Dieci anni dal “feroce salatino” di George W. Bush

15 01 2012

Quest’oggi, in questa domenica, voglio celebrare una commemorazione. Sono infatti trascorsi esattamente dieci anni da quando l’allora presidente degli Stati Uniti GEORGE W. BUSH rischiò di soffocare, o di subire una commozione cerebrale, per via di un salatino che, andandogli di traverso mentre stava vedendo una partita di baseball alla TV, gli fece mancare i sensi facendolo svenire e ruzzolare a terra, procurandosi anche delle abrasioni alla faccia.

Il salatino terrorista che minacciò la salute di Bush era precisamente una di quelle versioni miniaturizzate del pane tedesco chiamato PRETZEL, confezionate assieme ad altri salatini, che ha spesso trangugiato chi scrive, anche lui vedendo la TV o, preferibilmente, sgranocchiato dall’angolo  antipasti mentre aspettava di cenare durante una cena da qualche amico o, ancora più preferibilmente, a qualche mangiata a sbafo durante un buffet di inaugurazione di qualcosa.

All’epoca si era casualmente nel pieno della GUERRA AL TERRORISMO e alla vigliia della dichiarazione di GUERRA PREVENTIVA contro gli “stati canaglia” che componevano l’ “asse del male”. E gli organi di informazione si dedicarano ampiamente, e con seria preoccupazione, al rischio corso dal comandante in capo delle forze militari USA di essere assassinato da un innocentissimo pretzel, mentre qualche mese prima c’aveva provato Osama Bin Laden e la sua banda di Al Qaeda.

Ricordando il “feroce Saladino”, ovvero una rarissima figurina del concorso indetto dalla Perugina negli anni 30, in pieno fascismo, abbinato alla trasmissione radiofonica dell’EIAR “I quattro moschettieri”, diversi giornalisti avevano soprannominato, con molta simpatia, FEROCE SALATINO il pretzel protagonista del fattaccio. E nella figurina in questione, illustrata dal pittore Angelo Bioletto ( che in futuro disegnerà alcune storiche storie di Topolino sceneggiate da Guido Martina), l’immagine del “feroce saladino” è stranamente simile, nello spirito ma anche nello phisique du role, a quel cattivone chiamato Osama Bin Laden di cui si diceva poco fa.

Non c’è che dire, erano veramente altri tempi.





IL MALE torna in edicola, ed è subito aria fritta

10 10 2011
C'era una volta un giornaletto estremamente satirico chiamato IL MALE, inaugurato da un certo Pino Zac, vignettista proveniente dalla rivista di satira francese Le canard enchainé (tutt'ora esistente). Il signor Zac, il cui nome completo era Giuseppe Zaccaria, abbandonò la direzione della creatura dopo soli due numeri. Ma la guida di questo giornale completamente folle, stampato su carta di pastastracci come quella dei quotidiani del tempo (1978), venne presa da un manipolo di eroi, o di pazzi – o di tutt'e due le cose assieme – che dava l'impressione di fare satira in quello strano e turbolento mondo di fine anni settanta, dove c'era un gran fermento creativo CONTROCULTURALE nell'aria, proveniente dalle esperienze di lotta politica giovanile l'anno prima a Bologna.


Quella de IL MALE non era semplicemente satira, era il trionfo totale e assoluto del politicamente scorretto più estremo, di magnitudine più elevata rispetto al suo modello d'oltralpe. Qualcosa che in seguito sarebbe stato improponibile, pensando al politicamente corretto successivo, presente soprattutto nelle trasmissioni "contro", pensando al sostanziale buonismo e perbenismo di Striscia la notizia, per esempio. E anche lo stesso Daniele Luttazzi è sempre stato più "a posto" rispetto alla satira fognaria che rigurgitava dalle pagine de IL MALE, dove in tante occasioni il limite tra la satira e l'oscenità quasi porno veniva superato, e ciò coinvolgeva personaggi pubblici!

La combriccola de IL MALE era composta da diversi personaggi come Filippo Scozzari, Vincenzo Sparagna, Jacopo Fo (soprannominato Karim), un grande eclettico come Andrea Pazienza – il quale verrà successivamente mitizzato post mortem – Tanino Liberatore, Luigi Damiani, Vincino (Vincenzo Gallo) e Vauro (Senesi), colui che oggi è il vignettista ospite dei programmi di Michele Santoro. Appunto Vauro e Vincino, travestiti da Zombie, avevano annunciato qualche tempo fa a Roma – nei luoghi del teatrino politico nazionale – che IL MALE sarebbe ritornato.



