20/02/2002, 02/02/2020, il portale è aperto?

1 02 2020

Questi qui che stiamo vivendo sono indubbiamente giorni particolari, stiamo vedendo piuttosto bene il tumulto; quest’anno 2020 è senza dubbio iniziato in una maniera turbolenta. Coloro che si dilettano – diciamo così – di sincro-misticismo (pullulanti negli USA ma inesistenti in Europa e Italia) stanno quasi impazzendo. Kobe Bryant, Brexit, Impeachment, Coronavirus…e tanto altro, e questo per loro è soltanto la punta che emerge dalla superficie.

Per giudicare la FOLLIA che però sta prendendo certi sincro-mistici americani, guardate questo post. Questo sinceramente io lo chiamo un farsi prendere la mano!

Noi italiani, proprio ora, stiamo vivendo politicamente un periodo di disfacimento dovuto a un disordine a questo punto irrecuperabile con i vecchi meccanismi. Siamo si abituati al disordine da una trentina d’anni a questa parte ma in questo inizio 2020 sembra che le carte in mano da giocare siano ormai state usate davvero tutte. In confronto ad adesso, ancora dieci anni fa, il gioco bene o male funzionava. Oggi no, e quelli onesti intellettualmente lo vedono molto bene. La falsità delle strutture disfunzionali non si può più arginare: ora è difficilissimo far finta di “poter risolvere le cose nei soliti modi a cui siamo sempre stati abituati”.

Chiusa questa parentesi (che non aprirò più), parliamo della data di domani, 02/02/2020, che ha la particolarità di essere una delle rare date PALINDROME, cioè leggibili in entrambi i sensi: da sinistra a destra e da destra a sinistra.

L’ultima data palindroma è stata il 20/02/2002 ma la data di domani ha la particolarità di essere una data palindroma in tutto il mondo, anche in quei paesi, come gli USA che antepongono il mese al giorno. La data precedente al 20/02/2002 fu il lontanissimo 11/11/1111, l’anno di alcune stranezze, in cui venne battezzato il nome del vino “Est est est” e in cui l’imperatore Enrico V del Sacro Romano Impero rapì e imprigionò l’allora papa Pasquale II.

https://it.wikipedia.org/wiki/1111

Sabato 11 novembre 1111, alle 11:11:11, se a quell’epoca avessero usato il formato di data gg/mm/aa e la divisione del giorno in 24 ore (entrambi non erano conosciuti), la data sarebbe apparsa strana: 11/11/1111; 11:11:11. L’unica eventualità analoga successiva a quella si verificherà il 22 febbraio 2222 alle ore 22:22:22 che apparirebbe 22/2/2222; 22:22:22 (in questo caso il formato data sarebbe anomalo: gg/m/aa).

Precisamente il 20/02/2002 avvenne questo

20 febbraioSalt Lake City: ai XIX Giochi olimpici invernali, Vonetta Flores, frenatrice del bob USA, è il primo atleta di colore in assoluto a vincere un oro.

A poca distanza da: il giubileo d’oro (50 anni) della regina Elisabetta II (6 febbraio); l’apertura l’8 febbraio dei giochi olimpici invernali a Salt Lake city che finiranno proprio il 20; il 12 febbraio l’inizio del processo a L’Aja per crimini di guerra all’ex presidente serbo Milosevic e l’entrata in vigore della messa al bando ONU dei bambini soldato.

Anche quello intorno al 20/02/2002 era un periodo turbolento: gli inizi della “guerra al terrorismo” da parte del potere USA-UK dopo gli attacchi terroristici della seconda metà dell’anno prima; sconvolgimenti terroristico-militari erano in atto dall’India-Pakistan (con la minaccia nucleare tra i due paesi) al Nepal, in Afghanistan, in Italia iniziavano i naufragi in mare al largo di Lampedusa, gli israeliani e i palestinesi erano quanto mai ai ferri corti…, e tanto tanto altro, leggete: https://it.wikipedia.org/wiki/2002

E quell’inizio 2002 fu anche il periodo in cui entrò in vigore l’EURO anche come valuta contante di tutti i giorni, in 12 paesi dell’UE, Italia compresa.

