Parentesi filosofica – meditazioni sulla vita

5 10 2015

boyhood

Il tempo che avanza. Io lo posso sentire. Non ho una vista eccezionale, nè forse un udito molto efficiente, e un senso dell’ olfatto a tratti inesistente. Però c’è un sesto senso che funziona molto bene. E’ la mia personale clessidra, posizionata come una spada di Damocle sulla mia testa a mò di The Sims.

Ci sono dei momenti in cui la vita si prende una pausa dopo una sfilza di pietre miliari in successione, e incominciano quei tempi vuoti dove si riflette. E’ il momento in cui la mente raggiunge il limbo, non sta in nessun tempo.

Fin da bambino ho sempre avuto la mente che guardava al futuro. Il mio amico immaginario era un mio alter-ego di 28 anni, l’ età in cui dicevo che sarei stato sposato, e aveva 3 figli. Era un impiegato ( che è più o meno simile a ciò che sono ora in un certo senso ), ed era felicemente bigamo.Il primo figlio assomigliava a mio padre, il secondo era una versione maschile di mia madre, e la terza era una bambina bionda di nome Giulia, nata in Luglio, e che da adolescente sarebbe stata presto madre, e avrebbe dato un sacco di problemi. Vivevano in una città Italiana realmente esistente, che posizionavo in Veneto, ma che poi scoprìi trovarsi nei pressi di Curacao, di fronte al Venezuela. ( Curaçao è una nazione costitutiva del Regno dei Paesi Bassi. Si trova nel Mar dei Caraibi meridionale, di fronte alle coste del Venezuela. È la più estesa e popolosa delle tre “isole ABC”. La capitale è Willemstad.) Avevo costruito tutta la sua vita per anni. Volevo essere adulto subito, trasferirmi in California subito dopo le superiori, se non prima.

Ma la vita mi ha sorpreso. Intorno ai 19-21 anni ho cominciato a voler fare marcia indietro, cercando di vivere una giovinezza e adolescenza eterna, sentendo che potevo ricreare quello che avevo vissuto in chiave nuova e più efficiente.
E ora eccomi qui, un perfetto esempio di ” non-ventenne ” che ha cambiato generazione e che vive in una bolla dove gli amici sono la nuova ” famiglia ” , il buon vecchio ruolo del grande gettato nel cestino a favore di una integrazione totale. E’una strana storia visto che a 15 anni invece di parlare con i miei compagni di classe nell’ intervallo andavo da due ragazzi dell’ ultimo anno che avevo conosciuto.

Sono nato col desiderio di essere padre fin da quando ero un piccolo bambino che si immaginava ventottenne. E dai 17 anni ai 18 anni tutto quello che volevo era un fratellino più piccolo di quello reale, e la vita mi ha accontentato, come se volesse farmi passare attraverso un test, un’ anteprima. All’ epoca ero forse più maturo di come sono ora. La seconda ” lezione ” nel 2011-2012 è stata un’ esperienza distruttiva e psicologicamente deleteria, che forse mi ha spinto a esorcizzare ” il mostro ” regredendo in una versione più giovane di me più avanti negli anni. Tutto quello che volevo era fuggire, tagliare i ponti, essere libero, respirare e decidere di nuovo della mia vita.
Con il primo pseudo-fratello c’ era una immediata sintonia e una similitudine mentale, una simile introversione interiore. Con il secondo sono diventato lo schiavo, l’ animale da compagnia, il supporto vitale, e mi si chiedeva sempre sempre di più.
Mi ci è voluto un anno sabbatico totale per riprendermi da una situazione che si stava avvicinando alla sindrome di Stoccolma.

Ora vivo la vita come uno che ha almeno 5-6 anni in meno, sono a contatto con una realtà che non avevo pienamente assimilato nella mia ( non ) adolescenza, e anche questa si tratta di una lezione di vita per il futuro. Forse non ho ancora il pieno controllo del ” mostro ” che a volte ombreggia sulla mia vita interiore, ma la vita mi aiuterà ad affrontarlo.

Nella mia mente c’è una speranza che questo sia l’ ultimo stadio prima di cominciare ad avanzare seriamente con la vita. Nella mia mente c’è la speranza che non guarderò più la vita come una clessidra che corre davanti a me, ma che imparerò a fare i conti con quella vita adulta che desideravo, quella sicurezza che dà. La teoria di Mckenna sulla timewave forse ne è la metafora più grande, in un certo senso non poteva che capitare a me di provare a revisionarla in chiave moderna, ha dato un senso e un disegno a come io vedo la vita. Forse ci voleva quell’ esperienza che a tratti assumeva nella mia interiorità le sembianze di un incubo e di una prigione per capire i miei errori.
Io ho vissuto tale evento come un ” tradimento del destino ” e sono stato arrabbiato con la vita stessa. Ma se , metaforicamente parlando, l’ allievo si è ribellato al maestro un motivo c’è.

Spero che la vita mi mostri la via, e che cancelli quel mantello ombroso che si è calato su quella ” idea ” e ” immagine ” che avevo di fratello perchè forse sono arrivato dove volevo al momento più sbagliato.

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: