Universo = Dio = Coscienza = Percezione di un Io = Vita umana = Reincarnazione naturalistica (Individualismo Aperto Sequenziale)

23 12 2021
DEEPAK CHOPRA: “SONO STATO ATEO FINO A QUANDO NON HO REALIZZATO DI ESSERE DIO”

LA SCOPERTA PIU’ GRANDE E “NASCOSTA” DELLA FISICA QUANTISTICA E’ CHE LA REALTA’ OGGETTIVA NON ESISTE, E QUINDI TUTTO CIO’ CHE ESISTE E’ ACCESSIBILE SOLO ATTRAVERSO LA MENTE. FUORI DAL CERVELLO NON ESISTE NULLA, MA IN REALTA’ ANCHE LA MATERIA E’ UNA ILLUSIONE. QUESTO SIGNIFICA CHE L’ UNIVERSO NON ESISTE COME “ENTITA’ MATERIALE”. L’ UNIVERSO E’ UNA (LA) MENTE. QUESTO CONCETTO SI CHIAMA “COSCIENZA UNICA” E INDICA CHE L’ UNIVERSO E’ “COSCIENTE” E NON C’E’ DISTINZIONE FRA DIO E UNIVERSO. L’ UNIVERSO E’ AUTO – CREATO PERCHE’ IN QUANTISTICA UNA COSA ESISTE SOLO SE E QUANDO VIENE OSSERVATA. L’ OSSERVAZIONE DELL’ UNIVERSO PROVIENE DAL FUTURO. E’ STATA QUELLA OSSERVAZIONE DAL FUTURO A CREARE L’ UNIVERSO NEL PASSATO. IL TEMPO E’ UNA ILLUSIONE: LE AZIONI DEL FUTURO E DEL PRESENTE SONO IN GRADO DI DETERMINARE COME SI SVOLGERA’ IL PASSATO. IL TUO PASSATO E PRESENTE DIPENDE (ANCHE) DA QUELLO CHE E’ SUCCESSO NEL TUO FUTURO. IL TUO FUTURO ESISTE GIA’, E IN FISICA QUANTISTICA E’ IN UNO STATO DI SOSPENSIONE MA NON E’ UN “NULLA” DOVE ANCORA E’ TUTTO DA ESSERE DECISO. COSA SUCCEDE NEL TUO PASSATO DIPENDE DA QUELLO CHE AVRAI FATTO NEL FUTURO. NON C’E’ DISTINZIONE FRA UNIVERSO, DIO E COSCIENZA (MENTE UMANA). LA MENTE E’ L’ UNIVERSO. LA MENTE E’ DIO. IN QUESTO NUOVO MODELLO DI PENSIERO DIO E’ UN UNIVERSO CHE PERCEPISCE DI ESISTERE OGNI VOLTA SOLO IN UNA MENTE SINGOLA. LA COSCIENZA E’ COME UNA FORMA DI ENERGIA INVISIBILE. SI PUO’ PARAGONARE ALLA LUCE E ALLA ELETTRICITA’. CIO’ CHE ACCENDE LE LAMPADINE E’ UNA COSA SOLA. CREDERE CHE LE NOSTRE MENTI SIANO SEPARATE E MORTALI E’ COME CREDERE CHE PER OGNI LAMPADINA CI SIA UNA FORMA DI LUCE /ELETTRICITA’ DIVERSA CHE SI ESTINGUE ALLO SPEGNERSI. PRIMA DELLA TUA VITA C’ ERA ALTRA VITA, DOPO LA TUA VITA CI SARA’ ALTRA VITA, E TUTTE QUELLE VITE LE HAI PERCEPITE / LE PERCEPIRAI TU, PERCHE’ C’E’ UN SOLO “IO” CHE CRESCE, SI EVOLVE, E SI RESETTA E RIPARTE DA UNA TABULA RASA OGNI VOLTA. IL DIO CHE CERCHI E’ “LA PERCEZIONE DI UN IO”.      

Per comprendere la natura di Dio, bisogna essere schizofrenici, oppure guardare il mondo con i loro occhi,simularli e interpretare il loro modo di pensare e il loro ruolo nella realtà.
Dio è solipsistico, un creatore che non ha mai varcato i confini di sé stesso. Dio ha creato un palcoscenico, una rappresentazione nella quale lui stesso è l’ unico protagonista, e ogni volta che si svolge la vita di una creatura è Dio a farne esperienza. Io, tu, lui, esso, siamo tutti un ruolo interpretato da Dio. Dio si è plurificato per sperimentare la vita in soggettiva.

L’ unica cosa che costituisce la realtà, l’ unica cosa che esiste è la percezione di esistere, una coscienza unica e identica per tutti gli individui.  

Individualismo sequenziale ( aperto ): La fisica spirituale e religione naturalistica sotto forma di “teoria filosofica”.

Mentre esisti, ti trovi in un universo dalla consistenza essenzialmente mentale – psichico, basato interamente sul tuo punto di vista, sulla tua soggettività personale ( personalizzata ). E “nuoti” attraverso un invisibile tesseract simile a quello mostrato in Interstellar. 

Ogni volta che vivi questa tua vita dall’ inizio alla fine, l’ universo si riconfigura in una modalità, una dimensione interamente basata sul tuo individuo. E questo fenomeno si ripete costantemente. Non hai solo questa tua vita che sta leggendo ora, a disposizione. Tu hai vissuto/ vivrai tutte le esistenze possibili, sotto forma di tutte le creature esistite/ esistenti/ che esisteranno. nonostante l’ universo si ricalibri ogni volta che noi muoriamo, la linea temporale collettiva ci appare lineare e costante.

Ogni singolo punto di vista, ogni singola esperienza, da parte di ogni creatura dotata di un livello minimo di coscienza e di percezione sensoriale, deve essere riprodotto e rivissuto sotto forma di tutti i punti di vista.

Ogni forma di tempo è interamente soggettiva. L’ illusione della simultaneità è data da un entaglement quantistico, una sorta di misteriosa comunicazione fra tutti noi che ci permette di armonizzare i nostri universi – guscio soggettivi. Bisogna comprendere che c’e‘ una costante connessione a distanza fra questi “gusci di tempo”, queste bolle temporali che costituiscono i personaggi, ed è questa connessione a dare origine alla parvenza che vi sia simultaneità e contemporaneità, e che vi sia un presente condiviso.

Se sei nato prima di me, io sono nato, vissuto e morto nella tua forma, nella tua mente, in te, essenzialmente, per tutti gli anni della tua vita, per tutti gli istanti della tua vita. Se sei nato dopo di me, io nascerò, vivrò e morirò in te, facendo esperienza soggettiva di tutti gli istanti della tua vita.

n questo modo l’ eternità esiste, ma non viene percepita come tale. Tutto ciò che conosciamo viene riprodotto, incontriamo noi stessi tutti i giorni, e ogni cosa avviene a diversi livelli, allo stesso modo in cui si è verificata prima, e nello stesso modo in cui verrà ricordata da vite future. Un supertempo per una coscienza unica che si riproduce e si ricalibra ogni tot. Ogni esperienza osservabile viene osservata soggettivamente, ogni frammento del supertempo viene osservata da tutti gli individui dal nostro unico “occhio”.

