Individualismo aperto: il futuro della spiritualità

8 08 2018

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In questi anni si sta diffondendo questa teoria metafisica definita Individualismo Aperto che consiste nella credenza che esista una sola coscienza umana che vive la sua esistenza solamente a livello soggettivo attraverso le diverse personalità umane. Quindi in realtà noi crediamo di essere una umanità composta da miliardi di individualità differenti quando in realtà siamo una unica entità che si ricicla attraverso tutti noi. La nostra coscienza vive tutti i punti di vista umani a livello soggettivo. A mio parere, se questo fosse vero, ed e’ probabilmente vero, ci sarebbe quindi una dualità esperienziale nell’ universo, una entità tutta istinto e una entità cosciente di se’ stessa, che però può esprimersi ed esistere solo in maniera frammentata e autoriciclante. Probabilmente in origine questa autocoscienza si è originata come una interferenza o un ” solitone ” ( terminologia di Terence Mckenna)    Che si e’ poi divisa per sempre dai suoi istinti ed e’ andata avanti per conto proprio.

Questa teoria non e’ necessariamente inclusiva di una entità divina teologica e non elimina in se’ la realtà della morte, poiché ogni personalità riciclata automaticamente si separa dalla precedente, anche se probabilmente non in maniera completamente definitiva, visto come sono popolari le ” memorie di vite precedenti ” . Chi decide di includere nelle sue credenze personali questa teoria deve accettare che i dolori e le tragedie degli umani si verificheranno nella sua esperienza soggettiva allo stesso modo e nella stessa quantità dei piaceri e dei successi di altre individualità.

Quindi se questo concetto corrisponde al vero, siamo una unica entità che viaggia di corpo come nel libro ” Everyday ” , con la differenza che ogni esperienza di vita effettivamente viene vissuta come unica e separata dalle altre. In questo modo siamo una entità che rappresenta tutte le vicissitudini umane, e soggettivamente sperimentiamo tutte le esperienze possibili per gli umani.

Questo porta all’ inevitabile conclusione che quando ci rapportiamo agli altri di fatto ci stiamo rapportando con una versione alternativa di noi stessi. Non importa se essi sono con noi nello stesso periodo temporale che successivamente ci accingeremo a ripercorrere. Infatti in questo modello spirituale il tempo e’ vissuto anche esso in maniera soggettiva. Questo ci porta ad addentrarci in un territorio solipsistico, ma se ci pensiamo bene, ognuno di noi e’ separato da una barriera invalicabile nei confronti della interiorità di chi ci sta accanto e di chi vive con noi, a meno che egli o ella non si esprima, non possiamo effettivamente sapere cosa succede nella sua mente. Di fatto, ognuno di noi vive in maniera solipsistica, ed e’ perfettamente legittimo, visto che la nostra vita personale ci appartiene.

Se tutti sapessimo che un giorno ci troveremo nei panni dell’ altro, chissà quanto cambierebbe nei nostri comportamenti e nell’ approccio verso il diverso. A me piace pensare che questo sistema spirituale abbia una sua metodologia e una sua dinamica precisa, mi piace pensare che il sistema di ricambio delle personalità avvenga in connessione al tempo, e quindi in modo cronologico. Ogni giorno nascono un tot di persone, e di conseguenza ritengo di poter ipotizzare che il ricambio segua una metodologia precisa, quindi se io sono nato un determinato giorno ad una determinata ora, continuerò a rinascere per un grande numero di vite in persone nate lo stesso giorno, con differenze di secondi e più avanti anche minuti.

Secondo la storia di Andy Weir, l’ Uovo, rappresentiamo lo stato vitale embrionale di una divinità, siamo ” allevati ” da Dio e addestrati a conoscere ogni sfaccettatura umana a livello interiore, un campione di umanità, che una volta portato a compimento e a conclusione, ci porterà a nascere come una divinità effettiva che in teoria dovrebbe poi guidare le vite della VERA umanità , che di conseguenza non esisterebbe ancora. Siamo quindi in una realtà virtuale, una scuola per divinita’ , un tutorial.

Solo chi ha conosciuto e ha vissuto ogni esperienza possibile può comprendere cosa vuol dire essere UMANO. Di conseguenza, ci vuole una divinità per comprendere la nostra umanità.

In un certo senso ho sempre pensato, anche prima di conoscere questa teoria, che noi identifichiamo Dio attraverso la nostra personalità, plasmiamo la sua essenza attraverso ciò che conosciamo della nostra interiorità ( anche se una volta ho letto che la nostra comprensione interiorizzata di Dio si sviluppa attraverso il nostro approccio con i genitori, il che è comprensibile, ma io in realtà ho sempre identificato Dio come affine al mio essere interiore, non per narcisismo, ma perché credo che sia un processo automatico ).

Invece di utilizzare personaggi e ruoli di tramite per approcciarsi al divino, potremmo invece utilizzare noi stessi per identificarci con la totalità della nostra essenza ” embrionale ” e cercare di vivere attraverso gli altri, come se ci stessimo rapportando effettivamente con una parte di noi stessi ( sebbene questa parte esterna alla nostra soggettività per ovvi motivi non ci riconosce come una parte di se stesso ). Chissà quanto cambierebbe il mondo se tutti percepissimo questo concetto.

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La teoria finale di Stephen Hawking: l’universo è un ologramma?

3 05 2018

Il professor Stephen Hawking ha sfidato le precedenti teorie sull’inflazione cosmica e sul “multiverso” in un nuovo articolo.
“Stephen Hawking ha rivelato dall’oltretomba la sua teoria scientifica finale: l’universo è un ologramma.
Il cosmologo,  morto il 14 marzo, ha sfidato le precedenti teorie sull’inflazione cosmica e sul “multiverso” in un nuovo articolo pubblicato sul “Journal of High Energy Physics. “

Stephen Hawking Muore nel Pi Day ?!

“Gli scienziati in genere credono che per una piccola frazione di secondo dopo il Big Bang, l’universo si espanse in modo incredibilmente rapido prima di stabilirsi nel suo stato attuale, pieno di stelle e galassie, [questa è chiamata] la teoria dell’inflazione.
Ma alcuni hanno proposto che, su una scala globale più grande, l’inflazione continui all’infinito, dando origine a un “multiverso” – un numero di universi differenti con le proprie leggi della fisica.
Il professor Hawking era sempre turbato da questa idea, che a un livello fondamentale non può essere conciliata con la teoria della relatività generale di Einstein. In un’intervista dello scorso anno ha detto:

Non sono mai stato un fan del multiverso.

Lavorando con il collega belga Professor Thomas Hertog, il Prof Hawking ha esteso la strana nozione di una realtà olografica per spiegare come l’universo sia nato dal momento del Big Bang.
La nuova teoria abbraccia lo strano concetto che l’universo è come un ologramma vasto e complesso. In altre parole, la realtà in [quattro] dimensioni [tre più il tempo] è un’illusione e il mondo apparentemente “solido” intorno a noi […] è proiettato da informazioni memorizzate su una superficie in due dimensioni.
La variazione della teoria dell’olografia di Hawking e Hertog supera il problema di combinare l’inflazione eterna con la relatività generale.
Il prof. Hertog, della Katholieke Universiteit Leuven (KT Leuven), ha dichiarato:

Si tratta di una nozione matematica molto precisa di olografia che è uscita dalla teoria delle stringhe negli ultimi anni, non ancora completamente compresa ma è sbalorditiva e cambia la scena completamente.

Applicata all’inflazione, la teoria appena pubblicata suggerisce che il tempo e ‘l’inizio’ dell’universo sorsero olograficamente da uno stato inconoscibile al di fuori del Big Bang.
Il Prof Hawking ha detto prima della sua morte:

Non possiamo ritornare a parlare di universo unico, ma le nostre scoperte implicano una significativa riduzione del multiverso, in una gamma molto più piccola di possibili universi.”

Eternità, ci siamo ancora arrivati?

“Ricordati di alzare lo sguardo verso le stelle e non alle tue scarpe. Prova a dare senso a ciò che vedi e chiediti a proposito di cosa fa sì che l’universo esista. Sii curioso e per quanto ci siano difficoltà sulla tua via c’è sempre qualcosa che puoi fare se non ti arrendi”.

