Dieci anni dal “feroce salatino” di George W. Bush

15 01 2012

Quest’oggi, in questa domenica, voglio celebrare una commemorazione. Sono infatti trascorsi esattamente dieci anni da quando l’allora presidente degli Stati Uniti GEORGE W. BUSH rischiò di soffocare, o di subire una commozione cerebrale, per via di un salatino che, andandogli di traverso mentre stava vedendo una partita di baseball alla TV, gli fece mancare i sensi facendolo svenire e ruzzolare a terra, procurandosi anche delle abrasioni alla faccia.

Il salatino terrorista che minacciò la salute di Bush era precisamente una di quelle versioni miniaturizzate del pane tedesco chiamato PRETZEL, confezionate assieme ad altri salatini, che ha spesso trangugiato chi scrive, anche lui vedendo la TV o, preferibilmente, sgranocchiato dall’angolo  antipasti mentre aspettava di cenare durante una cena da qualche amico o, ancora più preferibilmente, a qualche mangiata a sbafo durante un buffet di inaugurazione di qualcosa.

All’epoca si era casualmente nel pieno della GUERRA AL TERRORISMO e alla vigliia della dichiarazione di GUERRA PREVENTIVA contro gli “stati canaglia” che componevano l’ “asse del male”. E gli organi di informazione si dedicarano ampiamente, e con seria preoccupazione, al rischio corso dal comandante in capo delle forze militari USA di essere assassinato da un innocentissimo pretzel, mentre qualche mese prima c’aveva provato Osama Bin Laden e la sua banda di Al Qaeda.

Ricordando il “feroce Saladino”, ovvero una rarissima figurina del concorso indetto dalla Perugina negli anni 30, in pieno fascismo, abbinato alla trasmissione radiofonica dell’EIAR “I quattro moschettieri”, diversi giornalisti avevano soprannominato, con molta simpatia, FEROCE SALATINO il pretzel protagonista del fattaccio. E nella figurina in questione, illustrata dal pittore Angelo Bioletto ( che in futuro disegnerà alcune storiche storie di Topolino sceneggiate da Guido Martina), l’immagine del “feroce saladino” è stranamente simile, nello spirito ma anche nello phisique du role, a quel cattivone chiamato Osama Bin Laden di cui si diceva poco fa.

Non c’è che dire, erano veramente altri tempi.

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IL MALE torna in edicola, ed è subito aria fritta

10 10 2011
C'era una volta un giornaletto estremamente satirico chiamato IL MALE, inaugurato da un certo Pino Zac, vignettista proveniente dalla rivista di satira francese Le canard enchainé (tutt'ora esistente). Il signor Zac, il cui nome completo era Giuseppe Zaccaria, abbandonò la direzione della creatura dopo soli due numeri. Ma la guida di questo giornale completamente folle, stampato su carta di pastastracci come quella dei quotidiani del tempo (1978), venne presa da un manipolo di eroi, o di pazzi – o di tutt'e due le cose assieme – che dava l'impressione di fare satira in quello strano e turbolento mondo di fine anni settanta, dove c'era un gran fermento creativo CONTROCULTURALE nell'aria, proveniente dalle esperienze di lotta politica giovanile l'anno prima a Bologna.


Quella de IL MALE non era semplicemente satira, era il trionfo totale e assoluto del politicamente scorretto più estremo, di magnitudine più elevata rispetto al suo modello d'oltralpe. Qualcosa che in seguito sarebbe stato improponibile, pensando al politicamente corretto successivo, presente soprattutto nelle trasmissioni "contro", pensando al sostanziale buonismo e perbenismo di Striscia la notizia, per esempio. E anche lo stesso Daniele Luttazzi è sempre stato più "a posto" rispetto alla satira fognaria che rigurgitava dalle pagine de IL MALE, dove in tante occasioni il limite tra la satira e l'oscenità quasi porno veniva superato, e ciò coinvolgeva personaggi pubblici!

La combriccola de IL MALE era composta da diversi personaggi come Filippo Scozzari, Vincenzo Sparagna, Jacopo Fo (soprannominato Karim), un grande eclettico come Andrea Pazienza – il quale verrà successivamente mitizzato post mortem – Tanino Liberatore, Luigi Damiani, Vincino (Vincenzo Gallo) e Vauro (Senesi), colui che oggi è il vignettista ospite dei programmi di Michele Santoro. Appunto Vauro e Vincino, travestiti da Zombie, avevano annunciato qualche tempo fa a Roma – nei luoghi del teatrino politico nazionale – che IL MALE sarebbe ritornato.



E così fu.
Grazie a un paio di collaboratori de "Il Fatto Quotidiano", questo fantasma si aggira di nuovo in edicola. Ma non è affatto la stessa cosa!…
IL MALE di trentatrè anni fa era una fucina di nuovi linguaggi che si incuneavano come uno iato in quel regno di nessuno compreso tra l'atmosfera della vecchia tv pedagogica del servizio pubblico e l'atmosfera delle radio-tv private di tipo berlusconiano, che si sarebbe imposta a breve. Era proprio come una specie di contenitore postmoderno-situazionista un po' casareccio, volutamente povero (anzi, non proprio volutamente…) ma GENIALE.
Un Classico, ciò che può essere dato una volta sola, come abbiamo scritto in un articolo recente. Qualcosa di irripetibile. Pensiamo solo alle finte prime pagine dei quotidiani come "La Repubblica" e "La Stampa", sulla quarta di copertina della rivista, praticamente identiche alle originali, sulle quali i titoli strombazzavano che l'attore Ugo Tognazzi era il capo delle Brigate Rosse, che lo Stato italiano si era improvvisamente estinto, che la Democrazia Cristiana non si presentava alle elezioni, e via così.
Un'anticipazione del concetto di FAKE, di falso vero, o vero falso, che tanto si sarebbe diffusa nell'impero di internet.

Si trattava di qualcosa di autenticamente innovativo, al di là del voler essere originali a tutti i costi, qualcosa che creava straniamento, qualcosa di vivo, perchè magari era anche un po' schifoso e imbarazzava.
Al di là di ogni futuro buonismo peloso.

Uno degli articoli che ho messo come link, contiene un passaggio che mi ha colpito, quando dice:

[…]Una funzione [di satireggiare in modo estremo] che pare, però, prossima a esaurirsi [e qui l'estensore dell'articolo sembra d'accordo con me], in un Paese nel quale, a conferma della bontà delle intuizioni dei situazionisti, i cortocircuiti tra la realtà e la sua rappresentazione si spingono a livelli fino a poco tempo fa impensabili (chi imita chi, ormai, tra Pierluigi Bersani e Maurizio Crozza?).[…] Questa frase sembra ricollegarsi alla questione della "finzione che cancella la storia" di cui abbiamo trattato nell'articolo che citavo poco fa.

IL MALE aveva comunque una precisa ragion d'essere nel periodo 1977-1982. Riproporlo oggi è sia una specie di manierismo sia un altro, ennesimo, segnale, di come niente più gira nella realtà attuale al di là del riciclo di cose già manifestate. Di come si sia costretti alle repliche, sia quando le si chiama in un altro modo, sia quando le si chiama addirittura con lo stesso nome, come in questo caso. E' in fondo, un'ennesima "operazione nostalgia", anche se inconsapevole, come ne abbiamo viste tante, troppe, in questi quindici anni. Dagli spettacoli televisivi su Italia 1 "Meteore" a "Matricole", ad "Anima mia", e "I migliori anni" sulla Rai, alle automobili "Maggiolone Volkswagen" e " Fiat 500" rielaborate per il mercato moderno, a tutti i remake di classici che Hollywood ha realizzato e realizzerà.

