Gatti di Schrödinger, cubi di Schrödinger e case dei fantasmi (cioè ne’ vivi ne’ morti)

26 04 2019

https://brizdazz.blogspot.com/2019/04/schrodingers-cube.html

https://brizdazz.blogspot.com/2019/04/the-historic-renwick-mansion.html

 

[Ho tolto una buona parte delle immagini presenti nei post originali. Purtroppo il tizio australiano del blog “Just watching the wheels go round” ha l’abitudine – oltre che di aggiornare il blog molto forse troppo frequentemente, di incorporare un mucchio di video anche lunghi che nessuno guarderà e di divagare senza mai andare dritto al punto – di inserire un mucchio di immagini “simpatiche” (anche .gif animate), con l’intenzione di “alleggerire”, cosa che  invece, a mio parere…appesantisce, anche lo stesso scorrimento della pagina web.]

[Pensare che questi suoi due post presi insieme li ho trovati parecchio importanti e meritevoli di essere ampliati in un articolo tutto loro, che scriverei con piacere se ne avessi la possibilità e soprattutto la capacità.

“The Cube” fa parte di uno di quei film del triennio 1997-1999 che mostrano come in quel momento di fine secolo XX, il cinema hollywoodiano si trasformò in una specie di “stargate” per l’evoluzione della (in)coscienza collettiva formata dalla grande massa planetaria degli spettatori cinematografici dei film usciti da Hollywood: “The Truman Show”, “The Matrix”, “The sixteenth floor”, “Titanic”, “Armageddon”, “Deep Impact”, “The Big Lebowsky”, “Jackie Brown”…e me ne dimentico sicuramente altri, senza contare che persino il provinciale cinema italiano ci mise del suo, con “Nirvana” di Salvatores…e qualcuno potrebbe anche obiettare che quest’ondata psichedelica era iniziata da ben prima del post 1995, perlomeno da dieci anni, dai tempi di “They live”…

Solo ciò che viene mostrato dal tipo di “Just watching the wheels go round”,  quando fa notare come l’ambientazione in cui si muovono i personaggi del film (cioè il cubo) sia un solido in tre dimensioni composto in due dimensioni da una serie di sei quadrati che sono praticamente la croce latina su cui è basata la religione cattolica, meriterebbe sicuramente un approfondimento.

E anche la seconda parte, con la discussione sul film “Winchester”, film che si svolge nella casa più infestata di spettri di sempre, meriterebbe di essere ampliata coinvolgendo magari un po’ di cose che si trovano dentro i testi ai link seguenti:

http://covatamalefica.blogspot.com/2008/06/hauntology-1-visioni.html

http://covatamalefica.blogspot.com/2008/06/hauntology-2-filosofie.html

http://covatamalefica.blogspot.com/2008/06/hauntology-3-derrida-vs-fukuyama.html

http://covatamalefica.blogspot.com/2008/06/hauntology-4-spettri-e-suoni.html

http://covatamalefica.blogspot.com/2008/06/hauntology-5-altri-fantasmi.html

Articoli del web italiano da incorniciare – e penso nemmeno troppo conosciuti purtroppo – sulla fantasmagorica categoria filosofica di “hauntology” del filosofo Derrida come caratteristica sostanziale del post-moderno, soprattutto dal 1989-1994 in avanti. In alcuni punti di della serie di articoli qui sopra sembra persino essere profetizzata la vaporwave!

Tenendo presente ciò che leggerete e vedrete in questo post, la “hauntology” presentata in quei post di “La covata malefica” la possiamo vedere come il fantasma del gatto di Schrödinger (non uno zombi perché questi è “vivo E morto” mentre il fantasma è “vivo O morto”) dentro un cubo in cui siamo in trappola, fantasmi anche noi (e forse nel nostro caso pure zombi), un cubo in tre dimensioni che, reso in due dimensioni è nient’altro che la croce latina della religione cattolica ovverosia la matrice psico-storico-temporale in cui viviamo ormai da quasi duemila anni e non ne siamo tuttora usciti.]

Il gatto è vivo o morto?

Ho visto “CUBE” un piccolo grande film sul Netflix australiano durante il fine settimana di Pasqua, già da me visto negli anni ’90 in un cinema, ma appena uscito dalla proiezione, mi grattai la testa pensando che fosse si un film interessante, ma troppo strano … e poi me ne dimenticai.

Negli anni ’90 vidi il film pensando che qualche malvagio complesso militare-industriale stava usando una specie di progetto MKULTRA per giocare a gatto e topo su un gruppo di normali cittadini da utilizzare per un esperimento crudele.
Ma guardando di nuovo il film durante il fine settimana e dopo aver ascoltato il personaggio di Holloway borbottare diverse volte la frase “holy cats”, m’è venuto da pensare al film come a una rappresentazione del paradosso del gatto di Schrödinger in cui i personaggi possono essere vivi e al tempo stesso possono anche essere morti.

Il gatto di Schrodinger: un gatto, del veleno e una fonte radioattiva sono piazzati dentro una scatola sigillata. Se al suo interno un rilevatore (per esempio un contatore geiger) rileva radioattività (per esempio il singolo decadimento di un atomo), il contenitore del veleno si frantuma, rilascia il veleno e uccide il gatto. L’interpretazione di Copenhagen della meccanica dei quanti implica che dopo un po’ il gatto è simultaneamente vivo E morto. Eppure, quando si apre la scatola, si vede che il gatto è vivo OPPURE morto, non SIA vivo che morto. Ciò pone la questione di quando esattamente la superposizione quantistica ha termine e la realtà collassa in una possibilità o in un’altra.

Tale tipo di scenario ha reso per me il film molto più interessante in quanto suggeriva un genere di purgatorio in cui i personaggi non si trovavano più sulla Terra ma nemmeno nella “vita reale” dopo la vita.
Erano stati messi alla prova in qualche modo prima della prossima tappa del “viaggio dell’anima” e sarebbero stati ricompensati con l’ammissione in qualche tipo di paradiso (andare verso la luce) , oppure puniti dentro un reame infernale, oppure ancora fatti sul piano terrestre per rinascere in un’altra vita ed essere messi di nuovo alla prova.
Il che mi ha ricordato una battuta ironica in cui uno dei personaggi a un certo punto s’è reso conto di girare in tondo … dentro un cubo ?!  

Sentirete il personaggio di Ren nel trailer del film dire “dai un’occhiata bene, perché ho la sensazione che qualcuno ci stia guardando ” e lo studente di matematica indossa anche quegli iconici occhiali con montatura tonda che gli danno quell’aria alla ‘Grande Gatsby’ .
Chiunque “sia stato” a metterli tutti quanti nel cubo, ha fatto però si di non portare via gli occhiali allo studente dimodoché li possa usare per leggere i numeri posizionati all’ingresso di ciascuna porta.

Thinking Outside of Time (or the Box) Pensando al di fuori del tempo (o della scatola)

Non che io mi consideri davvero dentro la cristianità (forse solo a un livello mistico esoterico), ma apprezzo che una croce latina fatta di quadrati possa agevolmente trasformarsi in una scatola chiusa, e viceversa;-)

A prescindere da qualsiasi cosa intendiate fare, vi consiglio di non mettervi a guardare i sequel; come qualcuno ha scritto, queste trame distruggono il primo film, con l’unico obiettivo di fare cassa.
Guardate la recensione seguente per sapere cosa intendo.

Penso che questi film sequel meriterebbero di essere cancellati e dimenticati.

E facendo un po’ di allarme spoiler, se avete intenzione di guardare il film, noterete che l’ultima stanza è una stanza rossa e se i prigionieri del cubo non ne escono in tempo mentre agisce da ponte, sono costretti a tornare indietro nel cubo.

C’ho anche trovato un po’ di sincro personali dal momento che il personaggio di Ren fa menzione del grande Houdini e m’è capitato di leggere un libro su di un illusionista-escapologista australiano il quale idealizzò a tal punto Houdini da andare a visitare la sua tomba.

[https://civiltascomparse.wordpress.com/2008/12/06/impossibilitato-a-postare-per-qualche-giorno/]

Ho recentemento scritto a proposito di Houdini e di Cosentino nel seguente post sulla Brexit e Halloween –

Britain is Trying to Do a Houdini on Halloween at the Beginning of a Mercury Retrograde? (La Britannia sta provando a fare da Houdini all’inizio di Mercurio retrogrado?)

Terence McKenna una volta disse, “l’universo è un puzzle, la vita è un problema da risolvere …”
[Terence McKenna: “Siamo ingabbiati dalle nostre programmazioni culturali. La Cultura è un’allucinazione di massa e quando tu esci fuori da questa allucinazione vedi tutto ciò per quello che è.”

Gatto dipinto nella Renwick Mansion
Fantasma- l’anima di una persona morta, uno spirito disincarnato, immaginifico, di solito dalla forma ombrosa ed evanescente, che vaga e non dà pace alle persone vive.

Il gatto di Schrodinger è VIVO/MORTO

A proposito del vostro gatto, mr. Schrodinger: ho da darvi una notizia buona E una cattiva.
M’è capitato di ascoltare l’ultima puntata del podcast ‘Me & Paranormal You’ di Ryan Singer dove parla a proposito della Renwick Mansion
Sorridevo mentre nel podcast ascoltavo Ryan parlare della Renwick Mansion, specialmente quando all’inizio commentava un dipinto murale di Jane Freeman rappresentante un gatto.
Poi, tirandomi in ballo dal momento che ho rivisto di recente il film “CUBE” e scritto su di esso, Ryan inizia a parlare dell’importanza dei numeri primi in questo podcast.
Poi continua a parlare della sua interpretazione del ventitreesimo comedy show al Renwick Mansion.

