Il bombardamento atomico di Genova

14 07 2014

1995

Correva l’anno 1995, esattamente dopo il conseguimento del mio esame di maturità, e tutto non sarebbe più stato come prima.

Immediatamente dopo il superamento della prova orale, lessi un articolo sulla rivista “Oggi” riguardante l’epidemia del virus Ebola in Africa, ed ero rimasto così impressionato dalle descrizioni horror dei sintomi e degli effetti sanguinosi della malattia, che mi sembrava quasi di sentirmela addosso.

Poi, andai in vacanza al mare in Calabria, furoreggiava la guerra dall’altra parte dell’Adriatico, in Bosnia e, forse per via del fatto che mi trovavo in un luogo diverso dal solito e, seguendo un po’ ciò che c’era scritto sulle riviste e i giornali riguardante questo conflitto, avevo cominciato a essere angustiato da immaginazioni sul possibile trascinamento dell’Italia in questo conflitto, con le battaglie che avrebbero insanguinato anche il nostro paese, cose a cui non c’eravamo abituati assolutamente, dopo tanti anni in cui si era stati abituati alla pace, e questo m’inquietava e non mi faceva stare tranquillo.

Inoltre, in quel luglio di diciannove anni fa, era esploso anche un ordigno in Europa, sulla metropolitana di Parigi, che aveva fatto morti e feriti, e vi erano, anche in questo caso, descrizioni impressionanti sui giornali (amputazioni di arti, ecc); di solito queste cose accadevano in Medio Oriente, in Israele, non in Europa; per un certo periodo, mi veniva da pensare a possibili esplosioni di quel tipo quando andavo sugli autobus, di ritorno dalla vacanza e, quando avevo udito uno strano ticchettare sotto l’automobile della mia famiglia, avevo subito immaginato alla possibilità di una bomba a orologeria.

Poi venne la GRANDE PARANOIA, quella delle armi nucleari. Infatti, in quell’estate 95, si commemoravano i 50 anni dalle esplosioni nucleari in Giappone e vi era tutta una diffusione di articoli al riguardo, che parlavano anche degli effetti di quelle armi e del loro rischio presente, compreso di analisi degli esperti e con tanto di mappe e cartine. E si parlava, ricordo un’intervista a Carlo Rubbia su “L’espresso” o “Panorama”, di come i rischi presenti, venuta meno la guerra fredda USA URSS, provenissero da paesi come l’Iran.

Precedentemente, non avevo mai riflettuto molto su questo argomento, non mi aveva nemmeno mai preoccupato più di tanto, forse perché non ci pensavo; quando vi erano state le grandi paure nucleari USA URSS degli anni ottanta, ero troppo piccolo e non potevo seguire questi argomenti, e la mia adolescenza l’avevo trascorsa in un mondo postmoderno, post guerra fredda, quei primi anni novanta dove la storia (e con essa anche il terrore dell’olocausto nucleare) sembrava essere finita, con la vittoria della globalizzazione a guida anglosassone, dove i terrori della guerra più distruttiva non sembravano più avere spazio.

Però, in quella seconda metà del 1995, in me sembrava essersi acceso un interruttore. In quello stesso periodo, oltretutto, i francesi, con la nuova presidenza Chirac, avevano ricominciato i loro esperimenti atomici nelle profondità del Pacifico, presso l’atollo di Mururoa. Una sera, sul Tg1, avevo anche visto un servizio dedicato a come gli USA avessero ricominciato a pensare allo “scudo spaziale”, un progetto risalente ai tempi di Reagan negli anni 80, e come, così diceva lo speaker, sembrava  fossero ricominciati di nuovo discorsi da guerra fredda. Questo “scudo spaziale”, nell’estate ’95, sarebbe stato destinato a difendere l’Occidente dalle “minacce terroristiche”, in particolare quelle inerenti il fondamentalismo islamico.

Sulla spiaggia, guardando le onde del mare sotto l’ombrellone, ripensavo a certe cose che avevo letto, un po’ di tempo prima, su un libro delle profezie di Nostradamus, riguardanti l’Apocalisse, la Terza Guerra Mondiale, che avrebbe preso fuoco dal Medioriente, coinvolgendo poi l’Occidente, la Russia e la Cina in quella fine secolo, e fine millennio, che si stava profilando all’orizzonte, il famoso 1999 (comparso anche in una quartina di Nostradamus dedicata al “Gran re di terrore” proveniente dall’Oriente.)

Eppure, come ho detto, in confronto a ciò che poi si sarebbe manifestato nei vent’anni successivi, le immense tensioni internazionali con Serbia, Israele, Iraq, Siria, Cecenia, Corea del nord, Iran, Pakistan, India, Afghanistan, la Libia, la Cina e la stessa Russia, quella metà degli anni novanta, con anche uno zeitgeist piuttosto improntato all’ottimismo generalizzato (basti pensare com’erano spumeggianti e piene di novità le radio all’epoca, con le superclassifiche dance che esplodevano di ottimismo estivo), era tranquilla, anche se, però, non era proprio così: rispetto ai due, tre anni precedenti, qualcosa si stava surriscaldando, qualcosa non era più come prima. Nonostante la globalizzazione del marketing multinazionale fosse nel pieno dei suoi “anni sessanta” (il periodo 1994-1997) captavo qualcosa “dal futuro”, e lo manifestavo con quelle immaginazioni paranoiche.

Riprendendo in mano libri e fumetti che parlavano di guerre mondiali prossime venture, bombardamenti atomici (tra cui un dossier sugli effetti di quelli a Hiroshima e Nagasaki cinquant’anni prima), ora ci facevo caso quando invece, precedentemente, non me ne interessavo. Ripeto, era come se mi si fosse acceso un interruttore nella testa.

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Mi immaginavo aerei che arrivavano a lanciare il loro carico nucleare nei cieli sopra la mia città, Genova, pensando agli effetti distruttivi oltre ogni immaginazione; infatti, in quel periodo, di notte su Raitre, avevo visto anche un film di Alain Resnais di fine anni cinquanta, “Hiroshima mon amour”, film particolarmente angosciante dove, all’inizio, vi è una carrellata spaventosa delle conseguenze del bombardamento del 1945 e, uno dei protagonisti, un giapponese superstite della tragedia, ai discorsi che fa la protagonista femminile, riguardanti il fatto che lei si è documentata bene e sa cos’è successo quel giorno, lui le risponde “Tu n’as rien vu à Hiroshima”, “Tu non hai visto niente a Hiroshima.”

