Emmanuel Macron, l’uomo dei ricorsi concentrati

7 05 2017

Quando si va a fare un’escursione in montagna, ci si rende conto di essere quasi arrivati alla meta quando si riconoscono certi determinati particolari del paesaggio, i quali indicano che non manca molto al perseguimento della vetta.

Per quanto riguarda la via normale al Mon Viso, ad esempio, la roccia chiamata “gendarme testa d’aquila” fa sapere che ormai si è quasi arrivati.

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La roccia chiamata “gendarme testa d’aquila”, quando la si vede nel corso della via normale alla cima del Mon Viso, vuol dire che la cima la si è quasi raggiunta.

Noi di questo blog abbiamo ripetuto più volte come, a nostro parere, la linea spaziotemporale della storia incentrata sull’Occidente non è una linea dritta, continua e uniforme, indefinitamente dal passato al futuro, ma una specie di spirale di Fibonacci, e a un certo punto di quello che per noi è il futuro, si arriverà a una specie di “anomalia spazio temporale” della storia occidentale, un punto di fine-origine della spirale.

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Il processo di progressiva accelerazione verso questo punto di fine-origine è dato dal ripetersi ricorsivo di avvenimenti già accaduti in passato che ricorrono e si ripropongono sotto altre vesti, contemporaneamente vecchie e nuove.

In questo stesso blog sono state compiute parecchie analisi incentrate su questa ricorsività degli avvenimenti della storia occidentale, analisi compiute in massima parte dal mio socio di blog Teozakari, con le sue indagini basate sulle ripetizioni storiche utilizzando il software Timewave inventato dall’etnobotanico Terence McKenna e perfezionato dal ricercatore Peter Meyer. Il punto di fine-origine della spirale del tempo (e il punto zero del grafico della Timewave, in cui l’abitudine raggiunge lo zero e la novità raggiunge l’infinito) era stato da McKenna ipotizzato essere la data 21/12/2012, coincidente con la fine del lungo computo del calendario Maya, ipotesi che, come abbiamo ben visto, non ha corrisposto all’effettiva realtà di come sono andate le cose. Peter Meyer, più recentemente, ha stabilito il punto zero del grafico Timewave (il punto di fine-origine della spirale di Fibonacci) in un giorno della seconda metà dell’anno 2018.

Tornando a noi e a oggi, quando le ricorsività cominciano a concentrarsi, cioè quando un avvenimento di rilevanza storica (oggi come oggi definito come di rilevanza massmediatica) è il ricorso di parecchi altri (avvenimenti del passato) contemporaneamente, vuol dire che i giri della spirale stanno diventando sempre più piccoli; quando un avvenimento massmediatico rilevante ne ricorda contemporaneamente parecchi altri già avvenuti nel passato, vuol dire che la linea spaziotemporale della – presunta – linearità storica occidentale sta raggiungendo la meta, ormai non più tanto lontana come prima, si è ormai abbastanza prossimi al punto di fine-origine, all’occhio della spirale.

E’ insomma come la roccia “gendarme testa d’aquila” che ci annuncia che non c’è più ormai tanta strada da fare per arrivare alla cima del Mon Viso.

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Uno degli argomenti più seguiti in questi ultimi tempi sono le elezioni presidenziali francesi. Elezioni anomale come mai si era visto fino ad allora nella storia di Francia, ricche di colpi di scena, colpi bassi, indagini della magistratura, hackeraggi, terrorismo massmediatico, quasi una specie di replica delle elezioni presidenziali USA di pochi mesi prima.

Per lungo tempo pareva che il candidato favorito di queste elezioni fosse l’archetipo della Marianne e di Jeanne D’Arc chiamato Marine Le Pen ma, improvvisamente, due o tre mesi fa, dal nulla è sbucato questo Emmanuel Macron, un individuo che fino a poco prima non lo conosceva praticamente nessuno, un oscuro burocrate delle banche Rothschild, ministro dell’economia poco brillante e poco telegenico dell’ultimo governo della presidenza Hollande, l’unica nota un po’ più saporita era che costui fosse una specie di pupillo del notissimo economista globale Jacques Attali e un’altra curiosità un po’ pepata su di lui era che è sposato a una donna di venticinque anni più giovane, sua ex insegnante.

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Poi, tutto d’un tratto, nel giro di poco tempo, questo Emmanuel Macron è diventato telegenico al massimo, non s’è fatto che parlare di lui, soprattutto dopo l’esito del primo turno delle presidenziali i massmedia mainstream non hanno fatto che strombazzare come Macron fosse l’unico, il solo che potesse fermare l’avanzata della populista, xenofoba, antieuro Marine Le Pen. Sono state molto anomale queste presidenziali per la conquista dell’Eliseo: gli storici partiti repubblicano e socialista (la destra e la sinistra classici) hanno raggiunto cifre catastrofiche rispetto a solo cinque anni fa mentre i populisti di estrema destra e di estrema sinistra (Le Pen e Melenchon) hanno avuto una crescita straordinaria, mai vista prima.

Il crollo del potere classico e l’avanzata delle ali estreme ha evidentemente impensierito l’establishment (i cosiddetti PTB “Power That Be”) il quale è corso ai ripari con questa candidatura bizzarra, un giovane con zero esperienza in politica fino a un anno prima (prima che diventasse ministro dell’economia), di aspetto belloccio, che veste sportivo, che parla e veste come un giovane dell’Erasmus, “nè di destra nè di sinistra”, centrista, spalleggiato quasi senza vergogna dai poteri finanziari e aziendali della globalizzazione, per l’Unione Europea e l’euro, messo lì quasi all’improvviso.

Il fenomeno Emmanuel Macron, tornando al discorso principale del post, è il nostro “gendarme testa d’aquila” che ci fa capire come la fine del percorso della spirale non sia lontano, che i numeri sono sempre più piccoli e vicini allo zero: questo avvenimento è una specie di “accartocciamento ricorsivo” di una quantità di altri avvenuti in precedenza, è il ripetersi di tutti questi altri, contemporaneamente e in modo condensato.

Tengo a precisare che gli avvenimenti del passato che ora ricorrono tutti quanti contemporaneamente in Macron sono di sicuro solo una minima parte di tutti quelli che si possono trovare a un’indagine più accurata.

 

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E’ il ritorno di Donald Trump contro Hillary Clinton nel 2016, i populisti contro i globalisti, ma questa volta in modo curiosamente rovesciato: il candidato primo presidente donna in USA era il globalista e il candidato primo presidente donna in Francia è il populista, il fenomeno massmediatico bizzarro e che spiazza tutti in USA era il populista e in Francia è il globalista.

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E’ il ritorno di Alexis Tsipras in Grecia nel 2015, il giovane anti-sistema che sbaraglia tutti e tutto e diventa presidente. Bizzarramente, Macron si definisce “anti-sistema” visto che dice di voler lottare contro i privilegi della casta statale e sindacale francese.

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E’ il ritorno di Matteo Renzi in Italia nel 2014, il giovane che vuole rottamare la vecchia politica parassita, vestito sportivo e senza cravatta, per dare più spazio alla meritocrazia attraverso il liberismo, la flessibilità e il mercato.

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E’ il ritorno di Mario Monti in Italia nel 2011, l’uomo uscito dal nulla messo su improvvisamente dai grossi poteri finanziari e aziendali dell’UE.

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E’ il ritorno sia dell’elezione di Nicholas Sarkozy come presidente della Republique nel 2007 (all’epoca mostrato dai massmedia come “il nuovo”), sia dell’elezione di François Hollande come presidente dell’Eliseo nel 2012, che si presentò lui pure come “di rottura col passato” e “presidente anti-casta.” Macron può venire considerato come una specie di mix tra i due presidenti.

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 Inoltre, Sarkozy, alle presidenziali francesi del 2007, aveva come sfidante una donna al secondo turno, Segoléne Royal, tra l’altro moglie di colui che sarebbe diventato presidente nel 2012, Françoise Hollande.

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E’ il ritorno dell’affermazione del Movimento 5 Stelle in Italia nel 2013: il partito di Macron, “En marche!”, è un movimento inedito, venuto su in poco tempo, senza circoli e filiali sul territorio, che si considera “nè di destra nè di sinistra”, anti-casta e anche ambientalista. “En marche!” è un partito populista dell’establishment.

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E’ il ritorno della candidatura di Barack Hussein Obama a presidente degli Stati Uniti, candidatura poi risultata vittoriosa nel 2008. Un candidato inedito, spiazzante, giovane, bizzarro (mulatto di origine islamica) ,anticasta, antiprivilegi, globalista, che vince (alle primarie) contro una donna, Hillary Clinton.

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E’ il ritorno dell’affermazione del giovane Tony Blair nel Regno Unito nel 1997 come primo “premier minister” vestito con abiti preferibilmente casual e senza cravatta, fotografato in bicicletta, che volle modernizzare il partito laburista (“New labour”) e l’intera terra d’Oltremanica, con la sua “Cool Britannia” e il suo essere appoggiato dalla grande finanza globale…

C’è da concludere dicendo che dall’esito di queste presidenziali francesi sapremo gli ulteriori sviluppi, ancora poco prevedibili sia in un caso sia in un altro. Ma una cosa la possiamo affermare con una certa relativa sicurezza: non manca molto al punto zero della spirale dello spaziotempo storico occidentecentrico o, perlomeno, non manca moltissimo.

 

 

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(Antonio) Razzi in Siria e Nord Corea

14 04 2017

 

 

 

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Se c’è un personaggio mediatico che ben rappresenta la Storia distrutta progressivamente dalla farsa questi è di certo ANTONIO RAZZI.

Un signor nessuno fino a pochi anni fa, proiettato verso uno scranno di Montecitorio da vicende incredibili degne della sincronicità più delirante.

Abruzzese come ce ne sono rimasti più pochi, di famiglia umilissima, ex emigrato in Svizzera, presidente della FEAS (Federazione Emigrati Abruzzesi in Svizzera), si ritrova, nei secondi anni duemila, come deputato per il partito di Antonio Di Pietro “Italia dei valori”, per poi di punto in bianco passare dalla parte di Silvio Berlusconi e, nell’anno 2010, salvarlo da una grave crisi di governo che minacciava di farlo dimettere anzitempo.

I deputati che, all’epoca, risultarono fondamentali per salvare il fondoschiena del governo Berlusconi, furono DUE: Antonio Razzi, appunto, e Domenico Scilipioti, personaggio questo molto simile a Razzi, anche lui passato da Di Pietro a Berlusconi, anche lui decisamente sui generis e decisamente farsesco, appassionato di medicine alternative, scie chimiche e signoraggio bancario.

Antonio Di Pietro, all’epoca (secondi anni duemila abbiamo detto) imbarcava chiunque nel suo partito immagine “Italia dei valori”, e nel reclutare Domenico Scilipioti e, soprattutto, Antonio Razzi nella sua scuderia, non poteva immaginare quanto avrebbe contribuito in futuro alla demolizione della serietà storica.

Antonio Razzi è colui che fa più ridere e sembra più comico della sua imitazione da parte di Maurizio Crozza. Fa molto più ridere l’originale della sua imitazione. Ricordiamo che costui è un senatore della Repubblica Italiana, con congruo stipendio, bonus e vitalizi. Ed è un soggetto che fatica a parlare un corretto italiano, perché, a suo dire, “ha lavorato troppo in Svizzera e per tanto tempo ha parlato solo altre lingue.”

Antonio Razzi, attualmente, è una specie di saltimbanco che pare avere l’intenzione di ridicolizzare le situazioni più scottanti della politica internazionale. Non si capisce bene quanto “ci faccia o ci è”, a tratti la sua attività somiglia a un’operazione dadaista, somiglia a certe istanze dell’arte concettuale contemporanea, come quelle degli artisti Maurizio Cattelan e Gianni Motti.

Razzi appare come un “de-pensante” (come ha detto Vittorio Sgarbi di Virginia Raggi), una persona incolta dal quoziente intellettivo basso che, credendo di fare e dire cose serie, le mostra invece nel loro lato più grottesco e farsesco.

Concludo mostrando un po’ di titoli di articoli su varie testate on line incentrati su Antonio Razzi e le sue prodezze e dichiarazioni.

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Io Razzi vado a fermare i razzi in Corea del nord

http://www.iltempo.it/politica/2017/04/12/news/io-razzi-vado-a-fermare-i-razzi-la-missione-in-corea-del-nord-del-senatore-fi-1027081/

Corea del nord vs Trump, Antonio Razzi: vado lì a calmare le acque

http://www.meteoweb.eu/2017/04/corea-del-nord-vs-trump-antonio-razzi-vado-li-a-calmare-le-acque/886190/

Antonio Razzi: pronto a fare lo scudo umano in Corea del nord

http://www.giornalettismo.com/archives/2212374/razzi-corea-del-nord-scudo-umano/

“Ho chiesto a Donald Trump d’incontrarmi”

http://www.ilpescara.it/politica/antonio-razzi-incontro-donald-trump.html

Antonio Razzi: “Io il Donald Trump italiano”

http://www.termometropolitico.it/1235991_antonio-razzi-e-sicuro-io-il-trump-italiano.html

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Il selfie con Assad

http://www.repubblica.it/politica/2017/03/20/foto/siria_antonio_razzi_a_damasco_il_selfie_con_assad-161002129/1/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/21/antonio-razzi-e-il-suo-selfie-vergognoso-con-bashar-al-assad/3465125/

http://www.repubblica.it/politica/2017/03/21/foto/razzi_-_lucarelli_scontro_su_twitter_dopo_il_selfie_con_assad-161051722/1/

http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/12339670/cruciani—selfie-di-razzi-e-assad–genialata-totale–.html

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Dal punto di vista sincromistico, è d’interesse notare come, dopo non molto tempo dallo scatto di quelle foto assieme a RAZZI, ad Assad sono piovuti davvero i razzi tomahawk sul territorio della sua Siria.