23 Minuti?

I 23 MINUTI CRUCIALI: gli operai si sono dimenticati del fuoco fino a che era troppo tardi.

NON la Renwick Mansion tower

[Nemmeno questa è la Renwich mansion tower!]

[https://civiltascomparse.wordpress.com/2015/02/28/vertigo-o-leterno-ritorno-1/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2015/03/01/vertigo-o-leterno-ritorno-2/%5D


Nato il 23 aprile.

[https://civiltascomparse.wordpress.com/2015/10/23/fantasilandia-e-i-due-tutti-vestiti-di-bianco/]


Nato il 23 aprile

42 Minutes (and More/Moore?-) with Jake Kotze on Sandra Dee’s Birthday? 42 minuti (e più?) con Jake Kotze sul compleanno di Sandra Dee?

hester”scoltando Ryan parlare della Renwick Mansion mi sono ricordato del trailer del film “Winchester” , che parla di una villa californiana costruita dalla vedova di Winchester per ospitare i fantasmi.
Ho notato che era presentato sul Netflix australiano, quindi gli ho dato una guardata subito dopo aver ascoltato il podcast di “Me & Paranormal You”.

Non ho potuto fare a meno di pensare al film “CUBE” con tutte le sue stanze, così come le stanze del film “Winchester” dove i “fantasmi” sono ospiti della loro ospite Sarah Winchester 🙂


13 chiodi in ogni porta per sigillare ogni stanza nel labirinto della casa di Winchester ?

Non ho potuto fare a meno di pensare che aprile è un mese…impegnativo, in cui c’è maggiore probabilità che accadano strani eventi nel mondo per qualche motivo.

[https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/04/20/aprile-e-il-mese-piu-crudele/]

Terremoto e incendio di San Francisco nell’aprile del 1906.
Ispirato ad eventi realmente accaduti nella più infestata casa della storia.

Paranormal Investigator Lorraine Warren Dies on Holy Thursday? L’investigatore del paranormale muore nel giovedì santo?

Mi chiedo se Ryan si sia reso conto che quest anno il 20 aprile ricorreva il ventesimo anniversario dal massacro della Columbine High School ?

Non me ne sono reso conto quando vedevo  il film ‘Winchester’, ma è stato diretto da due fratelli gemelli della mia città natale di Brisbane e parte del film è stato girato nella Labassa mansion nello stato australiano di Victoria.


Una vetrata di vetro decorato nella Labassa mansion.

Labassa

Originariamente chiamato ‘Sylliott Hill’, è stato ribattezzato ‘Ontario’ nel 1880, tenendo presente il patrimonio canadese del nuovo proprietario Alexander William Robertson.
Ha fatto ristrutturare la villa in stile Secondo Impero francese commissionando all’architetto tedesco John AB Koch la ristrutturazione della casa in una villa del XVI secolo.
L’interno presenta carte da parati dorate in rilievo, vetrate ornate e un raro soffitto a trompe l’oeil.

 

Ribattezzata Labassa nel 1904 ospitò l’élite di Melbourne fino al 1920 quando fu divisa in appartamenti.
I residenti includevano le prime star del cinema muto australiano di Hollywood e altri bohemien.
Labassa è la più lussuosa delle poche residenze del XIX secolo e gli interni magnificamente restaurati delle sale principali ancora impressionano tutti i visitatori.

 

Ciò che mi fa ridere quando la gente parla del [lo spazio]tempo come non  realmente esistente e che la morte è al di là del normale [spazio]tempo terrestre non è questo che rende noi esseri umani molto simili ai gatti di Schrödinger , né vivi, né morti?
Solo un pensiero fuori dagli schemi, così come mi piace pensare 😉

[Così come forse è un pensiero fuori dagli schemi anche vedere la nostra condizione post-moderna come somigliante alla condizione dei gatti di Schrödinger, ne’ vivi ne’ morti.]

Devo ammettere che mentre ‘Winchester’ vale la pena di vederlo, non è comunque all’altezza del film del fratello, ‘Predestination’.


The ‘Together Forever’ bullet in the movie ‘Winchester’ La pallottola “per sempre insieme ” nel film “Winchester”.
“Per sempre insieme”.

La cosa per me più strana è che nel film ‘Winchester’ il proiettile inciso con le parole ‘insieme per sempre’ gioca un ruolo centrale nel film e il giorno che vado a vedere questo film prendo il suddetto giornale di Brisbane che mostra quelle parole in prima pagina: non solo, ma leggo di una vicenda su un mio compagno di classe morto, mai più visto e sentito dai giorni di scuola.

Remember the Days of the Old School Yard? Ricordi i giorni nel cortile della vecchia scuola?

E sebbene io personalmente detesti le armi da fuoco, è vero che non sono loro ma le persone a uccidere altre persone.

E penso sia questo il problema reale di questo pianeta.

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Impressioni e immaginazioni sul crollo del ponte Morandi il 14 agosto 2018

11 09 2018

Abbiamo pensato un po’ prima di scrivere questo aggiornamento del blog poiché la natura dell’evento in questione é tale che è facile, parlando subito in un certo modo di questi avvenimenti, dare l’impressione di essere insensibili o mancanti di rispetto. Quindi abbiamo pensato di lasciare passare un po’ di tempo prima di parlare del crollo del ponte Morandi in termini “altri”, cioé in termini simbolici, sincronici, sincro-mistici e ciclici del tempo storico, termini propri di questo blog.

Ovviamente, dal momento che questo è uno di quegli eventi che si imprimono nella mente collettiva – poiché 1) spezza il consueto tran tran (anche mass-mediatico); 2) milioni di persone hanno la loro attenzione rivolta verso la stessa cosa – non poteva che attirare il nostro interesse in questo senso.

Direi di cominciare dal luglio 2001, G8 di Genova, i fatti che successero allora furono così violenti e d’impatto da attrarre l’attenzione di tutto il circo mass-mediatico internazionale, cosa insolita per una città normalmente schiva e un po’ chiusa in se stessa.

https://www.google.com/search?q=g8+genova&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwith97ot7LdAhXNCewKHcY4BMMQ_AUICygC&biw=1366&bih=632#imgrc=_

L’agosto 2001, personalmente, lo ricordo come un mese per me molto particolare in cui mi dedicai a un’attività lavorativa per me anomala (operaio che timbra il cartellino), a cui non mi ero mai avvicinato in passato e non mi sarei mai più riavvicinato nell’allora futuro. Per me il 2001 era stato un anno di delusioni e disillusioni che, probabilmente quando arriverà il momento giusto, potrei anche raccontare in questo blog.

Quel posto di lavoro si trovava in una cittadina che ogni giorno raggiungevo facendo l’autostrada usando un’ Alfa 33. E ogni giorno per andare al lavoro percorrevo avanti e indietro il viadotto sul torrente Polcevera quindi il ponte Morandi. Alla fine di quell’agosto fracassai l’Alfa 33 riuscendo a venire fuori dall’incidente senza – per fortuna – danni fisici anche se l’automobile ebbe mezza parte anteriore distrutta. In quell’occasione mi fidai troppo delle curve dopo un periodo in cui aveva piovuto e dunque l’asfalto era ancora un po’ scivoloso. Il punto dell’autostrada in cui feci l’unico incidente della mia vita si trovava poco prima dell’inizio del ponte Morandi.

Erano passati un mese e dieci giorni dalle vicende del G8 e poco più di dieci giorni dopo avvenne una cosa che, si può dire, è considerata l’archetipo dell’evento amplificato dai mass media che attira contemporaneamente l’attenzione di milioni di persone verso la stessa direzione, unificandole in qualche modo.

Ricordo che nei giorni della seconda o terza decade di quel settembre, ero andato a un convegno organizzato dall’estrema sinistra il cui motto era una di quelle celebri frasi attribuite ad Albert Einstein: “Non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale ma so che la quarta si combatterà con le pietre”. Mi ero recato a questo convegno con alcuni miei amici di allora e uno di questi, mentre eravamo seduti sui sedili ripieghevoli rossi di fronte al palco, aveva detto: “Ma guardate un po’ nel giro di nemmeno due mesi cosa è successo tutto assieme! Prima col G8 ora con le torri gemelle, sembra la fine del mondo…”

Terremoti, incidenti, azioni terroristiche. Oltre alle tragedie umane che portano con sé. grazie all’amplificazione dei mezzi di comunicazione di massa, portano catastroficamente il SIMBOLICO nel cuore stesso della nostra realtà di tutti i giorni, coinvolgendo l’attenzione di milioni di persone verso lo stesso punto, come una lente che cattura i raggi del sole e genera il FUOCO. Infatti l’espressione “mettere a fuoco” deriva proprio da questo.

Che la causa sia la politica, il terrorismo, un incidente o un terremoto, cosa c’è di più simbolico di muri, torri, ponti che crollano?

