L’Anticristo più nerd e geek che si possa immaginare!

17 04 2020

bill gates

https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=102163

Secondo il nostro esoterico sito, la somma dei valori corrispondenti ai caratteri ASCII delle lettere che compongono le parole “Bill Gates” è nientepopodimeno che 666, il celebre numero del diavolo. Non basta: sommando i valori dei caratteri ASCII di due famosi prodotti della Microsoft, Windows 95 e MS-DOS 6.21, si otterrebbe di nuovo 666.

Sembrerebbe davvero convincente, ma proviamo ad analizzare gli argomenti.

Oh, per l’amor del cielo e di Las Vegas! Duemila anni  di profezie e terrori oltre a suicidi di massa e cattiva narrativa gotica… finiscono per far sì che questo qui nella foto qui sopra sia “la Grande Bestia 666”? 

Voglio essere rimborsato!

Vi ricordate di tutti quei film spaventosi sull’Anticristo e la “Grande Bestia”, e costui era sempre una figura spaventosa ma carismatica e stranamente affascinante? 
 
E ce l’avete presente quei simpaticoni di Aleister Crowley o Jack Parsons o anche Marilyn Manson quando dichiaravano ai microfoni di essere l’ “Abominio della desolazione” ? O anche il primo urlatore black metal a caso dalla Scandinavia che vi viene in mente?
 
Sicuramente tutto ciò deve essere basato su qualcosa di fattuale, no? Di sicuro la Bestia che farà la “guerra ai santi”, che costringerà le genti a scegliere di avere stampato il Marchio 666 sulla mano destra oppure a morire… deve insomma trattarsi di qualche terrificante “uomo-Dio”, tipo un “Jim Morrison dalla lingua d’oro”, giusto? 
 
E’ invece l’Anticristo è questo furbacchione qui, ladro di proprietà intellettuali, di interfacce grafiche “user friendly.”

Ecco, babbei, la vostra Bestia che emerge dalle acque, lasciate ogni speranza o voi che entrate!

 
 
Volevate il giovane Anticristo di Sam Neill? Niente da fare: vi sciropperete il “vecchio Anticristo di Woody Allen.” 
 
 
Ecco il Marchio!

Non so voi ma io preferirei schiattare piuttosto che assumere in vena quella roba. Per non parlare delle ridicole sciocchezze fantascientifiche con cui Bill vuole irretirvi per iniettarvi le nano-tecnologie: se vi piace l’idea di averle nel vostro flusso sanguigno o sulla vostra pelle siete i benvenuti!

 
 

https://nypost.com/2020/04/13/roger-stone-bill-gates-may-have-created-coronavirus-to-microchip-people/

Rispondendo a una domanda a proposito di quali tipi di cambiamento dovrebbero essere fatti per mettere d’accordo le regolari operazioni di “business” con il distanziamento sociale, Gates ha detto:

Alla fine avremo dei certificati digitali per mostrare chi è stato ricoverato o a chi è stato fatto il tampone o, quando avremo il vaccino, chi lo ha ricevuto.

Cosa sono questi “certificati digitali”? Come combatteranno il coronavirus? Useranno mica un microchip, nello stile della fantascienza distopica?

Per adesso, Bill Gates non ha mai parlato dell’utilizzo dei microchip per combattere il covid-19. Tale idea proviene da un professore di bio-ingegneria della “Bill e Melinda Gates Foundation.” Questa tecnologia vista come “quella dei ‘chip impiantati’ ” si riferisce in realtà a qualcosa chiamato quantum dot tattoos: degli specie di “micro-aghi” che producono come dei “tatuaggi”, indelebili ma invisibili poiché fatti con l’inchiostro simpatico in cui si possono immagazzinare le informazioni su chi è stato o non è stato vaccinato. Perché? Per aiutare con l’immunizzazione identificata i paesi in via di sviluppo dove la carenza di vaccinazioni porta a un numero di decessi prevedibile. Dunque non ci sono evidenze che questa iniziativa si riferisca a “microchip impiantabili” nel corpo.

Pare che i media non riescono più nemmeno a fare finta di dire una parvenza di verità…infatti, quale sarebbe poi la sostanziale differenza tra i dati personali sensibili tracciabili in un microchip impiantato nel corpo o in un “tatuaggio” fatto con “micro-aghi” sul corpo?

http://en.people.cn/90001/90776/90883/7407854.html

Ed eccoli lì, al momento giusto: il buon vecchio Partito Comunista Cinese che tira i fili della Bestia 666!
 
Scommetto che starà facendo il COSPLAY del Dragone che darà autorevolezza alla Grande Bestia. 

https://www.agi.it/estero/epstein_gates-6351249/news/2019-10-13/

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/bill-gates-e-jeffrey-epstein-amici-insospettabili-1767949.html

Come riporta l’Agi, dopo la morte di Epstein, Bill Gates aveva minimizzato il suo rapporto con il finanziere, come avevano fatto, nelle settimane precedenti, molti personaggi altrettanto noti. Il New York Times, però, non si è fermato alle dichiarazioni ufficiali di Gates e ha indagato sull’amicizia tra i due, finendo per raccogliere una serie di email e svelare un rapporto che era molto più profondo nonostante la grande differenza di stile di vita.

https://m.dagospia.com/che-ci-facevano-il-principe-andrea-e-bill-gates-sull-aereo-di-jeffrey-epstein-a-incastrarli-211685

Che ci facevano il principe Andrea e Bill Gates sull’aereo di Jeffrey Epstein? A incastrare il figlio di Elisabetta II e il miliardario sono i registri di volo dei piloti che li indicano come passeggeri su alcune tratte – il duca di York avrebbe volato in almeno quattro occasioni nel 2001 sul velivolo insieme ad Epstein e Virginia Giuffre, una delle “schiave sessuali” – Guai anche per il fondatore di Microsoft che…

O forse proprio Epstein  è/era colui che conferisce alla Bestia la sua autorità, riuscendo ad avere i prodotti di Gates al guinzaglio.

Ed eccolo lì il Guy Woodhouse del nostro triste e deprimente Anticristo: il filantropo BILL GATES SENIOR.

In compagnia di bambini, sempre in compagnia di bambini questa gente.

Versione originale:

https://secretsun.blogspot.com/2020/04/apocalarpse-2020-suckiest-antichrist.html





Le morti dei primi mesi del 2020 in risonanza con JFK e RFK

15 04 2020

Il 20 dicembre 2019, ho scritto una lista di fine anno, “I morti del 2019 in risonanza con le morti dei Kennedy”

Venne fatta questa osservazione:

Un “risuonatore” o diapason (usato per la prima volta nel 1869) è un’apparecchiatura che mostra un comportamento risonante, che reagisce oscillando con grande ampiezza a delle determinate frequenze, denominate “frequenze risonanti”.

Il diapason è spesso definito come un’apparecchiatura usata per rendere più definito un suono, per esempio quello di uno strumento musicale. Anche degli individui possono essere definiti come “risuonatori” quando rispondono maggiormente a uno specifico evento.

Nell’aprile 2019, il cripto-kubrickologo Alex Fulton ha iniziato a utilizzare il termine “resonator”. Nell’agosto 2019, Fulton ha chiarificato il suo utilizzo di “resonator” (=diapason) definendolo come “persona avente un effetto amplificato su un evento specifico” ~ spesso relazionato all’assassinio del presidente John Fritzgerald Kennedy (JFK).

 
Morti risonanti con JFK e RFK

 

All’alba del 2020, mentre le morti risonanti con JFK erano di nuovo sulla scena, stava diventando evidente anche una crescita degli eventi risonatori con RFK (Robert Fritzgerald Kennedy), in un paesaggio informativo prossimo a soccombere alle morti per il covid 19.

 
Qui di seguito una cronologia di morti dei primi mesi dell’anno in risonanza con i Kennedy.

 

Gennaio 2020

L’alpinista americano di origine olandese Dee Molenaar è morto a 101 anni il 19 gennaio a Burlington nello stato di Washington. Era nato il 21 giugno 1918. Assieme a Jim “Big Jim” Whittaker e Robert F. Kennedy, fu uno dei partecipanti alla prima scalata del 1965 al Monte Kennedy nello Yukon, che prese il nome proprio da JFK.

Mickey Wapner, vedova del “giudice popolare” Joseph Wapner, è morta a 94 il 22 gennaio. Ricoprì una posizione preminente durante le campagne elettorali che portarono nel 1960 JFK alla presidenza e nel 1968 RFK a essere candidato alla presidenza.
 

Febbraio 2020

 

Maria Louise Moessen, nata il 19 febbraio 1956, è morta nella sua casa dello stato del North Carolina il 29 febbraio dopo essere sopravvissuta per quasi due anni con un cancro al pancreas. L’Internet Movie Database la accredita come l’interprete di Maria Mason nel film JFK (1991) di Oliver Stone, con il ruolo della segretaria dell’avvocato Jim Garrison interpretato da Kevin Costner.

Harry Woolever, ballerino e coreografo, nato il 17 agosto 1929, morto a 90 anni il 12 febbraio a Montoursville, New York. Nel corso di una vita dedicata al ballo, il 31 gennaio 1963 prese parte a un gruppo di danza di otto persone in onore del presidente John F. Kennedy a Washington, D.C. Quello show fu in seguito trasmesso alla Tv nazionale.

Marzo 2020

Conosciuto come il fotografo dell’omicidio di RFK, Boris Yaro è morto l’11 marzo a 81 anni. Il suo necrologio ha portato la mia attenzione alla morte di altri testimoni dell’omicidio di RFK, come “Busboy” Juan Romero, morto il 1° ottobre 2018. Il volontario diciassettenne Irwin Stroll, che fu colpito nel luogo degli spari a RFK, morì di AIDS a 43 anni il 16 febbraio 1995.

