma, sicuramente ce ne stiamo rendendo conto solo noi, ma piano piano sembrava starsi creando un “complesso collettivo” con al centro la figura rinnovata di una Giorgia Meloni sempre più aggressivamente sexy (anche con l’aiuto di software di grafica), potente politicamente e potente anche nell’orbita simbolica delle eroine guerriere amazzoni che guidano il popolo per combattere contro l’oppressore, le quali si erano contemporaneamente reincarnate nella Francia delle donne politiche della famiglia Le Pen.

Eredi dirette di quello stesso Jean Marie Le Pen (“pére e grand pére” rispettivamente di Marine e di Marion) il quale nella Francia degli anni Settanta inaugurò quel partito, il “Front National”, il cui simbolo (la FIAMMA) caso strano venne direttamente preso di peso dal contemporaneo “Movimento Sociale Italiano”, cambiando solo i colori del tricolore della fiamma.

Quella fiamma che ancora brucia nel simbolo di “Fratelli d’Italia”.



Tema natale di Giorgia Meloni. Non ho trovato il tema natale di Marine e Marion Le Pen ma, d’altra parte, anche se l’avessi trovato non avrei avuto modo di essere in grado di capire le eventuali affinità tra i due temi natali, forse ci sarebbe riuscito il mio collega di blog Teoscrive.
Marine e Marion Le Pen, archetipi mediatici delle amazzoni eroine moderne che guidano il popolo contro l’oppressore straniero.
Marianne nel quadro di Courbet “La liberté qui guide le peuple”.
Marianne di oggi a una manifestazione di protesta contro l’oppressore straniero.
Giorgia Meloni, per rendersi più simpatica e accattivante difendendo la famiglia tradizionale, ha fatto sì di prendere a prestito un personaggio femminile di un manga chiamato “Love live”, personaggio chiamato Mari Ohara.
Non essendo forse a conoscenza che MARI Ohara ha un debole per il seno.
Giovanna D’Arco, la pulzella di Orleans che liberò il suolo francese dall’oppressore inglese.
Manga della Pulzella di Orleans somigliante a Mari Ohara.
Giovanni Battista Perasso, la “Giovanna d’Arco” italiana, il “pulzello” che fece sì di far scacciare l’oppressore straniero dal suolo patrio. Venne chiamato “Balilla”, il nome con cui venivano irregimentati i bambini e i ragazzi durante il ventennio fascista, “nickname” che divenne così comune da dare persino il nome a un’automobile.
Uno dei tanti manifesti in cui la Giovanna d’Arco Balilla dei nostri tempi mostra di essere diventata particolarmente avvenente grazie a software di ritocco fotografico, uno dei numerosi argomenti gossippari che fa sempre essere sotto i riflettori mass-mediatici la Meloni.
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Le nuvolette nel corso degli anni che hanno annunciato la bufera Marco Bucci

26 06 2017

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In senso orario: Giovanni Toti, Marco Bucci, Fabrizio De Andrè, Gianni Crivello. Immagine trovata in rete non mi ricordo più dove. Se qualcuno reclama diritti su questa immagine non ha che da contattarmi e patteggiamo una soluzione.

