Una bestia chiamata Occidente: la nascita di una tragedia

22 08 2022
 
 
Alastair Crooke continua a esplorare le origini del totalitarismo nascosto dentro la [attuale] cultura europea.

(La prima parte di questi due articoli rintraccia le origini di un totalitarismo celato dentro questa cultura europea. La seconda parte si inoltra ulteriormente nella questione.)

 

Poiché mi immersi nel futuro, fin dove lo sguardo umano potrebbe spaziare,
Vidi la visione del mondo, e tutto ciò che sarebbe stato.

(Alfred Lord Tennyson)

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La nascita della tragedia (Friedrich Nietzsche, 1872) definì i due aspetti opposti gemelli della natura umana – la sua polarità – come comprendenti le (presumibilmente) virtù apollinee della ragione e dell’ordine essere in violenta opposizione psichica alle forze caotiche (dionisiache) di una scatenata e primordiale energia (simboleggiata come fuoco) nell’essere umano.

Nella visione di Nietzsche (così come in quella degli antichi), entrambe le polarità erano necessarie per bilanciare e armonizzare le faccende umane. Tuttavia, la secolare cancellazione della trascendenza, con cui il genere umano potrebbe trovare significato elevandosi a un livello differente di ‘comprensione’, ha come lasciato semplicemente premuto un pulsante acceso in una specie di pilota automatico, finendo appunto in tragedia.

Dunque, la tragedia – nella visione di Nietzsche “del mondo e di tutto ciò che sarebbe” – era che la razionalità, in assenza di un correttivo dionisiaco della sua potenziale distruttività, avrebbe teso a capovolgersi in uno strumento che, lungi dal mantenere l’ordine e la civiltà, sarebbe stato capace di far piombare nel disordine e nella barbarie.

Nietzsche fu in grado di capire che l’apparente marcia trionfale del progresso europeo si stava dirigendo verso una caduta catastrofica. Nietzsche temeva grandi guerre all’orizzonte, le quali – mentre egli stesso stava scivolando nella follia – sarebbero alla fine arrivate: infatti, proprio così come la sua malattia psichica, la follia del mondo da lui diagnosticata era destinata a fare il suo corso.

Una bella digressione, ma cosa questo aneddoto ha a che fare con l’occidente attuale? Bene, in verità ha molto a che fare. Nietzsche era figlio di un pastore protestante [caso strano, proprio come un altro visionario tragico, Van Gogh]. Fu missionario impegnato per l’Utopia universale; ma dal momento che per lui ‘Dio era morto’, divenne frustrato fino alla follia nello sforzo di immaginare come potesse essere organizzata una redenzione secolare dell’umanità. Alla fine, lo sforzo [non certo la “forza” di Guerre Stellari] lo spinse oltre il limite, nella follia. La sua è, in un certo senso, la storia della tragedia che si sta svolgendo oggi.

Se la “caduta” dell’Occidente ebbe la sua gestazione nella contro-cultura totalitaria della Rivoluzione Francese (vedere la prima parte), la “venuta al mondo” di questa caduta la vediamo nell’implosione dell’Unione Sovietica. Semplicemente, l’argomentazione dialettica ha una tesi e una contro-tesi, che alla fine dovrebbe produrre una sintesi. Dunque, con l’implosione dell’Unione Sovietica, la tesi occidentale definita nei termini della sua antitesi (l’U.R.S.S.) ha perduto la sua logica. Improvvisamente e drammaticamente, l’anti-tesi evaporò!

[“https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/10/07/la-supersintesi-della-storia-occidentale-pensando-alla-dialettica-di-hegel/“]

Private dell’ancora del pensiero metodologico occidentale, le élite trionfaliste si sono allontanate dalla realtà, e in una serie di tentativi missionari di riplasmare il mondo a loro immagine, hanno abbracciato un’ideologia che pretende di essere esattamente ciò che non è. Cioè, un’ideologia che proclama la difesa della libertà e dell’individualità, mentre nasconde nel suo linguaggio [e nelle sue pratiche], un totalitarismo ereditato dai giacobini, [dai bolscevici] e dai fabiani [https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/07/13/la-scena-finale-del-primo-film-della-serie-di-fantozzi-e-la-fabian-society/].

La “forma delle cose a venire” (presa in prestito da H. G. Wells, 1933) ed estesa all’inizio del 1900, doveva essere l’ “ultima rivoluzione” – un’ultima rivoluzione in mezzo al collasso sistemico (‘ultima’, poiché tutti da allora in poi sarebbero stati presumibilmente contenti all’interno di una realtà controllata modellata dalle caste superiori.) Questo fu il nichilismo europeo che collassava in una più estrema “riforma dell’umanità” scientifica di tipo bolscevico.

In che modo questa fantasia distopica è finita dentro l’attuale politica nordamericana [idealmente, “a capo dell’Occidente” da diversi decenni a questa parte]?

David Brooks, l’autore di Bobos in Paradise, (lui stesso un giornalista “liberal” del New York Times), ha affermato che di tanto in tanto emerge una classe rivoluzionaria che sconvolge le vecchie strutture. Tale nuova classe, Brooks afferma, non si proponeva di essere una classe sociale superiore di élite dominanti: è semplicemente…accaduto così. Inizialmente, nei suoi propositi, quella classe elitaria avrebbe dovuto produrre valori progressisti e crescita economica. Ma alla fine è cresciuta incontrollabilmente generando risentimento, alienazione, e innumerevoli disfunzioni politiche.

I facenti parte della “borghesia bohemienne” – o ‘BoBo’ – erano ‘bohémien’ nel senso che provenivano dalla generazione narcisistica di Woodstock; ed erano ‘borghesi’ nel senso che – passato Woodstock – questa classe “liberale” s’è successivamente evoluta nei vertici di potere del paradigma culturale mercantilista, aziendalista e di Wall Street.

