Appunti tratti dal mio quaderno (3)

5 06 2012

Ecco un’altra puntata in cui sbandiero parte del mio quaderno, scritto rigorosamente a mano con la tratto pen, ai venti internettiani. Buona lettura.

Le trasmissioni come Almanacco del giorno dopo – con quella sigla seicentesca che mostrava le quattro stagioni mese dopo mese – facevano parte della cultura libresca, come gli studi ciceroniani citati da Giulio Andreotti nel film Il Divo…, l’ignoranza contadina tradotta da una certa cultura che poi diventava da liceo classico. Erano trasmissioni degne della paleotelevisione, che aveva una funzione didattica. Erudizione carducciana (cultura greco-romana) degna delle antologie. O anche quel tipo di dimensione erudita, incorniciata, che si vede a un certo punto del film I quattocento colpi (Les quatre-cent coups) quando Jean Pierre Leaud si mette a fare una specie di altarino dedicato all’eccelso letterato Balzac.

La puntata dell’ Almanacco del giorno dopo che ho veduto oggi era decisamente pallosa. A un certo punto si è parlato di CARLO Dickens, un’italianizzazione degna dei parrucconi più accademici. Perciò, quando si ha “nostalgia della Tv di un tempo” si ha anche nostalgia di una Tv parruccosa, accademica, aulica in modo ingessato, disastrosamente perbenista, che odora fortemente di chiuso e di naftalina, un odore che non se ne va nemmeno aprendo le finestre. E le Tv private di Silvio Berlusconi hanno avuto gioco facile a mettersi “contro tutto questo”: lo splendore tamarro di DeeJay television, nel periodo in cui ancora (nel 1985) all’inizio, come sigla di “Che tempo fa” – presentato da uno magro coi baffi, l’erede del colonnello Bernacca, un triestino che diceva “mediteRaneo”, con una r – c’era la foto di un barometro che più old style di quella non si poteva trovare! Perchè la Rai era “servizio pubblico”, la noia subliminale istituzionalizzata. Era il volto televisivo dello Stato. Dalle ossa cementificate di cultura classica greco-romana. Che poi si è trasfusa nel Rinascimento, nel Neoclassico, fino a giungere alla Rai degli anni ottanta. Situazione pesante, come quella della coeva URSS.

Ieri, mentre passeggiavo, ascoltavo quella raccolta di Beat italiano, e la raccolta angolofona del 1997 la trovo migliore di quella precedente. Ho immaginato una “commistione impossibile”, un’unione di generi musicali che non si è mai concretizzata, tra suoni Ambient e suoni del Beat italiano. Poi tornavo indietro con la memoria, all’epoca del cinema muto italiano degli anni dieci, e al jugendstile che incorniciava le didascalie di quei film.

La contemporaneità dei discorsi bellici, atavici di Mussolini in giro per l’Italia, il primitivismo coloniale, imperiale, delle gigantesche statue di pietra in Africa effigianti Mussolini, dalla mandibola carica di energia…ebbene, tutto questo era contemporaneo dei “bei vecchi tempi”, dei cappelli Borsalino, dei galantuomini, della cortesia, dei film trasudanti perbenismo, precisione e correttezza, Quelli del 1937 come La contessa di Parma, quelli dei Telefoni bianchi e con Amedeo Nazzari. Il mondo cantato dalla canzoncina di musica leggera Passeggiando per Milano.

Un tempo, fino a due decenni e mezzo fa, non c’erano espressioni come “entrare nel mercato del lavoro”, il lavoro diventato come un bene di consumo, se non mi piace questo prendo quell’altro. “Tu non sei sufficientemente bravo a rendere, a fatturare, facendo il lavoro da me richiesto, e allora ne prendo un altro.” E la valuta per cui si lavora è lo svalutatissimo Euro, moneta a corso forzoso, puoi usare solo quella. Tirannia finanziaria.  Il comunismo è finito in modo Yin, ovvero riformandolo senza esito, e il capitalismo – l’altra faccia della medaglia, l’altra faccia di Giano Bifronte – finirà in modo Yang? Ovvero senza alcuna riforma, ma tagliando sempre più il sociale? E ricorrendo alla scelta militare per risolvere i suoi problemi?

Quando qualcuno più agé fa paragoni tra la Tv di oggi e quella di ieri. Per esempio gli arrangiamenti di In ginocchio da te, grandiosi, degni delle orchestre dei varietà di un tempo, come Studio Uno condotto da Mina con la sua acconciatura ad alveare. Ebbene, queste persone le quali mostrano di avere nostalgia di quegli arrangiamenti di Gianni Morandi e di quelle conduzioni di Mina, sappiano che essi facevano comunque parte di una Tv prolissa, noiosa, retrograda, conformista, statalizzata, pedagogica, didascalica e, in ultima analisi, ipocrita. Inoltre, anche riduzionista. Non iconoclasta, non visionaria e non provocatoria. Trasmissioni da matrimonio in chiesa con il parroco e le due famiglie, della sposa e dello sposo. Una Tv cattocomunista.

Il militarismo italiano durante le due guerre mondiali. Allora davvero ti richiamavano, ti reclutavano e ti mandavano al fronte. E tutto sommato, una spada di Damocle di questo tipo – anche se in una situazione più “democratica” – era mantenuta anche nel secondo dopoguerra.

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