Le nuvolette nel corso degli anni che hanno annunciato la bufera Marco Bucci

26 06 2017
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In senso orario: Giovanni Toti, Marco Bucci, Fabrizio De Andrè, Gianni Crivello. Immagine trovata in rete non mi ricordo più dove. Se qualcuno reclama diritti su questa immagine non ha che da contattarmi e patteggiamo una soluzione.

Non so bene come considerare questa tarda o anticipata vittoria del “centrodestra unito”, che ha consegnato Genova a una giunta non “rossa”, cioè non di sinistra o centrosinistra, per la prima volta da più di settant’anni portando l’outsider Marco Bucci, un manager che ha lavorato molto all’estero, alla poltrona di sindaco della Superba a palazzo Tursi in via Garibaldi, sede del comune.
Diversi giornali titolano che si tratta di un’ “avvenimento storico” e, in effetti, un po’ lo è: Genova è sempre stata una città di sinistra, progressista, non di destra, con una forte classe operaia portuale e non solo portuale, città medaglia d’oro della resistenza antifascista. Ora, a causa dei molti errori annosi della casta politica cittadina del Partito Democratico e affini – casta che ha deluso un bel po’ di genovesi nonostante sia da sempre egemone in città – è riuscito a vincere le elezioni amministrative un “centrodestra unito” (unito per la prima volta da un sacco di tempo) composto dalla Lega Nord salviniana, da “Fratelli d’Italia” di Giorgia Meloni, dal partito Forza Italia che si richiama a un ectoplasmatico Silvio Berlusconi, dal sempre presente a ogni elezione locale Enrico Musso e da “Direzione Italia” di un certo Raffaele Fitto (partito thatcheriano) più, naturalmente, il listone civico dedicato allo stesso Bucci in pendant con quello dedicato al suo avversario Gianni Crivello dalla sponda opposta dell’agone politico.
Era da anni che si pensava quando il centrodestra sarebbe riuscito a espugnare palazzo Tursi con un suo sindaco, si pensava “quando”, infatti, perché il “se” era fuori discussione: prima o poi era sicuro che sarebbe successo.
E ora, in questa opprimente fine di giugno 2017, è successo, si è concretizzato il fantasma che aleggiava da anni.
Preannunciato, nel corso del tempo, da diversi segni premonitori, per chi sapeva vederli (ed erano in ben pochi):
Come quando, nel 1999, diventò sindaco di “Bologna, la rossa” l’esponente del centrodestra Sergio Guazzaloca, con la prima giunta non di sinistra o di centrosinistra dal dopoguerra, si parlò di “La caduta del muro di Bologna” e fu uno degli elementi psicologici collettivi che, unito a molti altri (come la sconfitta alle regionali dell’anno seguente) portò l’allora governo di centrosinistra alla disfatta. Combinazione, Guazzaloca è morto molto recentemente.
Un altro segno premonitore fu ancora prima, il ballottaggio del 1997 quando il folcloristico Sergio Castellaneta – il quale dopo la rottura con la lega si presentò con un listone civico tutto suo “Genova nuova” – riuscì inaspettatamente ad andare al ballottaggio contro il candidato di centrosinistra Giuseppe Pericu, e alla fine vinse quest’ultimo ma proprio per il rotto della cuffia: ce l’avete presente quando nella primavera 2002 al primo turno delle presidenziali francesi, i citoyens videro sgomenti che lo sfidante al ballottaggio di Jacques Chirac non sarebbe stato Lionel Jospin ma Jean Marie Le Pen? Ebbene, ben prima, nell’autunno ’97 appunto, i cittadini genovesi, sgomenti e un po’ divertiti, videro che lo sfidante di Pericu al secondo turno non sarebbe stato, che so, un Claudio Burlando ma un Castellaneta Sergio,  personaggio ex leghista che conduceva una trasmissione tv regionale dove sparava a zero su tutti.
Un altro segno premonitore fu quando, alle elezioni regionali del 2000 (già citate) divenne presidente della regione Sandro Biasotti e la regione Liguria dalla sua fondazione trent’anni prima era sempre stata di centrosinistra e invece Biasotti era (ed è) un duro e puro di Forza Italia, centrodestra.
Questo exploit biasottiano fu bissato esattamente quindici anni dopo, quando un’altro duro e puro di Forza Italia, Giovanni Toti, conquistò la poltrona di presidente della regione aprofittando delle divisioni, delle rivalità e dei colpi bassi tra i due candidati di sinistra e centrosinistra: Lella Paita e Luca Pastorino…come dice il proverbio? Queste erano le nuvole che preannunciavano il ciclone Marco Bucci, il quale ha aprofittato delladelusione provocata alla cittadinanza genovese dalla ectoplasmaticità del predecessore Marco Doria, esacerbata delle assurde divisioni in seno ai Cinque Stelle e dagli improbabili listoni civici di ex e scissionisti che hanno esasperato gran parte degli aventi diritto al voto i quali son stati spinti a votare in massa un sindaco che non si è mai occupato di politica, che è stato un manager e che è “sceso in campo”.
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La mia città, di Luca Carboni