Bene, questo è scomodo…

Stranamente avevo appena ascoltato questo podcast stamattina e poi ho letto dell’ultima teoria di Hawking su un universo olografico.
Eben Alexander, medico e insegnante alla Harvard Medical School e altrove, e noto neurochirurgo accademico, pensava di sapere come funzionavano il cervello, la mente e la coscienza.
Un’esperienza trascendentale di quasi-morte (Near Death Experience, NDE) durante un coma di una settimana a causa un’infezione inspiegabile al cervello, gli ha cambiato [tutta la sua visione della realtà] – completamente.
I ricordi della sua vita sono stati completamente cancellati, eppure si è risvegliato con altri ricordi: quelli di una fantastica odissea in profondità in un altro regno – a suo dire più reale della [consueta] realtà terrestre!
A partire dalla sua NDE del 2008, Eben Alexander ha riconciliato la sua ricca esperienza spirituale con la fisica e la cosmologia contemporanea.
Siamo coscienti nonostante il nostro cervello.
Sondando profondamente nella nostra coscienza, trascendiamo i limiti del cervello umano e del regno fisico-materiale.
La sua storia offre una chiave cruciale per la comprensione della realtà e della coscienza umana.
Ieri avevo ascoltato un podcast con Michael Shermer, il quale ha portato lì nel podcast un bel po’ di discorsi del Dr. Eben Alexander: in pratica si parla di universi più piccoli [bidimensionali?] del nostro universo conosciuto, come pare che [lo stesso] Hawking sia finalmente arrivato a pensare dopo tutto, sembra 😉




Vi sono veramente due mondi?

2 04 2015

Presentiamo un’esposizione del chimico Roberto Cavanna di Roma, tratta dall’antologia “Aspetti scientifici della parapsicologia”, edita nel 1973. Pensiamo sia davvero condivisibile.

Vi sono veramente due mondi?

Di Roberto Cavanna

L’intervento di Roberto Cavanna mira a superare nell’ambito di un possibile discorso neurofisiologico la distinzione tra esperienze “interiori” ed esperienze “oggettive”, che in gran parte delle impostazioni scientifiche recenti ancora viene mantenuta nei termini inconciliabili del dualismo filosofico di origine greca.

Un cambiamento radicale di impostazione metodologica potrebbe consentire, secondo Cavanna, una visione “trasversale” dei due mondi, nonchè dell’immaginario luogo dove essi si incontrano. Ne conseguirebbe la possibilità di considerarli come un tutto unico, nel quale sarebbe superfluo, oltre che vano, ogni tentativo di procedere “longitudinalmente” dall’uno all’altro mondo attraversando un diaframma ipotizzato solo in determinati contesti storico-culturali.

Iris

“C’è un’apertura tra i due mondi, il mondo degli stregoni
e quello degli uomini viventi. C’è un luogo dove i due mondi
s’incontrano: l’apertura è lì. Si apre e si chiude come
una porta al vento.”

In un seminario di specialisti uno psicoanalista portò la discussione sul significato del sogno di un suo giovane paziente: “In una radura improvvisamente mi trovavo davanti un leone. Cominciai a correre a perdifiato, inseguito dalla belva, finché riuscii a salvarmi gettandomi in un lago.”

Furono date varie interpretazioni a diversi livelli, riguardanti le immagini parentali introiettate dal giovane e le loro implicazioni nel contesto della sua situazione esistenziale, sia secondo la sua elaborazione soggettiva che alla luce delle risultanze oggettive (od oggettivabili, una volta analizzato il meccanismo trasferenziale) dei dati in possesso dell’analista. Tali interpretazioni apparivano tutte più o meno valide, e certamente sarebbero state di grande aiuto per il proseguimento dell’analisi di quel paziente. Senonché il nostro analista, pur accettando i punti di vista dei suoi colleghi, manteneva un atteggiamento leggermente scettico. Finalmente disse che c’era un piccolo problema: in che conto bisognava tenere il fatto che quel suo paziente era africano, e che il sogno in questione rispecchiava fedelmente un episodio realmente accaduto al giovane anni prima?

A parte tutte le possibili interpretazioni e il significato del sogno nel contesto storico-psicologico del soggetto, è indubbio che il giovane abbia vissuto due volte l’episodio in questione, una prima volta nella realtà e una seconda in sogno. In altre parole, ciò significa che in ambedue le occasioni la scena ha dato luogo nel suo cervello a una complessa sequenza di eventi neuronali. Tutte le componenti di tale sequenza che “rappresentavano” la scena, sia nei suoi connotati cognitivi che emozionali saranno assolutamente identiche nei due casi, mentre saranno diverse quelle connesse con la risposta del soggetto. Comunque nessuno scienziato in buona fede, sia egli psicologo o neurofisiologo, potrà dubitare che tutte queste componenti siano ugualmente reali e misurabili, anche se le nostre tecniche attuali non ce ne permettono l’individuazione né la valutazione.

Le differenze tra alcune sequenze di eventi neuronali sono dovute al fatto che durante la scena reale viene messo in moto un complesso meccanismo nervoso atto a garantire un’adeguata reazione dell’individuo agli stimoli esterni, con componenti percettive, discriminatorie, decisionali e motorie. Nella scena onirica invece sono operanti vari circuiti inibitori, che bloccano qualsiasi risposta motoria dell’individuo agli stimoli, questa volta interiori, riprodotti mediante l’attivazione di sequenze neuronali nei circuiti corticali della memoria.

E’ difficile, allo stato attuale delle nostre conoscenze in neurofisiologia, individuare le sottili e determinanti identità postulabili nelle sequenze, sia corticali sia subcorticali, attivate nei due casi, scena vissuta in realtà e scena onirica, e quindi analizzare il valore esistenziale di queste identità per il soggetto. Dal lato puramente psicologico, invece, ciò è relativamente più facile: si può attribuire alla ripetizione in sogno della scena vissuta un valore catartico, di palingenesi. Rivivendo con accuratezza, garantita dall’operare nei due casi degli stessi circuiti neuronali, tutta la scena e la sequenza di stati emotivi che l’accompagnarono, il soggetto riafferma il suo dominio sia sui propri mostri interiori sia sul caos che oscuramente percepisce nella realtà, rafforzando con tale semplice meccanismo la competenza funzionale del suo Io.

Risulta ovviamente meno indaginoso valutare le differenze dal lato neurofisiologico che non le identità tra la scena “reale” e quella onirica. Il comportamento del cervello nei due casi è molto simile, a differenza che nel sonno “lento”, non REM (rapid eyes mouvements, movimenti rapidi degli occhi). In questo stadio infatti tutto il metabolismo del dormiente, incluso quello del suo cervello, tocca un minimo, mentre le risposte del cervello a eventuali stimoli esterni si fanno più forti (benché il soggetto non ne serbi alcuna coscienza), come se non funzionasse più alcun sistema di selezione. Durante il sogno invece, come durante la veglia, le risposte cerebrali si articolano secondo evidenti criteri discriminatori: mentre sono necessari stimoli di notevole intensità per risvegliare una persona durante questo stato di sonno (REM), basta uno stimolo di intensità appena percettibile, purché significativo per il dormiente, per provocare nel suo cervello una reazione di allerta. Proprio come durante la veglia, sembra che durante il sonno REM siano operanti meccanismi inibitori subcorticali, per proteggere l’individuo da stimoli sensoriali irrilevanti, quasi a prevenire qualsiasi perturbazione dell’attenzione e della concentrazione. Ma su cosa è concentrata questa attenzione?

Durante la veglia l’attenzione viene regolata in modo da permettere in ogni momento il miglior funzionamento dell’organismo nel suo rapporto con l’ambiente esterno, compatibilmente con le esigenze delle sue rappresentazioni e pulsioni interiori.

Durante il sonno REM, invece, le funzioni corticali di elaborazione degli stimoli sono focalizzate su sequenze neuronali riferentisi a eventi interiori, con evidente esclusione della “realtà” esterna, e insensibilità alla stimolazione periferica. Pertanto, nel caso di una scena “reale” rivissuta in sogno, la rappresentazione cerebrale consisterà in una riattivazione molto precisa di alcuni circuiti corticali e subcorticali, riproducenti esattamente a livello centrale sia la percezione cognitiva che quella emozionale della sequenza temporale vissuta nella “realtà”. Ma se i circuiti attivati sono gli stessi, quali criteri dovremo adottare per convalidare la “realtà” e la “verità” di un’esperienza percettiva o di una interiore? Forse l’illusoria testimonianza dei nostri sensi? O la voce della nostra “coscienza”?

A me sembra che queste osservazioni ci portino a rivedere tutto il nostro atteggiamento di fronte al problema della conoscenza. La dicotomia tra mondo psichico e mondo fisico, tra rappresentazione interiore e “realtà” esterna, introdotta dai filosofi ionici, ciascuno nel suo tentativo di strutturare la sua Weltanschauung, non faceva altro che universalizzare il gravoso problema individuale dell’eventuale dualismo tra mente e organismo corporeo. Questo problema, che oggi siamo in grado di ridimensionare, nasceva da un atteggiamento animistico primitivo, e ha contaminato con la sua invadente presenza molti filoni di pensiero. Pur non intendendo sottovalutare l’apporto della cultura greca, che è stato fondamentale per la nascita e lo sviluppo del nostro pensiero scientifico, dobbiamo ormai rivedere i nostri criteri di conoscenza alla luce degli sviluppi della moderna psicologia dinamica.

La prima osservazione che si presenta è che qualsiasi acquisizione di conoscenza risulta da un’interazione incessante tra stimoli esterni e pulsioni interiori. Si tratta di un processo intrinsecamente dinamico, di un’osmosi continua tra due meccanismi, uno di proiezione del mondo esterno, fondato sulle percezioni, e uno di proiezione del proprio mondo interiore, basato sulle emozioni. Il sistema risultante, pur potendosi considerare omeostatico a ogni istante dato, mostra di essere in continuo sviluppo, e la sua complessità sempre crescente appare irreversibilmente correlata con la variabile temporale, sia su scala individuale che collettiva. Navighiamo su di un oceano sconosciuto facendo continuamente il punto sulle costellazioni di un firmamento interiorizzato.

Da questo rapporto essenziale articolato in una triplice interazione tra individuo, che è al tempo stesso soggetto e oggetto di conoscenza, e mondo esterno che è un ulteriore oggetto di conoscenza, si sviluppano le tre istanze fondamentali dell’Io, del Me e del non-Io: le prime due da sole mi sembrano sufficienti per rendere conto dei meccanismi cosiddetti mentali, senza ricorrere a sterili spiritualismi. Ma quali criteri di convalida della “realtà” e della “verità” di un evento potremo assumere in questo nuovo sistema?

Se assumiamo come unico criterio le nostre impressioni soggettive, cadiamo facilmente in una specie di solipsismo idealistico, inutilizzabile scientificamente; se proiettiamo nel mondo esterno una rigida esigenza di conformità a leggi fisiche immutabili, ci avviamo verso un determinismo di astrazione sempre crescente. Entrambi gli atteggiamenti peccano di un’intrinseca staticità, che mal si accorderebbe con le premesse dinamiche del nostro sistema, nel quale i limiti tra mondo esterno e mondo interiore sono in continua fluttuazione.

L’unica possiblità che ci rimane è di cercare se criteri di realtà e di verità non siano già impliciti nei caratteri fondamentali del sistema in questione. Si tratta, come abbiamo visto, di un sistema aperto, in un continuo divenire irreversibile, che pertanto potrebbe portare in sé i limiti e i criteri della sua validità. I limiti della realtà sarebbero allora quelli stessi dell’immaginazione umana, mentre i criteri di convalida della verità scaturiranno a mano a mano dall’interno di quell’incessante interazione tra esseri umani e mondo esterno, che modifica continuamente la natura di entrambi.

Da queste osservazioni appare chiaro come non sia ormai più possibile limitarsi a osservare il mondo esterno secondo gli schemi statici dell’epistemologia greca, ma sia necessario immaginare nuove forme di rapporto sia con la realtà esterna che con quella interiore, codificando adeguatamente tali nuove vie di conoscenza nel corso del loro divenire, e correggendone dialetticamente i metodi secondo criteri di congruenza, di corrispondenza e soprattutto di integrabilità nel complesso della logica umana. Si tratta di arrivare quanto prima al “luogo dove i due mondi si incontrano”, per iniziare il nostro viaggio in una realtà completa e indivisibile. Molti l’hanno intravisto, ma pochissimi sanno come arrivarci: avviamoci senza preconcetti sul cammino indicato.





Ci troviamo perennemente in televisione

10 11 2011
E' possibile pensare alla terra come una specie di "scuola per anime"? C'è chi ne è convinto.
I pensieri non vengono prodotti dal cervello, ma vengono da esso RICEVUTI. Dire che il cervello produce i pensieri è come dire che la radio o la TV producono i programmi che ricevono.
E se non fossimo davvero DOVE pensiamo di essere?
Il nostro corpo potrebbe essere come una proiezione olografica assieme a tutto il resto che lo circonda.
Ma non utilizzerei il termine "proiezione", forse sarebbe più attinente usare "trasmissione-ricezione."
Tutti gli elementi che ci circondano non si troverebbero dove noi ci stiamo trovando davvero.
Immaginiamoci come degli apparecchi televisivi che stanno mostrando un PROGRAMMA ricevendo delle ONDE.
civiltà scomparse
civiltà scomparse
Queste onde vengono trasformate in suoni dalla radio, in immagini+suoni dal televisore, e in "mondo esterno" da NOI.
E il "mondo interno" potrebbe benissimo non trovarsi nello stesso posto in cui si trova il "mondo esterno", così come la radio e la televisione non si trovano certo nello stesso posto delle trasmissioni che ricevono.
E' interessante notare come le tecnologie della trasmissione-ricezione di immagini e suoni, sviluppate nel celebrato XX secolo, possano essere in qualche modo legate all'esatta natura di come in realtà funzioniamo nei mondi sottili-invisibili ai sensi.
La nostra identificazione con la "macchina" del corpo è in realtà l'identificazione col programma che sta ricevendo da una trasmissione che ha origine da un inimmaginabile aldilà.
E' un po' come se un televisore si identificasse col telefilm che sta ricevendo in seguito alla trasmissione di onde elettromagnetiche da parte di un ripetitore situato a una distanza più o meno grande.
Il limitatissimo mezzo del linguaggio, in questo caso, è del tutto inadeguato, e le metafore zoppicano.
Noi stessi non siamo in realtà il programma che viene trasmesso da chissà quale assurdo "ripetitore TV" che si trova chissà dove, ma siamo la coscienza (senza tempo-spazio-identificazione) dello spettatore che assiste a questo programma, spettatore da qualcuno chiamato anche "il testimone silenzioso".

testimone silenzioso
Immaginiamoci al cinema, seduti sulla poltrona, e immaginiamo di essere del tutto identificati con ciò che vediamo scorrere sullo schermo; l'immaginazione funzionerebbe ancora meglio pensando di indossare un casco per la sperimentazione della realtà virtuale. Utilizzando questo casco, ci troviamo dentro un videogioco, siamo un certo personaggio – mettiamo un guerriero medievale – e combattiamo in una battaglia per la conquista di un castello. Così immersi profondamente nell'azione del videogame in realtà virtuale, ci dimentichiamo di noi stessi (pensiamo al "ricordo di sè" di cui parla Gurdijeff) e servirebbe qualcuno che, delicatamente, riuscisse a sganciarci in qualche maniera dal programma informatico al quale siamo collegati, e da cui ci siamo fatti condizionare fino a perdere la nozione di chi davvero siamo.

