Lo scetticismo verso i cicli storici m’ha ispirato un esempio al riguardo

7 12 2017

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Oggi parliamo di scetticismo.

Gli scettici obiettano che i cicli storici sono pure coincidenze casuali, si rifanno a quella celebre citazione del Macbeth di Shakespeare, parafrasandola, cambiando “vita” con “storia”: “[History] is but a walking shadow…a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing.” , “[la storia] è nient’altro che un’ombra che cammina, un racconto letto da un idiota, pieno di strepiti e furia e che non significa nulla”; gli scettici affermano che i cicli sono idee, invenzioni, credulonerie, wishful thinking,  sono somiglianze che vogliono vederle solo quelli che si sono inventati come esistano tutti questi corsi e ricorsi precisi, tutti questi cicli storici precisi che si ripetono e ritornano ogni tot anni; gli scettici vogliono dimostrare che, se uno si impegna, può trovare pattern che si ripetono e ripetizioni storiche partendo da qualsiasi serie di avvenimenti.

Il mio collega di blog Matteo ha presentato la teoria timewave in un forum di studiosi e interessati di storia trovandosi di fronte a un muro di incomprensione. Questi storici o appassionati di storia, in sostanza, gli hanno detto che le teorie da lui presentate non dimostrano nulla di notevole e sensazionale, che tutta la complessità dei cicli storici ce la vede solo lui e che in realtà tutti gli avvenimenti storici avvengono a random, semmai secondo altre leggi, quelle della statistica e della probabilità. Gli scettici gli hanno detto che possono trovare somiglianze nel corso del tempo storico prendendo qualsiasi tipo di avvenimento che si ripresenta nel corso della timeline, insomma è come giocare una partita a dadi, un qualcosa di aleatorio.

Non mi sorprende che il collega Matteo si sia trovato di fronte a questi interlocutori su quel forum di storia, coloro che si interessano di storia tradizionale, infatti, penso proprio siano i meno adatti a recepire orizzonti innovativi che possono aprire strade inesplorate nell’indagine del flusso storico.

Questi scettici, spesso, a loro giustificazione, prendono il cosiddetto “rasoio di Occam”, un principio medievale che dice come sia inutile formulare più ipotesi di quelle necessarie a spiegare un determinato fenomeno. Insomma, un principio di semplificazione, e ben sappiamo dalla stessa scienza, soprattutto da circa centoventi anni a questa parte, come la realtà sia tutto tranne che semplice.
Al principio di William of Ockham, teologo inglese, personalmente preferisco una frase del saggista americano Henry Mencken, spesso erroneamente attribuita allo scrittore irlandese George Bernard Shaw:

“For every complex problem there is an answer that is clear, simple, and wrong.” “Per ogni problema complesso c’è una risposta che è chiara, semplice e sbagliata.”

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Quegli storici scettici dimostreranno come loro possono tirare fuori altri cicli storici che loro hanno visto e di cui Matteo non si è accorto. Allora mi diverto a pensare a dei tizi così in un racconto di fantasia, che notano per primi come ogni tot di tempo vi è un albero di cachi che perde le foglie dopo aver fruttificato a ottobre-novembre. O quando tutti i settembre-ottobre, a distanza di circa trecentocinquanta giorni, ci sono gli insetti che ronzano intorno all’edera in fiore.
E mettiamo che la durata di vita di coloro che notano queste cose sia diversa dalla nostra, sia più corta, e non hanno mai visto per due volte di seguito nella loro vita la fruttificazione del caco prima che perda tutte le foglie proprio tra il 10 e il 20 novembre  oppure il gelsomino che fiorisce tra il 10 e il 20 maggio, a distanza di 350-360 giorni. Quelli hanno visto casualmente questi fenomeni solo una volta nella loro vita, molto più breve della nostra e questo ciclo, che per noi è chiarissimo, a loro non è chiaro per niente anche perché magari non vedono nemmeno l’anno terrestre nella zona temperata nord così chiaramente come lo vediamo noi, per una serie di motivi, non ultimo, appunto, quello che queste creature hanno la vita molto più breve della nostra, che è già tanto se arriva a un anno terrestre dei nostri.
E quando uno di loro ipotizza che il fenomeno di quella pianta che perde le foglie, fiorisce o fruttifica è un fenomeno che può far parte di un ritorno ciclico, qualcosa che ritorna ciclicamente allo stesso modo, più o meno, di come è già successo altre volte in passato, qualcuno dei suoi pari potrebbe anche dimostrarsi scettico, dicendogli che quelle ciclicità che lui vede in quelle piante che mettono/perdono le foglie, fioriscono/fruttificano sono pure coincidenze, che non c’è una relazione dimostrata evidente tra i due fenomeni, che l’altro invece vede come facenti parte di un ciclo.
Però questo scetticismo è dovuto al fatto che le loro vite sono troppo brevi e che vi sono fattori di disturbo (o di schermatura della percezione) i quali non permettono loro di rendersi conto chiaramente del ritorno delle stagioni e dei fenomeni ciclici a esso collegati.
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