E così fu.
Grazie a un paio di collaboratori de "Il Fatto Quotidiano", questo fantasma si aggira di nuovo in edicola. Ma non è affatto la stessa cosa!…
IL MALE di trentatrè anni fa era una fucina di nuovi linguaggi che si incuneavano come uno iato in quel regno di nessuno compreso tra l'atmosfera della vecchia tv pedagogica del servizio pubblico e l'atmosfera delle radio-tv private di tipo berlusconiano, che si sarebbe imposta a breve. Era proprio come una specie di contenitore postmoderno-situazionista un po' casareccio, volutamente povero (anzi, non proprio volutamente…) ma GENIALE.
Un Classico, ciò che può essere dato una volta sola, come abbiamo scritto in un articolo recente. Qualcosa di irripetibile. Pensiamo solo alle finte prime pagine dei quotidiani come "La Repubblica" e "La Stampa", sulla quarta di copertina della rivista, praticamente identiche alle originali, sulle quali i titoli strombazzavano che l'attore Ugo Tognazzi era il capo delle Brigate Rosse, che lo Stato italiano si era improvvisamente estinto, che la Democrazia Cristiana non si presentava alle elezioni, e via così.
Un'anticipazione del concetto di FAKE, di falso vero, o vero falso, che tanto si sarebbe diffusa nell'impero di internet.

Si trattava di qualcosa di autenticamente innovativo, al di là del voler essere originali a tutti i costi, qualcosa che creava straniamento, qualcosa di vivo, perchè magari era anche un po' schifoso e imbarazzava.
Al di là di ogni futuro buonismo peloso.

Uno degli articoli che ho messo come link, contiene un passaggio che mi ha colpito, quando dice:

[…]Una funzione [di satireggiare in modo estremo] che pare, però, prossima a esaurirsi [e qui l'estensore dell'articolo sembra d'accordo con me], in un Paese nel quale, a conferma della bontà delle intuizioni dei situazionisti, i cortocircuiti tra la realtà e la sua rappresentazione si spingono a livelli fino a poco tempo fa impensabili (chi imita chi, ormai, tra Pierluigi Bersani e Maurizio Crozza?).[…] Questa frase sembra ricollegarsi alla questione della "finzione che cancella la storia" di cui abbiamo trattato nell'articolo che citavo poco fa.

IL MALE aveva comunque una precisa ragion d'essere nel periodo 1977-1982. Riproporlo oggi è sia una specie di manierismo sia un altro, ennesimo, segnale, di come niente più gira nella realtà attuale al di là del riciclo di cose già manifestate. Di come si sia costretti alle repliche, sia quando le si chiama in un altro modo, sia quando le si chiama addirittura con lo stesso nome, come in questo caso. E' in fondo, un'ennesima "operazione nostalgia", anche se inconsapevole, come ne abbiamo viste tante, troppe, in questi quindici anni. Dagli spettacoli televisivi su Italia 1 "Meteore" a "Matricole", ad "Anima mia", e "I migliori anni" sulla Rai, alle automobili "Maggiolone Volkswagen" e " Fiat 500" rielaborate per il mercato moderno, a tutti i remake di classici che Hollywood ha realizzato e realizzerà.

Tra l'altro, già nel 1994, quando si era voluto mettere su "Woodstock 2" – la riproposta del mitico festival-happening musicale del 1969 – si trattava di roba più vicina allo spirito di EuroDisney che a quello di Jimi Hendrix, i Doors e Janis Joplin, roba che aveva una sua utilità solo per gli sponsor dell'allora nascente mercato globalizzato, ma che già mostrava lo squallore dato dalla sua fame di riciclo spettacolare e di non novità. Inoltre, anche tutto ciò che in questi ultimi anni è stato presentato come "originale" possiede già qualcosa di deja-vu a cui ci si può riferire, qualcosa di già accumulato dalla memoria collettiva e che viene come sottinteso. E non ci si può sottrarre a questo fenomeno, dilagato come una pandemia attraverso la globalizzazione, ed esteso a livelli esponenziali con internet.

Ci si ostina ad andare avanti con la vecchia percezione della realtà (che comprende tutti i parametri e limiti a cui siamo schiavizzati), la quale è diventata del tutto insostenibile, appassendosi ogni novità all'interno di quei parametri.
La crisi finanziaria che stiamo subendo è uno dei sintomi più eloquenti, come si era accennato in un articolo di luglio che vi invito a rintracciare.
Si anela a un NUOVO MONDO come l'assetato anela l'acqua nel deserto. E in questo deserto totale Vauro e Vincino, riproponendo uno sbiaditissimo IL MALE – pallido miraggio di quello che è stato e non sarà più – sono due cammelli che si allontanano da noi assetati, con le loro gobbe piene d'acqua.