Peter Hardin Jackson, figlio del senatore Henry “Scoop” M. Jackson, è morto a 53 anni a Seattle il 21 marzo. E’ stato uno scrittore di editoriali. Suo padre, il senatore Jackson, fu la prima scelta come vice-presidente di JFK.

Nel necrologio di Peter Jackson sul “Washington Herald” è apparso il seguente aneddoto:

Bob Ferguson, procuratore generale di Washington, fu studente universiario assieme a Jackson. Lunedì [23 marzo], Ferguson ha ricordato di essere entrato nella stanza di Jackson e di essersi accorto di una foto di Robert Kennedy in compagnia di un bambino. Ferguson si domandò quale figlio di RFK fosse — ma presto si rese conto che quel piccolo in realtà era proprio Jackson.

Il 27 marzo, Bob Dylan ha fatto uscire il suo primo brano inedito dopo ott anni: “Murder Most Foul” una canzone di diciassette minuti sull’assassinio di JFK nel 1963. Quasi immediatamente divenuto il brano più ascoltato.

Aprile 2020

Maeve Kennedy McKean (morta a 40 anni il 2 aprile) è stata un funzionario USA della salute pubblica e dei diritti umani oltre che direttore esecutivo della “Global Health Initiative” alla Georgetown University. Faceva parte della famiglia Kennedy, era la nipote di Ethel Kennedy e RFK, ovviamente aveva rapporti di parentela con JFK e Jacqueline Bouvier.

Il 2 aprile la McKean e il suo figlioletto di otto anni, Gideon Joseph Kennedy McKean, sono scomparsi mentre remavano in canoa vicino alla residenza della madre della McKean sul lungomare di Shady Side, nel Maryland. La McKean aveva portato la sua famiglia nel Maryland per rimanere in quarantena durante la pandemia. Dei rapporti di polizia del Maryland affermano che madre e figlioletto stavano tentando di recuperare una palla caduta in acqua. A causa del forte vento, sono stati spinti troppo al largo nella baia di Cheesapeake. I vigili del fuoco hanno ricevuto una chiamata di emergenza alle 16:30 di quel giorno da un uomo che ha riferito di aver visto una donna e suo figlio, presumibilmente i McKean, in una piccola canoa vicino a un molo. La McKean e suo figlio sono stati dunque avvistati l’ultima volta dieci miglia a sud di Annapolis, vicino alla Baia di Herring. La baia è stata perquisita in barca e in elicottero ed è stato riferito che una canoa rovesciata è stata trovata intorno alle 19:00 del 3 aprile. Più tardi quella notte, dopo ventisei ore, la guardia costiera ha sospeso le ricerche a causa del buio. A partire dal 3 aprile la McKean e suo figlio sono stati considerati morti. 
La scomparsa della McKean e del figlio è stata citata dai media come facente parte della cosiddetta “maledizione dei Kennedy”, una serie di morti, omicidi (JFK e RFK) e altre calamità (come l’incidente aereo fatale per John “John” Kennedy, figlio di JFK, nel 1999) che negli anni hanno coinvolto quella famosa famiglia.
Il corpo della McKean è stato poi rinvenuto il 6 aprile e il corpo del figlio l’8 aprile.

Dopo la morte di Maeve Kennedy McKean, è riemersa l’annosa discussione tra il socio della McKean Bill Gates e Robert F. Kennedy Jr. a proposito della questione vaccini, esacerbata dalla pandemia del covid 19. Infatti, RFK Jr. in aprile, ha postato la seguente cosa sui social media:
 

“Promettendo di sdradicare la poliomielite con $1.2 miliardi, Gates ha preso il controllo del NAB (India’s National Advisory Board) imponendo 50 tipi di vaccino anti-polio (fino a 5 da somministrare) per ogni bambino minore di cinque anni….ciò ha reso paralitici 496,000 bambini tra l’anno 2000 e il 2017.” ~ RFK, Jr

Nel 2019, RFK Jr. si persuase di avere “mostrato alla luce del sole i legami tra Bill Gates e Big Pharma.”

RFK Jr ha inoltre affermato che

“per la Fondazione Gates era di routine pagare le società di pubblche relazioni per manipolare il processo decisionale scientifico a favore delle tecnologie di ingegneria genetica supportate dalla Fondazione Gates, il quale ama i #vaccini

Maeve Kennedy McKean si è resa nota nel 2019 per le sue posizioni critiche nei confronti di RFK Jr. per il suo attivismo anti-vaccinale. La critica è stata a sei mani (Kathleen Kennedy Townsend, Joseph P. Kennedy II e Maeve Kennedy McKean.)
Kathleen Kennedy Townsend è l’ex governatrice del Maryland ed ex presidente della “Global Virus Network.”
Joseph P. Kennedy II, ex membro del Congresso del Massachusetts, è presidente della “Citizens Energy Corporation.”
Maeve Kennedy McKean era direttrice esecutiva della “Global Health Initiatives della Georgetown University.”
 
 
 
***
 

Il 5 aprile, è morta l’attrice inglese Honor Blackman. Viene ricordata specialmente per aver interpretato la “Bond girl” Pussy Galore in Goldfinger (1964). 
 
Il presidente JFK inserì Dalla Russia con amore tra le sue letture preferite. In seguito a quell’augusta approvazione, i libri del James Bond di Jan Fleming iniziarono a essere venduti come il pane.

 

I Kennedy divennero amici con Jan Fleming. Nel 1959, Jackie Kennedy inviò all’allora direttore della C.I.A. Allen Dulles una copia di uno dei romanzi di James Bond, che catturarono la sua attenzione e lo spinsero a prendere contatto con Fleming, dando il via a diversi anni di corrispondenza tra i due, i quali divennero anche amici. Dulles scrisse poi a Jackie nel novembre 1959, per ringraziarla facendole sapere dei suoi contatti con Fleming e allegandole una copia di Goldfinger (1958) per lei e JFK. Dal momento che le riprese inizarono il 20 gennaio 1964, e il presidente venne ucciso il 22 novembre 1963, JFK non ebbe mai modo di vedere quel film.

 

***

Il 7 aprile, durante la pandemia, l’attore Allen Garfield è morto a ottant’anni di covid-19. Il suo vero nome era Allen Goorwitz e nacque il 22 novembre (la data dell’assassinio di JFK), 1939. Apparve in oltre 100 film e programmi tv. Uno dei suoi film fu The Candidate (1972), assieme a Robert Redford, in un ruolo somigliante a RFK. Allen “Garfield,” ricorda inoltre un altro presidente assassinato, nel settembre 1881: James Abram Garfield, il 20°presidente USA.

Allen Garfield in “The Candidate”
Due appunti al volo finali a proposito dell’aeroporto di New York John Fritzgerald Kennedy: 
 
Il primo caso confermato di coronavirus a New York è stata una donna circolata a febbraio nell’aeroporto JFK e risultata positiva il 1°marzo. Il giorno seguente, il governatore Cuomo e il sindaco Bill De Blasio hanno promesso che avrebbero fatto il tampone a ogni occupante dell’aereo in cui la donna era a bordo. Ma ciò non è mai stato fatto. (New York Times)

 

Il 9 aprile è stato riferito che 327 impiegati, sia passeggeri che scansionatori al checkpoint e ispettori dei bagagli, sono risultati positivi al virus, soprattutto negli aeroporti internazionali di Logan, Seattle e al JFK di New York.

 
 
 
Versione originale di Loren Coleman:




Cieli strani

14 04 2020
 
 
 
 
In 1945 I came to this planet
Ascoltavo ieri sera un cantante, uno dei tanti
E avevo gli occhi gonfi di stupore nel sentire
“Il cielo azzurro appare limpido e regale”
(Il cielo a volte, invece, ha qualche cosa di infernale)
 
Strani Giorni, Franco Battiato.
 
Condivido buona parte delle esperienze di Christopher Knowles di “The Secret Sun” illustrate nel suo ultimo aggiornamento del blog, https://secretsun.blogspot.com/2020/04/strange-skies.html. Nel senso che questo stare attento all’aspetto del cielo sopra la mia testa fa parte anche del bagaglio di vita del sottoscritto e pure a me, mentre andavo a passeggiare, mi sono imbattuto in cieli particolarmente suggestionanti: questo mi succedeva più che altro qualche anno fa; nel post https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/07/14/il-bombardamento-atomico-di-genova/ potete vedere foto di un cielo strano che catturai nell’estate 2014.
 
Vi piace questa foto scattata l’altra sera dopo il tramonto?
 
Carina, no?
 
La cosa strana è che questa foto fa vedere l’orizzonte verso levante , verso est, ed è stata scattata di sera alle 20:30. 
Mi sa che non sapete che Knowles – le foto sono ovviamente sue – trascorre un sacco di tempo fuori casa, passeggiando per le strade nel tardo pomeriggio, alla sera e anche la notte. E s’è accorto, all’incirca da dicembre, che i cieli stanno assumendo aspetti un po’ strani
 
Non essendo a conoscenza degli alti e bassi della metereologia e delle condizioni atmosferiche, C.K. si rende solo conto che i cieli stanno assumendo aspetti strani. L’illuminazione è strana, alla sera l’orizzonte orientale ha una luminescenza arancione– persino intorno alla mezzanotte, rendetevi conto!– inconsueta. 
Così come può testimoniare anche chi sta scrivendo, inoltre, nell’emisfero nord la luna piena è stata eccezionalmente luminosa, il che anche questo è un po’ strano.
 
Malauguratamente, la fotocamera del mio phone non sempre rende giustizia a queste stranezze, dal momento che tende a saturare troppo i toni di blu. 
C’è anche un freddo fuori stagione qui la notte. Siamo alla metà di aprile pertanto ci si aspetterebbe che le notti non fossero così fredde. Durante il giorno il clima è comunque tiepido, anche se la brezza si avverte ancora freddina.
 