Pensavo alla possibilità di un’esplosione atomica terroristica, magari dentro uno dei container nel porto, provenienti da chissà dove, spesso, quando vedevo un aereo, o il suono di uno di essi nei cieli, la mia preoccupazione aumentava. Mi dicevo che Genova poteva essere benissimo un target di un’azione di quel tipo, visto che era un po’ il corrispettivo occidentale di una città come Hiroshima, una città occidentale abbastanza famosa ma molto meno conosciuta nel mondo rispetto ad altre città italiane ed europee, e quindi PIU’ SACRIFICABILE.

Ricordo che, quando all’inizio di novembre di quel 95, vi fu l’edizione straordinaria dei telegiornali sulla assassinio del premier israeliano Yitzack Rabin, quindi un’azione gravissima, la quale poteva portare a un’escalation dal Medio Oriente, corsi quasi istintivamente alla finestra, guardando verso il cielo, come se avessi potuto vedere gli aerei che stavano sopraggiungendo, con il loro carico di morte da lanciare.

Ero abbastanza cotto. Provavo un clima interiore che sarebbe stato ben riassunto da libri di un paio di anni dopo, come “Codice Genesi”, già citato in questo blog, dove, nell’introduzione, veniva detto come, nonostante il mondo degli anni novanta sembrasse tranquillissimo e senza rischi e minacce, rispetto ai tempi della Guerra Fredda, vi era ancora eccome il rischio dello scatenamento di una Guerra Mondiale che, suggeriva quel libro con le sue “prove profetiche” dentro la Torah in ebraico, sarebbe cominciata con un’esplosione nucleare, però non certo a Genova ma in Medio Oriente, in Israele. Così come la Seconda era FINITA con l’esplosione atomica, la Terza sarebbe COMINCIATA così.

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Come se non bastasse, l’anno dopo, nel 1996, un anno tartassato da esplosioni kamikaze in Israele e da una tensione internazionale sotteranea che sembrava non esplicitarsi mai (forse per mantenere il clima da “anni novanta”), un mio insegnante di filosofia, parlando di questioni storiche e dei rischi di guerra per l’immediato futuro, s’era lasciato sfuggire una frase che non potei credere di aver udito dalla sua bocca:

“Certo, non intendo dire che dovremo attenderci un BOMBARDAMENTO ATOMICO DI GENOVA ma…”

Negli anni successivi, a più riprese, soprattutto quando tendevo a fidarmi ancora quasi totalmente dei media mainstream, mi preoccupai ancora per i rischi di guerra, i quali avrebbero potuto deteriorare la situazione internazionale fino alla Guerra Mondiale con armi termonucleari, ma non pensai più all’idea del bombardamento atomico di Genova, la città dove sono nato, dove vivo e, se non me ne fossi fuggito in tempo, sarei stato vittima.

L’anno scorso, però, intorno al 20 luglio, mi capitò di passare qualche giorno a dormire all’aperto, in una valle isolata, fuori dalla civiltà, ma sempre all’interno del territorio comunale, e, per qualche tempo, favoleggiai, dopo tanti anni, sull’INFAUSTO EVENTO riguardante la mia città. Mi dissi: “Pensa un po’ se ora io, assieme agli altri, siamo qui in campeggio, a venti chilometri dal centro, esplode la Bomba sopra un punto della città sufficientemente distante da noi per salvarci ed essere immuni dalle conseguenze (perlomeno quelle immediate), e noi siamo costretti a rimanere qui in questa valle isolata…”

Mi veniva anche in mente che, nei giorni intorno al 20 luglio 2001, vi furono gli avvenimenti del G8, e questa sarebbe potuta essere una combinazione significativa, esattamente dopo dodici anni. Un ritorno di un avvenimento simile a maggiore intensità e magnitudo, con Genova di nuovo alla ribalta internazionale, non certo per qualcosa di lieto, ma per qualcosa di fortissimo impatto psicologico globale. Come sarebbe, appunto, un’esplosione atomica.

Periodicamente, la città che venne definita con vari soprannomi, “Superba”, “Dominante”, sembra teatro di forti anomalie, le quali scuotono lo status quo, in particolare dell’Italia, ma non solo. Dalla “partenza dei Mille” nel 1860 al bombardamento navale inglese del 1941 (il quale sembrò un “ricorso storico” del bombardamento navale francese del 1684) ai disordini del 1960 e quelli, già citati, del 2001, e le periodiche, disastrose, alluvioni, dal quella del 1970, a quella del 1992, alla recente del 2011.

E poi l’anno scorso, quando una nave colpì un edificio del porto a forma di torre, provocando vittime.

Inaspettatamente, un’episodio di pochi giorni fa, mi ha fatto rispuntare la paranoia del 1995, come se si fosse aperto un “varco spaziotemporale” tra la mia mente di allora e quella di adesso.

Una sera, dopo il tramonto, ho notato una nube particolarmente illuminata dal sole, in un cielo azzurro-rosa, e l’ho fotografata. Il cielo e quella nube dovevano essere belli carichi di elettricità statica.

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Infatti, successivamente, quando si è fatto buio, in quella stessa zona del cielo, sopra un certo monte (zona che ho notato essere particolarmente interessata alle anomalie climatiche), hanno cominciato a sprigionarsi lampi. Sembrava la sequenza di un’esplosione atomica vista al contrario: PRIMA il fungo e POI il lampo.

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Ho immaginato che il famoso EVENTO si sarebbe manifestato nel prossimo agosto (il mese in cui il mio compare Matteo vede come propizio per lo scatenamento di grandi cose), quando sarò via da Genova per dieci giorni. Mi sarei trovato a non poter più tornarci per lungo, lungo tempo e, quando, magari dopo anni, ci sarei ritornato, non avrei più trovato nulla di ciò che era stato e delle persone che ci vivevano.

Mi domando, però, la ragione simbolica di questa paranoia – che s’è ripresentata, sebbene con intensità molto minore, dopo diciannove anni – cosa vuole davvero dirmi il mio inconscio, rendendomi sensibile e ricettivo a immaginazioni di questo tipo, e ho pensato a ciò che ha scritto recentemente il mio compare Mediter su un suo articolo, il millenario scontro Oriente-Occidente, lo scontro tra il sorgere e il calare del Sole, tra un mondo vecchio che non vuole morire e un mondo nuovo che non riesce a nascere.