1º gennaio: nei 12 paesi facenti parte dell’Unione economica e monetaria (UEM)[1] entrano legalmente in circolazione monete e banconote in Euro (già valuta ufficiale da tre anni). Vi è un breve periodo (di durata variabile da paese a paese) di doppia circolazione dell’Euro e delle vecchie valute nazionali.

  • 1º marzo
    • Nel Gujarat, in India, in violenti scontri tra indù e musulmani muoiono, in dieci giorni, oltre 700 persone.
    • Europa: finisce, nei 12 Paesi facenti parte dell’Europa, la doppia circolazione tra Euro e valute nazionali. Queste ultime non hanno più corso legale.

I diciottenni di oggi (quindi ormai giovani adulti) non si possono per nulla ricordare di quando circolava la valuta solo italiana chiamata lira, a differenza purtroppo di chi scrive.

Lo scrittore Sergio Rizzo s’è immaginato che proprio nella data palindroma 02/02/2020 l’Italia sarebbe uscita dall’euro. Questa ora sappiamo che per adesso e solo fantapolitica però in effetti nell’esatto periodo in cui il libro è incentrato, un paese europeo è uscito dall’Euro, il Regno Unito, il 31/01/2020. In un altro post del blog avevo scritto che sulla copertina si vedeva un fulmine che colpiva la guglia del duomo di Milano con sopra la Madonnina ma guardando meglio mi sono accorto che non è così. Dal momento che non ho letto il libro, non so se dentro vi sia spiegato chi sia quella figura (forse con l’aureola mi sembra) in cima a una colonna che viene colpita da un fulmine, un po’ come la cupola di San Pietro in quella famosa foto scattata il giorno delle dimissioni di Benedetto XVI. La figura mi pare somigli a un santo stilita in piedi sopra un’anfora sopra una colonna.
Giano Bifronte
Liguria, regione italiana gianica bifronte per eccellenza, in cui periodicamente accadono avvenimenti d’impatto o comunque è messa sotto i riflettori mediatici (Sanremo?).

Per pura coincidenza (diciamo così) domenica 02/02/2020 è anche una festività religiosa cristiana cattolica, la CANDELORA, la festa delle luci, la festa delle candele, in cui per secoli è stata consuetudine benedirle. Festa dedicata a “Gesù lucis mundi”, la quale quindi potrebbe mandare acqua al mulino di quegli astro-teologi che vedono la figura di Gesù Cristo come una rappresentazione del Sole, che “muore e risorge”.

La Candelora appartiene anche al calendario religioso ebraico e commemora la prima presentazione al tempio di Gesù giovanetto, cioè la sua prima uscita religiosa pubblica (oggi si direbbe “debutto in società”) (oppure l’ingresso nella maggiore età?, notare cosa ho scritto prima, che ho citato i diciottenni…), tutt’ora obbligatoria per i primogeniti maschi secondo la legge giudaica. Nella Candelora si commemora anche l’incontro tra la Madonna e il vecchio Simeone (in seguito fatto santo) – la figura sopra la colonna nella copertina di “la notte che uscimmo dall’euro” ha mica l’aureola, come ho scritto?! – il quale San Simeone nella preghiera cosiddetta Nunc Dimittis chiede congedo a Dio, cioè può ora morire in pace perché è riuscito a vedere “la Luce del mondo”.

Intorno a questo periodo, nell’epoca pre-cristiana, c’era già una “festività delle luci”, i cosiddetti LUPERCALIA, che hanno tramandato nella Candelora l’uso di condurre processioni tenendo in mano candele accese.

