Protetto: MEZZANOTTE, dal sito web di Marco Vuyet

10 06 2018

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Jimmy Savile, la fine dell’occidente e il presente infinito

18 01 2013

Sono passati sei mesi da quando, suggestionato da un articolo di Marco Garbuglia uscito poco tempo prima, avevo profetizzato – per meglio dire, m’ero divertito a profetizzare – che sarebbe accaduto qualcosa di grosso nel periodo durante le Olimpiadi 2012 le quali si sarebbero tenute a Londra, la cui preparazione è stata avvolta da stranezze, una su tutte la pesante militarizzazione bellica della città, come se si ci dovesse preparare a un attacco di grandi dimensioni.

Avevo pensato a uno di quei grossi avvenimenti internazionali, i quali poi hanno un grosso impatto massmediatico. M’ero immaginato un evento incentrato sulla torre del parlamento di Westminster, di magnitudine altrettanto simbolica, se non di più, del crollo delle Twin Towers a New York esattamente 11 anni prima. E così come, per anni, l’immagine archetipa del collasso delle torri quel giorno, era stata “annunciata” da particolari dentro fumetti, cartoon, telefilm, pubblicità, ecc, così, per anni, era stato annunciato l’Evento incentrato sul Big Ben, la cui figura mi faceva, personalmente, evocare qualcosa di “storico” (che sarebbe successo in futuro?) fin dai tempi della lontana infanzia, come avevo scritto, citando il fatto che, osservando la copertina di un quaderno usato da mia mamma per le ricette, vedevo quell’immagine come qualcosa di perturbante, forse qualcosa che, un giorno del futuro lontano – dal punto di vista di quei lontani anni ottanta in cui vivevo – si sarebbe concretizzato, passando a ripetizione sui telegiornali.

La copertina del quaderno usato come ricettario da mia mamma, che da piccolo attirava stranamente la mia attenzione.

La copertina del quaderno usato come ricettario da mia mamma, che da piccolo attirava stranamente la mia attenzione.

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Tengo a precisare che gli “annunci” sui massmedia degli eventi prima che avvengano (sia quello incentrato sulle torri gemelle sia quello incentrato sul Big Ben) non sono per nulla intenzionali, come amano pensare certi dietrologi che vedono complotti ovunque, ma sono sincronici.

Non c’è nessun essere umano che mette apposta questi messaggi, ma a metterli è un – per adesso ancora misterioso – “campo intelligente”, il quale permea la realtà e forse la genera, legato al fatto che passato, presente e futuro avvengono contemporaneamente, dal punto di vista di una dimensione differente rispetto a quella in cui siamo stati abituati a percepire il mondo.

Ciò si collega anche alla costituzione frattale dell’Universo, dove ogni punto è connesso a ogni altro, senza soluzione di continuità o, per meglio dire, ogni punto è lo stesso punto visto da un’angolazione spaziotemporale differente: l’immagine dell’intero disegno (in questo caso l’intero Universo) è contenuta intera in ogni singolo punto, come nel caso delle immagini olografiche.

Tornando alla profezia di un immaginario “avvenimento d’impatto internazionale” il cui perno sarebbe stato il Big Ben, Londra era il punto centrale della profezia fallita di quest’estate. Ebbene sì, il CROLLO della Torre di Westminster, oltre tutto il polverone e i morti che avrebbe trascinato con sè, avrebbe suscitato l’idea archetipa del Crollo Del Tempo nelle menti di chi vedeva le immagini di distruzione dell’orologio diffuse per ogni dove attraverso i massmedia. A dir la verità, non pensavo proprio a un completo collasso del Big Ben (e magari di parte del Parlamento, culla della democrazia occidentale elettiva moderna), in una specie di attacco isolato, immaginavo una distruzione, anche parziale, della torre, da parte dell’onda d’urto generata dal previsto attentato terroristico nucleare alla chiusura dei giochi olimpici nella zona in cui si svolgevano. L’immagine del Big Bang offeso dall’impatto dell’esplosione, sarebbe stata analoga a quella dello scheletro dell’unico palazzo superstite, quello con la cupola scoperchiata, dopo la distruzione di Hiroshima. Ugualmente simbolica.

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Il Gembaku Dome di Hiroshima

Un avvenimento di questo tipo, di una tale sismicità, avrebbe avuto il potere di “fermare il tempo”, con tutte le conseguenze del caso; il mondo globalizzato si sarebbe spento come si spegne una radio che manda la musica a palla. Quindi il tempo si sarebbe fermato anche concretamente, materialmente, con una torre dell’orologio gravemente ammaccata, inutilizzabile. E questo a pochissima distanza da dove passa il Meridiano O, quello detto di Greenwich, la cosiddetta “ora internazionale”, punto di riferimento dei fusi orari. In effetti, nonostante non sia successo nulla di ciò che avevo immaginato durante il periodo in questione, pochissimo tempo dopo vi era stato un avvenimento di una certa importanza internazionale il quale aveva avuto come perno la città di Londra, ovvero la crisi diplomatica tra il governo britannico e quello dell’Ecuador, riguardante il caso Wikileaks, il cui portavoce Julian Assange, alle prese coi problemi giudiziari riguardanti la sua estradizione, si trovava in pratica assediato dentro l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, perno di questo braccio di ferro internazionale, una crisi avente come pretesto il portare Assange davanti alla giustizia per crimini sessuali, ma che, in realtà, riguarda il tentativo, da parte dei poteri occidentali, di impedire che continuino a essere portati alla luce dei segreti di stato attraverso Wikileaks.

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Julian Assange alla finestra dell’ambasciata ecuadoriana a Londra.

Poi, due mesi dopo, altre novità di rilievo giungevano sempre dalla zona d’origine del Meridiano di Greenwich. I tabloid britannici iniziavano a occuparsi delle testimonianze di molte persone, donne che affermano di essere state “assaltate sessualmente” quando erano ancora bambine, da Jimmy Savile, un volto notissimo della Tv inglese, morto da poco, nell’ottobre 2011, tra i primi deejay, conduttore di trasmissioni come Top of the pops, la superclassifica dei brani più ascoltati, e di un programma in cui esaudiva i sogni dei telespettatori, o qualcosa di simile. Nonostante le voci sul fatto che fosse un pedofilo si rincorressero da anni, Jimmy Savile era comunque sempre stato considerato positivamente, non solo per la sua fama di personaggio televisivo eccentrico e divertente, ma anche perchè investiva parte dei suoi soldi nell’assistenza ai bambini malati, e aveva persino contribuito alla fondazione di un ospedale per l’infanzia. Era solito, però, essere sempre circondato da bambine e ragazzine, e anche nello stesso ospedale, come si è giunto in seguito a sapere, avvenivano fatti torbidi, non solo inerenti la pedofilia ma anche rituali satanici. Ciò non dovrebbe stupire se si pensa che Savile pare avesse anche gusti necrofiliaci. Al momento, secondo le testimonianze raccolte fin d’ora, il numero di bambine e ragazzine che hanno avuto negativamente a che fare col personaggio in questione, va dai duecento ai trecento casi. Le origini della fortuna di questo Jimmy Savile sono oscure, com’è oscuro il fatto che, per anni ed anni, il suo giro di frequenti amicizie è stato, a dir poco, altolocato: oltre che i più alti livelli della BBC, la principale tv inglese di cui Savile è stato per anni tra i personaggi più noti, parliamo di membri dell’aristocrazia reale britannica, deputati del parlamento (proprio quello di Westminster di cui si parlava prima), e anche primi ministri britannici, come Gordon Brown, Tony Blair ed Edward Heath. In un’occasione, o forse più di una, Savile aveva affermato di essere “un’eminenza grigia, una figura d’ombra sullo sfondo.”

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Jimmy Savile

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Jimmy Savile e il suo enorme sigaro, forse simbolico.

Dove voglio arrivare? Forse qualcuno di voi ricorda il caso di Marc Doutroux, il serial killer pedofilo arrestato nel 1996, il quale sconvolse il Belgio e non solo. Le indagini arrivarono a scoprire che Doutroux, tra le tante sue malefatte (tra cui quella di rapire e rinchiudere bambini per violentarli, torturarli e ucciderli), era implicato in giri pedofili che coinvolgevano anche ambienti politici belgi (da cui sembra avesse ricevuto protezione), insomma, questo Doutroux rapiva bambini per fornirli a una rete internazionale di pedofilia e probabilmente di satanismo. Naturalmente, l’inchiesta, una volta giunta a un certo livello, venne bloccata e insabbiata, andando contro a uno dei più classici “muri di gomma” istituzionali. Ebbene, a un caso come questo può essere paragonato quello di Jimmy Savile, con le dovute differenze (egli era sì pedofilo violentatore e forse necrofilo, ma non un killer di bassa manovalanza come Dutroux), per la possibilità che l’inchiesta questa volta riesca ad allargarsi, cioè che l’azione della polizia internazionale non sia bloccata a lungo da “ordini superiori” – dal momento che il sistema non è più stabile come nel 1996 – e che, quindi, una volta uniti tutti i punti, una visione d’insieme inimmaginabile si spalanchi agli occhi dell’opinione pubblica. I punti da unire sono le migliaia di persone, di bambini, che spariscono nel nulla ogni anno in tutto l’occidente, le protezioni delle “alte sfere” nei confronti dei pedofili e delle loro reti, le cerimonie sataniche, in cui era coinvolto lo stesso Savile assieme ai suoi amici potenti, come Edward Heath, primo ministro UK dal 1970 al 1974 il quale, secondo certe fonti dell’M15, il servizio segreto britannico, era solito “prendere e uccidere i bambini.”

Per adesso siamo ancora nel regno dell’immaginazione, ma la realtà in cui abbiamo creduto di vivere potrebbe celare retroscena sconvolgenti. Gli psicopatici sono (purtroppo) nell’ordine dei milioni, e, dal momento che non provano empatia con il prossimo, non provano emozioni e sentimenti umani, hanno un grande sangue freddo come i rettili, una gran capacità di dissimulazione, una tendenza alla sessualità perversa e promiscua e una propensione alla menzogna e all’arrivismo giungendo ad alte posizioni di potere (oppure essendoci addirittura nati dentro certi ambienti iperaristocratici), è logico pensare a una loro folta presenza tra i ranghi delle élite che hanno DA SEMPRE comandato l’occidente a livello finanziario, militare e, soprattutto, a livello di manipolazione simbolica di massa.

Il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe totalmente. In certi ambienti, nei scintillanti palazzi del potere occidentale lussuosi e cerimoniali, dev’essere una specie di ordinaria amministrazione percepirsi come una specie di “divinità a cui tutto e permesso”, della serie “facciamo un po’ quel che ci pare”, secondo gli insegnamenti del Marchese De Sade e di Aleister Crowley; attività oscene e ripugnanti per noi “comuni mortali”, per noi “uomini della strada”, vengono praticate come fossero delle partite a golf da certi personaggi. Non è (purtroppo) del tutto peregrino il sospetto che questi personaggi (magari non proprio tutti, ma qualcuno di loro) siano degli allucinanti Mister Hyde, ben diversi dai rassicuranti Dottor Jekyll che abbiamo sempre visto scorrere sui giornali e in televisione. Un “dietro le quinte” che, tra l’altro, diversi registi hanno provato a tratteggiare, per esempio Stanley Kubrick con “Eyes Wide Shut”, Brian Yuzna con “Society, the horror”, Roman Polansky con “Rosemary’s baby.”

Con un po’ d’immaginazione, si potrebbe immaginare un “caso Doutroux” moltiplicato esponenzialmente per diecimila, che travolgerà tutto, una volta che vi sarà il disvelamento, l’exposure, di tutto questo marciume inconscio, una volta che l’opinione pubblica, le milioni di persone dell’occidente e non solo, scopriranno di essere state totalmente governate per secoli (se non millenni), da una cricca ereditaria di potere transnazionale, in gran parte dedita a pratiche immorali innominabili, in grado di controllare la finanza mondiale e le armi strategiche termonucleari e che – tra l’altro, come afferma un sacco di documentazione in proposito – progetta(va), in mille modi, lo sterminio del 90% dell’umanità (perchè da tempo “siamo in troppi” per loro), una volta che tutto ciò riuscirà a essere diffuso in maniera mainstream, questa specie di “secondo crollo dell’impero d’occidente” sarà una specie di shock post traumatico per milioni, se non miliardi, di persone, le quali scopriranno di aver vissuto all’interno di un inganno perpetrato per secoli. Vi sarà una visione RETROSPETTIVA allucinante di tutta la storia precedente, tale forse da ANNULLARLA. George Orwell una volta disse: “Chi controlla il passato, controlla il futuro”, e, una volta che il passato sarà collassato (perchè ne saranno collassati i controllori), collasserà anche il futuro. Per la prima volta – dopo presumibilmente migliaia di anni – ci aggireremo, smarriti come profughi tra le macerie della Storia, come alla fine di una Guerra Mondiale invisibile, sarà davvero come se una televisione dal volume a palla si fosse spenta dopo secoli. Una volta che tutto ciò che noi credevamo fosse la “realtà delle cose” si sarà sciolto come neve al sole, una volta che tutto ciò che, soprattutto noi occidentali, pensavamo avesse un valore, non ne avrà più alcuno (come una moneta fuori corso legale), vi sarà una sensazione assurda, mai prima sperimentata, di PRESENTE INFINITO, con gli orologi e i calendari che si sciolgono come in un quadro surrealista. Un possibile assaggio di come potrebbe apparire tutto ciò di cui ho appena favoleggiato, lo potete vedere in un filmato realizzato dall’artista Jervè, risalente all’anno che s’è appena concluso.

Nel caso in questione appena illustrato, la visione confusa del futuro, la “profezia” – percepita malamente la scorsa estate – della caduta della torre dell’orologio del parlamento di Westminster – uno dei simboli dell’impero occidentale – avrebbe più o meno lo stesso significato profetico ma una diversa manifestazione nella realtà, più dunque il risultato di indagini, da cui si è riusciti finalmente a rimuovere gli ostacoli, e alla diffusione di documentazione top secret – modello Wikileaks – che a una caduta contemporaneamente simbolica e fisica (come nell’11/09/2001.)