Qui in Liguria per me è la stessa cosa, compresa la Luna grandissima e molto luminosa a tal punto da produrre ombre particolarmente nette.
 
In pratica, potete sentire il profumo del freddo di quel cielo, anche se quegli scatti non hanno sufficientemente catturato la sua qualità onirica. Mi rendo conto di non avere tutte le rotelle a posto dentro la testa, ma devo dire che gli scenari del cielo possono ancora farvi sentire come se camminaste attraverso un sogno.
 
 

E proprio come la mia fotocamera da monitor di sorveglianza ha la tendenza a saturare i toni di blu, de-satura i toni rosso e arancio, cosicché non siete in grado di vedere veramente quanto vibranti e surreali siano stati quei tramonti. Nonostante ciò, penso possiate rendervi conto in modo piuttosto chiaro che questi hanno l’aria di cieli veramente freddi, insoliti per questo mese dell’anno.

Paragonateli alla tipica nuvolosità vaporosa di un cielo afoso in questo scatto fatto durante l’estate.  Anche qui l’orizzonte è quello verso levante, verso est, ma mi sa che le nuvole stanno riflettendo la luce del tramonto a ponente, a ovest.  
La notte, sto anche vedendo qualche tipo di pattern stranamente geometrico delle nuvole in cielo. In questo scatto ne ho potuto catturare solo un piccolo campione, però mi sembra che si veda chiaramente in questa foto come le nuvole sembrano disposte in file parallele, in fuga verso i cieli del sud. Se state bene attenti, quasi verso il centro della foto, potete anche notare Venere.









Pierre Menard, Don Chisciotte e quel punto che contiene tutti i punti

9 04 2020

Pierre Menard ha (forse inconsapevolmente) arricchito la lenta e rudimentale arte della lettura mediante una nuova tecnica — la tecnica dell’anacronismo deliberato e dell’attribuzione fallace. Questa tecnica, che richiede concentrazione e infinita pazienza, e ci incoraggia a leggere l’ Odissea come se fosse stata scritta dopo l’ Eneide, a leggere “Le jardin du Centaure di Madame Henry Bachelier” così come se fosse veramente stato scritto da Madame Henry Bachelier. Questa tecnica riempie di avventura i libri più tranquilli. Attribuire l’ Imitatio Christi a Louis Ferdinand Céline o a James Joyce — non è un sufficiente rinnovamento di quei deboli ammonimenti spirituali? 

— “Pierre Menard, autore del Chisciotte”, Jorge Luis Borges 

Dal momento che il presente articolo del blog prende in buona parte le mosse dal racconto di Jorge Luis Borges “Pierre Menard, autore del Chisciotte“, nella raccolta Ficciones, “Finzioni”, del 1942, spendo due parole per illustrare di che tratta quel racconto.

Scritto in forma di recensione o di testo critico letterario a proposito di Pierre Menard, un’eccentrico scrittore del XX secolo totalmente inventato da Borges, il racconto inizia con una breve introduzione e una lista delle opere di questo Menard.

La “recensione” di Borges descrive gli sforzi di Pierre Menard per andare oltre una semplice “traduzione” del Don Chisciotte immergendosi così approfonditamente nell’opera da essere in grado realmente di “ri-crearla”, riga per riga, nell’originale lingua castigliana del XVII secolo. Per questo motivo, “Pierre Menard autore del Chisciotte” è talvolta usato per intavolare dibattiti sulla natura dei diritti dell’ autore, sull’interpretazione e appropriazione dei testi.

La tecnica radicale di Pierre Menard per l’arte della lettura, che coinvolge sia un anacronismo deliberato — leggere un’opera letteraria come se fosse stata  pubblicata dopo le opere che ha influenzato — sia un’ attribuzione fallace — leggere un’opera letteraria così come se fosse stata scritta interamente da un altro autore — può venire ulteriormente radicalizzata.

Non solo, infatti, si potrebbero avere intuizioni leggendo l’epopea babilonese di Gilgamesh, per esempio, pensando però che il suo autore sia Nietzsche, o leggendo il Vecchio Testamento come se la sua stesura fosse stata influenzata dal Mabinogion, ma ulteriori scoperte potrebbero venire fatte se tutti i testi di ogni parte del mondo e di tutti i tempi fossero letti come se fossero stati scritti simultaneamente.

Applicando questo metodo, il  Don Chisciotte di Cervantes e il Don Chisciotte di Pierre Menard sono stati entrambi scritti e sono usciti allo stesso tempo, così come tutti gli altri testi letterari della Storia. Non si tratta, dunque, di un banale “ana-cronismo” ma di un “sin-cronismo.” Le influenze sono perciò omni-direzionali e onni-presenti convergendo e divergendo da ogni punto in un punto. E questa simultaneità della testualità prende spazio solo al momento della lettura. In effetti la creazione dei testi più che all’atto di scrivere è dovuta all’atto di leggere. Naturalmente ciò include l’intera Storia: l’intero resoconto dell’umanità scritto da lei stessa. Questo corrisponde ai seimila anni di creazione compressi in un solo istante, così come detto da William Blake.

Annotazione 2020-04-09 194747

Le sacre scritture di ogni religione, ogni trattato scientifico, manuale tecnico, scarabocchio, romanzo pulp, titolo di giornale, ogni opera di Shakespeare, canzone, sceneggiatura, poesia, scarabocchi sulle pareti dei bagni, in qualsiasi lingua di tutti i tempi: tutto si riflette, scorre dentro e fuori vicendevolmente, ogni riga, parola e lettera funzionano come fluttuazioni del tutto.

E, pensando a McLuhan e alla sua frase “il mezzo E’ il messaggio”, perché tutto questo dovrebbe essere limitato alla stampa? Esiste la simultaneità anche nei media elettrici ed elettronici. Tutti i suoni e le immagini prodotti si fondono e si fratturano, turbinano e danzano insieme vicendevolmente. Eppure i media sono solo estensioni particolari dei sensi e del sistema nervoso.

Tutte le tecnologie, tutti gli strumenti, tutti gli ambienti e le costruzioni, anche questi si trovano qui simultaneamente, ognuno che estende differenti parti della nostra propria forma fisica.

Li “leggiamo” mentre muoviamo i nostri corpi dentro di loro. Ma poiché sono estensioni delle nostre proprie forme fisiche , questi corpi, i nostri stessi corpi, sono cellule di un corpo più grande contenente tutte le genti. Siamo in salute insieme. Siamo malati insieme. Siamo sia malati che sani. Ma nessuna quarantena o isolamento sono assoluti. Le membrane tra i corpi sono porose, permeabili, ondulate e a volte svaniscono.
Il timpano vibra su entrambi i lati. Il margine può anche essere il centro. A nulla è impedito di trapelare.

Dal pipistrello al pangolino all’epidemia. Carovane, migrazioni, ratti, tosse, panico. Scavando troppo in profondità. Attraversando i regni. Fluidità di tutte le categorie. Mal di mare in ogni cellula. Interruzioni della catena di approvvigionamento. Scoppi schizofrenici generalizzati. Una concrescenza di tutti i simboli e le specie. Segreti degli ziggurat nei pattern (modelli) di condensazione all’esterno di un wc in acciaio inossidabile. […]

Meridiani fini, troppo sottili per essere rilevati empiricamente, garantiscono la dispersione della distruzione. […]. Nessuna base chiara, nessuna conclusione ferma, nessuna possibile predicabilità. […]. In questo momento niente viene filtrato, il sole accecante osserva gli occhi a ogni angolo, […]. Un virus, in fondo, è una cosa scarsamente biologica e la prossima epidemia sarà ancora più effimera a livello di biologia: nulla più di un contagio di punitori imbroglioni che scorrerà come fuoco vulcanico.

Così come rivelato nel più blasfemo dei versi ermetici, l’immaginazione è divina. Nell’undicesimo libro del Corpus Hermeticum, agli iniziati viene consigliato di praticare esercizi visionari. La facoltà dell’immaginazione ci fornisce già il potere di trasportarci ovunque, di trasformarci in qualsiasi cosa. Tutto grazie alla velocità del pensiero. E’ solo e soltanto per via di questo potere che possiamo avere la capacità di capire la mente di Dio.

Crescete fino a dimensioni incommensurabili. Siate liberi da ogni corpo, trascendiate sempre. Diventate l’eternità e così capirete Dio. Supponiamo che nulla sia impossibile per voi stessi. Consideratevi immortali e capaci di capire tutto: tutte le arti, le scienze e la natura di ogni creatura vivente. Diventate più alti di tutte le altezze e più bassi di tutte le profondità. Sentitevi l’intera creazione: fuoco, acqua, l’asciutto e l’umidità. Concepite voi stessi in tutti i luoghi allo stesso tempo: in terra, in mare, in cielo, in ogni luogo; che non siete ancora nati, che siete nel grembo materno, che siete giovani, vecchi, morti; che siete oltre la morte. Concepite tutte le cose contemporaneamente: tempi, luoghi, azioni, qualità e quantità; allora potrete capire Dio.

–  Corpus Hermeticum : Libro 11, Verso 20

Tale passaggio non solo chiarisce che possiamo trasmutarci in qualsiasi forma attraverso l’immaginazione, ma attraverso essa possiamo fare qualcosa che non possiamo fare utilizzando solo la logica e la ragione. Possiamo abitare molti luoghi in un solo istante, tutti i luoghi in effetti. Possiamo esistere simultaneamente in ogni posizione. Possiamo comprendere ogni contraddizione, ogni contrario. Possiamo essere sia A sia non-A. In breve, possiamo diventare IMPOSSIBILI.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/02/12/andre-breton-nel-secondo-manifesto-del-surrealismo/

L’anima, la psiche, è già ubiqua, onnipresente e dunque potenzialmente onnisciente. Suo terreno di gioco è il paradosso logico. Persino la morte non è una barriera. Il campo o vortice della simultaneità che si apre attraverso l’eco del “Don Chisciotte di Pierre Menard” inghiotte tutto, concepibile o meno.

