La sincronicità e la mente di Dio

6 05 2012

di Ray Grasse

Coloro che credono che il mondo manifestato (il mondo dell’essere) sia governato dalla fortuna o dal caso, e che dipenda da cause materiali, sono ben lontani dal divino e dalla nozione di Uno.

Plotino, Enneadi, VI.9

Mentre si preparava per il suo ruolo nel film “Il mago di Oz” del 1939, l’attore Frank Morgan decise di non usare il costume che gli aveva offerto la casa cinematografica per la sua parte come professor Marvel, rappresentante di commercio, scegliendo invece personalmente il suo guardaroba, tra i tanti abiti di seconda mano collezionati negli anni dal dipartimento costumi della M. G. M. Optò per una vecchia redingote che alla fine gli servì come abito di scena durante le riprese del film.
Passò del tempo e, un giorno, Morgan stranamente rovesciò l’interno di una tasca della redingote scoprendo così il nome “L. Frank Baum” cucito dentro la fodera. Come più tardi confermarono le indagini, la giacca originariamente era stata disegnata per il creatore della storia di Oz, L. Frank Baum ed era poi rimasta, per tutti quegli anni, nella collezione di abiti della M. G. M.

La maggior parte di noi una volta o l’altra ha avuto modo di sperimentare certe coincidenze inusuali, così sconcertanti che ci hanno costretto a domandarci quale fosse il loro possibile significato o scopo.
Ma questi strani avvenimenti hanno forse un qualche intendimento più profondo per le nostre vite? O sono semplici eventi casuali, rigorosamente spiegabili attraverso processi statistici e teorie della probabilità, come la maggior parte degli scienziati moderni vorrebbe sostenere?..

Tra coloro che si cimentarono con tali questioni vi fu il famoso psicologo svizzero Carl Jung. Avendo egli stesso sperimentato molti di tali eventi, alla fine coniò il termine sincronicità per descrivere quello che egli vedeva come un inquietante fenomeno di coincidenze significative. Mentre alcune di tali coincidenze erano davvero senza significato, egli scrisse, ogni tanto abbiamo a che fare con quelle convergenze di circostanze così improbabili da sembrar intendere un fine più profondo o un disegno, nel loro svolgersi.

Per spiegare il funzionamento di tali fenomeni Jung teorizzò l’esistenza di un principio o legge di natura piuttosto diverso da quello normalmente descritto dalla fisica convenzionale. Mentre la maggior parte dei fenomeni visibili nel nostro mondo sembra accadere in modo lineare, di causa ed effetto, come le tessere del domino che cadono una sull’altra, gli eventi sincronici sono “acausali” in quanto sembrano legati da modelli archetipali più profondi, piuttosto che da forze lineari. Per esempio, la presenza della redingote di Baum sul set del film non causò in nessun modo la realizzazione del film stesso né la realizzazione del film causò la presenza della giacca – essi semplicemente erano espressioni duali della stessa matrice di significati che si rivelava. In questo modo Jung postulò due tipi primari di relazioni acausali: tra due o più eventi esteriori nella vita di una persona o tra un evento esteriore ed uno stato psicologico profondo.

Dalla sua prima pubblicazione del 1952, questo concetto junghiano è diventato sempre più familiare attraverso la cultura popolare, fino ad arrivare alle trame degli show televisivi, ai best-seller di narrativa come La profezia di Celestino e perfino ai versi di canzoni rock di gruppi come i Police. In ambienti più filosofici sono stati fatti molti tentativi per chiarire ulteriormente questa importante nozione e qualcuno ha perfino ipotizzato, sulle orme di Jung stesso, che la chiave per comprendere la sincronicità potrebbe un giorno essere trovata tra le scoperte della fisica quantistica.
Come Robert Anton Wilson scrisse quasi due decenni fa: “Jung era sulla strada giusta, egli insisteva nell’affermare che in qualche modo, da qualche parte nella teoria dei quanti, sarebbe stato trovato e definito il vero meccanismo della sincronicità. Alla fine degli anni ’80 sembrava che avessimo cominciato a comprenderlo”.