Non so bene come considerare questa tarda o anticipata vittoria del “centrodestra unito”, che ha consegnato Genova a una giunta non “rossa”, cioè non di sinistra o centrosinistra, per la prima volta da più di settant’anni portando l’outsider Marco Bucci, un manager che ha lavorato molto all’estero, alla poltrona di sindaco della Superba a palazzo Tursi in via Garibaldi, sede del comune.
Diversi giornali titolano che si tratta di un’ “avvenimento storico” e, in effetti, un po’ lo è: Genova è sempre stata una città di sinistra, progressista, non di destra, con una forte classe operaia portuale e non solo portuale, città medaglia d’oro della resistenza antifascista. Ora, a causa dei molti errori annosi della casta politica cittadina del Partito Democratico e affini – casta che ha deluso un bel po’ di genovesi nonostante sia da sempre egemone in città – è riuscito a vincere le elezioni amministrative un “centrodestra unito” (unito per la prima volta da un sacco di tempo) composto dalla Lega Nord salviniana, da “Fratelli d’Italia” di Giorgia Meloni, dal partito Forza Italia che si richiama a un ectoplasmatico Silvio Berlusconi, dal sempre presente a ogni elezione locale Enrico Musso e da “Direzione Italia” di un certo Raffaele Fitto (partito thatcheriano) più, naturalmente, il listone civico dedicato allo stesso Bucci in pendant con quello dedicato al suo avversario Gianni Crivello dalla sponda opposta dell’agone politico.
Era da anni che si pensava quando il centrodestra sarebbe riuscito a espugnare palazzo Tursi con un suo sindaco, si pensava “quando”, infatti, perché il “se” era fuori discussione: prima o poi era sicuro che sarebbe successo.
E ora, in questa opprimente fine di giugno 2017, è successo, si è concretizzato il fantasma che aleggiava da anni.
Preannunciato, nel corso del tempo, da diversi segni premonitori, per chi sapeva vederli (ed erano in ben pochi):
Come quando, nel 1999, diventò sindaco di “Bologna, la rossa” l’esponente del centrodestra Sergio Guazzaloca, con la prima giunta non di sinistra o di centrosinistra dal dopoguerra, si parlò di “La caduta del muro di Bologna” e fu uno degli elementi psicologici collettivi che, unito a molti altri (come la sconfitta alle regionali dell’anno seguente) portò l’allora governo di centrosinistra alla disfatta. Combinazione, Guazzaloca è morto molto recentemente.
Un altro segno premonitore fu ancora prima, il ballottaggio del 1997 quando il folcloristico Sergio Castellaneta – il quale dopo la rottura con la lega si presentò con un listone civico tutto suo “Genova nuova” – riuscì inaspettatamente ad andare al ballottaggio contro il candidato di centrosinistra Giuseppe Pericu, e alla fine vinse quest’ultimo ma proprio per il rotto della cuffia: ce l’avete presente quando nella primavera 2002 al primo turno delle presidenziali francesi, i citoyens videro sgomenti che lo sfidante al ballottaggio di Jacques Chirac non sarebbe stato Lionel Jospin ma Jean Marie Le Pen? Ebbene, ben prima, nell’autunno ’97 appunto, i cittadini genovesi, sgomenti e un po’ divertiti, videro che lo sfidante di Pericu al secondo turno non sarebbe stato, che so, un Claudio Burlando ma un Castellaneta Sergio,  personaggio ex leghista che conduceva una trasmissione tv regionale dove sparava a zero su tutti.
Un altro segno premonitore fu quando, alle elezioni regionali del 2000 (già citate) divenne presidente della regione Sandro Biasotti e la regione Liguria dalla sua fondazione trent’anni prima era sempre stata di centrosinistra e invece Biasotti era (ed è) un duro e puro di Forza Italia, centrodestra.
Questo exploit biasottiano fu bissato esattamente quindici anni dopo, quando un’altro duro e puro di Forza Italia, Giovanni Toti, conquistò la poltrona di presidente della regione aprofittando delle divisioni, delle rivalità e dei colpi bassi tra i due candidati di sinistra e centrosinistra: Lella Paita e Luca Pastorino…come dice il proverbio? Queste erano le nuvole che preannunciavano il ciclone Marco Bucci, il quale ha aprofittato delladelusione provocata alla cittadinanza genovese dalla ectoplasmaticità del predecessore Marco Doria, esacerbata delle assurde divisioni in seno ai Cinque Stelle e dagli improbabili listoni civici di ex e scissionisti che hanno esasperato gran parte degli aventi diritto al voto i quali son stati spinti a votare in massa un sindaco che non si è mai occupato di politica, che è stato un manager e che è “sceso in campo”.
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