Appunti tratti dal mio quaderno (5)

15 10 2012

Un nuovo articolo, ricavato da diversi brani di ciò che scrivo sui miei quaderni. Come di consueto, le associazioni mentali riportate sono allo stato grezzo. Alcuni potrebbero lamentare la loro dispersività. Non fateci caso. I brani sono corti e penso possano avere il fascino della gemma non lavorata.

Quando nel filmato della “dichiarazione di guerra” di Mussolini (e dunque dell’Italia intera, visto che egli era l’incarnazione della Nazione, non dello Stato) agli “ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia”, compaiono le FOLLE sulle piazze di tutte le città italiane, sembra un po’ di assistere allo STRAPAESE tipico, per esempio, dell’Intervallo RAI, il quale aveva come musichetta un brano secentesco, come succedeva per l’Almanacco del giorno dopo fino al 1993.

Oppure le immagini delle città italiane aventi i nomi in sovrimpressione, sempre nel filmato della “dichiarazione di guerra”, è qualcosa di somigliante ai quadretti delle varie località d’Italia che si trovano in certe stazioni della penisola, oppure sui vagoni dei treni. E questo lo associo ai dipendenti pubblici, agli impiegati statali. Ad Andreotti, “uomo della previdenza”, come lo chiamava Montanelli, e all’INPS.

La globalizzazione non poteva coesistere col mondo di Andreotti. Non ci poteva essere nessuna “coesistenza pacifica” tra loro. 1994: la “gioiosa macchina da guerra” guidata da Achille Occhetto.

Un giorno verrà scoperto che i  Beatles erano stati sopravvalutati.

La globalizzazione diceva: “E’ finita la storia, la democrazia liberal-capitalistica ha fatto crollare il comunismo – URSS e Patto di Varsavia – e tutto ciò che importa adesso è comprare e vendere, adoperando solo la nostra struttura finanziaria e il fascismo della perfezione high tech.” L’autoritarismo della perfezione high tech.

Durante l’epoca eroica, ardita, inquadrata, militarista, del ventennio fascista, di Mussolini, Storace, “tireremo diritto”, l’Impero e il Regno d’Albania, il saluto e il passo romano, vi erano i borghesissimi filmetti interpretati da un Amedeo Nazzari tutto in tiro, la cui dizione italiana impeccabile aveva come dei cedimenti in certe vocali, a causa dell’accento sardo represso. Impercettibili cedimenti strutturali.

A proposito di tutti gli annunci e le profezie riguardanti il 2012, ho scritto come la più grande catastrofe sia che non accada nulla, che tutte le cose rimangano uguali a come sono sempre state negli ultimi anni. Per esempio, con le giornaliste televisive che parlano dei nuovi morti ammazzati in Palestina (tra le righe, sempre alludendo al fatto che “Israele ha diritto all’autodifesa”), della diretta Tv da Montecitorio. E quel giornalista del Tg3 dall’aspetto invecchiato, ma SEMPRE LI’, sempre in quegli studi Tv. E’ quel tipo di informazione, simboleggiata da una foto all’inizio del capitolo del libro di storia che studiavo nel 2004, per l’esame di “storia contemporanea”…e questa immagine, appunto, mostrava uno di quei mezzobusti televisivi, una di quelle giornaliste del Tg1, quasi un’ipostasi della prosaicità, della banalità totale dei nostri tempi.

Il sistema di ipnosi televisiva sta girando a vuoto. E sono particolarmente irritanti quei “sopravvissuti” come Renzo Arbore, che cianciano “di com’era bella la televisione di un tempo.”

Ciò che crediamo essere l’attuale civiltà, l’attuale società, è una specie di condizionamento ipnotico. La mente è INNOCENTE (non date retta a espressioni come quella che dà nome a questo sito), è la mente condizionata a non esserlo.