Come ligure, io questo lo avverto in modo particolare, visto che, il posto dove vivo si trova A META’ tra Occidente e Oriente, infatti Genova si trova in mezzo alla Liguria, tra la Riviera di Ponente (Occidente) e la Riviera di Levante (Oriente) e io, tra l’altro, sono anche di un segno, la Bilancia, che richiama alquanto questa dialettica Est-Ovest.

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Questo essere bilanciata tra una direzione e l’altra, lo si vede anche nell’etimologia del nome della città, che, secondo la leggenda deriva da JANUS, il Dio GIANO, il Dio bifronte, come l’aquila bicipite, che guarda ad Est e a Ovest, stando nel mezzo.

La leggenda vuole invece che derivi dal nome del dio romano Giano, perché, proprio come il Giano bifronte, Genova ha due facce: una rivolta verso il mare, l’altra oltre i monti che la circondano. La tradizionale fedeltà della popolazione Genuate a Roma, risalente alle guerre puniche, ha reso inevitabile che successivamente, in epoca medievale, la tesi romana venisse presa in maggiore considerazione e che la città assumesse il nome latino di Ianua, derivandolo direttamente da Janus, ovvero Giano.

Gli antichi romani consideravano Giano come l’iniziatore dell’uso della moneta nella società ed il protettore di tutti i passaggi: della porta di casa, delle Porte di accesso alle città, dei porti e dei valichi (denominati appunto anche porte). Ciò trova un solido riscontro tutt’oggi nel fatto che Genova sia considerata e spesso chiamata “la porta d’Europa sul Mediterraneo”.

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Tra le nazioni importanti, la Turchia e, soprattutto, la Russia, sono nazioni particolarmente “GIANICHE”, con una faccia verso Occidente e una verso Oriente, ed è questo che le fa essere estremamente importanti per l’evoluzione dei cambiamenti geopolitici.

Dal momento che l’esplosione atomica è stata sempre vista come un secondo Sole che sorge sulla Terra, la si può anche vedere come una specie di ALBA.

Un’alba che sorge a Occidente. O forse – meglio dire – ne’ a Occidente ne’ a Oriente, ma NEL MEZZO. La Sintesi tra Tesi e Antitesi.

L’esplosione atomica di Genova, lungi (come ovviamente spero) dal profetizzare ciò che accadrà veramente, nasconde questa allegoria?!

 

 

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Beppe Grillo, gli showman messia e il ritorno della caduta della repubblica di Weimar

21 05 2014
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Copertina del diffusissimo settimanale “Tv sorrisi e canzoni” risalente all’anno 1981, quando Beppe Grillo, a 33 anni, è GIA’ all’apice della popolarità.

In un precedente articolo dedicato ad Adriano Celentano, avevo concluso dicendo che, da un certo punto di vista, potevo divertirmi a pensare che il Molleggiato, in quei suoi aspetti profetici e messianici ben noti a tutti gli italiani, proseguiti con continuità dalla seconda metà degli anni sessanta in poi, poteva lasciar pensare che seguisse una specie di ben precisa missione, una specie di AGENDA, magari, chissà, “dettata dall’alto”; questi, naturalmente, sono aspetti dietrologici, anche piuttosto fantasiosi ma, d’altra parte, siamo qui per conciliare realtà e immaginazione.

Prendiamo, per esempio, un altro showman italiano che ha calcato le scene della televisione del Belpaese (della RAI in particolare), dagli anni settanta in avanti, Giuseppe Piero Grillo, in arte Beppe Grillo. Divertiamoci un po’, e pensiamo che le coincidenze che punteggiano la sua carriera non siano unicamente dovute al “puro caso.”

Figlio di un piccolo imprenditore di Savignone (GE), diplomato in ragioneria, i suoi inizi sono oscuri, dopo essere stato componente dei famosi (perlomeno a Genova) “ragazzi di Piazza Martinez” (tra cui c’era anche Donato Bilancia, il “serial killer della Liguria”), svolge dei lavori trascurabili, si esibisce come comico a Milano, si dice rubando le battute ad altri comici della sua città, come Orlando Portento e, per un bel po’ di tempo, la fama per Grillo è un miraggio.

Poi, dopo la metà degli anni settanta, quel ragazzo riccioloso (che per i maligni, e anche per certi amici, è “completamente scemo”) viene notato da Pippo Baudo in uno dei locali dove si esibiva a Milano e, di lì a non molto, la sua carriera fa un balzo supersonico e, dopo alcune comparsate su vari programmi di comicità dell’epoca, in poco tempo arriva a condurre programmi tv in prima serata, dai vari “Fantastico” del sabato sera (seguiti da milioni di persone) a, intorno al 1981, programmi TUTTI SUOI, come i vari “Te la do io l’America”, “Te lo do io il Brasile”, ricordo che quand’ero piccolissimo m’avevano regalato un 45 giri con la sigla del programma cantata da lui in modo blues.

Bene, facciamo un po’ i fantasiosi. Mettiamo che fin dalle origini, in qualche modo, “si sapeva già come sarebbe andata a finire” o, perlomeno, i vari centri di intelligence nazionali e internazionali avevano già, nei loro cervelli elettronici di allora, calcolato uno scenario politico italiano come si sarebbe concretizzato decenni avanti e avevano quindi pensato di preparare una possibile carta da giocare, da preparare e da tirarla fuori all’occorrenza, nel momento giusto, quando i tempi sarebbero stati maturi,  una specie di “candidato manciuriano” all’italiana…oppure, no, magari tutte le coincidenze della carriera di Grillo non sono dovute alla mano dell’uomo, a complotti, cospirazioni, operazioni segrete (come a certuni piace credere) ma a misteriosi sincronismi, sincronicità, coincidenze, a una specie di intelligenza “non umana” (ma facente parte di ciò che chiamiamo “natura”) che, in qualche modo gioca con i simbolismi, gli archetipi, le somiglianze, le anticipazioni di qualcosa che si manifesterà meglio in seguito, nel corso del tempo e della storia, come avevo detto alla fine dell’articolo dedicato al “Codice Genesi e sincromisticismo.”

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La capigliatura “alla Gianroberto Casaleggio” di Grillo, quando, a 33 anni, interpretò “Gesù.”