In questo modo della comunicazione fra gusci si elimina la percezione del solipsismo, nel senso che anche se noi siamo uno solo, esiste comunque una simultaneità, ma è una comunicazione fra livelli e fra “tempi soggettivi”. Siamo costantemente “al telefono” per così dire. Totalmente isolati e totalmente allacciati allo stesso tempo. Nell’ universo basato su di me, in teoria, potrei esistere solo io “per davvero”, e vivere a contatto con proiezioni, ma se inseriamo questa faccenda della comunicazione interferenza le cose cambiano. Perchè altrimenti sarebbe come se davvero nel mio universo basato su di me, io sono l’ unico attore che comunica con fantasmi del passato e proiezioni di potenziali individui non ancora  esistiti, dal mio punto di vista. Invece se ci mettiamo una specie di comunicazione “temporale” si spiega la percezione di simultaneità.

Si tratta infatti proprio di vivere dall’ inizio alla fine ogni vita, riprodurre ogni esperienza, dal punto di vista di ogni persona che vi assiste …andiamo al cinema? Rivedremo lo stesso  film, dal punto soggettivo di ogni persona seduta in quella sala, ad un certo punto del nostro “viaggio infinito” … non solo, qualora all’ interno della sala fossero presenti mosche o zanzare, rivivremmo la stessa scena, sotto forma di questi insetti, uno alla volta! E così siamo stati e saremo ogni singolo animale dotato di anche un minimo livello di coscienza e capacità osservativa, e ogni essere umano  che è esistito, esiste ora ed esisterà dal prossimo istante a tutto il futuro disponibile.

Ho anche trovato uno che la chiama “legge della conservazione della coscienza” …secondo il mio modello di questa teoria, anche se accadesse una estinzione di massa sul nostro pianeta, la coscienza unica verrebbe conservata, si nasce di nuovo e si arriva al punto dell’ estinzione molteplici volte, tornando indietro e arrivando a quel punto molteplici volte. Arrivati a esaurimento scorte, per così dire, c’è sempre la possibilità di “sfruttare” l’ esistenza di creature aliene su altri pianeti al sicuro …In mancanza di qualsiasi altra risorsa, il ciclo di tutte le esistenze può ricominciare da capo, eliminando quindi ogni limite all’ immaginazione.

E’ una comunicazione. Tutti i soggetti agiscono al presente. Solo che il tuo presente, dal punto di vista mio, rappresenta il mio passato/ il mio futuro e io l’ ho già vissuto/ devo ancora viverlo. Quindi è una comunicazione. E’ un presente collettivo a diversi livelli, una comunicazione e una percezione che viaggia nel tempo, una modalità di tempo completamente differente da quella che conosciamo. Il presente esiste solo per il soggetto attraverso il quale l’ universo  ricostruisce la realtà. E’ come quella cosa che si dice che tutti i tempi esistono  contemporaneamente. Esistiamo tutti in modalità solipsistica, e siamo separati per via temporale, ma le nostre percezioni eliminano completamente tale    separazione. E’ come se questo universo fosse in grado di “ricordare”, “creare” e   “futurare” allo stesso tempo.

n questo modo, sarebbero da ripensare cose come aborto di un neonato o embrione sano, e cose come l’ eutanasia. L’ eliminazione di un neonato sano sarebbe un “crimine totale”, la rinuncia personale ad una potenziale vita sana e produttiva, mentre il prolungamento della sofferenza terminale sarebbe un non  senso, se pensiamo che avremmo a disposizione una miriade di vite di tot durata  in condizioni di salute normali!

CHI E’ DIO NELL’ UNIVERSO MENTALE

Dio è la Coscienza Unica che si genera da sé e si autoriproduce sotto forma della mente e punto di vista ( Osservatore ) della creatura individuale, del soggetto con il quale tu/lui/lei/esso si identifica. Dio è inconsapevole di sé stesso e non ha il controllo della sua esistenza. Dio può solo percepire l’ esistenza di qualcosa di superiore alle creature individuali, attraverso la sua creazione nel suo intero. Dio è soggetto ad una super linea temporale, nella quale ogni istante si protrae per la durata della vita di una creatura individuale. Questa linea temporale si estende alla stessa velocità dell’ estensione dell’ universo come lo conosciamo.

In questa filosofia, in questa interpretazione della verità, Dio (la coscienza collettiva e unica) e’ soggetto ad una super linea temporale, nella quale, ogni istante dura la vita di una creatura, ogni istante rappresenta una vita dall’ inizio alla fine. Questa linea temporale continua a scorrere, ma la totalità di questo supertempo e’ indescrivibile, si potrebbe dire che si tratta di una linea temporale, un orologio che “si espande” allo stesso modo in cui si espande l’ universo. Pensiamo che se includiamo solo tutti gli esseri umani che hanno vissuto nella  storia umana, assieme a quelli che stanno vivendo ora e che nascono ogni minuto, avremmo gia’ totalizzato la durata dell’ universo come nota di almeno  200 volte. Questo a dire che il materiale fornito dalle esperienze della totalita‘ delle vite umane contiene tante informazioni quanto l’ intera esistenza dell’ universo moltiplicata per 200. Solo nell’ ambito umano. Se esistesse un film di  tutto quanto, servirebbero 200 universi pieni di creature, per visualizzarlo per intero. Se le vite umane esistite ed esistenti finora fossero un liquido, servirebbero 200 universi per contenerle.

Cosa si deduce da tutto ciò? Si deduce che tu (io, tu, lui) sei un Dio, o una sorta di Dio, che si nasconde a sé stesso, che crea e si fa creare dalle sue creazioni, che esiste come individuo e come collettività allo stesso tempo, e che di sé possiede solo la percezione che ci sia qualcosa di superiore. Sei un Dio che vive all’ interno della Grande Storia dell’ Esistenza, come unico protagonista del Grande Film. Una creatura incredibile, che nonostante abbia essenzialmente annullato sé stesso, riesce comunque ad esistere attraverso il suo Grande Sogno, la sua Grande Immaginazione.  Dio in sostanza sei tu, e qualunque persona tu incontri, e qualunque animale tu incontri.  

Da un certo punto di vista, siamo una “creatura” molto anomala, che soffre e gode di sé stesso e a causa di sé stesso, che si alimenta unicamente di sé stesso, che si aiuta e si odia da solo, che combatte e si oppone a sé stesso, che ha nostalgia di sé stesso, che ricorda sé stesso e che comunica solo con sé stesso, che trova compagnia in una versione di sé stesso. Siamo sempre soli, in un certo senso, ma non lo siamo mai perché siamo divisi e frammentati. Una creatura che riproduce versioni di sé, e che uccide e viene ucciso da versioni di sé. Una creatura che teme e si strugge di qualcosa che non esiste, la Morte. Una creatura che prega e venera sé stesso, o che nega l’ esistenza di sé stesso.   Dio non è   quello delle religioni, Dio non sa di essere tale, Dio non ha controllo sulla propria esistenza, nonostante cio’ riesce comunque a creare un universo di estrema creativita’. In sostanza, Dio c’e‘ e non c’e‘. Allo stesso tempo. 

Secondo Sir James Jeans: il flusso della conoscenza si sta dirigendo verso una realtà non meccanic; l’ Universo comincia ad apparire più come un grande pensiero piuttosto che una grande macchina. La mente non rappresenta più un intruso accidentale nel regno della materia … dovremmo invece considerarla ( elevarla a ) creatrice e governatrice del regno della materia.