Questa virtù dell’immaginazione, indipendentemente dal fatto che sia attivata o meno da sostanze del mondo esterno o sorga “naturalmente”, “spontaneamente”, attraverso facoltà o tecniche interiori, è precisamente la spiegazione del perché ci viene detto che “siamo stati creati a immagine di Dio.” Dio infatti non ha nessuna forma individuabile infatti, proprio come la nostra mente, ed è in ciò che ci somigliamo. Siamo stati fatti a immagine di “Colui che crea le immagini”, “Colui che immagina”. Come spiega Coleridge

L’immaginazione la considero come primaria e secondaria. L’immaginazione primaria la ritengo essere il potere vivente e agente di tutta la percezione umana, come ripetizione nella mente finita di un eterno atto di creazione dell’infinito IO SONO. L’immaginazione secondaria la considero come una eco della prima, coesistente con la volontà cosciente, eppure identica alla primaria nella sua sostanza, che vi differisce solo in grado, e nel modo del suo operare. Dissolve, diffonde, dissipa, allo scopo di ri-creare; o laddove questo processo sia reso impossibile lotta comunque per idealizzare e unificare. E’ essenzialmente vitale, anche se tutti gli oggetti (quali appunto oggetti) sono essenzialmente fissi e morti. 

Biografia Letteraria, Capitolo XIII, Samuel Taylor Coleridge

L’immaginazione primaria — l’infinito IO SONO dentro la nostra propria percezione di “io sono” — si confonde quasi perfettamente nell’immaginazione secondaria. Ed è difficoltoso distinguere le due immaginazioni. La seconda è come una “eco” della prima – così come Menard ri-echeggia Cervantes – eppure ancora identica. Il processo creativo si ripete in un impulso continuo, tornando indietro alla sua “origine” rendendo poco chiaro dove finisce una creazione e inizia l’altra. Una ripetizione che diventa una rievocazione dell’espressione proto-cosmica  “Sia fatta la luce.

Eppure Coleridge ha contrapposto questi due tipi di immaginazione a ciò da lui chiamato “Fancy,” che “altro non è che un modo di funzionare della memoria emancipato dall’ordine del tempo e dello spazio [spazio-tempo]”, mescolato e influenzato dalle impressioni sensoriali e dalle parole da cui sono espresse.

La “Fancy” di Coleridge  è semplicemente una modifica del mondo così com’è, non si tratta di un nuovo mondo che emerge. La maggior parte di ciò che ci distrae e ci diverte, incluse le NEWS, cioè proprio la nostra intera “realtà interpersonale consensuale” è un prodotto/esempio della “Fancy” di Coleridge. Nei termini di Blake, è il sistema percettivo da cui siamo schiavizzati. Eppure è solo un’altro aspetto dell’ IO SONO ed è soggetto alla costante incontrollata trasformazione e occasionalmente dissoluzione, così come sta succedendo globalmente proprio adesso.

Mi sembra che l’espressione “storie di fate (‘faerie)” sia troppo stretta. Anche in senso diminutivo, poiché per “fairy-stories” non intendo il senso che gli inglesi normalmente danno alle storie di fate e di elfi, bensì storie inerenti le fate: “Fairy”, nel senso di “Faerie”, cioè il regno o lo stato (condizione) in cui le fate hanno il loro essere. Il termine “Faerie” contiene dunque molte cose accanto agli elfi e alle fate, molte, molte altre cose oltre a nani, streghe, troll, giganti, o dragoni: contiene anche i mari, il sole, la luna, il cielo; e la Terra, e tutte le cose che vi sono: alberi e uccelli, acqua e pietra, pane e vino, e pure noi stessi, gli esseri umani mortali […]. 

J.R.R. Tolkien, nel suo saggio “On Fairy Stories” (“Sulle storie di fate”) ha più simpatia per la “Fancy” di quanto ne abbia Coleridge, presa da Tolkien come forma diminutiva e quasi sprezzante del suo termine “Fantasy.” Infatti, il “Fantasy” è creato attraverso la modifica di semplici parole, cioè attraverso la stessa poesia e comporta una semplice alterazione di questo mondo, vale a dire “il mondo primario” così come attualmente appare ai nostri sensi ed è compreso dal nostro pensiero.

Ma si ha la sensazione, leggendo il suo saggio, che ciò che Tolkien ha in mente è qualcosa di differente di ciò che Coleridge ha sprezzantemente definito “Fancy”, qualcosa che implica un più attivo coinvolgimento dell’immaginazione, sia la primaria che la secondaria.

Tuttavia, nella terminologia di Tolkien, un mondo secondario si dirama dal mondo primario quando si apre, o è aperto, da un “incantesimo.” “Faerie” è il suo nome — il vecchio nome — per questo “regno o stato” (ciò implica che può essere sperimentato esternamente e internamente, o entrambi simultaneamente), ed è qui che abitano ancora le genti, i popoli e le creature dei miti.

E in questa terra, le fate di ogni tipo non sono ridotte, come “Fancy”, in una ombrosa e infantile insignificanza, ma sono a grandezza naturale, calde e respiranti, belle e terrificanti. Il Fantasy è solo un loro proseguimento. Ma gli esseri esotici non sono le sole cose che abitano “Faerie”. Il nostro intero mondo potrebbe essere contenuto al suo interno, e anch’esso diviene “incantato.”

L’incantesimo produce un mondo secondario in cui sia il “regista” che lo spettatore possono entrare, con soddisfazione dei loro sensi mentre sono dentro; ma nella sua purezza è artistico nel desiderio e nello scopo. La magia produce, o pretende di produrre, un’alterazione nel mondo primario. Non importa da chi si dice sia praticato (essere immaginario o essere mortale), rimane distinto dagli altri due; non consiste in un’arte ma in una tecnica; il suo desiderio è potere in questo mondo, è dominio di cose e volontà.

L’incantesimo è qui in contrasto con la magia, e questa non aveva una connotazione positiva per Tolkien. Con l’ incanto creiamo, o almeno ci imbattiamo, in un mondo secondario realistico così come ogni altra cosa a cui assistiamo giorno dopo giorno. I nostri sensi ne sono soddisfatti — non dubitiamo di ciò che vediamo — e Tolkien ha scritto che possiamo entrarci corporalmente con la nostra forma fisica. Questo non è più solo un esercizio fantasioso o spirituale, così com’è nelle scritture ermetiche, ma è un viaggio di esplorazione, un “trip.”

L’incantesimo, “in (canto)” del mondo, è creato esclusivamente per il bene dell’arte, per il bene della bellezza e della meraviglia. E’ espressione di potere ma non è desiderio di ottenere il potere sugli altri. L’incantesimo funziona se l’intenzione di creare per il bene della creazione è pura. Se quell’intenzione non è pura, cessa di essere incantesimo e diventa magia.

La magia, e qui pensiamo a Sauron o Saruman, è l’alterazione voluta dal mondo primario per ottenere dominio sugli altri intrappolandoli in un mondo secondario. E’ una finzione, una simulazione, un maleficio o una rete per intrappolare o confinare. E’ “Fancy” nel suo senso negativo. E’ la realtà consensuale, sebbene senza un verace consenso a monte, che cerca di rivendicare il primato sul mondo primario. E’ un po’ come se Pierre Menard avesse cercato di cancellare tutte le tracce di Cervantes quale autore del Chisciotte e affermasse di essere lui e solo lui l’autore originale.

Succede che si compenetrino l’un l’altro il mondo dell’incanto-incantesimo e il mondo della magia e delle arti magiche Le porte che congiungono un mondo all’altro possono aprirsi di tanto in tanto, ma più spesso, quando accade qualcosa di così singolare, un mondo si sposta e si fonde nell’altro, come in un cine-montaggio o in una sovrapposizione anatomica di un antico testo di medicina. State camminando attraverso i boschi o lungo la strade e improvvisamente vedete il paesaggio mutare in Lothlorien o Mordor.

E in effetti le fiabe trattano in gran parte, soprattutto le migliori, principalmente, di cose semplici e fondamentali, non per forza “fantasy”. Queste semplificazioni sono rese ancora più luminose dalla loro ambientazione. Quegli autori di storie che si permettono di essere  “liberi con” la natura, possono dunque essere i suoi amanti e non i suoi schiavi. Fu nelle fiabe che per la prima volta divinai la potenza delle parole, e la meraviglia delle cose, come la pietra, il legno, il ferro; l’albero e l’ erba; la casa e il fuoco; il pane e il vino.

— “Sulle fiabe” J.R.R. Tolkien 

Oggetti familiari, cose semplici, e movimenti, forme e colori, assumono una potenza che hanno sempre posseduto ma che non abbiamo mai notato prima. Sono resi luminosi (e “numinosi.”)

E — tornando alla tecnica o metodo iniziale — sulla strada verso l’incanto, o lasciandoci volentieri incantare, o anche nel crescente riconoscimento degli attuali legami della magia dominante, ci stiamo dunque adesso dirigendo verso il punto di simultaneità totale, verso la massima compressione sia di novità che di significato (sebbene questi due siano inseparabili per definizione.)

Assistiamo all’incremento dei riflessi delle cose in tutte le altre cose. La rete delle corrispondenze si restringe mentre ci muoviamo a spirale verso il centro dell’integrazione mandalica. La salienza raggiunge la massima intensità, sebbene nulla smetta di muoversi, nulla perde la sua scintilla unica.