Torniamo a quel 1981, anno cardine per Beppe Grillo, ormai completamente famoso a livello nazionalpopolare (qualcosa di impensabile per lui fino a cinque anni prima), come dicevamo, ha ora un programma tv condotto tutto da lui, dove fa il mattatore e l’one man show, e canta anche la sigla blues della trasmissione. Il regista Luigi Comencini gli fa fare il suo primo film da protagonista, “Cercasi Gesù”…leggiamo la trama del film presa dal dizionario di cinema Mereghetti:

Un editore cattolico cerca una faccia da Gesù per lanciare un’opera a fascicoli, e la trova in Giovanni (Grillo), uno sbandato senza fissa dimora che vive presso un falegname. Mite e stralunato, Giovanni viene prima rapito da una terrorista (Maria Schneider) che aveva cercato di aiutare, poi viene spedito dai preti [della casa editrice cattolica che l’aveva ingaggiato per fargli fare Gesù] in manicomio[…] Grillo esordisce al cinema ma non funziona.[…]

In effetti, nonostante la fama dello showman ligure, il film fu un flop, ricordo di averlo visto da ragazzino, in televisione su una tv privata genovese, diversi anni dopo e, a dire la verità, sembrava davvero anticipare cose che si sarebbero concretizzate solo molto successivamente nella vita di Grillo e, nello stesso tempo, rispecchiare avvenimenti già accaduti. L’editore cattolico, interpretato dall’attore spagnolo Fernando Rey, una specie di manager che scopre e ingaggia Grillo per farlo diventare famoso, sembra anticipare di anni quel Gianroberto Casaleggio che convinse Grillo a partecipare a un nuovo progetto politico imperniato su internet, facendolo quindi, in seguito, una specie di “Messia” e, lo stesso personaggio, fa anche ricordare il talent scout Pippo Baudo che scoprì Beppe in un locale di Milano, portandolo a diventare un comico televisivo della RAI.

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Pippo Baudo, Gianroberto Casaleggio, Fernando Rey.

Il protagonista del film, ricordo, aveva un’indole assai celentaniana, portata a essere “contro il sistema” ma, a dir la verità, in una maniera diversa rispetto a come – solo successivamente – Grillo sarebbe stato “contro il sistema”, a partire dalla seconda metà anni ottanta in poi, il suo linguaggio, infatti, mentre parlava dei disastri del nostro tipo di civiltà industriale (ricordo una strana scena dentro una discarica) era pacato…ciononostante, in questo film si manifesta per la prima volta, anche se in maniera molto blanda, un certo essere contestatario del comico. Nel film, i discorsi naturisti e pacifisti del personaggio di Giovanni (la figura del Messia per i fascicoli di una casa editrice) faranno poi arrabbiare i preti manager che l’avevano tolto dalla strada e reso celebre, fino a sbatterlo dentro una casa di cura.

Nell’anno in cui gira “Cercasi Gesù”, Grillo ha, guardacaso, 33 anni e, nel dicembre dello stesso anno, rischia anche di morire in un oscuro incidente d’auto in montagna dove persero la vita quattro persone e lui si salvò per miracolo.

Nello stesso anno, il 1981, in Francia, un comico italofrancese chiamato Michel Colucci, in arte Coluche, scende in campo in politica, candidandosi per le presidenziali francesi in opposizione sia al centrodestra che al centrosinistra, volendo far davvero sul serio, ma poi si ritira per non generare tensioni, dal momento che i sondaggi gli davano una preferenza tra l’elettorato francese del 16%. Un comico che entra in politica? Sembra davvero un Grillo ante litteram!

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Coluche all’epoca della sua corsa alle presidenziali francesi del 1981.

Coluche ha girato pochi film, Grillo anche, eppure il destino si diverte a far loro contendere il ruolo di protagonista in “Scemo di Guerra” di Dino Risi. Questa la trama tratta dal dizionario di Mereghetti:

In Africa orientale, sul fronte italiano, il sottotenente medico Lupi (Grillo) specializzato in psichiatria, trova nello squilibrato comandante Pilli (Coluche) un interessante caso clinico da studiare. Una commedia grottesca dal sapore amaro.[…] Il cinema, come sempre, non sembra essere fatto per Grillo.

E, infatti, anche “Scemo di guerra”, come “Cercasi Gesù”, fu un flop. L’avevo visto per sbaglio una notte sulla Rai, una vagonata di anni fa e ricordo diverse scene particolarmente crude e impressionanti. E’ tutt’altro che un film comico, credetemi.

Coluche, comunque, a suo modo, ha continuato a far politica, nel 1985, lo stesso anno di “Scemo di guerra”, fonda un’associazione che si occupa di dare da mangiare ai senzatetto e ai bisognosi; morirà l’anno dopo, in un incidente motociclistico, sospetto per alcuni.

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Nel 1987, lo stesso anno in cui fece le famose pubblicità ipnotiche, telepatiche, ufologiche per gli yogurt Yomo, Beppe Grillo interpreta il suo terzo e ultimo film, “Topo Galileo”, di Francesco Laudadio; leggiamo da Mereghetti:

Giuseppe Maria Galileo (Grillo), specialista in deratizzazioni, è incaricato di catturare la cavia Sigfrido fuggita dal laboratorio di una supermilitarizzata centrale nucleare. Ma Galileo finirà nella vasca di plutonio e diventerà anch’egli una cavia. Su un soggetto di Stefano Benni, sceneggiato con Beppe Grillo, il film vorrebbe essere un apologo antinucleare, ma è troppo schematico e diretto senza idee per essere convincente. Curiosa solo la prima parte, con qualche divertente parodia della fantascienza.

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Grillo si difende dalle radiazioni nucleari nel suo terzo e ultimo film, “Topo Galileo.”

Naturalmente, anche il terzo film con protagonista Grillo fu un flop, ricordo di averlo visionato chissà quando, avevo messo il timer di notte per registrare un certo film su VHS e, invece del film previsto nella programmazione, il giorno dopo avevo scoperto che avevano mandato in onda questo “Topo Galileo”…pensando a tutte le invettive contro il nucleare e gli inceneritori, in questi ultimi anni, da parte di Grillo, anche questa (dimenticabile) opera cinematografica sembrava, in qualche modo, essere presagio di ciò di cui si sarebbe occupato l’ex comico negli anni a venire.

Adesso, a proposito di videoregistrazione, metto l'”avanti veloce” e faccio una veloce carrellata  proprio su tutti gli anni successivi all’87 e gli anni novanta, ovvero gli anni della sempre maggiore politicizzazione degli spettacoli di Grillo, dalle battute sui socialisti dai palchi di Sanremo (che gli erano costate l’ostracizzazione da “mamma RAI”), allo spettacolone in prima serata nel 1993 (proprio durante la supertransizione tra la prima e la seconda repubblica nel fermento che portò alla globalizzazione), spudoratamente politico dall’inizio alla fine!

