Protetto: Mandate i pagliacci (assassini)…non vi preoccupate, sono già qui

22 09 2019

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Vertigo o l’Eterno Ritorno (1)

28 02 2015

Il  seguente articolo di Tristan Eldritch del blog A few years in the absolute elsewhere (“Alcuni anni nell’altrove assoluto”), di cui questa è la parte prima, è disponibile nella sua edizione originale a questo indirizzo web:

http://2012diaries.blogspot.it/2015/01/eternal-recurrence-alfred-hitchcocks.html

e chiaramente si ricollega a questo post:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/05/24/vertigo-25-maggio-articolo-solo-di-immagini-e-musica/.

Al tempo in cui misi in rete quel post, avevo considerato l’importanza archetipica del film di Alfred Hitchcock, “Vertigo” (in italiano col fuorviante titolo – come si capirà bene leggendo – di “La donna che visse due volte”), in relazione ai tempi che stiamo vivendo. All’epoca avevo pensato alle immagini del film riportate come profetizzanti un futuro ben determinato, che solo a posteriori, ad avvenimento accaduto, avrebbero acquistato senso, come spiegavo poco tempo dopo in un altro post-appendice:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/06/28/vertigo-25-maggio-addendum-quasi-a-luglio/

Questo post è stato – secondo le mie intenzioni – parte di quell’ “arte di CREARE messaggi a carattere profetico” o di “NOTARE messaggi a carattere profetico.” L’ingrandimento delle due figure – maschile e femminile, nera e bianca – dentro quella doppia spirale nella locandina originale del film Vertigo di Alfred Hitchcook, sembra voler evidenziare un ben determinato particolare, inerente qualcosa di ben preciso che non è ancora accaduto. Sembra quasi manchi solo quel qualcosa da associare a quell’immagine, evidenziata dall’ingrandimento, una volta che sarà accaduto.

Mi ero fissato sul quadro particolare (per esempio la caduta dalla torre, come quella dei tarocchi) senza riflettere, in quel momento, su come il film richiami, in uno spettro più ampio, il senso generale del ripetersi ciclico dei drammi a ogni livello dell’umanità sia nel micro che nel macro, il corso e ricorso continuo perchè “la lezione non la si è ancora imparata” e si ripete sempre lo stesso errore, a diversa magnitudine, maggiore o minore, rispetto alla precedente. Penso, insomma, che “Vertigo” abbia a che fare col mistero del tempo.

Le parti del testo sottolineate sono quelle che hanno maggiormente attratto la mia attenzione.

 

L’ Eterno ritorno: “Vertigo” di Alfred Hitchcock (1958)

Sepolto negli studi della natura, più di in ogni altra cosa adatte alle impressioni attutite del mondo esterno, è solo da quella dolce parola – di Ligeia – che la fantasia mette davanti ai miei occhi l’immagine di lei che non è più.”
Edgar Allan Poe, Ligeia.

Correva l’anno 2012 quando “Vertigo” di Alfred Hitchcock, nel sondaggio di “Sight and sound” risultò essere il più grande film di ogni tempo, scalzando finalmente via dal piedistallo “Quarto potere” di Orson Welles, cioè dal posto che manteneva con particolare tenacia fin dal 1962. Ciò ha rappresentato il culmine di una rivalutazione critica già da un po’ di tempo in corso. “Vertigo” ebbe critiche ambivalenti fin dal suo primo apparire, e al botteghino non risultò brillante, a differenza dei precedenti successi di Hitchcock. La casa di produzione del regista lo tenne fuori dalla circolazione per un decennio, e che la critica nei suoi riguardi ricominciò a prendere slancio solo quando venne di nuovo distribuito nelle sale nel 1983.

Oggi, “Vertigo” è considerato parte integrante sia dell’arsenale di Hitchcock sia della storia del cinema. Tuttavia, una certa minoranza del pubblico rimane non convinta dal film. Ricordo un mio amico, molti anni fa, dirmi che proprio non riusciva ad apprezzarlo, pur essendo un grande appassionato di cinema e un ammiratore della maggior parte dell’opera hitchcockiana. Il suo scoglio era la credibilità della trama. In tutta onestà, non si può negare che, a  livello letterale, la risoluzione del mistero di “Vertigo” è quasi impossibile da mandar giù, è – come ammise Bosley Crowther – “diabolicamente inverosimile.” Ci si potrebbe anche interrogare sulla scelta di Hitchcock di discostarsi dal romanzo originale, torcendone la storia, rivelando la conclusione a due terzi dalla fine. Probabilmente, è proprio questa forzatura della trama ad aver spinto il critico Tom Shone – nel suo libro del 2004 “Blockbuster” – a sostenere che “Hitchcock si diverte a oliare i meccanismi delle sue trame fino a ottenerne una specie di lucido brusio di fondo” e così sembra, quindi, che non sia il caso di mettere sul piedistallo, da parte di “Sight and sound” e il suo sondaggio, proprio quel film, dove tutto è in sospeso, gli angoli sono sbilenchi e dove il critico di cinema non cava un ragno dal buco.