civiltà scomparse
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Il punto è che "non siamo 'corpi di esseri umani'", il fatto di essere identificati in corpi di esseri umani che abitano in un pianeta provvisto di satellite orbitante, a sua volta orbitante intorno a una stella di media grandezza alla periferia di una galassia, fa parte della trasmissione televisiva, del videogioco olografico. E' una specie di incrocio tra una trasmissione televisiva e un videogioco olografico in tre dimensioni.
Il nostro centro, la nostra origine, la nostra essenza, il nostro cuore si trova ALTROVE. Non QUI. Questa è una simulazione. E' una simulazione!!!
In realtà potremmo ricevere e inviare dati chissà dove e chissà da dove, in una specie di download-upload continuo. Il mondo dell'informatica e delle reti, così come quello della trasmissione-ricezione radiofonica-televisiva, ha fatto sì di poter sviluppare in modi impensati la comprensione di chi veramente siamo noi stessi, modi inimmaginabili all'epoca dei grandi mistici e ricercatori spirituali di occidente e oriente. Se rivolgiamo l'attenzione a una telecamera che sta trasmettendo un programma in diretta – mettiamo una partita di calcio – notiamo che la telecamera possiede uno schermo televisivo bene in evidenza a una sua estremità, e l'inquadratura di questo schermo raffigura esattamente ciò che apparirà in centinaia di migliaia di Tv nello stesso esatto momento. Le immagini che sta riprendendo la telecamera e che verranno trasformate in onde elettromagnetiche, rimbalzeranno, attraverso i ripetitori, sulle antenne riceventi le quali, attraverso il televisore saranno trasformate nuovamente in immagini (e suoni). Questo si potrebbe paragonare al download, la ricezione di dati. Ovvero la conversione delle onde – attraverso l'antenna del nostro sistema nervoso – nel "mondo esterno", in altre parole la realtà virtuale olografica in cui siamo completamente identificati, e da cui siamo completamente condizionati. Nel "mondo esterno" è compreso il nostro corpo.

civiltà scomparse
Possiamo domandarci se l'apparecchio ricevente localizzatore chiamato cervello si limita a ricevere, o può a sua volta trasmettere.
All'inizio scrivevamo della vita sulla terra come "scuola per anime." Ebbene, ci domandiamo se il programma di realtà virtuale in cui siamo ciecamente immersi, abbia anche in qualche modo il compito di inviare dati (upload) chissà dove per informare chissà chi del nostro livello di progresso spirituale.
Ed è anche possibilissimo – anzi, certo – che la nostra antenna funzioni maluccio, e il programma venga ricevuto in maniera confusa e distorta. Cioè, la rappresentazione olografica quadrimensionale appare ai nostri sensi precisissima e infinitamente ricca di particolari, ma è la sua interpretazione da parte del "mondo interno" ad essere viziata. Qualcosa che si può paragonare alla lettura sbagliata di un testo scritto in una lingua straniera. L'errore non è contenuto certo nel testo, ma nella sua interpretazione. Arbitraria come l'interpretazione di una macchia di Rorschach .
Anche qui, il linguaggio e la metafora sono lì lì per gettare la spugna. Io, comunque, c'ho provato.





La distruzione delle basi sotterranee degli Illuminati e altre fantasie

21 10 2011
Girano da un paio di mesi diverse voci riguardanti delle presunte esplosioni che avrebbero interessato alcune basi militari sotterranee, le cosiddette DUMB (Deep Underground Military Bases) negli stati di Washington e Virginia, oltrechè nel Colorado. Secondo tali informazioni – difficilmente confermabili da evidenze veridiche – queste esplosioni avrebbero provocato le scosse telluriche di magnitudine 5.5 le quali avrebbero interessato quelle zone lo scorso 23 agosto.Civiltà Scomparse
In effetti, se si guarda il grafico del terremoto, si nota che è tipico di un’esplosione sotterranea (come gli esperimenti nucleari della Corea del Nord), senza alcuna microscossa premonitrice. Inoltre, sempre seguendo le stesse fonti, altre DUMB sarebbero state ora rese inutilizzabili.
Vi ricordate quando qualcuno portava alla vostra attenzione il rischio di qualche catastrofe futura, per esempio una guerra mondiale dove si sarebbero utilizzate le armi termonucleari, e all’obiezione: “Ma se scoppia una guerra così distruttiva, in cui muoiono miliardi di persone, non sarebbero coinvolti anche i ricconi che tengono in pugno il pianeta?” “Eh, no”, rispondeva quello che aveva cominciato a parlare di conflitto atomico, “Questi, prima che partano i missili e gli aerei, si rifugiano dentro i loro bunker, i quali sono delle vere e proprie città sotterranee ricche di ogni comfort e lusso proprio come ‘su di sopra’, e mentre sulla superficie della terra tutto muore per via delle esplosioni e delle radiazioni, loro – grazie a delle tecnologie inimmaginabili, precluse all’uomo della strada – possono permettersi di continuare a vivere fino a 300 anni, fino a quando, cioè, potranno risalire alla luce del sole, ripopolando il pianeta e apparendo come divinità-guida a una popolazione imbarbarita ridotta di numero, a poche centinaia di milioni di persone da soggiogare in un nuovo ordine mondiale.”Quindi l’OPZIONE DOTTOR STRANAMORE, come l’ha chiamata il romanziere e saggista Roberto Quaglia, presuporrebbe il rifugiarsi di migliaia, forse milioni, di persone selezionate, dentro un vero e proprio mondo sotterraneo. Ebbene, secondo tali recenti informazioni (che sembrano, in effetti, leggende urbane), questi mondi sotterranei sono stati interdetti all’utilizzo dei ricconi cattivi in cima alla piramide del potere planetario. Poniamoci questa domanda: e se il mondo in cui ci troviamo a vivere fosse così tanto disarmonico e così ingolfato di ingiustizie e violenza, non per via di una generica “natura umana” egoista e ingorda, ma perchè inquinato moralmente per secoli ad opera di un ristretto numero di potenti – uniti tra loro dagli stessi retaggi genealogici risalenti all’epoca babilonese – i quali, per continuare a esistere nel futuro in quanto casta millenaria di padroni alla guida degli schiavi, non avevano altra soluzione che provocare un genocidio quale non si è mai visto, riducendo drasticamente la popolazione del globo? Dopo essersi messi al sicuro, nei loro idilliaci mondi ctonii, con l’aspettativa di poter vivere secoli – grazie a ritrovati tecnologici secretati – e quindi poter “tornare a rivedere le stelle” dominando la popolazione del futuro, tornata a essere come ai tempi del Medio Oriente centinaia d’anni prima di Cristo?

Mappa delle DUMB

Anche a me, come a voi, viene da sbottare: “Ma via, andiamo, sono tutte fantasie!” però, anche se fosse solo il parto dell’immaginazione di qualche derelitto, sfigato smanettatore di internet, tutto questo materiale (pseudo)informativo produce una potenza immaginativa fuori dal comune. Del resto, è con l’immaginazione che vengono costruite le culture, le civiltà, non con la logica e la razionalità, tanto celebrate dall’attuale moribondo modello del reale. Moribondo proprio perchè ha dato eccessivo credito alla logica e alla razionalità.Il punto è che la narrazione di prima, riformulata, suona così: “La terza guerra mondiale termonucleare era nelle aspettative future di coloro che la vedevano come naturale punto di arrivo della nostra società ipertecnologica fondata sulla conflittualità e sull’ingordigia, e questa guerra catastrofica non poteva essere pensata in assenza dei bunker dentro cui i potenti si sarebbero nascosti sottoterra per ripararsi dalla tempesta radioattiva, lasciando noi poveracci a morire. Ma lo smantellamento totale di questi bunker scompagina le carte in tavola e rende inutile la presenza delle armi nucleari, vanificando il loro utilizzo futuro in una grande guerra, dal momento che anche i ricconi non avrebbero un posto dove ripararsi dalla catastrofe globale.”Le narrazioni eccentriche ed estreme, quasi sciamaniche – strette parenti dei sogni – possono aiutarci meglio a intuire il domani, rispetto all’analisi di dati statistici scientifici, i quali non fanno che stirare l’oggi (ovvero ciò che vediamo e sappiamo al momento presente) allungandolo fino a farlo diventare “futuro”, quando invece è solo una patacca che può afflosciarci nelle nostre mani al minimo soffio di avvenimento inatteso, visto in precedenza come impossibile, incredibile, pazzesco, che non si potrà avverare mai. “Pensavo fosse futuro e invece era un calesse”, si potrebbe scrivere parafrasando un noto film con Massimo Troisi.Ritengo che vivrò tempi in cui lo scrivere di fantascienza sarà molto scomodo, perchè ciò che scriverò si potrà avverare nello stesso momento in cui lo scrivo, iniziando la pagina credendo di scrivere qualcosa di irreale e finendo la pagina scoprendo che ciò che ho scritto è diventato all’improvviso reale!

