IL MALE torna in edicola, ed è subito aria fritta

10 10 2011
C'era una volta un giornaletto estremamente satirico chiamato IL MALE, inaugurato da un certo Pino Zac, vignettista proveniente dalla rivista di satira francese Le canard enchainé (tutt'ora esistente). Il signor Zac, il cui nome completo era Giuseppe Zaccaria, abbandonò la direzione della creatura dopo soli due numeri. Ma la guida di questo giornale completamente folle, stampato su carta di pastastracci come quella dei quotidiani del tempo (1978), venne presa da un manipolo di eroi, o di pazzi – o di tutt'e due le cose assieme – che dava l'impressione di fare satira in quello strano e turbolento mondo di fine anni settanta, dove c'era un gran fermento creativo CONTROCULTURALE nell'aria, proveniente dalle esperienze di lotta politica giovanile l'anno prima a Bologna.


Quella de IL MALE non era semplicemente satira, era il trionfo totale e assoluto del politicamente scorretto più estremo, di magnitudine più elevata rispetto al suo modello d'oltralpe. Qualcosa che in seguito sarebbe stato improponibile, pensando al politicamente corretto successivo, presente soprattutto nelle trasmissioni "contro", pensando al sostanziale buonismo e perbenismo di Striscia la notizia, per esempio. E anche lo stesso Daniele Luttazzi è sempre stato più "a posto" rispetto alla satira fognaria che rigurgitava dalle pagine de IL MALE, dove in tante occasioni il limite tra la satira e l'oscenità quasi porno veniva superato, e ciò coinvolgeva personaggi pubblici!

La combriccola de IL MALE era composta da diversi personaggi come Filippo Scozzari, Vincenzo Sparagna, Jacopo Fo (soprannominato Karim), un grande eclettico come Andrea Pazienza – il quale verrà successivamente mitizzato post mortem – Tanino Liberatore, Luigi Damiani, Vincino (Vincenzo Gallo) e Vauro (Senesi), colui che oggi è il vignettista ospite dei programmi di Michele Santoro. Appunto Vauro e Vincino, travestiti da Zombie, avevano annunciato qualche tempo fa a Roma – nei luoghi del teatrino politico nazionale – che IL MALE sarebbe ritornato.



E così fu.
Grazie a un paio di collaboratori de "Il Fatto Quotidiano", questo fantasma si aggira di nuovo in edicola. Ma non è affatto la stessa cosa!…
IL MALE di trentatrè anni fa era una fucina di nuovi linguaggi che si incuneavano come uno iato in quel regno di nessuno compreso tra l'atmosfera della vecchia tv pedagogica del servizio pubblico e l'atmosfera delle radio-tv private di tipo berlusconiano, che si sarebbe imposta a breve. Era proprio come una specie di contenitore postmoderno-situazionista un po' casareccio, volutamente povero (anzi, non proprio volutamente…) ma GENIALE.
Un Classico, ciò che può essere dato una volta sola, come abbiamo scritto in un articolo recente. Qualcosa di irripetibile. Pensiamo solo alle finte prime pagine dei quotidiani come "La Repubblica" e "La Stampa", sulla quarta di copertina della rivista, praticamente identiche alle originali, sulle quali i titoli strombazzavano che l'attore Ugo Tognazzi era il capo delle Brigate Rosse, che lo Stato italiano si era improvvisamente estinto, che la Democrazia Cristiana non si presentava alle elezioni, e via così.
Un'anticipazione del concetto di FAKE, di falso vero, o vero falso, che tanto si sarebbe diffusa nell'impero di internet.

Si trattava di qualcosa di autenticamente innovativo, al di là del voler essere originali a tutti i costi, qualcosa che creava straniamento, qualcosa di vivo, perchè magari era anche un po' schifoso e imbarazzava.
Al di là di ogni futuro buonismo peloso.

Uno degli articoli che ho messo come link, contiene un passaggio che mi ha colpito, quando dice:

[…]Una funzione [di satireggiare in modo estremo] che pare, però, prossima a esaurirsi [e qui l'estensore dell'articolo sembra d'accordo con me], in un Paese nel quale, a conferma della bontà delle intuizioni dei situazionisti, i cortocircuiti tra la realtà e la sua rappresentazione si spingono a livelli fino a poco tempo fa impensabili (chi imita chi, ormai, tra Pierluigi Bersani e Maurizio Crozza?).[…] Questa frase sembra ricollegarsi alla questione della "finzione che cancella la storia" di cui abbiamo trattato nell'articolo che citavo poco fa.