Brooks confessa che inizialmente aveva guardato con favore a quei (“liberal”) BoBo. Tuttavia, si è alla fine rivelata una delle analisi più ingenue da lui scritte e ha ammesso: “In qualunque modo volete chiamarli, [quei “BoBo”] essi si sono fusi tra loro in una specie di “casta braminica inter-coniugale che domina la cultura, i mass media, l’educazione e la tecnologia.”

Questa classe sociale, che stava accumulando enormi ricchezze e si stava radunando nelle grandi aree metropolitane nordamericane, giunse anche a dominare i partiti di sinistra in tutto il mondo che erano in precedenza dei veicoli per la classe operaia.  “Abbiamo spinto questi partiti ancora più a sinistra sulle questioni culturali (premiando il cosmopolitismo e le questioni identitarie), mentre si annacquavano e si ribaltavano le tradizionali posizioni democratiche proprie dei vecchi sindacati. Quando degli appartenenti alla “classe creativa”, gli appartenenti alla classe operaia tendono ad andarsene via.” Queste differenze culturali e ideologiche polarizzanti si sovrappongono alle differenze economiche.

Se Repubblicani e Democratici parlano come se vivessero in due pianeti diversi, è perché:

“Mi sono sbagliato molto a proposito dei BoBo”, dice Brooks. “Non ho previsto con quanta aggressività ci saremmo mossi nell’affermare il nostro predominio culturale, il mondo in cui avremmo cercato di imporre i valori delle élite attraverso codici di pensiero e parole. Ho sottovalutato il modo in cui la “classe creativa” avrebbe innalzato con successo barriere intorno a se stessa per proteggere i propri privilegi economici … E ho sottovalutato la nostra intolleranza verso punti di vista differenti. Quando dici a una grossa fetta di una nazione che le loro voci non meritano di essere ascoltate, reagiranno male—e lo hanno fatto”.

I BoBo hanno voluto effettivamente realizzare ciò che diceva H. G. Wells nel 1901:

“E’ diventato evidente che masse intere della popolazione umana sono, nel suo complesso, inferiori nelle loro pretese sul futuro, rispetto ad altre masse, che non possono essere date loro opportunità o affidare loro il potere così come lo si affida alle classi superiori, che le loro caratteristiche debolezze sono contagiose e dannose per il futuro della civilizzazione”.

Qualcosa cominciò a cambiare verso il 2015-2016 – iniziò una reazione. Fu l’elezione a sorpresa di Donald Trump? Trump fu probabilmente accidentale. Più probabile fu il drammatico passaggio tra i conservatori nordamericani verso un’attitudine orientata a una maggiore libertà da questo Sistema. Le campagne elettorali del 2008 e del 2012 di Ron Paul hanno molto a che fare con questo cambiamento tra gli elettori repubblicani. I conservatori e gli indipendenti dalla mentalità aperta stavano ritornando alle loro fondamenta culturali caratterizzate da un governo e uno stato poco ingerenti, dalla priorità data alla costituzione, al pensiero indipendente, ai valori di merito – e non di casta – e alla decentralizzazione. Questo ha rappresentato il contro-polo, l’anti-tesi.

[“https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/09/10/limpossibile-vittoria-di-ron-paul-alle-presidenziali-del-2012/“]

Fu a questo punto che il mondo “corporate”, aziendale, multinazionale nordamericano decise di diventare ideologico a pieno regime.

Uno storico culturale preveggente, Christopher Lasch, ha previsto ciò. Scrisse un libro – La rivolta delle élite – per descrivere come, già nel 1994, si fosse ‘tuffato nell’allora futuro’. Vide una rivoluzione sociale che sarebbe stata spinta fino al culmine dai borghesi radicalizzati. I loro leader non avrebbero avuto quasi nulla da dire a proposito della povertà e della disoccupazione. Le loro questioni sarebbero state incentrate su ideali utopici: diversità e giustizia razziale – ideali perseguiti con il fervore di una millenaria e astratta ideologia.

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Uno dei punti chiave su cui insisteva Lasch era che quei futuri giovani “marxisti” nordamericani avrebbero sostituito la lotta di classe con la lotta culturale. Aggiungendo che un’ “élite illuminata” (così come pensa di se stessa), “avrebbe potuto anche non degnarsi di persuadere la maggioranza […] … attraverso un dibattito pubblico razionale – mantenendo comunque la presunzione di portare la torcia per la redenzione dell’umanità. Le nuove élite disprezzano i “deplorabili”: una tribù che è tecnologicamente arretrata, politicamente reazionaria, repressiva nella sua moralità sessuale, mediocre nei suoi gusti, compiaciuta e compiacente, noiosa e sciatta”, come scrive Lasch.

Questo radicalismo sarebbe stato contrastato, predisse, ma non dagli strati più alti della società, ne dai leader della Gran Filantropia o da quelli delle grandi imprese e aziende miliardarie. Questi ultimi, anzi, in qualche modo contro-intuitivamente, ne sarebbero divenuti i loro facilitatori e finanziatori.

Non sorprende dunque che la Gran Filantropia finanzi e condivida le aspirazioni di tali radicali. Le grandi attività filantropiche di oggi non hanno relazione alcuna con la filantropia tradizionale. Piuttosto, i vertici della filantropia nordamericana oggi sono dei rivoluzionari, occupati, come sono, da istituzioni massicce e benestanti le quali non provano altro che disprezzo per le idee tradizionali della filantropia.

Oggi come oggi, la convinzione (nel contesto di ciò che è visto come il fallimento dei diritti civili e delle riforme del New Deal), è che una filantropia rivoluzionari dovrebbe essere schierata per “risolvere i problemi una volta per tutte”. L’ideale si manifesta nello sforzo di portare profondi cambiamenti strutturali nella società, sfidando quelle che sono considerate le fondamentali ingiustizie istituzionali degli ordini economici e politici. Ciò significa spostare ancora una volta il potere, via dalle élite, ‘le quali sono così spesso maschili e di razza bianca’ e dunque fanno parte delle ingiustizie strutturali della società – per mettere la ricchezza della Fondazione direttamente nelle mani di quelli che sono stati sistematicamente vittimizzati.