La caduta del satellite UARS è simbolica

26 09 2011
Sergio BonelliE’ strano notare come venerdì 23 settembre (lo stesso giorno in cui è stato divulgato il neutrino più veloce del fotone, il quale rovina l’immaginario einsteniano del “non si può andare più veloci della luce!”) sia piombato giù nell’atmosfera terrestre, in tanti minuscoli frammenti, il satellite NASA per le rivelazioni nell’alta atmosfera, chiamato UARS, che era in orbita da esattamente 20 anni, tanti ne sono passati dal crollo dell’impero URSS. Ora, la contrazione di USA e URSS potrebbe risultare proprio comodamente UARS, alla perfezione (poichè UARSS è troppo sbilanciata in favore di URSS e fa aumentare di una lettera, e URAS e USAR non funzionano, la prima perchè non sembra una sigla, sembra il nome di una divinità, e la seconda sbilanciata a favore di USA), e in un post precedente abbiamo accennato di come per andare oltre le colonne d’Ercole, verso la sintesi del Nuovo Ordine Mondiale è necessario che vengano giù – nel giro di vent’anni, 1992-2012 – i due poli in cui consisteva il Vecchio Ordine, quello bipolare, quello formato da due opposti sistemi politico-economico-sociali, USA e URSS (tesi e antitesi). E’ dunque probabile che, prima o dopo della fine dell’anno, assisteremo a un breakdown del sistema finanziario, un reset forse spettacolare, con tanto di arresti di massa.
In questo caso, è forte la tentazione di vedere nel satellite UARS che fa piovere i suoi pezzettini sul Nord Italia – come avrebbero dovuto piovere i missili a medio raggio se ci fosse stata la guerra tra i due blocchi – uno dei simboli che annuncia la specularità di ciò che è avvenuto 20 anni fa con ciò che avverrà presumibilmente nei prossimi mesi, non si sa con quale tempistica, non si sa con quale successione di avvenimenti.
Quindi, la definitiva caduta di UARS, del vecchio mondo, e la nascita del nuovo mondo, assolutamente multipolare e new age, guidato da un governo centrale mondiale, dove non ci sarà più nessuna nazione ad accumulare così tanto potere in modo da dominare e soggiogare le altre, come disse il mondialista canadese Maurice Strong, lo stesso che si mostrò speranzoso in una demolizione controllata della civiltà industriale per preparare il nuovo ordine.
Lo sappiamo che prima o poi, quell’impero americano che tanto ha influito sulle nostre vite quotidiane, giorno dopo giorno, ci dovrà lasciare, probabilmente nel modo preferito dalle forze che guidano gli avvenimenti storici, ovvero il CROLLO pirotecnico e simbolico, con tanto di pioggia di frammenti sulle nostre teste, magari invisibili.
Lo sappiamo, e ci sembra finora esistente solo nella nostra immaginazione fantapolitica. Certo, a volte in passato mi sono anche immaginato come sarebbe stato il mondo del fumetto italiano senza Sergio Bonelli, vedevo questa possibilità come fantascienza, e adesso scopro che è mancato davvero! Tra l’altro, Sergio Bonelli è legato personalmente ad alcune coincidenze della mia vita, l’una avvenuta, guarda caso, proprio 20 anni fa esatti (quando ho iniziato a leggere i fumetti bonelliani, come Dylan Dog). Aprofitto di questo articolino per fargli un ultimo saluto, anche se era il grande vecchio alla guida di una casa editrice che ha esaurito qualsiasi parvenza di novità, come tutte le altre case editrici, del resto.
Ciao Sergio!
UARS





Zibaldone di pensieri estivo in attesa di un possibile default

19 07 2011
Come del resto lo avvisa anche il suo titolo, il presente articoletto sarà un melange alquanto variegato, un po’ come certe canzoni di Lorenzo Cherubini-Jovanotti. Avevo intenzione di scrivere qualcosa a proposito di ciò che mi hanno fatto venire in mente gli amici di NWO-TRUTHRESEARCH, blog documentatissimo che smaschera come facenti parte della “Grande Cospirazione” anche personaggi generalmente considerati come ANTI Grande Cospirazione, persino il più complottista di tutti, ovvero sua maestà David Icke (e il suo mentore mai dichiarato Jordan Maxwell).Di solito i personaggi alla guida di questi blog strapieni di informazioni capillari, nel loro considerare come disinformatori il 90% della popolazione dei media alternativi, mostrano una supponenza e una chiusura mentale non molto diversa da quella dei “megadebunker”, degli smascheratori di bufale complottiste, di quelli come Paolo Attivissimo e Massimo Polidoro per intenderci. Sia per gli uni che per gli altri l’istinto e l’intuizione non hanno alcuna importanza, sono unicamente devoti al loro emisfero sinistro del cervello, e solo la presentazione cronachistica – e un po’ noiosa – dei FATTI per loro ha valore sacerdotale.
Bene, prendevo giusto spunto da queste considerazioni, magari un po’ stupide chissà, per arrivare a una possibile verità, forse amara, forse persino divertente. Cioè che non serve a niente pensare che noi ricercatori, noi blogger d’inchiesta sui maligni governi ombra (il blogger di Civiltà Scomparse non è tra questi), ci pensiamo FUORI dagli inganni e dai condizionamenti che abbiamo presentato sui nostri spazi web. E’ una stupidaggine pensare questo, e non solo perchè qualsiasi ricercatore modifica l’oggetto della sua ricerca osservandolo ed entrandone in relazione (osservazione partecipante), ma anche perchè noi stessi, qualunque persona sul pianeta vittima di condizionamenti secolari (e tutti noi lo siamo, inutile raccontarcela) fa a pieno titolo parte della Grande Cospirazione Millenaria anche se se ne chiama fuori, e allora si dovrebbe essere così onesti con se stessi da non fare la maestrina con la matita rossa e blu che striglia una volta i sionisti, un’altra i gesuiti, un’altra la massoneria di rito scozzese, pensandosi fuori da questo meccanismo di sonno planetario, pensandosi vergine, innocente e pulito. Ogni uomo condizionato (e tutti noi lo siamo) OCCULTA LA VERITA’ come il più bieco degli Illuminati. Non c’è molta differenza tra occultarla a miliardi di persone o a una persona sola: noi stessi, ma è ciò che facciamo ogni giorno. E allora dobbiamo autosmascherarci!