Quell’impressione di ordine, pulizia, solidità culturale, che si poteva ancora respirare ai tempi del ventenno fascista. Non si erano ancora affacciati sulla scena i PROBLEMI DI ORDINE PLANETARIO, come la crescita esponenziale della popolazione terrestre, l’inquinamento provocato da un’industrializzazione massiva che utilizza le energie prodotte da materiali estrattivi, le armi di distruzione di massa. Comunque, ritorniamo all’impressione di ordine e pulizia nel ventennio fascista, ben visibile nel filmato della “dichiarazione di guerra” da parte di Mussolini nel giugno 1940, e le scritte delle varie città ITALIANISSIME sovrimpresse a una loro immagine significativa.

Successivamente, un bel po’ di tempo dopo, paragonando quelle scritte a un arredamento urbano ben tenuto, a panchine, marciapiedi, monumenti, fontanelle pubbliche, “littorine” dei tram, tutti immacolati; un bel po’ di tempo dopo, il degrado, l’abbandono, le scritte adolescenziali sui muri dei sottopassaggi urbani. Scrittacce disincantate (si potrebbe scrivere ENTROPICHE) su quadretti delle varie località d’Italia pittoresche nei vagoni dei treni. Ancora “incantate.”

Fellini poteva appartenere solo all’epoca storica in cui  vissuto [scrivo di lui perchè so essere uno degli artisti italiani più rimpianti della storia recente.] Erano inseparabili, due facce della stessa medaglia. Non ci potrà mai più essere un “nuovo Fellini”, così come non ci potrà mai più essere il periodo storico in cui è vissuto. Impronte digitali irripetibili che è inutile e dannoso commemorare, ricordare, rimpiangere. Sono pesi che inchiodano la mongolfiera del futuro a terra.

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4 responses

15 10 2012
mediter

bella la tua chiusa, molto condivisibile, se teniamo conto che è proprio la nostra epoca (nostalgica, revivalista) che blocca l’entrata al futuro, al cambiamento. La nostalgia è per lo più qualcosa di dannoso nella nostra società.
Riguardo le scritte sui muri, i vari graffiti imposti come firma su tantissimi palazzi, mezzi pubblici ecc, delle nostre città occidentali, be è da qualche anno che li vedo con occhi diversi, vorrei leggerne qualche saggio, qualche libro, perchè lo ritengo un fenomeno simbolicamente devastante, una delle poche anomalie nella nostra società revivalista, queste scritte violano un pò tutto, appaiono un pò come i cerchi del grano il mattino dopo, un lavoro per lo più svolto di notte. Non esiste differenza, proprietà privata, lo spazio cittadino è reso tutto uguale.
Ricordo che fu dedicata una canzone rap negli anni 90 a questo fenomeno (quando in Italia era un movimento con una certa dignità senza pretese commerciali,nessuna nostalgia, solo constatazione) probabilmente l’autore faceva parte dei “graffitari”, si chiama Kaos e la canzone è intitolata “il codice” che racchiude una filosofia (molto acquariana e proiettata al futuro) di questi tipi.
Ti do il link del testo della canzone:
http://www.lyricsmania.com/il_codice_lyrics_kaos.html

16 10 2012
Civiltà Scomparse

Ciao Mediter, hai fatto bene a ricordarmi il fenomeno dei graffitari, che ho accennato di sfuggita. Tra l’altro, non volevo assolutamente far pensare che io stia dalla parte dell’ “ordine & pulizia” contro i writers. Fenomeno che, giustamente, ha una sua dignità, io mi riferivo alle SCRITTE sui muri, che son ben altra cosa. In quanto al testo, ti ringrazio di avermi informato della sua esistenza, quando c’è quella parte che fa più o meno “lo trovi incomprensibile/se non possiedi il codice”, ciò rientra nel discorso che facciamo di una realtà “passatista” – anche e soprattutto quando parla di futuro – proprio perché troppo CODIFICATA, a senso unico.

16 10 2012
mediter

tranquillo, la mia non era una difesa o un attacco verso i graffitari. Già il testo è molto interessante, sapevo che avresti apprezzato.

22 05 2015
Danyael

No, non è esatto dire “non è accaduto nulla”, la peggiore catastrofe giunge quando tutto ciò che è stato fino al 2012 diventa ciò che oggi è, pura pazzia.

Non vi siete accorti che la realtà è ormai come un libro strappato? Tutti danno letteralmente sintomi di psicopatie molto disparate, un’epidemia.

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