…Ogni persona, cosa o luogo nel caos-cosmo di Alle, comunque connessi alla turbolenta discarica abbandonata, si muovevano e cambiavano ogni parte del tempo…

Finnegans Wake, James Joyce, p. 118

Questo è, infatti, l’ anti-Borg. L’ordine perfetto e rigido — il cristallino cosmos — si rivela incompleto e piuttosto stantio e noioso in comparazione a questo granello o scintilla di potenziale e potenza totali. Il cosmos si sviluppa dal caos, essendo questo la vera Matrice di tutte le cose. La simultaneità è solo uno dei suoi milioni di nomi.

Cosmos è il regno della magia; il mondo primario e l’immaginazione primaria sono semplicemente il primo atto — così ritengono gli gnostici — della magia simulativa e maligna. L’incantesimo è la strada perduta che ci conduce attraverso il punto originale della “Creazione”: il peccato originale.

Quando sbirciamo attraverso questo caleidoscopio, ogni frammento di materia e psiche trema e brilla, si rifrange e risuona, con tutti i sensi, cadendo nell’ombra per poi tornare nella luce. Questo punto (della bussola di Yahveh e Newton), essendo tutti i punti, si apre ovunque su quella “Prima Volta” che è ogni momento dello spazio-tempo.

Attraverso la ripetizione dell’atto cosmogonico, il tempo concreto in cui ha luogo la costruzione, viene proiettato nel tempo mitico, in illo tempore quando si sono verificate le fondamenta del mondo. Così, la realtà e la resistenza di una costruzione sono assicurate non solo dalla trasformazione dello spazio profano in spazio trascendente (il centro) ma anche dalla trasformazione del tempo concreto in tempo mitico.

Cosmos and History, Mircea Eliade

Così come spiegato da Eliade, le società tribali “primitive” orientano il loro senso del tempo e dello spazio, del mondo intero in cui vivono, sulla rievocazione rituale perpetua dell’evento cosmogonico originale e singolare: sull’emergenza iniziale del cosmos dal caos.

La percezione del tempo nei tribali non è lineare, e nemmeno ciclica, ma simultanea. Quando i membri della tribù eseguono i rituali, ritornano in illo tempore, al “c’era una volta” delle fiabe. Lo spazio-tempo totalmente trascendente, il punto di simultaneità è pienamente sperimentato qui su questo pianeta, divenuto dunque incantato: mitico nel senso più profondo del termine.

Le domande su dove e come questo prenda posto sono davvero irrilevanti. Per esempio, è inutile domandarsi se l’esperienza sia interiore/mentale o esterna/fisica: la distinzione non conta se è coinvolta una condizione in cui tutti i contrari sono uniti.

Le civiltà della Storia, d’altra parte, quelle genti che “sono entrate nella Storia”, le persone che hanno separato il loro Libro — tutti i libri — dal loro mondo, hanno visto sempre di più con distacco lo spazio-tempo. A partire dal primario “punto dei punti”, questa immagine è stata fissata, uroboricamente, in ruota o ciclo, e in seguito l’ascesa di questo ciclo è stata segmentata e appiattita in una linea separata.

Punto —> Cerchio —> Linea.

Inizialmente, si era pensato che questa linea avesse un andamento quasi verticale che correva parallelo alla speranza del raggiungimento di un qualche summit o di una fine trascendente. Ma mentre la Storia passava dalla modernità alla post-modernità (e oltre), la linea divenne virtualmente orizzontale, andando a sbattere qui e là, prendendo casualmente la direzione verso il nulla. L’unica linea della Storia iniziò a logorarsi e disintegrarsi: l’attuale presente in cui i virus di materia somigliano straordinariamente ai virus informatici.

Ma il vecchio Libro, o Libro dei Libri, ancora prometteva un unico punto da cui tutto era emerso e in cui tutto sarebbe ritornato. Tuttavia,  il percorso attraverso le stelle per ritornare a questa origine è illuminato dall’immaginazione.

Tra il mondo della pura luce spirituale (Luces victoriales, il mondo delle ‘Madri’ nella terminologia di Ishrāq) e l’universo sensoriale, al confine della nona Sfera (la “Sfera delle Sfere”) si apre un mundus imaginalis che è il concreto mondo spirituale di figure archetipiche, forme apparenti, Angeli di specii e di individui; la sua necessità è dedotta dalle dialettiche filosofiche e il suo piano si situa lì; la sua visione in realtà è confermata dall’apparizione visionaria dell’immaginazione attiva.

L’uomo di luce nel sufismo iraniano, Henri Corbin 

Il senso dello spazio-tempo del sufismo, descritto qui da Corbin, è cosmologico e ciclico. Dentro questo paradigma, ci si avvicina alle altezze primitive e alle profondità del presente eterno quando si entra nel mundus imaginalis. Lo troviamo nella Nona Sfera, oltre le “stelle fisse”, ma non ancora nel “sempre ardente” empireo del puro Spirito.

Gli archetipi intellettuali qui è come se s’incarnassero. E’ il regno degli angeli e dei demoni. Lo Spirito tùrbina assieme alla Materia. Questa può essere l’immaginazione secondaria. Può essere il regno di “Faerie.” Può essere il “locus” di Finnegans Wake.

I testi sono tutti concentrati nel mio saggio, giustapposti e male interpretati, poiché nella simultaneità tutto viene accartocciato assieme, tutto viene esaminato contemporaneamente senza contraddizioni. Questo è il metodo, la nostra tecnica letteraria post-Pierre Menard: leggere per liberarsi.

Ma una volta che abbiamo viaggiato attraverso il caleidoscopico mundus imaginalis, quando ci siamo tuffati nel Fuoco interiore, scopriamo che è solo una particella del caos. Il sistema-mondo viene rivoltato. Il centro della ciambella si attorciglia srotolandosi fuori dal buco: siamo al centro della Terra, nella più remota profondità dell’inferno. Satana.

“Viaggio al centro della Terra”

Tutto è invertito e disorientato, e l’ordine intricato delle sfere concentriche cristalline, risuonante con le armonie celesti, si frantuma in un secondo, e siamo di nuovo qui a scrivere, scorrere, girare pagine.

Bene, mi chiedo come qualsiasi poeta possa essere attratto dal junghismo. Per me i poeti usano i simboli per essere iniziali e nell’universo. Jung li usa per essere nella psiche e attorno a un centro. Quando noi, dalla mia generazione, guardavamo l’universo, non c’era quel centro apparente nello spazio-tempo. Charles [Olson] ha fatto la stessa osservazione. Ma la distinzione tra un universo centrato e uno non centrato non lo hai mai disturbato. Ha preso il centro per essere ovunque tu sia. Comunque, non sono una creatura del “centro”, sono una creatura del “fuori”. 

Verso una nuova poetica americana, da un ‘intervista a Robert Duncan.

Robert Duncan sottolinea che anche la risoluzione di Jung sulla domanda di dove sia il vero centro, è troppo semplice da considerare. “Il centro può essere trovato nella psiche.” Ma dove? Jung insegna che la psiche contiene sia la coscienza che l’inconscio: la luce e l’ombra, il Sole e la Luna. Inoltre Jung spiega che l’inconscio non ha confini riconoscibili; esso offusca l’individuale e il collettivo. Può non avere limiti. In effetti, la psiche personale (o “anima”) e l’ “anima del mondo” potrebbero essere identiche, e troviamo questo insegnamento proprio nelle società tradizionali, dalla Cina all’Amazzonia.

Quindi raggiungere questo centro, da integrare o individuare, è trovare ancora una volta Dio. Dove? La risposta di Duncan è che i poeti insistono sempre sul particolare, non sul generale o l’archetipo. L’albero nel tuo cortile, per i poeti, non rappresenta l’Albero del Mondo, lo è. La distinzione potrebbe sembrare meschina, ma in realtà non è così. Una soltanto è la ricerca di un Centro, sebbene le sfere non sono più nelle stelle ma dentro la nostra mente, e l’altra è l’accettazione che il centro si trova ovunque e/o in nessun luogo.

[…]

Il Johnny Truant di Casa di foglie prova a dare un senso a un manoscritto chiamato “Navidson Record” del vecchio cieco Zampanò, in cui il Don Chisciotte di Cervantes viene citato, seguito da una citazione identica da Pierre Menard. Questo ci riporta all’indagine iniziale, e un ritorno della spiegazione della tecnica o metodo. Johnny, che ovviamente non ha letto il racconto di Borges, non può capire per niente come i due testi sono in qualche modo differenti.

E ha ragione: sono identici. Tranne che il libro di Menard è una eco di Cervantes, e questo cambia del tutto il suo significato. Tutta la storia umana dai tempi di Cervantes è quindi contenuta, come conoscenza ombra, nell’opera di Menard. Questo è il genio di Menard, ma Johnny non lo capisce. O forse finge solo di non capirlo?

Forse lo sta già leggendo dal punto di vista della simultaneità, dove tutti i testi appaiono nello stesso tempo, ma non lo sa ancora. E questo lo tormenta. Il centro perduto che sperimenta tenta di ritornare come Ombra, come puro male, come il Minotauro, e lui sperimenta questo some sofferenza fisica ed emozionale estrema.

In Casa di Foglie, ogni riferimento al Minotauro e alla sua storia è scritto in rosso e cancellato. Zampano lo ha infatti tolto dal suo manoscritto, e riappare solo come assenza nell’edizione di Johnny. Eppure appare anche una reale presenza terrificante per entrambi — segni di taglio sul pavimento di legno di Zampano nella scena della sua morte –  che si insinua come un gusto metallico e si sviluppa a spirale in un insopportabile incubo di nausea e orrore per Johnny.

Proprio come Minosse non avrebbe potuto costruire un labirinto grosso o complesso abbastanza per contenere il suo figlio abortito e trasformato, così il punto centrale spalancato di tutta la creazione — il caos stesso — sorgerà necessariamente per infestare e sopraffare qualsiasi Creatore auto-disegnato: sia egli autore, re o Dio.