Durante il precedente articolo, a un certo punto parlavo a proposito delle “agenzie di stampa”, e mentre ticchettavo sulla tastiera questa espressione, avvertivo dentro di me un moto di disagio. Ma come “stampa”, ma come “giornalisti”, con tutti i miliardi di pagine web che possono essere consultate anche su uno schermo senza fili, con centinaia di migliaia di contatti al secondo? Tutti questi esperti la cui firma compare in calce a documentati articoli che fanno proiezioni future “da qui al 2050” si rendono conto a quanto stiamo andando su questa terra, come diceva Corrado Guzzanti alla fine degli anni novanta? NO.
Di certo non vedono che il futuro è un’automobile che sta andando a tutta velocità contro un muro, esplodendo di pezzi, bulloni, bielle, pistoni, frammenti di vetro ecc, Ci tengo a sottolineare che NON SI TRATTA DI UN’IMMAGINE NEGATIVA questa.

Civiltà Scomparse_Stargate

Ciò che immagino è la seguente fantasia: si sta andando verso una CONVERGENZA TOTALE di giornali, tv, radio, cinema, videogame, internet, telefono…e interfaccia neurale umana. Come ha detto Terence McKenna in questo video, questa convergenza totale porterà al ritorno del MONDO DEL SOGNO della cultura degli aborigeni australiani, delle culture arcaiche di millenni e millenni fa, prima del giogo babilonese che ancora soffoca le nostre vite. Sarà come un’esplosione, non ci vorranno decenni e nemmeno anni, ma probabilmente una manciata di secondi, sarà come uno STARGATE, e verremmo risucchiati in una specie di “internet tridimensionale analogica”, dovuta alla convergenza totale con le nostre menti, che diverranno un’unica mente, con TUTTI i suoi contenuti condivisi. In quel momento l’era della tecnologia, l’era del digitale verrà trascesa, la civiltà industriale (con tutti i suoi corollari) non avrà più alcuna ragione di continuare a esistere, avrà inizio l’era dell’UTOPIA REALE, dove l’inganno, la menzogna, il nascondimento, l’occultamento, la violenza l’uno contro l’altro, non avranno più ragione di essere, se non magari per gioco. E dove i personaggi del film – i quali si credevano “persone reali” – conosceranno il regista. Insomma, questo mondo smetterà di essere considerato “reale”, o meglio, verrà visto nella sua virtualità intrinseca, avendo compreso – più o meno confusamente – che l’unica realtà è la IL CAMPO DI COSCIENZA. E che la mente è soltanto una sua interfaccia.

Civiltà Scomparse

E’ curioso accennare a come diverse vittime dei rapimenti alieni abbiano sperimentato una sensazione particolare, quando gli extraterrestri “aprivano il muro” (per dirla con Corrado Malanga), entrando nella loro stanza da letto per rapirli: come se la realtà “reale” si stesse trasformando e non ci fosse più alcuna differenza con il sogno.

E, a proposito di sogno, devo riportare che, un mese fa circa, ho sognato di trovarmi in Germania, in un ambiente cittadino somigliante a certi luoghi in cui venivano girate le puntate dell'”Ispettore Derrick”, oppure a film di Wim Wenders, come “Il cielo sopra Berlino.” A un certo momento, durante la notte, capitavo dentro un locale al chiuso pieno di giovani, somigliava a un club, a un centro sociale. I suoi muri erano fatti di mattoni rossi. D’improvviso, si apriva una breccia in una di queste pareti, coi mattoni che cadevano a terra. Oltre il muro si spandeva una luce molto intensa, come proveniente da un’altra dimensione. I ragazzi uscivano da questa breccia aperta, e qualcosa mi diceva che si trattava di una FUGA da un mondo piatto e diventato ormai una specie di subdolo regime senza speranza, verso una nuova realtà, da tanto tempo nascosta.

Il “Buio che stiamo attraversando”, per dirla con Antonio Tabucchi, dura da un centinaio d’anni, da quando ebbe inizio la prima guerra mondiale. Tutto il bianco dei parametri positivisti eretti nell’ottocento, e culminati con la celebre Belle Epoque, in cui sembrava che la luce del progresso tecnologico industriale avrebbe portato l’umanità verso la felicità assoluta e la libertà totale, naufragarono nel 1912 col Titanic, nel 1913 con l’edificazione della truffaldina Federal Reserve e nel 1914 con lo scoppio del conflitto più esteso e sanguinoso di cui ebbe allora memoria l’umanità nella storia ricordata, tutto basato su quel progresso tecnologico industriale del quale si erano tessute le lodi per decenni. Il punto di nero del simbolo del Tao fu questa serie di avvenimenti, fu lo sparo del separatista serbo Gavrilo Princip all’erede al trono asburgico Francisco Ferdinando d’Austria, che invase di nero tutto il XX secolo, fino ad arrivare al segretario generale del partito comunista dell’URSS Yuri Andropov (nato nel 1914) con la faccia illuminata mentre monitorava i fantascientifici schermi, collegati coi satelliti nello spazio, che gli proiettavano in tempo reale la posizione dei missili intercontinentali e dei missili a medio raggio contro gli omologhi negli Stati Uniti, durante la pericolosissima, semisconosciuta crisi internazionale provocata dall’esercitazione NATO “Able Archer” nel 1983 dove l’umanità fu a un passo dall’autodistruzione; fino poi ad arrivare all’11 settembre 2001 (Su un recente articolo de “La Stampa” vi era scritto che quell’attentato si trascina dietro un filo nero che torna indietro fino alle due guerre mondiali), e al brutto decennio che ne è seguito.

Ritengo che il mondo si stia in qualche modo avvicinando al punto di bianco del Tao, il momento in cui inizierà davvero il XXI secolo. E immagino di poter identificare quel momento in una serie di avvenimenti che porteranno all’arresto conclamato e irrevocabile dei VERI RESPONSABILI della prima, della seconda guerra mondiale, dell’olocausto ecc., o perlomeno dei loro eredi diretti. Ciò avrà come esito un ridimensionamento – o forse l’abolizione – della Federal Reserve, e una riscrittura straordinaria della storia recente, al di là di tutta la propaganda che hanno fatto ingurgitare alle persone per così tanti decenni, mantenendo apposta le divisioni e le tensioni date da un’incompleta o errata interpretazione di quegli avvenimenti. E, ancora peggio, instillando nelle menti la velenosa certezza che “l’uomo è irrimediabilmente cattivo”, invece di pensare alla possibilità di inumani stati di condizionamento e di ipnosi assassina.

Anche queste potrebbero essere pure immaginazioni, come lo smantellamento delle basi sotterranee degli “Illuminati”, come la convergenza totale dei media con la mente umana, che porta alla telepatia e al mondo del sogno, ma ricordiamoci: un racconto di fantascienza potrebbe diventare realtà nel momento stesso in cui lo scriviamo.





