Come la tecnologia ha ucciso il futuro

17 02 2015

Il seguente articolo di Douglas Rushkoff, uno studioso dei mass media (autore del libro Present Shock: When Everything Happens Now) è apparso nel gennaio dell’anno scorso, ma penso proprio non abbia perduto di attualità, visto e considerato anche che tratta, in un certo senso, di un’attualità  divenuta perenne, invasiva, patologica e bloccante.

COME LA TECNOLOGIA HA UCCISO IL FUTURO
Presidenti e noi comuni mortali non ne possiamo fare più nulla

Di DOUGLAS RUSHKOFF

present-shock

Le crisi arrivano da ogni parte, e tutte in una volta. Così come le reazioni. Per esempio, le nuove accuse sulle intercettazioni dell’NSA, fanno scattare pop up di risposta su Twitter ben prima che la Casa Bianca abbia  il tempo di intervenire sull’argomento. Un segretario del governo si presume pronto per essere mandato via a proposito di un sito web sull’assistenza sanitaria fallito prima ancora che i problemi del sito siano pienamente diagnosticati. Le pause tra un evento e la risposta a esso – lo spazio in cui la pubblica opinione una volta era calibrata – sono polverizzate, e adesso la reazione è indistinguibile dall’azione iniziale. Il verdetto, la valutazione, il vero significato dietro ciò che sta accadendo è più elusivo che mai.
Siamo costretti a mettere assieme pezzi di storie andando a caccia delle conclusioni. Milioni di post provenienti dai social media vengono scandagliati e analizzati, come se tutti questi innumerevoli pezzi di opinioni, congetture e fantasie in qualche modo potessero fondersi in una storia coerente.

Ma ciò non succede.

Benvenuti nel mondo dello “shock del presente”, dove tutto sta accadendo così velocemente da essere simultaneo. Un “BIG NOW.” Il risultato, per le istituzioni, soprattutto quelle politiche, è stato profondo. Questa trasformazione ha degradato drammaticamente la capacità degli operatori politici di stabilire piani a lungo termine. Gettati fuori rotta, sono ora spesso lasciati semplicemente a vedersela col fuoco di sbarramento degli eventi mentre si svolgono. Improvvisamente, è andata via la nozione caratteristica di “controllo della narrativa”, il flusso d’informazione è spesso troppo indisciplinato. Non c’è tempo per il contesto, solo per la gestione delle crisi.

Certo, il tasso della diffusione e moltiplicazione delle informazioni è accelerato, ma ciò che ora sta prendendo posto è più che una semplice accelerazione. Ciò che stiamo vivendo è l’amplificazione di tutto ciò che è verificato accadere in questo momento e la diminuzione di tutto ciò che non è verificato. Non sono solo i risultati delle ricerche su Google che danno maggior rilevanza all’informazione più recente, ciò viene improvvisamente fatto da un’intera società.

Io mi sento tutto il tempo questo “ORA” alle calcagna. Lo scorso giugno, mentre stavo per andare a parlare sul palco del fenomeno dello “shock del presente” al Personal Democracy Forum, fece irruzione lo scandalo NSA e la CNN ha cominciato a tartassarmi di news al cellulare per apparire in onda. Percependo una sorta di meta-momento, ho cambiato l’approccio al discorso che avrei tenuto di lì a poco e misi assieme alle constatazioni che stavo per fare, leggendo gli aggiornamenti in tempo reale dal mio cellulare proprio mentre parlavo della nostra tendenza a essere presi nella rete da questo “ORA.”
L’utilizzo di qualsiasi altro tipo di veloci news già accadute avrebbero avuto il sapore del tempo passato. Il mio discorso divenne più di una dimostrazione: divenne un esempio di shock del presente a proposito dello shock del presente in una giornata di shock del presente.

Non è sempre stato così. Non più tardi della fine del XX secolo, lo zeitgeist (=”spirito del tempo”), era ancora animato da un tipo di propensione a guardare in avanti, nel futuro. Vi era la sensazione che stavamo accelerando verso un grande cambiamento alimentato dalle nuove tecnologie, le reti e la connettività globale. Oggi, quel cambiamento può essersi finalmente concretizzato ma, piuttosto che incoraggiarci a guardare ulteriormente avanti, ha instillato in noi una pervadente sensazione di “presentismo.” La nostra vecchia ossessione del ritmo del progresso, è stata soffocata dall’assalto di tutto ciò che sta accadendo proprio adesso. E’impossibile perfino tenere il passo, figuriamoci guardare avanti!

Questo nuovo paradigma sta fondamentalmente strapazzando le nostre politiche. L’abilità dei nostri leader di articolare obiettivi, organizzare movimenti o anche approcciare soluzioni a lungo termine, è stata ossessionata (sia da parte loro che nostra) con l'”ORA.” A meno che non ci si adatti a questo nuovo presentismo, e presto, potremo giungere pericolosamente vicini al bordo della paralisi politica.

Come ci si può attendere, possiamo incolpare, almeno in parte, la tecnologia digitale per la nostra attuale condizione.
Considerando il telecomando, il DVR o anche You Tube – ciascuno dei quali, a suo modo, ha eroso la tradizionale funzione della Tv di raccontare storie – come colpevoli di formare, invece, un paesaggio decostruito di memi indipendenti.
Il tipico arco della storia in cui sia le news che l’intrattenimento ne fanno parte, perde la sua funzione quando il pubblico può sfrecciare via o andare avanti e indietro, semplicemente premendo un pulsante.