Vertigo è un film diviso in due parti, ciascuna di esse finisce con la caduta (o caduta apparente, nel primo caso) del personaggio di Kim Novak dal campanile della missione San Juan Batista. Il pubblico, nella prima parte, così come il personaggio di James Stewart, John “Scotty” Ferguson, è rapito e ingannato. Nella seconda parte, il sogno è gradualmente decodificato, e ogni cosa è differente. Ferguson, simpatico nella prima metà, nella seconda diventa un bullo prepotente e feticista. La Novak, così notevole nella sua interpretazione della spettrale ed eterea Madeleine nella prima parte, diventa meno convincente nella seconda, quando interpreta la figlia della classe operaia Judy.

La grande magia del primo tempo, il suo senso ipnotico dell’abbandono a un sogno a occhi aperti e la persistenza spettrale del passato, deve cedere il passo a una spiegazione razionale, alla meccanica della trama. Per questo motivo, l’insoddisfazione con “Vertigo” – il senso del suo “essere in sospeso e con gli angoli sbilenchi” – tende a essere focalizzata in questa seconda metà del film.

Tuttavia, anche se ci concediamo questa critica alla storia tesissima di “Vertigo”, io continuo a pensare che sia un meritato candidato per il titolo di “Sight and sound”, tenendo conto, naturalmente, quanto sia soggettiva e chimerica la nozione che ogni film potrebbe essere “il più grande di tutti i tempi.” Nessuno ha mai messo in dubbio che “Vertigo” sia magistralmente diretto e interpretato, ma questa è solo una componente della sua distinzione e grandezza, si tratta di una qualità bonus per “Vertigo”, qualcosa che trascende la sua maestria così come fa con i contorsionismi logici della trama. L’unica metafora che viene in mente pensando a tutto questo, è la illusoria “Madeleine Elster” di cui Ferguson s’innamora perdutamente. Ci sono molte buone ragioni per cui qualcuno s’innamori di Madeleine-Kim Novak (ho deciso di mettere “Madeleine” in corsivo per evitare fastidiosi giri di parole come “Judy cioè Madeleine cioè Carlotta.”) Madeleine è più di una banale donna meravigliosa, egli offre a Ferguson qualcosa che è, allo stesso tempo, molto più inebriante e terrificante del semplice glamour di superficie, comunque abbondante. Madeleine è ossessionata dalla presenza di un’altra donna, la tragica Carlotta Valdes, lei stessa un essere dalle mutevoli sfaccettature: prima la bella Carlotta, poi la triste Carlotta, infine la folle Carlotta. Madeleine è un mistero, una sonnambula dentro un corridoio fatto di specchi rotti e frammenti di sogno, una donna che lotta per affermare la propria identità lottando contro correnti soprannaturali che la spingono nel passato, nella fredda fissità di un vecchio dipinto, verso un incontro prematuro alla fine della parte più buia in fondo al corridoio. Lei è la presenza attraverso cui le forze primordiali e i misteri del sesso, della morte, del sogno e del tempo si affermano. C’è poco da meravigliarsi che “Scottie” abbia preso così male tutto ciò!

Inoltre, non c’è da stupirsi che NOI abbiamo preso così male “Vertigo” nel corso degli anni. Così come in Madeleine, la bellezza di superficie della sua maestria è aumentata dal senso del suo essere ossessionata da altre presenze in corridoi sotterranei senza fine, dalla sensazione perturbante di qualcosa che sappiamo ma non possiamo proprio articolare a parole.
Tessuto intorno alla sua familiare struttura [hitchcockiana] di storia basata sulla suspence e il mistero, “Vertigo” possiede un’atmosfera fortemente onirica e una qualità letteraria, è immerso nella poesia anche nei suoi più casuali dettagli e diventa, dopo ripetute visioni, uno di quei film stranamente labirintici, dove ogni motivo e idea ricorrono e si ripetono in forme diverse per tutto il film. L’effetto è come quello dell’immagine che compare nei titoli di testa e, più tardi, nell’incubo di Scottie, la figura umana che precipita nella spirale, la spirale nei capelli di Kim Novak, la spirale del passato che ricorre nel presente. “Vertigo” possiede la ricchezza tematica e la coerenza estetica di un grande romanzo, o almeno sembra. Non sappiamo quanto del suo potere di suggestione può essere attribuito al romanzo da cui è tratto (“D’entre les morts”, letteralmente “Tra i morti”, di Pierre Boileu e Pierre Aryraud, che non ho letto), quanto allo stesso Hitchcock e ai suoi stimati collaboratori, e quanto alla sua propria immaginazione. I film sono realizzati catturando a perdifiato la luce di un singolo giorno, per poi soffermarsi con noi per l’intera vita.