L’Apocalisse nella scena finale di The Truman Show

18 10 2011
Nell’ultimo trentennio, i mass media hanno così contaminato gli eventi del mondo attraverso la loro incontenibile potenza, da essere in grado di costruire una realtà storica da essi stessi prodotta, e farla abitare ai telespettatori. Lo abbiamo già detto. Vi sono centrali della propaganda, come le agenzie “di stampa” internazionali, per esempio la REUTERS, che decidono cosa deve essere riportato e cosa no su tutti i giornali e telegiornali del mondo. Il fatto che vi siano così tante fonti di informazioni sul mercato dà l’impressione dell’esistenza di un pluralismo, per esempio assente nei regimi “non democratici.”
Ma non è così.
Allo stesso modo di come vi sono gli sceneggiatori e i registi che cucinano storie per il cinema, dentro cui vengono invitati a rifugiarsi gli spettatori-clienti-cittadini-sudditi di tutto l’occidente, vi sono – all’interno delle agenzie internazionali di cui sopra – “sceneggiatori e registi” (cioè agenti) i quali diffondono determinate, selezionatissime, notizie e ne cassano innumerevoli altre, perchè non rispondono a quelli che vengono chiamati “criteri di notiziabilità.”
Inoltre, gli avvenimenti e personaggi coinvolti nelle vicende riportate dagli organi di informazione devono essere mostrati al lettore-spettatore seguendo un determinato copione di massima, il quale è comune a TUTTI i giornali e telegiornali (+ internet), di qualsiasi orientamento.
Per esempio, eventi del passato come la crisi del 1929, la Seconda Guerra Mondiale o l’Olocausto degli ebrei (la Shoah), oppure i viaggi astronautici (e il sistema monetario) verranno presentati al lettore-spettatore sempre dalle stesse angolazioni DI BASE, pur con le sfumature inevitabili tra un giornale e l’altro, dovuti alla nazione di appartenenza, al versante politico, o al tipo di finanziatore della testata. Le notizie diramate verso tutto il mondo da questi headquartersmondialisti centrali verranno poi riprese dalle agenzie interne di ogni singolo paese, mantenendo l’ottica di base di cui abbiamo parlato, la narrazione di sottofondo con cui le notizie sono raccontate.Ciò che accade è semplicemente questo: sarà a causa dell’evoluzione percettiva delle coscienze umane, ma da un quindicennio a questa parte – e con un’intensità progressiva dall’autunno del 2001 in avanti – l’informazione ufficiale appare sempre più contaminata dalla finzione pura e semplice. In alcuni lunghi momenti, leggendo i giornali, vedendo la televisione, navigando sulle notizie ufficiali in internet (e, naturalmente, ascoltando i notiziari radio) sembra di essere capitati dritti dritti dentro uno di quei film d’azione tratti da un romanzo di Tom Clancy. Presidenti in pericolo dentro l’Air Force One; cattivoni internazionali che sembrano riassumere l’appellativo con cui era identificato l’attore Erich Von Stroheim, ovvero “L’uomo che vi piacerebbe odiare”; presidenti messi alla gogna mediatica per via di vicende quasi pornografiche o che sembrano Morgan Freeman da giovane i quali (in combinazione col loro vice) sono quasi dei perfetti omonimi dei cattivoni internazionali che organizzano azioni eclatanti, fatte proprio apposta per “bucare lo schermo” e impressionare a fuoco milioni di spettatori; minacce di bancarotta totale catastrofica “se non si trova l’accordo in tempo” portate all’attenzione di tutti i primi titoli; complotti iraniani da avanspettacolo per ammazzare ambasciatori sauditi…e via così.
Ci sarebbe da andare avanti ore se ne avessimo la possibilità e la capacità di rintracciare tutte le volte in cui informazione ufficiale e sceneggiature di film si sono aggrovigliate tra loro in un nodo inestricabile, impossibile da sciogliere.
E sono SEMPRE LORO, sempre gli Stati Uniti, al centro di questo palcoscenico mondiale, di questa Broadway planetaria dove di volta in volta è di scena la commedia o la tragedia (preferibilmente quest’ultima), questo perlomeno dal 1956in avanti. Presidenti assassinati platealmente in pieno giorno, azioni belliche nel sud-est asiatico da cui vengono tratti pacchi di sceneggiature di film dai migliori registi, dimissioni di presidenti in seguito a scandali, attori di serie B che diventano presidenti, leggendarie missioni nello spazio e sulla luna, eclatanti minacce di guerra termonucleare totale che portano alla salvezza del genere umano proprio nell’ultimo minuto utile per sventare la catastrofe (il massimo della cinematograficità!), asteroidi che ci possono colpire e da cui l’eroismo USA ci deve salvare sennò schiattiamo tutti, e via così, come ho detto ci sarebbe da andare avanti per ore.Da un po’ di anni sta avvenendo qualcosa di inconsueto. Utilizzando internet come veicolo, stanno circolando fiumi di informazione – cosidetta alternativa o “cospirazionistica” – con una diffusione sempre maggiore, e con la particolarità di informare su aspetti del nostro mondo che sono praticamente per nulla trattati dall’informazione ufficiale la quale si dirama come una ragnatela dalle principali agenzie internazionali avendo come approdo finale i giornali e i tele-radiogiornali (+ internet) di tutti i paesi. Una grandissima parte dell’informazione “non convenzionale” su internet si può riassumere nella seguente immagineCiviltà Scomparse_Illuminati
E, nonostante un buon numero di tentativi di facciata, ogni informazione di questo tipo è lasciata libera di circolare in lungo e in largo, disponibile a chiunque. Un certo numero di truthseeker (“cercatori di verità”) lo hanno già notato. Non viene fatto NULLA per censurare, o anche solo limitare, tutta questa sconfessione totale della propaganda su cui si regge il mondo occidentale attraverso il suo tipo di informazione consueta, su cui si basano i dibattiti delle personalità in Tv.

Se pensiamo che i film della serie Zeitgeist rilasciati in Rete sono stati visti da centinaia di persone (e il primo di questi tratta esplicitamente di signoraggio, falsità della versione ufficiale dell’11 settembre, governo ombra mondiale millenario) e di come le persone che mostrano “cosa si cela dietro la facciata” pubblichino libri che diventano piccoli best sellers, andando poi in giro pressochè indisturbati facendo un mucchio di conferenze, giungiamo a una sola conclusione: negli anni precedenti è stato seminato un nuovo tipo di opinione pubblica new age e qualcuno sta preparando qualcosa che annienterà per sempre la credibilità dei quotidiani e della televisione, probabilmente in quel 2012 così pubblicizzato.

Come abbiamo già detto nel post citato in precedenza, vi è un film della fine degli anni novanta (un decennio in cui al cinema erano uscita una serie di strane pellicole riguardanti la scoperta di come il mondo in cui viviamo sia tutta un’illusione) dove viene presentato un giovane impiegato, sulla trentina, un certo Truman Burbank, interpretato da un grande e commovente Jim Carrey, il quale comincia a notare che nella sua realtà accadono cose incongrue, come per esempio un faretto televisivo che piomba giù dal cielo, o familiari e colleghi che iniziano come a sbagliare “copione.” Già, perchè il povero Truman è al centro di un programma televisivo, di un reality show si sarebbe detto in seguito, che ha avuto inizio dal momento in cui è nato, ed è andato avanti per anni e anni, in cui ogni momento della sua vita è stato ripreso dalle telecamere e mostrato in diretta a milioni di spettatori.

Alla fine del film, il master, il demiurgo, l’uomo ombra dietro questo programma, ovvero il regista, parla per la prima volta con Truman attraverso il microfono, e la sua voce rimbombante giunge dall’alto, dalle nubi. Ora, notiamo che Truman – per la maggior parte della sua vita, fino alla trentina – non si era mai accorto di nulla, pensava che tutto fosse “come gli veniva raccontato”, ma a un certo momento una serie di indizi gli fanno avere il sospetto che la realtà in cui vive possa essere una montatura durata tantissimo tempo.
Fino a spingerlo a voler scoprire la verità, la quale giungerà, in seguito ad aver sconfitto la sua paura dell’acqua, scoprendo che davvero, invece dell’orizzonte del lago…c’è solo la parete di uno studio di posa televisivo.
E proprio quando la sua mano tocca questo muro dello stesso colore del cielo e del lago, la voce di DIO (del regista) si manifesta, parlandogli per la prima volta a lui direttamente, rivelandogli tutto.
In quel momento, per Truman, è una specie di APOCALISSE, di rivelazione, che conferma la veridicità dei suoi sospetti.
Mettiamoci nei panni di Truman, il momento in cui la FINZIONE passerà dalla ripresa televisiva di attentati terroristici organizzati, di presidenti “alla Morgan Freeman” eletti, di cattivi internazionali arrestati, a riguardare la nostra stessa esistenza.
Visionando in rete tonnellate di cospirazionismo, non ci rendevamo conto di vedere cascare dal cielo faretti televisivi, case che ci ricordavamo essere in un luogo, ce le ritrovavamo in un posto diverso, così come gli interruttori della luce. In modo subliminale, allo stesso modo di film come The Truman Show e Matrix, anche i concetti di “Società dello spettacolo”, i videogiochi e gli stessi reality show, hanno cominciato a farci abituare all’idea che il nostro mondo non è reale.
Ma giungerà davvero per noi il momento della realtà nell’ora dell’Apocalisse?
O di nuovo, come dice Guy Debord, “il vero sarà un momento del falso”?