Rimane una domanda: se tutto ciò che esiste è costituito dalla Mente Unica come Coscienza Collettiva, perché non possiamo agire sul panorama circostante come facciamo con il nostro corpo? Perché non possiamo percepire sensorialmente oltre la superficie del nostro corpo? Perché non possiamo muovere gli oggetti con la nostra mente, come facciamo con le braccia e le gambe? Come può la “bounded mentation” ( mentazione limitata ) esistere all’ interno della Coscienza Unica Collettiva? I contesti mentali possono diventare dissociati, con una discontinuità o interferenza nella loro normale integrazione. Questa integrazione dei contenuti mentali avviene tramite concatenazioni di associazioni cognitive. Queste associazioni funzionano tramite la logica implicita. Anche se si perde accesso ai contenuti mentali circostanti, si rimane integrali alla Coscienza Collettiva ospitante i tali. Non c’è bisogno di evocare distinzioni ontologiche dalla mente. L’ analogia della dissociazione è utile per spiegare come psiche distinte e individuali possono formarsi, secondo il modello “ognuno è un frammento della coscienza universale”. Quindi non possiamo influenzare le leggi della natura o interagire con la realtà circostante come facciamo con il nostro corpo perché siamo dissociati dai corrispondenti contenuti mentali. I contenuti mentali di un frammento non possono evocare direttamente i contenuti mentali all’ esterno, ma l’ un l’ altro possono influenzarsi.

In filosofia esistono tre tipi di Individualismo: quello classico – occidentale lo interpreta come CHIUSO ( Ogni individuo possiede una sola vita, e quando finisce non succede nulla. L’ Io esiste, ma è limitato ). Ci sono due alternative: L’ Individualismo VUOTO ( L’ io non esiste, e ogni giorno rappresenta una sorta di nuova vita. Quando finisce l’ ultimo giorno non succede nulla. ), e sinceramente non ha molto senso. L’ altra alternativa è l’ Individualismo APERTO (L’ io esiste come un collettivo frammentato, e viene espresso in modo diverso da individuo a individuo. Quando finisce una vita, ne comincia un’ altra. Alcuni ritengono che la coscienza soggettiva “si sposta”, quindi quando un individuo muore, la sua coscienza passa alla persona più vicina al morente, quella che si sta svegliando in quel momento, oppure quella che sta sviluppando il primo ricordo della sua vita in quel momento. In sostanza, è come se la “percezione di esistere” fosse “la luce” – la luce esiste in molte forme, ma non si può pluralizzare la luce. Quando una luce si spegne, la luce persiste in un altro apparecchio. Da qualche parte c’è sempre una luce accesa. Ma queste opzioni sono arbitrarie ). La vita inizia nel momento in cui il soggetto comincia ad osservare il mondo circostante, a cominciare dall’ interno dell’ utero. Osservare comprende anche la “registrazione percettiva” fornita dai sensi. In sostanza, un individuo diventa una persona quando il suo cervello sviluppa le basi per la coscienza e per la percezione sensoriale, quindi a sei mesi dal concepimento. La nuova opzione è l’ Individualismo SEQUENZIALE ( L’ io si riconfigura da soggetto a soggetto, partendo da una tabula rasa, e quando il soggetto muore l’ universo si riconfigura, in una sorta di continuo alternarsi fra “Big Bang” e “Big Crunch”. Quando una persona muore, rinasce a partire dalla forma di embrione che sviluppa coscienza e osservazione sensoriale ).

Questo modello di reincarnazione è completamente naturalistica, da intendersi come interpretazione. Ogni vita riparte da una tabula rasa. Non ci sono “premi” e “punizioni” per le azioni commesse in una vita differente. Il cosiddetto karma agisce solo nell’ ambito di una singola vita, e tutti i premi e punizioni che possiamo ricevere sono limitati da ciò che può accadere nel “mondo reale”. La tua personalità sarà sempre unica e irripetibile, i corpi cambiano continuamente, ma la percezione di esistere della creatura sarà sempre in relazione a te, sarà sempre percepita da te, sarai tu ad averne esperienza, sarai tu ad esistere sotto forma di quella creatura, umana o animale. Anche se una creatura animale non è cosciente di esistere come lo è un essere umano, rimane comunque il fatto che il suo punto di vista, la sua osservazione del mondo circostante, le sue percezioni sensoriali, saranno tue. A seconda della vita in cui ti troverai, preferirai fare del bene o fare del male, oppure agirai per istinto, come cacciatore – predatore o come preda.

Il cambiamento più importante, ragionevolmente, avverrebbe nell’ ambito del concetto della mortalità, poiché questa teoria la mette completamente al tappeto. Questa “consapevolezza maledetta” dell’ umanità, assente nel mondo animale, dell’ inevitabile ed eventuale conclusione della propria vita, verrà ufficialmente e definitivamente superata. Questo malessere interiore collettivo non avrà più ragion d’ essere. Ci si impegnerà molto di più per agire e attuare cambiamenti e decisioni nella propria vita, si accetterà e si formulerà un significato della vita differente da quello occidental – nichilista di oggi.

Inoltre le varie religioni dovranno necessariamente aggiornarsi alle consapevolezze moderne, e cercare di mettere assieme una “religione collettiva” meno legata alla sacralità e all’ immaginario ritual – religioso, e più legata alla “meta-realtà della fisica”.

Allo stesso modo, la scienza dovrà limitare il suo approccio ostile nei confronti della spiritualità in generale, e dovrà anche essa adattarsi alle consapevolezze moderne, ed eliminare tutte quelle ideologie scientiste che la contaminano attualmente.

In sostanza, le religioni andranno all’ esplorazione del “meta-reale” con i nuovi aggiornamenti della fisica dell’ universo mentale immateriale, e le scienze andranno all’ esplorazione del “paranormale” con gli studi sulla precognizione, e dovranno cercare di avvicinarsi a dimensioni del tutto nuove.

Si potrebbe quindi dire che, osservando lo zeitgeist dei nostri tempi, l’ atmosfera della nostra attualità, dove si sta creando una scissione fra conservatori etici religiosi che auspicano ad un ritorno al passato, e futuristi nichilisti iper – tecnologici che auspicano la realizzazione del superuomo, attraverso una indottrinazione scientista e una “kurzweilizzazione” del futuro, insomma, si sta preparando una certa atmosfera, tutto si sta mettendo in moto, ma ben presto le motivazioni e le ambizioni cambieranno!

Lo stesso riduzionismo che abbiamo applicato tramite la scienza nei confronti della natura umana lo dobbiamo applicare nel contesto della “localizzazione” dell’ Universo. L’ universo reale è molto più ristretto di quello che pensiamo, e praticamente non si estende al di là del conosciuto, al di là dell’ accessibilità dell’ osservatore centrale. In sostanza, ciò che un individuo non conosce, letteralmente non esiste. E tutto ciò che ha conosciuto, e che arriverà a conoscere, è preprogrammato ad ogni nuova vita ( universo ricalibrato sul soggetto ).