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Una copertina del settimanale “L’Espresso” del periodo post-tangentopoli, quando Grillo ebbe una trasmissione in prima serata tutta sua sul primo canale della RAI, politica dall’inizio alla fine.

E poi gli spettacoli che riempivano i palasport, come “Apocalisse morbida” del 1998 (periodo d’inizio della “nuova era” che il mio compare Mediter ha ben analizzato), da cui un filmato riguardante la moneta debito e la sovranità monetaria gira in rete da anni; i “discorsi di fine anno” – facendo il verso al presidente della repubblica ma parlando di argomenti che saranno stati propri del movimento politico di cui è uomo immagine – l’epoca, nella transizione dal XX al XXI secolo, in cui spaccava i computer sui palchi prima, invece, di rovesciarsi di segno e diventare una specie di paladino della comunicazione via computer…

Sembra quasi che ci sia l’illusione che personaggi come Beppe Grillo e Adriano Celentano siano stati forgiati dai mass media, per lunghissimi anni, in preparazione a un EVENTO prossimo venturo (o a una serie di eventi), che farà a pezzi il mondo in cui siamo stati abituati a vivere, qualcosa che si può anche definire come “La demolizione controllata dello Status Quo”, per dirla con gli amici del sito Anticorpi.info.

Lo stesso “Movimento 5 stelle”, di cui Beppe Grillo è “pasionario” e uomo immagine, è qualcosa di ben più dirompente di ciò che molti critici possano pensare a prima vista, il suo avere alte percentuali di voto tendenzialmente sempre in crescita, il suo non voler fare accordi e alleanze con nessun partito tradizionale, il generare da anni un certo tipo di immaginario fatto di “tempeste perfette”, “fuga dei politici con gli elicotteri”, “cacciata della casta”, ecc fa pensare a una possibile direzione futura dove, per dirla con Leo Zagami, si concretizzerebbe una “dittatura democratica”, una “dittatura della cittadinanza”, del resto lo stesso ex comico non ha sempre detto che “una volta raggiunto l’obiettivo il movimento potrà essere sciolto”? E L’obiettivo qual’è? Ne’ più ne’ meno che la  presa del potere totale da parte della “cittadinanza” di tutte le istituzioni politiche, il governo, forse la presidenza della repubblica, e il 100% del parlamento. Del resto, pensando a un possibile “governo a 5 stelle”, è immaginabile un’opposizione formata da tutto l’arco parlamentare della casta politica? E’ chiaro che questo “totalitarismo della cittadinanza” abbia bisogno di essere anticipato da una specie di psicodramma collettivo, una cerimonia collettiva che possiamo chiamare “il grande momento della cacciata della casta”, qualcosa a cui i mass media, piano piano, ci stanno preparando da anni ormai, anche con il contributo di diversi personaggi dello spettacolo, con Grillo come ariete da sfondamento. Questo momento, per riuscire davvero, avrà bisogno che, contemporaneamente, avvengano cose grosse in ambito internazionale e geopolitico.

Il definire il “governo 5 stelle” prossimo venturo una dittatura o un totalitarismo (per quanto della “democrazia diretta”), il mettere a confronto Beppe Grillo e Adolf Hitler, NON INTENDE ASSOLUTAMENTE dare giudizi di valore o di moralità, mettere in cattiva luce chicchessia, ma semplicemente confrontare due epoche storiche (quella della fine della “Repubblica di Weimar” in Germania, all’inizio degli anni 30 e quella che stiamo vivendo attualmente in Italia) e notare che le due epoche sono SORPRENDENTEMENTE SIMILI nel loro aspetto ricorsivo, avvenimenti che ritornano anche se in modo diverso. Cambiano tempi, luoghi, personaggi, tipo di storia, ma vi è come la stessa “aria di famiglia.”

Qualche tempo fa, circolò su internet un discorso che sembrava proprio scritto da Beppe Grillo in questi ultimi anni e invece, poi, alla fine, si scopriva che era un discorso di Adolf Hitler dell’inizio degli anni 30. Successivamente, venne fuori che si era trattato di una bufala ma, intanto, quel qualcuno che aveva messo in rete quello scritto tipo Grillo spacciandolo per uno di Hitler, aveva evidentemente colto – senza rendersene conto – una strana similitudine tra le due epoche storiche.

La cosiddetta “Repubblica di Weimar”, dal nome della città tedesca in cui ne fu siglata la costituzione, fu praticamente imposta come tale alla Germania dai vincitori della Prima Guerra Mondiale, tra la fine degli anni dieci e l’inizio degli anni venti del XX secolo. Era basata sul liberalismo di tipo anglosassone, quindi qualcosa di estraneo rispetto allo spirito tedesco (statalismo.) Unita alle riparazioni postbelliche, finì per generare una spirale di inflazione, indebitamento pubblico e disoccupazione generalizzata, che si aggravò tra fine anni venti e fine anni trenta, dopo la Grande Depressione proveniente dall’America in seguito al “lunedì nero di Wall Street del 1929.

Ci viene da paragonarla alla cosiddetta “Seconda repubblica” italiana, in un certo senso imposta all’Italia, dai vincitori della Guerra Fredda, dal 1992 in poi in seguito a “Tangentopoli” – siglata non a Weimar, ma a Maastricht – basata sul liberalismo di tipo anglosassone, qualcosa di estraneo rispetto allo spirito italiano (piccole medie imprese.) Unita alla corruzione e alla burocrazia, ha finito per generare una spirale di indebitamento pubblico, fiscalità aggressiva e chiusura delle aziende, il tutto aggravato tra il 2008 e il 2011, dopo la Grande Crisi finanziaria proveniente dall’America in seguito al crollo di Lehman Brothers, a tutto ciò che ne è seguito e al contraccolpo speculativo sui debiti che ha ricevuto l’Europa, anzi, la “Zona Euro.”

All’inizio degli anni 30 in Germania era già bene attivo politicamente il nazionalsocialismo, dopo che aveva cominciato a farsi sentire intorno alla metà del decennio precedente, e il suo obiettivo era di porre fine alla democrazia dei partiti e alla repubblica di Weimar.

All’inizio del 2010 in Italia era già bene attivo politicamente il movimento 5 stelle, dopo che aveva cominciato a farsi sentire intorno alla metà del decennio precedente, e il suo obiettivo è di porre fine alla democrazia dei partiti e alla seconda repubblica.

Lasciamo stare i cancellieri tedeschi prima del 30 marzo 1930 e i premier italiani prima del 16 novembre 2011 e concentriamoci su quelli dopo queste due date.

