Il ritorno di Silvio Berlusconi e Romano Prodi alle elezioni politiche del 2017-2018

3 07 2017

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Entro poco tempo in Italia vi saranno le elezioni politiche per il rinnovo del parlamento e per il rinnovo di palazzo Chigi, quindi per la scelta del premier.
Oddio, “Rinnovo”, parlando di argomenti come questi, sembra una parola un po’ grossa tenendo conto della situazione in cui ci troviamo. Infatti stiamo vivendo una crisi di senso e direzione in Italia che fatalmente diventa una crisi politica continua, un paradosso visto che “crisi” è una parola che vorrebbe significare un momento ristretto nel tempo seguito da una risoluzione, quindi si tratta di una “sindrome” più che di una “crisi.”
Ma non divaghiamo.
I due schieramenti del vecchio bipolarismo italiano sono in seria crisi d’identità: il centrosinistra soffre di scissioni, di volti nuovi che diventano vecchi in breve tempo, di una linea politica ormai smarrita in un centro perenne – senza sinistra ma senza nemmeno destra – che più che un centro sembra un buco, quello dello sciacquone, ma si tratta di uno sciacquone al rallentatore e sta durando anni se non decenni.
Il centrodestra è messo sotto sequestro da figure sovraniste e populiste che sembrano più che altro “furbiste” e la parte più moderata forzaitaliota non riesce a trovarsi un vero leader carismatico e accentratore, come ai bei tempi.
Entrambi gli “schieramenti” del vecchio caro, sano bipolarismo all’anglosassone (o voti bianco o voti nero) santificato dal maggioritario ormai venticinque anni or sono mostrano la corda, sono sfiatati e affaticati, si fingono ancora nemici acerrimi ben più di cinque anni dopo che hanno cominciato platealmente a fare le “grosse coalizioni” per reggere il moccolo a governi tecnici, di scopo e di progetto, venuti in salvo a una casta dirigenziale scricchiolante dopo immani furbizie e turbolenze finanziarie.
Pare si voterà con un nuovo proporzionale, dopo le ultime elezioni invernali questa volta qualcuno dice che si andrà al voto addirittura in settembre, una cosa mai vista almeno da quaranta/cinquant’anni a questa parte, si farà la campagna elettorale subito dopo essere tornati dalla spiaggia o addirittura durante il ferragosto?
Hanno avuto buon gioco certi nuovi movimenti guidati da ex comici a urlare “destra e sinistra sono tutti uguali, fanno schifo tutti e due”, e aprofittare della situazione e ad aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, sono dunque riusciti ad aprire in due il bipolarismo come una scatoletta, ce l’hanno fatta, hanno rotto il giochino maggioritario di centrodestra e centrosinistra, ma ora mostrano la corda anche loro, si sono democristianizzati troppo, ufficializzati troppo, hanno commesso troppi passi falsi, troppe confusioni, hanno anche smarrito i loro leader portavoce e stanno perdendo l’aura del “nuovo” e “duro e puro” che ancora avevano fino a poco tempo fa.
Centrodestra e centrosinistra anche loro si stanno perdendo per strada, sono entrambi in una forte crisi identitaria e di rappresentazione, tartassati da troppi nuovi movimenti che spuntano come funghi e mordono come zanzare, stanno sgusciando dalle loro mani leader credibili, accentratori che potevano tenere incollati assieme i rimasugli di un sano bipolarismo all’anglosassone anche se paradossalmente inglobato dentro a un nuovo proporzionale.

Perciò l’ultima carta da giocare per loro è, per le prossime elezioni, potrebbe essere riportare in campo a sfidarsi per la terza volta Silvio Berlusconi per il centrodestra e Romano Prodi per il centrosinistra.
Apparentemente è di certo una cosa che fa crollare increduli al suolo come svenuti o fa desiderare l’espatrio perenne all’isola di Nauru: ma come? In tutti questi anni tante “novità”, “giovani nuove proposte”, tanti cambi d’abito, tanti “cambi di passo” sia per il centrodestra sia per il centrosinistra e poi entrambi gli schieramenti, per l’ennesima volta, fanno ritornare Silvio Berlusconi (81 anni) da una parte e Romano Prodi (78 anni) dall’altra a sfidarsi come nel 1996 e 2006, e questo verso fine 2017 o inizio 2018?

A pensarci bene però, seguendo una certa linea di pensiero di questo blog basata sui ricorsi storici, sarebbe qualcosa di più folle, straniante e dirompente (e perciò auspicabile) che se ci fossero dei “volti nuovissimi” a sfidarsi. Verrebbe confermata una certa “necessità degli avvenimenti” a prescindere dai voleri degli esseri umani, si compirebbe ulteriormente (e stavolta lo vedrebbero anche i ciechi) quel “ripetersi di avvenimenti già accaduti” – a scadenza sempre più ravvicinata tra loro – che sta tartassando la storia d’Italia dai tempi del post caduta del muro di Berlino soprattutto dai tempi del post Tangentopoli.

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2 responses

3 07 2017
Mediter

ottimo articolo as usual. Proprio oggi però ho letto una notizia che in realtà mostra che il bipolarismo è tramontato, ovvero che il deputato Orlando vuole proporre un referendum interno al pd sul quesito se fare o meno l’alleanza con Berlusconi, roba da fantapolitica prima del 2011, anzi direi prima di Renzi.
Naturalmente sai meglio di me che questa proposta è figlia di tempi in cui l’esaurimento del sistema non porta più nessun leader a spiccare su di un altro, in mancanza di argomenti e risposte per comandare hanno bisogno di calare le maschere.
Il problema è che i candidati di sistema non sono più proponibili per un’affiliazione dell’elettorato record come nel passato, proprio perchè sono chiusi in un’immobilismo potremo chiamarlo liquido (usando termini opposti per rimanere in tema della schizofrenia attuale), infatti devono gossipizzarsi, spettacolarizzarsi e godere di una vasta astensione per vincere (il caso Macron è emblematico di come un leader goda di una maggioranza schiacciante nonostante non raggiunga al lumicino neanche il 20%). Riflettendoci però il ritorno di Prodi potrebbe essere l’unico che faccia dimenticare a quei pochi sprovveduti l’inciucio renziano e recuperare la falsa illusione di sinistra dal respiro più europeo (naturalmente asserzione che tiene conto del mainstream da cui molti sono influenzati), ma come detto ne é passata acqua sotto i ponti ed ora l’euroscetticismo è molto forte e Prodi da molti è visto come il maggior promotore dell’entrata dell’Italia in Europa, oltre che figura un pò troppo tradizionale, la sinistra aveva tentato di rifarsi la faccia con alcuni “oppositori” renziani, poi però il giocheto era pericolosa e si è risolto in un nulla di fatto. Parlando di specchi e riflessi se ci pensi oggi al pd tocca svolgere il ruolo che è stato di forza Italia e del centro destra negli scorsi decenni, esaurirsi e sputtanarsi.
Renzi poi tranne uno scandalo di immane proporzioni (che potrebbe verificarsi) non è il tipo che molla la poltrona, se persino dopo aver promesso di andarsene dopo la batosta referendaria, non lo ha fatto, solo una maxi inchiesta o qualche spallata internazionale possono metterlo fuorigioco, ma alla fine è paradossalmente l’unico candidato affidabile per i powers to be.
Quello che è il futuro per adesso è un pò ombroso, l’esaurimento di questi partiti è l’unica cosa certa e sicuramente questo è un evento positivo.

4 07 2017

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