Il seguente saggio è un tentativo di districare il mistero del perchè “Vertigo” lanci un incantesimo così potente e duraturo su registi e amanti del cinema. Alcuni degli echi e delle risonanze che trovo in esso sono, senza dubbio, volute dai suoi autori, alcuni sono accidentali e altri dovuti alla mia particolare sensibilità. E’abbastanza chiaro che la nostra immaginazione influisca sulla visione di “Vertigo”, in quanto si tratta di un film dove vediamo il mondo intero, la sua stregata San Francisco, attraverso lo sguardo incantato e disordinato del suo protagonista, Scotty Ferguson.

Tanto per avere sotto mano la trama familiare di “Vertigo”: John “Scotty” Ferguson è un detective di San Francisco che scopre, durante un inseguimento sui tetti, di soffrire di Acrofobia [la paura delle altezze, le “vertigini.”] E’afflitto dal senso di colpa verso il collega che ha trovato la morte nel tentativo di salvarlo, e dal senso di inadeguatezza a causa dei suoi accessi di vertigini. Scottie va a prendere conforto presso dalla sua amica ed ex fidanzata Midge. Non sapendo che fare, si trova a malincuore impiegato da Gavin Elster, una vecchia conoscenza dei tempi del college, ora in un’impresa di spedizioni marittime, assieme alla moglie Madeleine. Elster afferma che sua moglie è posseduta da una donna morta da lungo tempo – Carlotta Valdes – e vuole saperne di più sulle attività giornaliere prima di coinvolgere i medici. Seguendo Madeleine, Scotty scopre una donna apparentemente in trance, che rivisita senza fine una manciata di luoghi storici di San Francisco di particolare risonanza emotiva. Questi includono la tomba di Carlotta Valdes alla missione Dolores (l’unica struttura superstite della prima San Francisco) e il museo d’arte presso il California palace della legion d’onore, dove Madeleine studia un ritratto di Carlotta. Madeleine sembra ispirarsi alla figura del ritratto, portando con sè un mazzo di rose e modellandosi la parte posteriore della sua capigliatura in una treccia a forma di spirale.

Dopo aver salvato Madaleine da un apparente tentativo di suicidio nella baia di San Francisco, lei e Scottie iniziano un tentativo di relazione. Il tempo, però, stringe. Carlotta Valdes ha commesso il suicidio all’età di ventisei anni, la stessa età che ha ora Madeleine. Abbiamo la forte sensazione che Madeleine si stia fondendo in Carlotta, e la storia è destinata a ripetersi. Tuttavia, Scotty crede che Madeleine può essere salvata e il mistero della sua possessione spiegato razionalmente. Importanti per risolvere questo mistero sono i frequenti sogni di Madeleine, di un monastero spagnolo del XVIII secolo la cui chiesa ha una grande torre campanaria. Questo luogo sembra essere la chiave, il locus attorno a cui gira la spirale. Rendendosi conto che questi sogni rappresentano un posto reale, la missione San Juan Batista, Scottie la porta lì, sperando che la tangibile realtà abbia la meglio sulle sue manie di possessione. Tuttavia, i risultati sono opposti: dopo aver confessato il suo amore per l’ultima volta, Madeleine corre nella chiesa. Scotty tenta di seguirla fino alla scala a chiocciola della torre campanaria ma, ostacolato da attacchi di vertigine, guarda impotente Madeleine che si tuffa dall’alto fino a morire. In altre parole, siamo tornati all’inizio del film, le vertigini di Scotty come causa involontaria della morte di qualcuno, questa volta col senso di colpa più grave perchè era la donna che amava.

Passiamo adesso alla seconda parte del film. Scottie, addolorato fino al punto d’impazzire, è diventato come Madeleine nella prima parte: una figura spettrale, posseduta dal passato, che ritorna incessantemente ai luoghi di San Francisco con un personale, ossessivo, significato. Durante il suo vagabondare, incontra una brunetta, Judy Barton, la quale somiglia singolarmente a Madeleine. Nonostante la rassomiglianza fisica, Judy è un’operaia di Salina, Kansas, più terra-terra e aperta sessualmente di Madeleine. Nella suddetta bizzarra rivelazione, il pubblico è immediatamente lasciato nel complesso della trama: Judy era impiegata da Gavin Elster per impersonare sua moglie. La Madaleine di cui Scotty s’innamorò era dunque una finzione, la storia di Carlotta Valdes un elaborazione fantastica (ciò che proprio non va giù ai detrattori di “Vertigo”), uno stratagemma per assicurare un testimone per il supposto suicidio di Madeleine Elster, in realtà una tattica di adescamento fatta apposta da Gavin per denaro.
Tuttavia, proprio nel fare finta di essere Madeleine, Judy ha fatto per davvero innamorare Scotty, e così decide di assecondare il suo corteggiamento nella speranza che possa innamorarsi di lei per quello che realmente è. Ciò, però, si rivela doloroso e impegnativo, dal momento che Scotty accarezza ossessivamente l’idea di riportare Madeleine in vita in ogni suo più piccolo dettaglio. Con cura meticolosa e spesso tirannica coercizione, fa somigliare il più possibile Judy a Madeleine, cambiando il suo guardaroba e il suo taglio di capelli, e aggiungendo alla fine l’ultimo dettaglio fondamentale: la spirale appuntata dietro ai capelli. Ora che è tutto al suo posto, abbiamo una delle maggiori estasi della storia del cinema: l’apoteosi di passione romantica e perverso feticismo mano a mano che che la cinepresa di Hitchcock ruota delicatamente intorno alla coppia, intorno all’eroe sempre più ambiguo che ha raggiunto il suo empio obiettivo, la dea bionda e impervia come simbolo dell’irraggiungibilità in vita, divenendo letteralmente così anche nella morte.

