Ritorno al futuro – gli anni 80 e il Live Aid

14 04 2012

In questa parte della sua analisi al film “Ritorno al futuro”, Mediter di Il Mondo Simbolico, compie una fondamentale disamina sulla perdita di propulsione della mitologia pop-rock (emersa intorno al 1955 con l’avvento della chitarra elettrica) acuitasi esponenzialmente proprio dal 1985 in poi (anno dell’uscita del film, dell’elezione di Gorbaciov a segretario dell’URSS, e del primo evento mediatico musicale dichiaratamente “global”, ovvero il “Live Aid”).

Nella chiusa del mio articolo precedente, parlando delle due epoche che il film “Ritorno al futuro” mette al confronto, avevo parlato di come gli autori del film tra l’altro, sottolineavano le differenze tra anni ’50 ed ’80, con il nome diverso che nelle due epoche aveva il cane del Doc, Copernico nel 1955, Einstein nel 1985. Avevo anche omesso l’importante particolare che proprio nel 1955 Albert Einstein muore e simbolicamente (come ogni mito della storia), dopo la sua morte le sue teorie cominciano ad acquisire fama anche tra l’uomo comune e ad influire nella neonata società post-moderna.

Il vero elemento di distinzione tra le due epoche nel film, o almeno quello principale, però rimane la musica. Martin Mc Fly è il Prometeo che simbolicamente porta il post-moderno nella realtà, fa attraversare il mondo verso uno stargate e il suo strumento non è il fuoco, ma una chitarra elettrica! Su questo importante elemento ritornerò in futuro, ma era importante preannunciarlo perchè ora parleremo degli anni 80 (e soprattutto di musica), epoca in cui Martin McFly vive e ritorna indietro nel tempo, perchè proprio nel 1985, mentre i media celebravano in anticipo la morte dell’Urss e Gorbachev diventava tra gli uomini più potenti dell’impero sovietico, si consumava intanto un rito popolare ma non per questo meno importante, ovvero la fine dell’era d’oro mitologica della musica e l’avvento dell’età attuale fatta di revival, citazionismo, mancanza di forti novità e di divinità artistiche (sto parlando di musica ma alla fine è un discorso generale), questo rito collettivo mondiale è il famoso Live Aid.

Dopo questo evento vi sono stati altri miti musicali, pochi in realtà e su tutti aleggiava una forte aura di decadenza, basti pensare la morte di Kurt Cobain con cui simbolicamente molti indicano come evento che ha portato alla morte del rock o i Gun’s Roses, probabilmente l’ultima vera rock’n roll band di massa in senso classico che sia emersa in quegli anni, per molti l’ultima vera rock band capace di trascinare enormi platee ai concerti. Gli stadi pieni che vediamo oggi celebrano per lo più miti del passato è tutto un revival.

Il circo Massimo di Roma era strapieno all’inverosimile per i Genesis degli anni fa, gli U2 hanno avuto il loro periodo d’oro negli anni 80 ed inizio anni 90 e continuano a vivere di rendita grazie a quel periodo, poi la storia non è mai precisa in sé, si parla di date ma i processi sono molto graduali, ma l’aura mitologica delle band passate non ritornerà più, dei nuovi Led Zeppelin, Beatles, Rolling Stones non potranno mai nascere e non è un discorso di qualità musicale, per fortuna tutt’oggi pur se esiste un forte revivalismo, si compone ancora ottima musica, qui la questione è legata al tempo; siamo in un’epoca demitizzata, non sacra e non eroica, decadente, in cui i pochi miti decadenti durano al massimo una stagione e sono fin troppo artificiali, la stessa Lady Gaga iperpompata dai media, pur se celebre in tutto il mondo, non potrà mai raggiungere la fama o riempire gli stadi come facevano i Queen o i Pink Floyd per dire,tutto sommato Lady Gaga è una versione riveduta e aggiornata di Madonna.