Vedere anche: https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/02/07/linizio-occulto-della-primavera/

Negli USA (anche nei quali il 02/02/2020 sarà una data palindroma a differenza del 20/02/2002) il giorno della Candelora in USA e Canada è chiamato “Groundhog day”, “Giornata della marmotta”, cosa che, leggendo la sua descrizione, mi sembra legata a quell’ articolo “l’inizio occulto della primavera” linkato sopra (ovviamente all’epoca in cui l’ho scritto non sapevo minimamente di questo “Groundhog day”!)

https://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_marmotta

La tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta. Se questa emerge e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto; se invece vede la sua ombra perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa nella sua tana, e l’inverno continuerà per altre sei settimane.

Il 2 febbraio è anche il giorno che compare in un film del 1993 con Bill Murray ed Andy McDowell che in Italia uscì con il titolo “Ricomincio da capo” e parla di un cronista tv (Murray) che controvoglia va a fare un servizio proprio riguardante il “giorno della marmotta”, solo che finisce come intrappolato in un incantesimo in cui quei 2 febbraio si ripete indefinitamente un giorno dopo l’altro. Nonostante, sapendo già come andranno le cose, il cronista tv cominci ad aprofittarne per il suo tornaconto personale, presto finisce per piombare in uno stato depressivo sapendo di essere finito dentro uno stressante loop temporale che ogni mattina lo fa svegliare sempre alle 6 in punto nello stesso modo con la stessa identica canzone della radiosveglia. Sarà la donna della situazione (Andie McDowell) ad aiutarlo a uscire dal suo egocentrismo e dunque dal loop temporale in cui è intrappolato che fa ripetere indefinitamente la giornata del 2 febbraio.

Gli argomenti del presente post sono comparsi anche in https://brizdazz.blogspot.com/2020/02/groundhog-day-02022020.html

Groundhog Day 02.02.2020?

e sull’ultimo aggiornamento di Goro Adachi: https://www.supertorchritual.com/sirius-impact-weekend/

Sirius Impact Weekend

Jake Kotze ha notato la somiglianza tra il serpente CADUCEO nel simbolo dell’organizzazione mondiale della sanità (ora nel mirino dei mass media per via dell’emergenza coronavirus) e il simbolo del cestista Kobe Bryant, il cui soprannome era “black mamba”, un serpente letale comparso nel film “Kill Bill”

Nel suo aggiornamento, Goro Adachi, si concentra sul numero 50 molto presente nei mass media in questo momento.

“50” è un “sirian number”. Un week-end (quello della data palindroma 02/02/2020), tripla conferma.

Il ciclo di rotazione di Sirio B intorno a Sirio A (stella più brillante nel cielo) è esattamente 50 anni.

Eventi:

  • 31 gennaio: Brexit/UK lascia ufficialmente l’UE
  • 31 gennaio~: Voto in USA che fa potenzialmente finire il processo di impeachment contro Trump
  • 2 febbraio: Super Bowl LIV

[AGGIORNAMENTO: il 31 gennaio è il “compleanno di Sirio B, la commemorazione della sua scoperta]

 

Queste monete di inizio 2020 possono essere in risonanza “spaziotemporale” con le prime monete di euro in circolazione di inizio 2002? In una specie di ROVESCIAMENTO SPECULARE degli avvenimenti?
50-50.

Poi Goro Adachi si dilunga un po’ sul “50” nei mass media (più che altro anglofoni), citando il Superbowl, con la simbolica città di San Francisco (di cui già ne parlammo e penso ne parleremo ancora), la squadra di Kansas City presente nel Superbowl per la prima volta in 50 anni, Jo-Lo, una giornalista del Superbowl che compie proprio 50 anni. Ragazzi, lo so che il Superbowl italiano è Sanremo e dovrei più che altro parlare di lui in un blog italiano ma per ora mi è difficile trattare del Festival della canzone italiana più o meno allo stesso modo in cui Goro Adachi tratta del Superbowl. E dal momento che altri in Italia per ora non ne vedo (tranne forse i miei colleghi Teoscrive e Mediter), diciamo che per i miracoli ci stiamo attrezzando.