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Foto ricordo di Antonio Razzi in Nord Corea, i cui razzi impensieriscono il mondo.

Vedere anche

https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/09/29/top-secret-la-seconda-guerra-civile-americana-e-la-finzione-che-cancella-la-storia/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/03/09/silvio-berlusconi-papa/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/03/11/come-ci-sentiremmo-se-silvio-berlusconi-diventasse-davvero-papa/

 





Coro dell’Armata Rossa, George Michael e altro

27 12 2016
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Il 25 dicembre muore George Michael, cantante del brano “Last Christmas”.

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Il 25 dicembre 60 membri del coro dell’Armata Rossa muoiono nell’incidente dell’aereo partito da Sochi e precipitato nel Mar Nero.

Questo durante il periodo caldo successivo alla conferma di Donald Trump come 45° presidente USA il 19 dicembre. La morte dell’ambasciatore russo in Turchia, ucciso in diretta con un’arma da fuoco, l’azione terroristica a Berlino e la successiva morte dell’attentatore presso Milano ucciso in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine e, in più, il terremoto in Cile di magnitudo 7,5.

Una fine 2016 non molto tranquilla seguendo le NEWS.





L’iper-normalizzazione e i memi: dai ranocchi di estrema destra alle pizze pedo-sataniste

28 11 2016

In questi ultimi giorni, mi sono reso ulteriormente conto di come la realtà di ciò che sta succedendo nel mondo si stia facendo sempre più ambigua, sfuggente e, in ultima analisi, incomprensibile. E tutto ciò a causa della sua estrema complessità, sempre più manifesta.

Forse inafferrabile a tal punto da aver difficoltà ad esprimerla adeguatamente.

Periodicamente, su questo blog, avviso di “articoli in preparazione” che però poi faticano a venire alla luce. Ho chiaro l’argomento ma non ho chiara l’esposizione.

Per esempio, l’anno scorso avevo annunciato un intervento incentrato sulle opere dell’artista spagnolo Luis Quiles confrontate con la miniserie britannica “Black mirror”, un confronto che, penso proprio, nessuno abbia mai intrapreso finora (perlomeno in rete, almeno stando ai risultati di Google)…

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Luis Quiles e “Black mirror” trattano del nostro presente multinazionale e super-interconnesso, dove foto, immagini e testi circolano continuamente sulle autostrade elettroniche attraverso i computer (smartphone e pad compresi) e dove il discrimine tra ciò che è vero e ciò che è falso non è più chiaro come prima.

A tal punto che, su un blog italiano abbastanza seguito, leggo ciò:

Una settimana fa, l’Oxford English Dictionary ha diffuso, come ogni anno, il premio alla “parola dell’anno”. Con questo termine si intende un neologismo che sintetizza, identifica e rappresenta l’umore più corrente e diffuso nella società occidentale. Nel 2016 ha vinto il termine “Post-Truth” (post-verità) definito così: “Relativa a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica del ricorso alle emozioni e alle credenze personali”.

E’ sempre più irritante – per me – prendere una posizione netta e chiarissima su qualsiasi argomento, di politica internazionale, soprattutto. E ho idea che questa mia sensazione (non particolarmente piacevole) sia condivisa da un mucchio di gente.

Sensazione non certo rassicurante ma che può avere un suo strano fascino, affine al fascino dell’ignoto, penso.

Personaggi politici visti positivamente o negativamente, cose e avvenimenti che esistono o non esistono, a seconda del tipo di newsletter a cui sei abbonato, a seconda del tuo filtro di Facebook e del tuo BIAS DI CONFERMA.

Giornali internazionali di prestigio che un giorno consigliano il SI a un referendum e il giorno dopo, gli stessi identici giornali, consigliano il NO.

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Intanto escono film come “HYPERNORMALISATION”, di Adam Curtis, dove viene esposto come vi sia una “guerra senza limiti” grazie alla quale l’attuale assetto di potere (che per il film è incentrato sulla triade Usa – Russia – Siria) mantiene lo status quo attraverso una realtà virtuale fatta di narrazioni confuse e contraddittorie fatte ad arte per non far capire alle masse cosa stia davvero succedendo. Ma ciò, sottolinea il film, non è una teoria del complotto bensì il regolare funzionamento del sistema iper-tecno-mediatico in cui siamo immersi, il cui inizio-inizio viene situato circa quarant’anni or sono e che, negli ultimi anni, non ha fatto che esarcerbarsi a causa dell’infittirsi delle reti di comunicazione.

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Loro lo sanno che sappiamo che loro mentono.

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Abbiamo finito per perderci in un mondo falso.

L’iper-complessità del mondo attuale (ovvero l’iper-complessità delle reti comunicative) viene iper-normalizzata attraverso narrazioni contraddittorie in cui gli stessi protagonisti dati in pasto all’attenzione delle masse vengono mostrati (apposta!) sia positivamente che negativamente. E sia il punto di vista negativo che quello positivo sono entrambi artefatti e menzogneri, non rappresentano ciò che davvero sta succedendo, ed è successo. Non mostrano davvero e con chiarezza le reali dinamiche sottostanti degli attori in gioco.

Questo discorso sarebbe stato presente, in nuce, anche nell’articolo su Luis Quiles e “Black mirror”, il quale attende tuttora di essere scritto (tra l’altro, l’autore Charlie Brooker è in combutta con Adam Curtis, l’autore di “Hypernormalisation”.)

Curtis, nel film, evidenzia le inusuali strategie di un personaggio: l’uomo d’affari Vladislav Surkov, vicino all’attuale presidente russo. Surkov, nelle operazioni da lui chiamate di “guerra non lineare”, è capace di finanziare l’appoggio all’attuale politica russa così come la sua opposizione, e questo sia in patria che fuori, per esempio durante la guerra civile in Ucraina. Quanto c’entra tutto ciò con l’immagine controversa che i media danno dell’attuale presidente russo, la quale passa disinvoltamente da quella di “grande statista che vuol mantenere la sovranità del suo paese, sdradicare il terrorismo e rimettere in sesto le cose anche in Occidente” a quella di “autocrate oligarca anti-democratico con manie di grandezza neo-imperialiste e tiranniche”?

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che è sempre andata così da Napoleone in avanti e forse anche prima: le grandi personalità pubbliche – soprattutto se a capo di grandi nazioni – polarizzano le opinioni su di loro. Ma se tutto ciò fosse fatto…APPOSTA, come suggerisce il film di Curtis?

Tutto questo dibattito pubblico planetario attuale attraverso la super-connettività (pseudo-dibattito e pseudo-pubblico) è la piattaforma digitale telematica globale dove le visioni del mondo possono facilmente diventare radicali fino alla follia e portare a risultati nel mondo reale, quello della democrazia formale dei paesi occidentali, per esempio.

Abbiamo visto come vi siano state polemiche, dopo il risultato delle elezioni negli USA, perché alcuni hanno visto nella libertà di circolazione di contenuti informativi eccessivi ed esagerati (razzismo, xenofobia, supremazia della razza bianca, complottismo) una delle colpe del risultato delle elezioni USA, e allora vi è stato un coro di proteste verso i social network, naturalmente capeggiati da Facebook e dal suo scienziato, barone Frankenstein – Zuckerberg, il quale s’è affannato a dire che lui e la sua creatura sono innocenti, e comunque verranno presi provvimenti – chissà quali – per far sì che le bufale e l’odio non circolino più dentro Facebook e non influenzino più il gioco elettorale.

Ebbene, proprio da internet è uscita fuori questa strana cosa chiamata ALT-RIGHT (nome che sembra un comando della tastiera del computer ma sta per “destra ALTernativa”), una destra americana politicamente scorretta in modo totale, xenofoba, misogina, complottista, anti-islamici, anti-immigrati, anti-globalizzazione, filo-nazi, per la supremazia del maschio bianco contro tutto ciò che lo minaccia. E questa ALT-RIGHT, nata e cresciuta su internet, fa ampio uso di social network come 4chan e Reddit, del trolling in rete, e soprattutto dei memi, cioè di quelle immagini innocenti che possono essere modificate e acquistare diversi significati a seconda del contesto in cui sono inserite, che circolano attraverso i gruppi di discussione e i social network, e che sono difficili se non impossibili da intercettare ed eliminare, perchè si riproducono potenzialmente all’infinito.

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Pepe the frog: innocente cartone animato amatoriale o simbolo dell’odio razzista, xenofobo, misogino, suprematista del maschio di razza bianca?

Per via delle dinamiche del web, dunque, un innocente meme come il ranocchio PEPE THE FROG (apparso per la prima volta su un fumetto amatoriale in rete nel 2005) è divenuto uno dei memi più diffusi e onnipresenti della folle destra alternativa finto ironica (cioè spaccia per esempio come ironia un gruppo di suoi esponenti che fa il saluto nazista e dice “Hail” quando invece ironia non è), tanto da essere ormai identificato come un suo simbolo a tutti gli effetti, un simbolo dell’odio e del male, a cui ha alluso persino la candidata democratica in campagna elettorale. Il meme Pepe the frog è stato persino paragonato a KEK, una divinità del pantheon dell’Antico Egitto, con la proprietà di influire sul corso degli avvenimenti, portandoli a proprio vantaggio.

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KEK, il Dio del Caos. Kek è la deificazione del primordiale concetto di tenebra nella religione dell’antico Egitto. Incarna il tempo giusto prima dell’alba, facendo sì che sia il portatore di luce. Kek è rappresentato come un uomo dalla testa di rospo. Nei geroglifici Kek è ritratto come un uomo che sembra seduto davanti allo schermo di un computer. Paia e numeri sono molto importanti nella mitologia di Ogdoad. La ripetizione di numeri era usata per creare l’universo, secondo Ogdoad. Kek sta usando 4chan come vascello per diffondere il suo messaggio e traghettare in una nuova era di luce.

Quindi qui abbiamo a che fare con un meme di internet rappresentante un ranocchio verde, che, moltiplicandosi a dismisura sui social network dell’alt-right, è diventato progressivamente il suo simbolo e che ha influito pesantemente sulle elezioni USA, proprio quelle che qualcuno dice siano state manipolate dai servizi segreti russi in combutta con l’attuale presidente amico del candidato che poi ha vinto, il quale però aveva finanziato anche una parte dei suoi oppositori, che i mass media mainstream gli erano tutti contro però, nello stesso tempo, gli facevano grande pubblicità perchè facevano share, ascolti, le sue continue apparizioni (proprio come succede qui in Italia col suo amico leader della Lega Nord) e qualcun altro ha le prove che la sfidante democratica aveva fatto in modo che fosse proprio lui a sfidarla in modo da poter facilmente vincere contro un candidato così impresentabile, e sappiamo quanto alla sfidante democratica piaccia semplificarsi la vita dal momento che, pur attirando i voti delle femministe, ha mantenuto il cognome del marito ex presidente. Tutto chiaro, no?

Così come sono chiare tutte le proteste in giro per l’America contro il presidente eletto acclamato dall’Alt-right che gli urla “Heil!” a braccio teso (quelle stesse proteste a cui partecipano picchiatori neri e snowflakes emo, cioè ragazzi emotivi e sensibili spaventati dal nuovo presidente hard), sono sponsorizzate dal miliardario globalista foraggiatore di colpi di stato in giro per il mondo, ma poi qualcun altro ci dice di no, che è complottismo populista.

A proposito dei memi e del social network 4chan e Reddit, vi è poi un altro fenomeno nato e cresciuto su internet ora molto attivo, ovvero il cosiddetto “PIZZAGATE”, venuto fuori da una presunta fuga di notizie riguardante John Podestà, l’ex capo della campagna elettorale della candidata democratica,  assieme al fratello Tony. Ciò che sappiamo per certo è che, secondo certo materiale uscito fuori da Wikileaks, diverse mail rese pubbliche, Podestà risulta aver partecipato a certe strane cene alternative assieme all’artista montenegrina Marina Abramovic e ad altri personaggi elitari, in cui si svolgevano come degli pseudo rituali di arte sanguinaria di impronta pseudo satanista. Le scelte di Podestà sono certo un po’ bizzarre e magari discutibili (parliamo di uno fissato anche col cover up sugli UFO), così come le sue scelte artistiche abbastanza schifose, condivise col fratello Tony. Fatto sta che, non si sa bene esattamente come sia iniziato, molti attivisti in molti social network in rete (gli stessi social dell’alt-right: 4chan, reddit, e tanti altri) sono come stati presi da un raptus investigativo: si stanno fracassando la testa tirando fuori milioni di link, di riferimenti incrociati, di schermate di Instagram, di capture, di pagine web “freezate”, e la faccenda è continuamente in progress.