Cambiamo in apparenza argomento. Di questi tempi la finanza del grande capitale a credito non se la passa granchè bene, in Italia, in Grecia, in zona euro, e soprattutto negli USA: entro il 2 agosto sapremo se gli States andranno o no in fallimento perchè insolventi a causa del loro debito semplicemente mostruoso accumulato in decenni. Intanto è già partito un anello debole della catena, il Minnesota. Gli operatori dell’informazione si scannano tra loro per cercare di mostrarci nel miglior modo possibile “cosa sta succedendo”, i capi istituzionali delle nostre sacre istituzioni ci pregano la COESIONE SOCIALE – e parlano di questo a chi? Ai drogati del consumo e di Facebook? – mentre annunciano tagli sociali ancora più odiosi. Perchè i soldi pubblici DEVONO mantenere a galla il sistema borsistico-finanziario che continua a far girare la ruota del capitalismo consumista spettacolarizzato dalla pubblicità.

Con un’accelerazione si spera il più possibile sostenuta, la FINZIONE FUORI TEMPO MASSIMO dell’attuale stato di cose sta venendo a galla. Per trenta/quarant’anni (mica un giorno!) si è cercato di mantenere il moloch consumista in piedi attraverso una finta “pace sociale” tra padroni e sudditi, ottenuta grazie al commercio di un numero sterminato di aggeggi tecnologici a basso costo, cibi e golosità industriali e all’intontimento dei sudditi da parte dei beniamini della politica e dello spettacolo. Quest’ultimo poi (come profetizzò bene Guy Debord) è tracimato OVUNQUE, rendendo prodotto da supermarket pubblicizzabile qualsiasi cosa: dal centro artistico di una città presentato ai turisti, all’Unità d’Italia ai rapporti quotidiani tra la gente. Per quanto la pubblicità possa ancora spettacolarizzarlo, sta venendo giù l’impero del formalismo/buonismo ipocrita, del “divertimento” a tutti i costi e della estraneità pilotata tra le persone, suggellata e glorificata dal DANARO farcito di debito. La stessa industrializzazione potrebbe collassare dopo tre secoli di violenza spacciata per progresso, quei mostri fumanti che stanno incatenando milioni di persone, tenendole staccate dall’ANIMA della Terra, un pianeta che – come l’incredibile Eugenio Siragusa ha detto una volta alla televisione – “GEME DI DOLORE”. Però forse, chissà, per tornare a essere di nuovo un tutt’uno con Gaia dovevamo passare per tre secoli attraverso le forche caudine dell’industrializzazione e dell’alienazione dai ritmi della natura. Dovevamo fare qualche passo indietro per farne uno grandissimo in avanti, oltre tutto ciò che conosciamo, per raggiungere l’Utopia Reale?

Tra l’altro, ritornando a ciò di cui scrivevamo qualche riga fa, anche Davide Nebuloni, in uno dei suoi ultimi articoli, si è detto DELUSO da uno dei baluardi del regime globale a guida USA – assieme al clown di McDonald – ovvero TOPOLINO, il giornaletto edito ogni settimana dalla corporation “The Walt Disney (Italia)©”. Tanto poetico e leggendario ieri, soprattutto ai tempi della Mondadori vecchia maniera, quanto senza più nulla da dire oggi; solo pastoni fritti riscaldati milioni di volte. Nebuloni si sofferma sul fatto che Mickey Mouse & C. pubblicizzano delle terrificanti fette di prosciutto in busta di plastica, ma noi (come abbiamo già fatto) vogliamo soffermarci sul suo proseguire per inerzia numero dopo numero, assieme a tutti gli altri fumetti e opere dell’ingegno umano che troviamo in edicola. Fa parte di un mondo troppo risaputo, troppo secolarizzato, troppo pieno di passato. Per quanti sforzi possono fare gli sceneggiatori per “trovare qualcosa di inedito” non lo troveranno MAI PIU’. La stessa cosa vale per la pornografia, si è esaurita ogni possibile perversione sessuale umana, animale o altro, si è raschiato il fondo della pentola. Stesso identico discorso per la letteratura e i suoi mostri sacri, che sono stati davvero troppo pubblicizzati in questo ultimo trentennio, loro e i loro epigoni, a causa della folle diffusione del marketing culturale di massa. Idem per qualsiasi altra opera dell’ingegno umano distribuita a piene mani dai circuiti informativi-distributivi. Si è trasmesso troppo, si è pubblicato troppo, si è messo in internet troppo. E adesso a noi ci sembra di veder piombare giù qualcosa che identifichiamo come “finanza”, come “economia”, e ci sembra di vedere che niente funziona più come prima, ma non è altro che un contenitore riempito troppo di passato (senza un reale, concreto, palpabile rinnovamento) e che sta esplodendo. E’ questa la vera esplosione del debito: i milioni di milioni di insolvenza monetaria sono questa eccessiva accumulazione di passato. Sono tonnellate e tonnellate di cose risapute e NON NUOVE che stanno spaccando il tavolo su cui sono collocate. E questo tavolo non è altro che il TEMPO LINEARE.