DESCRIZIONE DELL’ UNIVERSO LOCALE

Immaginiamo un universo che ci presenta più o meno sempre lo stesso ambiente, in un range di sequel che va avanti per un tot periodo, che si modifica con l’ avanzare del progresso tecnologico, dove il soggetto centrale, colui che ne fa esperienza in soggettivo ( che cambia ogni volta che l’ universo si ricalibra, facendo tabula rasa, e ricostruendosi su un altro “frammento della Coscienza Unica Collettiva ) vive a contatto – esclusivamente – con le sue vite passate e future, umane e animali. ( avevamo deciso nello scorso articolo di escludere le piante e i microorganismi ) – sarebbe in sostanza un universo dove, pur essendo le azioni compiute tutte al tempo presente – il libero arbitrio è sostanzialmente assente. La distanza temporale fra i frammenti della Coscienza Collettiva ( avevamo compreso nello scorso articolo che noi come individui non siamo divisi attraverso lo spazio, ma temporalmente separati, pur agendo sempre ad un livello di presente, presente solo per me/ per te/ per esso ) non è più comparabile con la distanza sconfinata fra le stelle dell’ universo, ma si limiterebbe quindi ad una quantità umanamente comprensibile – in sostanza, la vita più lontana da te nel passato sarebbe quella della persona più anziana che conosci, e la vita più lontana da te nel futuro sarebbe quella della persona più giovane che conosci – quindi la distanza temporale, quantificata, rientrerebbe in una cifra compresa fra (*dal mio punto di vista) 93 anni nel passato, e 28 anni, 6 mesi e 1 giorno nel futuro. La persona che conosci, che è nata nella data più vicina alla tua nel futuro sarebbe la tua vita immediatamente futura ( sono stato in classe per 10 anni con una ragazza che sarebbe nata 1 giorno dopo di me, se non fossi nato 1 settimana prima del previsto, e alle superiori per 5 anni con una ragazza nata lo stesso giorno della precedente, e sono stato per 8 anni compagno di classe con un ragazzo nato lo stesso giorno di queste ragazze ). La stessa cosa nel passato: fra le persone che conosci, o a cui hai avuto accesso visivo e uditivo, senza quindi conoscerla di persona, quella nata nel passato a breve distanza da te sarebbe la tua vita passata immediatamente precedente a quella attuale. Tutto ciò che viene rappresentato nella tua “realtà locale e direttamente accessibile, a livello visivo, auditivo e sensoriale, rappresenta una affinità alle tue caratteristiche, alla tua personalità, alle tue eccentricità e idiosincrasie, e i patterns che si verificano sono tali da poter essere riconosciuti come patterns precisamente da te. C’è il tuo marchio nel mondo. Il tuo inconscio si manifesta nelle esperienze concrete. Tali esperienze sono in sostanza rappresentazioni del tuo pensiero. La realtà si manifesta in modo da accomodarsi alle tue caratteristiche, al modo in cui interpreti le situazioni concrete. Allo stesso modo in cui le sincronicità sembrano dimostrare la potenzialità di un “deus ex machina” e quindi di una interferenza da una mente superiore, è l’ universo stesso, il manifestarsi della realtà che sembra dimostrare la coerenza fra il tuo modello di pensiero e gli avvenimenti concreti. Sei tu a creare, evocare e anticipare, distribuire e rilasciare, disperdere nel tempo i contenuti a cui (hai avuto) avrai accesso (in altre vite). Se decidi che il tuo punto di vista è quello più ragionevole, i fatti della tua realtà ti porteranno sempre a giustificare il tuo punto di vista. Se pensi che la razionalità sia indispensabile e irrinunciabile per spiegare la realtà e le basi della tua esistenza, allora il mondo a te accessibile ti darà sempre ragione, in qualche modo. Se invece pensi che la via della verità si trovi solo nell’ “alternativa al consenso”, allora ti saranno mostrate determinate scorciatoie per giustificare il tuo punto di vista. Ma al di là della vita individuale, resta sempre una ( sorta di ) certezza: la vita persiste ( vita intesa come percezione di esistere, e attività osservatrice tramite la coscienza ), anche se muterà sempre forma, e cambierà sempre vestito, dovunque qualcosa è stato osservato, dovunque esiste la vita, esisti tu, sì, proprio tu. In questa nuova versione della realtà, ogni persona del (tuo) mondo, ogni animale del (tuo) mondo è una versione diversa di te stesso, allo stesso modo in cui il bambino che eri o l’ anziano che sarai è una versione diversa di te stesso, l’ altro è te in un’ epoca diversa. Anche se lo stai vedendo ora. Spogliati del timore della mortalità: finchè esiste la vita attorno a te, là vi è la prova dell’ assenza della morte, della nullificazione della morte in questo universo.





Appunti tratti dal mio quaderno, n°#

14 11 2020

NAN MADOL nell’isola di POHNPEI, un tempo detta “Ponapè” ai tempi fine XIX-inizio XX secolo del colonnello Churchward.
Prima, resoconti del mistero su quel gruppo di isolotti del Pacifico, dopo, la voce di Wikipedia che riporta coi piedi per terra parlando di una dinastia crudele e sanguinaria la quale vessava il popolo al punto da farlo faticare in continuazione per l’edificazione di quei massi di basalto pesanti tonnellate. Tra i quali ci sono anche “pietre da catapulta”, e questo viene mostrato come un mistero perché – secondo quegli altri testi – la cultura di Ponapè non era in grado di costruire catapulte. Un esploratore del XIX secolo il quale, oppresso dalle sensazioni aliene vicino a quelle mura ciclopiche, aveva avvertito il forte desiderio di “ritornare a casa”. Gli indigeni che non si vogliono avvicinare a quelle mura perché dicono essere infestate da spettri, i MAULI, e raccontano leggende su come e da chi furono edificate.
Questi resoconti di certi libri fine XIX-inizio XX secolo (TEOSOFIA, madame Blavatski, esploratori vari…) a lungo andare hanno finito per ispirare miti della mia adolescenza quali Lovecraft, Kolosimo e Castelli.

Come ho già scritto in altre occasioni, usando le “libere associazioni” (quelle invogliate dalla psicanalisi), mescolavo quei miei miti (e in almeno tre occasioni in quegli anni Castelli lo conobbi anche di persona) alle musiche più o meno pop che ascoltavo allora da audio-musicassette, dischi e radio, oltreché inoltre a disegnatori della casa editrice Bonelli quali Gallieno Ferri e le sue copertine [oltre che di Zagor, anche di Mister No tra fine ’70 e inizio ’80 (Gallieno Ferri e Renzo Calegari li conobbi entrambi nel 1996)], copertine di “episodi fantastici-misteriosi” i quali, tra fine ’70 e inizio ’80 anticipavano personaggi della Bonelli – ed episodi relativi – che sarebbero comparsi solo dal 1982 in poi. Ma mi sa che sono tutte cose da me già scritte in altre occasioni.
In quegli anni dal 1992-1993 fino al 1995-1996 (gli anni della frequentazione del liceo Paul Klee, alias Oskar Kokoshka nella finzione narrativa) era come se vivessi quasi sempre in una condizione di SOSPENSIONE DELL’INCREDULITà, più o meno controllata.

Di quelle mie condizioni mentali di cui ero affetto tra gli anni Ottanta e Novanta (cioè ETA’ DELLO SVILUPPO e PRIMA GIOVINEZZA) avrei cominciato a capire la natura soltanto quasi giunto all’età di trent’anni.