Connettendo i punti (connect the dot si dice), tutti questi attivisti di Reddit, 4chan ecc… hanno accumulato una grande quantità di prove (anzi, indizi più che di prove), indizi che dimostrerebbero come John Podestà e il fratello Tony – due pesantemente coinvolti con le faccende dei Clinton – facciano parte di una èlite pedofila-satanista ad alto livello, il cui quartier generale e luogo di incontri sarebbe una pizzeria chiamata “Comet pizza shop”, in quel di New York.

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Se il meme Pepe the frog (innocente cartoon amatoriale fatto a ranocchio), a furia di rimpallare tra un aggiornamento e l’altro, tra un nuovo post e l’altro in migliaia di versioni  e fotomontaggi, ha cambiato completamente contesto diventando qualcos’altro, cioè uno dei simboli principali dell’alt-right – tanto da essere citato pure sul mainstream – gli attivisti del “Pizzagate”, stanno andando alla ricerca di memi, anzi di cripto-memi, nella cerchia dei presunti pedofili ad alto livello del “Comet pizza shop”, memi sulle schermate di Instagram, le quali mostrerebbero come certe immagini che si ripetono, certe allusioni nelle chat, certe parole che stanno per concetti che normalmente queste parole non significano, rivelerebbero le intenzioni segrete dei partecipanti a questi forum on line. Dentro cui, a dir la verità, si incontrano delle immagini disturbanti, popolate da bambini molto piccoli in atteggiamenti poco decifrabili e opere pittoriche e sculture di veramente dubbio gusto.

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Il cripto-meme della pizza.

 

Poi, appunto, ci sarebbe il riferimento alla “pizza” per indicare qualcos’altro, qualcosa che, secondo i detective digitali di Reddit e 4chan, sarebbe legato a turpi giri pedofili-satanisti con personaggi, quali i fratelli Podestà, mani in pasta nel clan dei Clinton, cioè al clan di un ex presidente USA e della prima donna presidente mancata. Stando a queste ricerche, i due Podestà sarebbero persino i rapitori di una bambina, Madeleine McCann, rapita qualche anno fa in Portogallo, all’interno di un appartamento in un residence,  e i due in effetti somiglierebbero sorprendentemente all’identikit dei rapitori, identikit che compare anche sulla pagina Wikipedia in inglese relativo al caso di questa bambina scomparsa nel 2007, caso che all’epoca fece un bel po’ di rumore sui mass media anglofoni.

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L’identikit dei rapitori di Madeleine McCann che somiglia misteriosamente a John e Tony Podestà.

 

Naturalmente, il mainstream vede tutto ciò come un’ennesima teoria del complotto, anche se David Seaman – giornalista dell’Huffington post – si è esposto, essendo persuaso che sul serio ci possa essere qualcosina di vero dentro queste matte e disperatissime ricerche incrociate sul web. Altri, poi, vedono in questo “Pizzagate” una cosiddetta  psyop, ovvero un’operazione di “guerra psicologica”, per distrarre o influenzare le menti delle masse,  oppure per limitare la libertà d’espressione su internet con la scusa di reprimere le bufale eccessive e pericolose (le quali, secondo questa teoria, sarebbero dunque fatte ad arte, magari dai servizi d’intelligence.) Altri non hanno dubbi: E’ TUTTO VERO, ragazzi, e c’è l’ORRORE dentro il clan Clinton.

Insomma, siamo ormai nell’era del post-truth, della post-verità, come ci dicono. E per una testata mainstrem che ci garantisce che il “Pizzagate” è puro delirio complottista messo in piedi esagerando smisuratamente qualche mail di John Podestà uscita fuori da Wikileaks – associandole con mille altre cose che non c’entrano nulla le une con le altre – vi è una marea montante in rete che ci vuole dire l’esatto contrario, cioè che stanno scoprendo migliaia di indizi incrociati su un marciume pedofilo-satanista incistato dentro il Potere  USA.

Abbiamo ormai capito che, nell’era della post-verità unita all’interconnessione spinta, il giudizio dell’informazione mainstream (garanzia di verità, ci dicono anzi ci dicevano) è rigettato da una buona fetta di pubblico, proprio perchè mainstream, proprio perchè mass media, perchè New York Times, Washington post e Financial times, e dunque è importante ciò che viene creduto e non ciò che è vero, e ciò che viene creduto reale sarà reale nelle sue conseguenze.

Fino a prova contraria.

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Anche Goro Adachi del sito web sincromisticista Etemenanki pare abbia voluto dire la sua sull’argomento, lo stesso Adachi che di solito sembra sempre un po’ perduto nei suoi iperurani: “Se avete poca guida/abilità nel discernere la validità di ogni informazione che vi arriva, siete battelli senza timone alla mercè del mare della propaganda.”

Vedere anche:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/07/04/la-realta-e-unimmagine-che-linformazione-non-puo-costruire/





Dal frame 237 alla camera 237, da Shining a Westworld

22 11 2016

 

Frame 237, 22 novembre 1963.

E’ quando il sole luccica che il tetto va riparato.

 

Oltre al 35°presidente degli USA John F. Kennedy, altre due persone degne di nota muoiono il 22 novembre 1963: Aldous Huxley, filosofo e narratore inglese (nato nel 1894) e C.S. Lewis, autore, poeta e critico inglese-irlandese (nato nel 1898).

 

Il 21 novembre 1963, dei critici cinematografici avevano pianificato un’anteprima speciale del film di Stanley Kubrick “The doctor Strangelove” (“Il dottor Stranamore”) il giorno successivo. Ma quando la notizia è arrivata da Dallas il giorno dopo, 22 novembre, i piani cambiarono.

Un ospite scarabocchiò su un invito la frase “(L’ANTEPRIMA) NON S’E’ TENUTA, IL GIORNO DOPO SPARARONO A KENNEDY”, il foglio è stato pubblicato venerdì (22 novembre 2013, Los Angeles Times) su Reddit e altri social media (vedi sotto) , e qualcuno identifica la grafia come appartenente allo stesso Kubrick.

 

 

Una fotografia da un meeting della NASA, tenuto presumibilmente nel 1961, a cui partecipano degli uomini che sembrano riflettere personaggi che compariranno nel film del 1964 “Il dottor Stranamore”.

 

 

 

Uno dei personaggi significativi del film “Shining” [sempre di Stanley Kubrick] (1980) è Stuart Ullman. Ullman è un cognome tedesco tipico degli ebrei d’Europa, significa “uomo di Ulm”.

Ulm è una città nello stato federale tedesco del Baden-Württemberg, situata sul fiume Danubio. La battaglia di Ulm del 16-19 ottobre 1805 fu una serie di schermaglie, al termine della Campagna di Ulm, le quali permisero a Napoleone I di intrappolare un intera armata austriaca sotto il comando di Karl Freiherr von Mach Leiberich, con perdite minime, forzando la sua resa vicina a Ulm, nell’elettorato di Baviera.

La maggior parte delle persone ebree identificatesi come tali, furono spazzate via a Ulm nel corso della Seconda guerra mondiale.

Nel film “Shining”, Barry Nelson indossa un parrucchino che lo fa somigliare a JFK, seduto alla scrivania con sopra una bandiera americana. Nelson fu il primo attore a interpretare James Bond nel film tv “Casino Royale” del 1954, otto anni prima che Sean Connery ebbe la parte di Bond in “Dr No” [“Agente segreto 007, licenza di uccidere”.] La sua ultima interpretazione più nota fu proprio quella di Stuart Ullman nel 1980, in “Shining”. La sua ultima apparizione in un film (non accreditata) fu quella di un “attore alla tv” nel film “Poltergeist” del 1982. Barry Nelson morì il 7 aprile 2007 durante un viaggio in Bucks County, in Pennsylvania, nove giorni prima il suo novantesimo compleanno. La causa della sua morte rimase sconosciuta.

Bucks County in Pennsylvania è una storica località piuttosto strana, conosciuta per le sue “rocce trillanti” e avvistamenti di “thunderbird” [rarissimi volatili che secondo alcuni non esisterebbero neanche.] Anche il film seguente da lui girato è legato a Bucks County: “Signs” di M. Night Shyamalan, del 2002, la location e le riprese furono interamente laggiù; “The stand” di Stephen King contiene una scena girata laggiù; tutto “The last broadcast” (eccetto la sequenza di NJ) fu girata a Bucks County; e uno dei primi film di Steven Spielberg, “Something evil”, fu girato a Bucks County.

 

Mi ricordo quando ero un ragazzino, mia nonna ed io potevamo tenere intere conversazioni senza nemmeno aprire la bocca.

Chiamava questa lo “shining”, la LUCCICANZA.

Nel 1980 Scatman Crothers interpretò Dick Hallorann in “Shining” di Stanley Kubrick, dove è ammazzato da Jack Torrance (Jack Nicholson). Nella realtà, Crothers morì il 22 novembre 1986, il ventitreesimo anniversario della morte del presidente John “Jack” Kennedy.

 

Kubrick disse che cambiò il numero della stanza 217 del libro nel 237, per via di una richiesta dell’hotel dove venne girata la scena stabilita.

Il codice telefonico del posto dove abita Stephen King è 207. Il codice 217 corrisponde all’Illinois centrale.

Il decollo della navetta Apollo per la Luna fa la sua apparizione in “Shining”.

“Ci sono film che ti rimangono dentro, per sempre…e ancora…e ancora”.

 

“Molti modi per entrare, nessuno per uscire.”

 

Il libro di Stephen King VS il film di Stanley Kubrick:

NESSUN LABIRINTO NEL LIBRO.

 

Nel film “Westworld” del 2016, la prima volta che appare il labirinto è su una calotta cranica.

 

Notato da Alex Fulton: da Westworld, “anomalia rilevata” a 23:07.

 

237/327

L’onda di terrore che ha investito l’America E’QUI.

Meme della campagna elettorale USA 2016.

 

Folklore, notizie false, fake, o FAKElore? La famiglia di Cruz è sospettata di essere legata a Lee Harvey Oswald, senza alcuna prova certa, apparentemente da agenti della campagna di Trump.

 

Nel film “Shining”, Jack Torrance (Jack Nicholson) diventa custode invernale dell’isolato albergo Overlook Hotel in Colorado, sperando di risolvere così il suo blocco dello scrittore. Si trasferisce laggiù assieme a sua moglie, Wendy (Shelley Duvall), e suo figlio, Danny (Danny Lloyd), che è tartassato da premonizioni psichiche.

Nella realtà, è da quasi quindici anni che l’attrice sessantasettennne Shelley Duvall non ha una parte in un film, costretta a lottare con disturbi mentali. Articoli del novembre 2016 riportano che la figlia di Stanley Kubrick, Vivian Kubrick, ha cominciato una campagna su GoFundMe per aiutare l’attrice di “Shining” Shelley Duvall.

+++

 

Queste delizie violente hanno finali violenti.

 

 

Originale in inglese sul blog Twilight language al seguente indirizzo:

http://copycateffect.blogspot.it/2016/11/237.html 





Considerazioni, fantasie, coincidenze su Donald Trump & co

20 11 2016

Dal momento che a scrivere un’analisi seria c’ha già pensato il mio complice Mediter, pubblicando un articolo che vi invito a leggere, io qui mi limiterò ad aggiungere un po’ di frizzi e lazzi, di quisquilie e pinzillacchere, come avrebbe detto il principe della risata Antonio De Curtis in arte Totò.

Di che stiamo parlando? Ma delle elezioni presidenziali USA del 2016 naturalmente, quelle combattute forsennatamente tra Hillary Rodham Clinton e Donald John Trump nel corso dell’anno in corso, un 2016 ormai in dirittura d’arrivo.

Mi ricordo che si era cominciato a parlare della ri-candidatura di Hillary Clinton alla Casa Bianca già nel 2013, a inizio secondo mandato Obama, dopo che quest’ultimo l’aveva defenestrata dal posto di segretario di stato che aveva tenuto per tutto il primo mandato, quel mandato che, sfidando Obama alle primarie democratiche USA del 2008, avrebbe dovuto farlo proprio lei ma poi le cose erano andate diversamente e le primarie si erano risolte a favore dell’afroamericano.

Nel 2013, i giornali già parlavano di come le elezioni di tre anni dopo sarebbero state dominate dalla sfida tra la femminista ex first lady che aveva mantenuto il nome del marito ex presidente perchè “le facilitava la vita” e Jeb Bush, fratello dell’ex presidente George W. Bush. Insomma, corsi e ricorsi, la dinastia Clinton e la dinastia Bush per l’ennesima volta.

Le cose, come ormai sappiamo fin troppo bene, non sono andate così come si prevedeva nel 2013-2014. Nel giugno del 2015, il magnate immobiliarista Donald Trump detto “The Donald” – proprietario di un grattacielo a forma di torre a New York, di un casinò, di chissà quante auto e abitazioni e beni e di aerei boeing personali – annunciò di candidarsi come presidente degli Stati Uniti.

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Trump me lo ricordo negli anni novanta, che era famoso di luce riflessa perchè, in Italia, era più famosa di lui colei che lo aveva sposato, una certa Ivana Trump: mi viene in mente che su tutti i rotocalchi come Novella 2000, Eva Tremila, Grand Hotel, Stop ecc si parlava a profusione di questa Ivana Trump, di come fosse riuscita a impalmare questo super-riccone americano, di come da quasi povera fosse diventata stra-ricca, e io mi ricordo che, dalle mille immagini su queste pubblicazioni da sala di aspetto, questa Ivana mi sembrava una con l’hobby della chirurgia estetica, e non la vedevo nemmeno come una troppo intelligente. Spesso, su queste foto, la si vedeva accompagnata al suo consorte, Donald Trump, un allora quarantenne che me lo ricordo quasi sempre fotografato in smoking e farfallino, dal viso largo e guanciottoso, con lo sguardo solitamente un po’ corrucciato.