Questo importante cambiamento ideologico necessita di essere assorbito: la Gran Filantropia, i “Big Tech” e i grandi Consigli di Amministrazione (CEO) si son ritrovati dentro il movimento ‘Woke’ e quello dei militanti ‘Black Lives Matters’, e stanno rilasciando “Big Funding” (diverse tra queste fondazioni possiedono risorse tali da eclissare quelle dei più piccoli stati nazione). Anche qui vediamo all’opera un effetto moltiplicatore, poiché Big Philanthropy, Big Tech e Big Biotechnology agiscono come un sistema di rete interconnesso. Sono tutti al lavoro per costruire un futuro “trans-umanizzato” guidato dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, guidato da una ‘aristocrazia multiculturale.’

Una parte di questa aggressiva rotazione nei “posti di lavoro di alto livello” può essere  attribuita al cosiddetto “movimento ESG” (Environmental-Social-Corporate Governance) – uno strumento per fondazioni globaliste quali la fondazione Ford, la Rockefeller Foundation e il World Economic Forum. A tutto questo ci si riferisce anche come al ‘capitalismo delle parti interessate’ e all’ ‘investimento relativo alla missione’ – che, in effetti, è solo un altro termine metodologico col quale tutti i pensieri umani e i comportamenti quotidiani, possono venire sia ripiegati in un mono-pensiero di uno stato unitario, sia per la direzione politica del comportamento delle imprese.

Il movimento ESG, così come la Gran Filantropia, riguarda il denaro: prestiti che vengono concessi dalle principali banche e fondazioni a quelle aziende che sono in bolla con le linee guida dello ‘stakeholder capitalism’ (‘capitalismo delle parti interessate’.) Le aziende sono costrette a mostrare che stanno attivamente perseguendo un tipo di business che dà la priorità ai valori Woke e alle restrizioni per “combattere il cambiamento climatico.” […]

Anche il regime biomedico emerso sulla scia della pandemia di Covid, poggiava su un imperativo morale di tipo ESG. Fin dai primi giorni della pandemia, le parole ‘vulnerabilità’, ‘solidarietà’ e ‘cura’ sono stati consolidati in questo modello proprio dell’ESG: ‘sicurezza collettiva.’

L’idea della vulnerabilità non ha niente di nuovo. Inizialmente, si pensava che fosse la classe operaia ad aver bisogno di protezione. Ma sulla falsariga dell’ideologia della Gran Filantropia, sono i gruppi identitari, i marginalizzati per questioni razziali e gli emarginati per questioni sessuali a essere divenuti ‘soggetti vulnerabili’. Questa narrativa è stata assimilata nel più ampio meme della ‘politica dei sacrifici’ per cui siamo pronti a sacrificare le nostre libertà per le vite di altre persone: per proteggere i gruppi vulnerabili, perché questa è la nostra solidarietà. Cioè, ha fine la libertà individuale quando ha inizio la libertà collettiva.

La vita lavorativa è diventata un costante indotto sacrificio di sè, un cosiddetto “walk of shame”, un “cammino della vergogna.” Anche gli sforzi più assurdi vengono richiesti ai lavoratori perché dimostrino di essere degni di avere un lavoro. Sessioni di auto-flagellazioni di massa nei posti di lavoro, università e scuole – seminari contro il razzismo, polizia linguistica di tipo LGBTQ , corsi di ‘coscienza climatica’ , tutto imposto dall’alto – sono divenuti rituali saldamente radicati. Quindi, non c’è da stupirsi se un recente studio di Lancet su 10.000 adolescenti e giovani adulti abbia rivelato che più della metà di loro si sentiva “triste, ansioso, arrabbiato, senza potere, senza aiuto e in colpa” “per il cambiamento climatico.” Insomma, la gente sta seguendo Nietzsche, e sta silenziosamente diventando matta.

Lo status quo, l’establishment, non ha semplicemente nessun messaggio da dare per tali elettori di fronte alle difficoltà in arrivo. L’unica visione per il futuro che può evocare è Net Zero – un’agenda distopica che porta verso nuove vette la politica dell’austerità e dei sacrifici e la finanziarizzazione dell’economia.

C’è un film su un antropologo tedesco che si reca in Colombia, Embrace of the Serpent, l’esploratore è alla ricerca di una rara, ma celebrata, pianta curativa amazzonica . In precedenza, un altro esploratore tedesco, alla ricerca di questa pianta, partì per l’Amazzonia per non fare più ritorno.

In questa storia vera, l’antropologo incontra uno sciamano, che pensa di ricordarsi dove si trovano le piante.  E’ un viaggio arduo e pericoloso fatto con una piccola canoa, in pelle, larga appena lo spazio per sedersi.

Lo sciamano, i cui unici beni sono un perizoma e una pagaia, chiede perché gli europei ‘abbiano così tanto bagaglio’. “E’ più semplice senza”, suggerisce. Inizialmente, la domanda viene accantonata poiché l’antropologo si solleva, sudando e trascinando valigie e scatole trascinando giù su cascate, ogni giorno dai bivacchi notturni alla canoa. Ma lo sciamano lo tiene a bada: “la canoa non è stabile”, insiste.

Allora l’esploratore tedesco spiega che: in primo luogo, dentro i bagagli ci sono i diari dei viaggi del suo defunto predecessore e non può perdere quei diari. E poi ci sono la sua fotocamera e le fotografie. Si tratta di registrazioni vitali per il suo viaggio. Anche i suoi libri,  assieme ai diari e all’amato grammofono sono ugualmente preziosi.

Il viaggio si allunga, il fiume è vorticoso e le cose si fanno dure.