Tra l'altro, già nel 1994, quando si era voluto mettere su "Woodstock 2" – la riproposta del mitico festival-happening musicale del 1969 – si trattava di roba più vicina allo spirito di EuroDisney che a quello di Jimi Hendrix, i Doors e Janis Joplin, roba che aveva una sua utilità solo per gli sponsor dell'allora nascente mercato globalizzato, ma che già mostrava lo squallore dato dalla sua fame di riciclo spettacolare e di non novità. Inoltre, anche tutto ciò che in questi ultimi anni è stato presentato come "originale" possiede già qualcosa di deja-vu a cui ci si può riferire, qualcosa di già accumulato dalla memoria collettiva e che viene come sottinteso. E non ci si può sottrarre a questo fenomeno, dilagato come una pandemia attraverso la globalizzazione, ed esteso a livelli esponenziali con internet.

Ci si ostina ad andare avanti con la vecchia percezione della realtà (che comprende tutti i parametri e limiti a cui siamo schiavizzati), la quale è diventata del tutto insostenibile, appassendosi ogni novità all'interno di quei parametri.
La crisi finanziaria che stiamo subendo è uno dei sintomi più eloquenti, come si era accennato in un articolo di luglio che vi invito a rintracciare.
Si anela a un NUOVO MONDO come l'assetato anela l'acqua nel deserto. E in questo deserto totale Vauro e Vincino, riproponendo uno sbiaditissimo IL MALE – pallido miraggio di quello che è stato e non sarà più – sono due cammelli che si allontanano da noi assetati, con le loro gobbe piene d'acqua.





La caduta del satellite UARS è simbolica

26 09 2011
Sergio BonelliE’ strano notare come venerdì 23 settembre (lo stesso giorno in cui è stato divulgato il neutrino più veloce del fotone, il quale rovina l’immaginario einsteniano del “non si può andare più veloci della luce!”) sia piombato giù nell’atmosfera terrestre, in tanti minuscoli frammenti, il satellite NASA per le rivelazioni nell’alta atmosfera, chiamato UARS, che era in orbita da esattamente 20 anni, tanti ne sono passati dal crollo dell’impero URSS. Ora, la contrazione di USA e URSS potrebbe risultare proprio comodamente UARS, alla perfezione (poichè UARSS è troppo sbilanciata in favore di URSS e fa aumentare di una lettera, e URAS e USAR non funzionano, la prima perchè non sembra una sigla, sembra il nome di una divinità, e la seconda sbilanciata a favore di USA), e in un post precedente abbiamo accennato di come per andare oltre le colonne d’Ercole, verso la sintesi del Nuovo Ordine Mondiale è necessario che vengano giù – nel giro di vent’anni, 1992-2012 – i due poli in cui consisteva il Vecchio Ordine, quello bipolare, quello formato da due opposti sistemi politico-economico-sociali, USA e URSS (tesi e antitesi). E’ dunque probabile che, prima o dopo della fine dell’anno, assisteremo a un breakdown del sistema finanziario, un reset forse spettacolare, con tanto di arresti di massa.
In questo caso, è forte la tentazione di vedere nel satellite UARS che fa piovere i suoi pezzettini sul Nord Italia – come avrebbero dovuto piovere i missili a medio raggio se ci fosse stata la guerra tra i due blocchi – uno dei simboli che annuncia la specularità di ciò che è avvenuto 20 anni fa con ciò che avverrà presumibilmente nei prossimi mesi, non si sa con quale tempistica, non si sa con quale successione di avvenimenti.
Quindi, la definitiva caduta di UARS, del vecchio mondo, e la nascita del nuovo mondo, assolutamente multipolare e new age, guidato da un governo centrale mondiale, dove non ci sarà più nessuna nazione ad accumulare così tanto potere in modo da dominare e soggiogare le altre, come disse il mondialista canadese Maurice Strong, lo stesso che si mostrò speranzoso in una demolizione controllata della civiltà industriale per preparare il nuovo ordine.
Lo sappiamo che prima o poi, quell’impero americano che tanto ha influito sulle nostre vite quotidiane, giorno dopo giorno, ci dovrà lasciare, probabilmente nel modo preferito dalle forze che guidano gli avvenimenti storici, ovvero il CROLLO pirotecnico e simbolico, con tanto di pioggia di frammenti sulle nostre teste, magari invisibili.
Lo sappiamo, e ci sembra finora esistente solo nella nostra immaginazione fantapolitica. Certo, a volte in passato mi sono anche immaginato come sarebbe stato il mondo del fumetto italiano senza Sergio Bonelli, vedevo questa possibilità come fantascienza, e adesso scopro che è mancato davvero! Tra l’altro, Sergio Bonelli è legato personalmente ad alcune coincidenze della mia vita, l’una avvenuta, guarda caso, proprio 20 anni fa esatti (quando ho iniziato a leggere i fumetti bonelliani, come Dylan Dog). Aprofitto di questo articolino per fargli un ultimo saluto, anche se era il grande vecchio alla guida di una casa editrice che ha esaurito qualsiasi parvenza di novità, come tutte le altre case editrici, del resto.
Ciao Sergio!
UARS





Zibaldone di pensieri estivo in attesa di un possibile default

19 07 2011
Come del resto lo avvisa anche il suo titolo, il presente articoletto sarà un melange alquanto variegato, un po’ come certe canzoni di Lorenzo Cherubini-Jovanotti. Avevo intenzione di scrivere qualcosa a proposito di ciò che mi hanno fatto venire in mente gli amici di NWO-TRUTHRESEARCH, blog documentatissimo che smaschera come facenti parte della “Grande Cospirazione” anche personaggi generalmente considerati come ANTI Grande Cospirazione, persino il più complottista di tutti, ovvero sua maestà David Icke (e il suo mentore mai dichiarato Jordan Maxwell).Di solito i personaggi alla guida di questi blog strapieni di informazioni capillari, nel loro considerare come disinformatori il 90% della popolazione dei media alternativi, mostrano una supponenza e una chiusura mentale non molto diversa da quella dei “megadebunker”, degli smascheratori di bufale complottiste, di quelli come Paolo Attivissimo e Massimo Polidoro per intenderci. Sia per gli uni che per gli altri l’istinto e l’intuizione non hanno alcuna importanza, sono unicamente devoti al loro emisfero sinistro del cervello, e solo la presentazione cronachistica – e un po’ noiosa – dei FATTI per loro ha valore sacerdotale.
Bene, prendevo giusto spunto da queste considerazioni, magari un po’ stupide chissà, per arrivare a una possibile verità, forse amara, forse persino divertente. Cioè che non serve a niente pensare che noi ricercatori, noi blogger d’inchiesta sui maligni governi ombra (il blogger di Civiltà Scomparse non è tra questi), ci pensiamo FUORI dagli inganni e dai condizionamenti che abbiamo presentato sui nostri spazi web. E’ una stupidaggine pensare questo, e non solo perchè qualsiasi ricercatore modifica l’oggetto della sua ricerca osservandolo ed entrandone in relazione (osservazione partecipante), ma anche perchè noi stessi, qualunque persona sul pianeta vittima di condizionamenti secolari (e tutti noi lo siamo, inutile raccontarcela) fa a pieno titolo parte della Grande Cospirazione Millenaria anche se se ne chiama fuori, e allora si dovrebbe essere così onesti con se stessi da non fare la maestrina con la matita rossa e blu che striglia una volta i sionisti, un’altra i gesuiti, un’altra la massoneria di rito scozzese, pensandosi fuori da questo meccanismo di sonno planetario, pensandosi vergine, innocente e pulito. Ogni uomo condizionato (e tutti noi lo siamo) OCCULTA LA VERITA’ come il più bieco degli Illuminati. Non c’è molta differenza tra occultarla a miliardi di persone o a una persona sola: noi stessi, ma è ciò che facciamo ogni giorno. E allora dobbiamo autosmascherarci!