Oggi Martin Luther King Jr. non sarebbe in grado di mobilitare le persone per il suo “I have a dream”: starebbe disperatamente a fare e ricevere tweet come il resto di noi, accumulando like dai follower su Facebook come sostituti delle marce assieme a lui. Il nostro rapporto coi movimenti sociali e politici sta cambiando molto allo stesso modo. Sono andati via i giorni quando potevamo seguire un leader carismatico, coi fini che giustificano i mezzi, verso degli obiettivi chiari. Immaginate, allo stesso modo, John F.Kennedy oggi tentare di raccogliere il supporto nazionale per una DECENNALE gara di conquista lunare!

Il presente estremo non è un ambiente favorevole a costruire movimenti duraturi.

Douglas Rushkoff è teorico dei media e autore del libro Present Shock: When Everything Happens Now.

http://www.politico.com/magazine/story/2014/01/how-technology-killed-the-future-102236.html#ixzz3Rx6W7s4C

Vedere anche:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/07/04/la-realta-e-unimmagine-che-linformazione-non-puo-costruire/

 

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7 responses

18 02 2015
Mediter

Grande articolo, da un certo punto di vista anche consolante, perchè almeno qualche studioso che pone riflessioni del genere agli ambienti accademici esiste, insieme a Bauman che però mette in evidenza altre tematiche, qui però si parla soprattutto di tempo ed è cosa rara in quegli ambienti (purtroppo li conosco avendo studiato in quel settore) porre il problema come fa Rushkoff. Potremmo averlo scritto noi. Documento prezioso!
Prendendo spunto anche dall’articolo precedente, il caos assoluto attuale precede un nuovo ordine (illusione) e come si sa un nuovo mondo (probabile) nasce sempre dal caos.

18 02 2015
Civiltà Scomparse

Pensare che personaggi come Gianroberto Casaleggio per anni hanno mostrato tutto questo come una panacea, un nuovo rinascimento…

19 02 2015
Mediter

Diciamo che fino al 2008-2009 (anno di ascesa dei social network) non eravamo ancora in questa trappola che è il big now attuale, però già qualche speranza era stata disillusa. Il problema in se credo non sia la tecnologia, ma questo sistema che rende la tecnologia una trappola e inumana, non siamo ancora pronti semplicemente perchè le possibilità che danno queste tecnologie sono enormi e positive, ma in un sistema così inumano e con un’umanità così immatura è un incubo. Il tempo è davvero morto, o meglio sta morendo davanti ai nostri occhi, questa sensazione così ben espressa da Rushkoff l’ho percepita in maniera evidente a partire dal 2011. Il futuro non esiste più e questo poteva essere un vantaggio, ma non lo è perchè siamo bloccati all’interno del Moloch.
Non ho visto il documentario Gaia di Casaleggio, quindi non riesco ad avere un parere sulla sua visione (o forse una semplice profezia), ma è evidente che internet ci ha dato la possibilità di rendere il mondo un villaggio globale (e in effetti lo è già) e distruggere il segreto e la gerarchia, che poi nella realtà ci abbia portato ad un caos nichilista e ad essere bloccati in un ingranaggio che è una parodia senza futuro del vecchio sistema, be questo è colpa nostra in primis (poi io anche da un punto di vista simbolico vedo positivamente l’m5s anche con tutti i suoi grandi difetti, ma questo è un mio parere personale).
Appena vedrò tutte le puntate cercherò di parlare di “black mirror”, sono solo tre episodi e trattano proprio dei pericoli delle nuove tecnologie in una prospettiva spesso alla Rushkoff. Ho visto solo un episodio ed è la cosa più traumatica mai vista nel piccolo schermo, te la consiglio, sono solo tre episodi.
La seconda stagione dicono che un episodio, prima delle elezioni del 2013, sia preveggente riguardo il m5s, parla di un comico che grazie alla rete va al potere, tramite slogan gridati contro i nemici.

20 02 2015
Civiltà Scomparse

Si, a pensarci bene, in linea di massima sono d’accordo con te. Abbiamo tra le mani una Ferrari e la usiamo per andare a fare la spesa sotto casa. Viene infatti da pensare cosa potrebbe combinare con questi strumenti tecnologici un’umanità non così amorfa, sociopatica, omologata, materialista, condizionata e devitalizzata come quella attuale.
In quanto al M5s…penso che la sua forza propulsivo-simbolica si stia esaurendo piuttosto velocemente. Il suo rampantismo del 2012-2013 si è annacquato e imborghesito, ma già all’epoca mi rendevo conto che la sua forza d’impatto, come scrivi anche tu, era più che altro di tipo simbolico, in grado di scalfire un po’ il paradigma dominante neoliberista senza tuttavia essergli seriamente pericoloso, ed era (ed è) comunque popolato da personaggi mediocri e pure un po’ rigidi mentalmente.
Ti ringrazio per il consiglio riguardante “Black mirror”, penso che, per una persona un po’ aperta di mente (e i soggettisti delle serie tv d’oltreoceano lo sono senz’altro) non sia troppo difficile captare certe silenziose catastrofi che sono nell’aria.

20 02 2015
Mediter

Appena visto se puoi fammi sapere cosa pensi della prima puntata, sono curioso! Oltretutto è britannica, non americana e questo è un altro pregio, perchè è vero che in queste cose gli americani sono bravi, ma negli incubi orwelliani e nell’odio verso il politically correct gli inglesi sono migliori.

23 02 2015
VHS

e di conseguenza, se nessuno sente più il futuro, i cattivi avranno vita facile scrivendolo per noi…comico come loro, per farlo, usino solo veline e pizzini.

23 05 2015
Danyael

Fa parte della prova, dare in mano all’umanità un potere mai avuto prima e dimostrare che ovviamente lo userà per il male, poichè questa è la sua vera inclina-zione fin dal principio, una massa informe obbediente ai propri egoismi ed ai potenti demoni emulati, che monopolizzano il tutto per proprio conto.

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