L’estasi è di breve durata. Dopo aver donato il gioiello a Judy, Scotty comincia a sospettare la verità e torniamo circolarmente di nuovo al campanile della missione San Juan, dove Scotty supera la sua acrofobia e costringe Judy a confessare. L’improvvisa comparsa di una suora spaventa Judy, facendola slittare oltre il bordo e dunque ripetendo l’inevitabile tragedia del film.

Vertigo si conclude con Scotty, in piedi davanti al campanile, tre volte addolorato e morso dal senso di colpa, che sembra intrappolato in un ciclo che lo porta a rivivere la stessa tragedia, più e più volte.

Alcuni delle più comuni risonanze tematiche di “Vertigo” sono incentrate sulla relazione di Scottie con Madeleine/Judy, e particolarmente il rimodellamento di quest’ultima nella prima da parte di Scottie; nella seconda parte, dunque, le tratterò brevemente prima di esplorare le qualità mitiche e letterarie del film. In un senso generale, l’ossessione feticistica di Scottie verso Madeleine ci ricorda la tendenza diffusa di innamorarsi attraverso idealizzazioni, immagini o preconcetti, senza tenere conto delle imperfezioni, delle complessità e delle variazioni giorno dopo giorno. L’amore, per un carattere fortemente romantico o sensuale, tende a essere un’idealizzazione o un particolare ardore generato da un’immagine. Per la persona affascinata da questo tipo di passione, l’idealizzazione e l’immagine esistono in un regno elevato sopra la realtà quotidiana in cui, invece, l’oggetto del desiderio è completamente in carne e ossa. Questa è la situazione in cui Judy si ritrova: lei vuole che Scottie la ami per la sua reale personalità, ma lui rimane ossessivamente affascinato alla fantasia di Madeleine, la quale è stata creata da lei e da Gavin Elster per intortarlo. (Un’altra questione qui sollevata è legata all’identità: Scottie s’è innamorato di Judy perchè il suo aspetto e la sua personalità erano modellati per diventare Madeleine o solo per via della performance e della fantasia di Madeleine?
Le due cose – la persona e l’adozione dei tratti dell’altra persona – sono così facilmente separabili?)

La ricreazione di Madeleine da parte di Scottie è stata associata più frequentemente ai feticci caratteristici e agli ideali femminili dello stesso Hitchcock. La ricorrente propensione del regista per il tipo femminile della bionda raffinata e riservata, è stata descritta da Truffaut come “il paradosso tra il fuoco interiore e la superficie fredda.” Hitchcock stesso ha espresso questa dualità in termini più decisi: “Noi siamo per le tipe da salotto, le donne reali che diventano puttane quando sono in camera da letto.” (Style on film: “Vertigo”)
Questo è un desiderio maschile abbastanza tipico, di vedere incarnate la Madonna e la puttana in una persona sola – apparentemente repressa, privatamente sfrenata – va in qualche modo verso la comprensione della dualità tra la bionda e la bruna di “Vertigo” come incarnazioni della stessa donna, e gli stili diversi di abbigliamento e il diverso tipo di sessualità incarnati da Madeleine e Judy Barton. L’abito caratteristico di Madeleine è l’abito grigio, soggiogante, chiuso in modo restrittivo e non sensuale, quasi severo ma elegante nella sua sobria semplicità. Il senso generale di restrizione, moderazione e controllo è completato nel dettaglio finale della ricreazione di Madeleine da parte di Scottie: la pinzetta per capelli dietro la testa. Questo, chiaramente, rappresenta l’ideale di Hitchcock: la sensualità resa ancora più seducente dal suo essere sobria, nascosta sotto la superficie fredda.
Al contrario, quando incontriamo per la prima volta Judy Barton, indossa un abito verde luccicante che evidenzia le forme naturali del suo corpo, senza reggiseno (cosa inusuale per l’epoca.) Ciò è l’opposto della restrittiva, soggiogata sessualità rappresentata da Madeleine. Nei suoi, in qualche modo forzati, toni da ragazza operaia, Kim Novak-Judy dice a Scottie: “Ho già preso appuntamenti al buio, a dirti la verità, mi è già successo.” E’ questa ragazza terra-terra, più naturale e spiccia, che non riesce a emozionare Scottie, mentre invece resta incantato dalle fantasie sulla Madeleine artificiale, la donna che diventa un dipinto, un’opera d’arte.
In un interessante frammento di vita che imita l’arte, Kim Novak, doveva essere indotta a indossare l’abito grigio dal suo regista, proprio come come Judy deve esserne costretta da Scottie.