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Se tutto questo scenario, se mai dovesse prendere davvero corpo e non fossero solo immaginazioni assurdo-fantapolitiche, potrebbe partire da questa inchiesta su un vecchio deejay pedofilo e amico dei potenti chiamato Jimmy Savile, un eccentrico personaggio che sembrava vestito sempre – anche negli ultimi anni prima che morisse – come un dandy, in un trionfo della moda Swinging London anni sessanta/settanta, sarebbe anche qualcosa di incentrato, in un certo senso, sulla musica pop di grande consumo. Anche dal momento che Savile è stato, per anni, il conduttore di una trasmissione radio – e poi Tv – originaria del Regno Unito, la quale poi si sarebbe diffusa, come un format (si sarebbe detto in seguito), in tutto l’occidente e oltre, ovvero Top of the pops: la filosofia spettacolare-musicale che sarebbe stata alla base di Mtv, la classifica degli ascolti e delle vendite della musica pop (in Italia, per esempio, un programma simile fu Superclassifica Show), la musica di grande consumo, la quale (come abbiamo scritto diverse volte su Civiltà Scomparse) ha avuto origine a partire dagli anni cinquanta, in contemporanea con l’epoca della nascita dell’universo televisivo, dell’UFOmania, della NATO, del consumismo, insomma di tutto quell’universo semantico di simboli e di significati in cui viviamo ancora adesso. Tra l’altro, almeno due amiconi potenti di Savile si sono cimentati in gioventù col mondo, allora emergente, della musica pop: il principe di Galles Charles Windsor, che suonava il violoncello in una band e l’ex primo ministro Tony Blair (negli USA abbiamo Bill Clinton a cimentarsi come sassofonista, ma forse non è la stessa cosa.)

Quegli anni cinquanta, i quali hanno dato origine al Big Bang della musica di grande diffusione Rock-Pop proveniente dal mondo anglosassone (UK-USA), la quale – si tende a non rendercesene pienamente conto – ha sagomato il mondo del dopoguerra anglosassone-centrico in cui tuttora viviamo nonostanti siano trascorsi sei decenni, sono stati inaugurati dall’ascesa al trono del Regno Unito – e non solo del Regno Unito – di Elisabeth II della casata Windsor. Ora, io voglio puntualizzare bene che non voglio fare del complottismo da quattro soldi, in questo blog non si vuole dare alcuna “informazione alternativa” in tal senso o, meglio, il materiale preso dall’ “universo cospirazionista” circolante soprattutto su internet, voglio impormi di prenderlo assolutamente con le molle, come ho già detto a più riprese. Ciò non toglie che da questo materiale informativo (in cui realtà e immaginazione sono impastate), posso pigliare ciò che m’è utile per dare un corpo a certe sensazioni, a certe connessioni impalpabili, subliminali, subconsce, che vedo snodarsi nel corso della Storia recente, e non solo.

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Coincidenze, combinazioni, sincronicità, più che altro, più che banali idee di “complotti.” Il regno di Elisabetta II lo vedo come l’EVENTO INAUGURATIVO di come noi occidentali siamo stati abituati a leggere il mondo – filtrato da Tv, giornali, radio e internet – dagli anni cinquanta in avanti, e la musica pop ha avuto un grande ruolo in questo, un ruolo che non ha mai avuto prima del 1952, anno in cui Elisabetta è diventata regina. Col suo viso effigiato sulle monete, le banconote, i pound (da noi detta “sterlina”), esattamente come il “soldo” degli antichi romani su cui era effigiato il volto dell’imperatore, da cui ha origine il termine “soldato”: potere, finanza e guerra da secoli intrinsecamente collegate.

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Esattamente cento anni fa, negli anni 10 del secolo scorso – il Novecento tanto celebrato – crollarono casate reali e imperiali ed europee che duravano da secoli, nasceva la grande finanza internazionale con più centri di potere, nasceva il primo impero socialista-progressista, aveva origine il cinema spettacolare hollywodiano, lo star system, primo germe della cultura pop.

Esattamente cinquant’anni dopo, negli anni sessanta, l’occidente sembrò sul punto di rinnovarsi completamente, perchè tutto ciò che ebbe origine negli anni 10 giunse a maturazione: l’impero finanziario con più centri di potere guidava alla grande un’economia che subiva i benefici influssi keynesiani dell’impero socialista-progressista, lo star system e la pop culture erano al loro apice, tanto che Elisabetta II faceva baronetti i più celebri protagonisti di quella pop culture (i quali subito dopo si misero a cambiare quasi del tutto tipo di musica, ispirandosi anche ad Aleister Crowley, colui che si definiva “la bestia 666”, inventore del motto “Do what you want”, Fa ciò che vuoi), e in quegli anni accadevano anche fatti come l’uccisione di un altro volto fortemente simbolico di quei tempi, ovvero John Fritzgerald Kennedy.

L’estremo di benessere materiale generalizzato in occidente a cui la Storia era giunta, fece sì che la prima generazione a sperimentare quel culmine di benessere materiale e “liberazione sessuale” mai sperimentato dalle generazioni precedenti, si mise in testa di voler “far finire la Storia”, naturalmente essendo inconsapevole di questo suo intento nascosto, ed essendo, inoltre, inconsapevole di essere in anticipo di cinquant’anni sulla tabella di marcia. Guarda caso, dagli anni sessanta, questo strano periodo della storia occidentale, uscì fuori proprio quel Jimmy Savile di cui si parlava – il quale, tra l’altro, fu fatto pari d’Inghilterra da quegli stessi poteri aristocratici di cui era grande amicone – il cui look rimase sempre, fino alla fine, quello di quel periodo. Per lui, la “liberazione sessuale” si spinse eccessivamente in avanti, tanto da fargli scoprire quanto diversi membri di quell’élite che lo stava coccolando fosserò già “liberi sessualmente”, e ben molto più di lui. Ed eccoci ora agli anni 10, non più del Novecento, ma del XXI secolo, dopo il 2000 e il 2012. Era ancora troppo presto per finire la Storia, cinquant’anni fa, anche se, nei fatti, era comunque già finita, anche se nessuno se ne rendeva davvero conto, in nuce (qualcuno direbbe “in astrale”, nei “registri akashici”) era già finita, mancava solo la sua manifestazione nella realtà, nel mondo 3D.

Nei decenni successivi si è voluto intenzionalmente bloccare questa “fine della Storia” – come ha ben descritto Paolo Barnard, un giornalista non certo avvezzo alla narrativa fantastica – anche se già una ventina di anni dopo (periodo 1989-1991) i sintomi stavano nuovamente facendosi avvertire…ma oserei dire che già negli anni 10, cent’anni fa, la Storia era in dirittura d’arrivo, ne fa fede, per esempio, la nascita dei movimenti dadaisti, surrealisti tra le due guerre, movimenti culturali che – già all’epoca – avevano intenzione di minare alla base ciò che l’occidente era stato, era e continua a essere: il Dominio (della percezione), la fabbrica del conscio e la repressione dell’inconscio.

Comunque, entro la fine di questo decennio (ne è d’accordo anche il buon Leo Lyon Zagami, guardate qui) finirà un (sotto)ciclo, la fine del “contenitore mediatico anglosassone” in cui siamo immersi dagli anni cinquanta (fase preparatoria dei sessanta), il quale, nella sua implosione, si trascinerà dietro altri cicli più grandi, non solo quello iniziato negli anni 10, non solo quello iniziato con l’Impero Romano, ma addirittura cicli risalenti a prima dell’origine della cultura greco-romana, alla costituzione della prima civiltà del Dominio, nella “Mezzaluna fertile” di millenni prima di Cristo, l’attuale Medioriente.