Cambiamo in apparenza argomento. Di questi tempi la finanza del grande capitale a credito non se la passa granchè bene, in Italia, in Grecia, in zona euro, e soprattutto negli USA: entro il 2 agosto sapremo se gli States andranno o no in fallimento perchè insolventi a causa del loro debito semplicemente mostruoso accumulato in decenni. Intanto è già partito un anello debole della catena, il Minnesota. Gli operatori dell’informazione si scannano tra loro per cercare di mostrarci nel miglior modo possibile “cosa sta succedendo”, i capi istituzionali delle nostre sacre istituzioni ci pregano la COESIONE SOCIALE – e parlano di questo a chi? Ai drogati del consumo e di Facebook? – mentre annunciano tagli sociali ancora più odiosi. Perchè i soldi pubblici DEVONO mantenere a galla il sistema borsistico-finanziario che continua a far girare la ruota del capitalismo consumista spettacolarizzato dalla pubblicità.

Con un’accelerazione si spera il più possibile sostenuta, la FINZIONE FUORI TEMPO MASSIMO dell’attuale stato di cose sta venendo a galla. Per trenta/quarant’anni (mica un giorno!) si è cercato di mantenere il moloch consumista in piedi attraverso una finta “pace sociale” tra padroni e sudditi, ottenuta grazie al commercio di un numero sterminato di aggeggi tecnologici a basso costo, cibi e golosità industriali e all’intontimento dei sudditi da parte dei beniamini della politica e dello spettacolo. Quest’ultimo poi (come profetizzò bene Guy Debord) è tracimato OVUNQUE, rendendo prodotto da supermarket pubblicizzabile qualsiasi cosa: dal centro artistico di una città presentato ai turisti, all’Unità d’Italia ai rapporti quotidiani tra la gente. Per quanto la pubblicità possa ancora spettacolarizzarlo, sta venendo giù l’impero del formalismo/buonismo ipocrita, del “divertimento” a tutti i costi e della estraneità pilotata tra le persone, suggellata e glorificata dal DANARO farcito di debito. La stessa industrializzazione potrebbe collassare dopo tre secoli di violenza spacciata per progresso, quei mostri fumanti che stanno incatenando milioni di persone, tenendole staccate dall’ANIMA della Terra, un pianeta che – come l’incredibile Eugenio Siragusa ha detto una volta alla televisione – “GEME DI DOLORE”. Però forse, chissà, per tornare a essere di nuovo un tutt’uno con Gaia dovevamo passare per tre secoli attraverso le forche caudine dell’industrializzazione e dell’alienazione dai ritmi della natura. Dovevamo fare qualche passo indietro per farne uno grandissimo in avanti, oltre tutto ciò che conosciamo, per raggiungere l’Utopia Reale?

Tra l’altro, ritornando a ciò di cui scrivevamo qualche riga fa, anche Davide Nebuloni, in uno dei suoi ultimi articoli, si è detto DELUSO da uno dei baluardi del regime globale a guida USA – assieme al clown di McDonald – ovvero TOPOLINO, il giornaletto edito ogni settimana dalla corporation “The Walt Disney (Italia)©”. Tanto poetico e leggendario ieri, soprattutto ai tempi della Mondadori vecchia maniera, quanto senza più nulla da dire oggi; solo pastoni fritti riscaldati milioni di volte. Nebuloni si sofferma sul fatto che Mickey Mouse & C. pubblicizzano delle terrificanti fette di prosciutto in busta di plastica, ma noi (come abbiamo già fatto) vogliamo soffermarci sul suo proseguire per inerzia numero dopo numero, assieme a tutti gli altri fumetti e opere dell’ingegno umano che troviamo in edicola. Fa parte di un mondo troppo risaputo, troppo secolarizzato, troppo pieno di passato. Per quanti sforzi possono fare gli sceneggiatori per “trovare qualcosa di inedito” non lo troveranno MAI PIU’. La stessa cosa vale per la pornografia, si è esaurita ogni possibile perversione sessuale umana, animale o altro, si è raschiato il fondo della pentola. Stesso identico discorso per la letteratura e i suoi mostri sacri, che sono stati davvero troppo pubblicizzati in questo ultimo trentennio, loro e i loro epigoni, a causa della folle diffusione del marketing culturale di massa. Idem per qualsiasi altra opera dell’ingegno umano distribuita a piene mani dai circuiti informativi-distributivi. Si è trasmesso troppo, si è pubblicato troppo, si è messo in internet troppo. E adesso a noi ci sembra di veder piombare giù qualcosa che identifichiamo come “finanza”, come “economia”, e ci sembra di vedere che niente funziona più come prima, ma non è altro che un contenitore riempito troppo di passato (senza un reale, concreto, palpabile rinnovamento) e che sta esplodendo. E’ questa la vera esplosione del debito: i milioni di milioni di insolvenza monetaria sono questa eccessiva accumulazione di passato. Sono tonnellate e tonnellate di cose risapute e NON NUOVE che stanno spaccando il tavolo su cui sono collocate. E questo tavolo non è altro che il TEMPO LINEARE.

Si è fatto notare come l’uccisione del “Re del terrore”, non Diabolik ma Osama Bin Laden (che da una grotta dell’Asia Centrale progettò il crollo di due altissimi grattacieli gemelli per opera di due aerei di linea!), sia stata cucita su misura per il suo personaggio che – anche a causa dei suoi comunicati video dalle caverne, che spuntavano in TV quando meno si ce li aspettava – era un fantasma mediatico perfetto, praticamente un attore, poco più di un cattivissimo di un film di James Bond. E ricordiamo ancora, durante quell’autunno 2001, lo strano senso di FINZIONE, mai provato prima, che ci coglieva nel leggere le notizie sui giornali e alla TV. Questa stessa sensazione l’abbiamo avuta a maggio (ma non siamo stati certo gli unici) quando si è diffusa la notizia dell’uccisione pirotecnica dello “Sceicco del terrore” ad Abboddabad in Pakistan da parte delle forze speciali USA, accompagnata poi da una ridda di foto fasulle e diversi dubbi spuntati fuori fin dall’inizio dell’azione.

Personalmente, una pallida idea ce la siamo fatta, e può essere anche legata all’allora futuro passaggio di consegne al Pentagono tra Robert Gates e Leon Panetta (a capo della CIA quando venne braccato Osama): con questo gesto eclatante e simbolico si è voluta in qualche modo archiviare una certa atmosfera internazionale che durava da dieci anni, per APRIRNE UN’ALTRA – che ancora non vediamo – la quale potrebbe essere legata alla scadenza del 2 agosto prossimo e al rischio di blocco della spesa pubblica americana.
Avremmo voluto scrivere un articoletto sulla questione lo scorso maggio, e volevamo intitolarlo sincronisticamente “Obama-Biden 1/Osama-Bin Laden 0”, ma poi non se n’è fatto più nulla.