A tutt’oggi il mistero della sincronicità rimane irrisolto. Mezzo secolo più tardi di quando fu introdotto per la prima volta ci troviamo ancora essenzialmente lontani dal disvelare il meccanismo profondo che sottostà al concetto junghiano. Perché?

Forse abbiamo guardato nella direzione sbagliata, per avere una risposta. Potrebbe essere, in altre parole, che abbiamo affrontato questo problema troppo da vicino, per osservarne i particolari, perdendo così la visione globale? Per analogia consideriamo la celeberrima parabola degli uomini ciechi e dell’elefante: cinque uomini non vedenti si imbatterono in un grosso elefante e ciascuno di essi cercò di determinarne la vera natura, dalla sua limitata prospettiva. Per quello che poteva afferrarne solo la proboscide,esso assomigliava ad un grosso serpente, mentre per colui che poteva tastarne solo le gambe esso appariva come un albero e così via. A causa del loro punto di osservazione parziale, nessuno di loro poteva davvero cogliere la vera natura di un tale animale, appropriatamente comprensibile solo da una prospettiva più ampia e globale.
Similarmente potrebbe essere che focalizzando la nostra attenzione interamente sui fenomeni di coincidenze isolate, stiamo esaminando solo una piccola parte di una più grande realtà. Scoprire il significato della sincronicità può richiedere un passo indietro e la visione di questo problema in una luce completamente diversa – forse perfino all’interno del contesto di una cosmologia totalmente differente.

Una visione simbolista del mondo

Ma qual è allora questa “diversa cosmologia” a cui mi riferisco? È una prospettiva alla quale io e altri scrittori abbiamo fatto riferimento, negli anni, come alla visione simbolista del mondo. Questo punto di vista ricorrente è stato espresso attraverso i secoli da figure tanto diverse quali Plotino, Pitagora, Emerson, Jacob Boehme e Cornelio Agrippa, per nominarne solo alcuni. Questa corrente di pensiero sostiene che l’universo è il riflesso di una realtà spirituale sottostante e che tutti i fenomeni e le forme sono simboli di verità e principi più profondi. Come lo scienziato e mistico svedese Emmanuel Swedenborg scrisse in Paradiso e Inferno: “C’è una corrispondenza tra tutte le cose del cielo e quelle dell’uomo”. Tutte le cose riflettono le idee ed i principi più alti di cui esse sono espressione tangibile o “segno inconfondibile” e possono essere interpretate nel loro significato più sottile.
Per il simbolista ogni evento e fenomeno va considerato come elemento di un tutto perfettamente ordinato; come le trame intricate di un grande romanzo o mito, gli elementi dell’esperienza quotidiana sono percepiti come intimamente correlati, senza che nessuna situazione o evento sia fuori posto e nessuno sviluppo sia accidentale. Di conseguenza perfino un fatto che sembra insignificante può diventare una chiave importante per la comprensione di un significato più profondo: il passaggio di un uccello attraverso il cielo, il comparire di un lampo in un momento particolare o il cogliere un commento casuale – tali cose hanno significato tanto in quanto noi le percepiamo come intrecciate all’interno di un più grande tessuto di relazioni.

Esiste una rete di sottili connessioni, conosciuta col termine di corrispondenze, che pervade ordito e trama della creazione. Il saggista americano Ralph Waldo Emerson una volta disse: “Analogie segrete legano assieme le più remote parti della Natura, come l’atmosfera di un mattino d’estate è pervasa di innumerevoli sottilissimi fili, che vanno in ogni direzione, svelati dai raggi del sole nascente” (1949). Nei secoli, maghi ed esoteristi hanno lavorato per costruire complesse “tavole delle corrispondenze” che cercavano di unire tutte le parti della natura in un grande tutto armonico. In questo modo si dice che la Luna sia correlata con certi altri simboli, come la casa, le donne, il cambiamento e le emozioni in generale, mentre Mercurio è legato alle comunicazioni, all’editoria, ai viaggi, alla mente e così via.
Capire i principi essenziali che sottostanno a tutti i fenomeni fornisce all’esoterista una chiave universale che gli permette di svelare il linguaggio sia dei mondi esteriori che di quelli interiori.