Negli scritti dell’ARCHEOLOGIA MISTERIOSA i manufatti vengono sempre retro-datati e mostrati come “out of place artifacts”.
Ma ho scoperto che gli scienziati riportati da “Le scienze” e “Focus” sembrano non escludere completamente la possibilità di una civiltà industriale pre-umana nella remotissima preistoria.
Il tempo trascorso da quella eventuale civiltà sarebbe così indietro nei tempi che le loro tracce si potrebbero rintracciare solo INDIRETTAMENTE frugando nella geologia paleontologica.

 
A proposito della cosiddetta “sincronicità” e gli I Ching

La cosiddetta “sincronicità” è STUDIO DEL CASO, al di fuori della legge causa-effetto.
Quindi anche al di fuori del pensiero magico-superstizioso (vicino al pensiero religioso) SEMPRE comunque basato sulla legge causa-effetto…la “causa Dio” e i suoi effetti.
L’astrologia magico-superstiziosa è MECCANICISTA-DETERMINISTA e basata in tutto e per tutto sulla legge causa-effetto.
Il CASO è invece a-causale.
Più precisamente, il “caso significativo”, la “coincidenza significativa” sono a-causali.
Il caso-coincidenza NON SIGNIFICATIVO è dentro la legge causa-effetto (?)

Modello meccanicista-determinista “ateo”: Una certa “stupidità della materia” che produce effetti da cause in maniera casuale e la COSCIENZA viene vista – in questo modello – solo come uno dei tanti effetti, un cosiddetto epifenomeno.
Ma la “NON stupidità” della materia NON E’ affatto sinonimo di un’ “intelligenza intenzionale di Dio ‘somigliante a quella umana.’ ” E’ qualcosa di più somigliante ai PATTERN MATEMATICI ritrovabili ovunque nella natura.

Il pensiero cinese degli I Ching è al di fuori della legge causa-effetto lineare dal passato al futuro secondo la seconda legge della termodinamica (Il tempo lineare è il tempo del secondo principio della termodinamica che porta all’entropia), anche se chi pratica gli I Ching ne è comunque dentro. 





Io non sono di queste parti (e nemmeno voi)

21 12 2018

 

https://secretsun.blogspot.com/2018/12/i-dont-belong-here-and-neither-do-you.html

 

 

Un film che io penso i lettori di The Secret Sun dovrebbero vedere è recentemente comparso su Amazon Prime. Quindi, per celebrare l’occasione, ho rivisto una recensione da me fatta al film alla sua uscita e l’ho estesa a film e argomenti correlati.
Dopotutto, cosa vi dà quel calore domestico più di qualche bella stranezza fatta in casa (tipo l’astro-gnosticismo) proprio come faceva vostra nonna?
Lo gnosticismo classico insegna che gli esseri umani sono entità celesti intrappolate dal folle Demiurgo su un pianeta prigione, semplicemente per lenire il suo ego ferito. Le entità sono emanazioni dal Pleroma , o Pienezza, e furono poste in quella situazione a causa di un terribile aborto cosmico.
Alcuni – se non la maggior parte – degli gnostici cristiani insegnano che Cristo era un essere puramente spirituale  inviato per liberare i prigionieri del “Dio cieco idiota” [il demiurgo, appunto] e dei suoi Arconti portando loro la conoscenza della loro vera natura e identità.
L’astro-gnosticismo ci insegna che gli esseri umani sono il risultato della coscienza aliena – essa stessa un’energia spirituale molto potente – innestata attraverso qualunque mezzo sulla biologia dei primati avanzati. Che gli esseri umani sono intrappolati su un pianeta a cui la loro intelligenza e coscienza non sono semplicemente disadattative ma in effetti anti- adattative, dal momento che esistere dentro una biosfera bella ma inimmaginabilmente distruttiva inevitabilmente porta a depressione,  pazzia, omicidio di massa finendo con la distruzione dello stesso habitat.
Il veicolo più potente per la narrativa astro-gnostica sembra essere il film di fantascienza senza pretese, solitamente a basso costo. Un classico esempio è l’opera di fantascienza mormone The People , avente come protagonista nientemeno che il capitano Kirk e Ka-Hathor-y Lee Ecate .
Questa storia, basata sui romanzi di Zenna Henderson, è profondamente influenzata dalla mitologia popolare [cosiddetta] SUG: il mito di un popolo la cui naturale superiorità (basata sul fatto che sono alieni [naufraghi sulla Terra]) li ha resi bersaglio di persecuzioni da parte degli [allora] ominidi preistorici.

 

 

Film astro-gnostici di maggior successo sono quelli di Witch Mountain , i due realizzati negli anni ’70 e il remake recente, piuttosto esagerato. Questi film sono centrati sui pericoli che i due [“angeli caduti”] devono affrontare da uno stato di sicurezza nazionale intento a sfruttare i loro poteri per i propri fini.

Il remake di X-Files non suscitava lo stesso effetto del film originale di Escape , proprio perché i suoi costosi “effetti speciali” distraevano dal quieto realismo intimo dell’originale. Inoltre, il ragazzo protagonista [del film originale] sembrava esattamente come il mio cugino di secondo grado, impressione che penso non essere stata solo mia.

Il pubblico – e certamente i produttori – hanno cominciato a prendere le cose troppo alla lettera, forse un’altra cosa da incolpare a George Lucas. Ora che Hollywood è controllata da ragionieri e non da narratori (molti della vecchia guardia erano sinceramente innamorati della magia cinematografica, a prescindere dalle loro colpe) non c’è più spazio per la narrativa sottile e insinuante.

Tutto deve essere letterale, esplicito e immediatamente spiegato.

Questo è il motivo per cui un’altra classica narrazione astro-gnostica, The August’s di John August, è uscita direttamente in video, nonostante Ryan Reynolds e Melissa McCarthy fossero le sue stelle. The Nines potrebbe essere una delle più potenti narrazioni astro-gnostiche, oltre a una delle varianti gnostiche più esplicitamente cristiane. Ed è proprio l’impassibile realismo di quel film a rendere l’argomento presentato così incredibilmente convincente.

“Non sei quello che pensi di essere” è anche il messaggio di Earthling , un classico episodio di Outer Limits  di Joseph Stefano. Judith, una giovane insegnante di scuola superiore, subisce un incidente devastante (e aborto spontaneo) in coincidenza con un misterioso evento cosmico che coinvolge anche una missione a bordo della ISS.

Al suo ritorno al lavoro, Judith incontra una nuova e sveglia studentessa di nome Abby, che scambia per un personaggio stile hippy-spirito libero, completo di vecchio furgone Volkswagen. Abby è anche una lesbica sessualmente aggressiva, o si presenta come tale, e tenta di sedurre Judith mentre si trova con suo padre estremamente creepy (interpretato da Peter Greene, meglio conosciuto come lo Zed di Pulp Fiction) in un bar frequentato da Judith e dai suoi colleghi insegnanti.

Abby inizia a rivelare la vera natura di Judith e il vero orrore della loro situazione. Non appartengono a questo luogo, sono intrappolati su questo pianeta miserabile e credono che Judith sia colei che li può liberare. L’intimità documentaristica della scena ci provoca un brusco straniamento, visto che non siamo sicuri che nulla di tutto ciò sia vero o che Judith sia sola nel bel mezzo del nulla assieme a uno psicopatico pericoloso e delirante.