Istinitivamente, nonostante migliaia e migliaia di informazioni facciano pensare il contrario, pensiamo che Obama in se stesso sia una figura POSITIVA. Anche se l’amministrazione che presiede non ha revocato il Patriot Act, fa da stuoino ai pescicani di Wall Street, non abbassa le spese militari, partecipa a operazioni belliche in Libia e Pakistan e tanto altro ancora che i suoi critici acerrimi sanno benissimo, sono dell’idea che Obama sia stato messo lì da quella che Gianluca Freda chiama “nuova élite internazionale” in questo suo post dedicato al contrasto tra le due versioni dell’11 settembre, ovvero un gruppo di potere inedito e trasversale che sta facendo in sordina le scarpe all’IMPERO-Vecchio Ordine Mondiale. Lo stesso gruppo di potere che permette l’esistenza di una TV come “Russia today”, piena di interviste ai “cospirazionisti”, per esempio, o la rivista “Riza psicosomatica” nelle nostre edicole. Anche questa élite – come l’altra che si raduna al club Bilderberg – è in stretto contatto con ambienti occulti e diversi suoi membri provengono da essi. Riteniamo che Obama (uomo che fa parte di questo nuovo indirizzo della politica internazionale senza che nessuno se ne renda conto) stia semplicemente lottando dall’interno del globalismo aggressivo affrontando difficoltà tali – soprattutto di tipo comunicativo con l’esterno – che non sospettiamo minimamente. A nostro parere, dentro l’amministrazione, è il ministro degli esteri Hillary Clinton il vero portavoce di coloro che vogliono portare l’umanità all’involuzione e al suo possibile sterminio, proseguendo con una lenta schiavitù inconsapevole e con la distruzione dell’ecosistema. Ciò salta agli occhi anche solo scorrendo le varie frasi dell’ex moglie di Bill riportate dell’informazione standard. E’ straordinariamente ingenuo pensare che ogni responsabilità per le violenze e le ingiustizie dell’Impero USA sia da addebitare in tutto e per tutto (anche se LEGALMENTE è così) al suo presidente e comandante in capo, c’è una quantità di forze in gioco molto complessa e i giochi possono essere doppi o tripli.

L’anno scorso, all’assemblea plenaria dell’ONU, il presidente iraniano Ahmadinejad, ha palesato i suoi numerosi dubbi sulla versione ufficiale del 9-11, aggiungendo che le prove emerse contribuiscono a tratteggiare uno scenario dove l’attentato terroristico è stato preparato come un ghiotto pretesto per giustificare legislazioni repressive e azioni belliche in modo da far andare avanti il progetto del dominio occidentale nel mondo nonostante le condizioni mutate rispetto a qualche anno prima. Immediatamente, i rappresentanti USA e UE sono usciti sdegnati dall’aula senza farvi ritorno, e qualche tempo dopo in TV, l’inquilino della Casa Bianca ha detto che le parole di Ahmadinejad erano “offensive e odiose”. Se anche Obama fosse tra coloro i quali pensano (come Paul Craig Roberts, assistente del segretario del tesoro durante la presidenza Reagan) all’11 settembre come un grande imbroglio ai danni dell’umanità, e bisogna dunque farla pagare a coloro che l’hanno messo in piedi, non avrebbe potuto certo esprimersi liberamente in diretta TV, sbracandosi dicendo che le parole del presidente iraniano erano “rispettabili e degne di attenzione”. Vi sarebbero stati in questo caso serissimi rischi di essere rimosso su due piedi dall’incarico e far naufragare del tutto i piani di cui è uno degli esecutori insospettabili, di sicuro il più di spicco e il più ESPOSTO.

Concludiamo portando l’attenzione su quanto in questi ultimi tempi – parliamo della controinformazione in Rete, ma non solo, scommettiamo – vi sia un disamoramento, una disaffezione, forse persino un certo DISGUSTO nello stare troppo spesso su internet a scrivere e commentare, nell’utilizzarlo massicciamente. Infatti, a questo proposito, leggiamo questo articolo di Carlo Brevi, e quest’altro su “Stampa Libera.com”. Sul banco degli imputati non c’è tanto l’intricato gomitolo senza fine di materiali d’ogni tipo – testi, immagini e video – diventato tanto invadente quanto piovresco, e non è tanto l’interazione istantanea a distanza tra le menti in se stessa, ma le MODALITA’ con cui questo avviene: un tipo di interfaccia (schermo, tastiera…) che sembra fatta apposta per rischiare di rendere ALIENANTE l’usufruire della Rete, facendo distaccare l’utente di internet dai ritmi sani e dai percorsi della realtà fuori dallo schermo. Qualche tempo fa avevamo parlato di una evoluzione di tutto questo, prevedendo un’internet degli oggetti che trasporti finalmente OLTRE LO SCHERMO, nel mondo solido delle cose, magari utilizzando sistemi che esulano dai frutti della modernità industriale come siamo abituati a conoscere, ma che riguardano realtà più in linea con lo spirito della natura, come il concetto di NOOSFERA proposto dal teologo gesuita Tehillard De Chardin ridefinito in seguito dal ricercatore Josè Arguelles, e gli studi sul cosiddetto DNA “spazzatura” e il DNA “fantasma”, che unirebbero in modo sottile (senza bisogno di infrastrutture elettroniche e cavi, modem, tastiere, schermi) i contenuti prodotti dalle menti degli individui di una stessa specie, utilizzando i quanti di luce. Infine, potrebbero aiutare in questo processo verso la “liberazione di internet dalla materia” le attuali ricerche della fisica d’avanguardia, che indagano l’aspetto e le proprietà dello spazio cosiddetto “vuoto” visto come una disposizione di energia frattale-olografica secondo le figure della geometria cosiddetta “sacra”.

La questione dell'”internet degli oggetti”, tra l’altro, ci è ritornata di nuovo in mente uno di questi giorni, quando abbiamo scoperto che esistono i distributori automatici a moneta che erogano spremute, e sul display, intanto che la spremitura delle arance prosegue, c’è la percentuale di “download” che scorre, come se si stesse scaricando un file da internet o da un programma di condivisione. Un’unione istantanea tra virtuale e reale!





Come e quando tutto è cominciato (1)