Quindi Adachi parla del “trigger”, dello scatenamento di inizio anno dovuto appunto alla stella Sirio in allineamento opposto rispetto al Sole ogni inizio anno, questa volta potenziato dalla conclusione dei 50 anni esatti della rotazione completa di Sirio B intorno a Sirio A e pure lui cita Giano Bifronte, come “portale”

Janus Effect

Concludendo con

End of January and beyond, the window is open.

Fine di [Giano]-Gennaio  e oltre, la finestra è aperta.





Il bombardamento atomico di Genova

14 07 2014

1995

Correva l’anno 1995, esattamente dopo il conseguimento del mio esame di maturità, e tutto non sarebbe più stato come prima.

Immediatamente dopo il superamento della prova orale, lessi un articolo sulla rivista “Oggi” riguardante l’epidemia del virus Ebola in Africa, ed ero rimasto così impressionato dalle descrizioni horror dei sintomi e degli effetti sanguinosi della malattia, che mi sembrava quasi di sentirmela addosso.

Poi, andai in vacanza al mare in Calabria, furoreggiava la guerra dall’altra parte dell’Adriatico, in Bosnia e, forse per via del fatto che mi trovavo in un luogo diverso dal solito e, seguendo un po’ ciò che c’era scritto sulle riviste e i giornali riguardante questo conflitto, avevo cominciato a essere angustiato da immaginazioni sul possibile trascinamento dell’Italia in questo conflitto, con le battaglie che avrebbero insanguinato anche il nostro paese, cose a cui non c’eravamo abituati assolutamente, dopo tanti anni in cui si era stati abituati alla pace, e questo m’inquietava e non mi faceva stare tranquillo.

Inoltre, in quel luglio di diciannove anni fa, era esploso anche un ordigno in Europa, sulla metropolitana di Parigi, che aveva fatto morti e feriti, e vi erano, anche in questo caso, descrizioni impressionanti sui giornali (amputazioni di arti, ecc); di solito queste cose accadevano in Medio Oriente, in Israele, non in Europa; per un certo periodo, mi veniva da pensare a possibili esplosioni di quel tipo quando andavo sugli autobus, di ritorno dalla vacanza e, quando avevo udito uno strano ticchettare sotto l’automobile della mia famiglia, avevo subito immaginato alla possibilità di una bomba a orologeria.

Poi venne la GRANDE PARANOIA, quella delle armi nucleari. Infatti, in quell’estate 95, si commemoravano i 50 anni dalle esplosioni nucleari in Giappone e vi era tutta una diffusione di articoli al riguardo, che parlavano anche degli effetti di quelle armi e del loro rischio presente, compreso di analisi degli esperti e con tanto di mappe e cartine. E si parlava, ricordo un’intervista a Carlo Rubbia su “L’espresso” o “Panorama”, di come i rischi presenti, venuta meno la guerra fredda USA URSS, provenissero da paesi come l’Iran.

Precedentemente, non avevo mai riflettuto molto su questo argomento, non mi aveva nemmeno mai preoccupato più di tanto, forse perché non ci pensavo; quando vi erano state le grandi paure nucleari USA URSS degli anni ottanta, ero troppo piccolo e non potevo seguire questi argomenti, e la mia adolescenza l’avevo trascorsa in un mondo postmoderno, post guerra fredda, quei primi anni novanta dove la storia (e con essa anche il terrore dell’olocausto nucleare) sembrava essere finita, con la vittoria della globalizzazione a guida anglosassone, dove i terrori della guerra più distruttiva non sembravano più avere spazio.

Però, in quella seconda metà del 1995, in me sembrava essersi acceso un interruttore. In quello stesso periodo, oltretutto, i francesi, con la nuova presidenza Chirac, avevano ricominciato i loro esperimenti atomici nelle profondità del Pacifico, presso l’atollo di Mururoa. Una sera, sul Tg1, avevo anche visto un servizio dedicato a come gli USA avessero ricominciato a pensare allo “scudo spaziale”, un progetto risalente ai tempi di Reagan negli anni 80, e come, così diceva lo speaker, sembrava  fossero ricominciati di nuovo discorsi da guerra fredda. Questo “scudo spaziale”, nell’estate ’95, sarebbe stato destinato a difendere l’Occidente dalle “minacce terroristiche”, in particolare quelle inerenti il fondamentalismo islamico.