Poi, un giorno, di punto in bianco, l’antropologo getta via una valigia fuori bordo. Lo sciamano sogghigna. Poi una pausa; quindi un altro bagaglio viene buttato via. Alla fine tutti i bagagli vengono gettati in acqua … e stavolta è l’esploratore europeo che sorride con sollievo.

Man mano che i tempi si faranno più difficili, vedremo qualcosa di analogo: l’Environmental-Social-Corporate Governance (ESG) verrà gettato fuori bordo (sta già cominciando). Poi l’industria cinematografica Woke scivolerà nelle acque (sta sta succedendo velocemente). Poi sarà la volta delle lezioni obbligatorie di critica razziale ed equità, e poi chissà… anche le discipline riguardanti il Covid spariranno sotto i vortici dell’acqua che scorre veloce.

E sorrideremo, avvertendo che un pesante fardello non ce l’avremo più sulle nostre spalle.

Versione originale: https://www.strategic-culture.org/news/2022/08/15/a-birth-of-tragedy/





Una bestia chiamata Occidente: la maschera di Pandora

21 08 2022

“Questa è l’estate prima della tempesta. Senza tema di smentita, con i prezzi dell’energia destinati a salire a livelli senza precedenti, ci stiamo avvicinando a uno dei più grandi terremoti geopolitici degli ultimi decenni. È probabile che le convulsioni che ne deriveranno possano essere di un ordine di grandezza assai maggiore rispetto a quelle seguite al crollo finanziario del 2008, che scatenò proteste culminate nel ‘Movimento Occupy’ e nella ‘Primavera Araba’…

“La carneficina economico-finanziaria è già arrivata nel cosiddetto mondo in via di sviluppo, con interruzioni di corrente da Cuba al Sud Africa. Lo Sri Lanka è solo uno di un folto numero di paesi a basso reddito in cui i leader rischiano di essere cacciati dal potere per via di un’ignominiosa fiammata di penuria petrolifera e inadempienze sui prestiti.

“Ma l’Occidente non sfuggirà a questo Armageddon. In effetti, per molti versi, sembra destinato a essere il suo epicentro – e la Gran Bretagna, il suo Ground Zero. In Europa e in America, un sistema d’élite tecnocratico costruito sul mito-modernismo e sull’autocompiacimento si sta sgretolando. La sua favola fondante – che profetizzava il glorioso inviluppo degli stati nazione dentro un governo mondiale basato sulle catene di approvvigionamento globali – si è trasformata in una parabola riguardante i pericoli di questa globalizzazione (la quale è più che altro un’ideologia, il ‘globalismo.’)

“Questa volta, le élite non possono sottrarsi alla responsabilità per le conseguenze dei loro errori fatali… In parole povere, l’imperatore non ha più i vestiti: di fronte alle difficoltà, l’establishment semplicemente non ha più promesse e nemmeno messaggi per gli elettori. L’unica visione per il futuro che può evocare è ‘Net Zero’, un’agenda distopica che porta la politica sacrificale di austerità e finanziarizzazione dell’economia mondiale a nuovi livelli. Ma è un programma perfettamente logico per un’élite che si è svincolata dal mondo reale”.

Se, così com’era previsto, l’Occidente è diventato così incline a un disorientamento “da far girare la testa”, attraverso una pioggia costante di disinformazione consistente in etichette attaccate a casaccio su qualsiasi critica al “pensiero unico” – e anche da ovvie menzogne – una bella parte del mondo occidentale [cioè dei “noi” che costituiscono quella “bestia” chiamata Occidente, direbbe Igor Sibaldi] ha iniziato a mettere in discussione il suo livello di sanità mentale.

Nella sua, chiamiamola, creduloneria, gran parte dell’Occidente è giunto a considerare i ripetitivi messaggi riguardanti la politica dei sacrifici e la finanziarizzazione di tutto come “cose perfettamente razionali”. E’ stato reso come tenuto immobile in una ragnatela. E’ stato come stregato.

«Quando uso una parola», disse Humpty Dumpty con tono piuttosto sprezzante,

“significa proprio quello che scelgo che significhi, né più né meno.”

“La domanda è”, disse Alice, “se puoi far sì che le parole significhino così tante cose diverse”.

“La domanda è”, disse Humpty Dumpty, “che è essere il padrone… tutto qui.”

( Attraverso lo specchio di Lewis Carroll )

Sì, quello che potremmo chiamare “canto delle sirene della Bestia” per la politica dei sacrifici da esercitare sulla gente, mentre – come cavalieri dell’Apocalisse – Guerra e Pandemia urlano a tutti che si stanno appunto avvicinando delle ore apocalittiche. Potremmo chiamarla una sindrome collettiva – simile alla psicosi delle streghe nel XIV-XVII secolo – ma oggi il fenomeno che il poeta W.B. Yeats definì la ‘bestia ruvida’ con il suo sguardo ‘vuoto e spietato come il sole’, è meglio conosciuto semplicemente come Ideologia.

La parola “ideologia” è spesso usata come sinonimo di idee politiche, una corruzione del linguaggio che nasconde il suo latente e antipolitico carattere totalitario. L’ideologia è invece incapace di trattare gli esseri umani come partecipanti distinti a una vita sociale condivisa e apolitica. Per esempio, l’ideologia WOKE (“https://civiltascomparse.wordpress.com/tag/woke/“) vede la società umana piuttosto, come dei “gruppi su cui agire.” È esplicitamente anti-nazionale, anti-sovrana, anti-religione tradizionale, anti-cultura tradizionale, anti-infrastrutture non globali e anti-famiglia.

Il termine “idéologie” fu coniato durante la Rivoluzione francese da Antoine Destutt de Tracy, un filosofo materialista anticlericale che concepì appunto l’ ideologia come una scienza sociale delle “idee” che sarebbe stata la base della costruzione di una società razionale progressista governata da un’élite illuminata, la cui competenza tecnica avrebbe giustificato la loro pretesa di governare.
 