 

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Heinrich Brüning, cancelliere dal 30 marzo 1930 al 30 maggio 1932. Le sue azioni politiche furono emanate per decreto presidenziale. Un’alta pressione fiscale e i tagli al welfare, per diminuire il livello del debito pubblico, peggiorarono le condizioni dei ceti più sfavoriti e accentuarono l’espandersi della disoccupazione. Gli ultimi mesi di Brüning videro il crescere della marea nazista e il problema della successione dell’anziano presidente della repubblica Von Hindenburg. Mario Monti, premier dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013. Il suo governo nacque sotto l’egida del presidente della repubblica. Un’alta pressione fiscale e i tagli al welfare, per diminuire il livello del debito pubblico, peggiorarono le condizioni dei ceti più sfavoriti e accentuarono la chiusura di aziende e l’espandersi della disoccupazione. Gli ultimi mesi di Monti videro il crescere della marea pentastellata e il problema della successione dell’anziano presidente della repubblica Napolitano.

 

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Franz Von Papen, cancelliere dal 1º giugno 1932 al 17 novembre 1932. Il presidente Von Hindenburg lo nomina a patto che la sua amministrazione sia neutrale dal punto di vista politico e socio-economico. Il suo governo, invece, è reazionario e dalla parte del grande capitale tedesco, generando malcontento diffuso, che lo porterà a cadere entro breve tempo. I nazisti sono in parlamento e si cerca inutilmente di cooptarli per volerli normalizzare. Enrico Letta, premier dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014. Il presidente Napolitano lo nomina a patto che la sua amministrazione sia neutrale dal punto di vista politico e socio-economico. Il suo governo, invece, è reazionario e dalla parte delle grandi banche italiane e internazionali, generando malcontento diffuso, che lo porterà a cadere entro breve tempo. I pentastellati sono in parlamento e si cerca inutilmente di cooptarli per volerli normalizzare.

 

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Kurt Von Schleicher, cancelliere dal 4 dicembre 1932 al 28 gennaio 1933. Diretto responsabile della caduta del governo Von Papen, ex generale, definito in modi sprezzanti, fu sempre vicino a coloro che detenevano il potere, dotato di talento nell’intrigo politico e ai mutamenti di opinione. Cercò di utilizzare i nazisti come pedina politica Fece continue promesse alle masse, giocando continuamente di sponda in sponda e il suo governo finì per cadere. Matteo Renzi, premier dal 22 febbraio 2014. Diretto responsabile della caduta del governo Letta, ex sindaco, definito in modi sprezzanti, sempre vicino a coloro che detengono il potere, dotato di talento nell’intrigo politico e ai mutamenti d’opinione. Cerca di utilizzare i pentastellati come pedina politica. Fa continue promesse alle masse, giocando continuamente di sponda in sponda e…

A questo proposito vedere anche https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/04/05/romolo-augusto/

 

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Paul Von Hindenburg è presidente della repubblica di Weimar all’epoca dell’inasprimento della crisi, è ultraottuagenario. Figura storica di un’epoca che non c’è più. Al momento della scadenza del suo mandato settennale, venne persuaso dai partiti a ripresentarsi per un secondo mandato, per contrastare l’ascesa dei nazisti. La sua prima presidenza venne inaugurata il 15 MAGGIO 1925. Giorgio Napolitano è presidente della seconda repubblica all’epoca dell’inasprimento della crisi, è ultraottuagenario. Figura storica di un’epoca che non c’è più. Al momento della scadenza del suo mandato settennale, viene persuaso dai partiti a ripresentarsi per un secondo mandato, in contrasto con i pentastellati. La sua prima presidenza viene inaugurata il 15 MAGGIO 2006. Napolitano è nato nel 1925, anno dell’inizio della prima presidenza Von Hindenburg.

In un’altra occasione presentato un’altra linea ricorsiva storica, dove, in pratica, avevamo mostrato l’attuale presidente della repubblica italiana come una sorta di Umberto II parte II, anche tenendo presente la leggenda urbana del Napolitano figlio illeggittimo dell’ultimo re d’Italia (indubbiamente diceria dovuta a una certa somiglianza fisioniomica) prima della proclamazione della (prima) repubblica.

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“Mi hanno proposto un’alleanza, ma loro sono morti! Non hanno capito di avere a che fare con qualcosa di completamente diverso da un partito. Abbiamo una nazione economicamente distrutta. gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio. le finanze agli sgoccioli, sette milioni di disoccupati… chi è il responsabile?
Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono capaci di fare. Sono loro i responsabili! Io vengo confuso…oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista. loro ci confondono, pensano che siamo come loro.
Noi non siamo come loro!
Loro sono morti. E vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento….mi hanno proposto un’alleanza.
Così ragionano! Ancora non hanno capitodi avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito….E’ un movimento che non può essere fermato….non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta….noi non siamo un partito.
RAPPRESENTIAMO L’INTERO POPOLO, UN POPOLO NUOVO”

Firmato: Adolf Hitler o Beppe Grillo?

http://www.hubmagazine.it/il-discorso-di-hitler-che-ricorda-grillo-una-bufala/

Federico Fellini una volta disse: “Non voglio dimostrare niente, io voglio mostrare.”





Codice Genesi e sincromisticismo

19 09 2010
Qualche anno fa, precisamente nell’autunno 1997, uscì anche in Italia un libro che si ritagliò una certa notorietà nel mondo, soprattutto in coloro che vanno pazzi per le profezie di Nostradamus, della Monaca di Dresda, del Ragno Nero ecc. Si trattava di The Bible Code, il cui titolo tradotto in italiano era “Codice Genesi”, scritto dal giornalista Michael Drosnin.
L’autore diceva di avere scoperto singolari concatenazioni di lettere ebraiche con l’aiuto di un programma informatico, nel testo originale dei libri del Pentateuco (la Torah) della Bibbia, basandosi sugli studi numerologici del matematico Eliyahu Rips. Per esempio, i caratteri che formano il cognome del presidente USA John F. Kennedy si incrociano con quelli che compongono l’anno in cui è stato ucciso, e con il nome della città dove è avvenuto, cioè Dallas. In un’altra pagina, i caratteri ebraici che fanno comparire il nome della città di Hiroshima, sono disposti assieme all’anno 1945 e alla scritta “Enola Gay” (il nome dell’aereo che aveva sganciato la bomba atomica sulla città). Inoltre, il senso di questi incroci e concatenazioni si può accompagnare a quello dei passi della Torah contenuti nella stessa pagina.
Il giornalista diceva di avere avvisato l’ex presidente israeliano Yitzhak Rabin che qualcosa minacciava la sua vita poichè gli era capitato di decrittare il suo nome assieme alla scritta “omicidio” e all’anno 1995. L’allerta era stata inutile e, dopo la morte del celebre uomo politico in seguito a un attentato nel novembre di quell’anno, Drosnin si rese conto che nella stesse righe composte da lettere ebraiche compariva anche il nome del killer di Rabin.