Non è dunque difficile vedere “Vertigo” come uno scorcio, forse involontario, negli angoli più oscuri della psicologia del suo regista, e uno studio, in generale, sul soggiogamento e la sottomissione della donna. Sebbene alcuni dettagli restino contestati, la preoccupazione di Hitchcock col suo personale ideale di bionda, sembra essere divenuto del tutto malsana al tempo della sua relazione con Tippi Hedren. Le corrispondenze tra Scottie come un bullo, solo saltuariamente simpatico, nella seconda metà di “Vertigo” e il rapporto apparentemente ossessivo, prepotente e abusivo di Hitchcock nei confronti di Tippi Hedren, è un argomento affascinante, ma è un aspetto di “Vertigo” così ben tracciato altrove che in questo saggio non mi soffermerò su di esso.

“Pigmalione” di Jean-Baptiste Regnault, 1786, Musee National du Chateau et des Trianons, wikipedia.

Le storie moderne con una certa risonanza e potere archetipico, hanno frequentemente analogie con molti miti antichi. Almeno, questo è senza dubbio il caso di “Vertigo.” Il più ovvio, mitico, precursore è la storia di Orfeo ed Euridice. Orfeo perde la sua amata, e va nel mondo sotterraneo per reclamarla dal mondo dei morti. La sua musica affascina così tanto Persefone da permettergli di riportare Persefone nel mondo di sopra, ma a una condizione: Orfeo deve camminare davanti alla sua sposa e non voltarsi indietro fino a che non hanno riguadagnato la terra dei viventi. Tuttavia, Orfeo è malaccorto, e perde la sua amata per la seconda volta, questa volta per sempre. “Vertigo” ricapitola questa tragedia classica. La morte strappa (o sembra strappare) Madeleine a Scottie, ma poi, miracolosamente, egli la ottiene indietro. Tuttavia, le sue azioni, in ultima analisi, portano alla vera e permanente perdita della sua amata. Il divieto di guardare indietro sembra particolarmente adatto in relazione al tema principale di “Vertigo”, del ritorno inevitabile del passato nel presente. La tragedia di Scottie è che, quando trova Judy, egli ha la donna che amava, e il suo amore per lui era l’unica cosa di Madeleine non contraffatta. Ma lui è ossessionato dal passato, ed è costretto a voltarsi indietro, prima nella ri-creazione di Madeleine, e poi nel ritorno alla missione San Juan Batista, dove diventa realtà ciò che la prima volta era illusione, ed è costretto a perdere Judy/Madeleine per sempre.

Scottie ricorda anche il mito di Pigmalione ed Edipo. Pigmalione fu lo scultore cipriota che scolpì una donna nell’avorio – Galatea – così perfetta che si innamorò di lei. Pigmalione pregò Afrodite di incontrare una donna bella come la sua statua e, dopo essere tornato a casa e baciato Galatea, trovò che l’avorio senza vita era divenuto carne vivente, e il suo idealizzato lavoro artistico una donna reale. Questo mito differisce da “Vertigo” nel suo lieto fine e in un altro elemento cruciale: Scottie si innamora di un’opera d’arte che non ha creato egli stesso, ma che è piuttosto una creazione della drammaturgia di Gavin Elster e della recitazione di Judy Barton. Cionondimeno, “Vertigo” riflette e inverte l’inquietante trasformazione del mito di Pigmalione.
Madeleine è una donna reale in procinto d’essere assorbita in un dipinto e nel freddo della storia, e Judy una donna reale che Scottie non può amare fino a che non è trasformata in un’opera d’artificio.
D’altra parte, Edipo, viene spesso chiamato il primo detective della letteratura. Assomiglia a Scottie, nel senso che la sua tenacia nel risolvere l’enigma della propria discendenza e identità, è in definitiva la sua rovina, qualcosa che non gli porta nulla a parte una profonda sofferenza.





Matteo colpisce ancora: incredibile ciclo storico di 25 anni!

11 09 2013

Il nostro amico Matteo ha scoperto una nuova ricorsività nella storia: avvenimenti somiglianti che si ripetono a scadenza di 25 anni.

Ciò fa capire che la “matematica della storia” ci riserva ancora tantissime sorprese, e, con ogni probabilità, siamo solo agli inizi di un mare di cose da scoprire al riguardo.

I cicli storici, e anche del tempo in senso lato, sembrano essere incredibilmente molti, sembrano interallacciarsi e sovrapporsi, e quindi, dal momento che la loro complessità risulta essere davvero alta, programmi informatici come il “TimeWave Zero” – i quali calcolano graficamente i flussi e riflussi del percorso temporale storico – risultano veramente, forse, troppo semplici e “basici” per seguire l’incredibile complessità delle somiglianze tra avvenimenti e delle coincidenze nel corso del tempo e della storia.