Si è fatto notare come l’uccisione del “Re del terrore”, non Diabolik ma Osama Bin Laden (che da una grotta dell’Asia Centrale progettò il crollo di due altissimi grattacieli gemelli per opera di due aerei di linea!), sia stata cucita su misura per il suo personaggio che – anche a causa dei suoi comunicati video dalle caverne, che spuntavano in TV quando meno si ce li aspettava – era un fantasma mediatico perfetto, praticamente un attore, poco più di un cattivissimo di un film di James Bond. E ricordiamo ancora, durante quell’autunno 2001, lo strano senso di FINZIONE, mai provato prima, che ci coglieva nel leggere le notizie sui giornali e alla TV. Questa stessa sensazione l’abbiamo avuta a maggio (ma non siamo stati certo gli unici) quando si è diffusa la notizia dell’uccisione pirotecnica dello “Sceicco del terrore” ad Abboddabad in Pakistan da parte delle forze speciali USA, accompagnata poi da una ridda di foto fasulle e diversi dubbi spuntati fuori fin dall’inizio dell’azione.

Personalmente, una pallida idea ce la siamo fatta, e può essere anche legata all’allora futuro passaggio di consegne al Pentagono tra Robert Gates e Leon Panetta (a capo della CIA quando venne braccato Osama): con questo gesto eclatante e simbolico si è voluta in qualche modo archiviare una certa atmosfera internazionale che durava da dieci anni, per APRIRNE UN’ALTRA – che ancora non vediamo – la quale potrebbe essere legata alla scadenza del 2 agosto prossimo e al rischio di blocco della spesa pubblica americana.
Avremmo voluto scrivere un articoletto sulla questione lo scorso maggio, e volevamo intitolarlo sincronisticamente “Obama-Biden 1/Osama-Bin Laden 0”, ma poi non se n’è fatto più nulla.

Istinitivamente, nonostante migliaia e migliaia di informazioni facciano pensare il contrario, pensiamo che Obama in se stesso sia una figura POSITIVA. Anche se l’amministrazione che presiede non ha revocato il Patriot Act, fa da stuoino ai pescicani di Wall Street, non abbassa le spese militari, partecipa a operazioni belliche in Libia e Pakistan e tanto altro ancora che i suoi critici acerrimi sanno benissimo, sono dell’idea che Obama sia stato messo lì da quella che Gianluca Freda chiama “nuova élite internazionale” in questo suo post dedicato al contrasto tra le due versioni dell’11 settembre, ovvero un gruppo di potere inedito e trasversale che sta facendo in sordina le scarpe all’IMPERO-Vecchio Ordine Mondiale. Lo stesso gruppo di potere che permette l’esistenza di una TV come “Russia today”, piena di interviste ai “cospirazionisti”, per esempio, o la rivista “Riza psicosomatica” nelle nostre edicole. Anche questa élite – come l’altra che si raduna al club Bilderberg – è in stretto contatto con ambienti occulti e diversi suoi membri provengono da essi. Riteniamo che Obama (uomo che fa parte di questo nuovo indirizzo della politica internazionale senza che nessuno se ne renda conto) stia semplicemente lottando dall’interno del globalismo aggressivo affrontando difficoltà tali – soprattutto di tipo comunicativo con l’esterno – che non sospettiamo minimamente. A nostro parere, dentro l’amministrazione, è il ministro degli esteri Hillary Clinton il vero portavoce di coloro che vogliono portare l’umanità all’involuzione e al suo possibile sterminio, proseguendo con una lenta schiavitù inconsapevole e con la distruzione dell’ecosistema. Ciò salta agli occhi anche solo scorrendo le varie frasi dell’ex moglie di Bill riportate dell’informazione standard. E’ straordinariamente ingenuo pensare che ogni responsabilità per le violenze e le ingiustizie dell’Impero USA sia da addebitare in tutto e per tutto (anche se LEGALMENTE è così) al suo presidente e comandante in capo, c’è una quantità di forze in gioco molto complessa e i giochi possono essere doppi o tripli.