Con la fine del regno di Elisabetta II (probabilmente anche di altre casate reali europee, travolte da scandali, e non solo) terminerà “L’era del Pop-Rock” (anche se ora ci sembra impossibile immaginarlo), l’era della società dello spettacolo e dei consumi, della radio e della televisione (tanto per dire, del Top of the pops di Jimmy Savile), probabilmente emergeranno verità inerenti a morti eccellenti come quella della principessa Diana Spencer Mountbatten-Windsor – un personaggio chiave, fondamentale per certi progetti esoterici di dominio, il cui destino può essere forse paragonato a quello del personaggio di Mia Farrow in “Rosemary’s baby.” Ma non solo, potrebbero emergere verità su altre morti, da quella di JFK, a quella di papa Giovanni Paolo I, a quella di John Lennon.

Terminando altri cicli millenari – legati al movimento precessionale degli equinozi della durata di 25.960 anni – potrebbe avere anche fine “l’era del soldo e del soldato”, ma per ora non voglio spingermi troppo oltre con la fantasia.





Il Big Ben ha detto stop (2)

16 08 2012

Non è finora avvenuto nessun avvenimento eclatante, di importanza mediatica, inperniato sul BIG BEN del parlamento di Westminster a Londra (come “profetizzato” in questo post) simboleggiante la FINE DELLA STORIA. Cioè la fine del tempo lineare che si basa sull’accumulo di passato storico conosciuto e condiviso.

Non è successo niente.

Per ora il Big Ben ha detto stop solo al 2011, lo scorso capodanno, tra i fuochi artificiali.

Ma è proprio necessario che debba “succedere qualcosa”? Invece è possibile, anzi, che il tempo lineare produca i suoi soliti clichè noti e stranoti in una maniera sempre più visibilmente ripetitiva e spenta? In una specie di impennata?

E, paradossalmente, proprio da questa monotonia, da questa ripetitività e da questo accumulo di risaputo, potrebbe EMERGERE QUALCOS’ALTRO a un certo punto. Proprio come succede a certi disegni stereoscopici che sulle prime appaiono come delle trame ripetitive colorate senza senso ma poi, osservandole con più attenzione e con gli occhi un po’ incrociati a una determinata distanza, queste immagini stereoscopiche fanno apparire delle forme in tre dimensioni le quali non c’entrano NIENTE con la trama ripetitiva che si sta osservando, la quale in qualche maniera continua ad apparire anche se ormai non la si osserva più ma si osserva l’ALTRA IMMAGINE.
E’ risaputo che ad alcuni viene più facile accorgersi dell’immagine, mentre ad altri meno.

Se vi allontanate a circa 40 centimetri dall’immagine incrociando un po’ gli occhi, potrete ascendere dalla seconda alla terza dimensione vedendo una SEDIA.

Potremmo chiamare questo “fenomeno” una specie di ASCENSIONE dalla seconda alla terza dimensione? E l’accorgersi di qualcosa oltre la trama ripetitiva e noiosa del tempo lineare potrebbe essere questa la famosa ascensione dalla terza dimensione alla quarta o quinta o sesta, che un buon numero di siti e blog alternativi – più o meno ciarlatanescamente – parlano, continuando a parlare (sempre più dubbiosi e meno sicuri) del 21 dicembre di quest’anno, a proposito di chissà quale avvenimento eclatante e sensazionale?

Non mi stupirei se, proprio intorno al 21 dicembre, la monotonia del solito tempo della cronaca e della storia raggiungesse davvero un apice. L’arcinoto, il trito e ritrito che raggiunge il suo zenith.

Qualcuno, riferendosi alla mia “critica” alla tirannia del tempo lineare – comparsa anche nello scorso post – potrebbe obbiettare. “Ma come %&$£# è possibile  non riuscire più a percepire il tempo che si sposta dal passato al futuro? I cicli degli astri, i giorni, le notti, le stagioni, il fatto che invecchiamo?” Bene, ricordandomi, una volta, di aver letto che alcuni si siano messi a considerare come sia perlomeno curioso che gli esseri umani ricordino anni e decenni (se non secoli e millenni) spostandosi indietro nel passato, e non sappiano minimamente cosa succederà tra nemmeno dieci minuti, posso rispondere a quel qualcuno che la percezione del tempo come è comunemente intesa dagli esseri umani, è un costrutto in massima parte dovuto al condizionamento linguistico della mente, attraverso cui viene accumulata tutta la storia e la cronaca passata ossessivamente – e quasi burocraticamente –  naturalmente seguendo determinati punti di vista dominanti.

E’ la memoria organizzata linguisticamente che ci fa attendere il domani tenendo sempre presente lo ieri (il quale viene raccontato sempre in un modo ben preciso, omettendo migliaia di fatti e cose per “farlo tornare”, per far sì che “tutto quadri”, “tutto torni.”) Sono i nomi delle vie nelle città, i monumenti storici, i nomi, i cognomi e le nostre età, l’organizzazione ritualistica delle istituzioni, unita all’onnipresenza degli orologi e dei calendari, tutta roba la quale fa in modo di farci “rigare dritto”, perfetti soldatini sempre obbedienti alla tirannia del tempo lineare.

Una tirannia senza nome e senza volto, ma che esiste e ci fa soffrire, come qualsiasi tirannia.

E potrebbe anche non esistere concretamente, nel mondo della realtà.





Il Big Ben ha detto stop

8 08 2012

 

Il Vecchio Ordine Mondiale, quello in cui stiamo tuttora vivendo, è fatto di ciò che siamo stati condizionati a credere sia la realtà delle cose, frutto di secoli, se non millenni, di condizionamento orwelliano. La cosiddetta “Sindrome di Stoccolma” è un fenomeno che avviene quando il rapito si affeziona così tanto al rapitore che giunge a difenderlo e ad amarlo. Come accade in quei paesi, la Corea del Nord per esempio, in cui la gente è stata condizionata ad amare i propri tiranni. Una mia vecchia conoscenza una volta ha parlato di “Sindrome di Stoccolma che fonda la storia“, esattamente al punto 3 del cosiddetto “Manifesto dei perfidi ninfetti”, risalente a qualche anno fa. Aveva ragione.

Anche se all’epoca non avevo capito dove volesse andare a parare.

Dunque, lo smantellamento dell’attuale Ordine comporta la perdita di tutti i paletti con cui siamo stati condizionati a deformare la realtà, illudendoci di percepirla. Le persone possono difendere con le unghie e con i denti un sistema tirannico senza nome nè volto, che li opprime da così tanto tempo che si sono dimenticate di essere oppresse da una tirannia così pervadente da non poter nemmeno essere notata. Solo amata.

Questa tirannia è il TEMPO LINEARE.

L’attuale sistema economico-finanziario si basa sul tempo lineare. Oscurantismo ieri, progresso domani. Prestito oggi, debito domani. Lavoro oggi, pensione domani. Il vero grande e migliore amico del capitalismo è il tempo L. E probabilmente solo un collasso temporale può far collassare il capitalismo.

Lo stesso linguaggio è fatto di tempo lineare e, come sappiamo, le lingue creano più problemi di comprensione di quanti non ne risolvano. Le lingue sono una specie di “burocrazia della comunicazione.” Il concetto di BABELE non ci ispira immagini solari e limpide, ma perlopiù una grande confusione, da regolare perennemente con metodi faticosi.