L’annuncio di Trump, durante la conferenza stampa nel giugno del 2015 di partecipare alla corsa per la Casa Bianca come venne accolto? Con applausi? No, con risate!

Infatti il PERSONAGGIO TRUMP, negli Stati Uniti, nonostante la sua fama decennale di super-benestante, era, fino a quel giugno, conosciuto per essere più che altro una star televisiva o poco più, uno che presentava reality show come “The apprentice” dove si sfidavano aspiranti imprenditori ed era lui, Trump, a suo insindacabile giudizio, a farli proseguire con le successive puntate del programma oppure a farli uscire, a fargli interrompere la gara.

Certo, poteva capitare che “The Donald” intervenisse negli affari politici statunitensi  attraverso i mass media ma, più che altro, era per avvallare teorie del complotto come quella che il presidente Obama non fosse nato sul territorio USA e quindi non poteva fare il presidente. Trump era considerato un COMPLOTTISTA, amico di complottisti, uno che, dicevano, aveva come sua specialità solo quella di dare aria alla bocca.

Eppure questo assoluto outsider della politica washingtoniana  – che tutti i mass media principali attendevano da un momento all’altro dicesse “va beh gente, ho scherzato, ora posso tornare ai miei affari” – riesce a sbaragliare uno dopo l’altro i candidati dell’establishment repubblicano durante le primarie: il predestinato Jeb Bush della dinastia Bush (figlio e fratello di due ex presidenti), che aveva ricevuto una cifra record per la sua campagna elettorale, e la coppia di ispano-americani Ted Cruz (un superconservatore religioso) e il giovane Marco Rubio (nient’altro che una specie di robot il quale ripeteva a pappagallo la politica neocon antisociale e guerrafondaia.)

Com’è come non è, alla fine Donald Trump si aggiudica le primarie repubblicane (nonostante a un certo punto si pensò persino di bloccarlo con una candidatura indipendente di un uomo totalmente del sistema come Michael Bloomberg) e, a inizio estate, è ufficializzato come candidato repubblicano per la corsa alla Casa Bianca.

E dall’altra parte cosa succedeva, dalla parte delle primarie del partito democratico? Per la prima volta dopo chissà quanto tempo in America, aveva buone opportunità di vittoria (e quindi di diventare lo sfidante dei repubblicani) un uomo proveniente dal mondo dei sindacalisti (cosa che non succedeva dai primi anni ottanta), che si dichiarava pubblicamente SOCIALISTA ed era una super-colomba per quanto riguarda la politica estera: Bernie Sanders, solo BERNIE per gli amici.

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Una giovane Hillary e un giovane Bill, negli anni settanta, tifano Bernie 2016

In molti stati Sanders è riuscito a sorpassare la Clinton, il socialista minacciava di vincere le primarie e allora gli si sono messi i bastoni tra le ruote, tant’è che poi sono usciti documenti che hanno dimostrato come l’organizzazione del partito democratico abbia avvantaggiato la candidata del sistema Clinton a spese dell’anti-sistema Bernie: questa documentazione si è spinta a tal punto di certezza da far sì che la presidente delle primarie democratiche fosse costretta a dimettersi.

A metà anno si è capito che queste non erano elezioni normali.

I repubblicani avevano mal digerito la vittoria di Trump, soffrivano di mal di pancia, gli facevano le pulci, tentavano di far sì che la sua corsa non proseguisse, non sapevano come ma ipotizzavano di sostituirlo in qualche modo.

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I democratici sopportavano la Clinton, la maneggiona, la lady Macbeth del 2000, la strega dell’ovest e dell’east (coast), ciononostante era lei la beniamina dei mass media, era lei la spalleggiata da centinaia di giornali, quella che era destino fosse la prima presidentessa della storia degli USA, non era certo destino che L’ALTRO diventasse presidente USA, inquilino della Casa Bianca, il populista demagogo, quello spalleggiato da nemmeno dieci giornali e da un pugno di complottisti su internet, quello che incassava le simpatie del Ku Klux Klan, quello che aveva scimmiottato un giornalista disabile che l’aveva irritato.

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Trump fa il verso a un disabile.

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Gente del Ku Klux Klan, per la supremazia della razza bianca, simpatizza per Trump.

Non poteva certo diventare presidente degli United States colui che era considerato alla meglio un clown e alla peggio un Mussolini-Hitler redivivo, uno che somigliava a gente come l’italiano Borghezio e il russo Zhirinovskij, uno che diceva di volere regolare l’immigrazione di islamici e messicani con delle leggi peggio della nostrana Bossi-Fini e volendo addirittura costruire un muro tra Stati Uniti e Messico.

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Borghezio, il Trump italiano, o padano.

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Zhirinovskij, il Trump russo.

I mass media generalisti e mainstream (CNN, ABC, NSB, BBC…) minimizzavano le scoperte di Wikileaks sulla corruzione di Hillary (da alcuni detta simpaticamente “Killary”), gli scandali della Fondazione Clinton, le marchette alla grande stampa, le inchieste sui giri pedofili che lambivano il marito Bill, i capi di staff come John Podestà – già famoso per parlare di UFO e alieni – alle prese con il satanismo e l’arte sanguinaria, intanto si aprivano e chiudevano inchieste dell’FBI sulle e-mail illegali di quando era segretario di stato, con uomini del Federal bureau che si veniva a sapere chiamavano letteralmente Hillary “L’anticristo”, Julian Assange che diceva come “Killary” fosse dietro alle guerre di Obama quando era suo ministro degli esteri e che i Poteri Forti avrebbero fatto carte false per non far vincere Trump e far vincere LEI. Prendendo direttamente le consegne delle agenzie internazionali di notizie come la Reuters, per il Corriere della sera, La Repubblica, La Stampa ecc, la moglie di Bill e  mamma di Chelsea era la santa del politicamente corretto contro il riccastro demagogo che scimmiottava gli handicappati, lo xenofobo, ovviamente POPULISTA, misogino (come ben mostrava un video del 2005 ben pubblicizzato su tutti i canali mainstream, dove Trump offendeva tutte le donne dicendo l’orrenda cosa che per un riccone è molto più facile molestare una donna rispetto a un poveraccio) e poi voleva buttare a calci nel sedere messicani e islamici fuori dai confini degli States se fosse stato eletto mentre Hillary stava dalla parte di tutti, soprattutto delle minoranze perseguitate. D’altra parte, non era “Stronger together”, “Più forti insieme”, il motto della sua campagna?, che ben campeggiava quando Hillary era fotografata col suo candidato vice, uno squalo di Wall Street che era sembrato un pazzo pieno di tic durante il confronto tv col candidato vice di Trump, l’unico confronto tv dei candidati vice.

No, queste non erano elezioni normali, con Trump che su Twitter mandava un tweet dopo l’altro svillaneggiando la Clinton e dicendogliene di tutti i colori e quest’ultima, dopo che su internet erano uscite molte voci sulla sua salute malferma le quali dai mass media venivano rimandate al mittente come complottismo, si afflosciava poi improvvisamente come un soufflè mal cotto durante la commemorazione delle torri colpite dagli aerei e da allora si intensificarono le dicerie su Hillary che aveva un doppio, un clone che la sostituiva; con il vicepresidente Joe Biden che minacciava i russi di contromisure hacker, di guerra informatica perchè circolavano ipotesi sul coinvolgimento russo nell’influenzare il voto delle presidenziali e “The Donald” si sapeva bene quanto fosse stimato da Putin e qualcuno l’aveva anche soprannominato “The siberian candidate”, il candidato del Cremlino nientemeno, facendo il verso al titolo del film “The manchurian candidate”, quello che parlava di un candidato presidente USA psico-programmato per diventarlo fin dall’adolescenza.

Non erano elezioni normali, erano le elezioni USA più PUFFONESCHE che si fossero mai viste (per usare un aggettivo che il giornalista italiano free lance Piero Ricca utilizzò per le elezioni politiche italiane del 2006.)

Michael Moore, l’ex fustigatore di Bush e delle sue guerre, che continuava a tifare democratico anche dopo la debacle di Bernie Sanders e quindi stava per la Clinton, diceva che avrebbero votato per Trump anche moltissimi democratici delusi e che moltissimi elettori bianchi avrebbero votato per Trump – anche se non condividevano per nulla le sue idee e magari lo disprezzavano – perchè l’avrebbero utilizzato come UNA BOMBA MOLOTOV UMANA da scagliare contro il sistema di Washington, avrebbero utilizzato così il candidato che diceva agli Stati Uniti di non lasciarsi incantare più dalle false promesse della globalizzazione. E Moore, comunque, nonostante qualche amico lo tentasse di fare altrettanto – di usare Trump come bomba molotov contro il sistema – avrebbe detto no, avrebbe continuato a stare per Hillary, la quale, secondo lui, avrebbe stupito il mondo una volta eletta, sarebbe stata rivoluzionaria come papa Francesco.

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Micheal Moore in un sit in di protesta davanti all’ingresso della Trump tower.

Trump sarebbe stata la rivincita degli americani degli stati dell’America Profonda, quelli lontani dalle  east coast e west coast liberal e radical chic, quelli lontani da Silicon Walley e Wall Street, quelli col cappello da texano e con la macchina con le corna di bisonte e la Bibbia nel cruscotto assieme alla pistola, gli americani rozzi degli stati rossi anticomunisti nelle cartine alla tv che stupiscono i mass media nelle elezioni dai risultati a sorpresa: dopo il “negro” Obama una donna come e peggio di lui sarebbe stata troppo, ci voleva una reazione. Il mondo di Trump è quello del complottista sbraitante Alex Jones, delle armi libere e per tutti, dei giacconi di pelle nera e delle cose che esplodono fiammeggianti su sfondo nero, dei combattimenti di wrestling dove si urla e poi si rade a zero la testa di chi ha perduto la scommessa sul vincitore, è il mondo dell’hard rock e dell’ex attore e wrestler complottista Jesse Ventura, ex governatore del Minnesota e amicone di Trump; per non parlare poi dello yuppies serial killer Patrick Bateman, protagonista del romanzo “American psycho” di Easton Ellis, che ha come idolo proprio il Donald Trump degli anni ottanta.

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Alex Jones.

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Jesse Ventura.

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Christian Bale, che interpreta Patrick Bateman nel film “American psycho” tratto dall’omonimo romanzo, posa per una foto assieme a Donald Trump, di cui è fan lo yuppies serial killer assassino protagonista di romanzo e film.

Quando proverbialmente si dice che “La realtà supera la fantasia”, non si vuole intendere che nella realtà possono avvenire cose da film di fantascienza o fantasy ma che possono avvenire cose a cui non si avrebbe mai e poi mai pensato nelle proprie fantasie: non mi sarei mai immaginato, infatti, lo scenario qui descritto dove, dopo la vittoria di “The Donald”, gli adolescenti e i giovani americani sensibili, facili all’emotività e a essere feriti nei sentimenti (i cosiddetti snowflakes, fiocchi di neve, che mi ricordano gli EMO), erano bambini quando Obama divenne presidente e son sempre stati abituati alla sua dolcezza, adesso, ormai teenager, sono traumatizzati da Trump e dai suoi modi duri, spicci e venati di brutalità, e allora vengono organizzati per loro dei sostegni psicologici nelle scuole e nei college dove studiano  in modo da aiutarli dopo questo trauma derivato dal vedere il soft Obama sostituito da un Borghezio/Zhirinovskij americano, decisamente hard. Allo stesso tempo, vi sono le continue manifestazioni di piazza contro Trump, con arresti e violenze, dove menano le mani e lanciano roba i neri dei gruppi di protesta di Black Live Matters, quelli probabilmente finanziati dal filantropo George Soros, e a queste manifestazioni si intrufolano non si sa come anche gli snowflakes e dunque i sensibili e traumatizzati emo snowflakes e i picchiatori neri sono uniti nella lotta contro Trump, da non credere.

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Tra lo star system, tra le stelle di Hollywood dei rotocalchi glamour e patinati, solo pochi personaggi da “America profonda” (Clint Eastwood, Chuck Norris) si azzardavano ad ammettere e consigliare di votare Trump, tutte le altre star, in massa, erano pronte a votare e far votare Hillary Rodham Clinton. E anche qui la campagna elettorale è stata non normale, con un’artista pop come Madonna che prometteva una fellatio a chiunque avrebbe votato per la Clinton (e un elettore di Hillary ha pensato bene di andare a casa di Madonna a New York per sperare di ottenere il premio col risultato di farsi allontanare dal portiere), con l’erede (?!) della stessa Madonna, la musicista pop (?!) Lady Gaga, che s’è presentata a un comizio della sua beniamina facendo il gesto V di vittoria, vestita con uno strano abito nero e rosso che ricordava vagamente una divisa militare postmoderna.

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Selfie di Kim Kardashian con Hillary Clinton.

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Lady Gaga al comizio di Hillary Clinton.