16 04 2014

Il seguente pezzo del cantautore italiano Luca Carboni fu contenuto nell’album Carboni del 1992.

Seguendo bene le parole del testo, si avverte come la canzone riuscì ad anticipare diverse caratteristiche negative del sistema sociale neoliberista in cui ci troviamo tuttora a vivere, che si sarebbero ben manifestate con la cosiddetta globalizzazione, a partire dalla seconda metà degli anni novanta in poi, e che avrebbero preso una piega oppressiva, e quasi orwelliana, dagli inizi del XXI secolo in avanti.

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La mia città, senza pietà, la mia città 
ma come è dolce certe sere 
a volte no, senza pietà 
mi chiude in una stanza 
mi fa sentire solo 
Una città, senza pietà, la mia città 
non la conosco mai fino in fondo 
troppi portoni, troppi cassetti 
io non ti trovo mai 
tu dimmi dove sei 

Adesso dove si va, cosa si fa, dove si va 
siamo sempre dentro a qualcosa 
un’auto che va o dentro un tram 
senza mai vedere il cielo 
e respirando smog… 

ma guarda là, che cazzo fa, ma pensa te 
ma come guida quel deficiente 
poi guarda qua, che ora e’ già 
ma chi ti ha dato la patente 
che ti scoppiasse un dente 
a te…. 

siamo sempre di corsa 
sempre in agitazione 
anche te… 
che anche se lecchi il gelato 
hai lo sguardo incazzato 

La mia città, senza pietà, la mia città 
ma come è bella la mattina 
quando si accende, quando si sveglia 
e ricominciano i rumori 
promette tante cose 

Ma dimmi dove sarà, prima era qua 
c’è un nero che chiede aiuto 
dove sarà questa città 
E’ sparita senza pietà 
c’ha troppi muri la mia città 

Ma guarda che civiltà la mia città 
con mille sbarre alle finestre 
guardie giurate, porte blindate 
e un miliardo di antifurti 
che stanno sempre a suonare 

Perché… 
c’è chi ha troppo di meno 
e chi non si accontenta 
e c’è… 
chi si deve bucare 
in un angolo di dolore 
e c’è… 
che c’è bisogno di tutto 
c’è bisogno di un trucco 

Senza pietà, la mia città 
“Signora guardi che belle case 
però a lei no, non gliela do 
mi dispiace signora mia 
è tutto uso foresteria” 

La mia città, senza pietà, una città 
ti dice che non è vero 
che non c’è più la povertà 
perché è tutta coperta 
dalla pubblicità 

C’è chi a lavorare 
è obbligato a imbrogliare 
e c’è… 
chi per poterti fregare 
ha imparato a studiare 
E c’è… 
che c’è bisogno di un trucco 
c’è bisogno di tutto 
e c’è… 
bisogno di più amore 
dentro a questa prigione. 


Altri testi su: http://www.angolotesti.it/L/testi_canzoni_luca_carboni_194/testo_canzone_la_mia_citta_10736.html
Tutto su Luca Carboni: http://www.musictory.it/musica/Luca+Carboni