Quindi ne derivano le mille divisioni tra le persone, i gruppi, le comunità. La sfiducia generalizzata. La costrizione del linguaggio come interfaccia tra la mente e la comunicazione interpersonale.

Per far collassare l’attuale sistema, che da due centinaia di anni all’incirca prende il nome di “capitalismo”, sarebbe necessario far deragliare la percezione del tempo lineare, smantellando al tempo stesso la sfiducia tra le persone (su cui si basa l’esistenza del denaro) permettendo alle loro menti di poter comunicare reciprocamente senza l’uso della “burocrazia della comunicazione” chiamata linguaggio.

Quindi, per esempio io adesso, avrei la possibilità di poter trasmettervi direttamente i miei pensieri, le fantasie, le immaginazioni che danno origine al seguente articolo, senza dover stare tanto a faticare dentro il labirinto della lingua italiana – frutto di secoli di sedimentazioni culturali – per trovare le espressioni più vicine a ciò che mi frulla in mente.

E’ scorretto dire che, sulla Terra, “è accelerato il tempo” negli ultimi secoli. E’ semmai accelerata la “creazione.” Per esempio, all’inizio del 1900 la popolazione mondiale era di un miliardo e mezzo di abitanti, centoundici anni dopo è cresciuta di sette miliardi. Se pensiamo al pianeta come una “scuola per anime”, sembrerebbe che sempre più anime vogliano…imparare. Scegliendo di sperimentare un livello esistenziale ricco di limiti, dovuti alla densità non particolarmente elevata della materia. Sembrerebbe quasi che qualcosa abbia fretta nel meccanismo della scuola planetaria. Spingendo a un punto in cui la lezione sarà imparata completamente. Immagino questo momento come qualcosa di pazzesco. Il momento in cui ogni singolo individuo sul pianeta capirà improvvisamente che E’ FINITA. Come quando suona la campanella a scuola.

Ogni individuo saprà di avere accumulato abbastanza esperienza – sommando tutte le esperienze di ogni elemento della specie umana nato e vissuto sulla Terra – per…uscire dalla scuola (anche se magari potrebbe essere solo la campana dell’intervallo.)

Quindi,

  • fine del tempo lineare
  • fine della storia
  • fine del linguaggio
  • fine del capitalismo

coincidono.

 





Olimpiadi di Londra 2012: Allarme Rosso (Telephaty London Calling addendum)

11 07 2012

Il presente articolo segue da qui.

Ho già parlato una volta di come gli avvenimenti del futuro previsti, ipotizzati, profetizzati, vengano percepiti come attraverso uno specchio deformato o tutto frantumato, un puzzle. Sia che si tratti delle profezie di Nostradamus o delle previsioni di Giulietto Chiesa. Questo puzzle viene poi ricomposto dandogli un’immagine il più possibile ben definita, ma spesso eccessivamente narrativa, drammatica e basata su scenari i quali già si conoscono, che già si sono ipotizzati e previsti, e per ciò stesso già “bruciati.” L’incremento esponenziale della facilità tecnologico-comunicativa sta aumentando sproporzionatamente, il progresso in tal senso non si può ormai più arrestare (nonostante ogni crisi), e l’internet senza fili accessibile da un telefono portatile modificato dovrebbe ormai poter evolversi soltanto in un senso: la COMUNICAZIONE TELEPATICA.

Per giungere a questo traguardo, che in pratica sarebbe la singolarità tecnologica concretizzata, sembra necessario spazzare via in qualche modo l’attuale ordine mondiale secolare. Per arrivare così  a una specie di “Google maps psichica” dell’intero pianeta, interconnessa. Ogni materiale psichico di ogni cervello disponibile in una rete diffusa a tutto il globo. Un po’ come è stato necessario sciogliere URSS e alleati per estendere esponenzialmente a tutto il globo il protocollo universale http:// di internet, giusto una ventina di anni fa. Qui si farà di più: si smantellerà la stessa storia conosciuta.

Ad ogni modo, vi è una consapevolezza strisciante di come nel prossimo futuro si aprirà una discontinuità nella storia come siamo stati abituati a conoscerla, forse proprio nel momento dell’apice del suo esaurimento per inflazione di troppi avvenimenti analoghi ad altri già avvenuti una volta per tutte, e per ciò che altrove abbiamo chiamato “accumulo di precedenti.”  Ogni previsione sul futuro basata su ciò che è già accaduto, o si è previsto-profetizzato in passato, è destinata a non avverarsi come la si aspetta. Influenzati da tanta fiction riguardante guerre termonucleari, invasioni extraterrestri, attentati terroristici, uccisioni o rapimenti di presidenti, ecc… Di solito, ciò che poi avviene nella realtà supera si l’immaginazione, ma in un modo imprevisto, più sobrio di ciò che si è letto o visto sullo schermo, ma anche inaspettato. Ciò, quindi, varrà anche per il momento di discontinuità che metterà la parola fine a come siamo stati abituati a considerare la realtà in cui viviamo, a come ce l’hanno raccontata i libri. Sia quella che leggiamo a scuola sia quella che leggiamo sui testi alternativi. Quindi non vi sarà nessuna invasione aliena alla “Indipendence day”, nessun conflitto termonucleare globale alla “Mad Max” e “Terminator”, nessuna apocalisse olografica alla “progetto Blue Beam”, probabilmente nemmeno un “arresto di massa” in mondovisione dei cosiddetti “Illuminati” che influenzano i poteri del mondo. La “fine della storia” giungerà in una maniera inaspettata ma molto realistica, e tutto sommato sobria.

In quanto a una estensione dell’attuale internet senza fili in una forma di telepatia, è eloquente la conferenza che, a questo proposito, ha tenuto il dottor Micheal Persinger, tenendo presente, del resto, come i progetti segreti delle superpotenze di ieri abbiano previsto l’utilizzo della cosiddetta “visione remota”, in particolare a scopo di spionaggio. Perciò si tratterebbe di rendere pubbliche, e fruibili a un ampio numero di persone, tecnologie già esistenti,  in possesso dell’umanità, ma mantenute top secret.

Nonostante tutto ciò possa essere visto come una specie di “fantascienza della comunicazione” irrealizzabile, si potrebbe essere inaspettatamente a un passo da uno scenario di questo tipo. E’ infatti quasi un segreto di Pulcinella che le “alphabet agencies” degli USA abbiano sperimentato la “remote viewing” già da decenni, per scopi di spionaggio. Ed è una definizione scientifica di “telepatia”. Sappiamo bene quanto gli esperimenti per fini spionistico-militari abbiano poi uno sbocco nella tecnologia avanzata usata nel quotidiano, all’inizio anche ciò che poi sarebbe divenuto internet era stata sviluppata come una tecnologia per scopi militari.

Ora il dottor Persinger (che è troppo forte, sembra provenire dagli anni 10 del secolo scorso) parla di come la connessione tra i 7 miliardi di cervelli umani della Terra avvenga tramite il campo elettromagnetico, quando questo è debole. Guarda caso, Gregg Braden ha parlato del progressivo indebolimento del campo negli ultimi decenni, e questo indebolimento dovrebbe giungere a un culmine. A un certo punto Persinger accenna anche alla ” risonanza Schumann”, altro argomento di Braden, che invece sta aumentando.