E poi Jon Bon Jovi, Bono Vox, Bruce Springsteen, Jennifer Lopez, Meryl Streep, Katy Perry, Beyoncè, George Clooney, Kim Kardashian, Miley Cyrus, Natalie Portman, Britney Spears, le Spice Girls (ah no, quelle tifavano Tony Blair, vent’anni fa)…tutto il sistema delle star americane al gran completo, e degno di menzione speciale il grande interprete Robert De Niro che, in un video circolato su You Tube si rivolge direttamente a Donald Trump dicendo che lo prenderebbe volentieri a pugni in faccia.

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Ehi, dico a te, ce l’ho proprio con te, ti prenderei volentieri a pugni in faccia!

Naturalmente, il 9 novembre, è stato l’apice di tutto questo: ma come? Un candidato come Hillary, la regina del politicamente corretto, la paladina dei diritti civili e delle minoranze, pompata da tutti i media che contano, pompata dallo star system;  la sera prima delle elezioni i corrispondenti italiani nei comitati USA in Italia non riuscivano a trovare uno che fosse uno che ammettesse di stare per Trump, il populista demagogo xenofobo e misogino sembrava spacciato, il New York Times dava la Clinton all’ 85% di probabilità di vittoria, alcuni giornali e tv anche oltre il 90%… e poi il mattino dopo la surprise.

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C’è da dire che la visione di un Trump presidente USA, assieme a una presidente donna tipo la Clinton, sembrava aleggiare nell’aria da anni: sincronicità, coincidenze, premonizioni, visioni deformate del futuro. Prendiamo per esempio la bufala secondo cui i cartoni animati dei Simpson nel 2000 predissero Trump presidente: approfondendo scopriamo che in realtà si tratta di una MEZZA bufala.)

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Effettivamente, nell’episodio dei Simpson “Bart to the future”, andato in onda nel marzo 2000, Lisa è un presidente donna somigliante a Hillary Clinton che ha ereditato una situazione problematica dalla precedente presidenza di Donald Trump.

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L’effettiva BUFALA in cui viene spacciato che nel 2000 i Simpson predissero Trump presidente quando invece l’episodio da cui sono tratte le immagini risale al 2015, anno in cui era già ben nota la candidatura di Trump come presidente.

Nel febbraio scorso, quando il magnate era in testa alle primarie repubblicane, avevamo già dato un’ “allerta sincromisticismo”, pensando a un’apparizione di Trump nella parte di se stesso (una delle sue tante nei film di Hollywood) in “Home alone 2” (“Mamma ho perso l’aereo 2”) del 1993 e agli indizi sincromistici che sembrano alludere a una commistione tra l’allora candidato, la città di New York, il disastro dell’11 settembre, la statua della libertà e un possibile futuro – per adesso ignoto – in cui tutto questo in qualche modo si intreccerà e riemergerà a galla in modi ancora non prevedibili, un possibile futuro che si manifesta e si è già manifestato in passato con indizi, per adesso enigmatici ma che comunque alludono a qualcosa che avverrà o potrebbe avvenire. E si saprà che in passato gli indizi alludevano a una certa cosa quando questa cosa si sarà effettivamente manifestata.

Prendiamo il secondo film della serie Back to the future, Ritorno al futuro, tra l’altro  film ambientato in parte nel 2015, l’anno in cui Trump ha avanzato in pubblico la sua candidatura per la Casa Bianca. Come abbiamo detto, “The Donald” è stato l’ideatore di un reality show di successo chiamato “The apprentice” (L’apprendista) in cui si sfidavano aspiranti imprenditori sotto il suo insindacabile giudizio, e uno dei tormentoni di quel programma tv durato anni era “You are fired!”, “Tu sei licenziato!” annunciato da Trump a colui che era escluso dalla gara e doveva quindi uscire fuori dal reality show. Ebbene, una delle scene centrali di Ritorno al futuro II è proprio quando uno dei personaggi (il McFly padre del futuro, del 2015) viene licenziato per via telematica, e si vede “You are fired!” uscire da tutte le parti nella stanza di casa collegata telematicamente con l’ufficio.

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Per altri dettagli interessanti sulle sincro in “Ritorno al futuro” relative al momento presente, vedere il seguente link (in inglese):

http://subliminalsynchrosphere.blogspot.it/search?updated-max=2016-11-15T18:52:00Z&max-results=7

 

Ma decisamente il botto lo fa personaggio di Biff Tannen – centrale in Ritorno al Futuro II – in cui lo svolgersi degli eventi passa freneticamente dal 1955 al 1985 al 2015. Biff Tannen è il bullo persecutore dei McFly (padre e figlio) e, andando clandestinamente indietro nel tempo dal 2015 al 1955 intrufolandosi non visto nella macchina del tempo del dr. Brown, Tannen riesce a parlare al lui stesso più giovane di sessant’anni, donandogli un almanacco sportivo coi risultati dal 1950 al 2000. Il giovane Biff Tannen del 1955 riceve dunque dal vecchio Biff Tannen del 2015 quell’almanacco del futuro e, nel corso degli anni, diventa stra-ricco per via di tutte le scommesse sportive vinte grazie all’almanacco, creando una linea temporale alternativa, un 1985 alternativo in cui finisce il malcapitato Marty McFly che scopre come il Biff Tannen del 1955 sia diventato una specie di Donald Trump del 1985 (e, noi sappiamo, ciò è avvenuto grazie al viaggio nel tempo dell’ottantenne Tannen tra il 2015 e il 1955 con in mano l’almanacco dei risultati dal 1950 al 2000), un Tannen che spadroneggia impunito in città facendo il bello e il cattivo tempo, con tanto di casinò modello Trump plaza chiamato nel film Pleasure paradise.

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Il Biff Tannen bullo del 1955 alle prese con Marty McFly.

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Il Biff Tannen magnate stra-ricco del 1985 alternativo.

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Il Biff Tannen ottantenne del 2015.

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L’almanacco.

ALMANACCARE: http://www.treccani.it/vocabolario/almanaccare/

Fantasticare; stillarsi il cervello per trovare un espediente o per indovinare qualche cosa: seguitando a almanaccar tra sé che cosa mai potesse essere tutto quel rigirìo (Manzoni); non chiudeva occhio almanaccando dove egli potesse trovar denaro (Verga). ◆ Part. pass. almanaccato, anche come agg., complicato, lambiccato: sofisticherie almanaccate (Tommaseo).

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/12/31/dialogo-di-un-venditore-di-almanacchi-a-un-passeggere-con-tante-scuse-al-conte-giacomo-leopardi-da-recanati/

Se digitate su Google image “Biff Tannen” e “Back to the future” “Donald Trump” (e anche in italiano, “Ritorno al futuro” “Donald Trump”, “Trump plaza” “Pleasure paradise”) vedrete come questo meme sincromistico si sia già parecchio diffuso fino a uscire fuori soltanto digitando il nome di Biff Tannen e fino a sfiorare il mainstream. Persino su un giornale on line di sinistra come Carmilla gli effetti si sono fatti sentire.

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Elezioni 2020 – Cosa possiamo prevedere attraverso i cicli storici

10 11 2016

Questo articolo è in parte inglese in parte italiano.

Noi di Civiltà Scomparse abbiamo scoperto l’ esistenza di tre cicli storici diversi e collegati fra loro: uno di 87 anni, uno di 44-45 anni, uno di 25 anni attraverso i quali si verificano eventi storici simili fra loro a quelli del passato.

The United States presidential election of 2016 was the 58th and most recent quadrennial American presidential election. It was held on Tuesday, November 8, 2016. The Republican Party nominee, businessman Donald Trump, and his running mate, incumbent Governor of Indiana Mike Pence, defeated the Democratic Partynominee, former Secretary of State Hillary Clinton, and her running mate, incumbent Senator Tim Kaine. The US Elections Project estimates that 128.8 million Americans cast a ballot in 2016, out of 231 million eligible voters—a turnout rate of 55.6 percent. Trump is expected to take office as the 45th President on January 20, 2017; Mike Pence will take office as the 48th Vice President.

Businessman and reality television personality Donald Trump became the Republican Party‘s presidential nominee on July 19, 2016, after defeating U.S. Senator Ted Cruz of Texas, Governor of Ohio John Kasich, U.S. Senator Marco Rubio of Florida and other candidates in the Republican primary elections.[7] Former Secretary of State and U.S. Senator from New York Hillary Clinton became the Democratic Party’s presidential nominee on July 26, 2016, after defeating U.S. Senator Bernie Sanders of Vermont. Clinton had hoped to become the first female president of the United States.

Nel 1928 venne eletto un uomo dalla personalità e idee simili a quelle di Trump: Herbert Hoover.

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” One of them is a free trade-wary millionaire and political neophyte who locked up the Republican presidential nomination with promises to make America great and to get the economy firing on all cylinders.

The other is Donald Trump. “

The United States presidential election of 1928 was the 36th quadrennial presidential election, held on Tuesday, November 6, 1928. Secretary of Commerce Herbert Hoover was nominated as the Republicancandidate, as incumbent President Calvin Coolidge chose not to run for a second full term. New York Governor Al Smith was the Democratic nominee. Hoover and Smith had been widely known as potential presidential candidates long before the campaign of 1928, and both were generally regarded as outstanding leaders. As each candidate was a newcomer to the presidential race, each presented in his person and record an appeal of unknown potency to the electorate. Each candidate also faced serious discontent within his party membership, and neither had the wholehearted support of his party organization.

In the end, the Republicans were identified with the booming economy of the 1920s, whereas Smith, a Roman Catholic, suffered politically from anti-Catholic prejudice, his anti-prohibitionist stance, and his association with the legacy of corruption of Tammany Hall. The result was a third consecutive Republican landslide.[2] Hoover narrowly failed to carry a majority of former Confederate states, but nonetheless made substantial inroads in the traditionally Democratic Solid South.

This was the last election until 1952 in which a Republican won the White House.

Vediamo ora il paragone 1972 – 2016:

The United States presidential election of 1972 was the 47th quadrennial presidential election, held on Tuesday, November 7, 1972. The Democratic Party‘s nomination was eventually won by Senator George McGovern of South Dakota, who ran an anti-war campaign against incumbent Republican President Richard Nixon, but was handicapped by his outsider status, limited support from his own party, the perception of many voters that he was a left-wing extremist and the scandal that resulted from the stepping down of vice-presidential nominee Thomas Eagleton.

Furthermore, the Presidential term of 1973-1977 is notable for being the only one in American history in which both the original President and original Vice President would fail to finish the presidential term.

Vediamo ora il paragone 1992 – 2016:

The United States presidential election of 1992 was the 52nd quadrennial presidential election. It was held on Tuesday, November 3, 1992. There were three major candidates: Incumbent RepublicanPresident George H. W. Bush; Democratic Arkansas Governor Bill Clinton, and independent Texas businessman Ross Perot.

Bush had alienated much of his conservative base by breaking his 1988 campaign pledge against raising taxes. The economy was in recession and Bush’s perceived greatest strength, foreign policy, was regarded as much less important following the dissolution of the Soviet Union and the relatively peaceful climate in the Middle East after the defeat of Iraq in the Gulf War.

Clinton won a plurality in the popular vote, and a wide Electoral College margin. The election was a significant realigning election after three consecutive Republican landslides.[2][3] Northeastern, Upper Midwest, and West Coast states which had previously been competitive began voting reliably Democratic. As of 2016, this is the most recent election in which an incumbent president was unseated, the previous one having been the 1980 election in which Ronald Reagan unseated then-incumbent Jimmy Carter.

Perot’s campaign took 18.9% of the vote, finishing second in Maine and Utah. This was noted for being the highest vote share of a third-party candidate since 1912, though he did not obtain any electoral votes.

Ora vediamo i personaggi di queste elezioni:

Herbert Hoover è una versione quasi identica di Trump: Herbert Clark Hoover (August 10, 1874 – October 20, 1964) was an American politician who served as the 31st President of the United States from 1929 to 1933. A Republican, as Secretary of Commerce in the 1920s he introduced Progressive Era themes of efficiency in the business community and provided government support for standardization, efficiency and international trade. As president from 1929 to 1933, his ambitious programs were overwhelmed by the Great Depression, that seemed to get worse every year despite the increasingly large-scale interventions he made in the economy. He was defeated in a landslide in 1932 by Democrat Franklin D. Roosevelt, and spent the rest of his life as a conservative denouncing big government, liberalism and federal intervention in economic affairs, as Democrats repeatedly used his Depression record to attack conservatism and justify more regulation of the economy. In the presidential election of 1928, Hoover easily won the Republican nomination, despite having no elected-office experience.

When the Wall Street Crash of 1929 struck less than eight months after he took office, Hoover tried to combat the ensuing Great Depression in the United States with large-scale government public works projects such as the Hoover Dam, and calls on industry to keep wages high. He reluctantly approved the Smoot–Hawley Tariff, which sent foreign trade spiralling down. He believed it was essential to balance the budget despite falling tax revenue, so he raised the tax rates. The economy kept falling and unemployment rates rose to about 25%.