…Il che senza dubbio ricorda che al di là del testo filosofico non esiste un margine vuoto, vergine, vuoto, ma un altro testo, un intreccio di differenze o forze senza nessun centro di riferimento attuale: (il tutto — “Storia”, “politica”, “economia” “sessualità” ecc. — ciò che non si trova scritto nei libri: l’espressione logora con cui  sembriamo non aver finito di fare un passo indietro, nelle argomentazioni più regressive e nei luoghi apparentemente più imprevedibili); è anche per ricordare che il testo scritto della filosofia (questa volta nei suoi libri) trabocca e ne spezza il significato.

— “Tympan,” Margini della filosofia, Jacques Derrida

Anche questo saggio di Derrida è citato nel “Navidson Record,” in Casa di foglie. “Tympan” è il timpano, proprio quella membrana vibrante che fa entrare i suoni nelle orecchie. In un certo senso, questa membrana è un margine, il bordo di una stanza, di un corpo o di un testo. Come bordo o limite vibra in entrambi i lati. Vibra dall’interno o dall’esterno? Ciò è impossibile da determinare, Il suono si increspa in entrambe le direzioni.

Nessun testo è dunque perfettamente contenuto, tutto si spezza e trabocca. Una barriera può essere attraversata, ci si può muovere da una stanza del labirinto (o della casa) a un’altra, ma nessuna completa struttura può mai essere mappata, nessuna struttura può mai essere completamente mappata. Le categorie testuali, soggetti o campi, che sovrapponiamo alla nostra “conoscenza” con la speranza di proiettare una parvenza di ordine, sono essi stessi trapelati, decentrati, suscettibili di trasformarsi improvvisamente in uno successivo.

Dove si trova dunque il centro in questa biblioteca di Babele? Si trova nel punto di massimo significato o nel punto di totale nonsense? E come può essere determinato? Dove si trova il nesso o “punto di Archimede”, forse al di fuori del cosmos, da cui possiamo stare in piedi su un terreno solido e giudicare?

E chi sono i giudici? Chi sono i Grandi Cospiratori? Chi sono questi esseri onniscenti e onnipotenti che possono tracciare con successo tutti i risultati quando, come abbiamo visto, anche gli dei, persino la Divinità Suprema, si illudono se pensano di aver dominato il caos?

Una membrana, persino un muro o una fortezza, non è un ostacolo per un virus. Nemmeno è limitato dalle categorie di vero/non vero, reale/non reale. Non gli importa se gli si crede o no. Funziona oltre la dicotomia della presenza e dell’assenza. E’ il rapporto centro-margine soppresso che riappare ovunque simultaneamente, il Minotauro si scatena proprio dietro ogni angolo e si replica esponenzialmente.

Un intreccio di differenze o forze senza alcun centro di riferimento attuale.” E, paradossalmente o meno, le tracce di questa apertura verso “Faerie”, incantata o magica, possono essere trovate anche nel più comune degli angoli o delle fessure.

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https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Aleph

Sotto il gradino, sulla destra, vidi una sfera iridescente di una luminosità quasi insopportabile. Sulle prime pensavo che stesse ruotando; poi mi sono reso conto che quel movimento era un’illusione prodotta dagli spettacoli vertiginosi al suo interno. L’Aleph aveva probabilmente un diametro di due o tre centimetri, ma lo spazio universale era contenuto al suo interno, senza nessuna riduzione di dimensioni. Ogni cosa (la superficie di vetro dello specchio, diciamo) era infinite cose, perché potevo chiaramente vederla da ogni punto del cosmo. Ho visto il popoloso oceano, l’alba e il tramonto, le moltitudini delle Americhe, una ragnatela argentea al centro di una piramide nera, un labirinto rotto […] Ho visto l’Aleph da ogni luogo contemporaneamente, ho visto la Terra nell’Aleph, e l’Aleph nella Terra e di nuovo la Terra nell’Aleph…, ho visto il mio volto e i miei visceri, ho visto il tuo volto, mi sono sentito girare la testa e ho pianto, perchè i miei occhi hanno visto quell’oggetto ipotetico segreto il cui nome è stato usurpato dagli uomini ma che nessun uomo ha mai veramente guardato: l’inconcepibile universo. 

 — “L’Aleph”, Jorge Luis Borges —

Nel racconto “L’Aleph”, Borges passa da una biblioteca infinita di testi in cui il centro è impossibile da discernere a un comune seminterrato dove l’intero universo è contenuto in un singolo Centro. Eppure questi “spazi” sono gli stessi.

L’Aleph è simultaneità; è il “chaosmos” di Alle in Finnegans wake. Contiene ogni movimento e tuttavia questa è semplicemente “l’illusione prodotta dai vertiginosi spettacoli al suo interno”: l’immagine in movimento dell’eternità. E’ l’istante, la scintilla, la creazione del cosmos dal caos. E’ “Aleph” poiché è l’inizio, l’origine, il Keter (ovverosia “crown” = corona) ma questo solo dal punto di vista del nostro tunnel prospettico basato sullo spazio-tempo lineare.

Civiltà antiche testimoniarono questa concentricità dei grandi cicli: popoli ancora più arcaici, hanno potuto partecipare a queste concentricità composta da molteplici punti: nell’erba, nel lucicchìo della luce del Sole su uno stagno, nel lampo dell’ala di un uccello, nella nascita di un bambino. Per noi, la linea del tempo sferza come delle redini improvvisamente rilasciate, l’ombra o il barlume dell’Aleph giunge a noi, dalla Fine.

Borges lo chiama “oggetto ipotetico segreto”, McKenna lo chiama “oggetto iperdimensionale trascendente”, Couliano lo chiama “oggetto ideale”, Yeats lo chiama “la seconda venuta”.

E’ un “oggetto” sia cellulare che geopolitico, sia biologico che metafisico, sia singolare che plurale. Ancora una volta, le categorie sfumano e si confondono. Tutti gli sforzi per contenerlo e negarlo, presto finiranno per tramutarsi in esso, anzi ne sono già avvolti. C’è come un senso diffuso, infine, che sta già iniziando a trasformare ogni cosa .

E Borges, da joker qual è, fa un altro numero su di noi. Più avanti nel racconto, scopriamo infatti che c’è un altro Aleph, in un’altra posizione poco appariscente, cioè scopriamo che quello potrebbe essere un FALSO Aleph, un anti-Aleph per così dire.

Ma in che modo quest’ultimo sarebbe differente dall’altro? Come potremmo discernere la differenza? Importerebbe? Sarebbero necessariamente identici? Se l’Aleph contenesse tutte le cose, non conterrebbe anche l’ Anti-Aleph? E non sarebbe vero anche il contrario allo stesso modo? O l’uno è solo l’eco dell’altro, entrambi intrappolati nella trama delle differenze?

I due rappresentano due lati opposti dell’universo, Dio e anti-Dio, stato totalitario globale di polizia o giubileo de-centralizzato di autonomia individuale e mutuo soccorso? O tutto dipende dal nostro particolare punto di osservazione? 

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“Bene” si disse Don Chisciotte, “l’uomo predicava bene a un muro di pietra, come ci si poteva attendere, infatti, di persuadere con suppliche simili che una tale feccia del genere umano facesse una buona azione? Due saggi incantatori certamente si scontrano in questa avventura, e l’uno contrasta l’altro.[…] Il Paradiso ci invierà tempi migliori! Non si può far altro che complottare e contro-complottare, minare e contrastare, in questo mondo. Bene, non posso fare altro.”

Don Chisciotte, Miguel de Cervantes Saavedra

C’è un profondo significato nel fatto che Borges segua Cervantes, Menard segua Borges, Zampano segua Menard, Truant segua Zampano, Danielewski segua Truant. E tutti lo fanno simultaneamente.

Don Chisciotte, il primo romanzo, è anche il primo meta-romanzo sperimentale d’avanguardia, post-postmoderno. La storia della letteratura romanzesca inizia dalla sua fine. E’ già simultanea. Questo libro meraviglioso è già stratificato e raddoppiato, già cosciente di se stesso in ogni punto. Al suo interno c’è un vero Don Chisciotte e un falso Don Chisciotte. Il testo appare come il personaggio principale e il personaggio principale è egli stesso un testo. Anticipando ed evocando tutti i suoi echi futuri.

Menard si trova già nel libro, in completa autonomia da Borges. Finnegans Wake viene scoperto qui nella sua interezza, sebbene scritto come narrativa in prosa “convenzionale”. Attraverso le lenti del Don Chisciotte, tutti i testi con/senza margini e centri, divengono un’avventura in cui almeno “due saggi incantatori certamente si scontrano.” Incantesimo e magia, caos e cosmos, Aleph e anti-Aleph, assenza e presenza, virus e non virus, gatto e non gatto nella scatola, Chischiotte e falso Chisciotte…

Ogni complotto è almeno doppio. Il metodo abbraccia entrambi i corni della contraddizione. Il suo unico oggetto di studio è l’ “oggetto ipotetico segreto”, scintillante e affascinante in tutte le sue sfaccettature.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cabala_ebraica

L’ “influenza” è il grande Io sono del discorso letterario, e trovo il suo analogo più adatto in ciò che la Cabbalà chiama il primo Sefirot, il primo attributo o nome o emanazione di Dio, Keter o la “corona suprema”. Il Keter è allo stesso tempo ayin o “niente” e ehyeh o “io sono”, assenza assoluta e presenza assoluta. La prima emanazione della Cabbalà è dunque un’entità dialettica.

Keter è la prima emanazione, o immaginazione, dell’ “io sono”. L’ultimissima pagina di  Casa di foglie invoca Yggdrasil, l’albero nordico del mondo, ma in divergenza da questa mitologia afferma che “le sue radici devono contenere il cielo.”