Ad ogni modo, tutto ciò è soltanto “frutto del caso”, sono solo “banali coincidenze”, o vi è un pattern, un misterioso schema basato sugli archetipi (che condiziona il tempo nonostante se ne trovi fuori) il quale, con una precisione cronometrica, sta dietro lo svolgersi degli avvenimenti?

1765 Rivoluzione Americana. 1790 Rivoluzione Francese.
1776 Dichiarazione indipendenza USA. 1801 Nasce il Regno Unito.
1789 Rivoluzione francese. 1814 Caduta di Napoleone, tradito.
1804 Primo treno a vapore. 1829 Locomotiva “razzo” rivoluziona trasporti.
1836 Battaglia di Alamo, indipendenza del Texas. 1861 Guerra Civile USA.
1861 Guerra Civile USA. 1886 Rivolta repressa violentemente a Chicago.
1861Inventata bicicletta. 1886 Inventata automobile.
1883 Gigantesca cometa passa vicino alla Terra, astronomo messicano vede 450 frammenti giganteschi della cometa passare a 400 km dalla Terra, frammenti che avrebbero distrutto il mondo. 1908 Evento di Tunguska, si crede che sia stato un impatto di una cometa con la Terra.
28 luglio 1883  Grande Terremoto di Ischia, 2000+ vittime. 28 dicembre 1908  Grande terremoto di Messina, migliaia di vittime.
26 Agosto 1883 Il più grande maremoto del secolo. 1908 Devastante maremoto dovuto al terremoto di Messina.
1889 Suicidio del principe ereditario d’ Austria e fidanzata. 1914 Arciduca d’ Austria e moglie uccisi.
1912 Il Titanic impatta con iceberg e affonda, il più grande transatlantico del mondo. 1937 Dirigibile Hindenburg, il più grande oggetto volante mai costruito, distrutto da incendio.
1914 Inizia prima guerra mondiale. 1939 Inizia seconda guerra mondiale.
Fine agosto 1920 Ultima grande battaglia di cavalleria della storia. Agosto 1945 Ultimi eventi della seconda guerra mondiale.
1948 Prima guerra paesi arabi-Israele. 1973 Ultima guerra paesi arabi-Israele.
1948 Durante il Blocco di Berlino l’URSS proibisce il trasporto delle merci. 1973 Durante la guerra dello Yom Kippur i paesi arabi bloccano il trasporto e gli scambi di petrolio.
29 giugno 1956  Matrimonio Marilyn Monroe e Arthur Miller. Marilyn morirà giovane. 29 luglio 1981 Matrimonio di Diana e Carlo. Diana morirà giovane.
1959 Primo caso registrato di AIDS. 1984 Gaetan Dugas, il “paziente zero”, muore di AIDS.
1960 Terremoto 9.2 Cile 1985 Terremoto 8.0 Cile (25 anni dopo, 2010, terremoto 8.8 Cile.)
1961 La più potente esplosione atomica di sempre in Russia. 1986 Chernobyl, il più grande disastro nucleare di sempre in Russia.
1970 Una fuga di gas a Osaka, Giappone, nella metropolitana causa un esplosione. 1995 Attacco terroristico con gas nervino nella metropolitana di Tokio.
1974 Massacro in una scuola superiore israeliana 1999 Massacro di Columbine, scuola superiore USA.
1975 Primo volo con passeggeri del Concorde 2000 Ultimo volo del Concorde.
10 settembre 1976 Collisione tra aerei, disastro a Zagabria. 11 settembre 2001 Dirottamento di aerei per provocare attacco terroristico.
1979 Incidente nucleare USA 2004 Incidente nucleare Giappone.
24 gennaio 1979 Un milione in marcia a Genova contro il terrorismo. 12 marzo 2004 Milioni protestano in Spagna contro il terrorismo.
1980 I funerali imponenti del Maresciallo Tito. 2005 I funerali imponenti di Giovanni Paolo II.
Maggio 1981 Il Papa scampa a un attentato. Settembre 2006 Minacce musulmane al Papa dopo un suo discorso male interpretato.
1984 Strage del treno rapido 904. 2009 Strage ferroviaria a Viareggio.
Aprile 1984 Terremoto a Gubbio (It.) Aprile 2009 Terremoto a L’Aquila (It.)
1984 Gaetan Dugas, il “paziente zero”, muore di AIDS. 2009 Influenza H5N1, la “suina.”
1985 Achille Lauro, nave sequestrata da palestinesi nel Mediterraneo, un americano muore. 2010 Flottiglia di aiuti per i palestinesi abbordata nel Mediterraneo, un americano muore.
1985 Settembre, grande terremoto in Messico 2010 Settembre, frana di Oaxaca in Messico.
1986 Ripristinata solo per quest’anno la festività del 2 giugno. 2011 Ripristinata solo per quest’anno la festività del 17 marzo.
1986 Disastro nucleare di Chernobyl. 2011 Disastro nucleare di Fukushima.
1986 Tensioni USA con la Libia. 2011 Intervento NATO in Libia.
Ottobre 1987 Wall street: il peggior crollo dal 1929. Ottobre 2012 Wall Street chiude a causa dei danni causati dall’ Uragano Sandy, il quale arriva su New York 83 anni dopo il 1929, lo stesso giorno del crollo di Wall Street del 1929.
Agosto 1987 Julian Knight compie sparatoria in Australia. Luglio 2012 Alla premiere del film “Dark Knight – Il ritorno” un uomo compie sparatoria, USA.
Inverno 1987 Il traghetto Free Enterprise affonda in Belgio con quasi duecento vittime. Inverno 2012 Affonda la nave da crociera Costa Concordia.
14 aprile 1988 A Napoli esplode autobomba davanti a circolo militari Usa , colpevole un Giapponese. 15 aprile 2013 Bombe durante la maratona di Boston