Questa fisionomia dell’ideologia europea, così come emerse durante l’età rivoluzionaria francese, fu in gran parte tracciata dai Franchi nel periodo prima e dopo Carlo Magno. Fu allora che sorse la dottrina della superiorità razziale (gli “altri” erano “barbari” e pagani e servivano solo come schiavi). Fu allora, inoltre, che l’espansionismo predatorio proiettato all’esterno (le Crociate, poi il colonialismo) si radicò nella psiche europea.
 
L’età di Carlo Magno ha ulteriormente cementato uno scisma sociale incolmabile: L’oligarca franco viveva nel suo castello e i suoi vescovi inculcavano ai loro servi villani, che vivevano ai piedi del castello, la viva paura dell’inferno eterno. A cui erano predestinati i non eletti, a meno che non avessero ottenuto la grazia di Dio. Questa nascente ‘idea’ franca era precorritrice di come noi europei siamo oggi: il senso di assoluta superiorità; di appartenere a una razza eletta; e i divari di classe in Europa sono le ombre di oggi di quel mondo totalitario di più di mille anni fa.
 

“Ma io non voglio andare in mezzo alla gente matta,” disse Alice.

“Oh, non puoi farci niente” disse lo Stregatto: “noi qui siamo tutti matti, lo sono io e lo sei anche tu”

Ciò che la Rivoluzione francese aggiunse fu la CRUDA IDEOLOGIA, attraverso il cambiamento radicale nel rapporto tra stato e società tradizionale. Rousseau viene spesso considerato l’icona della “libertà” e dell'”individualismo” ed è ampiamente ammirato. Eppure qui abbiamo proprio quella chiara corruzione del linguaggio di cui si diceva, che nasconde il carattere fondamentalmente anti-politico dell’ideologia.

Rousseau rifiutò esplicitamente la partecipazione umana alla vita condivisa non politica. Vedeva le associazioni umane piuttosto come “gruppi su cui agire” in modo che i pensieri e i comportamenti quotidiani potessero essere ripiegati dentro la mente unitaria di uno stato unitario.

E Rousseau sostiene proprio quello stato unificato – lo stato assoluto –  a scapito delle altre forme di tradizione culturale, e lo sostiene insieme alle “narrazioni” morali che forniscono contesto a termini come bene, giustizia e telos.

L’individualismo del pensiero di Rousseau, non è quindi un’affermazione libertaria di diritti assoluti contro lo Stato omni-consumatore. Non è prevista nessuna “insurrezione del ‘tricolore’ contro uno stato oppressivo.”

E’ piuttosto il contrario! L’appassionata “difesa dell’individuo” di Rousseau nasce dalla sua opposizione alla “tirannia delle convenzioni sociali” , le forme e gli antichi miti che legano la società: religione, famiglia, storia e istituzioni sociali. Il suo ideale può essere proclamato come quello della libertà individuale; ma è “libertà”, tuttavia, non in un senso di immunità dal controllo dello stato, ma nel rifiuto delle presunte oppressioni e corruzioni della società collettiva.

La relazione familiare viene così sottilmente trasmutata in una relazione politica; la molecola della famiglia è scomposta negli atomi dei suoi individui. E questi atomi, oggi sono ulteriormente preparati per essere pronti a liberarsi del loro genere biologico, della loro identità culturale ed etnica per poi venire nuovamente fusi nell’unica unità dello stato.

Sì, così com’era previsto, l’Occidente è diventato così incline a un disorientamento “da far girare la testa”, attraverso una pioggia costante di disinformazione consistente in etichette attaccate a casaccio su qualsiasi critica al “pensiero unico” – e anche da ovvie menzogne – che una bella parte del mondo occidentale ha iniziato a mettere in discussione il proprio livello di sanità mentale.

Nella sua, chiamiamola, ‘creduloneria’, gran parte dell’Occidente è giunto a considerare i ripetitivi messaggi riguardanti la politica dei sacrifici e la finanziarizzazione di tutto come “cose perfettamente razionali”. E’ stato reso come tenuto immobile in una ragnatela. Stregato.

«Quando uso una parola», disse Humpty Dumpty con tono piuttosto sprezzante,

“significa proprio quello che scelgo che significhi, né più né meno.”

“La domanda è”, disse Alice, “se puoi far sì che le parole significhino così tante cose diverse”.

“La domanda è”, disse Humpty Dumpty, “che è essere il padrone… tutto qui.”

( Attraverso lo specchio di Lewis Carroll )

Sì, quello che potremmo chiamare “canto delle sirene della Bestia” per la politica dei sacrifici da esercitare sulla gente, mentre – come cavalieri dell’Apocalisse – Guerra e Pandemia urlano a tutti che si stanno appunto avvicinando delle ore apocalittiche. Potremmo chiamarla una sindrome collettiva – simile alla psicosi delle streghe nel XIV-XVII secolo – ma oggi il fenomeno che il poeta W.B. Yeats definì la ‘bestia ruvida’ con il suo sguardo ‘vuoto e spietato come il sole’, è meglio conosciuto semplicemente come Ideologia .

La parola “ideologia” è spesso usata come sinonimo di idee politiche, una corruzione del linguaggio che nasconde il suo latente e antipolitico carattere totalitario. L’ideologia è invece incapace di trattare gli esseri umani come partecipanti distinti a una vita sociale condivisa e apolitica. Per esempio, l’ideologia WOKE vede la società umana piuttosto, come dei “gruppi su cui agire.” È esplicitamente anti-nazionale, anti-sovrana, anti-religione tradizionale, anti-cultura tradizionale, anti-infrastrutture non globali e anti-famiglia.