Sulla spiaggia, guardando le onde del mare sotto l’ombrellone, ripensavo a certe cose che avevo letto, un po’ di tempo prima, su un libro delle profezie di Nostradamus, riguardanti l’Apocalisse, la Terza Guerra Mondiale, che avrebbe preso fuoco dal Medioriente, coinvolgendo poi l’Occidente, la Russia e la Cina in quella fine secolo, e fine millennio, che si stava profilando all’orizzonte, il famoso 1999 (comparso anche in una quartina di Nostradamus dedicata al “Gran re di terrore” proveniente dall’Oriente.)

Eppure, come ho detto, in confronto a ciò che poi si sarebbe manifestato nei vent’anni successivi, le immense tensioni internazionali con Serbia, Israele, Iraq, Siria, Cecenia, Corea del nord, Iran, Pakistan, India, Afghanistan, la Libia, la Cina e la stessa Russia, quella metà degli anni novanta, con anche uno zeitgeist piuttosto improntato all’ottimismo generalizzato (basti pensare com’erano spumeggianti e piene di novità le radio all’epoca, con le superclassifiche dance che esplodevano di ottimismo estivo), era tranquilla, anche se, però, non era proprio così: rispetto ai due, tre anni precedenti, qualcosa si stava surriscaldando, qualcosa non era più come prima. Nonostante la globalizzazione del marketing multinazionale fosse nel pieno dei suoi “anni sessanta” (il periodo 1994-1997) captavo qualcosa “dal futuro”, e lo manifestavo con quelle immaginazioni paranoiche.

Riprendendo in mano libri e fumetti che parlavano di guerre mondiali prossime venture, bombardamenti atomici (tra cui un dossier sugli effetti di quelli a Hiroshima e Nagasaki cinquant’anni prima), ora ci facevo caso quando invece, precedentemente, non me ne interessavo. Ripeto, era come se mi si fosse acceso un interruttore nella testa.

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Mi immaginavo aerei che arrivavano a lanciare il loro carico nucleare nei cieli sopra la mia città, Genova, pensando agli effetti distruttivi oltre ogni immaginazione; infatti, in quel periodo, di notte su Raitre, avevo visto anche un film di Alain Resnais di fine anni cinquanta, “Hiroshima mon amour”, film particolarmente angosciante dove, all’inizio, vi è una carrellata spaventosa delle conseguenze del bombardamento del 1945 e, uno dei protagonisti, un giapponese superstite della tragedia, ai discorsi che fa la protagonista femminile, riguardanti il fatto che lei si è documentata bene e sa cos’è successo quel giorno, lui le risponde “Tu n’as rien vu à Hiroshima”, “Tu non hai visto niente a Hiroshima.”

Pensavo alla possibilità di un’esplosione atomica terroristica, magari dentro uno dei container nel porto, provenienti da chissà dove, spesso, quando vedevo un aereo, o il suono di uno di essi nei cieli, la mia preoccupazione aumentava. Mi dicevo che Genova poteva essere benissimo un target di un’azione di quel tipo, visto che era un po’ il corrispettivo occidentale di una città come Hiroshima, una città occidentale abbastanza famosa ma molto meno conosciuta nel mondo rispetto ad altre città italiane ed europee, e quindi PIU’ SACRIFICABILE.

Ricordo che, quando all’inizio di novembre di quel 95, vi fu l’edizione straordinaria dei telegiornali sulla assassinio del premier israeliano Yitzack Rabin, quindi un’azione gravissima, la quale poteva portare a un’escalation dal Medio Oriente, corsi quasi istintivamente alla finestra, guardando verso il cielo, come se avessi potuto vedere gli aerei che stavano sopraggiungendo, con il loro carico di morte da lanciare.