Abby immerge Judith in un mondo sotterraneo pieno di follia, omicidi e bambine incinta, il che mette Judith a rischio di perdere il lavoro e suo marito. Come in ogni narrativa astro-gnostica che si rispetti, la protagonista non è sicura che i suoi rivelatori le stiano dicendo la verità o che siano tutti pazzi criminali in preda a un’illusione collettiva.
Una situazione vecchia di secoli, giusto? Voglio dire, chi di noi non si è trovato in quella situazione?
Judith osserva con orrore mentre Abby tenta di uccidere una ragazza che cerca di sedurre. Vede il padre di Abby e un altro “alieno” seppellire un’apparente vittima dell’omicidio nella loro remota fattoria. Ma Judith sviluppa presto tumori simili a corna sulla sua testa come gli altri, segno che i loro corpi ospiti non possono più gestire la presenza aliena dentro di essi.
Contemporaneamente assistiamo al devastante esaurimento nervoso dell’unico superstite rimasto della missione shuttle della NASA, i tentativi di sfondare la sua amnesia tramite inquietanti tecniche di ipnosi e della sua strana famiglia (il padre è interpretato da William Katt, veterano di un altro dramma astro-gnostico, The Greatest American Hero).
Poi le cose divengono un po’ oleografiche, ma allo stesso tempo tutto ricorda molto anche i classici Outer limits. Non so se lo sceneggiatore e regista Clay Liford sia stato consapevolmente influenzato da quel classico ma se non lo fosse, allora Earthling è ancora più notevole. Earthling cattura lo stato desolato dei vecchi Outer limits in un modo mai riuscito dagli ossessivi revival degli X-Files anni novanta.
La cosa che somiglia più a Earthling è probabilmente The Children of Spider County, in cui un alieno che ha generato una serie di ibridi viene a raccogliere la sua prole per portarla sul suo pianeta natale. Il film cattura molto dell’umore e del sapore rurale di quell’episodio, oltre alla premessa di base dell’alienazione e della violenza e del conflitto che sembrano sempre sorgere da esso.
Dal momento che Spider County è stato prodotto nei primi anni sessanta – quando la convenzionalità dell’era di Eisenhower regnava ancora incontrastata – le sue ipotesi sull’identità aliena sono molto diverse da film come Earthling, poiché si viveva in tempi più ingenui.
Anche la premessa di Earthling riconduce direttamente all’allegoria di Cambridge Five , The Invisibles. Nel film abbiamo anche ambientazioni che ricordano episodi come Architects of Fear, Man Who Was Never Born e The Mice. E ovviamente abbiamo le sfumature saffiche di Bellero Shield e Forms of Things Unknown.
Più tardi Joseph Stefano affermò che i suoi copioni di Outer Limits si ispiravano alla psicoterapia e giudicando dai temi (o, più precisamente, dai sottotitoli) che esplorava, sembra evidente che stesse esaminando lui stesso una grande pila di problemi di identità sessuale. Il che lo rende qualcosa di piuttosto inebriante quando è accoppiato con alieni grotteschi per i quali la serie era famosa, così come i racconti (poi classificati) di rapimento e incontri ravvicinati che si allegorizzavano.
Come sanno da molto tempo i fan di The Secret Sun, il boss di Stefano, Leslie Stevens, non era solo figlio di una delle figure più potenti e influenti dell’intelligence militare nella storia americana (se c’era un vero MJ12, Leslie Stevens Sr. lo guidava) fu uno dei maggiori animatori dietro le quinte di Hollywood e fu responsabile di lanci di carriere di interi battaglioni di future star dello schermo e attori del settore.
Oltre a dilettarsi con l’occulto (tanto che la sua opera  Incubus, incarnata da Shatner, è diventata uno dei film più maledetti della storia moderna), Stevens è visto da molti come uno dei padri fondatori del movimento New Age (in particolare il suo ramo tecno-futurista), da poter sostenere che è / era in definitiva un progetto di intelligence militare.
Così com’è / era Star Trek , il pronipote di tutti i moderni predictive programs. Le impronte digitali di Stevens ricoprono quella lunga serie e, come abbiamo visto, ci sono molte prove convincenti che sia stato Stevens stesso a essere il vero creatore di Star Trek così come lo conosciamo.
E vedendo che Star Trek sostiene che la vera utopia del futuro mondo che ci attende è un’espansionista dittatura militare socialista, si potrebbe ipotizzare che Stevens avrebbe potuto collaborare con alcuni amici di suo padre nell’ONI.
Parlando di intelligence militare e programmi predittivi, è opportuno notare che The Outer Limits ha trasmise un episodio sull’assassinio di un presidente americano esattamente due mesi prima di Dallas [nel novembre 1963]. Un episodio in cui tra gli interpreti c’è nientemeno che Roman Castevet potrei aggiungere.
È seccante che film come Earthling sembrano scivolare via come l’acqua senza che nessuno si accorga di niente *. Ma allo stesso tempo rende la loro esistenza ancora più preziosa per quella gente che capisce davvero .
C’è un numero crescente di questi piccoli tesori da scoprire, forse dipende dalle persone che capiscono cosa è stato comunicato per educare coloro che non si educano ma dovrebberof farlo.
In that light, I’d like to start compiling lists of films in this vein, odd little indie films that are ripe to bursting with unusually-potent and well-studied high weirdness. Films like this, Beyond the Black Rainbow, A Dark Song etc etc. Do let us know your favorites.
In questa luce, mi piacerebbe iniziare a compilare elenchi di film di un certo strano cinema indipendente, film maturi per diffondersi mostrando queste stranezze insolitamente potenti e ben studiate. Film come [quello di cui abbiamo parlato], Beyond the Black Rainbow, A Dark Song ecc. Ecc. Fateci sapere i vostri preferiti.

La differenza fondamentale che separa gli gnostici dai loro contemporanei è che, per essi, il loro” suolo “nativo non è il pianeta Terra, ma quel paradiso perduto che mantengono vivido nei loro ricordi: sono gli autoctoni di un altro mondo.

Da qui la sensazione di essere caduti su questa Terra come abitanti di un pianeta lontano, di essersi allontanati nella galassia sbagliata e il loro desiderio di riconquistare la loro vera patria cosmica, il luminoso mondo iperbolico che brilla oltre la grande barriera notturna.
Il loro sradicamento non è solo geografico ma planetario. E trattarli come alieni in senso politico o civico – ciò che è successo – potrebbe essere nient’altro che un assurdo malinteso, un po’ come fornire a un marziano un visto di residenza temporanea.

Per gli gnostici, tutti gli uomini si trovano nella stessa condizione, sebbene loro fossero gli unici a saperlo, e la comunità umana nel suo complesso è implicata in questo esilio universale, questa diversione galattica che ci ha fatto piombare sul fango del pianeta Terra.

Gli gnostici devono aver avvertito questo esilio ancor più acutamente in quanto essi stessi costituivano comunità marginali, estranei o “stranieri” nel senso stretto del termine, nel cuore di un’intera umanità di stranieri. … Qui c’era un humus storico che giustificava il sentimento di esilio gnostico, di essere uno straniero planetario: “Io sono nel mondo ma non del mondo” è la formula gnostica più basilare.