L’anno scorso, all’assemblea plenaria dell’ONU, il presidente iraniano Ahmadinejad, ha palesato i suoi numerosi dubbi sulla versione ufficiale del 9-11, aggiungendo che le prove emerse contribuiscono a tratteggiare uno scenario dove l’attentato terroristico è stato preparato come un ghiotto pretesto per giustificare legislazioni repressive e azioni belliche in modo da far andare avanti il progetto del dominio occidentale nel mondo nonostante le condizioni mutate rispetto a qualche anno prima. Immediatamente, i rappresentanti USA e UE sono usciti sdegnati dall’aula senza farvi ritorno, e qualche tempo dopo in TV, l’inquilino della Casa Bianca ha detto che le parole di Ahmadinejad erano “offensive e odiose”. Se anche Obama fosse tra coloro i quali pensano (come Paul Craig Roberts, assistente del segretario del tesoro durante la presidenza Reagan) all’11 settembre come un grande imbroglio ai danni dell’umanità, e bisogna dunque farla pagare a coloro che l’hanno messo in piedi, non avrebbe potuto certo esprimersi liberamente in diretta TV, sbracandosi dicendo che le parole del presidente iraniano erano “rispettabili e degne di attenzione”. Vi sarebbero stati in questo caso serissimi rischi di essere rimosso su due piedi dall’incarico e far naufragare del tutto i piani di cui è uno degli esecutori insospettabili, di sicuro il più di spicco e il più ESPOSTO.

Concludiamo portando l’attenzione su quanto in questi ultimi tempi – parliamo della controinformazione in Rete, ma non solo, scommettiamo – vi sia un disamoramento, una disaffezione, forse persino un certo DISGUSTO nello stare troppo spesso su internet a scrivere e commentare, nell’utilizzarlo massicciamente. Infatti, a questo proposito, leggiamo questo articolo di Carlo Brevi, e quest’altro su “Stampa Libera.com”. Sul banco degli imputati non c’è tanto l’intricato gomitolo senza fine di materiali d’ogni tipo – testi, immagini e video – diventato tanto invadente quanto piovresco, e non è tanto l’interazione istantanea a distanza tra le menti in se stessa, ma le MODALITA’ con cui questo avviene: un tipo di interfaccia (schermo, tastiera…) che sembra fatta apposta per rischiare di rendere ALIENANTE l’usufruire della Rete, facendo distaccare l’utente di internet dai ritmi sani e dai percorsi della realtà fuori dallo schermo. Qualche tempo fa avevamo parlato di una evoluzione di tutto questo, prevedendo un’internet degli oggetti che trasporti finalmente OLTRE LO SCHERMO, nel mondo solido delle cose, magari utilizzando sistemi che esulano dai frutti della modernità industriale come siamo abituati a conoscere, ma che riguardano realtà più in linea con lo spirito della natura, come il concetto di NOOSFERA proposto dal teologo gesuita Tehillard De Chardin ridefinito in seguito dal ricercatore Josè Arguelles, e gli studi sul cosiddetto DNA “spazzatura” e il DNA “fantasma”, che unirebbero in modo sottile (senza bisogno di infrastrutture elettroniche e cavi, modem, tastiere, schermi) i contenuti prodotti dalle menti degli individui di una stessa specie, utilizzando i quanti di luce. Infine, potrebbero aiutare in questo processo verso la “liberazione di internet dalla materia” le attuali ricerche della fisica d’avanguardia, che indagano l’aspetto e le proprietà dello spazio cosiddetto “vuoto” visto come una disposizione di energia frattale-olografica secondo le figure della geometria cosiddetta “sacra”.

La questione dell'”internet degli oggetti”, tra l’altro, ci è ritornata di nuovo in mente uno di questi giorni, quando abbiamo scoperto che esistono i distributori automatici a moneta che erogano spremute, e sul display, intanto che la spremitura delle arance prosegue, c’è la percentuale di “download” che scorre, come se si stesse scaricando un file da internet o da un programma di condivisione. Un’unione istantanea tra virtuale e reale!





Come e quando tutto è cominciato (1)

