RITORNO AL FUTURO – Introduzione

11 04 2012

Precedentemente, in qualche post dell’anno scorso, avevo anticipato che mi sarebbe interessato scrivere un’analisi degli elementi simbolici dei film della serie “Ritorno al futuro.” Dal momento che, ora come ora, soffro di una certa debolezza interiore e non ho quindi lo slancio sufficente per mettermi a condurre un’impresa di questo tipo, devo ringraziare l’amico Mediter, il quale è come se la stesse facendo al posto mio – diciamo così –  nel suo blog Il mondo simbolico , e ci sta riuscendo splendidamente. Quella che presento oggi è l’introduzione all’analisi. A breve, farò uscire tutte le altre parti.

Viviamo in un’epoca fondamentalmente razionale, dove anche la religione perde generazione dopo generazione, sempre più consensi.
Soprattutto a partire da quelli che erano giovani nel famoso ’68, nati o vissuti nei giorni della contestazione, della rivoluzione rock, dell’amore libero, è cominciato un crollo verticale di consensi verso il cristianesimo in generale, una società sempre più laica. La crisi delle vocazioni (sempre meno preti e suore giovani) porterà nel futuro alla scomparsa del cristianesimo, queste nuove generazioni appena nate avranno valori opposti ai nostri.
E’ una previsione logico-razionale questa. La scienza domina il pensiero e l’agire della nostra società è la nuova religione. Qui non c’è nessun parere negativo, ma se nel passato erano le religioni a detenere il sapere e la conoscenza e ad indirizzare gli uomini verso le credenze e il modo di interagire ed interpretare la realtà, oggi questo ruolo spetta alla scienza; persino i religiosi, la stessa chiesa, con imbarazzo parla di profezie, temi escatologici, di questioni spirituali insomma, preferisce soffermarsi su questioni più laiche, ovvero morali, si vergogna persino di parlare di miracoli, apparizioni, della dottrina dello spirito santo ecc. ecc. Chi parla di queste cose viene visto con sospetto (paura di far parte di una setta), con una punta di compatimento, snobismo e presa in giro, insomma sono tempi duri non solo per la religione, ma per la spiritualità, basti pensare anche l’imbarazzo che proviamo a parlare persino con nostri conoscenti di questioni spirituali.
Viviamo in un mondo laico, razionale e che non crede in esoterismo e magia! Certo questo è ciò che appare esternamente…
Questa introduzione serve come preambolo alla mia analisi sincromistica sul film “ritorno al futuro”, questo ad intendere che nonostante l’apparente razionalità della nostra realtà, come già detto in passato su questo blog e come molti altri meglio di me hanno esposto in altri blog, il cinema soprattutto è la mitologia post-moderna, ha la funzione che avevano i testi sacri e i racconti iniziatici nel passato.
Qualè la funzione della mitologia e dei racconti iniziatici? Parlare di realtà complesse, non traducibili a parole, che l’uomo comune soprattutto, non potrebbe comprendere ed è qui che giocano un ruolo fondamentale i simboli, gli archetipi che agiscono in maniera profonda sulla psiche dell’uomo instillando verità o impressioni di verità, che sarebbe impossibile esporre apertamente per un infinito numero di motivi.
Nel passato la mitologia ha avuto un ruolo importante nel parlare di temi che oggi definiremmo psicologici, astronomici e astrologici, in un mondo in cui la civiltà era giovane, ma sicuramente più intuitiva e meno meccanica rispetto a quella di oggi. La scienza non è il sapere, ma un sapere adatto alla nostra civiltà, ma esistono altre forme di sapere non meno valide, semplicemente più complesse per il fatto che l’uomo vivendo in una società che si presenta come materialistica trova molto più semplice credere alla scienza che al suo intuito.
Nel mondo post-moderno persino il materialismo è in crisi ed infatti dopo la prima epoca d’oro di Hollywood, la fabbrica dei sogni negli ultimi decenni si è prodigata molto in pellicole con forte simbolismo esoterico.
La trama è sempre la stessa ovvero la trama della rivalsa, riproposta dalla mitologia e dalle religioni sempre allo stesso modo da millenni, la trama di Cristo, che poi è la trama simbolica della vita e del percorso che compie ogni uomo e che Aristotele con enorme sguardo davanti al futuro ha laicizzato e narrativizzato rendendola più adatta ai nostri tempi. Le trame hollywoodiane sono tutte trame con lo stesso trucchetto usato dalla mitologia  e poi successivamente formalizzato da Aristotele e che funziona tutt’oggi; nel blog Synopticon si parla della stessa storia che ci viene narrata continuamente da millenni e che nonostante tutto ci appare sempre nuova e non stanca.
Aristotele parlava di come l’arte è imitazione della realtà, ovvero non di cio che è, ma di ciò che può essere, perchè i racconti iniziatici, la mitologia che sono pur sempre forme d’arte, hanno in se questa facoltà predittiva che diventa tipica dell’arte, che quindi ha anche una funzione educativa e morale ed infatti distinguendo tra storia e poesia, il filosofo greco affermava che la storia ci racconta ciò che è accaduto, mentre la poesia ciò che potrebbe accadere e questo ci fa conoscere (nella poesia) i fatti meglio della storia in quanto la poesia tende a rappresentare l’universale, la storia e il particolare”.
L’arte imita l’universale e ci avvicina di più alla realtà delle cose. Aristotele parte da questi principi, di cui faranno tesoro gli sceneggiatori ed i registi hollywoodiani, per parlare di come debba svolgersi un racconto in cui diventa fondamentale un elemento che troviamo in quasi tutti i film americani (non solo naturalmente, ma loro sono più bravi in questo), ovvero l’uso della catarsi, infatti la tragedia (che per Aristotele è la forma più elevata di poesia) riesce a suscitare nello spettatore pietà, terrore e una forte gamma di emozioni che portano lo spettatore a purificarsi e a distaccarsi da esse.
Da ciò vediamo sempre storie “cristiche”, metafore di morte e resurrezione, di caduta, lato oscuro, rivalsa e rinascita che creano una forte empatia nello spettatore. Una trama archetipica presente dappertutto e “ritorno al futuro” ne è un perfetto esempio mainstream.
Questa trama funziona bene perchè la sua forza archetipica permette facilmente di giocare sull’intreccio e di divenire vera e propria rivelazione sul futuro dell’uomo e di ciò che si aspetta.

“Ritorno al futuro” inserito nel contesto post-moderno è una trama in cui forse indirettamente gli sceneggiatori ci parlano del passato, del presente e del futuro della nostra civiltà e sarà interessante analizzarne i vari aspetti, infatti il bello di una produzione artistica che rispetta le regole aristoteliche di intreccio, che gioca sugli archetipi é il fatto che esse svelano sempre nuove chiavi di lettura ed interpretazione. Penso sia un’esperienza comune quella di leggere un libro da ragazzino, poi rileggerlo magari in età adulta e scoprirne significati che prima non potevamo immaginare che esistessero, ovvero una maggiore consapevolezza porta a cambiare la nostra lettura di opere artistiche e così “Ritorno al futuro” film che mi ha accompagnato fin da bambino e che ho rivisto tantissime volte, mi risulta diverso oggi, con significati stravolti, anche dopo tanti anni.

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2 responses

11 04 2012
mediter

Grazie per la pubblicazione, sono davvero contento ed onorato (che termine vetusto eeh) di vedere un mio articolo su civiltà scomparse!
Ho pubblicato stamattina anche la seconda parte!

6 11 2016

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