Post-modernismo in un tempo di mostri

24 04 2019

Postmodernism in a Time of Monsters

Come movimento intellettuale, il registro del post-modernismo è stato … ambivalente.

Se non siete sicuri di cosa sia il post-modernismo, e non sapete cosa farvene, non preoccupatevi poiché siete nella stessa condizione della maggior parte dei post-modernisti. Un filosofo, Jean-Francois Lyotard, una volta riassunse il post-modernismo come “incredulità nei confronti delle meta-narrazioni”. In altre parole, mancanza di fiducia nelle grandi idee, mancanza di fiducia in grandi teorie onnicomprensive di come funziona il mondo; ciò mancanza di fiducia nelle “ideologie”, nel senso negativo della parola. Cosa è il post del post-moderno o il post post-moderno? Immagino si tratti di grandi idee. Queste grandi idee sono mostri. Finiranno per uccidervi.

Questo post-moderno ha avuto una vasta gamma di applicazioni nelle arti, nella filosofia, nelle scienze e nella cultura in generale. Il più delle volte, una sensibilità post-moderna si presenta più come un sentimento vago e generale piuttosto che un insieme specifico di significanti o temi. La qual cosa è, si potrebbe arguire, parte del suo ethos, se ciò lo si potesse vedere come un ethos.

La mia prima esposizione al termine fu quell’ episodio dei Simpson in cui il personaggio di Moe apre un nuovo bar dotato di conigli sospesi al soffitto e monitor con gli occhi dei cartoni animati che guardano i clienti. Quando interrogato da Homer su cosa vogliano dire tutte le cose bizzarre di cui il bar è ora pieno, Moe risponde che si tratta di “Po-Mo – Post-Modern”. Quando la sua evocazione di questa parola suscita in risposta sguardi interrogativi, la definisce “Stranezze fatte apposta per tipi strani”.

Sebbene detto così sembra si riduca a uno scherzo, ciò non è comunque impreciso data la propensione del post-modernismo a fare cose prive di una chiara intenzione e ragione, fondendo la semiotica della cultura popolare e delle culture di nicchia in collage eclettici. Per poi agire come se l’intenzione e ragione dell’azione si esaurissero esclusivamente nel produrre tali collage eclettici [senza che alle spalle di ciò ci sia storia e cultura]. Marshall McLuhan diceva “il mezzo è il messaggio”, noi diremmo “il messaggio è il mezzo” [anche se noi che traduciamo non vediamo il senso di questa inversione!]

Un altro modo di descrivere il post-modernismo potrebbe essere riassunto nell’avvertire come la sincera finzione sia preferibile alla finta sincerità .

Un riconoscimento del fatto che viviamo in un mondo così vastamente artificiale da costringerci ad arrendersi a esso. Tutta l’informazione è, in una certa misura, una bugia, poiché la nostra realtà sociale è costituita da costellazioni di costruzioni sociali che possono anche mirare alla verità, ma non possono mai catturarla. Allora perché combattere tutto ciò? Arrendetevi e abbracciate il mondo delle bugie! Almeno se sapete che sono tutte bugie, potete scegliere di credere alle bugie che vi portano più soddisfazione.

Dato che è emersa come una mutazione del pensiero modernista e strutturalista sulla scia della Seconda guerra mondiale e nel mezzo della Guerra Fredda, probabilmente era una comprensibile controreazione a un mondo affollato di totalitarismi in competizione – ognuno dei quali sosteneva di avere accesso alla Verità con la V maiuscola. Il capitalismo, il marxismo, il fascismo e varie religioni pretesero di essere la salvezza della specie umana, e tutti finirono quasi per distruggerla, comportandosi da leviatani e da mostri.

Nel migliore dei casi, il pensiero post-moderno ha generato un sano scetticismo nei confronti delle autorità e dei dogmi stabiliti, riconoscendo come ciò che sappiamo del mondo sia sempre, in una certa misura, costruito, non semplicemente saputo. La nostra conoscenza somiglia alla ricostruzione di una scena del crimine per un documentario: possiamo provare ad avvicinarlo il più possibile alla realtà di quello che è successo il, ma ci sarà sempre un certo grado di omissione e abbellimento.