Quindi il problema è semplice, e si comincia a capire come lo hanno visto gli gnostici: l’uomo, quindi, è un esiliato per tutta la vita su un pianeta che è una prigione per tutta l’umanità ; vive in un corpo che è una prigione per l’anima; è l’autoctono di un mondo perduto e invisibile. “- […]

* Alcuni fan di videogiochi  si sono lamentati per la mancanza di effetti speciali in Earthling , ma questa è un’altra connessione al classico Outer limits , così come l’astrusa, modale presa diretta dei suoni.

Cose che non possono che piacere a chiunque sia entrato in sintonia col titolo di questo post.

Vedere anche:

 

 





Ragionate assieme a me

7 11 2018

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Facciamo delle considerazioni: 

Come me, le persone intelligenti fanno fatica a credere in realtà divine, sia da una parte che dall’ altra. 

Noi sappiamo due cose: la scienza sbaglia in determinate cose ed è ancora imperfetta nello spiegare la realtà in cui viviamo; le religioni sono un costrutto umano, moralmente rispettabili, ma non corrispondenti alla realtà che conosciamo. 

La materia non esiste, e la coscienza individuale e soggettiva è l’ unica cosa che conosciamo. Fuori dalla nostra mente la materia che pensiamo di osservare non c’è. 

Abbiamo ragionato nello scorso articolo sul mistero del fenomeno artificiale chiamato Storia. 

La scienza ci dice che non abbiamo libero arbitrio. 

Alcuni teorici di grande intelligenza ipotizzano che viviamo in una realtà simulata, essenzialmente uguale ad un videogioco, o ad un film. 

Ci sono quindi le seguenti possibilità:

  • il cervello è un ricettore di pensieri e non un produttore. Noi veniamo dal futuro, e siamo tutti attori, perchè questo è quello che fanno gli attori, rinunciano al loro libero arbitrio allo scopo di interpretare determinati personaggi e accettano di seguire un copione.  Il grande spettacolo è la Storia, e per tutti gli agenti di periferia ci sono piccoli spettacoli che sono le nostre vite private. Una volta che un determinato momento arriva, per tutti, usciamo dallo spettacolo e recuperiamo le nostre vite reali. Siccome siamo tutti attori, il nostro io là fuori potrebbe essere del tutto differente, e non ci sono premi nè punizioni per le nostre azioni. Fa tutto parte del copione. 
  • Esiste la possibilità che non possiamo uscire da questa realtà, siamo essenzialmente personaggi simulati e completamente virtuali, e dobbiamo vivere questa vita che ci troviamo, appieno, perchè non c’è altra realtà oltre a questa. Si accorda pienamente con ciò che la scienza ci ha sempre detto. Tutto ciò che non corrisponde alla nostra realtà non fa alcuna differenza, perchè la morte della personalità è reale.  siccome è difficile credere che personaggi puramente virtuali si facciano domande sulla propria esistenza, sembrerebbe più logico pensare che se davvero siamo puramente finti, non ci saremmo mai dovuti fare domande sulla nostra esistenza. Noi non siamo animali, loro sì non si fanno domande sulla loro esistenza, ma noi siamo diversi.
  • Allora però ci sono anche le seguenti opzioni: un personaggio puramente finto può essere riciclato e riutilizzato, quindi noi potremmo effettivamente vivere diverse versioni della nostra vita, e non ci accorgeremmo mai del riciclo. Oppure, siccome percepiamo che la coscienza è unica e uguale per tutti, ogni personaggio riceverebbe una possibilità sola. La morte è il passaggio da una persona all’ altra, e noi abbiamo vissuto e vivremo ancora, come altre persone e non ci potremmo mai accorgere della differenza. Ancora una volta, gli unici premi e le uniche punizioni che riceviamo derivano da ciò che succede in questa realtà individuale, e forse comunque potrebbe valere la legge del karma e delle reincarnazioni. 
  • La soluzione è vivere le nostre vite, senza aspettative, facendo attenzione alle bugie della scienza, ma facendo anche attenzione alle religioni, semplicemente viviamo la nostra vita pienamente, perchè il dopo non dipende da noi. Se siamo personaggi puramente virtuali, non cambia nulla per quanto riguarda le nostre vite private e la nostra collettività. Abbiamo questa realtà che è vera per noi e dobbiamo viverla. 
  • Se invece siamo attori che abbiamo accettato limitazioni al nostro libero arbitrio allo scopo di ricreare il mondo del passato, interpretiamo comunque il nostro personaggio. Ancora una volta, ciò che c’è dopo, non ci riguarda. Sarebbe troppo differente per comprenderlo, ma non sarebbe comunque una realtà divina, solo superiore, ma non perfetta e non infinita. 

A voi  la scelta.  Ragionate bene, e non fatevi suggestionare, sia che sia scienza che religione, nessuna di questi due concetti è esatto al 100%. Il nichilismo non fa bene sia psicologicamente che fisicamente, e questo lo sappiamo. Ma anche troppa concentrazione sulla religione non è benefico. L’ unica cosa che sappiamo è che effettivamente la realtà che conosciamo non è pienamente reale, o almeno non lo è secondo gli standard del realismo assoluto. Ma una persona razionale non può credere in una realtà alternativa divina. La realtà rimane sempre imperfetta, sia qui dentro che eventualmente là fuori. Ma in fondo è il bello della realtà. Noi non leggeremmo mai una storia su un mondo perfetto. L’ antagonismo esiste per uno scopo. E il bene esiste per lo stesso scopo.    





Il riduzionismo scientifico applicato alla trama di Toy Story

28 05 2018

Toy Story non è solo una saga di film per bambini, ma c’è molto di più dietro, da interpretare. La scena simbolo di Toy Story è quella dove Woody dice ” la verità cruda e semplice ” della condizione della loro esistenza:

Il fatto che i giocattoli nella scena si trovino all’ esterno del loro mondo – casa e a confronto con l’ immensità del mondo esterno, una città incomprensibile, non è affatto un caso:

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Questa scena in particolare rimanda al dipinto dell’ Urlo , famoso nel mondo. Questo è il destino che la scienza si è dato da sola: confrontarsi con la mancanza di senso dell’ esistenza stessa perché l’ unica cosa che la scienza accetta è il presupposto del Caso, divinizzato e glorificato futilmente, ignorando del tutto l’ ingombrante presenza dell’ esistenza stessa, ignorandone il mistero inarrivabile.

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La vita vista dal punto di vista di Woody è assoggettata all’ etichettatura con la quale è stato marchiato dalla realtà del mondo in cui vive: è un semplice giocattolo, e l’ unico scopo della sua vita è intrattenere un essere umano, visto, anche in materia di mere dimensioni, come superiore. L’ uomo – giocattolo di Toy Story, secondo Woody, quindi, deve abbassarsi allo status di giocattolo – oggetto immobile e manipolato, ignorando una incommensurabile realtà. Woody è stato creato dall’ uomo alla quale deve concedersi interamente, con la sola libertà permessa in tutti i momenti nei quali il bambino si assenta. Ciò che Woody ignora, testardamente, è il fatto che lui non è un ” semplice giocattolo “, ma parla, è autonomo, non si consuma come l’ umano, ma pur di concedersi all’ uomo arriva a imitare l’ oggetto immobile e vuoto lasciandosi manipolare da una creatura che sarebbe incredibilmente più felice e affezionata a lui se i giocattoli si permettessero di uscire dal loro tabù e rituale riduzionistico, e decidessero di rivelare la loro umanità al bambino. Ciò che Woody cerca , l’ affetto umano, sarebbe più apprezzabile se il giocattolo e l’ umano fossero entrambi consapevoli della coscienza del giocattolo. Invece, imitando l’ oggetto, predispone il bambino a confrontarsi con la futilità di un oggetto, che con la crescita, perde di valore, e il giocattolo non può fare altro che confrontarsi con la perdita di interesse del bambino – scopo di vita, generato unicamente da un testardo e masochistico riduzionismo che il giocattolo ha imposto a sé stesso.