Prossimamente ??? (annate 1988-1989 / 2013/2014)

1988

Incidente di Ramstein

Gorbacev presidente URSS

Primo virus di Internet si diffonde

Armenia, terremoto, migliaia di vittime

Disastro di Lockerbie, Scozia, Usa accusano la Libia

1989

Fine guerra Iran- Iraq

Ribellioni di New York

Rivoluzione Myanmar

Proteste di Berlino

1989  l’ anno della ” fine della storia ” (Francis Fukuyama)

Imperatore Giappone muore

Abbandono dell’ Afghanistan da parte della Russia

Proteste Venezuela

Tempesta geo-magnetica causa collasso della rete elettrica Canadese, Statunitense e Svedese; aurore boreali in Texas

Disastro Exxon Valdez

Solidarnosc legalizzata

Tiananmen

Crash 13 Ottobre 1989 economia

7.1 terremoto California San Francisco

Cade muro di Berlino

Rivoluzione Praga

Rivoluzione Romania





E ne resterà soltanto uno: la parabola di Pietro Taricone

25 04 2013

PIETROTARICONE322

Ricordo bene quell’autunno 2000, quando c’era stata la prima edizione italiana della trasmissione IL GRANDE FRATELLO.

Il Grande Fratello, come tutti sanno, è il dittatore assoluto che assoggetta le popolazioni attraverso gli schermi televisivi, nel libro distopico, 1984, dello scrittore britannico George Orwell.

Nulla, in quell’anno, lasciava presagire che, negli anni successivi, molti commentatori avrebbero bollato come orwelliana la gestione massmediatica della “guerra al terrorismo” e le leggi in materia di sicurezza promulgate in seguito, le quali ponevano limiti alla libertà e alla privacy della cittadinanza.

La prima edizione de Il grande fratello era qualcosa di “storico”, non mostrato soltanto come tale, nonostante fosse un format dell’agenzia olandese Endemol distribuito in molti paesi, non solo in Italia. Per la prima volta in questo paese, era trasmesso un programma che riprendeva 24 ore su 24 un gruppo di persone, prigioniere di una casa di loro spontanea volontà.

Le successive dodici edizioni de Il grande fratello, per me erano state solo copie malriuscite della prima, la VERA edizione storica e classica, indimenticabile, che sarebbe rimasta “scolpita nei secoli.” Forse soltanto ancora la seconda si era un po’ salvata, quella che fu fatta partire con una settimana di ritardo per via degli attacchi terroristici del settembre 2001.

Era forte, dunque, la NOVITA’  originale e originaria di quella prima edizione, avevo letto che persino Umberto Eco passava una parte del suo tempo a guardarla; tra i partecipanti ricordo personaggi come Rocco Casalino, Un certo “Ottusangolo” (come era soprannominato dalla Gialappa’s band), la pittrice sarda che di cognome faceva Tilloca, e adesso non ho voglia di andare su un motore di ricerca per rintracciare il suo nome (che ora me lo sono ricordato, era Maria Antonietta), poi la bagnina bionda del lago d’Iseo dal forte accento lombardo-orientale, il pizzaiolo-deejay siculo e pelato col bandana e altre figure che, settimana dopo settimana, venivano “nominate” dal televoto del pubblico a casa e dalle scelte dei loro compagni i quali, all’interno di una specie di loculo tutto rosso chiamato il “confessionale” decidevano chi per loro doveva uscire  Era come un rituale molto preciso, una specie di cerimonia che andava avanti settimana dopo settimana il giovedì sera su Canale 5, condotta da  Daria Bignardi e in onda sull’antenata di Sky, Stream Tv, come si è detto, 24 ore su 24.

Settimana dopo settimana, dunque, chi aveva ricevuto più nomitation (negative) sia dal pubblico a casa che dai loro compari – tutti sorrisi davanti e coltelli dietro – usciva dalla casa, e c’era il giornalista Marco Liorni ad accompagnare all’uscita  colui o colei che era stata espulsa dalla casa, per poi ritrovarsi in studio di fronte alla Bignardi con, sullo schermo dietro alle loro spalle, i compari rimasti nella casa. E tutti commentavano l’uscita, con grandi emozioni, trasmesse al pubblico a casa, e non ancora diventate routine, come nelle edizioni successive, quelle condotte da Alessia Marcuzzi. In seconda serata, poi, ci pensava la Gialappa’s band a fare una specie di montaggio video della serie “vogliamo ricordarlo/a così”, con i momenti più salienti del personaggio dentro la casa, con il noto brano di Vangelis come accompagnamento musicale.