Il termine “idéologie” fu coniato durante la Rivoluzione francese da Antoine Destutt de Tracy, un filosofo materialista anticlericale che concepì appunto l’ ideologia come una scienza sociale delle “idee” che sarebbe stata la base della costruzione di una società razionale progressista governata da un’élite illuminata, la cui competenza tecnica avrebbe giustificato la loro pretesa di governare.
 
Questa fisionomia dell’ideologia europea, così come emerse durante l’età rivoluzionaria francese, fu in gran parte tracciata dai Franchi nel periodo prima e dopo Carlo Magno. Fu allora che sorse la dottrina della superiorità razziale (gli “altri” erano “barbari” e pagani e servivano solo come schiavi). Fu allora, inoltre, che l’espansionismo predatorio proiettato all’esterno (le Crociate, poi il colonialismo) si radicò nella psiche europea.
 
L’età di Carlo Magno ha ulteriormente cementato uno scisma sociale incolmabile: L’oligarca franco viveva nel suo castello e i suoi vescovi inculcavano ai loro servi villani, che vivevano ai piedi del castello, la viva paura dell’inferno eterno. A cui erano predestinati i non eletti, a meno che non avessero ottenuto la grazia di Dio. Questa nascente ‘idea’ franca era precorritrice di come noi europei siamo oggi: il senso di assoluta superiorità; di appartenere a una razza eletta; e i divari di classe in Europa sono le ombre di oggi di quel mondo totalitario di più di mille anni fa.
 

“Ma io non voglio andare in mezzo alla gente matta,” disse Alice.

“Oh, non puoi farci niente” disse lo Stregatto: “noi qui siamo tutti matti, lo sono io e lo sei anche tu”

Ciò che la Rivoluzione francese aggiunse fu la CRUDA IDEOLOGIA, attraverso il cambiamento radicale nel rapporto tra stato e società tradizionale. Rousseau viene spesso considerato l’icona della “libertà” e dell'”individualismo” ed è ampiamente ammirato. Eppure qui abbiamo proprio quella chiara corruzione del linguaggio di cui si diceva, che nasconde il carattere fondamentalmente anti-politico dell’ideologia.

Rousseau rifiutò esplicitamente la partecipazione umana alla vita condivisa non politica. Vedeva le associazioni umane piuttosto come “gruppi su cui agire” in modo che i pensieri e i comportamenti quotidiani potessero essere ripiegati dentro la mente unitaria di uno stato unitario.

E Rousseau sostiene proprio quello stato unificato – lo stato assoluto –  a scapito delle altre forme di tradizione culturale, e lo sostiene insieme alle “narrazioni” morali che forniscono contesto a termini come bene, giustizia e telos.

L’individualismo del pensiero di Rousseau, non è quindi un’affermazione libertaria di diritti assoluti contro lo Stato omni-consumatore. Non è prevista nessuna “insurrezione del ‘tricolore’ contro uno stato oppressivo.”

E’ piuttosto il contrario! L’appassionata “difesa dell’individuo” di Rousseau nasce dalla sua opposizione alla “tirannia delle convenzioni sociali” , le forme e gli antichi miti che legano la società: religione, famiglia, storia e istituzioni sociali. Il suo ideale può essere proclamato come quello della libertà individuale; ma è “libertà”, tuttavia, non in un senso di immunità dal controllo dello stato, ma nel rifiuto delle presunte “oppressioni e corruzioni della società collettiva.”

La relazione familiare viene così sottilmente trasmutata in una relazione politica; la molecola della famiglia è scomposta negli atomi dei suoi individui. E questi atomi, oggi sono ulteriormente preparati per essere pronti a liberarsi del loro genere biologico, della loro identità culturale ed etnica per poi venire nuovamente fusi nell’unica unità dello Stato.

Questo è l’inganno nascosto nel linguaggio della libertà e dell’individualismo degli ideologi. È piuttosto la politicizzazione di tutto nello stampo di una singolarità autoritaria della percezione. Il defunto George Steiner ha detto che i giacobini “hanno abolito la barriera millenaria tra la vita comune e le enormità dello storico [passato]. Oltre la siepe e il cancello anche del giardino più umile, marcia con le baionette dell’ideologia politica e del conflitto storico”.
 
Questa eredità giacobina fu ulteriormente perfezionata dai Fabiani e da personaggi del calibro di H.G. Wells, che scrisse nella sua nuova Trilogia biblica , pubblicata nel 1901:
 
“E’ diventato evidente che intere masse della popolazione umana sono, nel complesso, inferiori nelle loro pretese sul futuro, rispetto ad altre masse, che non possono essere date loro opportunità o essere affidato loro il potere così come ci si fida dei popoli superiori, che le loro debolezze caratteristiche sono contagiose e dannose per il tessuto della civiltà, e che il loro livello di incapacità tenta e demoralizza i forti. Fornire loro l’uguaglianza significa sprofondare al loro livello, proteggerli significa venire sommersi dalla loro fecondità.
 
Bertrand Russell, connesso alla stessa corrente di pensiero, l’avrebbe espresso in modo più diretto in un “The Scientific Outlook” del 1931:
 
“La classe dirigente basata sulla Scienza provvederà per un tipo di educazione destinata a uomini e donne ordinari e un altro tipo di educazione sarà invece per quelli che diventeranno i detentori del potere scientifico. Dagli uomini e dalle donne ordinari ci si attenderà che siano docili, puntuali, spensierati e contenti. Di tutte queste qualità, probabilmente la contentezza sarà considerata la più importante e tutti i ragazzi e le ragazze impareranno fin dalla più tenera età a essere “cooperativi”, vale a dire il fare esattamente ciò che qualsiasi altro sta facendo. Lo spirito d’iniziativa non deve venire incoraggiato nei bambini a scuola e l’insubordinazione verrà punita soltanto con l’emarginazione.”
 
