Appunti, più o meno disordinati, su Hitler, tempo e petrolio

8 03 2013

[…] Ieri pensavo anche di sentirmi “scandalosamente vicino” ad Adolf Hitler il quale, come me, fin dall’infanzia viveva “in un mondo tutto suo”, “sognava la gloria”, sognava di diventare un pittore. Come me, quindi, aveva talento per il disegno. E, proprio come è successo a me, quel suo talento è stato frustrato. Non fu ammesso all’Accademia di Belle Arti di Vienna perché i suoi risultati all’esame di ammissione furono ritenuti troppo mediocri.

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Acquerello di Adolf Hitler

Prima di diventare un completo nullatenente, quindi praticamente un clochard, Hitler cercò lavoro presso diversi posti a Vienna, ma gli venne rifiutato. Anni dopo, verso la fine degli anni trenta del XX secolo, sia quelli che l’avevano sbattuto fuori dall’Accademia di Vienna, sia quelli che gli avevano rifiutato un lavoro, furono scovati dalle SS agli ordini del führer, il quale, praticamente, si vendicò di loro.

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L’effetto di quella causa che fu il rifiutare un lavoro a Hitler, e il non ammetterlo all’Accademia, avvenne più di venticinque anni dopo, quando la Storia era tutta diversa. Una specie di “legge del karma.” Quindi, in qualche modo, ciò viene dimostrato dall’immagine seguente, in cui viene messa a confronto la percezione comune del tempo lineare – dove l’effetto segue la causa a breve distanza, procedendo in avanti – e, invece, un modello più vicino a come il tempo è realmente, cioè effetti che sbocciano lontano nel tempo (lineare) rispetto alla loro causa.

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Ciò che la gente pensa sia il tempo – Ciò che il tempo “realmente” è

Un altro esempio può essere lo smantellamento di un’area geografica culturalmente e linguisticamente unificata come l’Impero Ottomano negli anni dieci del XX secolo, e l’effetto di questa causa ha avuto modo di manifestarsi non subito, ma dopo gli anni settanta dello stesso secolo, con il caos bellico/militare del Medio Oriente, sia per via dei confini disegnati a tavolino da parte dell’Occidente, sia per via della presenza dello stato israeliano (a cui si è cominciato a dare via libera negli stessi anni dieci, con la “dichiarazione Balfour”) sia i cosiddetti “petrodollari”, coi quali i paesi mediorientali – come l’Arabia Saudita – dovevano pagare il loro petrolio, per far si di sostenere il dollaro USA dopo l’abbandono del Gold Standard nel 1971.

[segue divagazione]

Ecco perché gli USA e i loro alleati, da quell’epoca in avanti, sono sempre stati pronti a “guerre sante per il petrolio”, dall’epoca Ford-Carter in poi, come aveva anticipato Kissinger in quel numero di Business Week del 1975, perché ora il dollaro non è più sostenuto dalle riserve auree ma dalla vendita di petrolio in dollari, e quindi non si può permettere che degli stati mediorientali produttori di petrolio possano venderlo in una valuta diversa dal dollaro, magari, un tempo, alleandosi con l’URSS e quindi cominciando a vendere il petrolio in rubli.

Anni dopo, con l’URSS defunto, tra fine anni novanta e inizio anni duemila, leggevo articoli sul web – a cominciare dal 2005/2006 se non vado errato – in cui si diceva che l’Iraq era stato preso di mira dal complesso governativo USA (allora dominato dai neoconservatori del PNAC) perchè aveva preso la decisione di vendere il petrolio in euro e non più in dollari. Nel 2006 avevo letto che le minacce verso l’Iran erano dovute al fatto che quest’ultimo aveva deciso di aprire una “borsa del petrolio” in cui il greggio veniva venduto non in dollari.

Petrolio_Pasolini_FrontLa faccenda dell’Iran dura da tanti, tanti anni. Nel 2006, la questione era già su tutti i giornali dopo che nel 2005 – lo stesso anno in cui venne eletto Ratzinger papa – venne fatto dire al neopresidente dell’Iran che “Israele va cancellato dalla cartina geografica”, durante una conferenza chiamata World without zionism. E venne fatta anche una fiaccolata di sostegno a Israele contro l’Iran, organizzata da Giuliano Ferrara. Una specie di Mario Appelius parteggiante per il sionismo, con quella sua trasmissione in prima serata su RaiUno. L’attuale presidente Rai è una donna chiamata Tarantola.

Parallelismi e risonanze nel tempo a distanza di anni: il caos di Bengasi nel febbraio/marzo 2006 e il caos di Bengasi nel settembre 2012; il film blasfemo su Maometto, diffuso sempre in questo settembre e le vignette blasfeme su Maometto diffuse in quel febbraio/marzo.

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