L’ avversario di Hoover nel 1928:

Alfred EmanuelAlSmith (December 30, 1873 – October 4, 1944) was an American statesman who was elected Governor of New York four times and was the Democratic U.S. presidential candidate in 1928. He was the foremost urban leader of the efficiency-oriented Progressive Movement and was noted for achieving a wide range of reforms as governor in the 1920s. He was also linked to the notorious Tammany Hall machine that controlled New York City’s politics; was a strong opponent of Prohibition, which he did not think could be enforced, and was the first Catholic nominee for President. His candidacy mobilized Catholic votes—especially of women, who had only recently received federal suffrage. It also brought out the anti-Catholic vote, which was strongest among white conservative Democrats in the South.

As a committed “wet” (anti-Prohibition) candidate, Smith attracted not only drinkers but also voters angered by the corruption and lawlessness that developed alongside prohibition.[1] Many Protestants feared his candidacy, including German Lutherans and Southern Baptists, believing that the Catholic Church and the Pope would dictate his policies. Most importantly, this was a time of national prosperity under a Republican Presidency. Smith lost in a landslide to Republican Herbert Hoover, who gained electoral support from six southern states. Four years later Smith sought the 1932 nomination but was defeated by Franklin D. Roosevelt, his former ally and successor as New York Governor. Smith entered business in New York City and became an increasingly vocal opponent of Roosevelt’s New Deal.

Forse Trump sarà una rievocazione di Nixon?

Richard Milhous Nixon (January 9, 1913 – April 22, 1994) was an American politician who served as the 37th President of the United States from 1969 until his resignation in 1974, when he became the only U.S. president to resign from office. He had previously served as a U.S. Representative and Senator from California and as the 36th Vice President of the United States from 1953 to 1961 under the Presidency of Dwight D. Eisenhower.

Nixon ended American involvement in the war in Vietnam in 1973 and brought the American POWs home, and ended the military draft. Nixon’s visit to the People’s Republic of China in 1972 opened diplomatic relations between the two nations, and he initiated détente and the Anti-Ballistic Missile Treaty with the Soviet Union the same year. His administration generally transferred power from Washington to the states. He imposed wage and price controls for a period of ninety days, enforced desegregation of Southern schools and established the Environmental Protection Agency. Nixon also presided over the Apollo 11 moon landing, which signaled the end of the moon race. He was reelected in one of the largest electoral landslides in U.S. history in 1972, when he defeated George McGovern.

The year 1973 saw an Arab oil embargo, gasoline rationing, and a continuing series of revelations about the Watergate scandal. The scandal escalated, costing Nixon much of his political support, and on August 9, 1974, he resigned in the face of almost certain impeachment and removal from office. After his resignation, he was issued a pardon by his successor, Gerald Ford. In retirement, Nixon’s work writing several books and undertaking of many foreign trips helped to rehabilitate his image. He suffered a debilitating stroke on April 18, 1994, and died four days later at the age of 81.

L’ avversario di Nixon nel 1972:

George Stanley McGovern (July 19, 1922 – October 21, 2012) was an American historian, author, U.S. Representative, U.S. Senator, and the Democratic Party presidential nominee in the 1972 presidential election.

McGovern grew up in Mitchell, South Dakota, where he was a renowned debater. He volunteered for the U.S. Army Air Forcesupon the country’s entry into World War II and as a B-24 Liberator pilot flew 35 missions over German-occupied Europe. Among the medals bestowed upon him was a Distinguished Flying Cross for making a hazardous emergency landing of his damaged plane and saving his crew. After the war he gained degrees from Dakota Wesleyan University and Northwestern University, culminating in a PhD, and was a history professor. He was elected to the U.S. House of Representatives in 1956 and re-elected in 1958. After a failed bid for the U.S. Senate in 1960, he was a successful candidate in 1962.

As a senator, McGovern was an exemplar of modern American liberalism. He became most known for his outspoken opposition to the growing U.S. involvement in the Vietnam War. He staged a brief nomination run in the 1968 presidential election as a stand-in for the assassinated Robert F. Kennedy. The subsequent McGovern–Fraser Commission fundamentally altered the presidential nominating process, by greatly increasing the number of caucuses and primaries and reducing the influence of party insiders. The McGovern–Hatfield Amendment sought to end the Vietnam War by legislative means but was defeated in 1970 and 1971. McGovern’s long-shot, grassroots-based 1972 presidential campaign found triumph in gaining the Democratic nomination but left the party badly split ideologically, and the failed vice-presidential pick of Thomas Eagleton undermined McGovern’s credibility. In the general election McGovern lost to incumbent Richard Nixon in one of the biggest landslides in American electoral history. Re-elected Senator in 1968 and 1974, McGovern was defeated in a bid for a fourth term in 1980.

Throughout his career, McGovern was involved in issues related to agriculture, food, nutrition, and hunger.

E ora vediamo che Trump sembra essere l’ esatto opposto di Clinton:

Ma se la sua storia nei prossimi 4 anni seguisse la linea narrativa dei primi 4 anni di Clinton?

William JeffersonBillClinton (born William Jefferson Blythe III; August 19, 1946) is an American politician who served as the 42nd President of the United States from 1993 to 2001. Clinton was Governor of Arkansas from 1979 to 1981 and 1983 to 1992, and Arkansas Attorney General from 1977 to 1979. A member of the Democratic Party, ideologically Clinton was a New Democrat, and many of his policies reflected a centristThird Way” political philosophy.

Clinton was born and raised in Arkansas and is an alumnus of Georgetown University, where he was a member of Kappa Kappa Psiand the Phi Beta Kappa Society and earned a Rhodes Scholarship to attend the University of Oxford. Clinton is married to Hillary Clinton, who served as United States Secretary of State from 2009 to 2013, who was a Senator from New York from 2001 to 2009, and who was the Democratic nominee for President of the United States in 2016. Both Clintons earned law degrees from Yale Law School, where they met and began dating. As Governor of Arkansas, Clinton overhauled the state’s education system, and served as chairman of the National Governors Association.

Clinton was elected President in 1992, defeating incumbent George H. W. Bush. At age 46, Clinton was the third-youngest president, and the first from the Baby Boomer generation. Clinton presided over the longest period of peacetime economic expansion in American history, and signed into law the North American Free Trade Agreement. After failing to pass national health care reform, the Democratic House was ousted when the Republican Party won control of the Congress in 1994, for the first time in 40 years. Two years later, in 1996, Clinton became the first Democrat since Franklin D. Roosevelt to be elected to a second term. Clinton passed welfare reform and the State Children’s Health Insurance Program, providing health coverage for millions of children.

In 1998, Clinton was impeached by the House of Representatives for perjury before a grand jury and obstruction of justice during a lawsuit against him, both related to a scandal involving White House (and later Department of Defense) employee Monica Lewinsky. Clinton was acquitted by the U.S. Senate in 1999, and served his complete term of office. The Congressional Budget Office reported a budget surplus between the years 1998 and 2000, the last three years of Clinton’s presidency. In foreign policy, Clinton ordered U.S. military intervention in the Bosnia and Kosovo wars, signed the Iraq Liberation Act in opposition to Saddam Hussein, and participated in the 2000 Camp David Summit to advance the Israeli–Palestinian peace process.

Clinton left office with the highest end-of-office approval rating of any U.S. President since World War II. Since then, Clinton has been involved in public speaking and humanitarian work. Clinton created the William J. Clinton Foundation to address international causes, such as the prevention of AIDS and global warming. In 2004, Clinton published his autobiography My Life. Clinton has remained active in politics by campaigning for Democratic candidates, including his wife’s campaigns for the Democratic presidential nomination in 2008 and 2016, and Barack Obama‘s presidential campaigns in 2008 and 2012.

L’ avversario di Clinton nel 1992:

George Herbert Walker Bush (born June 12, 1924) is an American politician who was the 41st President of the United States from 1989 to 1993 and the 43rd Vice President of the United States from 1981 to 1989. A member of the U.S. Republican Party, he was previously a congressman, ambassador, and Director of Central Intelligence. He is the oldest living former President and Vice President. He is also the last living former President who is a veteran of World War II. Bush is often referred to as “George H. W. Bush”, “Bush 41”, “Bush the Elder”, or “George Bush Sr.” to distinguish him from his eldest son, George W. Bush, who was the 43rd President of the United States. Prior to his son’s presidency, he was known simply as George Bush or President Bush.

Bush was born in Milton, Massachusetts, to Prescott Bush and Dorothy Walker Bush. Following the attack on Pearl Harbor in 1941, Bush postponed college, enlisted in the U.S. Navy on his 18th birthday, and became the youngest aviator in the U.S. Navy at the time.[1][2] He served until the end of the war, then attended Yale University. Graduating in 1948, he moved his family to West Texasand entered the oil business, becoming a millionaire by the age of 40.

Bush became involved in politics soon after founding his own oil company, serving as a member of the House of Representativesand Director of Central Intelligence, among other positions. He failed to win the Republican nomination for President in 1980, but was chosen as a running mate by party nominee Ronald Reagan, and the two were elected. During his tenure, Bush headed administration task forces on deregulation and fighting the “War on Drugs“.

In 1988, Bush ran a successful campaign to succeed Reagan as President, defeating Democratic opponent Michael Dukakis. Foreign policy drove the Bush presidency: military operations were conducted in Panama and the Persian Gulf; the Berlin Wall fell in 1989, and the Soviet Union dissolved two years later. Domestically, Bush reneged on a 1988 campaign promise and, after a struggle with Congress, signed an increase in taxes that Congress had passed. In the wake of a weak recovery from an economic recession, along with continuing budget deficits and the controversy over his appointment of Clarence Thomas to the Supreme Court, he lost the 1992 presidential election to Democrat Bill Clinton.

Ora vediamo chi sono i personaggi che rievocano in qualche modo qualche aspetto biografico di Roosevelt, Clinton e Carter. 

Come potrebbe essere la elezione statunitense del 2020? Guardiamo a quelle del 1932 1976 e 1996.

The United States presidential election of 1932 was the 37th quadrennial presidential election, held on Tuesday, November 8, 1932. The election took place against the backdrop of the Great Depression that ruined the promises of incumbent President and Republican candidate Herbert Hoover to bring about a new era of prosperity. The Democratic nomination went to the well-known governor of the most populous state, New York’s Franklin D. Roosevelt, who had been reelected governor in a landslide in 1930. Roosevelt united all wings of his party, avoided divisive cultural issues, and brought in a leading Southern conservative as his running mate, House Speaker John Nance Garner of Texas.

Roosevelt repeatedly blamed Hoover for the Depression and worsening economy. With unemployment above 20% in 1932 alone, Hoover was remiss to defend his record,[1] and Roosevelt promised recovery with a New Deal for the American people.[2] Roosevelt won by a landslide in both the electoral and popular vote, receiving the highest percentage of the popular vote for a Democratic nominee. The election marked the effective end of the Fourth Party System, dominated by Republicans. Subsequent landslides in the 1934 mid-term elections and following presidential election two and four years later respectively, signified the commencement of the Fifth Party System, dominated by Roosevelt’s New Deal Coalition.

The United States presidential election of 1976 was the 48th quadrennial presidential election, held on Tuesday, November 2, 1976. The winner was the relatively unknown former Governor of Georgia Jimmy Carter, the Democratic candidate, over the incumbent President Gerald Ford, the Republican candidate.

President Richard Nixon had resigned in 1974 in the wake of the Watergate scandal, but before doing so, he appointed Ford as Vice President via the 25th Amendment after Spiro Agnew resigned in the light of a scandal that implicated him in receiving illegal bribes while serving as Governor of Maryland. Ford was thus the only sitting President who had never been elected to national office. Saddled with a poor economy, the fall of South Vietnam, and paying a heavy political price for his pardon of Nixon, Ford first faced serious opposition from within his own party, when he was challenged for the Republican Party’s nomination by former California governor and future President Ronald Reagan. The race was so close that Ford was unable to secure the nomination until the Party Convention. Carter, who was less well known than other Democratic hopefuls, ran as a Washington outsider and reformer. He narrowly won the election, becoming the first president elected from the Deep South since Zachary Taylor in 1848. The 1976 election was also the last election to date in which a Democratic candidate garnered Texas’ electoral votes. It was also a notable election as all four presidential and vice-presidential candidates would ultimately lose a presidential election.

The United States presidential election of 1996 was the 53rd quadrennial presidential election. It was held on Tuesday, November 5, 1996.[2] The contest was between the Democratic national ticket of President Bill Clinton from Arkansas and Vice President Al Gore from Tennessee and the Republican national ticket of former Senator Bob Dole of Kansas for President and former Housing Secretary Jack Kemp from New York for Vice President. Businessman Ross Perot ran as candidate for the Reform Party with economist Pat Choate as his running mate; he received less media attention and was excluded from the presidential debates and, while still obtaining substantial results for a third-party candidate, by U.S. standards, did not renew his success of the 1992 election. Turnout was registered at 49.0%, the lowest for a presidential election since 1924.

President Clinton’s chances of winning were initially considered slim in the middle of his term as his party had lost both the House and the Senate in 1994 for the first time in decades; he had reneged on promises to cut taxes and to reduce the deficit, enacted a Federal assault weapons ban, and had a failed healthcare reform initiative. He was able to regain ground as the economy began to recover from the early 1990s recession with a relatively stable world stage. He went on to win re-election with a substantial margin in the popular vote and electoral college. Despite Dole’s defeat, the Republican Party was able to maintain a majority in both the House of Representatives and the Senate.