23 04 2011
In un recente post alquanto confidenziale, ho parlato di come non posso certo parlare alle persone, anche amici, delle visioni che mi sorgono dentro riguardanti il tempo. Verrei guardato con due occhi così. C’è da dire che una certa predisposizione a una certa maniera eccentrica di vedere la realtà è sempre stata presente in me, forse addirittura fin da piccino, fin dall’infanzia. Non è che nel giro degli ultimi due anni mi sia svegliato una mattina con l’idea della “fine del tempo”, magari suggestionato dalla “mania del duemiladodici”, ma si tratta di un processo cominciato ben prima di adesso.
Mi balenano cose inerenti la geometria sacra, la spirale basata sul P greco e la sezione aurea, i frattali, l’olomovimento. Gli avvenimenti della mia vita, della mia localizzazione in rapporto con tutto il resto. Ma non riesco assolutamente a spiegarli, a raccontarli. Il problema principale è che ho grande confusione dentro, gran difficoltà a capirmi. E se non mi capisco io non posso nemmeno farmi capire dagli altri.
In un post precedente, all’incirca un anno fa, ho raccontato di quando, nel marzo 1997 (quindi in tempi assolutamente non sospetti), avevo visitato la mostra per i cento anni del fumetto chiamata “GULP!”, ricca di gigantografie di personaggi da Yellow Kid e Little Nemo in poi, le strisce dai primi del novecento agli anni quaranta, i Disney e gli Hanna & Barbera, i supereroi, Milton Caniff, Will Eisner, Hugo Pratt, Alex Raymond, Moebius, le pietre miliari italiane come il signor Bonaventura, Tex, Ken Parker e Dylan Dog, le storie di Milo Manara, Hergè, i manga (fumetti giapponesi); in questa mostra c’erano infilati dentro anche Rankxerox, il leggendario Andrea Pazienza e, insomma, tutte le meraviglie fumettistiche che hanno fatto la STORIA di questo mezzo di comunicazione, in tempi PULSANTI DI NOVITA’.
Ogni stanza di quella mostra era dedicata a un singolo decennio dei cento anni del fumetto (1896-1996).
Ora, ricordo come provassi quasi un senso di NAUSEA nel rendermi conto di come in futuro non ci sarebbe stato più spazio per qualsiasi idea genuinamente nuova, vi sarebbero potute essere soltanto copie di personaggi e storie sempre più sbiadite, sempre più slavate e pallide.
Era l’epoca in cui, ventenne, mi illudevo di poter diventare in futuro un disegnatore di fumetti. La Sergio Bonelli Editore avrebbe sfornato di lì a poco nuovi personaggi da aggiungere alla sua già nutrita “scuderia”, ma dentro di me SAPEVO BENISSIMO che non sarebbero MAI potuti essere paragonati, come potenza di immaginario, a Mandrake, Superman, Topolino, Corto Maltese, Ken Parker…persino allo stesso Nathan Never, venuto alla luce solo pochi anni prima, nel fondamentale 1991 (lo stesso anno della fine del rock e del socialismo reale), e questo la diceva lunga sulla velocità a cui stava procedendo la perdita di propulsione. Per esempio, la leggenda, molto storicizzata, di Disney che inventava Mickey Mouse nei ruggenti anni 20 in USA, prendendo spunto da un topo che gironzolava nel suo studio dentro una soffitta, si era ormai trasformata in una multinazionale/politburo che è sempre in entusiastica coloratissima stagnazione, anche se, apparentemente, sembra sempre straripare di idee.
Un mio amico di allora, il caro Andrea Macciò, sembrava d’accordo con me e, anzi, prendeva in giro proprio uno di questi personaggi bonelliani iperpostmoderni, tal “Napoleone”, facendomi capire quanto un tipo di fumetto come quello che aveva in mano fosse secolarizzato, risaputo e, nonostante i fuochi pirotecnici delle sue storie bizzarre, non aveva granchè da aggiungere a tutto ciò che era apparso in precedenza.

L’anno prima, nel ’96, ero perennemente in ansia per via di questa FINE che captavo come prossima, posizionandola nel 1999, lasciandomi suggestionare dalle quartine di Nostradamus, le profezie del Ragno Nero, della Monaca di Dresda, dal Terzo Segreto di Fatima di cui parlava padre Corrado Balducci su un giornale come “Visto”, e persino, sulla stessa rivista, Alì Agcà, colui che quindici anni prima aveva sparato al papa. Ero consapevole delle tensioni nel mondo – nel Medioriente soprattutto -leggendo molto i giornali, i problemi della Russia, della ex Jugoslavia, degli ex territori sovietici. Nonostante non ci fosse più la Guerra Fredda, vi era ancora una quantità di armi termonucleari presente negli arsenali e nei sottomarini, in grado di distruggere il mondo più volte. All’epoca identificavo la fine della storia (cioè l’esaurimento delle novità) con la fine del mondo, in senso materiale, distruttivo, apocalittico nel senso più doloroso del termine. Ero dell’idea che sarebbe accaduto entro la fine del 1999-2000, e stavo attento a tutto ciò che, sull’informazione internazionale, poteva far pensare a una degenerazione, a un deterioramento degli equilibri militari. Quando proprio nel 1998-1999 un’amministrazione Clinton bellicosa più che mai bombardava l’Iraq attirandosi le ire di nazioni nucleari, e soprattutto – assieme alla NATO – uno stato slavo, ortodosso, cirillico e legatissimo alla Russia, in svariate occasioni pensai che la Terza Guerra Mondiale che avrebbe posto fine alla storia era prossima, e sarebbe accaduta proprio prima dello scoccare del simbolico anno 2000. Penso di aver raggiunto intensi picchi di paranoia in quel periodo che, tra l’altro, mi distrassero molto dallo studio sul fumetto. Precedentemente, intorno alla metà dei novanta, mi era capitato di raccontare a mia nonna Maria, bonanima, una sera prima di andare a dormire, come il 1991-1992 fosse stato una SVOLTA di un qualche tipo, e lo avevo capito anche da CAMBIAMENTI IMPROVVISI riguardanti la Tv italiana, come i telegiornali per la prima volta sulle reti Mediaset con “Studio Aperto” di Emilio Fede su Retequattro, le edizioni straordinarie di notte riguardanti la prima guerra del golfo e il fatto che, proprio per questo motivo, la Rai cominciava a occupare tutto il palinsesto notturno fino al mattino quando fino ad allora le trasmissioni avevano un’ora precisa della notte in cui terminavano per ricominciare la mattina seguente.
Come ho scritto in precedenza a proposito del fumetto, intorno al ’96-’98 cominciavo nettamente a notare una certa “perdita di spinta di energia propulsiva delle cose nuove”, non pensando però al secondo decennio del XXI secolo ma a fine XX secolo e, in effetti, già in quegli anni, a veder bene col senno di poi, qualcosa stava covando, una certa consapevolezza più o meno cosciente, anche sui mass media.
Per esempio, pensiamo al personaggio QUELO del genialoide Corrado Guzzanti (nella trasmissione “Pippo Chennedy Show” di fine millennio), con la sua significativa domanda: “Lo sai tu a quanto stiamo andando ora su questa terra?”

Tutte quelle cose le notavo, ci facevo caso, pur immerso in compagnie umane che provavano il più grande disinteresse per questo genere di approccio alla realtà del tempo, che si discostava così tanto dalla visione del mondo consueta e abituale. Ovvio che perciò ero costretto a ruminare in solitudine, non avendo la possibilità di conoscere miei simili, e a dovermi affrontare tutto da solo le mie paranoie nucleari.
Durante una puntata della trasmissione di Raitre “Il laureato”, condotta da Piero Chiambretti, andata in onda in un marzo di uno di quegli anni di fine millennio, vi erano stati due ospiti significativi, invitati prima l’uno e poi l’altro, senza che si incontrassero. Uno era un classico scenziato coi paraocchi e immerso fino al collo nel paradigma classico-materialista, esponente del “Club di Roma” (che diverse fonti dicono far parte dell’ala ambientalista del Governo Ombra-Nuovo Ordine Mondiale): Roberto Vacca.
L’altro era CARMELO BENE, del quale avevo cominciato timidamente a conoscerne l’esistenza (!) appena qualche mese prima, quando c’era stata la seconda delle due puntate del “Maurizio Costanzo Show” dove lui era seduto sul palco assieme al conduttore mentre in platea si scatenavano diversi personaggi che gli facevano domande, lo provocavano e rispondevano alle sue provocazioni (perlomeno, venivano interpretate come tali, ma non lo erano, si trattava di ben altro).

