Dialogo di un venditore di almanacchi a un passeggere, con tante scuse al conte Giacomo Leopardi da Recanati

31 12 2014

In occasione della fine del 2014 e dell’inizio del 2015, ecco la mia scelta per quest’anno, il dialogo delle “Operette morali”, del conte Giacomo Leopardi da Recanati, più gettonato nelle antologie per le scuole.

Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere: Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore: Si, signore.
Passeggere: Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore: Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere: Come quest’anno passato?
Venditore: Più più assai.

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L’ALMANACCO.

Passeggere: Come quello di là?
Venditore: Più più, illustrissimo.
Passeggere: Ma come quell’altro? Non vi piacerebbe che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore: Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore: Saranno trent’anni, illustrissimo.
Passeggere: A quale di questi cotesti trent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?

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Un PASSEGGERE.

Venditore: Io? Non saprei.
Passeggere: Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore: No in verità, illustrissimo.
Passeggere: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore: Cotesto si sa.
Passeggere: Non tornereste voi a vivere cotesti trent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore: Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.

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Gli anni passati e futuri, e futuri passati e passati futuri.

Passeggere: Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta, nè più nè meno, con tutti i piaceri e dispiaceri che avete passati?
Venditore: Cotesto non vorrei.
Passeggere: Oh che altra vita vorreste rifare? La vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore: Lo credo cotesto.
Passeggere: Nè anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore: Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere: Oh che vita vorreste voi dunque?

Passeggere: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore: Appunto.
Passeggere: Così vorrei anch’io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita, ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

San Silvestro

Il venditore di almanacchi: San Silvestro.

Venditore: Speriamo.
Passeggere: Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore: Ecco, illustrissimo. Cotesto vale venti soldi.
Passeggere: Ecco venti soldi.
Venditore: Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

 

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L’autore del dialogo: il conte Giacomo Leopardi da Recanati.

 





Protetto: Il Quattordici

4 01 2014

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