Tra i personaggi di quella prima edizione andata in onda nell’autunno del mitico anno 2000 (dall’equinozio di autunno al solstizio d’inverno), vi era uno che spiccava tra tutti per la sua personalità contraddittoria, multisfaccettata, verace, sincera, ma con una certa oscurità e malinconia di fondo, un po’ maudit. Senz’altro il più inquietante tra gli individui che popolavano la casa: PIETRO TARICONE.

Ricordo quando Pietro Taricone era riuscito a vincere la prima edizione de Il grande fratello, il 21 dicembre 2000, quando era rimasto SOLO nella casa, come un leone in gabbia dentro il grande soggiorno con il divano e tutte le altre stanze della grande casa, vuote come le stanze dell’albergo di Shining, con TUTTI che lo osservavano dallo studio televisivo della Bignardi e di Liorni, dove si erano radunati i suoi ex compagni, ormai tutti fuori, e restava soltanto lui là dentro, ricordo che la musica di accompagnamento era estremamente evocativa. Non era solo un momento di grande televisione che accade raramente (potete ridere ma è così) ma era anche l’incarnazione, in diretta Tv, di una mitologia, il mito dell’eroe il quale, dopo essere di ritorno da un viaggio, da una battaglia, si trova faccia a faccia con la solitudine del vincitore. Vi era, dunque, un aura in quell’ultima puntata della prima edizione, la quale non si sarebbe più ripresentata per tutte le dodici edizioni successive. Non era più un banale reality show (all’epoca quest’espressione non era ancora entrata nell’uso comune) ma la concretizzazione di un archetipo eterno.

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La locandina del film con Vincent Price “L’ultimo uomo sulla Terra.”

In quel momento Taricone era l’ultimo uomo sulla Terra, era Adamo senza Eva, Caino senza Abele, Socrate prima di prendere la cicuta, Gesù Cristo sulla croce.

Ed era forse destino che Pietro seguisse l’espressione, resa famosa da una canzone di Francesco Guccini, “gli eroi muoiono giovani e belli” poiché il 29 giugno 2010, a soli 35 anni, morì in seguito a un incidente di paracadutismo, una disciplina in cui era esperto.

Tralasciando  le considerazioni complottiste su questa vicenda, voglio concludere riportando uno scritto tratto dal blog The Hive, postato proprio nel giorno della morte di Pietro Taricone, e che riguarda avvenimenti tuttora in corso.

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Cosa hanno in comune il prematuro decesso di Pietro Taricone, l’ aggressione a Papa Benedetto e l’ iter giuridico del processo al Vaticano (in merito allo scandalo pedofilia)? Tutti e 3 gli avvenimenti, avvenuti in perfetta specularità temporale (vedi figura sopra), parlano in modo figurato – o meno – della caduta della chiesa: la caduta del Papa, il massimo esponente Vaticano (S. Pietro), e la “Caduta” di Pietro Taricone, morto “inspiegabilmente” quando in USA la magistratura tuonava vendetta contro il Vaticano (S. Pietro), proprio durante il giorno di San Pietro! (quando è troppo è TROPPO).

La morte di Taricone è la perfetta risonanza temporale di un avvenimento simbolico del passato, che è il riflesso anticipato di un futuro che piano piano viene svelandosi, in maniera speculare e perfetta, noi oggi sappiamo, che questi segnali allegorici potrebbero essere il presagio di un futuro meno allegorico e piu concreto dove potremmo assistere inesorabilmente alla caduta (questa volta non allegorica) dell’ impero di S. Pietro..

Un futuro, che è stato gia pressoche scritto e programmato si preconfigura inizialmente in maniera immaginativa (a livello di pensiero), per poi mutare in evento simbolico ed allegorico, per diventare infine realtà.

I segnali arrivano, e il Messia moderno (la TV) anticipa a suon di “parabole” simboliche ciò che ci aspetta: a testimoniare la natura riflettente del tempo […]

Dal punto di vista umano, è pressochè evidente a questo punto, che chi lavora in televisione ed ha puntati addosso gli occhi di milioni o miliardi di persone, diventa a maggior ragione, pedina del gioco dell’ universo, ove tutto è in un perfetto Caos Organizzato.. fenomeni mediatici come ad esempio la morte di M. Jackson, e la morte di Taricone, sono segnali evidenti di una matrice intelligente di eventi che si muove e vibra in maniera organizzata, e di come gli esseri umani (sopratutto quelli che nella società hanno un ruolo chiave) vengono manovrati misteriosamente da questa matrice (la morte di Taricone e quella di Jackson sono state entrambe piuttosto anomale e misteriose).

http://hive1.blogspot.it/2010/06/specularita-30.html