Nel peggiore dei casi, ha portato a un disprezzo malsano verso l’idea che alcune cose siano più vere di altre. Ha anche favorito un atteggiamento che si risolve nel credere che l’unica ragione per cui alcune affermazioni sul mondo siano così accettate e diffuse è che esse servono i potenti, mai perché potrebbero descrivere esattamente il mondo.

Nelle arti, direi che la sua influenza è stata per lo più positiva. Le tendenze degli anni ’90 e 2000 del pastiche e dell’ironia ci hanno permesso di guardare al genere e ai tropi in modi nuovi, con l’occhio cinico della finzione postmoderna che ci costringe a confrontarci con la falsità della società tardo-capitalista in un modo che renderebbe orgoglioso Holden Caulfield del libro “Il giovane Holden”. Proprio come la New Hollywood della fine degli anni 60 e dei primi anni 70 servì come utile e necessaria demolizione dell’ottimismo della Old Hollywood, opere postmoderne come Barton Fink , The Matrix e Distant Voices; “Essi vivono” sono state un correttivo tanto necessario alla certezza degli anni 80 reaganiani. A volte si deve smontare la cultura come un orologio per vederne il funzionamento, anche se rischiate di distruggere la bellezza dell’oggetto originale. Questo è ciò che l’arte postmoderna ha impostato come missione.

Nelle scienze umane, la sua influenza sembra essere stata ambivalente.
La filosofia postmoderna e la teoria letteraria hanno condotto la guerra all’assoluta certezza e hanno permesso alle voci più marginalizzate di parlare ai ricchi bianchi nonqueer che da tempo confondevano la loro particolare visione e presa sul mondo con l’obiettività e l’universalità.
Ma l’istintiva sfiducia nei confronti della verità ha portato anche al rigetto di molte tradizioni del passato che hanno ancora molto da offrire. Per offrire un esempio dalla mia sfera di studi, la tradizione di anarchismo post-strutturalista (o “post-anarchismo”), associata a scrittori come Saul Newman e Todd May, ha respinto quasi tutta la teoria anarchica classica come “essenzialista” e “umanista” , spesso senza leggere attentamente per accorgersi che stanno solo reinventando le intuizioni offerte da Peter Kropotkin e Emma Goldman.

Nelle scienze, penso che la sua influenza sia stata orribile e distruttiva. Quando ho saputo la storia di Bruno Latour il quale negava che un antico re egiziano potesse morire per una malattia non era ancora stata “inventata” ai suoi tempi, sapevo che non avrei mai potuto prendere sul serio il post-moderno, almeno non come metodo di indagine scientifica.

Il postmodernismo serviva in larga misura a uno scopo storicamente utile: rimproverare le pretese che certe ideologie dovevano parlare in termini veri in modo universale. Ha anche fornito le strutture intellettuali per molti gruppi sociali oppressi per comprendere e criticare la cultura che ha cercato di renderli persone “da meno di” il gruppo sociale dominante. La teoria queer, ad esempio, è probabilmente un prodotto della filosofia post-strutturalista.

Tuttavia, ora viviamo in un’epoca in cui abbiamo un disperato bisogno di concentrarci a discernere il vero dal falso. I potenti sembrano ora affidarsi sempre meno alle ideologie assolutiste e sempre più ad ideologie contraddittorie del “rimescolamento delle carte”, progettate per rendere impossibile dire la verità contrapposta alle falsità del potere, perché la verità stessa è sempre più difficile da reperire e quindi da usare. La retorica sostituisce la realtà come standard per giudicare le richieste provenienti dal pubblico; pensate a Donald Trump e Milo Yiannopoulos, le cui azioni si muovono ben al di là della nozione stessa che le loro dichiarazioni dovrebbero corrispondere alla realtà.

La speranza iniziale che la “post-verità” disarmasse i potenti, è andata in fumo. I potenti possono approfittare altrettanto facilmente dell’idea che la verità non è fissata e creata attraverso il discorso, assumendo il comando del discorso come mezzo per modellare la “verità” aprofittandone proprio per migliorare la propria influenza e il proprio dominio. Il sonno della ragione ha generato mostri.

