La fine del coma

13 01 2014

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Nel gennaio 2006, l’allora premier israeliano ARIEL SHARON, sofferente di salute da diverso tempo, entrò IN COMA, in un periodo in cui era molto attivo (al punto da fondare addirittura un nuovo partito politico, Kadima) e dove aveva davanti a sé impegni importanti, come il dossier nucleare dell’Iran, che, proprio nel 2006 sarebbe entrato nel vivo.

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L’immagine impressionante di Ariel Sharon, in una condizione come di non vita e non morte.

Quell’evento aprì una stagione di declino per l’Occidente in generale e Israele in particolare, qualcosa di simile a una lunga agonia: batosta militare contro gli Hezbollah nel luglio 2006 durante la seconda invasione del Libano, fine della “guerra al terrorismo” prima maniera, post 2001 – apparentemente vittoriosa per l’Occidente – con l’espulsione dai pulsanti del potere di molti capi politici di quella guerra, come Donald Rumsfeld, Paul Wolfovitz, John Bolton; corsa al “Centro”, alle “Grosse coalizioni” nelle politiche di stati come la Germania (Angela Merkel) per cominicare a stabilizzare il Potere in Europa in vista della crisi finanziaria che sarebbe partita nel 2007-08 (anche in Italia, nell’aprile 06, si pensava già a una “Grande coalizione”, poi concretizzatasi nel 2011-13), rimonta della Russia in senso antioccidentale nel 2007, l’anno prima della batosta militare dell’agosto 2008, quando l’esercito Georgiano, che aveva invaso la Sud Ossezia per conto dell’establishment USA-Israeliano, venne clamorosamente sconfitto da un contrattacco lampo della Russia; la caduta della banca Lehman Brothers che, nel settembre, rese conclamata la crisi finanziaria, portando l’Occidente a reagire finanziando con soldi pubblici le banche private; sbriciolamento dei piani strategici per l’Iraq e l’Afghanistan; l’inedita coalizione russo-americana che, nel 2009. fece naufragare certi piani bellicosi della stella di Davide; la “crisi del debito” esplosa in Europa nel 2010, la pessima immagine internazionale di Israele nel giugno 2010, durante la faccenda della sparatoria alle navi turche che portavano aiuti umanitari nella Striscia di Gaza; il primo concretizzarsi di una sede ONU per un entità statale palestinese (contro gli interessi israeliani); i periodici tentativi di attaccare l’Iran dal 2006 in poi, sempre bloccati e, da ultimo, il clamoroso dietrofront dell’agosto-settembre 2013, quando la guerra contro la Siria, che sembrava ormai imminente, venne bloccata da una specie di coalizione guidata dalla Russia.

Esattamente otto anni dopo, nel gennaio 2014, il COMA di ARIEL SHARON è finito. Egli è MORTO.

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