Ecco i personaggi che rievocano aspetti biografici e forse politici dei tre personaggi:

( Ricordando che Clinton era stato definito il ” primo presidente nero ” perchè la sua vita da bianco sembrava essere quella dello stereotipo della vita di un nero…)

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjMs4H-mp7QAhVLVhQKHYcSAYQQFggeMAA&url=https%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FUnited_States_presidential_election%2C_2020&usg=AFQjCNGiLeuGPSBEPQWFTfEdpadFBTyz8A&sig2=iFhNFaklrKVys-uItfIO_A&bvm=bv.138169073,d.d24

The United States presidential election of 2020, scheduled for Tuesday, November 3, 2020, will be the 59th quadrennial U.S. presidential election. Voters will select presidential electors who in turn will elect a new president and vice president through the electoral college. The series of presidential primary elections and caucuses are likely to be held during the first six months of 2020. This nominating process is also an indirect election, where voters cast ballots selecting a slate of delegates to a political party’s nominating convention, who then in turn elect their party’s presidential nominee.

Barring any change in circumstances, President Donald Trump, who was elected in 2016, will be eligible to seek re-election.

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjXqtaVm57QAhVF1RQKHQejDBgQFggjMAE&url=http%3A%2F%2Fwww.bostonmagazine.com%2Fnews%2Fblog%2F2015%2F09%2F23%2Fdeval-patrick-president-joe-biden%2F&usg=AFQjCNGC_9I76T3LlOjsG2-CoooLQAyrgg&sig2=f2Xh08WxBpEJa8TTLAgVgw&bvm=bv.138169073,d.d24

devalpatrick DEVAL PATRICK

Figlio del musicista Laurdine “Pat” Patrick, si è laureato in legge all’università di Harvard nel 1978 ed ha esercitato la professione di avvocato. Sposato con Diane Patrick dal 1984, ha avuto con lei due figlie: Sarah e Katherine.

Patrick ha cominciato ad occuparsi di politica agli inizi degli anni novanta, quando Bill Clinton gli affidò la delega ai diritti civili. Successivamente ha intrapreso, con grande successo, la carriera imprenditoriale e manageriale.

Nel 2006 si candida come governatore del Massachusetts col Partito Democratico: vinte le elezioni primarie con il 49,57% dei voti, Patrick trionfò anche nelle consultazioni generali con il 55,6% dei consensi e divenne il 71° governatore dello Stato.

In vista delle elezioni presidenziali statunitensi del 2008 Patrick ha appoggiato la candidatura di Barack Obama. Il 2 novembre del 2010 si ricandida alla guida del Massachusetts e viene confermato nella carica con il 48,4% dei voti.

In seguito all’attentato alla Maratona di Boston del 15 aprile 2013 fu lo stesso governatore a rassicurare la popolazione con un comunicato stampa.

Born to and raised by a single mother – Come Clinton

Patrick was born, on July 31, 1956, in the South Side of Chicago, where his family resided in a two-bedroom apartment in the Robert Taylor Homeshousing projects. Patrick was born to his mother, Emily Mae (née Wintersmith), and his father, Laurdine “Pat” Patrick, a jazz musician in Sun Ra‘s band. In 1959, Patrick’s father abandoned their family in order to play music in New York City[3] and because he had fathered a daughter, La’Shon Anthony, by another woman.[4] Deval reportedly had a strained relationship with his father, who opposed his choice of high school, but they eventually reconciled.[4] Patrick was raised by his mother, who traces her roots to American slaves in the American South, in the state of Kentucky.[5] The family spent many months living on welfare.

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjemJb9m57QAhWHwxQKHXyzBE0QFggbMAA&url=http%3A%2F%2Fwww.motherjones.com%2Fpolitics%2F2016%2F11%2Fdemocrats-defeat-trump-president-2020&usg=AFQjCNG-ALVdnqmU82GkdVuByGJQW_kvTA&sig2=uxTLap6LBHuX4c3CIwnuEg&bvm=bv.138169073,d.d24

hickenlooper JOHN HICKENLOOPER

John Hickenlooper (Narberth, 7 febbraio 1952) è un politico statunitense, governatore democratico del Colorado dal 2011.

Ricordiamo che Carter era una personalità poco conosciuta salita alla ribalta durante le elezioni.

John Wright Hickenlooper, Jr.[1] (born February 7, 1952) is a member of the Democratic Party and the 42nd and current Governor of Colorado. Hickenlooper has served as governor since 2011. He serves as a member of the Western Governors’ Association,[2]and was the chairman of the National Governors Association, from 2014-2015.[3]

Born in Narberth, Pennsylvania, Hickenlooper is a graduate of Wesleyan University. After his career as a geologist, Hickenlooper entered a career in business and cofounded the Wynkoop Brewing Company in Denver. Hickenlooper was elected the 43rd mayor of Denver in 2003, serving two terms, until 2011.

He was raised by his mother after his father died when he was young.

Hickenlooper worked as a geologist in Colorado for Buckhorn Petroleum, in the early 1980s. With the decline of the local oil industry, Hickenlooper was laid off. Instead of moving away, he decided to start the Wynkoop Brewing Company brewpub in 1988.[10]Wynkoop and a few other businesses contributed to the redevelopment of the LoDo area following the arrival of major league baseball to the neighborhood.

Come Clinton, aveva in mente una altra carriera prima di concentrarsi sulla politica.

Hickenlooper married Robin Pringle on January 16, 2016.[40] His first wife, Helen Thorpe, is a writer whose work has been published in The New Yorker, New York Times Magazine, George, and Texas Monthly. In 2010, Hickenlooper told the Philadelphia Inquirer that he and Thorpe attended Quaker meetings and tried to live by Quaker values.[41]Prior to the separation, they lived in Denver’s Park Hill neighborhood with their son, Teddy.[42] Upon taking office as governor, Hickenlooper and his family decided to maintain their private residence instead of moving to the Colorado Governor’s Mansion.[43] On July 31, 2012, Hickenlooper announced that he and Thorpe were separating after 10 years of marriage.[44] Following his divorce, Hickenlooper moved into the Governor’s Mansion.

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwiSsd6CnZ7QAhUCtBQKHXILCA8QFggeMAA&url=http%3A%2F%2Fwww.nationalreview.com%2Farticle%2F433695%2Fbill-de-blasios-presidential-future-be-warned&usg=AFQjCNGO8qToDk3-PnhPT-nIN_Nkw3v2tg&sig2=ijCnWiTJi3_4VwsufWpK8g&bvm=bv.138169073,d.d24

de-blasio BILL DE BLASIO

Bill de Blasio, nato Warren Wilhelm Jr.[1] (New York, 8 maggio 1961), è un politico statunitense del Partito Democratico, sindaco di New York dal 1 gennaio 2014.

Nasce a Manhattan, distretto della città di New York, da Warren Wilhelm e Maria De Blasio. Il padre, militare dislocato nell’Oceano Pacifico, aveva ascendenze tedesche mentre i nonni materni, Giovanni De Blasio e Anna Briganti, erano italiani.

De Blasio aveva sette anni quando suo padre, alcolizzato e fumatore accanito, andò via di casa creando i presupposti per il successivo divorzio[3] ottenuto circa un anno dopo; il genitore finirà per suicidarsi nel 1979 con un colpo d’arma da fuoco all’esterno di un hotel.

Anche il padre di Bill Clinton aveva problemi con l’ alcool, e si suppone fosse violento alle volte, tanto che Clinton doveva intervenire per difendere la madre.

Socialista da giovane, De Blasio supportò, tra la fine degli anni ottanta e l’inizio della decade successiva, la lotta dei sandinisti in Nicaragua, combattuti dall’allora presidente statunitense Ronald Reagan.[9] È poi stato consigliere del presidente statunitense Bill Clinton e dirigente della campagna elettorale del 2000 per il Senato degli Stati Uniti, risultata vincente, di sua moglie Hillary.[10]Esponente dell’ala sinistra del Partito Democratico, De Blasio si definisce liberal e progressista.

Sposato dal 1994 con la poetessa afroamericana Chirlane McCray, attivista per i diritti degli omosessuali dichiaratamente lesbica nel periodo di nubilato precedente[11][12], fece il viaggio di nozze a Cuba nonostante l’embargo. Ha avuto da lei due figli, Dante e Chiara[13].

tim-scott TIM SCOTT

Timothy Eugene “Tim” Scott (Charleston, 19 settembre 1965) è un politico statunitense, attuale senatore per lo stato della Carolina del Sud e in precedenza membro della Camera dei Rappresentanti per lo stesso stato dal 2011 al 2013.

Nato a Charleston, Scott fu cresciuto da una madre single e dopo aver ottenuto un bachelor in scienze politiche lavorò come assicuratore.

Nel 1995 venne eletto come repubblicano all’interno del consiglio comunale di Charleston. Fu poi rieletto per altri due mandati nel 2000 e nel 2004. Nel 2009 approdò alla Camera dei Rappresentanti della Carolina del Sud e dopo un solo mandato nella legislatura statale, Scott si candidò a vicegovernatore.

Poco dopo tuttavia abbandonò la competizione, candidandosi invece al Congresso come deputato alla Camera. Scott venne eletto con un ampio margine, divenendo il primo afroamericano repubblicano eletto al Congresso dallo Stato della Carolina del Sud. Nel 2012 venne riconfermato per un altro mandato e pochi mesi dopo, quando il senatore Jim DeMint annunciò le proprie dimissioni, Scott venne scelto come suo sostituto dalla governatrice Nikki Haley.

Tim Scott si configura come un conservatore ed è un esponente del Tea Party; dopo la sua elezione ha rifiutato di aderire al Congressional Black Caucus.

Però: Scott is unmarried.[10] He owns an insurance agency and he is also a partner in Pathway Real Estate Group, LLC.[5] Scott is a devout evangelical Christian.[80][81][82] He is a member of Seacoast Church, a large evangelical church in Charleston, and is a former member of that church’s board. Republican leadership has praised Scott’s background as an example of achieving the American dream according to a conservative model.[8

huntsman JON HUNTSMAN JR.

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwiHqozXn57QAhVCbxQKHW64BI8QFggbMAA&url=http%3A%2F%2Fwww.deseretnews.com%2Farticle%2F865569642%2FAssessing-Jon-Huntsman-Jr-and-the-Republican-Party-Is-2020-his-year.html%3Fpg%3Dall&usg=AFQjCNEAePokG0lHrHIu9DUsrAjB1fonsw&sig2=XFYh_-Fwnz5JHjvf8xAFPg&bvm=bv.138169073,d.d24

Jon Meade Huntsman, Jr. (Palo Alto, 26 marzo 1960) è un politico e diplomatico statunitense, ex-Governatore dello Utah ed ambasciatore in Cina dal 2009 al 2011.

Figlio dell’imprenditore miliardario Jon Huntsman, Sr. e nipote dell’Apostolo David Haight, dopo gli studi si recò come missionario mormone a Taiwan, dove imparò il cinese.

Nel 2004 fu eletto Governatore dello Utah con il 57% delle preferenze; quattro anni dopo fu rieletto per un secondo mandato con il 77.7% dei voti. Nel 2009 tuttavia rassegnò le dimissioni dopo essere stato nominato ambasciatore in Cina dal Presidente Obama.

Come governatore si è occupato di questioni come il controllo delle armi, l’omosessualità e l’ecologia. Per quanto riguarda le materie sociali, ha mantenuto una linea moderatamente conservatrice, per esempio schierandosi contro il matrimonio gay. Tuttavia ha dato il suo appoggio alle unioni civili.

Huntsman è sposato con Mary Kaye Cooper e la coppia ha sette figli, di cui cinque naturali e due adottate (Gracie Mei, dalla Cina e Asha Bharati, dall’India).

Il 1º febbraio del 2011 Huntsman rassegnò le dimissioni da ambasciatore e lasciò la sede diplomatica cinese ad aprile per dedicarsi completamente alla campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali del 2012.

Mostra interessi e talenti musicali come Clinton:  He is a self-proclaimed fan of the progressive rock genre and played keyboards during high school in the band Wizard.[122] On July 30, 2007, he attended a concert by progressive metal band Dream Theater. Later that day, Huntsman signed a proclamation creating “Dream Theater Day” on that date for the state of Utah.[123] He also is a fan of avant-garde musician Captain Beefheart, citing Trout Mask Replica (1969) as his favorite album by Beefheart.[124] Huntsman also joined REO Speedwagon on the piano for two songs during their concert at the Utah State Fair on September 16, 2005. Huntsman is a fan of riding motocross, and he helped in pushing outdoor sporting activities and outdoor tourism for the State of Utah.[1

Huntsman was brought up as a member of the Church of Jesus Christ of Latter-day Saints (LDS), and stated in a May 2011 interview with George Stephanopoulos of ABC News, “I believe in God. I’m a good Christian. I’m very proud of my Mormon heritage. I am Mormon.

Tutti gli occhi puntati su quest’ uomo: ha caratteristiche che replicano Roosevelt:

abbott  GREG ABBOTT

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Gregory Wayne “Greg” Abbott (Wichita Falls, 13 novembre 1957) è un politico e avvocato statunitense, governatore repubblicanodel Texas dal 2015.