“Codice Genesi” accennava anche a ciò che era il futuro per allora; in diverse altre pagine del libro sacro, un certo numero di schemi di lettere assieme nelle stesse righe (disposti in verticale, orizzontale o diagonale) fanno apparire – accanto agli anni ebraici 5761 (2000) o 5767 (2006) – scritte come “fine dei giorni”, “olocausto nucleare”, “missile russo”.

Il programma informatico utilizzato dal giornalista scovava poi i nomi di “Arafat”, “Bush”, “Nethanyahu” in diverse altre pagine. Immediatamente dopo l’avvenimento accaduto al WTC di New York l’11 settembre 2001 – anzi quando ancora i grattacieli stavano bruciando – Drosnin si precipitò a digitare freneticamente sul suo programma informatico le chiavi di ricerca per rintracciare certe lettere, scoprendo che in alcune pagine del Libro Sacro si incrociavano parole relative alle torri, all’attentato terroristico, e all’anno in cui stava succedendo.
L’autore, qualche mese dopo, dava alle stampe la seconda puntata della sua ricerca, chiamandola The bible code II The Countdown, in Italia “Codice Genesi II, Conto Alla Rovescia”, che uscì in libreria nel 2002. Collegando ciò che già aveva scoperto e pubblicato nel primo volume (le prove di come sia nascosto un codice decifrabile dal computer all’interno del testo ebraico dei libri della Bibbia, e di come questo codice serva per prevedere avvenimenti, alcuni già accaduti), il rischio di guerra mondiale nel 2006 – visto che il 2000 (altro anno in cui poteva scoppiare secondo il codice) era già passato – alla nuova minaccia terroristica esplosa nel 2001, Drosnin volle avvertire il mondo che, a causa di questa minaccia, poteva essere la fine dell’umanità in seguito a una nuova guerra mondiale originata dalla “polveriera del medioriente.” Come la seconda era finita con lo scoppio di una bomba nucleare, la terza poteva iniziare con un esplosione atomica, provocata da un missile diretto su Gerusalemme. Di questo pericolo estremo, l’autore parlava già nel primo libro, come anche della caduta di un asteroide killer nel 2011 o 2012, e di un messaggio di speranza nascosto in altre pieghe del testo ebraico (“Codice salverà”), nominandosi inavvertitamente – ? – una specie di salvatore del mondo. Drosnin, prendendo maledettamente sul serio ciò che decifrava con l’applicazione digitale, domandò di poter parlare delle sue scoperte sul futuro del genere umano, e sui rischi che correva, con ministri, presidenti e autorità degli USA, di Israele, e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, un po’ come aveva in passato già fatto (inutilmente) per avvertire Yitzhak Rabin della sua morte violenta nel novembre 1995.
A proposito dell’origine del codice nella Bibbia che è possibile decifrarlo col computer, l’autore parlò di un viaggiatore del tempo – proveniente da quello che è il nostro lontano futuro – il quale inserì nel testo originale nomi e date degli avvenimenti storici perchè un giorno potessero essere visti, nel momento in cui il progresso tecnologico l’avesse consentito. Successivamente Drosnin diede un nome al temponauta (ottenuto grazie ad altre analisi del testo biblico) e identificò la posizione della sua navicella, sepolta – a suo dire – sotto chilometri cubi di salgemma dentro un’arca di materiale ferroso, in un punto del deserto ai confini tra Israele e Giordania.
E’ interessante notare come quando Micheal Drosnin, in risposta alle critiche degli scettici, disse “Crederò a coloro che mi criticano solo quando mi mostreranno un messaggio sull’omicidio di un primo ministro nel libro ‘Moby Dick’ “, qualcuno accettò la sua sfida, trovando tra le righe del testo del romanzo di Melville – attraverso lo stesso metodo informatico – riferimenti agli omicidi di Martin Luther King, Indira Gandhi, Trotskij, Lady Diana (come nell’esempio qui sotto) e degli stessi John Kennedy e Yitzhak Rabin, già decrittati dal cronista nelle pagine del Pentateuco!

Personalmente, ricordiamo come le date indicate dal codice come “quelle in cui poteva accadere l’olocausto nucleare” – ovvero 2000 e 2006 – coincidevano con due anni difficili per la situazione geopolitica del medioriente. Durante il primo, l’ex premier israeliano Sharon sfidava i palestinesi camminando sulla “Spianata delle moschee” di Gerusalemme, azione che avrebbe portato a un escalation di tensione e violenza, in una situazione già complicata dal fallimento dell’incontro tra il presidente USA Clinton, il primo ministro israeliano Barak e il presidente OLP Arafat (il cui quartier generale a Gaza fu bombardato nell’autunno 2000). Durante il secondo, vi fu la guerra tra Israele ed Hezbollah nel Libano (operazione “Piombo fuso”) in uno scenario regionale piuttosto compromesso, col programma nucleare dell’Iran – dalla parte di Hezbollah insieme alla Siria – e la Federazione Russa contraria alle mire di Israele nella zona che non collimassero coi suoi interessi, affini a quelli siriani e iraniani.
Quindi è probabile che, in un certo senso, ci sia davvero un collegamento tra i nomi apparsi nel testo della Torah identificati dal programma utilizzato da Drosnin e la realtà degli avvenimenti storici ma, appunto, allo stesso modo di come simili coincidenze possono apparire anche all’interno del testo di un romanzo qualsiasi come “Moby Dick”, non soltanto dentro uno dei libri sacri per l’ebraismo e Israele (oltre che per la cristianità) facendo si che un giornalista del Wall Street Journal ci imbastisca sopra tutta una storia di profezie e viaggiatori nel tempo che inseriscono un codice segreto nel testo originale della Bibbia in modo che un giorno potrà essere decifrato grazie al computer!
In uno sconosciuto racconto a fumetti americano del 1974 si possono trovare somiglianze straordinarie – in particolare nella caratterizzazione e nella vicenda di uno dei personaggi – con ciò che sarebbe accaduto solo 29 anni dopo, nel 2003, quando vi fu la cattura di Saddam Hussein in mezzo ai deserti dell’Iraq.

