Arthur Rimbaud, XIX secolo

16 05 2012

«Dobbiamo essere assolutamente moderni» disse Rimbaud, e intendeva che le chimere sono anacronistiche, non meno che le superstizioni e i feticci e i credi e i dogmi e tutti gli idoleggiati vaniloqui e stoltezze di cui si compone la nostra vantata civiltà.

Dobbiamo portare luce, non illuminazione artificiale.

«Il denaro sta ovunque deprezzandosi» egli scrisse in una delle sue lettere. Oggi in Europa esso praticamente non ha più nessun valore.

Ciò che gli uomini vogliono sono cibo, riposo, vestiti: le cose fondamentali, e non già denaro.

Il putrido edificio si è sbriciolato proprio sotto i nostri occhi, ma noi siamo restii a credere ai nostri occhi. Speriamo ancora d’essere in grado di fare affari come sempre.

Non ci rendiamo conto né del guasto che è stato arrecato né delle possibilità di rinascita.

Stiamo usando il linguaggio dell’Età della Pietra.

Se gli uomini non riescono ad afferrare l’enormità del presente, come saranno mai capaci di pensare in termini di futuro?

Per qualche migliaio d’anni abbiamo continuato a pensare in termini di passato. Adesso, in un sol tratto, di tutto quel misterioso passato è stata fatta piazza pulita.

Non è rimasto, a guardarci in faccia, che il futuro. Si spalanca come un baratro.

E’ spaventoso, chiunque lo riconosce, perfino il mettersi a congetturare ciò che il futuro tiene in serbo per noi. Assai più spaventoso di quanto sia mai stato per l’addietro.

Nel passato i mostri erano di proporzioni umane; chi fosse abbastanza eroico poteva misurarsi con loro. Ora il mostro è invisibile; ce n’è miliardi in un granello di polvere.

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