Come e quando tutto è cominciato (3)

15 10 2011
Ripetendo un attimo ciò che ho tentato di spiegare nelle due puntate precedenti, una certa mia sensibilità riguardante strani legami simbolici tra gli elementi della realtà che avvengono e si modificano nel corso dello spazio-tempo, l’ho avuta si può dire da sempre.
Al di là di ogni mio volerlo o non volerlo.
Il primo ricordo della mia infanzia sono dei DISCHI 45 giri che mia mamma prendeva dal ripostiglio perchè ne ero incuriosito e glieli richiedevo. Questo potrebbe far pensare a coloro che si danno un gran daffare a disquisire di “incarnazioni extraterrestri” in questa fine di Kali Yuga e inizio dell’Era del’Acquario, per aiutare l’umanità nel suo processo di ascensione. Con un po’ di fantasia, si potrebbe immaginare che nella visione deformata di quando ero piccolo, vedessi questi microsolchi come qualcosa che mi ricordava i “dischi volanti”, i quali magari facevano parte della mia esperienza quotidiana in un’altra dimensione di esistenza, prima della attuale identificazione quaggiù, nel seno di una famigliola normalissima.
Al di là di queste idee visionarie, senza rendermene conto, ero attirato dalle varie differenze nelle canzoni, nella musica, tra un periodo e l’altro. Per esempio, due brani di Caterina Valente contenuti in un 45 giri DECCA del 1959 – tuttora in mio possesso – erano un altro mondo rispetto ai 45 giri che si pubblicavano appena vent’anni dopo, mettiamo quelli di Donatella Rettore.
Civiltà perdute_Caterina ValenteCiviltà Perdute_Donatella Rettore
Piccolino, assimilavo queste strane sensazioni di ACCELERAZIONE TEMPORALE nella musica nascosta all’interno di microsolchi dalle incisioni assai diverse, anche se tra l’una e l’altra erano passati solo pochi lustri. Persino i cerchi di carta intorno al buco della fine degli anni cinquanta avevano un aspetto diverso, con elementi più “all’antica” rispetto a certe bizzarrie grafiche dei 45 giri della fine degli anni settanta. Bambinetto, perso nella mia solitudine infantile all’interno di quattro mura, ingoiavo questi misteri. Non potevo per niente saperlo, ma nel giro di poco tempo mia zia non mi avrebbe più comprato certe scatole di merendine San Carlo per avere in omaggio un 45 giri con sopra scritto “Questo disco è una promozione San Carlo” contenente la canzone “Furia” da un lato e “Madama Dorè” dall’altro. Alla fine di quegli stessi anni ottanta, con ancora qualche cartuccia di poco conto sparata per i Juke-box, quei dischetti neri col foro centrale furono completamente soppiantati dal “futuro diventato realtà” (come si diceva allora), ovvero i CD (rom) AUDIO. Decisamente uno dei simboli della primissima fase della globalizzazione. Le musicassette adesso ci sembrano roba d’antiquariato, ma fino al 2000 tantissimi andavano ancora in giro con i WALKMAN, che sbobinavano i nastri, a volte anche rovinandoli. Tuttavia, l’immaterialità esponenziale dei supporti audio, presto polverizzava anche il ricordo delle musicassette, portandoci all’attuale digitalizzazione sfrenata, dove ci sono solo dati a cui si accede attraverso uno schermo, o display.Nello stesso tempo, gli anni cinquanta-sessanta-settanta-ottanta del XX secolo si riempirono di roba come mai prima, come mai era successo in precedenza, pensando per esempio agli stessi decenni, però collocati nel XIX o nel XVIII secolo. Soprattutto, si caricarono di una mitologia e di una certa leggendarietà mediatica (materia prima per i tanti spettacoli revivale basati sulla nostalgia), da far pensare che alludessero a una specie di non molto ben definibile TRAGUARDO FUTURO, collocato in seguito a diversi crolli compresi tra l’ultimo decennio del XX secolo e il primo del XXI: quel 2000 che non è ancora partito dopo 11 anni.Vi ricordate tutte quelle volte che si diceva “Ormai siamo nel 2000!”, e magari si era nel 1965 o nel 1983? Che archetipi suscitava davvero questa cifra la quale, presa a se stante, senza associarci nulla, è di una banalità sconcertante? Si, d’accordo, è una bella cifra tonda, ma innumerevoli immaginari fantascientifici per una banale cifra tonda? E poi la sua data anticipatrice e ammonitrice, ovvero quel 1999 (citato in una quartina di Nostradamus) che vide la vicenda della “Guerra del Kosovo”, un evento geopolitico a mio parere molto più denso di conseguenze dell’11 settembre, anche se era stato poi oscurato da questo.Civiltà perdute_Star Trek

Il 2000, nell’immaginario collettivo, erano le macchine volanti, le astronavi che oltrepassavano la velocità della luce, gli sbarchi di alieni, le comunicazioni telepatiche, i viaggi interplanetari. Ovvero – guardate un po’ che strano – tutto ciò che ora un buon numero di persone associa al cosiddetto “2012”. Come se ci fosse stato uno strano ritardo nell’archiviare quella civiltà industriale (che ha il suo simbolo più evidente nello SMOG) fondata sulla rimozione pubblica – e il divieto di diffusione – di conoscenze scientifiche riguardanti ogni tipo di fonte di energia pulita e a costo zero, poichè eliminerebbero alla radice quella scarsità su cui è basato l’attuale sistema economico-finanziario.

Al di là di corbellerie come il “Calendario Maya”, la data 2012 è particolare perchè appare come il primo anno in cui il XXI secolo (quindi il famoso 2000 di cui si diceva poco fa) dovrebbe entrare davvero NEL VIVO, in cui il XX secolo – che ancora non si è concluso – dovrebbe darsi una mossa e farla finita! Cent’anni fa, il XIX secolo si era concluso drammaticamente, con catastrofi come l’inabissamento del Titanic e una guerra di sterminio mai vista prima d’allora nella storia conosciuta. Quando invece lo stesso novecento, pochi anni prima, sembrava essere partito col piede giusto, con la Belle Epoque, con le più luminose prospettive per il progresso dell’umanità.

Già nel pieno della “Guerra al terrorismo” dell’amministrazione USA guidata dai Neocon (2002-2004), immaginavo che, un secolo dopo, la situazione avrebbe potuto rovesciarsi, essere in qualche modo speculare: ovvero, dopo un decennio orrendo, pieno di disastri, speranze tradite, “esportazioni di democrazia”, terrorismo, precarietà generalizzata, minacce di distruzione globale, schiavitù bancaria, propaganda e banalità mediatica ecc ecc, tutto il MALE del XX secolo sarebbe crollato nel secondo decennio, allo stesso modo di come cent’anni prima tutto il BENE del XIX secolo era crollato nel secondo decennio (1912-1914), dando quindi inizio davvero a quel 2000 come ce lo siamo sempre immaginato. Ciò che ho appena scritto mi fa venire in mente la seguente immagine

Civiltà perdute_Tao

Ora torniamo a quel bambino degli anni ottanta, visceralmente consapevole dell’accelerazione della storia anche se era completamente ignorante di tutto. Probabilmente la mia psicologia stava mutando anche ad opera della nuova musica pop-disco-rock che ascoltavo dalle radio nella mia cameretta. Grazie a certe tecnologie informatiche applicate all’elaborazione dei suoni, sconosciute fino a poco tempo prima, venivano realizzati brani musicali che avevano il potere di suscitare eccezionali viaggi con la fantasia, degli effetti impensabili in precedenza. Insomma, il bambino che ero si trovava a essere l’obiettivo di un fuoco incrociato da parte della New Wave, del Synth Pop e dell’Italo Disco. Probabilmente la lezione della psichedelia di qualche anno prima, era stata recepita così bene da far sì che, in pratica, ogni brano che passava nelle varie trasmissioni FM degli anni ottanta, anche dalle radio locali della mia città – attraverso l’uso sapiente di tecnologie elettroniche raffinate applicate alla musica – conteneva elementi psichedelici, in grado di agire sulla consapevolezza umana, soprattutto se in via di formazione in tenera età.