Ero abbastanza cotto. Provavo un clima interiore che sarebbe stato ben riassunto da libri di un paio di anni dopo, come “Codice Genesi”, già citato in questo blog, dove, nell’introduzione, veniva detto come, nonostante il mondo degli anni novanta sembrasse tranquillissimo e senza rischi e minacce, rispetto ai tempi della Guerra Fredda, vi era ancora eccome il rischio dello scatenamento di una Guerra Mondiale che, suggeriva quel libro con le sue “prove profetiche” dentro la Torah in ebraico, sarebbe cominciata con un’esplosione nucleare, però non certo a Genova ma in Medio Oriente, in Israele. Così come la Seconda era FINITA con l’esplosione atomica, la Terza sarebbe COMINCIATA così.

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Come se non bastasse, l’anno dopo, nel 1996, un anno tartassato da esplosioni kamikaze in Israele e da una tensione internazionale sotteranea che sembrava non esplicitarsi mai (forse per mantenere il clima da “anni novanta”), un mio insegnante di filosofia, parlando di questioni storiche e dei rischi di guerra per l’immediato futuro, s’era lasciato sfuggire una frase che non potei credere di aver udito dalla sua bocca:

“Certo, non intendo dire che dovremo attenderci un BOMBARDAMENTO ATOMICO DI GENOVA ma…”

Negli anni successivi, a più riprese, soprattutto quando tendevo a fidarmi ancora quasi totalmente dei media mainstream, mi preoccupai ancora per i rischi di guerra, i quali avrebbero potuto deteriorare la situazione internazionale fino alla Guerra Mondiale con armi termonucleari, ma non pensai più all’idea del bombardamento atomico di Genova, la città dove sono nato, dove vivo e, se non me ne fossi fuggito in tempo, sarei stato vittima.

L’anno scorso, però, intorno al 20 luglio, mi capitò di passare qualche giorno a dormire all’aperto, in una valle isolata, fuori dalla civiltà, ma sempre all’interno del territorio comunale, e, per qualche tempo, favoleggiai, dopo tanti anni, sull’INFAUSTO EVENTO riguardante la mia città. Mi dissi: “Pensa un po’ se ora io, assieme agli altri, siamo qui in campeggio, a venti chilometri dal centro, esplode la Bomba sopra un punto della città sufficientemente distante da noi per salvarci ed essere immuni dalle conseguenze (perlomeno quelle immediate), e noi siamo costretti a rimanere qui in questa valle isolata…”

Mi veniva anche in mente che, nei giorni intorno al 20 luglio 2001, vi furono gli avvenimenti del G8, e questa sarebbe potuta essere una combinazione significativa, esattamente dopo dodici anni. Un ritorno di un avvenimento simile a maggiore intensità e magnitudo, con Genova di nuovo alla ribalta internazionale, non certo per qualcosa di lieto, ma per qualcosa di fortissimo impatto psicologico globale. Come sarebbe, appunto, un’esplosione atomica.

Periodicamente, la città che venne definita con vari soprannomi, “Superba”, “Dominante”, sembra teatro di forti anomalie, le quali scuotono lo status quo, in particolare dell’Italia, ma non solo. Dalla “partenza dei Mille” nel 1860 al bombardamento navale inglese del 1941 (il quale sembrò un “ricorso storico” del bombardamento navale francese del 1684) ai disordini del 1960 e quelli, già citati, del 2001, e le periodiche, disastrose, alluvioni, dal quella del 1970, a quella del 1992, alla recente del 2011.

E poi l’anno scorso, quando una nave colpì un edificio del porto a forma di torre, provocando vittime.

Inaspettatamente, un’episodio di pochi giorni fa, mi ha fatto rispuntare la paranoia del 1995, come se si fosse aperto un “varco spaziotemporale” tra la mia mente di allora e quella di adesso.