Potremmo davvero stare procedendo verso una “internet telepatica”, in cui sempre più cervelli sono collegati tra loro, così come all’inizio di internet come la conosciamo oggi – nel 1993 – sempre più computer erano collegati tra loro. Sarebbe davvero il culmine della tecnologia della comunicazione…infatti più di così dove si potrebbe andare? E pensare che, qualche anno fa, a un amico, parlando di come i cellulari siano diventati sempre più piccoli dicevo. “andando avanti così dove arriveremo, alla telepatia?” Mi pare che anche David Wilcock abbia parlato di certi suoi sogni premonitori in cui la telepatia diventava una cosa quotidiana, come l’utilizzo del telefono o di internet.

Inoltre, uno degli ultimi articoli di Marco Fardin, guarda caso, ha come titolo “immaginare un mondo senza segreti” parlando del transito di Venere del 5-6 giugno scorsi. I transiti di Venere davanti al Sole avvengono raramente, e sempre in coppia a distanza di pochi anni, il primo della coppia è avvenuto nel 2004, poco tempo prima della diffusione e dell’esplosione del web 2.0 (Facebook, YouTube, Twitter), e altri transiti di Venere in precedenza, nei secoli XVIII e XIX, sono avvenuti in concomitanza a forti cambiamenti nella comunicazione. La crisi e il crollo dei regimi comunisti sembrava avesse aperto la strada alla sempre più massiccia diffusione di internet, in precedenza molto in sordina, e l’attuale crisi – e probabile crollo – del capitalismo finanziario magari prelude a una formidabile diffusione di tecnologie che oggi ci sembrano fantascienza ma che di fatto…esistono già, devono soltanto raggiungerci.
Vi è una convergenza tra tanti fattori in gioco, ad ogni livello, e ciò di cui parla Persinger mi sa che è uno di questi.

Il “figlio della wireless internet” sarà davvero la telepatia? Un cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale sarà basato su questo tipo di comunicazione (anzichè sui microchip RFID sottopelle)? E per giungere a tanto si dovrà porre fine alla storia, in un certo senso? Dal momento che il potenziale annullamento di ogni segreto porterebbe in qualche modo  a questo. Ciò mi fa venire in mente la serie di video di Michael Tsarion, “Oracle and origins”, con sottotitolo “Where the history ends” (“Dove la storia finisce”.)

Insomma, in questa estate da “ultimi uomini” (espressione di Nietzsche per dare un nome agli “sfigati” che vengono immediatamente prima del “super uomo”), con il vagone di legno – naturalmente funzionante a motore a scoppio – della storia conosciuta strapieno fino a spezzarsi, guardando in tv, con la coda dell’occhio, letargici e crepuscolari reality e filmetti sbiaditi con Riccardo Garrone ed Edwige Fenech, impelagati nel lago melmoso di una crisi finanziaria demente che non si aggiusta anche se si promette di farlo, potremmo essere alla vigilia di una “discontinuità radicale”, senza precedenti e termini di confronto e paragone con qualcosa avvenuto in passato. E ciò nonostante ancora ci si dibatta coi minestroni immangiabili in tv, per esempio le “rassegnate” rassegne stampa della notte, che diranno sempre le stesse cose per l’eternità: il mondo si è incantato in una giostra che gira sempre nello stesso punto, e ogni idea di progresso basato sulla visione tradizionale delle cose è bloccata, in stallo. Le fotocopie sono sempre più sbiadite e si giungerà a un punto in cui usciranno fuori tutte bianche. Sarà il momento in cui l’ “ebollizione della vita umana” di cui ha bisogno l’attuale stadio del capitalismo per continuare a girare (con lo shopping e/o con le guerre) si spegnerà come se qualcuno avesse girato la manopola del gas, come se qualcuno avesse spento improvvisamente un televisore a tutto volume. Ciò potrà benissimo essere percepito dalle masse come “fine del mondo.”

In un post di fine maggio, ho già presentato un articolo (del quale il qui presente è un paradossale addendum) in cui facevo notare quanto la città di Londra si stia preparando a un generico “rischio sicurezza” per le Olimpiadi che vi si terranno tra luglio e agosto, con una militarizzazione del territorio piuttosto massiva. Voci si rincorrono su un possibile attentato “false flag”, in modo da poter magari incolpare a qualche capro espiatorio internazionale, per dare poi il via libera ad azioni belliche o di restringimento ulteriore delle libertà, e ulteriore giro di vite sul controllo alla cittadinanza.

Marco di “The Synopticon” si è focalizzato su questo appuntamento, che avverrà di qui a poco, nell’ultimo articolo del suo blog, il quale consiglio a tutti quanti di leggere, ma il suo sguardo va molto oltre questi timori terra-terra, concentrandosi su qualcosa che ha chiamato “I quattro cavalieri dell’apocalisse”: un mito che, a suo dire, si ripete a ogni fine ciclo di precessione degli equinozi, ogni 25.920 anni, quando “si torna al punto di partenza.” Da quel che sono riuscito a capire – o forse è una mia interpretazione fantastica, ma non importa – noi (come umanità in generale e occidente in particolare) ci troviamo a un punto del ciclo in cui i nostri antenati lontanissimi di venticinquemila e passa anni fa si sono già trovati, o forse (e questa sarebbe veramente grossa!) venticinquemila e passa anni fa eravamo ESATTAMENTE allo stesso punto in cui ci troviamo adesso: le automobili, il denaro, i computer, tutto quanto identico, comprese le lingue, le religioni  e i nomi degli stati…Atlantide, Mu o Lemuria, SIAMO (e fummo) NOI, o perlomeno in una fase leggermente precedente, poco prima dell’unificazione di scienza-tecnologia e spiritualità in una cosa sola, che rese quelle antichissime CIVILTA’ SCOMPARSE così mitiche agli eredi decivilizzati di secoli dopo. Praticamente delle divinità.

Ebbene, il mito dei “quattro cavalieri dell’apocalisse”, secondo Marco di “The Synopticon”, vuole esemplificare gli eventi archetipi (passati e futuri) i quali preannunciano la discontinuità col passato prossima ventura, la novità infinita, l’esaurimento della storia conosciuta, l’onda temporale zero.
Il cavaliere pallido cavalcato dalla morte è Adolf Hitler, il cavallo rosso con la spada è la bomba atomica, il cavallo bianco con l’arco sono le torri gemelle crollate, e il cavallo nero con la bilancia in mano…è qualcosa riguardante il momento intorno alla chiusura dei giochi olimpici di quest’anno a Londra.

Disegno del pittore spiritista argentino Benjamin Solari Parravicini, risalente al 1972, che dovrebbe rappresentare un evento catastrofico durante un’Olimpiade.

Come ho detto, nel sottobosco informativo di internet – e non soltanto – si attende che avvenga qualcosa durante quest’agosto a Londra. Si pensa genericamente a un “attentato terroristico” (anche tenendo conto, come si è detto, della militarizzazione di una parte della città), ma qualche altro cospirazionista vede anche la possibilità di un (falso) attacco alieno durante i giochi olimpici contro cui radunare tutte le nazioni della terra, abolire le religioni conosciute, e implementare il NWO con un unico esercito e un’ unica moneta mondiali. Il seguente filmato risalente al lontano 1984 sembrerebbe un indizio anticipatore, proprio alla chiusura delle allora olimpiadi di Los Angeles (le quali, traggo dai miei ricordi infantili, erano molto pubblicizzate su “Topolino”)

Oltre che le bizzarre mascotte dei giochi olimpici – le quali possono ricordare l’ “occhio unico di Horus” degli Illuminati – somiglianti, guarda caso, a buffi extraterrestri,

Notate anche quello strano triangolino sopra l’unico occhio, nella mascotte a destra.