Abbott è nato a Wichita Falls, nel Texas. Sua madre, Doris Lechristia Jacks, era casalinga e suo padre, Calvin Roger Abbott, era un agente immobiliare. All’età di 6 anni si trasferisce con la famiglia a Longview, a est del Texas. Dopo aver iniziato la scuola media, lui e la sua famiglia si trasferisce a Duncanville, nella contea di Dallas. Al secondo anno di liceo, suo padre muore per un arresto cardiaco e la madre decide di seguire le orme del marito diventando un’agente immobiliare. Si è laureato alla Duncanville High School. Nel 1981 entra nel mondo della politica e intraprende i suoi studi all’Università di Austin, dove diventa membro della confraternita Delta Tau Delta e del club dei Giovani Repubblicani. Nel 1984 consegue la laurea J.D. all’Università di Nashville, nel Tennessee. Nello stesso anno rimane vittima di un incidente, nel quale una grossa quercia sarebbe crollata su di lui mentre faceva jogging a seguito di una tempesta, rendendolo paraplegico e costretto sulla sedia a rotelle. La sua carriera politica inizia a Houston, dove ha servito come giudice di Stato presso la Corte Distrettuale per tre anni.

Dal 1981, Abbott è sposato con Cecilia Phalen, figlia di immigrati messicani.

Abbott was born on November 13, 1957 in Wichita Falls, of English descent. His mother, the former Doris Lechristia Jacks, was a homemaker, and his father, Calvin Roger Abbott, was a stockbroker and insurance agent.[2][3] When he was six years old they moved to Longview and the family lived in the East Texas city for six years.[2]

At the beginning of junior high school, Abbott’s family moved to Duncanville. In his sophomore year in high school, his father died of a heart attack, and his mother went to work in a real estate office.[2] He graduated from Duncanville High School.[4] He was on the track team in high school and won every meet he entered his senior year.[5] He was in the National Honor Society and was voted “Most Likely to Succeed”.[5]

In 1981, he earned a Bachelor of Business Administration in finance from the University of Texas at Austin, where he was a member of the Delta Tau Delta fraternity and the Young Republicans’ Club. He met his wife, Cecilia Phelan, while attending UT Austin.[2] In 1984, he earned his J.D. degree from the Vanderbilt University Law School in Nashville, Tennessee.[2] He commented about his marriage, that “San Antonio is also where Cecilia and I got married at Our Lady of the Lake, 31 years ago. Our marriage wasn’t just the joining of two families. It was a uniting of cultures: My Anglo heritage and Cecilia’s Irish and Hispanic heritage. We may have come from different cultures but we realized that we share the same foundation: “Dos casas. Pero, una fundacion.”The story of my family is as old as the story of Texas itself: the uniting of cultures to create one unique people, Texans.”[6]

He went into private practice, working for Butler and Binion, LLC between 1984 and 1992. Abbott’s political career began in Houston, where he served as a state trial judge in the 129th District Court for three years.[7]

Abbott became a paraplegic when an oak tree fell on him while he was jogging following a storm in 1984.[7][8] He had two steel rods implanted in his spine, underwent extensive rehabilitation at TIRR Memorial Hermann in Houston, and has used a wheelchair ever since.

Abbott, a Roman Catholic, is married to Mexican-American Cecilia Phalen Abbott, the granddaughter of Mexican immigrants.[77][78] His election as governor of Texas makes her the first Latina to be the First Lady of Texas since Texas joined the union.[78][79] They have one adopted daughter, Audrey.[16][77][78] They were married in San Antonio in 1981.[2]She is a former school teacher and principal.[7] He is the first elected governor of a U.S. state to use a wheelchair since George Wallace of Alabama, 1983–87.[80]

Abbott knows some Spanish but is not fluent in the language.[

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booker CORY BOOKER

Cory Anthony Booker (Washington, 27 aprile 1969) è un politico statunitense senatore per lo stato del New Jersey negli Stati Uniti D’America.

Politico del Partito Democratico, attivista comunitario, ex consigliere comunale di Newark, ha concorso, senza successo, alla carica di sindaco nel 2002 contro il sindaco “storico”, Sharpe James. Booker si è candidato nuovamente nel 2006, vincendo contro Ronald Rice e diventando il trentaseiesimo sindaco di Newark.

Booker è un laureato del Stanford University, l’Università di Oxford (come un Rhodes Scholar presso il The Queen’s College), e Yale Law School.

Booker began his political career as a Newark city councilor from 1998 to 2002. He ran for mayor in 2002, but lost to incumbentSharpe James; he ran again in 2006 and won against deputy mayor Ronald Rice. During his tenure as mayor, Booker’s priorities were reducing crime and encouraging economic development projects. He gained a national reputation for his personal involvement in public service, particularly through his use of social media tools such as Twitter to connect with constituents.

Considered one of the most prominent Democrats in New Jersey,[1] he became a candidate for the United States Senate in the 2013 special election to succeed Frank Lautenberg, who died in office. He won the Senate Democratic primary on August 13, 2013, and then won the general election against Steve Lonegan on October 16, 2013, becoming the first black U.S. Senator from New Jersey. Booker subsequently won the next regular election for the Senate seat against Jeff Bell in 2014.

Booker was born on April 27, 1969, in Washington, D.C., and grew up in Harrington Park, New Jersey, 20 miles (32 km) north of Newark, New Jersey.[2] His parents, Carolyn Rose (née Jordan) and Cary Alfred Booker, were among the first black executives at IBM.[2][3][4] Booker has stated that he was raised in a religious household, and that he and his family attended a small African Methodist Episcopal Church in New Jersey.[5] One of Booker’s maternal great-grandfathers was white, and Booker also has other European and Native American ancestry.

Booker regularly exercises and has been a vegetarian since 1992, when he was a student at Oxford.[169] He abstains from alcohol and “has no known vices or addictions” other than books and coffee.[170][171] In 2014, Booker began practicing a vegan diet[169] and has expressed his vegan ethical philosophy and advocacy for animals.[172]

Booker has never been married, and in 2013 he was named one of Town & Country’’s “Top 40 Bachelors”.

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joe biden.jpeg JOE BIDEN

Joseph Robinette Biden, Jr., detto Joe (Scranton, 20 novembre 1942), è un politico statunitense, 47° vicepresidente degli Stati Uniti.

Laureato in giurisprudenza nel 1965 a Newark, ha conseguito la specializzazione in legge nel 1968 a Syracuse, New York, per poi essere ammesso nell’albo degli avvocati nel 1969 esercitando per un breve periodo e con scarso successo. Di religione cattolica, nel 1966 si sposò con Neilia Hunter e con lei ebbe tre figli: Beau Biden (che ha seguito le orme paterne diventando anch’egli politico), Robert ed Amy, la figlia minore. Nel 1972 i suoi familiari ebbero un terribile incidente stradale: la moglie Neilia e la figlia Amy morirono mentre Beau e Robert rimasero seriamente infortunati.

Il figlio Beau è morto il 30 maggio del 2015, a 46 anni per un tumore al cervello.

Nel 1988 si candidò alle primarie presidenziali democratiche, dichiarando di ispirarsi al modello laburista di Neil Kinnock, ma nelle consultazioni venne sconfitto da Michael Dukakis. Nel 2004 fu tentato dal candidarsi nuovamente alle primarie, ma alla fine rinunciò all’intento dichiarando di non essere disponibile nemmeno per fare il vice di John Kerry (per questo ruolo Biden suggerì al collega del Massachusetts il senatore John McCain, pur essendo quest’ultimo repubblicano).

Il 7 gennaio del 2007 ha dichiarato in un’intervista televisiva di volersi presentare alle primarie del 2008 e il 30 gennaio dello stesso anno è stato ufficialmente iscritto nell’elenco dei candidati.

Il 4 gennaio del 2008, al termine del caucus dell’Iowa (primo test elettorale delle primarie) ha annunciato di volersi ritirare dalla competizione a causa dello scarso risultato ottenuto (0,93%)[1], ma il 22 agosto Barack Obama, il candidato alle elezioni presidenziali del 2008 per il Partito Democratico, ha annunciato che Joe Biden sarebbe stato il suo vicepresidente. Con l’elezione di Barack Obama, Joe Biden è divenuto vicepresidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2009, il primo cattolico a ricoprire la carica.

Biden was born in Scranton, Pennsylvania, in 1942, and lived there for ten years before moving to Delaware. He became an attorney in 1969, and was elected to the New Castle County council in 1970. Biden was first elected to the Senate in 1972, and became the sixth-youngest senator in U.S. history. He was re-elected to the Senate six times, and was the fourth most senior senator at the time of his resignation to assume the Vice Presidency in 2009. Biden was a long-time member and former chairman of the Foreign Relations Committee. He opposed the Gulf War in 1991, but advocated U.S. and NATO intervention in the Bosnian War in 1994 and 1995. Biden voted in favor of the resolution authorizing the Iraq War in 2002, but opposed the surge of U.S. troops in 2007. He has also served as chairman of the Senate Judiciary Committee, dealing with issues related to drug policy, crime prevention, and civil liberties, and led the legislative efforts for creation of the Violent Crime Control and Law Enforcement Act, and the Violence Against Women Act. He chaired the Judiciary Committee during the contentious U.S. Supreme Court nominations of Robert Bork and Clarence Thomas.

Biden unsuccessfully sought the Democratic presidential nomination in 1988 and in 2008, both times dropping out early in the race. In the 2008 U.S. presidential election, Barack Obama chose Biden to be his running mate in the race, which they won. Biden became the first Roman Catholic, and the first Delawarean, to be Vice President of the United States.

As Vice President in the Obama administration, Biden oversaw the infrastructure spending aimed at counteracting the Great Recession, and U.S. policy toward Iraq up until the withdrawal of U.S. troops in 2011. His ability to negotiate with congressional Republicans helped bring about legislation such as the Tax Relief, Unemployment Insurance Reauthorization, and Job Creation Act of 2010 that resolved a taxation deadlock, the Budget Control Act of 2011 that resolved that year’s debt ceiling crisis, and the American Taxpayer Relief Act of 2012 that addressed the impending “fiscal cliff“. In 2011, Biden opposed going ahead with the military mission that resulted in the death of Osama bin Laden. Obama and Biden were re-elected in 2012. In October 2015, after months of speculation, Biden chose not to run for President of the United States in 2016.[

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=9&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwi1qp2zo57QAhUHbxQKHeUWDWkQFghaMAg&url=https%3A%2F%2Fwww.entitymag.com%2Fhillary-cracked-glass-ceiling-1-5-women-break-2020%2F&usg=AFQjCNG1iJY9BAz0a9cOUtJ7Rf18lRQ0FQ&sig2=_ID-mtLeR13aT65hR6Nhpg&bvm=bv.138169073,d.d24

kamalaharris KAMALA HARRIS

Kamala Harris (/ˈkɑːmələ/;[1] born October 20, 1964) is an American lawyer, politician, and member of the Democratic Party, who has been the 32nd and current Attorney General of California since 2011.

Harris graduated from Howard University and University of California, Hastings College of the Law. She worked as a Deputy District Attorney in Alameda County, California, from 1990 to 1998. She served as Managing Attorney of the Career Criminal Unit in the San Francisco District Attorney’s Office, from 1998 to 2000, and as Chief of the Community and Neighborhood Division in the office of San Francisco City Attorney, from 2000 to 2003. In 2003, she was elected District Attorney of San Francisco, defeating incumbent Terence Hallinan. She was re-elected in 2007 and served from 2004 to 2011.

Harris was elected California’s Attorney General in 2010 and was re-elected in 2014.[2][3] Harris is the first female,[4] the first African-American,[5][6][7][8][9] the first Indian-American, and the first Asian-American attorney general in California.[10][11] On November 8, 2016, she became the first Indian-American and second African-American female to serve in the United States Senate, defeating Loretta Sanchez in the 2016 election to replace outgoing Democratic senator Barbara Boxer.[12]

Harris was born in Oakland, California. She is the daughter of an Indian-American mother, Dr. Shyamala Gopalan Harris, a breast cancer specialist, who immigrated from Chennai, Tamil Nadu, India, in 1960,[13] and a Jamaican-American father, Donald Harris, a Stanford University economics professor.[14][15][16] She has one younger sister, Maya, who is now married to Tony West, a former Associate Attorney General of the United States.[17] Kamala’s parents divorced when she was young.[18]

Her mother had primary custody of the two girls, who were raised in Berkeley, California; Oakland; and Montreal, Quebec, Canada, where their mother took a position doing research at the Jewish General Hospital and teaching at McGill University.[19][20] Harris’s mother died in 2009.[21] In Berkeley, the family lived in a black neighborhood and the girls sang in a Baptist choir.

After graduating from Westmount High School, Harris attended Howard University in Washington, D.C.,[22] where she joined the Alpha Chapter of Alpha Kappa Alpha sorority, and received her Juris Doctor (J.D.) from University of California, Hastings College of the Law in 1989.[23] Harris failed the California bar exam her first time, later observing, “it’s not a measure of your capacity.”[24] She was admitted to the State Bar of California in 1990.

While she was an Alameda County Deputy District Attorney in the 1990s, she dated Willie Brown, the Speaker of the California State Assembly. They broke up shortly after he was elected Mayor of San Francisco.[119]

On April 7, 2014, Harris announced that she was engaged to be married to California attorney Douglas Emhoff,[120] the partner-in-charge at Venable LLP‘s Los Angeles office.[121]They married on August 22, 2014 in Santa Barbara, California.[12