In sintesi, l’odierno “Totalitarismo light” (basato ormai in gran parte sulla tecno-crazia) della vita occidentale contemporanea, accetta il fatto che, mentre gli esseri umani formano naturalmente gruppi sociali per scopi comuni, l’odierna ideologia WOKE presuppone però che le associazioni organiche naturali e tradizionali in qualsiasi comunità radicata, non siano in grado di sostenere una “buona società” (a causa del razzismo radicato, della trans-omo-fobia e altre “fobie” ecc.), e perciò le comunità umane devono essere quindi “ripulite dall’alto verso il basso” (attraverso soprattutto la burocrazia e i mass media) “per liberarle da tali perniciosità.” Questo è il seme “bolscevico” che Rousseau ha seminato.
 
Questo è il punto: il nostro disorientamento e senso di sanità mentale collettiva scomparsa, deve molto allo stress psichico di abbracciare un’ideologia che pretende di essere esattamente ciò che non è. Cioè che, in altre parole, proclama di essere “per la libertà e l’individualismo”, mentre in realtà è per uno statalismo assoluto.
 
Alain Besançon osserva che “non è proprio possibile rimanere intelligenti sotto l’incantesimo dell’ideologia”. L’intelligenza, dopo tutto, è un’attenzione continua alla realtà, che è incompatibile con l’ostinazione propria dell’ideologia. L’intelligenza non può nemmeno mettere radici nel suolo sterile del diffuso ripudio della cultura. Ecco perché tutti i regimi ideologici sono, senza nessuna eccezione, afflitti da pura inettitudine.
 
Il che ci riporta di netto al suddetto pezzo del Telegraph:
 
“Né c’è alcuna spiegazione per questo fiasco a parte decenni di ipotesi fallite e passi falsi della nostra classe dirigente. Sulla scia della grande crisi finanziaria [2008], l’establishment è quasi riuscito a convincere il pubblico a sottomettersi ai rigori purificatori dell’austerità [politica dei sacrifici], convincendo gli elettori che tutti condividiamo la colpa della crisi e dobbiamo tutti svolgere un ruolo ruolo nell’espiazione degli errori del Paese. Questa volta, le élite non possono sottrarsi alla responsabilità per le conseguenze dei loro errori fatali.
 

“La carneficina è già arrivata … a cui i britannici non potranno sfuggire In effetti, anzi, per molti versi sembrano destinati ad avere un ruolo centrale.

“La situazione che si avrà da fronteggiare cambierà probabilmente i giochi. Abbiamo scarsamente iniziato ad afferrare quanto imprevedibili saranno i prossimi anni – e quanto poco siamo preparati ad affrontarne le conseguenze. Può suonare come una prognosi sfavorevole ma, particolarmente in Gran Bretagna, sembra che siamo appena entrati nell’atto finale di un sistema economico che ha palesemente fallito. Risulta più chiaro che mai come l’imperatore non abbia ormai vestiti e non gli sono rimaste storie con cui distrarre”.

L’autore ha ragione. Ci saranno proteste pubbliche – in alcuni stati, forse, più che in altri; disobbedienze civili – che stanno già avvenendo nel Regno Unito e nei Paesi Bassi: la campagna ‘The Don’t Pay’ , che esorta le persone a partecipare a uno ‘sciopero di massa per non pagare i costi dell’energia’ – sono dei primi segnali.
 
Tuttavia, questi non sono che primi passi. Quando le autorità finanziarie internazionali dicono di “accogliere favorevolmente” una recessione per distruggere la domanda – e così ridurre l’inflazione – in questa affermazione è implicita la convinzione delle élite che le proteste verranno represse con successo.
 
Ci sono tanti segnali che è in previsione una spietata, violenta e amministrativa soppressione dell’inquietudine popolare.

Ogni tanto, nel corso della storia, gli umani hanno periodicamente fatto esperienza a di un profondo senso di come le loro vite siano in qualche modo vuote, con nulla di realizzato, e di come il mondo intorno a loro risulti falso, illusorio e privo di significato.

“Come sai che sono matta?” disse Alice.

“Devi esserlo” disse lo Stregatto, “o non saresti venuta qui.”

Se guardiamo a questo schema, che si ripete, più e più volte, otteniamo un chiaro senso sia dell’evento che dei ricorsi di questa esperienza di vuoto collettivo. Perché, sono l’insicurezza e la paura associate al “vuoto” a far svanire il torpore e le persone esplodono in un “risveglio” disordinatamente ribelle. Otteniamo anche un chiaro senso del perché il tentativo da parte delle cerchie ristrette d’élite di ‘gestire’ tali risvegli, finisce così facilmente in tragedia (e spargimento di sangue.)
 
Ma c’è un’ulteriore difficoltà nella situazione odierna. Anche se le ‘porte della percezione fossero state ripulite’ (Aldous Huxley), e non ci fosse dunque nessuna chiara concettualizzazione per cui si possa dire: ‘qui è ‘dove’ dovremmo andare’ – o, almeno, non c’è un ‘dove’ che avrebbe senso per coloro che sono già presi dal panico per ciò che percepiscono come l’assalto a tutti i punti di riferimento con cui hanno vissuto le loro vite.
 
Cosa potrebbe alla fine spezzare una psicosi collettiva che fa sì si sia coinvolti in qualche irresistibile incantesimo ‘magico’? Bene, in parole povere, dolore. Il dolore è il grande agente chiarificatore.
 
Cosa succede quando le persone riescono a risvegliarsi dagli inganni di un “totalitarismo light” che si atteggia a “libertà e individualismo” (per non parlare della “democrazia”!). La domanda allora diventa: verso quali altre ‘idee-immagini’ le persone migreranno collettivamente?
 
L’implicazione geopolitica di questa domanda è che l’Italia può migrare verso una “idea-immagine”; la Germania verso un’altra; e la Francia verso un’altra ancora, e altri magari potrebbero semplicemente “arrendersi” a tutto l’intero pasticcio della politica dell’Unione Europea (dunque rifugiandosi tra le braccia del nichilismo). E’ importante una cosa così? Potrebbe essere qualcosa di…rivitalizzante?
 