Successivamente, più da ragazzino, nella preadolescenza, notavo altre “differenze nell’uguale”, ovvero l’azione del flusso-curva-grafico lineare del tempo (seguendo rallentamenti e accelerazioni) su elementi della vita quotidiana di un fanciullo. Come per esempio il giornaletto “Topolino”, che nel 1987-1988 ricordo aveva cambiato violentemente registro, abbandonando per sempre quella certa INGENUITA’, quel certo candore di fondo che fino ad allora l’aveva sempre contraddistinto. L’anno successivo, nell’autunno 1989, mi accorsi di come su Italia 1, la notte del sabato vi fosse una trasmissione contenitore che si intitolava “Maratona”, aveva la sigla iniziale basata su uno spezzone del film Olympia di Leni Riefenstahl e la colonna sonora era La vie en rose di Edith Piaf. Era per me eccitante scoprire cosa si nascondesse nella puntata del sabato seguente, che veniva annunciata dal palinsesto di “TV sorrisi e canzoni” attraverso titoli sibillini i quali volevano dire tutto o niente. Bisognava scoprire di prima mano, stando svegli di notte, se all’interno della trasmissione fossero contenuti film, o montaggi TV o qualcos’altro.
Mai prima di allora avevo visto qualcosa di simile.
Anche questa si trattava di una fissazione riguardante il tempo, quella di vedere nelle ore piccole le proposte televisive nei palinsesti cambiare settimana dopo settimana, in una trasmissione dalla durata di lunghe ore nella notte, e che, tredicenne, stavo alzato clandestinamente per guardarla (stando attento che i miei non mi sentissero).

Si trattava di una specie di antesignano di “Fuori Orario” su RaiTre, però in un periodo in cui il palinsesto notturno Fininvest non era ancora completamente coperto agganciandosi ai programmi della mattina seguente (come sarebbe accaduto a partire dalla Guerra del Golfo del 1991 in avanti). Due mesi prima, nel settembre 1989, avevo visitato per la prima volta Gardaland, l’avevo girata in lungo e in largo, i miei mi avevano anche acquistato una videocassetta che presentava tutte le attrazioni del parco giochi. Nel malinconico ritorno alla sera con l’amaro in bocca, percorrendo la strada in macchina, quel viaggio mi aveva lasciato una sensazione molto strana, come di annuncio di qualcosa di prossimo venturo. Solo anni e anni dopo, ripensandoci, cercai di tradurre quella sensazione, e il massimo risultato che ottenni fu che, in qualche modo, si trattava di una specie di presentimento della futura GLOBALIZZAZIONE, all’epoca ancora molto di là da venire.

Ritornando alla trasmissione notturna su Italia 1, c’era stata una puntata che mi aveva drizzato le antenne non so perchè, ed era intitolata “Gli ultimi tre minuti”, si trattava di un montaggio Tv – per la durata di più di tre ore – il quale mostrava gli ultimi tre minuti di una gran quantità di film. Tutti questi finali, mostrati uno dopo l’altro, mi avevano suscitato un’emozione forse legata alla stessa FINE DELLA STORIA, di cui, in modo più o meno subliminale, si parlava al tempo.

Una volta, quando ero già un po’ più grande, all’età di diciassette, diciotto anni (parliamo dei primi novanta), non so come mai, chiacchierando con alcuni amici, il discorso cadde sull’inseminazione artificiale, e qualcuno si domandava in che anno vi fu il primo cosiddetto “concepimento in provetta.” A un certo momento, dopo che era uscita fuori la data, il 1978, chissà perchè tirai fuori la storia di come in certi ambienti, per esempio quelli della famiglia reale inglese, queste pratiche esistessero già negli anni venti, e forse le figlie dell’allora re erano state concepite in provetta. Dopo un po’ ciò che dissi – inventandomelo! – mi suscitò una stranissima sensazione di disagio. Come di aver sviscerato, senza volere, dei segreti di cui non avrei dovuto conoscere l’esistenza.
Fa un po’ venire i brividi questo particolare, perchè all’epoca non avevo modo di entrare in contatto con nessuna informazione diffusa da qualche “indagatore dell’incubo” complottoide che divulgava i segreti dell’élite globalista del NWO riguardanti gli esperimenti di EUGENETICA e di controllo della popolazione, in cui sarebbero coinvolti anche i Windsor, ovvero la famiglia reale inglese, dando retta a ciò di cui parla gente come David Icke e Alex Jones. Di argomenti come questi ai tempi non se ne parlava, eppure…io in qualche modo ne parlai senza rendermene conto!

Altri strani pensieri che facevo nei tardi anni novanta (o nei primi anni duemila?) riguardavano un’immaginazione singolare, ovvero una serie di eventi di portata storica, di avvenimenti “dopo cui il mondo non sarebbe stato più come prima”, il cui intervallo tra essi non erano anni, ma qualche giorno, o addirittura qualche ora nella stessa giornata! Sto qui parlando di quei momenti storici in grado di rendere in anticipo le coscienze delle persone sulla terra particolarmente COESE verso una stessa direzione, e non separate tra loro come accade nella normalità. Ambito di indagine e conoscenza studiato anche con strumenti scientifici di elaborazione dati straordinari, come dimostra il cosiddetto Global Counsciosness Project.

Blu Anti-coerenza, le coscienze sono molto separate
Azzurro Poca Anti-coerenza
Verde Distribuzione normale del pensiero
Giallo Debole coerenza
Arancio Forte coerenza
Rosso Fortissima coerenza, in un tempo relativamente ravvicinato possono verificarsi forti eventi nel mondo

Nell’ultimo post dello scorso anno avevo scritto a proposito di qualcosa che ho nominato i PICCOLI ANNI 60-70. Ovvero una certa ventata che riguardò soprattutto la musica, e che mi sembrò riprodurre con magnitudine minore, l’atmosfera colorata di sperimentazione nei media che caratterizzò centralmente, per esempio, il 1967 e il 1977. In Italia e all’estero. Purtroppo non ho sufficiente materiale per esprimere al meglio una certa intuizione al riguardo, prodotta da diverse sensazioni che provavo al tempo, e che culminarono nel 1997. Approdo di diverse tendenze inerenti realtà musicali di tipo sperimentale, di nicchia, le quali però nello stesso tempo potevano diventare anche di massa. In un momento in cui la capillarità farraginosa di internet non si era ancora manifestata. Questa puntualizzazione è importante, visto che qualche anno dopo, indicativamente nel 2002-2005, si è assistito all’ultima, estrema piccola ondata di ricerca musicale autentica (nell’ambito del pop-rock-elettronica), davvero il lumicino, davvero l’ultima spiaggia, dal momento che dopo il 2005 esplosero in Rete delle cose chiamate MySpace e Facebook, che cominciarono a nebulizzare tutto, cosa di cui ebbe a lamentarsi anche Elton John.Cercherò di concretizzare in un’immagine il WORMHOLE che si aprì tra il 1967-1977 e il 1997, ovvero Mike Myers, interprete in quest’ultimo anno di un film come AUSTIN POWERS, dove un agente segreto di sua maestà britannica ibernato in un mondo molto beatlesiano e james bondiano, guarnito di ragazze cotonate vestite con abiti Swinging London e scritte prese di peso da Yellow Submarinee titoli di testa di film di quel periodo, si risveglia dopo un’ibernazione durata trent’anni e quindi pensa che niente sia cambiato, cioè che il postmoderno non sia degenerato nella globalizzazione. La finzione che cancella la storia, facendola diventare un surrogato di se stessa.Civiltà perdute_Austin PowerSpero di non aver scritto troppe sciocchezze. E’ molto faticoso dare una forma linguistica e comprensibile a sensazioni sfuggenti e appannate, per giunta lontane nel tempo. Avverto però la loro importanza. Si tratta di materiale psichico molto affine al concetto di SINCRONICITA’, ovvero i legami simbolici tra gli elementi della realtà fisica al di fuori della ferrea legge di causa ed effetto, in una terra di nessuno che coinvolge allo stesso tempo la vita quotidiana del singolo e i moti convulsi del tempo in cui gli è dato da vivere. Un territorio praticamente inesplorato, dal momento che il simbolismo di questi legami va rintracciato nel profondo di sè stessi. Andando, quindi, anche oltre una visione superficiale di ciò che è accaduto in un determinato periodo storico, visione comune – ed è importante tenerlo sempre presente – anche a molta informazione alternativa.