Più precisamente, questo albero l’Albero della Vita della Cabbalà, in cui la sephirot “più alta”, Keter, si trova alla base dell’albero. L’inversione è anche un rispecchiamento. La corona sopra riflette la corona sotto, Malkuth o Shekinah. E l’albero è multiplo in alcune tradizioni della tradizione cabalistica. Malkuth diviene il Keter di un altro, and Keter diventa la sephirot inferiore di ancora un altro Albero in una catena senza fine di creazione e influenza.

Pertanto, anche l’ “influenza corona” è ambigua. Facilità e benedizioni da “sopra,” malattie e maledizioni da “sotto.” Eppure anche ciò è troppo semplicistico, troppo impelagato nella dualità. Ogni influenza ha sempre la sua ombra e la sua luccicanza. Possiamo anche pensare all’espressione “influenza letteraria in relazione all’ ‘attuale stato del mondo’ visto come testo.”

Il nostro metodo sfuma nella “schizofrenia” i nostri rituali falliti possono alterare la tempo-linea della Storia. L’influenza, di autori precedenti e di libri precedenti, è sia presente che assente, così come l’ (ironica) influenza del Keter. Ogni opera, modellata dal caos, è solo una di una serie infinita, che incoraggia una matrix dopo l’altra, in un gioco di specchi opposti, e forse ritorna indietro ciclicamente a quell’ assenza che è poi la vera origine.

Quando fu scritto il primo libro? Quando accadde la prima emanazione? Ciò non può essere determinato. E’ lo stesso Dio solo una eco di un qualche Dio precedente? Cosa succede quando tentiamo di comprimere queste serie in un singolo punto? O forse sono proprio il “tempo” e la “Storia” a iniziare a fare questo per noi? Quindi l’Aleph, che è solo un altro nome per la sefiroth Keter, inizia a venire alla luce. Questa è l’ “influenza della corona”, la corona della creazione, una sbirciatina attraverso il caleidoscopio nella pura simultaneità. La strada da sempre percorsa dalla poesia alla fine raggiungerà ciò che noi chiamiamo “realtà.”

I “super-poeti” devono essere letti male; non ci sono errori generosi da fare per assimilarli, non più di quanto siano generosi i loro stessi errori di lettura  Ogni tradizione caricaturizza i “super-poeti” e ogni “super-poeta” è perciò necessariamente “letto male” dalla stessa tradizione che lo promuove. I “super-poeti” vengono letti in modo così gravemente erroneo che le interpretazioni ampiamente accettate della loro opera tendono ad andare addirittura nella direzione opposta rispetto a ciò che intendevano quei “super-poeti.”

Cabbalà e critica, Harold Bloom

Qui viene concessa la licenza assoluta, sebbene, assumendo ciò, lo stesso Bloom potrebbe lamentarsi di essere stato letto male. Dobbiamo diventare tutti cattivi lettori. Le nostre interpretazioni errate devono infatti diventare così egregie ed estreme da interpretare erroneamente tutte le cose come fosse “poesia da interpretare male.”

“Poesia” è inoltre probabilmente un termine troppo formale, troppo condizionato, troppo lecito ma ogni bit di testo, immagine, rumore, profumo, movimento ed emozione possono e andrebbero essere letti così come leggeremmo una poesia.

E la Tradizione a implodere in se stessa, compressa in un buco nero in cui la progressione lineare, le trame, la causa e l’effetto, divengono senza significato eppure allo stesso tempo le cose assumono un significato infinito. Il Don Chisciotte lo fa già. Anche il Finnegans Wake lo fa. Sono libri simultanei che vengono scritti/letti proprio in questo momento.

L’ansietà dell’influenza è l’ansietà per un centro perduto. Ma noi sappiamo che un vero centro non c’è mai stato — sia nella psiche che nel mondo — e ciò indica che l’ “ovunque” si apre simultaneamente nel centro.

“Attenzione! Un falso Glimmung è attivo! Prendete le procedure di emergenza! Attenzione! Un falso Glimmung–” 

L’oggetto sorto dal mare che sbatteva e si agitava non era il Glimmung. 

Guaritore galattico, Philip K. Dick 

PKD descrive “Guaritore galattico” come uno dei suoi libri più junghiani. Per quanto mi riguarda, questo trascurato classico di Dick è quello che si avvicina di più al delinerare la sua intera teologia, supponendo che PKD abbia mai posseduto qualcosa di così noioso come una stabile e coerente teologia.

Il Glimmung, un’immensa e spesso ironica creatura mutaforma è essenzialmente il nuovo Dio del pianeta Plowman, il quinto pianeta del sistema di Sirio. Ma il Glimmung ha una grande missione da compiere, per la quale ingaggia vari specialisti solitari da tutta la Galassia. Suo desiderio è quello di innalzare una cattedrale di trascurate divinità aborigene dal fondo del mare oscuro del pianeta per restaurarla sulla terraferma. Ma tutto in questa storia è duplicato, riflesso come in uno specchio, in conflitto.

Accanto alla cattedrale sul fondo del mare risiede una sinistra cattedrale nera, e a guardia di questa c’è il (falso) Glimmung nero, il quale apparentemente sconfigge il vero Glimmung dopo un’intensa battaglia sottomarina. L’inconscio, il sè ombra, è emerso dal mare, come previsto, ma ha sopraffatto il controllo cosciente, facendo così traboccare tutti i letti ospedalieri disponibili, minacciando la dissoluzione totale, la completa cancellazione nel nulla.

Philip Dick si tuffava spesso in queste acque oscure e, da sciamano qual era, era in grado di ritornare a galla con il suo bottino di metafore e storie nel suo retino da pesca. Però temeva continuamente di annegare durante queste sue immersioni: questo è ciò che probabilmente alla fine gli accadde. Tutti i suoi altri libri potrebbero essere fruttuosamente re-interpretati attraverso le lenti di Guaritore galattico. Anche la distorta tempo-linea alternativa di The Man in the High Castle (“La svastica sul Sole”) è un’espressione dell’Ombra.

Jung, così come Dick ben sapeva, avrebbe detto che il destino del Glimmung e del Glimmung nero sarebbe stato quello di fondersi insieme come un simbolo completo allo scopo di rendere il “Self” o “Selbst” o “Sè” intero, integro e in salute. Ma esiste un pericolo incredibile in ogni fase di questo viaggio: non abbiamo alcuna idea di ciò che può emergere dal fondo del mare.

E Jung, ancora una volta come Dick, si preoccupa non solo dell’integrità-totalità dell’individuo, dell’anima, ma anche dell’integrità dell’umanità, dell’ “anima del mondo”. Per integrare il mondo, seguendo i suoi cicli ed eoni, la sua Ombra deve emergere. Il Cristo deve incontrare, combattere e alla fine fondersi con l’Anti-Cristo. L’ “oggetto iperdimensionale trascendente alla fine dei tempi” è sostanzialmente l’incarnazione del syzygy — o i gemelli congiunti ermafroditi gnostici, qualcosa di cui PKD era ossessionato al livello più personale — in questo (prossimo) eone acquariano.

Il “2012” è stato un simbolo della sua prima apparizione e, sebbene fosse stato a lungo prefigurato, proprio in questo momento è divenuto VIRALE, biologicamente e informazionalmente. Tutto può essere proiettato su di esso: peste, xeno-fobia, stato di polizia, paranoia, nuovo ordine mondiale, insurrezioni di massa, immigrazione illegale, invasioni di cavallette, inquinamento, rivolte per il cibo, la febbre globale, la mancanza di carta igienica nei supermercati. Tutti i siti sacri sono chiusi: la Kaaba, il Vaticano, i santuari di Qom, il Muro del Pianto, la messa di Pasqua non si fa, la stessa Betlemme è chiusa. Un centro del mondo è ora introvabile.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/02/05/una-delle-considerazioni-di-civilta-scomparse/

Tutti i sistemi, politico, economico, sociale, della sanità, psicologico, ecologico sono in caduta libera proprio in questo momento. Nessuna narrativa che “spieghi le cose” è soddisfacente. Sia esso uscito da un laboratorio di armi biologiche, un esotico mercato di animali rari, un incidente vaccinale, un meteorite, un panico mediatico… i cinesi, gli americani, gli europei, i russi, sono ora essi stessi specie in via di estinzione? E’ una bufala, un’isteria di massa, una profezia, un Giudizio, un incubo?

Si macinano e sputano teorie del complotto allo stesso modo di ogni narrativa stabilita ed entrambe, negli anni recenti, si sono fratturate e sbrindellate come non mai. La “Guerra al Terrorismo Globale” sembra ora solidamente comprensibilissima in rapporto a ciò che stiamo vivendo ora, lo sembra quasi in una maniera nostalgica. Ogni testimone è divenuto un partecipante. Ansia mentale e panico interrompono il sonno e il benessere, compromettono il nostro sistema immunitario e invitano il “virus.” Il mondo vola gridando verso un qualche tipo di unità e la – a lungo soppressa – “Ombra” sta esplodendo da ogni crepa. L’Aleph (positivo) e il falso Aleph (negativo) sono presenti e assenti in ogni cellula.

Il traboccare-straripamento (e il tuffarsi) era inevitabile. I nostri corpi e le nostre menti, estesi per abbracciare l’intero pianeta, ci hanno tutti intessuti in una singola trama, un singolo individuo contenente moltitudini. La natura lo ha già realizzato milioni di anni fa e il caos è sempre stato questo, ma ci è voluto un sacco di tempo per fare di ciò una conscia e personale realizzazione, per connettere assieme tutte le nostre storie.

E in nessun modo la palude è stata ancora prosciugata. Anche adesso, l’ “oggetto ipotetico segreto” è soltanto appena in vista per alcuni. Una nuova Incarnazione invade la nostra dimensione: una Bestia e un Minotauro e uno  “Starchild” (detto anche “Figlio delle stelle”), ma per adesso solo pochi (sebbene in crescita costante) riconoscono il suo profilo e la sua eco. Non sappiamo ancora se Esso porterà la pace, la spada o entrambi. Non sappiamo ancora se vi ci immergeremo o vi ci affogheremo.