23 04 2011
In un recente post alquanto confidenziale, ho parlato di come non posso certo parlare alle persone, anche amici, delle visioni che mi sorgono dentro riguardanti il tempo. Verrei guardato con due occhi così. C’è da dire che una certa predisposizione a una certa maniera eccentrica di vedere la realtà è sempre stata presente in me, forse addirittura fin da piccino, fin dall’infanzia. Non è che nel giro degli ultimi due anni mi sia svegliato una mattina con l’idea della “fine del tempo”, magari suggestionato dalla “mania del duemiladodici”, ma si tratta di un processo cominciato ben prima di adesso.
Mi balenano cose inerenti la geometria sacra, la spirale basata sul P greco e la sezione aurea, i frattali, l’olomovimento. Gli avvenimenti della mia vita, della mia localizzazione in rapporto con tutto il resto. Ma non riesco assolutamente a spiegarli, a raccontarli. Il problema principale è che ho grande confusione dentro, gran difficoltà a capirmi. E se non mi capisco io non posso nemmeno farmi capire dagli altri.
In un post precedente, all’incirca un anno fa, ho raccontato di quando, nel marzo 1997 (quindi in tempi assolutamente non sospetti), avevo visitato la mostra per i cento anni del fumetto chiamata “GULP!”, ricca di gigantografie di personaggi da Yellow Kid e Little Nemo in poi, le strisce dai primi del novecento agli anni quaranta, i Disney e gli Hanna & Barbera, i supereroi, Milton Caniff, Will Eisner, Hugo Pratt, Alex Raymond, Moebius, le pietre miliari italiane come il signor Bonaventura, Tex, Ken Parker e Dylan Dog, le storie di Milo Manara, Hergè, i manga (fumetti giapponesi); in questa mostra c’erano infilati dentro anche Rankxerox, il leggendario Andrea Pazienza e, insomma, tutte le meraviglie fumettistiche che hanno fatto la STORIA di questo mezzo di comunicazione, in tempi PULSANTI DI NOVITA’.
Ogni stanza di quella mostra era dedicata a un singolo decennio dei cento anni del fumetto (1896-1996).
Ora, ricordo come provassi quasi un senso di NAUSEA nel rendermi conto di come in futuro non ci sarebbe stato più spazio per qualsiasi idea genuinamente nuova, vi sarebbero potute essere soltanto copie di personaggi e storie sempre più sbiadite, sempre più slavate e pallide.
Era l’epoca in cui, ventenne, mi illudevo di poter diventare in futuro un disegnatore di fumetti. La Sergio Bonelli Editore avrebbe sfornato di lì a poco nuovi personaggi da aggiungere alla sua già nutrita “scuderia”, ma dentro di me SAPEVO BENISSIMO che non sarebbero MAI potuti essere paragonati, come potenza di immaginario, a Mandrake, Superman, Topolino, Corto Maltese, Ken Parker…persino allo stesso Nathan Never, venuto alla luce solo pochi anni prima, nel fondamentale 1991 (lo stesso anno della fine del rock e del socialismo reale), e questo la diceva lunga sulla velocità a cui stava procedendo la perdita di propulsione. Per esempio, la leggenda, molto storicizzata, di Disney che inventava Mickey Mouse nei ruggenti anni 20 in USA, prendendo spunto da un topo che gironzolava nel suo studio dentro una soffitta, si era ormai trasformata in una multinazionale/politburo che è sempre in entusiastica coloratissima stagnazione, anche se, apparentemente, sembra sempre straripare di idee.
Un mio amico di allora, il caro Andrea Macciò, sembrava d’accordo con me e, anzi, prendeva in giro proprio uno di questi personaggi bonelliani iperpostmoderni, tal “Napoleone”, facendomi capire quanto un tipo di fumetto come quello che aveva in mano fosse secolarizzato, risaputo e, nonostante i fuochi pirotecnici delle sue storie bizzarre, non aveva granchè da aggiungere a tutto ciò che era apparso in precedenza.

L’anno prima, nel ’96, ero perennemente in ansia per via di questa FINE che captavo come prossima, posizionandola nel 1999, lasciandomi suggestionare dalle quartine di Nostradamus, le profezie del Ragno Nero, della Monaca di Dresda, dal Terzo Segreto di Fatima di cui parlava padre Corrado Balducci su un giornale come “Visto”, e persino, sulla stessa rivista, Alì Agcà, colui che quindici anni prima aveva sparato al papa. Ero consapevole delle tensioni nel mondo – nel Medioriente soprattutto -leggendo molto i giornali, i problemi della Russia, della ex Jugoslavia, degli ex territori sovietici. Nonostante non ci fosse più la Guerra Fredda, vi era ancora una quantità di armi termonucleari presente negli arsenali e nei sottomarini, in grado di distruggere il mondo più volte. All’epoca identificavo la fine della storia (cioè l’esaurimento delle novità) con la fine del mondo, in senso materiale, distruttivo, apocalittico nel senso più doloroso del termine. Ero dell’idea che sarebbe accaduto entro la fine del 1999-2000, e stavo attento a tutto ciò che, sull’informazione internazionale, poteva far pensare a una degenerazione, a un deterioramento degli equilibri militari. Quando proprio nel 1998-1999 un’amministrazione Clinton bellicosa più che mai bombardava l’Iraq attirandosi le ire di nazioni nucleari, e soprattutto – assieme alla NATO – uno stato slavo, ortodosso, cirillico e legatissimo alla Russia, in svariate occasioni pensai che la Terza Guerra Mondiale che avrebbe posto fine alla storia era prossima, e sarebbe accaduta proprio prima dello scoccare del simbolico anno 2000. Penso di aver raggiunto intensi picchi di paranoia in quel periodo che, tra l’altro, mi distrassero molto dallo studio sul fumetto. Precedentemente, intorno alla metà dei novanta, mi era capitato di raccontare a mia nonna Maria, bonanima, una sera prima di andare a dormire, come il 1991-1992 fosse stato una SVOLTA di un qualche tipo, e lo avevo capito anche da CAMBIAMENTI IMPROVVISI riguardanti la Tv italiana, come i telegiornali per la prima volta sulle reti Mediaset con “Studio Aperto” di Emilio Fede su Retequattro, le edizioni straordinarie di notte riguardanti la prima guerra del golfo e il fatto che, proprio per questo motivo, la Rai cominciava a occupare tutto il palinsesto notturno fino al mattino quando fino ad allora le trasmissioni avevano un’ora precisa della notte in cui terminavano per ricominciare la mattina seguente.
Come ho scritto in precedenza a proposito del fumetto, intorno al ’96-’98 cominciavo nettamente a notare una certa “perdita di spinta di energia propulsiva delle cose nuove”, non pensando però al secondo decennio del XXI secolo ma a fine XX secolo e, in effetti, già in quegli anni, a veder bene col senno di poi, qualcosa stava covando, una certa consapevolezza più o meno cosciente, anche sui mass media.
Per esempio, pensiamo al personaggio QUELO del genialoide Corrado Guzzanti (nella trasmissione “Pippo Chennedy Show” di fine millennio), con la sua significativa domanda: “Lo sai tu a quanto stiamo andando ora su questa terra?”

