Anche la scienza dice che “la musica non è più quella di una volta”

17 09 2012

Questo articolo è una conferma – basata addirittura su una ricerca scientifica, quindi qualcosa di oggettivo, non fantasie – della progressiva mancanza di novità all’interno dell’impero commerciale della musica pop, rock ecc, in occidente, in un arco di tempo che va dal 1955 (periodo che abbiamo già visto) al 2010. Appiattimento, ripetitività, utilizzo massiccio della citazione e del rifacimento. Riferendosi sempre a “età dell’oro” del passato, che si possono solo rimpiangere, ricordandole costantemente, quasi in modo masochista.

Ciò che pochissime persone fanno – io sono una di queste – è collegare questo esaurimento riguardante il mondo della musica alla perdita di propulsione della stessa storia, dovuta alla quantità di passato che si trascina dietro. Come un mulo che, progressivamente caricato di pesi sempre maggiori da portare sulla groppa, alla fine è costretto a fermarsi perché ha troppa roba addosso e non ce la fa più a proseguire.

Questo “punto zero”, quando il tempo della storia in occidente smetterà di scorrere nella maniera in cui siamo stati abituati, è certo che avverrà entro questo decennio. Troppi indizi e segnali non possono fare a meno di farlo pensare. Ma leggiamo l’articolo a questo indirizzo web, http://it.ibtimes.com/articles/35972/20120917/musica-monotona-contemporanea-studio.htm.

“La musica non è più quella di una volta”: uno studio scientifico lo dimostra

Di Dario Saltari | 17.09.2012 12:06 CEST

La musica contemporanea tende ad essere sempre più uguale a sé stessa, ripetitiva e monotona. Ad affermarlo non è un nostalgico della musica rock anni ’70 o della dance anni ’80 ma un vero e proprio studio scientifico dal titolo “Measuring the Evolution of Contemporary Western Popular Music”.

Elvis Presley, il Mosè della musica di grande consumo degli ultimi cinquantacinque anni.

“Non è sempre la stessa (canzone)?” si chiede lo studio all’inizio dell’introduzione “questa domanda potrebbe essere facilmente posta durante l’ascolto di qualunque radio all’interno di in un paese occidentale”.

Lo studio, realizzato dal Consiglio Superiore di Ricerca Scientifica di Spagna per la rivista Scientific Reports, è andato ad analizzare circa 500mila canzoni (per la precisione 464.111) prodotte tra il 1955 e il 2010 classificabili tra i generi più comuni come rock, pop, hip hop, metal ed elettronica. La mole di musica presa in analisi corrisponde, all’incirca, a 1200 giorni di ascolto continuo.

I ricercatori, attraverso lo studio di tre “parametri musicali” principali ovvero intensità, tonalità e timbro, si sono accorti che le variazioni tra i gruppi di note è andato costantemente diminuendo negli ultimi 55 anni.

“Questi parametri musicali sono come le parole di un testo” ha dichiarato Joan Serrà, uno dei responsabili dello studio, al quotidiano argentino Clarin “ed abbiamo osservato che ci sono sempre meno parole diverse”.

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