Avevo assistito, in quel novembre, alla seconda puntata del cosiddetto “Uno contro tutti”. In futuro, i due “Uno contro tutti” di Carmelo Bene al “Maurizio Costanzo Show”, sarebbero diventati documenti eccezionali. Visionati, celebrati, registrati, duplicati, messi in rete, studiati (tesi di laurea), scambiati come le figurine ecc ecc, da una ristretta cerchia di persone. Strabiliate, come lo fui io, diciannovenne, in quel novembre su Canale 5. Ma cosa diceva questo tizio che affermava a chiare lettere di non esistere? Cos’era quell’OLTRE ASSOLUTO che traspariva dal suo fuoco di fila metafisico? E il “non esserci” a cui faceva riferimento pressochè in continuazione? Per non parlare del suo disprezzo reiterato sull’attuale assetto della storia, sul tempo cronologico, la differenza tra Κρόνος (kronos) e αἰών (aion): l’uno il tempo cronologico che fonda l’informazione e la storia, l’altro il tempo ciclico non misurabile, perlomeno con i parametri della cultura occidentale, a tutt’oggi dominante nonostante stia perdendo di propulsione in modo esponenziale, come non faccio che scrivere.
Per Bene, l’unico tempo che il suo non-esserci poteva considerare era la NON-STORIA, ovvero l’αἰών (aion). Personalmente, da quel lontano novembre in cui il destino mi fece vedere quella puntata di Costanzo in Tv dopo le undici di sera, ho sempre trovato RINFRANCANTE ogni discorso metafisico proveniente del genio di Campi Salentina, e sento far parte della mia esperienza le sue considerazioni sulla potenza di certe visioni, tali da non poterle nemmeno esprimerle, verbalizzare, insomma trasferirle (con il linguaggio) all’interno del tempo cronologico, quello della storia. Visioni come quelle dei grandi mistici, Teresa D’Avila, Juan de la Cruz, persino analfabeti come Giuseppe Da Copertino. Persone che “non erano in loro”, “non erano in casa”, erano “fuori dal prima e dal dopo, da ogni idea di successione temporale.”
Può essere che, in cuor loro, una buona parte di coloro che sono diventati fan delle due puntate dell'”Uno contro tutti” con Carmelo Bene, siano stati inconsapevolmente attratti dalla sensazione di ANNUNCIO che suscitano quei due incontri. Ed è significativo meditare su quanto quel genio sia stato l’ULTIMO CLASSICO in Italia, ovvero l’ultima figura su cui ci si poteva fare un monumento senza renderlo ridicolo. E quest’ultima frase c’entra con tutto ciò di cui continuiamo a parlare in questo blog.

[continua]  





Non è successo niente

13 10 2010
Lo sceneggiatore di fumetti e scrittore Tiziano “Dylan Dog” Sclavi, è l’autore di un romanzo uscito per Mondadori nel 1999, intitolato “Non è successo niente”. Si tratta di un libro autobiografico particolare quanto notevole dal punto di vista linguistico, con un’attenzione alla resa letteraria del linguaggio parlato.
Riportiamo un estratto di questo volume:

Un telefono che suona. E’ nero, di vecchio tipo, ma questo non ci fa capire in che epoca siamo, che non ci sono più epoche.
Dellamorte è sotto la doccia e non lo sente. Gnaghi, che ha appena finito di costruire il teschio di plastica fosforescente, risponde e dice:

“Gna.”

Il telefono dice:

“Buongiorno a lei. Sono del centro informazioni. Posso darle qualche informazione?”

“Gna.”

“La mia trasmissione preferita è ‘La ruota della fortuna’. Alle prossime elezioni voterò per il centrodestra e quello che mi colpisce di più in una donna sono le mani.”

“Gna.”

“Ha preso nota?”

“Gna.”

“Il centro informazioni la ringrazia per la gentile collaborazione. Buongiorno.”

“Gna.”

Gnaghi riappende e va a smontare il teschio di plastica.

Abbiamo talvolta espresso tra le righe che noi pensiamo agli sceneggiatori e i disegnatori di fumetti – e Sclavi è principalmente uno di questi – come una specie di MEDIUM, di canalizzatori i quali possono captare strane creature galleggianti nei liquidi del cervello collettivo, elementi ancora informi, ma che mostreranno le loro fattezze più avanti nel tempo. Per il momento, questi esseri ancora in formazione (poichè, proverbialmente, “non sono ancora i tempi”) prendono la forma di opere della fantasia, magari di successo. Tra le linee con cui è rappresentato l’eroe di un fumetto e i nomi che si rincorrono all’interno di una storia potrebbe essere (de)cifrato QUELLO CHE ACCADRA’ (e in qualche modo è già accaduto), anche se per la maggior parte di noi ciò risulta insospettabile.
Ludwig Wittgenstein scrive: “Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose”, uno scienziato di cui ci sfugge il nome puntualizza: “Non siamo noi che ci muoviamo NEL tempo, esiste il tempo perchè noi ci muoviamo.”
Nel prossimo futuro (esprimiamoci ancora in un modo consono a esseri a cui sfuggono le dimensioni oltre la terza) la disciplina che oggi siamo abituati a chiamare STORIA subirà delle modificazioni radicali dovute all’altissimo livello tecnologico che ci sarà, e si coniugherà con gli aspetti della dimensione umana i quali tendenzialmente siamo soliti chiamare “SPIRITO” non trovando termini scientifici adeguati. Ci renderemo conto di essere stati praticamente CIECHI per tantissimo tempo, e considereremo ciò che adesso chiamiamo “verità storica” come APPROSSIMAZIONI incredibili, per giunta viziate dal percepire le cose solo dal punto di vista della progressione successiva degli avvenimenti documentati nei libri di storia che studiamo a scuola.

Il fatto, per esempio, che una determinata serie di albi contenenti una storia a fumetti puntata dopo puntata esca nelle edicole in un determinato periodo della vita del pianeta piuttosto che in un altro, è significativo e decisivo. In essa risuonano le vibrazioni dell’intera coscienza planetaria, secondo la concezione olografico-frattale degli avvenimenti. Ciò che sta in alto si riflette in ciò che sta in basso (Ermete Trimegisto), la coscienza di chi ha scritto una vicenda a fumetti risuona con i moti dei piani sottili il cui riflesso si manifesta sul piano materiale secondo ritmi di cui non siamo ancora sufficientemente consapevoli, condizionati ancora dalle pietanze raffreddate dei miti del progresso e della civiltà industriale.

Ci stiamo avvicinando a un momento dove – secondo David Wilcock, studioso collaboratore di Richard Hoagland, scienziato di provate capacità e di vedute molto aperte – i cambiamenti inerenti la civiltà umana si succederanno con grandissima rapidità. In una progressione geometrica esponenziale. Ci sono voluti secoli e secoli per raggiungere il miliardo di abitanti sulla terra (intorno al 1900) e nemmeno un secolo per moltiplicare per sei quella cifra, ci sono voluti secoli e secoli per creare calcolatori grossi come stanze da ballo e pochi decenni per contenere la capacità di quei dinosauri tecnologici in nemmeno qualche millimetro quadrato di superficie da mettersi dentro la tasca più piccola. Si sta raggiungendo un punto nel percorso della civilizzazione dove le regole precedenti – con le quali siamo stati abituati a pensare e vivere – non valgono più. Riteniamo di poca utilità stabilire in che possibile data del nostro calendario verrà raggiunta la singolarità, nella quale ogni abitudine conosciuta sfocerà nella NOVITA’ ASSOLUTA di un pianeta intero che fa il suo ingresso in un diverso piano di realtà. Che poi questo cambiamento avvenga nel 2012, nel 2020 o nel 2036 poco importa, dal momento che le stesse coordinate dello SpazioTempo come siamo abituati a PERCEPIRLE verranno, con una certa probabilità, rivoltate come un guanto!
David Wilcock suggerisce che è perfettamente inutile fare ipotesi su “cosa accadrà” durante quell’ORIZZONTE DEGLI EVENTI poichè “ci scivoleremo dentro senza nemmeno quasi rendercene conto”, il pianeta verrà investito da un veloce turbine che farà crollare mistificazioni durate secoli e secoli, avvenimenti cardine per la storia dell’umanità (paragonabili alla scoperta del fuoco, della ruota, dell’aviazione) si succederanno in un lasso di tempo così breve – mesi, giorni, ore! – che sarà perfettamente inutile “registrarli sui libri di storia per i posteri”, perchè non ci sarà più l’idea nè dei posteri nè della storia. Il postmoderno esploderà nella fine dei tempi. L’informazione è condizionamento, è ipnosi collettiva, non è “registrazione obiettiva dei fatti per il bene della società e della civiltà”. In ciò che chiamiamo futuro, il tempo lineare giungerà a collassare a causa della sua meccanicità. Il tempo lineare è una specie di macchina, e una macchina che aumenta a dismisura il numero dei suoi giri (questo è in relazione con la FREQUENZA SCHUMANN e la diminuzione dell’elettromagnetismo terrestre, secondo Gregg Braden) non può che guastarsi.