Abbiamo ora bisogno di abbandonare il postmodernismo – sia come discorso estetico che intellettuale – sostituendolo con qualcosa che riconosca come la verità sia certo mediata dai nostri valori [o i valori che consideriamo tali], ma che consideri anche la verità stessa come un valore. Potremmo non essere in grado di acquisire conoscenza del mondo che corrisponde al 100% con ciò che è “là fuori” al di là della percezione umana e della cognizione, ma possiamo almeno cercare di rendere la nostra conoscenza il più vicino possibile a qualcosa che assomigli all’obiettività. Certo, la nostra ricerca della verità può essere colorata di pregiudizi, e possiamo iniziare a controllarla in modo da controllare meglio tali pregiudizi, nel caso in cui ci portino fuori strada.

Solo perché la nostra conoscenza del mondo è in buona parte costruita non significa che non sia importante ottenere la nostra conoscenza più vicina a “ciò che è veramente” possibile. E solo perché delle grandi idee ci hanno portato fuori strada nel passato non significa che non dovrebbero servire come ispirazione per andare avanti.

Cos’è dunque il post-postmodernismo? Non ne sono sicuro. Almeno nelle arti c’è una dozzina di diversi modernismi che fluttuano intorno a idee viste come alternative: meta-modernismo, ri-modernismo, trans-modernismo, alter-modernismo, neo-modernismo e qualsiasi altra cosa possano venire fuori prima che abbiano esaurito tutti i prefissi greci e latini nei loro dizionari etimologici. Aggiungete a questi la “nuova sincerità” e l’attenzione alla “ricostruzione”, in contrasto con la decostruzione di vecchi tropi artistici – mirando a prendere a bordo critiche decostruttive e post-strutturaliste, mentre ancora si cerca ciò che era buono del passato cercando di ricostruirlo in un nuovo contesto. Ci siamo lasciati alle spalle gli accenti più cinici e derisori di certo post-modernismo, sostituendolo con una prudente speranza e un rinnovato senso di sincerità.

Nelle scienze e nelle discipline umanistiche, sono già stati suggeriti alcuni approcci interessanti nelle forme del realismo critico di Roy Bhaskar e nell’ontologia orientata agli oggetti, che hanno entrambi il compito epico di provare a correggere tutto ciò che è andato storto nel pensiero filosofico almeno da Kant; rifiutando la tradizionale dicotomia tra il mondo reale e l’esperienza umana, ma senza ritirarsi in un realismo ingenuo che non tiene conto di come i nostri valori influenzano la nostra conoscenza.

Spero che questi movimenti paralleli si avvicinino e, a un certo punto, si uniscano. Questa fusione di prudente sincerità speranzosa ed estetica con un prudente realismo pieno di speranza nelle scienze e nelle discipline umanistiche (spero) si tradurrà in una prospettiva culturale che equilibra un grado appropriato di dubbio con un grado appropriato di spinta verso qualcosa di meglio.

Questo “qualcosa di meglio” è, al momento, qualcosa che stiamo ancora cercando. Possiamo solo avere vaghi scorci di esso sul bordo della nostra coscienza. Non esiste ancora, ma ogni tanto viene fuori qualcosa, a volte di proposito, a volte per caso. Lo creiamo un passo alla volta mentre neghiamo ciò che è venuto prima e ci spingiamo nell’oltre inesplorato. Mentre esploriamo, dovremmo cercare di essere consapevoli di ciò che vale la pena di tenere lontano dal passato e di cosa abbiamo bisogno di inventare di nuovo. Dobbiamo stare attenti. Dopo tutto, troppe volte in passato, le generazioni pensano di aver fatto qualcosa di completamente nuovo, finendo per reinventare vecchi e stanchi autoritarismi. Stiamo attenti, ma anche audaci. Siamo entusiasti del processo di creazione e della vitalità del miglioramento. “Pessimismo dell’intelletto; Ottimismo della volontà “. Questo è un tempo di mostri. Ma alcuni di questi mostri sono in realtà grandi animali domestici.


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