Nella caviglia della modella di una pubblicità risalente al 2002 vi sono forti analogie grafico-simboliche con una cartina geografica raffigurante il terremoto dell’Aquila che sarebbe avvenuto sette anni dopo.

Si ringrazia The Synopticon per l’immagine

In una scena del film Matrix uscito nel 1999 si può notare a un certo momento la data 11 settembre 2001 comparire su una tessera magnetica; l’album Party Music del duo Hip Hop The Coup, preparato a giugno, la cui uscita era prevista per la metà di settembre, fu subito ritirato poichè la copertina raffigurava le torri gemelle teatro di un’esplosione e bisognava cambiarla.

Intorno alla metà degli anni 90 uscirono le cosiddette Illuminati card, carte simili a quelle del gioco Magic che mostravano immagini come le Twin Towers vittime di un attentato esplosivo, l’edificio del ministero della difesa USA (Pentagono) sotto attacco, una grossa perdita di petrolio nelle acque dell’oceano, il centro di controllo di una pandemia, la riduzione della popolazione mondiale ecc, tutti i temi cari ai cosiddetti “cospirazionisti” o “complottisti”.

A proposito di Illuminati, anche il famoso “occhio di Horus” iscritto nel triangolo lo si può trovare nascosto in un mucchio di produzioni cinematografiche USA, e soprattutto nei cartoons è facile che spuntino simboli massonici o satanici. infatti come abbiamo scritto, molte scene di fumetti e film sembrano “presagire il futuro”: storie dylandoghiane di Tiziano Sclavi dei primi anni novanta che raffiguravano realtà le quali sarebbero state ben chiare solo successivamente, romanzi scritti alla fine del XIX secolo che raccontavano di una nave che si inabissava chiamata Titanic oppure di un gruppo di assassini che imperversava in Europa, e il nome di questa storia era “Le SS”. Nell’ultima pagina di un quaderno di scuola appartenuto a Napoleone Bonaparte appariva, scritta da lui stesso bambino, una frase: “Sant’Elena, piccola isola dell’Oceano Atlantico”.
Precedentemente, ci siamo già addentrati nel territorio misterioso della SINCRONICITA’, il cui studio approfondito fu affrontato dallo psicanalista Carl Gustav Jung insieme al fisico quantistico (premio Nobel 1945) Wolfgang Pauli. La sincronicità è una connessione tra eventi psichici – soggettivi – ed eventi fisici – oggettivi – che avviene in modo sincrono – ovvero nello stesso tempo – senza che vi sia una connessione di causa/effetto propria della fisica classica tra gli uni e gli altri. Per esempio, in un caso citato da Jung, mentre una sua paziente, che era distesa sotto analisi, stava raccontandogli un sogno incentrato su uno scarabeo, proprio in quel momento dalla finestra fece avvertire la sua presenza un tipo enorme di scarabeo che non si era mai visto in quella zona! Oppure (è successo poco tempo fa a chi scrive), alla guida dell’auto si sta pensando con una certa intensità a Fabrizio De Andrè, e immediatamente una stazione radio che di solito trasmette musica pop fa partire un brano non tra i più noti del cantautore genovese, “Fiume Sand Creek”. Si sta rimuginando su certe pene d’amore, e alla televisione fa la sua comparsa uno strano spot pubblicitario che sembra riassumere in qualche modo ciò a cui stiamo pensando, e pare darci inoltre un abbozzo di risposta inconscia ai nostri problemi.
Ogni fenomeno illustrato in precedenza può essere incluso nell’ambito di ciò che si chiama SINCROMISTICISMO, ovvero la facoltà di creare – e/o percepire, senza alcuna volontà o intenzionalità – messaggi a carattere profetico su un qualche avvenimento che avrà o ha avuto luogo. Ciò è legato alla natura degli ARCHETIPI e a come influisce nell’Onda SpazioTempo da cui siamo tutti trascinati. Dal momento che ogni cosa avviene nel tempo presente e che il passato e il futuro vivono solo nel ricordo e nell’immaginazione, nessuna cosa accade mai nel passato e accade mai nel futuro, cosicchè TUTTO lo SpazioTempo è contenuto in un eterno presente intangibile alla coscienza umana, ma tangibile alla dimensione in cui agiscono gli archetipi.
Nel Campo Morfogenetico viene accumulato, in un certo senso, tutto lo “scibile” dell’Universo (il cosiddetto AKASCHI, di cui abbiamo già parlato), un qualche tipo di energia multidimensionale calcolatrice e onniscente che SA TUTTO DI TUTTO E DI TUTTI, e questa energia può influire con la materia da cui è composto il flusso dello SpazioTempo, la nostra realtà nella quale viviamo, “giocando” in qualche modo con esso.
Perciò, spesso, le manifestazioni di questo tipo, sincromistiche, che testimoniano di come TUTTO E’ UNO, possono essere fraintese, viste come testimonianze profetiche scritte volontariamente (per esempio il “Codice Genesi” di Micheal Drosnin), oppure messaggi i quali giungono direttamente da qualche gruppo esoterico o satanista (così, per esempio, la pensano gli amici del Centro Culturale San Giorgio).
Come abbiamo visto, l’avvenimento dell’11 settembre 2001 è qualcosa di così estremamente archetipico e simbolico, che la sua risonanza la si può individuare in un numero elevato di manifestazioni sincromistiche. E’ legato alla fine della dualità, alla fine della polarità (vissuta per sessant’anni, nel contrapporsi geopolitico di USA e URSS, bene e male, male e bene), è un EVENTO che quasi sembra essere piovuto sulla terra dal nulla, il quale ha indefinite chiavi di lettura, da quelle più “ufficiali” a quelle più estreme e inaccettabili per molti. In un certo senso è SEMPRE accaduto (e sempre accadrà), ma noi ce ne siamo resi conto solo quel determinato giorno!
Tra le altre cose, il fatto può alludere o preludere al fine-cambio di era, e ci riferiamo alla cosiddetta ERA VOLGARE, cristiana, che tanto conosciamo e alla quale tanto facciamo condizionare quotidianamente le nostre esistenze, per pura convenzione ormai del tutto cristallizzata da secoli (e accentuata negli ultimi decenni).
Concludiamo, proponendovi una considerazione strana riguardante proprio un certo punto di vista – forse sincromistico – nel leggere le cifre di questi ultimi anni disposti in una determinata sequenza.

2011
2001
2000

OPPURE

2011
2010
2000

wtc 9-11 sincromisticismo

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