Perciò il libro di Tiziano Sclavi (il quale ha una copertina eloquente) lo vogliamo vedere un po’ come il simbolo di questo discorso, testimonianza di un mondo che non avrà più bisogno di giornali scritti, un mondo senza più epoche, dove non succederà più niente perchè semplicemente è già successo tutto e la storia si è esaurita.





Codice Genesi e sincromisticismo

19 09 2010
Qualche anno fa, precisamente nell’autunno 1997, uscì anche in Italia un libro che si ritagliò una certa notorietà nel mondo, soprattutto in coloro che vanno pazzi per le profezie di Nostradamus, della Monaca di Dresda, del Ragno Nero ecc. Si trattava di The Bible Code, il cui titolo tradotto in italiano era “Codice Genesi”, scritto dal giornalista Michael Drosnin.
L’autore diceva di avere scoperto singolari concatenazioni di lettere ebraiche con l’aiuto di un programma informatico, nel testo originale dei libri del Pentateuco (la Torah) della Bibbia, basandosi sugli studi numerologici del matematico Eliyahu Rips. Per esempio, i caratteri che formano il cognome del presidente USA John F. Kennedy si incrociano con quelli che compongono l’anno in cui è stato ucciso, e con il nome della città dove è avvenuto, cioè Dallas. In un’altra pagina, i caratteri ebraici che fanno comparire il nome della città di Hiroshima, sono disposti assieme all’anno 1945 e alla scritta “Enola Gay” (il nome dell’aereo che aveva sganciato la bomba atomica sulla città). Inoltre, il senso di questi incroci e concatenazioni si può accompagnare a quello dei passi della Torah contenuti nella stessa pagina.
Il giornalista diceva di avere avvisato l’ex presidente israeliano Yitzhak Rabin che qualcosa minacciava la sua vita poichè gli era capitato di decrittare il suo nome assieme alla scritta “omicidio” e all’anno 1995. L’allerta era stata inutile e, dopo la morte del celebre uomo politico in seguito a un attentato nel novembre di quell’anno, Drosnin si rese conto che nella stesse righe composte da lettere ebraiche compariva anche il nome del killer di Rabin.

“Codice Genesi” accennava anche a ciò che era il futuro per allora; in diverse altre pagine del libro sacro, un certo numero di schemi di lettere assieme nelle stesse righe (disposti in verticale, orizzontale o diagonale) fanno apparire – accanto agli anni ebraici 5761 (2000) o 5767 (2006) – scritte come “fine dei giorni”, “olocausto nucleare”, “missile russo”.

Il programma informatico utilizzato dal giornalista scovava poi i nomi di “Arafat”, “Bush”, “Nethanyahu” in diverse altre pagine. Immediatamente dopo l’avvenimento accaduto al WTC di New York l’11 settembre 2001 – anzi quando ancora i grattacieli stavano bruciando – Drosnin si precipitò a digitare freneticamente sul suo programma informatico le chiavi di ricerca per rintracciare certe lettere, scoprendo che in alcune pagine del Libro Sacro si incrociavano parole relative alle torri, all’attentato terroristico, e all’anno in cui stava succedendo.
L’autore, qualche mese dopo, dava alle stampe la seconda puntata della sua ricerca, chiamandola The bible code II The Countdown, in Italia “Codice Genesi II, Conto Alla Rovescia”, che uscì in libreria nel 2002. Collegando ciò che già aveva scoperto e pubblicato nel primo volume (le prove di come sia nascosto un codice decifrabile dal computer all’interno del testo ebraico dei libri della Bibbia, e di come questo codice serva per prevedere avvenimenti, alcuni già accaduti), il rischio di guerra mondiale nel 2006 – visto che il 2000 (altro anno in cui poteva scoppiare secondo il codice) era già passato – alla nuova minaccia terroristica esplosa nel 2001, Drosnin volle avvertire il mondo che, a causa di questa minaccia, poteva essere la fine dell’umanità in seguito a una nuova guerra mondiale originata dalla “polveriera del medioriente.” Come la seconda era finita con lo scoppio di una bomba nucleare, la terza poteva iniziare con un esplosione atomica, provocata da un missile diretto su Gerusalemme. Di questo pericolo estremo, l’autore parlava già nel primo libro, come anche della caduta di un asteroide killer nel 2011 o 2012, e di un messaggio di speranza nascosto in altre pieghe del testo ebraico (“Codice salverà”), nominandosi inavvertitamente – ? – una specie di salvatore del mondo. Drosnin, prendendo maledettamente sul serio ciò che decifrava con l’applicazione digitale, domandò di poter parlare delle sue scoperte sul futuro del genere umano, e sui rischi che correva, con ministri, presidenti e autorità degli USA, di Israele, e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, un po’ come aveva in passato già fatto (inutilmente) per avvertire Yitzhak Rabin della sua morte violenta nel novembre 1995.
A proposito dell’origine del codice nella Bibbia che è possibile decifrarlo col computer, l’autore parlò di un viaggiatore del tempo – proveniente da quello che è il nostro lontano futuro – il quale inserì nel testo originale nomi e date degli avvenimenti storici perchè un giorno potessero essere visti, nel momento in cui il progresso tecnologico l’avesse consentito. Successivamente Drosnin diede un nome al temponauta (ottenuto grazie ad altre analisi del testo biblico) e identificò la posizione della sua navicella, sepolta – a suo dire – sotto chilometri cubi di salgemma dentro un’arca di materiale ferroso, in un punto del deserto ai confini tra Israele e Giordania.
E’ interessante notare come quando Micheal Drosnin, in risposta alle critiche degli scettici, disse “Crederò a coloro che mi criticano solo quando mi mostreranno un messaggio sull’omicidio di un primo ministro nel libro ‘Moby Dick’ “, qualcuno accettò la sua sfida, trovando tra le righe del testo del romanzo di Melville – attraverso lo stesso metodo informatico – riferimenti agli omicidi di Martin Luther King, Indira Gandhi, Trotskij, Lady Diana (come nell’esempio qui sotto) e degli stessi John Kennedy e Yitzhak Rabin, già decrittati dal cronista nelle pagine del Pentateuco!