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Paradossalmente i giocattoli decidono di rivelarsi unicamente all’ individuo che li vede come insignificanti e freddi oggetti: Sid. Il potere della loro coscienza viene quindi rivelato unicamente allo scopo di spaventare, mettendoli in condizione di vincere la battaglia contro Sid, ma diventando elementi antagonistici. Avrebbero potuto fare molto per cambiare la personalità e gli intenti di Sid, ma invece scelgono di coalizzarsi contro di lui.

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La verità è che questi giocattoli nel mondo di Toy Story sono definibili come tali solo per via della loro scelta. Nessuna legge del loro mondo vieta loro di andarsene, costruire una comunità indipendente e autonoma, e duratura, esplorando un mondo esterno, che non si dimostra di per sé ostile. I giocattoli sono convinti che il loro unico scopo sia quello di ridursi a meri oggetti, per intrattenere una creatura cosciente come loro, paradossalmente imitando una ” immobilità ” che non gli appartiene, riducendosi a risiedere in una stanza, conducendo le loro vite completamente dipendenti dalla presenza o meno del bambino, che senza averne la minima idea, decide tutto della vita del giocattolo. Gli unici momenti in cui il giocattolo scopre sé stesso è in assenza del bambino. Allora riscopre improvvisamente di possedere mobilità, coscienza, immaginazione, linguaggio, e di essere egli stesso manipolatore di altri oggetti.

E così siamo noi: la scienza non fa altro che ridurre l’ essenza stessa dell’ essere umano, ora semplice animale, relegato in un angolo e non alla luce del sole, assoggettato ad un caso cieco , ma onnipotente, incosciente ma allo stesso tempo paradossalmente manipolatore. Poi c’è il concetto di uomo – macchina, e così via, non facciamo altro che agire in modo masochistico, definendoci testardamente giocattoli, ignorando i misteri che ci contraddistinguono dall’ animale , come il linguaggio, la coscienza di sé, la musica e quant’ altro. Usiamo i nostri “superpoteri” solo allo scopo di fare del male, non ci importa più niente dell’ etica, dei concetti di bene e male, se si può fare qualcosa va fatto, a discapito delle altre forme di vita che ci accompagnano su questa Terra. Il bene e il male diventano concetti individuali in un mondo di concezione atea e riduzionista: il brav’ uomo ha un concetto di bene diverso dal sadico. Dal punto di vista del sadico, il male è giusto, perché suscita soddisfazione e compiacimento. Andy non si rende conto di fare dispiacere al giocattolo cosciente perché per lui i giocattoli non hanno sentimenti , ovvio, perché i giocattoli hanno sempre celato questo loro aspetto a Andy. Sid allo stesso modo non si rende conto di essere un antagonista, per lo stesso motivo.

*Si potrebbe aggiungere anche il punto di vista super – animalista, che riduce l’ uomo a un ” virus che consuma il mondo per il suo egoismo “. Anche l’ animalista spinto non se ne rende conto, ma applica il riduzionismo. La natura ci ha dato la capacità di manipolare le risorse in modo completamente diverso dagli animali, senza alcuna eccezione, quindi cosa dovremmo fare? Inventare una super mega ultra astronave e trasferirci tutti da un’ altra parte, per il bene della natura terrestre, per il bene della fauna e della flora? Già che ci siamo, perché non attuare la nostra estinzione, tanto faremmo solo un favore alla fauna? Fino a che punto l’ animalista spinto arriverà a farsi condizionare? Se siamo onnivori ci possiamo fare qualcosa? Mangiare solo piante può davvero cambiare e salvare il mondo? O non cambierebbe poi granchè? Il vegetarianismo e il veganismo da questo punto di vista si tratta solo di un complesso, un complesso riduzionista e autoetichettante e sacrificatorio. Alle multinazionali frega niente se non mangiate un determinato animale, e l’ animale non sa che è mangiato proprio da voi. Buono se vi fa sentire bene con voi stessi, ma non strettamente necessario.     

La natura ci sballottola come vuole perché noi glielo lasciamo fare. I giocattoli sacrificano la loro stessa essenza perché convinti di essere ” solo una determinata cosa” . Lasciano che Andy si annoi e perda affetto per loro, e lasciano che Sid li distrugga, testardamente, per via di un’ etichetta che li ha portati a lasciarsi condizionare.

Il riduzionismo scientifico è il nostro condizionamento. E porterà ai risultati che porterà per colpa di ciò. La scienza fa scoperte presupponendo sempre la solita cosa, ma non si rende conto che, periodo dopo periodo, riduzione dopo riduzione, si sta perdendo l’ essenza stessa dell’ essere umano. Che senso ha interpretare l’ universo come indifferente e casuale? Che senso ha tutto quanto? Tutta questa foga e corsa alle scoperte, ma a che scopo? Usare il proprio incredibile incommensurabile umano cervello per che cosa esattamente? Se l’ uomo è solo un essere animalistico, meccanico, manipolato dal caso, e sballottato dalle malattie, che senso ha esplorare un universo che emana superiorità in ogni sua forma?

E i robot? Rischiamo di diventare i giocattoli di un giocattolo, ragazzi. Come in Toy Story il giocattolo – uomo si sacrifica e annulla sé stesso per un uomo, allo stesso modo, noi, affascinati dalla macchina, che a causa del riduzionismo etichettatore, sarà percepito ovviamente come superiore, rischiamo di donarci totalmente alla meccanicistica. Kurzweil ci vuole come Woody. Desiderosi della macchina superiore, metteremo da parte tutto ciò che abbiamo di umano, per intrattenere una cosa che imita la vita ( ma non potrà mai essere vita ) ? 

Perché una certa categoria di umani ” futuristi Kurzweilisti ” INVIDIA la macchina e il robot quando è la macchina che dovrebbe INVIDIARE l’ uomo? Perché i giocattoli invidiano e adorano l’ uomo quando potrebbero ipoteticamente dimostrare, se non addirittura la superiorità , almeno l’ uguaglianza? Perché ci etichettiamo come animali quando siamo INCOMPRENSIBILI agli animali? Perché la scienza si ostina? La ” sanità mentale ” tanto presunta e glorificata da chi fa della scienza il suo TUTTO si può definire veramente tale, o manca qualcosa di fondamentale? La scienza come risponde all’ insanità mentale di chi desidera che arrivi il piedone di una macchina gigante a calpestare l’ uomo solo per dimostrare le capacità umane?

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Quando la scienza avrà fatto, visto, vinto, tutto quanto, questo sarà il risultato.