L’antefatto (o meglio uno dei possibili antefatti) del crollo del ponte Morandi lo si potrebbe vedere in questo: un altro ponte Morandi (gemello di quello di Genova e costruito negli stessi anni) in Libia, chiamato “ponte sul Wadi-al-Kuf” https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_sul_Wadi_al-Kuf

La cui chiusura fu decisa dal governo libico a fine ottobre 2017. Pochi giorni prima del 14 agosto 2018, il sindaco della località in cui si trova questo viadotto, comunicava ufficialmente al governo la sua alta pericolosità per via del rischio di cedimenti. Qualcosa era forse nell’aria…

Nell’agosto 2016 in Cile è crollato un ponte ferroviario, le foto sono impressionanti ma l’incidente non fece nemmeno un ferito poiché il treno finito nel fiume in seguito a quel crollo era un treno merci.

https://www.internazionale.it/notizie/2016/08/19/crolla-un-ponte-nel-sud-del-cile

Ne riparleremo del Cile, per adesso ricordiamo del crollo in passato di un altro ponte Morandi, nella stessa America del sud, sul lago di Maracaibo in Venezuela, parzialmente crollato a causa di un urto di una petroliera contro un pilone causando la caduta nel fiume di autoveicoli e la morte di sette persone: l’evento ebbe luogo nell’aprile 1964, quindi ben prima dell’inaugurazione del ponte Morandi di Genova, risalente al 1967.

La foto qui sopra l’ho scattata col mio cellulare Nokia più o meno all’ora in cui stava avvenendo il crollo o era avvenuto da molto poco. Quando l’ho guardata successivamente, mi sono reso conto di come in qualche modo riassumesse un certo “spirito” della vicenda che stava proprio avvenendo in quegli attimi, senza che allora io ne fossi minimamente a conoscenza: il cielo plumbeo, il vetro come rigato di lacrime, il ponte e l’adesivo sul vetro “Preziosi vattene” (Enrico Preziosi è un dirigente sportivo a capo di una squadra di calcio di Genova) si può dire simboleggiassero l’atmosfera dell’evento che si sarebbe successivamente manifestato. Mentre il cielo grigio, la pioggia-lacrime e il ponte, penso possano essere facilmente riconosciuti come evidenti simboli dell’avvenimento, l’adesivo “Preziosi vattene” è meno immediato da capire come simbolo, soprattutto per chi non é di Genova: come ad ogni modo si può intuire, la direzione della società calcistica da parte di Preziosi è stata oggetto di polemiche a tal punto che molti volevano le sue dimissioni e l’atmosfera mentale che suscita questo adesivo rosso e blu sul vetro nella foto la vedo come affine a quella delle polemiche in seguito al crollo del ponte Morandi. Senza saperlo, ho catturato con quella foto una ben determinata atmosfera psichica che sarebbe stata ben presente a livello collettivo nelle ore e nei giorni successivi.

Qualche mese prima, Genova ha ospitato, come succede ogni cinque anni, la manifestazione Euroflora e, per l’occasione, sopra alcune strade del centro della città, era appeso un numero considerevole di ombrelli aperti, una specie di installazione artistica, connessa all’Euroflora, che è stata molto fotografata.

Guarda caso, il crollo del ponte Morandi è avvenuto in un momento in cui la pioggia era parecchio intensa tanto che qualcuno ha subito ipotizzato (erroneamente) che un fulmine avesse colpito il ponte e il suo cedimento fosse quindi avvenuto per via di ciò. Anche quelle persone che sono riuscite a catturare su video gli attimi in cui succedeva la cosa, avevano cominciato a filmare per testimoniare in presa diretta la forte acqua che stava scendendo in quei momenti. Singolarmente, prima e dopo l’ora in cui è successo il fatto (e in cui veniva giù la pioggia intensa) il clima non è più stato particolarmente brutto, e così nei giorni precedenti e successivi. Tutti quegli ombrelli sembravano come avvisare di RIPARARSI da qualcosa che sarebbe venuto dall’alto…

Genova è una citta che ha spesso attirato l’attenzione dei mass media nazionali su di sé per via della pioggia o, meglio, per via degli effetti della pioggia: alluvioni e inondazioni a volte tragicamente spettacolari e con il loro tributo di vittime.

Il mio collega di blog Teoscrive ha subito rintracciato una notizia riguardante il crollo di un ponte presso Biella avvenuto venticinque anni prima proprio a causa delle forti precipitazioni

Dicevamo prima del forte impatto simbolico di un ponte così grande e spettacolare che collassa, delle immagini del ponte crollato trasmesse da tutti i mass media. In un certo senso il disastro era previsto: si sapeva che prima o poi quella struttura poteva crollare, se ne parlava da anni, si può dire che era quasi più una questione di “quando” che di “se”. Una volta viste le prime immagini, m’è venuto da pensare al film Cassandra crossing, un film di tanti anni fa riguardante epidemie e virus letali dove i passeggeri di un treno infettato dal virus sono destinati a perire attraversando un ponte fatiscente che crollerà sotto il peso del treno e una buona parte del film mostra quei passeggeri, una volta a conoscenza del loro destino di morte, che fanno di tutto per saltare a terra prima di raggiungere l’inizio del ponte. Combinazione, di virus letali parla anche un film di un po’ di tempo dopo, Io sono leggenda, dove compare il ponte di Brooklyn crollato.

Cassandra crossing.

 

Io sono leggenda.

In effetti, le notizie e le immagini di avvenimenti come questo presto si diffondono “viralmente” come si dice, proprio come un’epidemia, soprattutto in un’epoca in cui ci sono internet 2.0, You Tube e i social network, tutta roba che, per esempio, non c’era ai tempi del G8 prima citato.

Proprio come i passeggeri del film Cassandra crossing, diversi conducenti di mezzi automobilistici, sono riusciti a fermarsi in tempo un secondo prima di crollare assieme al ponte o andare verso il vuoto e, recentemente, il divulgatore e contro-informatore Rocco Bruno ha utilizzato la metafora del ponte Cassandra crossing per dire come, passeggeri di un tipo di civiltà profondamente in crisi, dobbiamo “saltare giù” prima di crollare assieme a questa stessa civiltà.

La foto estremamente evocativa e simbolica, diffusa dai mass media in tutto il mondo e vista dunque da milioni di persone, del camion della catena di supermercati Basko di fronte al vuoto oltre il ponte crollato. Potrebbe essere visto come un emblema della civiltà dei supermercati e del consumismo che si ferma un attimo prima del collasso?!

Il ponte Morandi era talvolta soprannominato “ponte di Brooklyn” per via della vaga somiglianza e tale ponte è spesso comparso distrutto dentro film catastrofici (come Final Destination V) e lo stesso ponte di Brooklyn, nella realtà extra-filmica, qualche anno fa fu colpito da un’intensa perturbazione che ne distrusse una sezione e fece anche rischiare la vita ad alcune persone.

https://www.si24.it/2014/07/03/crolla-di-una-sezione-del-ponte-di-brooklyn-new-york-colpita-da-un-violento-temporale/58130/

La distruzione del ponte di Brooklyn in Final destination V.

A questo indirizzo https://hackaday.com/2015/11/18/suspension-bridges-of-disbelief/ c’è inoltre un’analisi con una lunga carrellata dei vari effetti speciali di diversi ponti americani distrutti in film catastrofici hollywoodiani e di come spesso e volentieri le distruzioni di quei ponti in tali film non seguano le leggi fisiche di cui tengono conto gli ingegneri che progettano quelle strutture. A quest’altro indirizzo http://www.thegeektwins.com/2015/05/7-sci-fi-movies-that-destroyed-golden.html vengono illustrati i sette film di fantascienza in cui il ponte sul “Golden gate” a San Francisco lo si vede distrutto in molteplici maniere. Come si vede anche qui, l’immagine del ponte distrutto fa il paio, come potenziale simbolico, a quella di torri crollate.

Tra l’altro, lo stesso 14 agosto 2018, un’auto si è schiantata contro le ringhiere intorno al palazzo del parlamento di Westminister a Londra provocando diversi feriti tra i passanti, in un sospetto atto di terrorismo http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/14/news/londra_auto_contro_barriere_fuori_al_parlamento_un_uomo_arrestato-204069540/

La cosa particolare è che l’anno precedente Londra fu coinvolta in due azioni terroristiche più gravi: una compiuta il 22 marzo (a un anno esatto di distanza dall’attentato terroristico di Bruxelles!) e l’altra il 3 giugno 2017. Sono coinvolti dei PONTI in entrambi i casi: nel primo il ponte di Westminster (vicino al palazzo del parlamento) nel secondo il London bridge. In tutti e due gli attentati sono stati coinvolti alcuni malcapitati passanti proprio come nello strano attentato di Londra – di minore entità ma comunque ben presente sui mass media anche lui – del 14 agosto 2018. Anche nel crollo del ponte Morandi sono stati travolti dei passanti e sia in questo caso sia in quello degli attentati londinesi centrali sono stati gli autoveicoli, quegli stessi autoveicoli che da un po’ di tempo vediamo prendere fuoco con sempre maggiore frequenza.

A ciò si può collegare un curioso episodio avvenuto prima di quegli attentati, nel febbraio 2016, quando molti passanti furono spaventati da uno dei classici autobus rossi londinesi che esplose e prese improvvisamente fuoco nel bel mezzo del London bridge https://www.mirror.co.uk/tv/tv-news/bus-explodes-london-bridge-terrifying-7326412 non si trattava di un atto terroristico vero e proprio ma erano riprese per una scena di un film su Jackie Chan. Verrebbe quasi da pensare che gli autori degli attentati di Londra dell’anno dopo si siano ispirati a questo film!

Comunque sia, proprio esattamente come all’epoca del G8 nel luglio 2001, la provinciale Genova, in quei giorni di ferragosto 2018, occupava le principali notizie di apertura in tutto il mondo, per la prima volta dopo poco più di diciassette anni.