Che cioè ci permetterebbe di rivolgerci direttamente con lo sguardo verso la “Bestia Occidente”, l’Ideologia: a cui, attraverso l’inettitudine dei suoi adepti è stata inavvertitamente fatta venire via la maschera, aprendo un “vaso di Pandora.” Chi può dire quale maschera indosserà dopo?
 




La scena finale del primo film della serie di Fantozzi e la Fabian Society

13 07 2013

Era il megadirettore galattico in persona, colui che nessun impiegato al mondo era mai riuscito soltanto a vedere, correva anzi voce che non esistesse neppure e non fosse un uomo ma solo un’entità astratta.

“Ma, scusi, questa…è la sua stanza?”

“Certo.”

“Va be’, ma le cento piante di ficus, e le poltrone di pelle umana, e il grande acquario nel quale nuotano dei dipendenti sorteggiati…”

“Voci, caro Fantozzi, messe in giro dalla propaganda sovversiva.”

“Prego, si accomodi.”

“Si ma, dove, dove andiamo?”

“Si sieda, qui.”

“Ma qui, al suo posto?”

“Certo. Un sorso d’acqua? Un tozzo di pane?”

“Scusi conte ma…io…mangiare con lei?”

“Ma certo, che differenza c’è tra me e lei?”

“Ma abbia pazienza! Ma come che differenza c’è?! Non mi vorrà mica dire, signor duca, che siamo uguali io e lei, voi siete i padroni, gli sfruttatori, noi siamo gli schiavi, i morti di fame!…”

“Ohh…ma caro Fantozzi, è solo questione di intenderci, di terminologia, lei dice padroni e io datori di lavoro, lei dice sfruttatori e io dico benestanti, lei dice morti di fame e io classe meno abbiente, ma per il resto la penso esattamente come lei.”

“Come, altezza, come?”

“Io, come lei, sono un uomo illuminato e sono convinto che a questo mondo ci sono molte ingiustizie da sanare, la penso esattamente come lei, e come il nostro caro dipendente Folagra.”

“Ma…mi scusi, sire, ma…non mi verrà a dire che lei è, scusi il termine sa,…comunista!”

“Be’…proprio comunista…no, vede, io sono un…medio progressista.”

“Ahh. Ma in merito a tutte queste rivendicazioni e a tutte le ingiustizie che ci sono, lei cosa consiglierebbe di fare, maestà?”

“Ecco, bisognerebbe che per ogni problema nuovo, tutti gli uomini di buona volontà, come me e come lei, caro Fantozzi cominciassero a incontrarsi senza violenze in una serie di civili e democratiche riunioni fino a che non saremo tutti d’accordo.”

“Ma…mi scusi, santità, ma in questo modo…ci vorranno almeno…mille anni!”

“Posso aspettare…IO.”

“Grazie.”

Il dialogo che ho appena presentato, tratto dal film Fantozzi del 1975, m’ha ricordato fortemente qualcosa letto qualche anno fa (sui blog Tra Cielo e Terra e The Synopticon) a proposito della cosiddetta Fabian society, m’ha ricordato un testo tratto dalla voce corrispettiva di Wikipedia in lingua italiana, che traduce Fabian society con Fabianesimo (altre fonti italiane lo traducono anche come “socialismo fabiano.”) A differenza della stessa voce nelle versioni in inglese e in francese di Wikipedia, il testo della versione italiana è meno dettagliato e particolareggiato e, in un certo senso, più orientato verso una lettura quasi immaginifica della Fabian society (tradotta in Fabianesimo) come se fosse una società segreta che agisce nell’ombra per influire pesantemente sulla politica sociale dell’intero Occidente, partendo dall’Inghilterra.

Il dialogo della scena finale del film Fantozzi pare essere una stringata spiegazione della filosofia, della Fabian society, il suo modus operandi, a cui sembrerebbe proprio accennare!

Stemma della Fabian Society: il lupo travestito da agnello.

Stemma della Fabian Society: il lupo travestito da agnello.

Il simbolo della Fabian Society: la tartaruga.

Simbolo della Fabian Society: la tartaruga.

Il Fabianesimo […] Prese tale nome in quanto si avvalse sempre di una tattica gradualistica e temporeggiatrice che ricordava, sotto alcuni aspetti, la politica di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, che nella lotta contro Annibale e i suoi cartaginesi si avvalse di una strategia attendista di lento logoramento. Il Fabianesimo difatti, crede nella graduale evoluzione della società, tramite riforme incipienti che portino gradualmente al socialismo, a differenza del marxismo che predica un cambiamento rivoluzionario.

Il Fabianesimo era caratterizzato principalmente dal pragmatismo, rifiutava le idee utopiche.

Il loro socialismo non è stato un movimento rivoluzionario, ma finalizzato allo sviluppo e all’evoluzione in senso socialista delle istituzioni esistenti.

I Fabiani erano in favore di un’alternativa alla proprietà dei mezzi di produzione per porre fine al disordine economico e gli abusi provocati dal capitalismo.

Concludiamo con questo passo, che, pensando al dialogo del film, è davvero degno di nota, sempre tratto dalla immaginifica pagina italiana di Wikipedia dedicata alla Fabian Society alias “fabianesimo.”

Leon Trotsky pensava che il Fabianesimo fosse un subdolo tentativo di salvare il capitalismo dalla furia della classe operaia. Ha scritto “in tutta la storia del movimento laburista britannico vi è stata pressione da parte della borghesia sul proletariato attraverso l’ uso di radicali, intellettuali, salotto e chiesa socialisti, e owenisti, che respingono la lotta di classe, difendono i principi di solidarietà sociale, predicano la collaborazione con la borghesia, imbrigliano, e indeboliscono politicamente l’avvilito proletariato”