Personalmente, ricordiamo come le date indicate dal codice come “quelle in cui poteva accadere l’olocausto nucleare” – ovvero 2000 e 2006 – coincidevano con due anni difficili per la situazione geopolitica del medioriente. Durante il primo, l’ex premier israeliano Sharon sfidava i palestinesi camminando sulla “Spianata delle moschee” di Gerusalemme, azione che avrebbe portato a un escalation di tensione e violenza, in una situazione già complicata dal fallimento dell’incontro tra il presidente USA Clinton, il primo ministro israeliano Barak e il presidente OLP Arafat (il cui quartier generale a Gaza fu bombardato nell’autunno 2000). Durante il secondo, vi fu la guerra tra Israele ed Hezbollah nel Libano (operazione “Piombo fuso”) in uno scenario regionale piuttosto compromesso, col programma nucleare dell’Iran – dalla parte di Hezbollah insieme alla Siria – e la Federazione Russa contraria alle mire di Israele nella zona che non collimassero coi suoi interessi, affini a quelli siriani e iraniani.
Quindi è probabile che, in un certo senso, ci sia davvero un collegamento tra i nomi apparsi nel testo della Torah identificati dal programma utilizzato da Drosnin e la realtà degli avvenimenti storici ma, appunto, allo stesso modo di come simili coincidenze possono apparire anche all’interno del testo di un romanzo qualsiasi come “Moby Dick”, non soltanto dentro uno dei libri sacri per l’ebraismo e Israele (oltre che per la cristianità) facendo si che un giornalista del Wall Street Journal ci imbastisca sopra tutta una storia di profezie e viaggiatori nel tempo che inseriscono un codice segreto nel testo originale della Bibbia in modo che un giorno potrà essere decifrato grazie al computer!
In uno sconosciuto racconto a fumetti americano del 1974 si possono trovare somiglianze straordinarie – in particolare nella caratterizzazione e nella vicenda di uno dei personaggi – con ciò che sarebbe accaduto solo 29 anni dopo, nel 2003, quando vi fu la cattura di Saddam Hussein in mezzo ai deserti dell’Iraq.

Nella caviglia della modella di una pubblicità risalente al 2002 vi sono forti analogie grafico-simboliche con una cartina geografica raffigurante il terremoto dell’Aquila che sarebbe avvenuto sette anni dopo.

Si ringrazia The Synopticon per l’immagine

In una scena del film Matrix uscito nel 1999 si può notare a un certo momento la data 11 settembre 2001 comparire su una tessera magnetica; l’album Party Music del duo Hip Hop The Coup, preparato a giugno, la cui uscita era prevista per la metà di settembre, fu subito ritirato poichè la copertina raffigurava le torri gemelle teatro di un’esplosione e bisognava cambiarla.

Intorno alla metà degli anni 90 uscirono le cosiddette Illuminati card, carte simili a quelle del gioco Magic che mostravano immagini come le Twin Towers vittime di un attentato esplosivo, l’edificio del ministero della difesa USA (Pentagono) sotto attacco, una grossa perdita di petrolio nelle acque dell’oceano, il centro di controllo di una pandemia, la riduzione della popolazione mondiale ecc, tutti i temi cari ai cosiddetti “cospirazionisti” o “complottisti”.

A proposito di Illuminati, anche il famoso “occhio di Horus” iscritto nel triangolo lo si può trovare nascosto in un mucchio di produzioni cinematografiche USA, e soprattutto nei cartoons è facile che spuntino simboli massonici o satanici. infatti come abbiamo scritto, molte scene di fumetti e film sembrano “presagire il futuro”: storie dylandoghiane di Tiziano Sclavi dei primi anni novanta che raffiguravano realtà le quali sarebbero state ben chiare solo successivamente, romanzi scritti alla fine del XIX secolo che raccontavano di una nave che si inabissava chiamata Titanic oppure di un gruppo di assassini che imperversava in Europa, e il nome di questa storia era “Le SS”. Nell’ultima pagina di un quaderno di scuola appartenuto a Napoleone Bonaparte appariva, scritta da lui stesso bambino, una frase: “Sant’Elena, piccola isola dell’Oceano Atlantico”.
Precedentemente, ci siamo già addentrati nel territorio misterioso della SINCRONICITA’, il cui studio approfondito fu affrontato dallo psicanalista Carl Gustav Jung insieme al fisico quantistico (premio Nobel 1945) Wolfgang Pauli. La sincronicità è una connessione tra eventi psichici – soggettivi – ed eventi fisici – oggettivi – che avviene in modo sincrono – ovvero nello stesso tempo – senza che vi sia una connessione di causa/effetto propria della fisica classica tra gli uni e gli altri. Per esempio, in un caso citato da Jung, mentre una sua paziente, che era distesa sotto analisi, stava raccontandogli un sogno incentrato su uno scarabeo, proprio in quel momento dalla finestra fece avvertire la sua presenza un tipo enorme di scarabeo che non si era mai visto in quella zona! Oppure (è successo poco tempo fa a chi scrive), alla guida dell’auto si sta pensando con una certa intensità a Fabrizio De Andrè, e immediatamente una stazione radio che di solito trasmette musica pop fa partire un brano non tra i più noti del cantautore genovese, “Fiume Sand Creek”. Si sta rimuginando su certe pene d’amore, e alla televisione fa la sua comparsa uno strano spot pubblicitario che sembra riassumere in qualche modo ciò a cui stiamo pensando, e pare darci inoltre un abbozzo di risposta inconscia ai nostri problemi.
Ogni fenomeno illustrato in precedenza può essere incluso nell’ambito di ciò che si chiama SINCROMISTICISMO, ovvero la facoltà di creare – e/o percepire, senza alcuna volontà o intenzionalità – messaggi a carattere profetico su un qualche avvenimento che avrà o ha avuto luogo. Ciò è legato alla natura degli ARCHETIPI e a come influisce nell’Onda SpazioTempo da cui siamo tutti trascinati. Dal momento che ogni cosa avviene nel tempo presente e che il passato e il futuro vivono solo nel ricordo e nell’immaginazione, nessuna cosa accade mai nel passato e accade mai nel futuro, cosicchè TUTTO lo SpazioTempo è contenuto in un eterno presente intangibile alla coscienza umana, ma tangibile alla dimensione in cui agiscono gli archetipi.
Nel Campo Morfogenetico viene accumulato, in un certo senso, tutto lo “scibile” dell’Universo (il cosiddetto AKASCHI, di cui abbiamo già parlato), un qualche tipo di energia multidimensionale calcolatrice e onniscente che SA TUTTO DI TUTTO E DI TUTTI, e questa energia può influire con la materia da cui è composto il flusso dello SpazioTempo, la nostra realtà nella quale viviamo, “giocando” in qualche modo con esso.
Perciò, spesso, le manifestazioni di questo tipo, sincromistiche, che testimoniano di come TUTTO E’ UNO, possono essere fraintese, viste come testimonianze profetiche scritte volontariamente (per esempio il “Codice Genesi” di Micheal Drosnin), oppure messaggi i quali giungono direttamente da qualche gruppo esoterico o satanista (così, per esempio, la pensano gli amici del Centro Culturale San Giorgio).
Come abbiamo visto, l’avvenimento dell’11 settembre 2001 è qualcosa di così estremamente archetipico e simbolico, che la sua risonanza la si può individuare in un numero elevato di manifestazioni sincromistiche. E’ legato alla fine della dualità, alla fine della polarità (vissuta per sessant’anni, nel contrapporsi geopolitico di USA e URSS, bene e male, male e bene), è un EVENTO che quasi sembra essere piovuto sulla terra dal nulla, il quale ha indefinite chiavi di lettura, da quelle più “ufficiali” a quelle più estreme e inaccettabili per molti. In un certo senso è SEMPRE accaduto (e sempre accadrà), ma noi ce ne siamo resi conto solo quel determinato giorno!
Tra le altre cose, il fatto può alludere o preludere al fine-cambio di era, e ci riferiamo alla cosiddetta ERA VOLGARE, cristiana, che tanto conosciamo e alla quale tanto facciamo condizionare quotidianamente le nostre esistenze, per pura convenzione ormai del tutto cristallizzata da secoli (e accentuata negli ultimi decenni).
Concludiamo, proponendovi una considerazione strana riguardante proprio un certo punto di vista – forse sincromistico – nel leggere le cifre di questi ultimi anni disposti in una determinata sequenza.

2011
2001
2000

OPPURE

2011
2010
2000

wtc 9-11 sincromisticismo

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