Tutte quelle cose le notavo, ci facevo caso, pur immerso in compagnie umane che provavano il più grande disinteresse per questo genere di approccio alla realtà del tempo, che si discostava così tanto dalla visione del mondo consueta e abituale. Ovvio che perciò ero costretto a ruminare in solitudine, non avendo la possibilità di conoscere miei simili, e a dovermi affrontare tutto da solo le mie paranoie nucleari.
Durante una puntata della trasmissione di Raitre “Il laureato”, condotta da Piero Chiambretti, andata in onda in un marzo di uno di quegli anni di fine millennio, vi erano stati due ospiti significativi, invitati prima l’uno e poi l’altro, senza che si incontrassero. Uno era un classico scenziato coi paraocchi e immerso fino al collo nel paradigma classico-materialista, esponente del “Club di Roma” (che diverse fonti dicono far parte dell’ala ambientalista del Governo Ombra-Nuovo Ordine Mondiale): Roberto Vacca.
L’altro era CARMELO BENE, del quale avevo cominciato timidamente a conoscerne l’esistenza (!) appena qualche mese prima, quando c’era stata la seconda delle due puntate del “Maurizio Costanzo Show” dove lui era seduto sul palco assieme al conduttore mentre in platea si scatenavano diversi personaggi che gli facevano domande, lo provocavano e rispondevano alle sue provocazioni (perlomeno, venivano interpretate come tali, ma non lo erano, si trattava di ben altro).

Avevo assistito, in quel novembre, alla seconda puntata del cosiddetto “Uno contro tutti”. In futuro, i due “Uno contro tutti” di Carmelo Bene al “Maurizio Costanzo Show”, sarebbero diventati documenti eccezionali. Visionati, celebrati, registrati, duplicati, messi in rete, studiati (tesi di laurea), scambiati come le figurine ecc ecc, da una ristretta cerchia di persone. Strabiliate, come lo fui io, diciannovenne, in quel novembre su Canale 5. Ma cosa diceva questo tizio che affermava a chiare lettere di non esistere? Cos’era quell’OLTRE ASSOLUTO che traspariva dal suo fuoco di fila metafisico? E il “non esserci” a cui faceva riferimento pressochè in continuazione? Per non parlare del suo disprezzo reiterato sull’attuale assetto della storia, sul tempo cronologico, la differenza tra Κρόνος (kronos) e αἰών (aion): l’uno il tempo cronologico che fonda l’informazione e la storia, l’altro il tempo ciclico non misurabile, perlomeno con i parametri della cultura occidentale, a tutt’oggi dominante nonostante stia perdendo di propulsione in modo esponenziale, come non faccio che scrivere.
Per Bene, l’unico tempo che il suo non-esserci poteva considerare era la NON-STORIA, ovvero l’αἰών (aion). Personalmente, da quel lontano novembre in cui il destino mi fece vedere quella puntata di Costanzo in Tv dopo le undici di sera, ho sempre trovato RINFRANCANTE ogni discorso metafisico proveniente del genio di Campi Salentina, e sento far parte della mia esperienza le sue considerazioni sulla potenza di certe visioni, tali da non poterle nemmeno esprimerle, verbalizzare, insomma trasferirle (con il linguaggio) all’interno del tempo cronologico, quello della storia. Visioni come quelle dei grandi mistici, Teresa D’Avila, Juan de la Cruz, persino analfabeti come Giuseppe Da Copertino. Persone che “non erano in loro”, “non erano in casa”, erano “fuori dal prima e dal dopo, da ogni idea di successione temporale.”
Può essere che, in cuor loro, una buona parte di coloro che sono diventati fan delle due puntate dell'”Uno contro tutti” con Carmelo Bene, siano stati inconsapevolmente attratti dalla sensazione di ANNUNCIO che suscitano quei due incontri. Ed è significativo meditare su quanto quel genio sia stato l’ULTIMO CLASSICO in Italia, ovvero l’ultima figura su cui ci si poteva fare un monumento senza renderlo ridicolo. E quest’ultima frase c’entra con tutto ciò di cui continuiamo a parlare in questo blog.

[continua]