IL MALE aveva comunque una precisa ragion d'essere nel periodo 1977-1982. Riproporlo oggi è sia una specie di manierismo sia un altro, ennesimo, segnale, di come niente più gira nella realtà attuale al di là del riciclo di cose già manifestate. Di come si sia costretti alle repliche, sia quando le si chiama in un altro modo, sia quando le si chiama addirittura con lo stesso nome, come in questo caso. E' in fondo, un'ennesima "operazione nostalgia", anche se inconsapevole, come ne abbiamo viste tante, troppe, in questi quindici anni. Dagli spettacoli televisivi su Italia 1 "Meteore" a "Matricole", ad "Anima mia", e "I migliori anni" sulla Rai, alle automobili "Maggiolone Volkswagen" e " Fiat 500" rielaborate per il mercato moderno, a tutti i remake di classici che Hollywood ha realizzato e realizzerà.

Tra l'altro, già nel 1994, quando si era voluto mettere su "Woodstock 2" – la riproposta del mitico festival-happening musicale del 1969 – si trattava di roba più vicina allo spirito di EuroDisney che a quello di Jimi Hendrix, i Doors e Janis Joplin, roba che aveva una sua utilità solo per gli sponsor dell'allora nascente mercato globalizzato, ma che già mostrava lo squallore dato dalla sua fame di riciclo spettacolare e di non novità. Inoltre, anche tutto ciò che in questi ultimi anni è stato presentato come "originale" possiede già qualcosa di deja-vu a cui ci si può riferire, qualcosa di già accumulato dalla memoria collettiva e che viene come sottinteso. E non ci si può sottrarre a questo fenomeno, dilagato come una pandemia attraverso la globalizzazione, ed esteso a livelli esponenziali con internet.

Ci si ostina ad andare avanti con la vecchia percezione della realtà (che comprende tutti i parametri e limiti a cui siamo schiavizzati), la quale è diventata del tutto insostenibile, appassendosi ogni novità all'interno di quei parametri.
La crisi finanziaria che stiamo subendo è uno dei sintomi più eloquenti, come si era accennato in un articolo di luglio che vi invito a rintracciare.
Si anela a un NUOVO MONDO come l'assetato anela l'acqua nel deserto. E in questo deserto totale Vauro e Vincino, riproponendo uno sbiaditissimo IL MALE – pallido miraggio di quello che è stato e non sarà più – sono due cammelli che si allontanano da noi assetati, con le loro gobbe piene d'acqua.

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Minirecensione di un frammento di una mitica puntata dell’Alex Jones Show