Il Live Aid del 1985 rimane un evento davvero storico in ambito musicale:
aprì la moda dei futuri super concerti globali fatti per beneficenza ed è stato il più grande collegamento televisivo via satellite e la più grande trasmissione televisiva di tutti tempi, detiene tutt’oggi questo record, si parla infatti di due miliardi e mezzo di telespettatori e di un concerto situato in diverse città del mondo tra cui anche significativamente Mosca, città sicuramente vergine alla musica popolare occidentale, soprattutto il rock, a quei tempi per ascoltare un nastro di un autore occidentale nell’Urss si acquistava il tutto tramite il mercato nero.

Le maggiori star musicali dell’epoca parteciparono e per l’occasione anche vecchie leggende del passato si riunirono solamente per suonare in quell’occasione e già questo puzza di revival (si può dire che il Live Aid aprì la moda tutta attuale e liquida delle reunion di gruppi passati che non molto stranamente ha un boom particolare nel 2012 che è un anno record di formazioni passate che si rimettono insieme), basti pensare i Black Sabbath che per il Live Aid tornarono a suonare con la loro prima formazione originaria con Ozzy alla voce, per poi riprendere ognuno la propria strada a fine concerto e così fu anche per i Led Zeppelin (già sciolti da 5 anni), Crosby, Still, Nash and Young, gli Who (significativamente l’unica interruzione che ebbe il Live Aid fu mentre loro suonavano “My Generation”, il destino si sa fa di questi strani giochi). Un vero rito mondiale collettivo che si concluse con “We are the world” (brano creato proprio nel 1985) a testimonianza di un mondo che stava divenendo globalizzato, dicendo addio alle ideologie, alla guerra fredda, ma che faceva presagire anche fulmini all’orizzonte.

In una società (quella presente) che sicuramente si prende meno sul serio e in cui il termine nwo è divenuto di uso comune, non può non vedersi in quell’evento anche un’importante tappa dell’nwo di usare la cultura musicale come mezzo per infondere l’idea di un villaggio globale, di un mondo unito e far passare l’umanità verso un nuovo importante periodo,  l’ultima tappa verso la realizzazione dell’nwo.

L’aria di revival e autocelebrativa che si respirava in quel concerto e che risulta assai comune oggi, in tempi di crisi del mercato discografico, rende il Live Aid un evento epocale non solo musicalmente ma anche culturalmente.

Sempre simbolicamente l’eta decadente del post-moderno parte nel 1985, anno in cui Martin Mcfly, il Prometeo dei giorni nostri, porta il post moderno nella realtà. Cosa ancora più strana essendo il post-moderno di per se già un’età decadente e di passaggio; la sua ultima fase (che stiamo attraversando) è quella della decadenza totale di ogni aspetto del reale:

come già detto nel passato il post-moderno è l’età che fa tabula rasa di tutte le credenze, la cultura e la morale passata. E’ l’età relativa per eccellenza, fenomeno questo più unico che raro nella storia dell’umanità. Il Post-moderno distrugge tutto e il suo mezzo principale è la pop-culture soprattutto cinema e musica, che infondono sincretismo, nichilismo, mancanza di ideologie, distruggono totalmente la nostra realtà, ci tolgono la terra da sotto i piedi. Tutto ciò, nella fase pionieristica del post-moderno, si incarnava in un senso di libertà dal machismo e dalle rigide strutture passate che specie negli anni ’60 si avvertiva in tutto il mondo e che  Bob Dylan riassunse felicemente nella sua canzone “times are changing”.

Dagli anni 70 si comincia ad avere un sintomo di forte decadenza ben espressa dalla musica che spesso prendeva fortemente in giro gli Hippie e tutto il movimento pacifista anni ’60, fino ad arrivare agli edonisti e materialisti anni 80, gli anni di Thatcher e di Reagan, della fine delle politiche sociali, della politica sempre più lontana dal cittadino, della perdita di speranza, l’ultima fase del post-moderno, prima della singolarità quantistica che a detta  di McKenna ci trasporterà altrove. Martin Mc Fly si trova in questo importante bivio.

Con il prossimo e spero ultimo articolo della serie “Ritorno al futuro”, analizzeremo finalmente il film per vedere questi importanti eventi e trasporli sincronicamente, nella nostra realtà e nel futuro.

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6 11 2016

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