Naturalmente sin dall’Illuminismo razionale del XVII secolo il credere alle corrispondenze è stato accantonato dagli scienziati come un’antiquata invenzione metafisica, comparabile alla credenza infantile in Babbo Natale o alla “fata del dentino”. Eppure, come diviene ovvio a chi si dedica attivamente per un certo lasso di tempo alla pratica dell’astrologia (di contro a coloro che la criticano con severità, come i teorici da tavolino), tali correlazioni sono in effetti piuttosto vere e non semplicemente delle sciocchezze di un’immaginazione iperattiva. Di conseguenza, quando Nettuno va ad incidere pesantemente sull’oroscopo di una persona, possiamo osservare il sorgere di problemi su questioni legate a frodi o utilizzo di droghe, nella sua vita, o quando Giove attraversa la Venere di tale persona un’improvvisa buona sorte potrà capitarle nei campi economico o sentimentale. In ultima analisi l’oroscopo fornisce una mappa complessa delle relazioni e delle corrispondenze simboliche che si intrecciano tra la vita interiore ed esteriore di una persona, illustrando le loro potenzialità archetipali in un’ampia varietà di modi.

Le implicazioni della sincronicità di Jung

Ma allora, cos’hanno da offrirci questa antica visione del mondo e i suoi principi fondamentali nella comprensione della sincronicità?

Consideriamo la questione della vera frequenza di questi fenomeni – quanto spesso veramente accadono nelle nostre vite. Mentre c’è la prova che Jung, nel privato, considerava in maniera più aperta tali fenomeni, nei suoi scritti ufficiali dichiarava che gli avvenimenti sincronici erano “relativamente rari” e si diede grande pena per distinguere le coincidenze significative da quelle convenzionali.
Per il simbolista, comunque, la coincidenza è semplicemente la punta dell’iceberg, l’aspetto visibile della struttura più complessa di un disegno che sta alla base di tutte le esperienze. Le circostanze di un’intera vita costituiscono un complesso tessuto di connessioni piene di significato e di analogie correlate, che si estendono a tutti gli aspetti dell’esperienza personale – il corpo, gli eventi esteriori, gli stati d’animo e i sogni e le azioni o i gesti – e oltre, perfino alle sfere di esistenza collettiva e universale. Davvero si può ben dire che ogni cosa è una coincidenza, nella misura in cui tutto co-incide. Jung considerava gli eventi sincronici come un’importante “esplosione di significato” nelle nostre vite; tuttavia sistemi divinatori quali l’astrologia e, come analizzo più approfonditamente nel mio libro The Waking Dream, Il sogno ad occhi aperti, dimostrano che ci sono davvero molti tipi di significati nel nostro mondo oltre a quello immediato che possiamo trovare nelle coincidenze occasionali. Per dirla come William Irwin Thompson, siamo come mosche che camminano sul soffitto della Cappella Sistina, inconsapevoli del complesso dramma archetipale rappresentato davanti a loro.

Quello che le sporadiche coincidenze sensazionali fanno è semplicemente scostare la tenda, anche se sempre di poco, sul vasto dramma, per renderci coscienti di un piccolo dettaglio in tale complessa rappresentazione di significati.