A tal punto che anche la SINCRO-SFERA anglofona (ovviamente quella principale del mondo) ne è stata coinvolta:

https://brizdazz.blogspot.com/2018/08/anxiety-crossing-our-bridges-when-we.html

http://thesignificanceofr.blogspot.com/2018/08/predictive-programming-or.html

Compreso il nostro collega americano Goro Adachi, da cui abbiamo imparato il concetto di COERENZA MULTI-CONTESTUALE:

https://www.supertorchritual.com/news/cydonian-bridge/

https://www.supertorchritual.com/the-genoa-bridge-code/

This was one of those multicontextually resonant events sending shock waves across time backward and forward. And it’s surprisingly – or not so surprisingly in our case – very esoteric. It confirms a hidden, very powerful theme we’ve being stressing all year but no one else would be cognizant of, the…

https://www.supertorchritual.com/the-genoa-bridge-code-part-2/

https://secretsun.blogspot.com/2018/08/damn-it-planets.html

https://merovee.wordpress.com/2018/08/02/the-golden-bridge/

Dunque nel periodo subito dopo l’inizio della seconda metà dell’anno 2001, vi fu l’infuocato G8 di Genova come abbiamo detto il quale, un po’ per la presenza dei principali capi di stato del mondo asseragliati dentro la “zona rossa” del capoluogo ligure, un po’ per i terribili, tumultuosi fatti successi in quei giorni, focalizzò l’attenzione mass-mediatica mondiale su Genova e, dopo nemmeno due mesi, vi fu un altro fatto che catalizzò ancora più massicciamente l’attenzione mediatica di tutto il mondo verso New York e Washington (già normalmente piuttosto mediatiche per i fatti loro, senza che accada nulla di particolarmente terribile). Stranamente, diciassette anni dopo, vi è il ritorno di Genova all’attenzione internazionale e per via di un avvenimento che decisamente ricorda quello delle torri gemelle; in questo agosto 2018 sembra quasi ci sia stato un ritorno ibrido degli avvenimenti del luglio e del settembre 2001. Il luogo del torrente Polcevera in cui è venuto giù il ponte è stato definito “zona rossa”, proprio come la zona off limits in cui si vedevano i capi di stato durante il G8 e come senso ricordava il luogo delle torri gemelle collassate chiamata “ground zero”.

Tra l’altro in un contesto globale parecchio i fibrillazione: il nuovo governo italiano “populista” che crea scompiglio, le vicende negli Stati Uniti con la contrapposizione ormai quasi bellica tra i trumpiani e i non trumpiani in vista delle elezioni di mid term, i casi di censura mediatica nei confronti dell’informazione alternativa su internet, le vicende riguardanti un papato si può dire in caduta libera a causa della pedocriminalità ma non solo, i problemi delle migrazioni, i problemi dell’Unione Europea, i preoccupanti attriti tra Stati Uniti e NATO da una parte e Russia e Cina e le “potenze emergenti” dall’altra…

A questo proposito, poco più di quattro anni fa, scrivemmo un articolo che, letto oggi, ci sorprende un po’.

Ecco un passo riguardante la Liguria in generale e Genova in particolare come manifestazioni simboliche della differenza e contrapposizione tra ovest ed est:

Ho immaginato che il famoso EVENTO si sarebbe manifestato nel prossimo agosto (il mese in cui il mio compare Matteo vede come propizio per lo scatenamento di grandi cose), quando sarò via da Genova per dieci giorni. Mi sarei trovato a non poter più tornarci per lungo, lungo tempo e, quando, magari dopo anni, ci sarei ritornato, non avrei più trovato nulla di ciò che era stato e delle persone che ci vivevano.

Mi domando, però, la ragione simbolica di questa paranoia – che s’è ripresentata, sebbene con intensità molto minore, dopo diciannove anni – cosa vuole davvero dirmi il mio inconscio, rendendomi sensibile e ricettivo a immaginazioni di questo tipo, e ho pensato a ciò che ha scritto recentemente il mio compare Mediter su un suo articolo, il millenario scontro Oriente-Occidente, lo scontro tra il sorgere e il calare del Sole, tra un mondo vecchio che non vuole morire e un mondo nuovo che non riesce a nascere.

Come ligure, io questo lo avverto in modo particolare, visto che, il posto dove vivo si trova A META’ tra Occidente e Oriente, infatti Genova si trova in mezzo alla Liguria, tra la Riviera di Ponente (Occidente) e la Riviera di Levante (Oriente) e io, tra l’altro, sono anche di un segno, la Bilancia, che richiama alquanto questa dialettica Est-Ovest.

Il crollo di un ponte che collega il ponente con il levante della Liguria, che connette l’ovest all’est, può forse essere visto come una manifestazione simbolica (concretizzata nella realtà materiale) anticipatoria di una possibile rottura prossima ventura tra occidente e oriente? Mostrata mass-mediaticamente a tutto il mondo prima della sua effettiva manifestazione concreta nella realtà materiale?

Ecco cosa scrivevamo anche in quello stesso articolo:

Mi veniva anche in mente che, nei giorni intorno al 20 luglio 2001, vi furono gli avvenimenti del G8, e questa sarebbe potuta essere una combinazione significativa, esattamente dopo dodici anni. Un ritorno di un avvenimento simile a maggiore intensità e magnitudo, con Genova di nuovo alla ribalta internazionale, non certo per qualcosa di lieto, ma per qualcosa di fortissimo impatto psicologico globale. Come sarebbe, appunto, un’esplosione atomica.

Periodicamente, la città che venne definita con vari soprannomi, “Superba”, “Dominante”, sembra teatro di forti anomalie, le quali scuotono lo status quo, in particolare dell’Italia, ma non solo. Dalla “partenza dei Mille” nel 1860 al bombardamento navale inglese del 1941 (il quale sembrò un “ricorso storico” del bombardamento navale francese del 1684) ai disordini del 1960 e quelli, già citati, del 2001, e le periodiche, disastrose, alluvioni, dal quella del 1970, a quella del 1992, alla recente del 2011. [nell’ottobre 2014 ne sarebbe avvenuta un’altra].

E poi l’anno scorso, quando una nave colpì un edificio del porto a forma di torre, provocando vittime.

Quest’ultima frase è da spiegare: mi riferisco infatti a qualcosa che successe nel maggio 2013 quando una motonave si scontrò con la TORRE dei piloti del porto facendola crollare e producendo vittime https://it.wikipedia.org/wiki/Tragedia_della_torre_dei_piloti_di_Genova.

Leggendo quell’articolo sembra proprio che mi attendessi qualcosa di dirompente a Genova per l’agosto 2014 quando invece poi è avvenuto esattamente quattro anni dopo.

Il fatto che l’avvenimento del ponte Morandi crollato sia stato per molti genovesi shockante ma non del tutto inaspettato (come se lo si sentisse che prima o poi sarebbe successo) l’ho visto leggendo dei commenti di un mio contatto su Facebook in cui diceva di provare una sensazione stranissima, davvero difficile a far capire a parole, si ricordava dei sogni o delle sensazioni che aveva da piccola, nei quali non vedeva più da lontano la consueta silhuette del viadotto all’orizzonte alla fine della valle e adesso la visione dal suo terrazzo che aveva del panorama senza il ponte (la skyline senza il ponte) la riconosceva esattamente come quella di quei sogni o di quelle visioni che aveva da bambina.

Cosa altro può anticipare il messaggio simbolico globale del crollo del viadotto?

Si sa che l’etimologia della parola “PONTEFICE” significa “costruttore di ponti” e, ora come ora, l’attuale pontefice della chiesa cattolica si può dire sia “sotto inchiesta”, “bersaglio di polemiche”, “nel mirino”, proprio come il “pontefice” Riccardo Morandi (tra l’altro ormai da un po’ passato a miglior vita), il costruttore del ponte crollato. Qualcuno, come si è già detto, nelle primissime ore dopo il crollo, ha fantasticato sul fatto che il crollo fosse avvenuto perché il ponte “era stato colpito dal fulmine”. La parte della sezione del ponte di Brooklyn collassata nel 2014 venne giù in seguito a una tempesta di fulmini. Uno o più fulmini colpirono la sommità della cupola di San Pietro l’11 febbraio 2013, giorno delle dimissioni di Benedetto XVI.

https://www.supertorchritual.com/the-last-pope/

Una delle cose peggiori successe al papato di Francesco in questi ultimi tempi è stata la dimissione in blocco, a maggio, di più di trenta vescovi in Cile sempre a causa delle brutte faccende di pedo-criminalità e delle loro coperture in alto loco. Come abbiamo visto, il Cile è un paese che sembra proprio direttamente connesso al crollo del ponte, sia perché tra le vittime del crollo vi erano anche due cileni sia perché il Cile pare una terra colpita con una certa frequenza da incidenti di questo tipo: m’è stato comunicato direttamente da una cilena (tra l’altro da me incontrata anche il 14 agosto poco prima che venisse giù il ponte) di come in Cile si siano commemorati contemporaneamente i morti dovuti al crollo del viadotto di Genova e i morti di un incidente simile avvenuto anni fa in Cile e che fece uguale scalpore .