Notate l’occhietto nel triangolino sopra l’occhio della mascotte a sinistra. Paura, eh?

Lady “only eye” Gaga.

Lady Gaga (in rosso) stringe la mano alla regina Elisabetta II (in nero). L’ “opera in rosso” e l’ “opera in nero” nei processi alchemici?

L’occhio di Horus.

L’occhio sulla banconota da un dollaro (definito “degli Illuminati” dai teorici della cospirazione.)

tra i brani musicali che “seguiranno” le Olimpiadi, ne è stato scelto uno particolarmente bizzarro visto il contesto, come viene inteso anche da questo articolo in inglese, ovvero “London calling”, una canzone risalente al 1979 del gruppo britannico punk-rock The Clash, con quel suo strano testo, certo davvero poco adatto a una manifestazione olimpica (!), che parla di ragazzi che Londra chiama per una guerra dichiarata, di “macchine che si fermano”, ere nucleari, “età nuove” che arrivano e, dulcis in fundo, Londra che “annega in un fiume”! Tra l’altro, nello stesso brano, si critica un fenomeno che ha dato l’impronta a quest’ultimo ciclo storico – del rock, del consumismo, della ribellione giovanile – iniziato nel 1956, ovvero la “beatlesmania.”

Può persino darsi che, in occasione di queste Olimpiadi, avvenga qualcosa di simile a un possibile “sdoganamento pressochè totale” nell’universo dei mass media mainstream, degli “Illuminati”, come ho anticipato in un post dell’ottobre scorso intitolato “L’Apocalisse nella scena finale di ‘The Truman show’. “

Come si è già detto, abbiamo sentore di ciò che ci riserva il futuro, ma l’immagine arriva a noi tutta deforme, inesplicabile, e la “aggiustiamo” (attraverso il filtro del linguaggio) utilizzando scenari che già conosciamo, tratti dalla storia già conosciuta o dalle storie del cinema. Il mondo ci parla attraverso le sue sincronicità – vedere molti post di questo blog, per esempio questo – ma, non riuscendo a interpretarle, è come se fossimo ciechi. Può essere che gran parte di ciò che viene da molti interpretata come “cospirazione” sia in realtà dovuta alle coincidenze significative. E’ come il paradosso del gatto di Schrödinger, in cui il gatto rinchiuso dentro una scatola è contemporaneamente vivo e morto perchè lo si stabilisce soltanto aprendo la scatola e osservandolo. Una cospirazione come quella degli “Illuminati” esiste e non esiste contemporaneamente, siamo noi a sceglierlo, osservandola secondo le regole misteriose della sincronicità. E’ paradossale ma è così. Dentro la scatola, dietro il sipario, la cospirazione c’è e non c’è allo stesso tempo. Stabiliamo noi, con l’osservazione e l’aspettativa, quale delle due possibilità esiste.

Bene, ci tenevo a dire questo.
Parlando dell’ultracelebre attentato dell’11 settembre 2001, avevo scritto nel settembre di due anni fa:

è qualcosa di così estremamente archetipico e simbolico, che la sua risonanza la si può individuare in un numero elevato di manifestazioni sincromistiche. E’ legato alla fine della dualità, alla fine della polarità (vissuta per sessant’anni, nel contrapporsi geopolitico di USA e URSS, bene e male, male e bene), è un EVENTO che quasi sembra essere piovuto sulla terra dal nulla, il quale ha indefinite chiavi di lettura, da quelle più “ufficiali” a quelle più estreme e inaccettabili per molti. In un certo senso è SEMPRE accaduto (e sempre accadrà), ma noi ce ne siamo resi conto solo quel determinato giorno!

Poco dopo il primo attentato alle Twin Towers, avvenuto il 23 febbraio 1993, intorno al dieci marzo successivo, uscì in edicola un numero del popolare fumetto Bonelli editore Martin Mystére intitolato “L’olandese volante” con la seguente copertina, che, ricordo, all’epoca mi colpì non sapendo perchè mai.

La strana copertina del Martin Mystere del marzo 1993

La strana copertina del Martin Mystére del marzo 1993

Inoltre, la storia dell’episodio del fumetto in questione (soprattutto l’epilogo), ricorda da vicino una vicenda che sarebbe avvenuta il 25 gennaio di due anni dopo, quando un missile metereologico di nazionalità norvegese lanciato al largo della costa, venne interpretato erroneamente dai radar russi come un missile nucleare diretto verso la città di Mosca, allertando le forze atomiche della Russia. Ebbene, in quel numero (132) di Martin Mystére così sincromistico, la storia a un certo punto raccontava di un generale USA impazzito aveva intenzione di scatenare una guerra nucleare preventiva con la Russia postsovietica (di fresco) buttando una bomba atomica, risalente ai tempi di Hiroshima, su Mosca, partendo con l’aereo proprio dal territorio norvegese! Ho avuto modo di notare che, spesso, le coincidenze più sorprendenti su ciò che nel mondo sarebbe accaduto in seguito, si trovano nelle opere di fantasia da quattro soldi.

E’ chiaro che vi sono aspettative – in una buona parte del pubblico mondiale – nei confronti della seconda metà del 2012, probabilmente preparate anche apposta, da dieci anni a questa parte più o meno. Per esempio, le due seguenti pubblicità di parchi giochi acquatici sono del tutto innocenti, e di certo coloro che le hanno ideate non hanno certo avuto l’idea di associare l’elemento ACQUA alla “fine del mondo.” 🙂

Aqualandia 2012, un’attrazione da fine del mondo!

Il parko acquatico Le Caravelle è…”la fine del mondo!”

Lo stallo di tutto quanto, ad ogni modo, deve avere una qualche forma di sbocco, e un gran numero di persone – più o meno inconsapevolmente – sta attendendo quel Nuovo Ordine Mondiale, lungamente annunciato – anche in maniera diretta sebbene sibillina – da molti leader mondiali, fin dal 1990, nel pieno del disfacimento dei regimi comunisti che hanno lasciato “single” la NATO, l’Alleanza Atlantica. Adesso è il turno dell’Alleanza Occidentale di disfacersi come quei lontani regimi…e questo (per quanto incredibile e assurdo possa apparire) potrebbe anche segnare la fine del millenario dominio maschilista, monetario e bellico, e il ritorno allo spirito delle società gilaniche esistenti prima del terzo millennio A.C. tra l’Europa e l’Asia, fondate sull’uguaglianza dei sessi e sull’assenza di gerarchia e autorità. E’ interessante notare come nel testo linkato vi sia scritto a un certo punto

Storici e antropologi hanno arbitrariamente collocato l’inizio della civilizzazione umana in un periodo dove la nascita e lo sviluppo del linguaggio scritto sono andati di pari passo alla diffusione della violenza e delle guerre.