Per questa ed altre ragioni possiamo dire che la sostanza della sincronicità sta meno nello studio dell’acausalità che in una più piena comprensione del significato, che va svelato non attraverso gli strumenti della scienza ma attraverso quelli dell’indagine filosofica ed ermeneutica. Proprio come gli studi di astrologia e divinazione, che comprendono appieno lo scopo delle coincidenze significative, possono richiedere niente meno che una “teoria del campo unificato” che incorpori soggetti tanto diversi quali la geometria sacra, la teoria delle corrispondenze, la psicologia dei chakra, la teoria dei numeri e una cosmologia multilivelli, per elencarne solo alcune. Solo all’interno di una più ampia struttura offerta da una scienza sacra come questa possiamo davvero sperare di carpire “l’intero elefante” della sincronicità, così com’è, e non semplicemente uno dei suoi complementi isolati, come ci accade di trovare fortuitamente in occasione di qualche coincidenza di rilievo.

Ed è contro il fondale di questa più ampia prospettiva che noi ci troviamo per scoprire una ancor più profonda verità nel funzionamento della sincronicità, che va ben oltre semplici questioni sia di acausalità che di corrispondenze. Nel suo libro A Sense of the Cosmos Jacob Needleman fa le seguenti osservazioni riguardo la curiosa simmetria che si trova nella trama ecologica della natura: “Ogni qualvolta abbiamo guardato a una parte, per poter comprendere il tutto, alla fine abbiamo trovato che la parte è una componente viva del tutto. In un universo senza un centro visibile la biologia presenta una realtà in cui l’esistenza di un centro è implicita ovunque” (64, corsivo dell’autore dell’articolo).

Questa osservazione di Needleman potrebbe ben essere presa anche come utile analogia per la nostra comprensione della sincronicità. Per far sì che i diversi eventi delle nostre vite siano intrecciati in un modo tanto intricato e astuto, come implica la sincronicità (e come sistemi quali l’astrologia dimostrano empiricamente) sembrerebbe doverci essere un’intelligenza disciplinante, sottostante il nostro mondo, che orchestra tutti i suoi elementi come note all’interno di una grande eloquente sinfonia. Non c’è bisogno naturalmente che pensiamo a tutto questo come se necessitasse il coinvolgimento di una deità barbuta e antropomorfa, assisa su un trono celeste. Come abbiamo visto all’apertura di questo articolo Plotino, scrittore neoplatonico, vi si riferiva semplicemente come all’“Uno” mentre i mistici geometri dell’antichità talvolta descrivevano questo principio unificante come una sfera il cui centro era dappertutto e la cui circonferenza era in nessun luogo.
In qualsiasi modo scegliamo di chiamarla essa parla di un’opera di coordinamento di portata e finezza inimmaginabili per mezzo della quale tutte le coincidenze e le corrispondenze del mondo si fondono come fili in un grande intreccio, ed entro la quale le nostre vite sono “annidate”. Visto in questo modo l’evento sincronico si può considerare un’occhiata di sfuggita, come se attraverso una lente scura, nella mente di Dio.

Riferimenti

– Emerson, Ralph Waldo, The complete Writings, vol. II. New York: William H. Wise, 1929.
– Jung, Carl, “Synchronicity: An Acausal Connecting Principle”, in The Structure and Dynamics of the Psyche, vol. 8, Collected Works. Princeton, NJ: Bollingen Series, Princeton University Press, 1969.
– Needleman, Jacob, A Sense of the Cosmos: The Encounter of Modern Science and Ancient Truth, E. P. Dutton & Co., Inc., 1975.
– Swedenborg, Emmanuel, Heaven and Its Wonders and Hell, New York: Swedenborg Foundation Uncorporated, 1935.
– Wilson, Robert Anton, “Synchronicity, Isomorphism, and the Implicate Order”, Gnosis, Winter 1989.
Ray Grasse è scrittore editore e astrologo. Questo articolo è un adattamento del suo libro The Waking Dream: Unlocking the Symbolic Language of Our Lives (1996, Quest Books). E-mail: jupiter.enteract@rcn.com
Tratto da The Quest, maggio-giugno 2006

http://crepanelmuro.blogspot.it/2011/06/la-sincronicita-e-la-mente-di-dio.html

http://www.teosofica.org/bin/Sincronicita.pdf

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