Quell’ 14 agosto 2018 è stato anche il giorno della morte di Micheal Persinger, uno scienziato eccentrico e singolare di cui avemmo modo di parlare in un curioso articolo risalente ai tempi delle olimpiadi di Londra nell’estate 2012, quando parve che alla cerimonia d’inaugurazione di quei giochi olimpici si fossero manifestati nientemeno che gli “illuminati”, ovverosia quelle tredici famiglie potentissime le quali secondo i teorici della cospirazione vantano un lignaggio secolare-millenario risalente ai tempi di Babilonia e influenzano gli avvenimenti planetari avendo sotto i loro ricatti di ogni tipo tutte le maggiori istituzioni dell’occidente, a cominciare da quelle finanziarie, militari, religiose e giudiziarie essendo inoltre in contatto con entità extra-dimensionali che li mantengono al potere supremo alle quali fanno tributo praticando innominabili riti satanici sacrificando giovani vite. Questo in nuce pensano certi cosiddetti “teorici della cospirazione”, esagerando di molto cose che magari possono anche avere un qualche fondamento nella realtà (basti pensare alle ramificazioni criminali accertate dei servizi segreti delle nazioni più potenti). Le divinità babilonesi, l’occhio che tutto vede e controlla sulla cima della piramide delle piramidi (la società piramidale fatta di piramidi sotto piramidi), la fenice che brucia nel fuoco e risorge dalle sue stesse ceneri: una simbologia di questo tipo in effetti fu presente nei rutilanti spettacoli all’inaugurazione e alla chiusura delle olimpiadi di Londra del 2012.

La fenice che brucia e risorge dalle sue stesse ceneri davanti all’unico occhio in cima alla piramide.

Bene, quel Micheal Persinger (ideatore di un casco particolare il quale stimola determinati punti del cervello che permettono di provare sensazioni percepite come “contatto con Dio”), per riassumere ciò che scrivemmo in quell’articolo, ipotizzava che una mutazione – intenzionale o meno – del campo elettromagnetico della Terra avrebbe fatto in modo di far comunicare istantaneamente i cervelli tra loro attarverso una specie di “mente collettiva” la quale si sarebbe manifestata proprio in seguito ai cambiamenti delle strutture geo-elettromagnetiche del pianeta. La questione aperta è: e se questa “mente collettiva” vera e propria fosse già attiva ma semplicemente inconscia e se, attraverso certe mutazioni, la si rendesse invece consapevole di se stessa? Può essere che le cosiddette “sincronicità”, i “climi psichici” e le “coerenze inter-contestuali” siano dei sintomi dell’esistenza sottotraccia di questa mente collettiva, la quale sembra rendersi conto di se stessa più del consueto in occasione di determinati avvenimenti globali d’impatto e di shock, amplificati e resi globali dagli attuali mass media.

Sottoscrivo ciò che dice Goro Adachi al riguardo:

Ciò che il tipico teorico della cospirazione non capisce e dunque lo limita nella sua valutazione delle cose è come le notevoli coincidenze possono sorgere dal reame metafisico al di là di ogni consapevole volontà umana e come sorprendentemente comuni tali coincidenze siano. Senza comprendere il ruolo della sincronicità – in sostanza della “magia” – nella nostra realtà, voi non potete sperare di ottenere reali intuizioni di ciò che è in corso intorno a noi e di cosa ci attende oltre l’orizzonte. Il nuovo articolo del Daily grailsSteam Engine Time & Ideaspace: How Creative Ideas Arise Simultaneously” tocca questo importante argomento.

https://www.supertorchritual.com/news/metaphysical-order-in-reality/

La piramide?

Intanto pensiamo che l’evento del crollo del ponte Morandi sia stato qualcosa che ha dato una bella scossa alla mente collettiva, ben al di là di quella italiana, tutto il mondo l’ha visto bene, é stato simbolico in una maniera sfacciata e spudorata e pensiamo sia stato di certo premonitore di roba di magnitudo molto elevata che avverrà in un futuro più o meno prossimo.

Come dice il pluri-citato Goro Adachi:

Questo è uno di quegli eventi che risuonano in maniera multicontestuale mandando onde di shock su e giù attarverso il tempo. Ed è sorprendentemente – o non così sorprendentemente nel nostro caso – molto esoterico. Esso conferma un nascosto, molto potente, tema che stiamo evidenziando lungo il corso dell’anno in corso […]

Sicuramente molti livelli di questa cosa ci sfuggono: per esempio è possibile un collegamento con l’eclisse lunare del 27 luglio (poco più di quindici giorni prima), la più lunga del secolo e del suo allineamento col pianeta Marte, dalla faccia completamente illuminata e alla minore distanza dalla Terra da anni?

E che dire di un’altra associazione mentale che ci viene da fare: i palazzoni sotto quel che resta del viadotto pericolante,  verranno distrutti e quindi gli abitanti andranno via. Sembra il rovescio di ciò che avvenne proprio dopo il 1967, qualche anno dopo l’inaugurazione del ponte quando venne raso al suolo il quartiere di via Madre di Dio che si trovava anch’esso esattamente ai piedi di un ponte, proprio come quei palazzoni sotto il viadotto, dai quali abbiamo visto gli abitanti che sono stati sfollati, esattamente come gli antichi abitanti del quartiere di via Madre di Dio. Questo quartiere (assieme al Borgo dei lanaiuoli e alla via dei servi) è sempre stato visto come il simbolo della “Genova vecchia” della “Genova scomparsa”, sacrificata alla modernità, al consumismo e alla super-motorizzazione partita proprio dagli anni sessanta in avanti. In quel periodo intorno al 1967 venne smantellato un simbolo della “città più a misura d’uomo” quale era il tram elettrico e venne edificato quell’altro tempio alla super-motorizzazione che fu ed è la sopraelevata, una specie di percorso autostradale nel bel mezzo della zona del porto e della città vecchia. Genova fu costretta in un modo quasi violento alla modernità veloce, motorizzata e consumistica. L’epoca dello smantellamento di quei quartieri medievali sotto il vecchio ponte di Carignano per dare spazio alla velocità moderna e soprattutto post-moderna fu nello slancio di fine anni sessanta inizio anni settanta, oggi forse vediamo, con questo crollo, l’inizio-inizio di un processo inverso e, infatti, l’immagine di quel camion del supermarket con di fronte il vuoto del ponte amputato ci fa meditare.

Voglio concludere questo articolo riportando un’ottimo scritto del mio amico regista Davide Scovazzo – già comparso una volta in questo blog – che lo vedo come degno finale di tutto quanto:

 

ULTIME RIFLESSIONI SUL PONTE MORANDI

…è che uno crede sempre che le “cose”, le persone, le realtà siano eterne. Che i genitori non moriranno mai, che la vita sia infinita, che la nostra adorata ci amerà per sempre, che quel muretto scrostato e pieno di scritte che sei abituato a vedere fin da bambino quotidianamente nella strada che percorri minimo due volte al giorno sarà sempre lì.
Poi accade.
Il cielo si fa di un rosso “strano” e malato o di un giallo infetto e presago di apocalisse, il Bisagno esonda e lascia strade, negozi, certezze e vite umane sepolte da una mota irreale che alluviona la coscienza, tuo padre si ammala e muore, un ponte che “davi per scontato” e vedevi ogni giorno dal finestrino della macchina andando a lavoro, su cui bestemmiavi in coda o percorrendo il quale sognavi a ore assurde al ritorno da concerti e serate al limite della notte d’un tratto crolla, i programmi televisivi si bloccano e iniziano a spuntare edizioni speciali dei vari TG zeppi di video amatoriali in cui viene ripetuto “ommioddio! ommioddio! ommioddio!” come un isterico mantra, questi stramaledetti social si intasano e ognuno diventa esperto, profeta, sarcastico, superfluamente poetico, tuttologo, e si ripiomba, anche interiormente, in una nuova preistoria. Ha qualcosa di luttuosamente liberatorio, macabro a dirsi.
Le priorità si scompagninano, il mondo come lo conosciamo si mette in standby, ci si guarda intorno per capire se tra i nostri cari ci sono vittime, la capufficio che urla e l’interrogazione di Latino dell’indomani smettono di essere al centro dei nostri pensieri e si fanno piccolissimi.
Si riguarda la fine del (nostro minuscolo, ma condiviso) mondo con occhi nuovamente bambini.
E adesso?
Ho un ricordo personale che mi lega al ponte.
Ma non è “quella volta sul ponte”. E’ più circa il ponte.
Ricordo un’altra istituzione venuta a mancare in questa vecchia Diva imparruccata in avanzato stato di decomposizione tra residui infeltriti di velluti ormai sozzi, vecchi tesori impolverati e ragnatele su antichi argenti ossidati che è la nostra dolorosamente e mestamente, depressivamente amata Genova, immortale e morta al medesimo tempo: il Genova Film Festival.
Sarà stato sette anni fa (anche il tempo si crede che non passi mai, e invece…).
Presenziai con il mio fortunato cortometraggio DURANTE LA MORTE, e lo presentai al sempre stranamente (data la ritrosìa del Genovese-tipo, che preferisce lamentarsi con la cadenza a morto di un mare in risacca per l’assenza di eventi che partecipare agli eventi stessi – che invece esistono eccome – oppure crearne di nuovi…ma in fondo a noi questo mugugno è caro e fa parte del nostro DNA come il Pesto e la Focaccia) caloroso pubblico insieme al Presidente e Maestro di Cerimonie Cristiano Palozzi.
Mi chiesero quali fossero i miei progetti per il futuro che ci sarebbe stato dopo quel corto.
Scherzando, citando la fine del capolavoro del Maestro Lucio Fulci “Zombi 2” (di cui allego una foto…notate le Torri Gemelle sullo sfondo….terrore si aggiunge a terrore, e non certo per i motivi originariamente voluti dagli autori…) in cui il Virus si è espanso anche in Occidente e gli Zombi invadono le nostre città che, appunto, crediamo immortali in quanto inespugnabili, sicure e al sicuro, eterne, incrollabili (con tutti i simbolismi più o meno facili e più o meno beceri che possiamo volerci vedere…gli immigrati coi barconi? L’annebbiamento delle nostre stesse intelligenze senzienti tra fake news, overdose di dati inutili e vacui e annullamento dell’identità? Ma non usciamo fuori tema…), perfettamente esemplificato da uno stuolo di Zombi che avanzano ciondolando invadenti e inarrestabili sul Ponte di Brooklyn (nomignolo che abbiamo sempre affettuosamente dato noi autoctoni al Ponte Morandi data la vaga somiglianza), dissi scherzando e canzonando un po’ il cinema del collega Massimo Morini, “Ho in mente un remake di Zombi 2 in cui gli Zombi marciano sul Ponte Morandi! Bisognerà fare in fretta, prima che ci pensino come al solito i Buio Pesto, magari tirando fuori uno dei loro soliti film, magari intitolato “ResurreXön”!”.
Il pubblico rise. Se ne aveva ancora voglia (ora credo di no, ormai siamo troppo terminalmente stanchi).
L’idea ci sarebbe anche stata, ma sarebbe stato troppo difficile bloccare la strada, impedendo quella viabilità che pareva così indispensabile e inarrestabile e di cui adesso dobbiamo imparare a fare a meno, come dell’acqua e del cibo in tempo di guerra. Col senno di poi, davvero avremmo dovuto fare in fretta.
Ora il ponte rimane lì, come un nonno appena morto a cui avremmo voluto fare molte domande e non l’abbiamo mai fatto, ma ormai è troppo tardi e restano solo i rimpianti per le risposte che non avremo mai più.
Guardo la mia città e la mia nazione, il mondo intero, i governi e i “sistemi” cadere pezzettino per pezzettino come i denti di un morto, mentre i viventi (o presunti tali) rimasti continuano a darsi la colpa l’uno con l’altro del decadimento fisico e strutturale della civiltà come la conosciamo.
Fino a qualche anno fa avrei detto che siamo come i pochi superstiti che si difendono dal lento ma inesorabile incedere degli Zombi (l’ignoranza? La corruzione?) che ci assediano.
Ora no.
Ora so per certo che i Morti Viventi che zoppicano a mente vuota, istericamente voraci e ottusamente ciechi su questo ponte crollato che non porta più da nessuna parte siamo Noi.