Ricordandoci il discorso che si faceva sulla possibile diffusione futura di tecnologie le quali farebbero comunicare le menti tra loro senza bisogno del linguaggio, ciò è abbastanza significativo. Tra l’altro, pare che la stessa élite occulta che “manovrerebbe l’occidente dietro le quinte”, abbia compiuto diverse mosse dirette verso il “femminismo”,  la conquista dell’uguaglianza tra i sessi e la distruzione della famiglia tradizionale, qualcosa che appare, quindi, andare nella direzione del disfacimento della società autoritaria di modello maschilista, il che presupporrebbe uno spianare la strada a una società di tipo gilanico da parte della stessa élite di cui fanno parte il “comitato dei 300”, i Rothschild, i Rockefeller…ma qui siamo nella pura supposizione, dal momento che non c’è stato certo bisogno di nessuna cospirazione (pare) per togliere baffi a manubrio, barbe coi favoriti, cilindri e bombette dagli uomini, una volta trascorso l’ottocento. Sono cambiamenti nel flusso del tempo che succedono da soli.

Il “cavaliere nero con la bilancia in mano”, secondo Marco di “The Synopticon”, uno dei quattro segni archetipici (cavalieri) che annunciano la fine del tempo, o un suo disvelamento archetipico alla fine del ciclo precessionale-equinoziale, avverrà dunque a Londra, intorno alla metà di agosto, in un momento in cui il “tempo di non tempo” e l’accumulazione di avvenimenti ripetitivi senza sbocco, precedenti già codificati, solo ripetuti, raggiungerà una sorta di apice. In quale forma si manifesterà questo apice?

Londra è “la città del tempo”, lungo il celebre osservatorio di Greenwich passa il “meridiano longitudine zero”, su cui è calcolato il Tempo Coordinato Universale (UTC), derivato appunto dal Tempo Medio di Greenwich (GMT), un parametro per i fusi orari di tutto il pianeta, e perciò per il tempo di tutta la Terra. A Londra è ambientata la serie tv “Doctor Who”, che tratta di viaggi nel tempo, fin dagli anni 60; Londra è la città di H.G. Wells e della sua “macchina del tempo”; Londra è la città di Phileas Fogg, il benestante frequentatore di club, fissato con gli orologi, che fa il “giro del mondo in 80 giorni”, raccontato da Jules Verne…

L’immagine archetipica del Parlamento di Westminster, e soprattutto della sua torre dell’orologio, il BIG BEN.

C’è sempre stata davanti agli occhi quell’immagine, l’abbiamo vista in tantissime angolazioni, copertine di dischi (come quella sotto, il primo album dei THE WHO), storie a fumetti, film. Parafrasando ciò che avevo scritto qui:

“è qualcosa di così estremamente archetipico e simbolico, che la sua risonanza la si può individuare in un numero elevato di manifestazioni sincromistiche. E’ legato alla fine del tempo, è un EVENTO che quasi sembra essere piovuto sulla terra dal nulla, il quale ha indefinite chiavi di lettura, da quelle più “ufficiali” a quelle più estreme e inaccettabili per molti. In un certo senso è SEMPRE accaduto (e sempre accadrà), ma noi ce ne siamo resi conto solo quel determinato giorno!”

“My generation” dei The Who (nome somigliante, tra l’altro, a “Doctor Who.”)

Mi ricordo che, da ragazzino, avevo l’immagine della “fine dei tempi, o del tempo, o del mondo”, e la collocavo, fantasticando, nel 2050, alla fine di una partita di calcio dei mondiali, un evento sportivo internazionale quindi. C’è stato un periodo in cui ero fissato con l’idea degli “ultimi minuti”: devo avere già raccontato di quando, verso la fine del 1989, avevo scoperto una trasmissione notturna di sabato su Italia 1, una maratona televisiva di circa tre ore che presentava un lungo montaggio degli “ultimi tre minuti” di un gran numero di film, e questo, non sapevo perchè, mi faceva volare con la fantasia. Mi piacevano i film in cui vi era una “corsa contro il tempo”, preferibilmente con una torre dell’orologio come co-protagonista, e magari una scarica elettrica proveniente dall’alto. Penso a “Un minuto a mezzanotte”, “Ritorno al futuro”, persino film dell’epoca del muto come “Preferisco l’ascensore.” Per non parlare di copertine di Dylan Dog come le seguenti…

Copertina di Dylan Dog n°26

Copertina di Dylan Dog n°27.

E quando ero ancora più piccolo, più di venticinque anni fa, all’epoca in cui abitavo in un appartamento estremamente remoto, perduto nel bel mezzo degli anni ottanta che non sapevo di vivere, quando alla radio senza mangiacassette ascoltavo brani musicali come Life is life degli Opus, Absolute beginners di David Bowie, Big in Japan degli Alphaville (che allora erano il presente!) e altri, vi era la copertina di un ricettario di mia mamma, già allora vecchio di anni, di quando mia madre frequentava l’istituto tecnico femminile. La copertina di quel ricettario – che conservo tuttora e ne potete vedere l’immagine qui sotto – mi colpiva, la percepivo come “storica”, mi inquietava in qualche modo e, ovviamente, non sapevo bene il perchè.

La copertina del quaderno usato come ricettario da mia mamma, che da piccolo attirava stranamente la mia attenzione.

Succederà qualcosa nel periodo intorno alla chiusura delle Olimpiadi di Londra di quest’anno. Un EVENTO (spettacolare e di magnitudine planetaria) non ancora identificabile, il quale avrà come perno la torre del parlamento di Westminster. Edificio che, non a caso, si può anche considerare il simbolo della democrazia occidentale.

Guarda caso, anche in questo post di Corvide del blog “Diario di un volatile etnologo”, viene indicato il mese di agosto come bollente, anche se lui ha interpretato l’avvenimento previsto chiamandolo “scoppio della guerra.”
E non sappiamo nemmeno (ovviamente) se l’avvenimento – estemamente simbolico, e perciò scioccante, d’impatto – incentrato sul Big Ben, avrà una qualche correlazione con ciò che l’artista italiano Jervè ha definito “The Big One – Planetary Event.”

Tra l’altro, ricordo come, esattamente quindici anni fa, nell’agosto 1997 (un altro sottociclo?) sia avvenuta la morte della principessa Diana Spencer, un evento (incentrato su Londra e la famiglia reale inglese, anche se avvenuto a Parigi) che ha colpito profondamente l’opinione pubblica di tutto il mondo, e guarda caso, in concomitanza – e assolutamente in sordina – con il lontanissimo, misconosciuto punto di innesco della crisi della globalizzazione in cui il mondo si sta ancora dibattendo: ovvero il tracollo bancario thailandese che avrebbe portato di lì a qualche tempo alla cosiddetta “crisi delle tigri asiatiche”, il primo chiaro segno d’inceppo di un capitalismo finanziario globale che fino ad allora era sembrato andare sempre liscio.

La principessa Diana Spencer e Mia Farrow in “Rosemary’s baby”: separate alla nascita?

Attraverso soprattutto la Rete, si scopre facilmente (sapendo dove andare a cercare) come vi sia una grande fibrillazione finanziaria-geopolitica sottotraccia, anche se ciò emerge poco nei media mainstream, e pare di scorgere una fase di stallo, di un “equilibrio del disequilibrio” pericoloso, instabile, precario, il quale genera la falsa tranquillità di un anno finora povero di grossi avvenimenti – come invece il 2011 – ma che potrebbe andare completamente in pezzi in seguito a un evento di forte impatto che genera effetti impensabili, aprofittando dello stato di caos. Come può succedere durante un tornado, una tromba d’aria, quando materiali fragili in condizioni ordinarie riescono a perforare materiali molto duri.