Una sera, dopo il tramonto, ho notato una nube particolarmente illuminata dal sole, in un cielo azzurro-rosa, e l’ho fotografata. Il cielo e quella nube dovevano essere belli carichi di elettricità statica.

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Infatti, successivamente, quando si è fatto buio, in quella stessa zona del cielo, sopra un certo monte (zona che ho notato essere particolarmente interessata alle anomalie climatiche), hanno cominciato a sprigionarsi lampi. Sembrava la sequenza di un’esplosione atomica vista al contrario: PRIMA il fungo e POI il lampo.

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Ho immaginato che il famoso EVENTO si sarebbe manifestato nel prossimo agosto (il mese in cui il mio compare Matteo vede come propizio per lo scatenamento di grandi cose), quando sarò via da Genova per dieci giorni. Mi sarei trovato a non poter più tornarci per lungo, lungo tempo e, quando, magari dopo anni, ci sarei ritornato, non avrei più trovato nulla di ciò che era stato e delle persone che ci vivevano.

Mi domando, però, la ragione simbolica di questa paranoia – che s’è ripresentata, sebbene con intensità molto minore, dopo diciannove anni – cosa vuole davvero dirmi il mio inconscio, rendendomi sensibile e ricettivo a immaginazioni di questo tipo, e ho pensato a ciò che ha scritto recentemente il mio compare Mediter su un suo articolo, il millenario scontro Oriente-Occidente, lo scontro tra il sorgere e il calare del Sole, tra un mondo vecchio che non vuole morire e un mondo nuovo che non riesce a nascere.

Come ligure, io questo lo avverto in modo particolare, visto che, il posto dove vivo si trova A META’ tra Occidente e Oriente, infatti Genova si trova in mezzo alla Liguria, tra la Riviera di Ponente (Occidente) e la Riviera di Levante (Oriente) e io, tra l’altro, sono anche di un segno, la Bilancia, che richiama alquanto questa dialettica Est-Ovest.

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Questo essere bilanciata tra una direzione e l’altra, lo si vede anche nell’etimologia del nome della città, che, secondo la leggenda deriva da JANUS, il Dio GIANO, il Dio bifronte, come l’aquila bicipite, che guarda ad Est e a Ovest, stando nel mezzo.

La leggenda vuole invece che derivi dal nome del dio romano Giano, perché, proprio come il Giano bifronte, Genova ha due facce: una rivolta verso il mare, l’altra oltre i monti che la circondano. La tradizionale fedeltà della popolazione Genuate a Roma, risalente alle guerre puniche, ha reso inevitabile che successivamente, in epoca medievale, la tesi romana venisse presa in maggiore considerazione e che la città assumesse il nome latino di Ianua, derivandolo direttamente da Janus, ovvero Giano.

Gli antichi romani consideravano Giano come l’iniziatore dell’uso della moneta nella società ed il protettore di tutti i passaggi: della porta di casa, delle Porte di accesso alle città, dei porti e dei valichi (denominati appunto anche porte). Ciò trova un solido riscontro tutt’oggi nel fatto che Genova sia considerata e spesso chiamata “la porta d’Europa sul Mediterraneo”.

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Tra le nazioni importanti, la Turchia e, soprattutto, la Russia, sono nazioni particolarmente “GIANICHE”, con una faccia verso Occidente e una verso Oriente, ed è questo che le fa essere estremamente importanti per l’evoluzione dei cambiamenti geopolitici.

Dal momento che l’esplosione atomica è stata sempre vista come un secondo Sole che sorge sulla Terra, la si può anche vedere come una specie di ALBA.

Un’alba che sorge a Occidente. O forse – meglio dire – ne’ a Occidente ne’ a Oriente, ma NEL MEZZO. La Sintesi tra Tesi e Antitesi.

L’esplosione atomica di Genova, lungi (come ovviamente spero) dal profetizzare ciò che accadrà veramente, nasconde questa allegoria?!