Sulla fine della chiesa cattolica (così come la conosciamo)

1 10 2017

Appunti tratti dai miei quaderni, la parte prima, qui tagliata, è notevole ma tanto lunga, prima o poi la pubblicherò.

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The young pope.

[…]

In effetti è difficile immaginare i ragazzini di oggi (se vogliamo, anche gli esponenti della mia generazione e della generazione precedente alla mia) immergersi nella senile atmosfera gerontocratica della curia cardinalizia-papale quando raggiungeranno l’età adatta.

Mi viene anche da pensare a quella serie tv di Paolo Sorrentino, The young pope. Immaginare un possibile papa del futuro quaranta-cinquantenne, in clergyman bianco, che parla in modo non retorico, non evocativo, non suggestivo, in modo diretto senza perifrasi e giri di parole teologici e magari è anche intervistato come qualsiasi altro personaggio che non sia “Sua santità”, e viene invitato ai talk show.

Il papa che desacralizza totalmente il papato e svecchia per davvero la religione cattolica apostolica romana, facendola diventare qualcos’altro.

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Ogni era ha la sua religione. Nei duemila anni dell'”era dei pesci” è stata la volta del cristianesimo, che ha la sua manifestazione di potere massimo nella chiesa cattolica apostolica romana, la religione più popolata, più diffusa e più potente del mondo. I successivi duemila anni circa dell'”età dell’acquario” avranno un’altra religione.

Quel papa del futuro (ben illustrato dalla serie tv di Sorrentino) può essere visto come la conseguenza [naturale] di un processo cominciato soprattutto a fine anni Cinquanta- inizio anni Sessanta del XX secolo col Concilio Vaticano II. [E’ un processo che giungerà a completa maturazione, con la fine totale della chiesa cattolica così come la conosciamo, intorno a fine XXVI-inizio XXVII secolo.]

[…]

Il fatto che il cristianesimo, basato sulla figura, la storia e la mitizzazione di un profeta di origine ebraico-essena chiamato Gesù Cristo, abbia così tanto pesato nella psicologia collettiva, sia stato così tanto presente nelle menti di miliardi di persone è dovuto al fatto che, evidentemente, “La più grande storia mai raccontata” è una storia che è riuscita e riesce ad attirare e condizionare grandi masse di persone.

Ma la potenza di attrazione (e di dominio sulle menti) del cristianesimo in generale e del cattolicesimo in particolare è legata al mistero del tempo.

Il cristianesimo è l’incarnazione di un modello psichico basato sul tempo lineare storico (l’attesa della “seconda venuta di Cristo”) e sul ritmo delle stagioni nella zona temperata dell’emisfero boreale.

Il punto, poi, è che la figura di Gesù Cristo è emersa proprio al momento giusto. Se non ci fosse stato Gesù Cristo il suo posto sarebbe stato preso da un altro, ci sarebbe stata comunque un’altra figura ad incarnare un modello così presente nella mente collettiva dei successivi duemila anni.

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Nel film “Habemus papam” del 2013, il papa eletto nel conclave si blocca e non riesce a iniziare il suo papato e per questo viene interpellato uno psicanalista per farlo psicanalizzare in modo che possa iniziare il suo ministero. Recentemente, papa Francesco ha rivelato di essere stato psicanalizzato quando era più giovane, da una psicanalista ebrea.

Probabilmente, se il Gesù storico fosse nato nato duecento anni prima o duecento anni dopo, lo stesso suo messaggio non sarebbe riuscito a incidere così a fondo la mente collettiva e quindi a essere diffuso in modo così pervadente e capillare e a condizionare così tanto la storia, anzi a fare la storia (gli anni li contiamo dalla nascita di Cristo.)

Gesù Cristo ha avuto il pregio e il privilegio di essere la persona (anzi, la figura) giusta al momento giusto. Forse cento anni prima sarebbe stato troppo presto e cento anni dopo troppo tardi. La stessa cosa penso che riguardi i filosofi greci, i padri del pensiero occidentale.

La storia può forse essere vista come un processo di graduale auto-apprendimento che toglie gradualmente i veli al rimosso della mente collettiva perché probabilmente vi è una “rimozione freudiana” nell’umanità occidentale.





Due papi e la profezia di San Malachia che potrebbe autoavverarsi

28 12 2014

Ottimo articolo che sottolinea la presente situazione di duplicità e incertezza, dove è possibile che gli archetipi contenuti nell’inconscio collettivo influenzino il procedere degli avvenimenti nella realtà concreta in una vera e propria matrix dove la mente influenza la materia.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=14409

http://actualidad.rt.com/opinion/salbuchi/161120-salbuchi-historia-dos-papas

Ho sottolineato i punti che m’han colpito di più.

 

due papi

 

Una storia di due papi 

Di Adrian Salbuchi

Questa settimana la Chiesa cattolica ha celebrato il suo secondo Natale con due papi. Avrà un significato più profondo di quello che sembra? Sarà forse l’indizio di una rivelazione “in pieno giorno” che il Vaticano sta svelando a “chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire”?

La Chiesa Cattolica è l’istituzione cristiana più importante del mondo. Ha attraversato profondi cambiamenti per allinearsi ai “segni” dei tempi che corrono.

La chiave per comprendere il successo dei suoi più di due millenni di esistenza la si trova nel suo stesso nome: la Chiesa è “Apostolica” (si basa sulla vita e le opere dei discepoli di Gesù Cristo); è “Cattolica” (dal greco καθολικός che significa universale; oggi diremmo “globale”); e infine, è “Romana” (geografica, culturale e geopolitica).

Nonostante le centinaia di migliaia di cristiani che furono martirizzati dagli imperatori romani, anzi la Chiesa deve molto a Roma. Non solo situò la sua sede centrale nel cuore della Città Eterna, ma adottò addirittura la sua lingua secolare –il latino- rendendolo una lingua sacra; assorbì gran parte della struttura giuridica e amministrativa romana, e adottò molti dei suoi simboli, concetti e stili.

Quindi, il “Pontefice” –costruttore di ponti- ha la chiave per la salvezza eterna, e la nascita di Cristo stesso viene festeggiata il 25 dicembre così come Roma celebra Mitra, dio iraniano importato dai Legionari Romani quando tornarono dai lontani confini orientali dell’Impero. Anche la Croce –simbolo del Martirio- era un artefatto creato dai romani.
Indipendentemente dall’opinione e dalla fede di ognuno, la verità è che la Chiesa ha resistito bene nel tempo. Certamente oggi la si vede un po’ stanca, deteriorata e grigia, ma è ancora l’istituzione più antica dell’ Occidente, con duemila anni di continuità, che fissò la sua sede a Roma. In realtà è molto tempo.

Ci sarà una durata massima della vita per le istituzioni collettive da misurarsi in periodi molto lunghi, che noi non riusciamo a comprendere dato che le nostre brevi vite ci obbligano a pensare in tempi molto più corti?