8 10 2011
A differenza di tutte le altre volte, in questa occasione il “re dei complottisti” Alex Jones (lui direbbe il “re della verità”), smette per qualche attimo di parlare di tanti argomenti cari agli spettatori della sua trasmissione, non parla delle pianificazioni dei potenti incartapecoriti del Gruppo Bilderberg che si radunano in Canada, in Spagna o in Svizzera; non parla della “guerra alla droga” negli USA mentre i militari a stelle e strisce controllano i vista le piantagioni di oppio in Afghanistan, non disquisisce, assieme all’ex socio di Assange, sui documenti di Wikileaks apparsi sui mass media per opera della CIA in modo da mettere le mani sul controllo poliziesco di internet, non si occupa delle banche-zombie troppo grosse per essere fatte fallire, non espone le sue idee infuocate sul casato Windsor e sui rapporti delle monarchie regnanti europee con quelli che vogliono diminuire dell’85% la popolazione mondiale. Evita di parlare dei pericoli di Guerra Mondiale prossimi venturi con cronisti come Tarpley o Celente, non si sofferma sulle minacce consistenti nell’introdurre nel corpo virus dell’herpes modificati per “divorare” emozioni come la rabbia e inoculati attraverso i vaccini (e già qui…), infine, non chiama i suoi seguaci – come sta facendo in questo periodo – all’occupazione della succursale di Denver della Federal Reserve, a urlare invettive contro i globalisti mangia-sovranità-delle-nazioni, col suo fido megafono. No. Nella puntata eccezionale dell’Alex Jones Show, di cui proponiamo un brandello, curato nella versione italiana da Moksha75Sar3 che ringraziamo, il nostro eroe della controinformazione di PrisonPlanet e InfoWar, ci intrattiene su come i supremi rappresentanti dell’élite che spinge(rebbe) il pianeta occidente verso la dittatura fascista del NWO, si facciano di una sostanza psicotropa e psichedelica di rara potenza, ovvero la Dimetiltriptamina (DMT), e questo da ben settant’anni, dagli anni quaranta. Attraverso questa sostanza, i signori che si nascondono dietro le quinte del Gruppo Bilderberg riuscirebbero a percepire delle entità interdimensionali simili a elfi (da loro chiamate Clockword elves), con dei cappelli verdi a punta, che gli urlano di “aprire i portali” sulla terra per lasciarli passare in questa dimensione, implementando il Nuovo Ordine Mondiale, regalando loro in cambio il potere assoluto e la vita eterna. Nonostante, a più riprese, lo showman sudista si premuri di sottolineare che lui riferisce solamente in cosa credono certi personaggi, senza che lui stesso ci creda, la trasmissione diventa presto surreale e al limite dell’assurdo. Jones inizia citando lo scrittore di fantascienza Philip K.Dick (“che era bene a conoscenza di certi argomenti”), e in breve tempo sa che le cose in procinto di essere rivelate lo infervoreranno a tal punto che avvisa “Ora sto cominciando a sbraitare…”, ben sapendo che potrebbe infatti succedere come altre volte in precedenza, quando si esibisce in performance tali da fare invidia a molti cantanti heavy metal. Da quel momento lì in poi, è un fuoco di fila di rivelazioni e di follia. Connessioni neuronali che fanno provare un orgasmo intensissimo per giorni di fila dimodochè ci si dimentica di bere e mangiare e si muore, esperimenti allucinogeni sulle scimmie al centro di ricerca psicologica dell’Università del Texas simili alla Cura Ludovico di Arancia Meccanica (“Proprio adesso li stanno facendo!”) dove proiettano a sfarfallio delle puntate di una trasmissione chiamata America idol (?!) davanti agli occhi delle bestiole innocenti testando le loro onde cerebrali e trasformandole in algoritmi. Un’atmosfera che, personalmente, mi ricorda quando un mio vecchio professore al liceo ci intratteneva durante l’intervallo parlandoci degli esperimenti sulla radioattività che venivano compiuti nelle gallerie delle metropolitane utilizzando cittadini inconsapevoli come cavie umane. E questo insegnante, raccontandoci di come persone comuni di tutti i giorni erano state irrorate per anni, a loro insaputa, da radiazioni e agenti patogeni per la guerra batteriologica, provava un certo divertimento nel metterci paura raccontandoci segreti oscuri. E’ una puntata dell’Alex Jones Show davvero singolare dunque; il povero texano corpulento si dispera sopraffatto dall’enormità delle implicazioni di ciò che va dicendo (“vi sto rivelando uno dei più grandi segreti dell’élite!”), con alle sue spalle i consueti schermi televisivi dove scorrono a ripetizione immagini di politici, ministri, generali, direttori di intelligence, pezzi grossi in genere. E il mitico microfono, vicino all’altrettanto mitica scritta “ON AIR.” E’divertente vedere poi come Jones cerchi di cambiare argomento, di “parlare di cose un po più concrete”, ma i documenti che presenta e legge, coi loro riferimenti agli studi sulla realtà virtuale e l’LSD finanziati dal Pentagono – il quale è dentro fino al collo in questa roba da decenni – lo costringono sempre a ritornare a questi discorsi, i quali cominciano pericolosamente a riguardare gli enigmi del cervello e della coscienza, per poi cercare di concludere il tutto con una frase storica, quasi degna di un film con John Wayne, riguardante di nuovo la molecola DMT. Insomma, qui Alex Jones si è spinto come mai oltre, ha veramente “dato il bianco”, per dirla in gergo. Persino il cabarettista debunker TalliGalli se n’è accorto.




Attilio Romita, Carlo Conti, Franco Frattini, Milo Infante

7 10 2011

Civiltà Scomparse_Rossano Segalerba

Il mezzobusto del TG di Rai Uno delle 20:00 Attilio Romita, il conduttore dello show preserale di Rai Uno "L'Eredità" Carlo Conti, l'attuale ministro degli esteri Franco Frattini, il conduttore dello show pomeridiano di Rai Due "Pomeriggio sul due" Milo Infante.
Quattro volti che riassumono un'epoca.