Scrivere sul fronte occidentale, 2001

1 12 2012

Civiltà Scomparse propone il seguente appello dello scrittore Antonio Moresco, risalente al settembre di 11 anni fa, in cui invitava “la gente che si occupa dello scrivere” a un incontro, il quale poi in effetti avvenne verso il novembre successivo, per una specie di “seduta collettiva di autocoscienza”, per capire le ragioni della scrittura in un epoca dominata dal mercato, che tende a considerarla una merce come un’altra. Moresco, nel punto cardine di questo testo, elenca una serie di “consuetudini mentali le quali dominano il discorso pubblico negli ultimi decenni”, e le vede come “insostenibili.” Ma, noi di Civiltà Scomparse ci domandiamo: “e se fosse l’eccesso di queste ‘consuetudini mentali’, un punto di loro ‘massima insostenibilità’ in cui diventano palesemente grottesche anche agli occhi dei più addormentati, a poter produrre una specie di crepa, di “cronosisma”, che sfoci in un cambio dimensionale, un salto di specie, un salto quantico, o qualcosa del genere?”

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Antonio Moresco

Stiamo organizzando un incontro che si terrà nel mese di novembre a Milano, in data e luogo da destinarsi, perché sentiamo la necessità e l’urgenza di confrontarci dopo quanto è successo nelle ultime settimane.

Non ci interessa un incontro rituale, una sfilata di anime belle, lanciare proclami. Non ci interessa darci conferma l’un l’altro delle nostre buone intenzioni e della bontà e necessità della nostra attività di scrittori. Non ci interessa ragionare per simboli e schemi, né una vuota unanimità di posizioni. Ci interessa un incontro, reale e senza cerimonie, di posizioni e di riflessioni, in cui ciascuno porti la sua umanità , diversità , sensibilità e libertà , perché mi sembra che molte consuetudini mentali che hanno dominato la vita culturale degli ultimi decenni si rivelino sempre più insostenibili se non grottesche:

che viviamo nell’epoca della virtualità e dell’irrealtà
che l’unica dimensione possibile è ormai quella della ripetizione del déjà vu
che la storia è finita
che l’attività umana in generale e quella culturale, artistica e spirituale in particolare possono svolgersi ormai solo all’interno di giochi chiusi, terminali, dentro universi culturali chiusi che non contemplano più la possibilità dell’imprevisto
che si può solo riciclare, combinare e rivisitare materiali culturali ormai inerti e codificati in un malinconico gioco di specchi senza fine
che tutto è interscambiabile e depotenziato nell’universo orizzontale della “comunicazione” totale e della rete
che la vita non si richiude e si riapre continuamente attraverso lacerazioni
che non possono esistere più – nel bene come nel male – il conflitto, l’alterità
che abbiamo dominato completamente la natura, il caso, l’ignoto
che non esiste più la tragedia, ma solo la parodia
ecc…
E’ terribilmente triste dover riflettere su queste cose dopo un simile orrore. Ma non si può far finta che non sia successo niente e mi sembra che tutto questo non possa che avere ripercussioni profonde nell’attività umana e in quella culturale di decifrazione, interpretazione, invenzione e riapertura di spazi.
In questo terribile inizio di secolo e di millennio è forse venuto il momento di confrontarci su queste cose, con sincerità , profondità e radicalità .

Milano, settembre 2001

Antonio Moresco

http://www.nazioneindiana.com/2003/03/01/scrivere-sul-fronte-occidentale/

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