 

Tempo, tempo e tempo

Le sottili leggi che governano il corso dei millenni sono sicuramente diverse dal nostro moderno, materialista e breve terminale concetto del tempo. Infatti, nell’antichità esistevano tre concetti per affrontare il tempo: “Cronos”, che descriveva un tempo profano e lineare; “Kairos”, che rappresentava i momenti salienti della vita quando Dio o gli dei manifestavano il loro piano divino agli uomini: potremmo chiamarli “tappe cosmiche”; e “Aion” , dal dio romano dei periodi molto estesi di tempo ciclico, da dove deriva il termine moderno “eon” .

La storia della Chiesa sembra dirci che Cronos risiede dentro Kairos, che sono tappe cariche di significato che ci aiutano nella comprensione del “profetico”(“Il mio”Kairos non è ancora arrivato rispose Gesù a sua madre in merito ai Matrimoni di Cana…). A loro volta, entrambi sono situati all’interno di Aion, il ciclico “tempo delle età” dove cambiamenti sottili, lenti e a lungo termine, sorgono e decadono nella psiche collettiva degli uomini.

Nell’oscura e acuta crisi che il mondo moderno sta vivendo, ci sarà qualcuno così illuminato nella stessa Chiesa che ha compreso questi complessi meccanismi, e gli stà permettendo di manifestarsi come vuole la loro misteriosa natura?
Lo scorso anno, di una svolta –un Kairos- senza precedenti quando il papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) abdicò per essere rimpiazzato un mese dopo dall’attuale papa Francesco (Jorge Bergoglio).

Questo piega insolita nell’ordine successorio e ordinato al trono di San Pietro, in base al quale i nuovi Papi ascendono sempre dopo la morte del predecessore, sarà dovuta solo al fatto che Benedetto si sentì troppo vecchio, stanco e debole per continuare nello svolgimento delle sue funzioni mondane e spirituali?

 

Pietro e Paolo: fondatori della Chiesa

San Pietro (Simone Pietro in latino; Petrus, la pietra) morì intorno all’anno 64 d.C. crocifisso dall’imperatore Nerone Augusto Cesare. Fu uno dei dodici discepoli originali ordinati da Gesù Cristo del quale Gesù disse che sarebbe “la Pietra della mia Chiesa” (Matteo 16:18), e che la Chiesa considera come il suo primo Papa. –la tradizione dice che Pietro fu crocifisso dove oggi sorge la Cappella Clementina e che le sue ossa riposano sotto la Basilica di San Pietro.

San Paolo, è un caso diverso. Il suo nome ebreo era Saulo; era più giovane di Pietro e non faceva parte dei dodici apostoli diretti da Gesù. In realtà Saulo cominciò a seguire i discepoli di Gesù a Gerusalemme, finché un giorno mentre si dirigeva a Damasco gli apparse il Cristo risorto come una potente luce che lo accecò. Dopo tre giorni recuperò la vista, e “avendo visto la Luce”, si convertì, cambiò il nome in Paolo e cominciò a predicare che Gesù di Nazareth era il Messia ed il Figlio di Dio.

Paolo fu un intellettuale prolifico e brillante, quattordici dei ventisette libri del Nuovo testamento sono per tradizione attribuiti a lui. Le sue Epistole costituiscono la spina dorsale della teologia, la fede e il rito cristiano, non solo per il cattolicesimo ma anche per gli ortodossi ed i protestanti.

Paolo predicò soprattutto ai pagani e spesso era conosciuto come “l’Apostolo dei Gentili”, mentre Pietro mantenne uniti agli ebrei convertendoli alla nuova Fede nonostante le grandi persecuzioni.

Potremmo dire che il leale Pietro è il cuore della Chiesa –la stessa pietra sulla quale fu eretta e continua in piedi ancor’oggi a Roma -; mentre il brillante Paolo fu il “cervello” della Chiesa, forgiando il Dogma che si è mantenuto fino ai nostri giorni (o quasi, dopo il Concilio Vaticano II).

Nel complesso, possiamo dire che Pietro e Paolo fondarono insieme e in modo magistrale la struttura attuale, temporale e spirituale della Chiesa Caattolica Apostolica e Romana. Non c’è da stupirsi allora che il calendario dei santi li celebri entrambi il 29 di giugno, Festa della solennità di San Pietro e San Paolo.

Diamo un’occhiata alla Chiesa dei nostri giorni.

È forse possibile che stiamo oggi presenziando un riflesso contemporaneo di quei due magnifici fondatori della Chiesa Romana –Pietro e Paolo- che vissero insieme, lavorarono insieme e quasi morirono insieme con i due pontefici che anche oggi vivono e lavorano insieme (e probabilmente muoiano insieme) a Roma, Francesco (il “Vero” Papa) e Benedetto XVI (il Papa “emerito” ritirato)?

 

La lista di San Malachia

Malachia fu un santo irlandese del XI secolo, arcivescovo di Armagh, e il primo figlio di Irlanda ad essere canonizzato. Ad oggi, però, Malachia è ricordato maggiormente per la visione apocalittica che ebbe mentre viaggiava per Roma e che si affrettò ad annotare, dove “vide” ai 112 papi che avrebbero regnato dopo il suo tempo e fino al Giorno del Giudizio e alla seconda venuta di Gesù Cristo.

Quella famosa “Lista di Malachia” venne dimenticata per quattro secoli, fino a che il monaco benedettino Arnold de Wyon la scoprì e la pubblicò nell’ anno 1590, chiamandola “Profezia della fine dei tempi”. Molti ricercatori, tuttavia, la considerano un falso del XVI secolo.

Potrebbe essere così … Ma c’è qualcosa di molto strano nel modo in cui le 112 frasi oscure in latino che Malachia assegnò ad ognuno dei 112 papi a cominciare da papa Clemente II, si sono poi rivelate plausibili –sia in maniera sottile che portentosa- nei successivi vescovi che sono ascesi al trono di San Pietro lungo i secoli.

Se si trattò di un falso, è stato certamente ordito in modo molto ispirato! O come dicono gli italiani, se non è vero è ben Trovato.

A questo si aggiunge un altro fattore insolito: il tempo. Dal momento che Malachia ha scritto la sua Lista visionaria, abbiamo visto alcuni Papi regnare per lunghi anni come Pio IX e Giovanni Paolo II (rispettivamente, 31 e 26 anni), mentre altri regnarono per periodi tristemente brevi, come i 33 giorni di Giovanni Paolo I.

Di fronte a tali enormi variazioni nella durata dei papi successivi, l’intera lista di Malachia avrebbe potuto sviarsi per secoli interi, finendo troppo presto (secoli fa), o essere trascorsa troppo lentamente (avendo ancora secoli davanti a se); ma tuttavia …

Qui siamo nell’anno del Signore 2014, e stiamo presenziando l’ultimo papa sul trono di San Pietro della lista di Malachia, un uomo che ha appena compiuto 78 del quale non dovremmo aspettarci che viva molte decadi …

Quindi non dovremmo prendere troppo alla leggera il messaggio del vecchio San Malachia, nonostante la sua insolita lista è stata deformata e banalizzata da coloro che si attribuiscono al “New Age” o “Zeitgeist”. Dopo tutto, non dimentichiamo che nella sua Irlanda nativa, Malachia era arcivescovo del villaggio di Armagh, che ha chiari echi di Armageddon … Spesso, Dio scrive verità diritte con righe storte…

 

Dove andremmo a finire da qui?

Potrebbe forse essersi attivato qualche sottile fattore psicologico/collettivo riguardo a ciò? Quello che molti oggi sentono come la vicinanza dell’ “apocalittica fine dei tempi ” sarà forse il riflesso di qualche archetipo collettivo finora dormiente? Forse quello di cui parlava e indagava così profondamente lo psicoanalista svizzero Carl Jung G nel secolo scorso?

Tuttavia, potrebbe anche esserci un forte componente di profezia auto-compiuta in tutto questo.

Nel 1935, il drammaturgo inglese T.S. Eliot scrisse una commedia intitolata “Assassinio nella cattedrale”, che racconta l’omicidio nella sua cattedrale di Canterbury dell’arcivescovo Thomas Becket da due suoi cavalieri al servizio del re Enrico II Plantageneto d’Inghilterra.

Re e l’arcivescovo erano in disputa da una lotta politica su chi avrebbe avuto l’ultima parola in affari interni: se il re a Londra o il Papa da Roma.

In una magnifica scena, vedendo avvicinarsi cavalieri di Re Enrico, monaci fedeli a Becket cercano di bloccare le porte della cattedrale per proteggere l’arcivescovo. Becket, però, dà l’ordine che le porte rimangano aperte, per attrarre a sé il martirio; in una vera e propria “Imitazione del Cristo”, nel senso che la profezia “deve sempre compiersi”, ciò che poi permise la santificazione di Becket.

Quando antiche profezie diventano sacre e attecchiscono in profondità nella psiche collettiva, tendono a generare un forte impulso inconscio tra i popoli nel viverle nel tempo e nello spazio; quasi come se si trattasse di un gioco o di un’opera lirica.

Questo fascino collettivo non diminuisce per il solo fatto che sappiamo esattamente come si concluderà il dramma, che si tratti dell’assassinato nella cattedrale, Amleto, Macbeth, Faust, l’Anello del Nibelungo di Wagner, o … . La Lista di Malachia.

 

Il Segreto dei segreti

Sarà forse possibile la materializzazione di queste profezie sta prendendo forma in modo dinamico, coscientemente o incoscientemente, da corridoi bui e nascosti del Vaticano, che tanti segreti e misteri nascondono?