Ma il metodo, il nuovo modello di lettura: la simultaneità, l’ “epifania oltre le sincronicità”, è la nostra pratica nel tentativo di cogliere tutto in una volta l’intero simbolo.  E’ lì dove coincidono avventura, arte e abilità di sopravvivenza.  E’ un mezzo e nello stesso tempo un rituale per cambiare la natura dello spazio-tempo, e per guarire sia il sè sia il mondo. Insomma, è un viaggio attraverso “Faerie” e il cosiddetto mundus imaginalis.

Versione originale:

http://groupnameforgrapejuice.blogspot.com/2020/03/gobblydumped-simultaneity-crown-of.html





Di coronavirus MERS-Cov 14, cammelli, pipistrelli e pangolini

9 04 2020

Una malattia passata dai cammelli agli umani giunse negli USA nel 2014. Il primo caso americano di MERS-CoV venne infatti riportato dal centro per il controllo e la prevenzione delle malattie dell’Indiana venerdì 2 maggio 2014.

Immagine inventata da David Wilcock proprio nel 2014 (https://divinecosmos.com/davids-blog/1159-flight-370/)

La “Middle East respiratory syndrome (MERS)”, conosciuta anche come “influenza dei cammelli”, è un’infezione respiratoria virale causata dal “MERS-coronavirus (MERS-CoV).”
La fonte iniziale originale, pipistrelli, è una cosa familiare per gli studenti del COVID-19. Ma i cammelli potrebbero essere una sorpresa.

Il “MERS-CoV” è un “beta-coronavirus” derivato dai pipistrelli. I cammelli hanno mostrato di avere anticorpi contro il “MERS-CoV” ma l’origine esatta dell’infezione nei cammelli non è stata identificata. Si crede che i cammelli siano coinvolti nel contagio agli umani dell’agente patogeno ma non è chiaro in che modo. Il contagio tra gli umani richiede tipicamente contatti ravvicinati con una persona infetta.
Non c’è ancora un vaccino o una cura per la malattia; un certo numero di medicine antivirali sono allo studio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che quelli venuti a contatto con i cammelli devono frequentemente lavarsi le mani, non toccare i cammelli malati e che i cibi a base di carne di cammello devono essere cucinati appropriatamente. Cure che aiutano i sintomi possono essere dati agli infetti.
Il tasso di mortalità della malattia è del 36%. Fonte.

Un ceppo di MERS-CoV conosciuto come HCoV-EMC/2012 è stato trovato nel 2012 per la prima volta in una persona infetta a Londra ed è risultato avere il 100% di corrispondenza coi pipistrelli egiziani delle tombe. Un’epidemia accadde nella Corea del sud nel 2015. Nel gennaio 2016, fu riportata un’epidemia di MERS tra i cammelli del Kenya. Al 5 febbraio 2016 più di 500 cammelli erano morti per la malattia, che il 12 febbraio 2016 venne riportato essere MERS. Al 12 febbraio 2016 non c’erano contagi umani conosciuti. Inoltre, secondo uno studio, vennero trovati anticorpi in esseri umani in salute del Kenya.

MERS-CoV (Middle East Respiratory Syndrome) è un tipo di coronavirus.

Dal primo caso documentato nella primavera 2012, la MERS ha fatto ammalare almeno 339 persone in Arabia Saudita uccidendone un terzo, secondo il ministero della salute.

 
 
La MERS fu una paura sanitaria che riempì i giornali nel 2014, il viaggiare a livello globale non fece che velocizzare la malattia virale, la quale coprì larghe distanze.
 

Un malaysiano di Johor che sviluppò complicazioni respiratorie dopo essere ritornato da La Mecca morì il 13 aprile 2014, diventò il primo asiatico a morire per il coronavirus della MERS.

Al 16 aprile 2014, l’OMS registrò, globalmente, 238 casi della malattia e 92 morti.

 
Il 26 aprile 2014, il ministro della salute egiziano riportò il primo caso confermato in laboratorio di infezione di MERS-CoV in Egitto.

Il paziente fu un ventisettenne che ha vissuto a Riyadh, Arabia Saudita, per i precedenti quattro anni. Il paziente aveva avuto un contatto con un caso precedente confermato in laboratorio (suo zio) che morì il 19 aprile, e un altro caso confermato in laboratorio (un vicino di suo zio) ancora sotto terapia nell’ospedale arabo di Jedda. Il paziente si ammalò il 22 aprile, ritornò in Egitto il 25 aprile e fu confermato in ambulatorio come affetto da MERS-CoV il 26 aprile.

Il paziente dello stato USA dell’Indiana volò a Chicago da Ryhad, con scalo a Londra, prese un bus per il nord-ovest dell’Indiana. Cadde malato il 27 e fu ospedalizzato il giorno dopo. Attualmente le sue condizioni sono stabili.

 

Il 29 aprile, delle nuove ricerche scoprirono la fonte dell’epidemia che aveva ucciso più di 100 persone: cammelli arabi. Nuove evidenze mostrano che i cammelli erano probabilmente l’origine dell’epidemia di MERS.

 
Qui sopra l’areale del dromedario, conosciuto anche come “cammello arabo” o “cammello indiano” (Camelus dromedarius.)
 
Qui sopra l’areale del cammello bactriano (Camelus bactrianus.)
I ricercatori di centri immunitari dell’Arabia Saudita estrassero un campione infettivo corona-virale del MERS-CoV da due cammelli arabi. Venne scoperto che questo campione corrispondeva geneticamente trovato negli umani.
 
Così come sottolineato dal New York Times:
 

Si pensa che il virus abbia avuto origine dai pipistrelli, ma si è anche diffuso nei cammelli. Mentre non si diffonde facilmente tra gli umani, ci sono state epidemie nelle famiglie e negli ospedali, dove i pazienti hanno contagiato il personale medico.

Coloro in viaggio per il Medio oriente sono stati avvertiti di stare lontani dalle fattorie in cui si trovano animali, cammelli in particolare. I cammelli vengono allevati per la carne e il latte, per le corse e per trasportare merci. Esistono anche cammelli tenuti come animali domestici e alcuni di loro partecipano anche a concorsi di bellezza.
Gli esperti sospettano che il latte non vaccinato di questi animali e la loro carne trasmettano il virus.

 

Al 1°maggio 2014, il Mers-CoV (virus cugino di quello asiatico della SARS esploso nel 2003)  ha ucciso 107 people tra i sauditi. Due nuovi casi del coronavirus Mers-CoV vennero rintracciati in Giordania: un saudita e un dottore giordano che lo stava curando. Ciò ha portato a sette il numero totale di persone in Giordania a cui è stato diagnosticato il virus dal 2012.

Alla fine di gennaio 2020, 2519 sono stati riportati in tutto il mondo, di cui 866 morti.

Dei coronavirus sono stati trovati in generale nei Rhinolophidae, una famiglia di pipistrelli comunemente nota come “ferro di cavallo”. Il COVID-19 è stato collegato ai “ferri di cavallo” e ai pangolini. E al mercato di Wuhan in Cina.

Pipistrelli “ferro di cavallo”, pangolini e altri animali nelle gabbie del mercato di Wuhan.

I pangolini, detti anche “formichieri squamosi”, sono mammiferi dell’ordine dei Pholidota (from Ancient Greek φολῐ́ς, “horny scale”). L’unica famiglia esistente, Manidae, ha tre generi: Manis, Phataginus e Smutsia e comprende le tre specie scoperte in Asia, mentre sia Phataginus che Smutsia includono tre specie viventi nell’Africa sub-sahariana.

***

La teoria provvisoria dei ricercatori di Guangzhou, La Cina vede la SARS-CoV-2 come originata nei pipistrelli e, prima di infettare gli umani, circolava tra i pangolini. Il commercio illecito dei pangolini da utilizzare nella medicina tradizionale cinese è stato suggerito sia stato un vettore per la trasmissione umano a umano. Recentemente dei ricercatori hanno visto i pangolini come ospiti intermedii nella pandemia di coronavirus in corso con la scoperta di molteplici lignaggi del coronavirus dei pangolini. La loro somiglianza col SARS-CoV-2 suggerisce che i pangolini dovrebbero essere considerati come possibili ospiti del nuovo coronavirus. Tuttavia, ulteriori studi sono meno categorici nel vedere i pangolini come origine definitiva del SARS-CoV-2, essendo il ponte che il virus utilizza per passare dai pipistrelli agli umani, dopo che è emerso come il 99% non corrisponda all’intero genoma, ma solo a una parte specifica conosciuta come “receptor-binding domain” (RBD) [dominio vincolante dei recettori]. L’intera comparazione del genoma ha rivelato come il virus del pangolino e quello dell’umano condividono solo il 90.3% del loro RNA. Gli ecologisti sono preoccupati che le loro prime speculazioni sui pangolini potrebbero aver fatto rischiare mattanze di massa dei pangolini, temendo qualcosa di simile a ciò che è successo alle civette durante l’epidemia di SARS di inizio 2003. Fonte.

Il governo cinese, in seguito all’epidemia di COVID-19 del tardo 2019/inizio 2020, inizialmente ha fatto chiudere le serrande dei mercati, dove gli animali vivi venivano venduti come cibo e uccisi e macellati davanti ai clienti in attesa.

 

A partire dall’aprile 2020 il mercato di Wuhan riapre di nuovo.

Una lezione appresa spesso non viene ricordata.

Il pericolo ci può attendere in una possibile “seconda ondata.

 

Versione originale:

http://copycateffect.blogspot.com/2020/03/Camel-Flu.html