Andiamo a vedere gli ultimi quattro Papi della Lista di Malachia:

– Giovanni Paolo I (109° nella lista): Malachia lo denominò “Della mezza luna”. Il povero Albino Luciani fu Incoronato in una notte di mezzaluna nel 1978 e trovato morto 33 giorni dopo nella successiva mezza luna …

– Giovanni Paolo II (110 nella lista) è stato descritto come “Dal lavoro del sole” (che alcuni interpretano come l’eclissi – lavoro – solare): Karol Wojtyla è nato durante un’eclissi solare e i suoi funerali solenni si sono svolti durante un’altra eclissi 84 anni dopo …

– Joseph Ratzinger (111 nella lista) è chiamato “Gloria dell’Ulivo”. Il nome scelto da Ratzinger onora San Benedetto da Norcia, fondatore dell’ordine dei Benedettini da cui discende il ramo degli Oliventini …

Ma poi ci fu l’inaspettato avvenimento dello scorso anno: Benedetto XVI abdicò, generando grande attesa per il prossimo, e apparentemente ultimo papa. Quindi la lista di Malachia finisce il 12°Papa ed invece di assegnargli una breve descrizione, scrisse il seguente messaggio tremendo: “Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa regnerà Pietro il Romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni , dopo di che, la città dei sette colli (?? Roma Gerusalemme) sarà distrutta e il terribile giudice giudicherà il suo popolo. Fine “..

Il 112° Papa sarebbe stato l’argentino Jorge Mario Bergoglio, che fortunatamente non scelse come nome da papa quello di Pietro. Infatti, dal primo Pietro, nessun papa ha mai scelto il nome di Pietro, tabù che però non venne applicato a Paolo (c’erano stati sei papi con quel nome.)

Se San Paolo è stato il “cervello” della Chiesa, possiamo vedere in Benedetto XVI la sua controparte moderna? Un brillante intellettuale, freddo, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, uomo lontano dalle questioni mondane?

E se Pietro fu la “roccia”, solida, emotiva e semplice su cui Gesù ha costruito la sua Chiesa, sarà forse Francesco – che conquistò velocemente i cuori dei cattolici e dei non cattolici, con il suo stile caldo, semplice, e poco sofisticato – la sua controparte moderna?

È da almeno sei secoli che la Chiesa non aveva due papi viventi insieme. Anche se Paolo non era Papa, riunire oggi “Pietro e Paolo” nuovamente per “unire le forze” – per così dire – sembra una cattiva idea in questi tempi di sfida per la Chiesa e il suo gregge.

Senza dubbio tutto viene caricato da presagi. Soprattutto quando vediamo che tutte le persone sono attaccate dalla stesso compatto ed oscuro potere di un elite che ha il dominio sul mondo.

Poiché questi sono tempi di “guerre e di rumori di guerre” promosse da élite radicate negli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Unione europea e Israele (che sono stati chiamati il “quattro cavalieri dell’Apocalisse”): l’Ucraina e la Siria; Corea, Africa e Iraq; Afghanistan, Egitto e Mali; Somalia, India, Pakistan, Libia, Crimea e Sudan; Cecenia e l’Iran; debiti parassitari imposti dall’Internazionale d’oro e la crescente minaccia della bomba atomica …

La Chiesa starà prendendo sul serio San Malachia più di quanto vorrebbe ammettere? Ha forse considerato che oggi risulta particolarmente prudente “prepararsi al peggio mentre si prega affinché avvenga il meglio”?

Se si scoprisse essere vero, con tutta la saggezza, informazioni, profezia, le verità segrete, le schiaccianti evidenze nascoste e prove vergognose oggi nascoste nelle più profonde sale del Vaticano, la Chiesa stessa si sta preparando al peggio, allora forse tutti noi faremmo bene a seguire il suo esempio.

Le tragedie politiche possono accadere perché racconti vitali sono stati soppressi; le informazioni chiave vengono nascoste, e l’ovvio non è conosciuto.

Miliardi di uomini e donne in tutto il mondo sperimenterebbero un cambiamento collettivo di consapevolezza se queste verità fondamentali fossero state rivelate al mondo; se i veri colpevoli venissero smascherati; se perversi attaccabrighe venissero giustamente puniti, e se i leali cercatori della Verità venissero ascoltati e rispettati.

Oggi, più che mai, il mondo ha bisogno di un messaggio vitale.

Forse è giunto il momento che la Città Eterna parli con urgenza e chiarezza… Perchè se la verità non deve venire da Roma, ispirato dallo spirito di Pietro e Paolo e dalla volontà divina, allora da dove dovrebbe venire quella verità che oggi la gente necessita e rimpiange?

[…]

 





Come ci sentiremmo se Silvio Berlusconi diventasse DAVVERO papa?

11 03 2013

17/feb/2013 – Il Papa si dimette? E chi sarà il successore? Per i twitters europei non ci sono dubbi: Silvio Berlusconi sarà il nuovo Papa.(http://www.italia2013.me.)

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Un avvenimento del genere vorrebbe dire che la trasformazione in farsa della politica e della Storia (a cui assistiamo ormai da anni) è andata fuori controllo, sarebbe un avvenimento di tale magnitudine da far deragliare l’immaginario collettivo fino a un punto di non ritorno. Qualcosa di diverso dall’avverarsi del Terzo Segreto di Fatima ma, forse, identico nelle conseguenze. Lo sbriciolarsi definitivo della più millenaria tra le istituzioni del potere occidentale sotto il peso della satira estrema diventata realtà, per necessità oscure di equlibrismi occulti all’ombra del colonnato del Bernini.

Da decenni, e soprattutto fino a Giovanni Paolo II ma anche ancora un po’ sotto Ratzinger, la guida suprema della Chiesa Cattolica, l’erede di San Pietro, il seduto sul soglio pontificio, il vescovo di Roma vestito di bianco, è sempre stata presentata alle masse come una figura molto devozionale, a cui tutti i fedeli potevano guardare come a un simbolo di forte levatura morale e spirituale, immacolato come l’abito talare che indossa. Una figura da idolatrare.

Con l’eventuale ascesa di Berlusconi a 266° papa della Chiesa Cattolica, l’orologio della Storia sarebbe come se tornasse indietro fino al 1492, quando divenne pontefice Rodrigo Borgia, un personaggio vizioso e dissoluto, pieno di figli illeggittimi.

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Questo avvenimento sarebbe l’equivalente di un attentato terroristico definitivo alla credibilità dell’istituzione vaticana (oltre che al buon senso) e la successione di combinazioni, sincronismi e casi fortuiti che porterebbe a far uscire dal conclave il nome di Berlusconi, potrebbe far pensare a una complicata serie di mosse frutto di incredibili lotte intestine all’ombra del Cupolone, giunte a un tale livello da sconfinare in un risultato apocalittico.

E non c’è ombra di ironia in ciò che ho scritto.

Un risultato allucinante che era stato in precedenza annunciato da molti segnali, interpretati come satira o folclore mediatico, e invece si trattava di premonizioni, per quei pochi che sapevano leggerle.

 “Un giorno ero ad Oristano e vedevo bar chiusi e nessuno per le strade, stavano tutti andando a un mio comizio. Avevano pensato che arrivasse il Papa, invece ero io. Guardate che adesso un posto si è liberato…”. Così Silvio Berlusconi al Lingotto di Torino. Il web si diverte. (http://www.huffingtonpost.it/2013/02/17/silvio-berlusconi-sul-papa-ora-si-e-liberato-un-posto_n_2707410.html#slide=2118709)
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Il Cavaliere? “Farà il Papa”. La battuta, un po’ scontata, è di Luciana Littizzetto, che parlando del Festival di Sanremo non ha potuto evitare un riferimento alle dimissioni di Benedetto XVI e una stilettata all’amato/odiato leader del Pdl. D’Altronde Silvio Berlusconi è uomo dalla smisurata ambizione e dalle infinte risorse e appena arrivata la notizia dell’addio di Papa Ratzinger sul web si sono scatenate le ironie, con tanto di foto del Cav in tenuta papale.

Le tre condizioni – La battuta offre l’opportunità per chiarire chi può diventare Papa, ironie a parte. Per essere eletto Romano Pontefice, il Codice Canonico prevede che il candidato ad validitatem risponda a tre requisiti. Tra questi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non serve essere necessariamente cardinale o vescovo. Deve invece essere un battezzato (ex aqua et Spiritu Sancto), e fin qui Berlusconi c’è. Dev’essere di sesso maschile, e l’ex premier ha fatto di tutto, anche negli ultimi giorni, per dimostrarlo. Terzo e più importante attributo, non deve essere sposato.(http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1181470/Berlusconi-Papa–tecnicamente-possibile–se-non-fosse-per-Veronica-Lario—.html)

[Il Cavaliere, ufficialmente, è sposato, ma potrebbe benissimo avere divorziato in segreto od avere ottenuto una dispensa speciale e, ad ogni modo, la volontà emergenziale di farlo papa non si fermerebbe certo di fronte ai vincoli di un codice di eleggibilità papale vecchio di secoli, del resto, se hanno tolto l’uso del triregno, dei flabelli, della sedia gestatoria, della messa in latino, reso possibili gli obbrobri delle chiese moderniste e coperto i pedofili, potrebbero benissimo passare sopra a un’inezia come la necessità di essere sposati per diventare papa e, del resto, il già citato Rodrigo Borgia è diventato Alessandro VI essendo sposato.]