Top Secret, La seconda guerra civile americana e la finzione che cancella la storia

29 09 2011
All’inizio dell’anno, o poco più, mi è successo di fare una scoperta singolare. In una via della mia città, mentre passeggiavo, ho guardato per caso all’interno di un bidone per la raccolta della plastica. Dentro mi sono accorto che vi erano un sacco di custodie di videocassette VHS. Guardando meglio, e prendendone una, ho scoperto che dentro le custodie erano presenti anche le videocassette! In mezzo a qualche titolo italiano, c’erano perlopiù film di produzione USA, e sono stato subito attirato da due di questi, poichè sentivo che vi era una certa affinità tra i due, riguardante un certo discorso che già da allora volevo esporre, ma poi non mi era più capitata l’occasione. Fino a ora.Civiltà scomparse_Rossano Segalerba
Civiltà scomparse_Rossano Segalerba
I due film sono “Top Secret”, di Jim Abrahms, David e Jerry Zucker e “The second civil war (La seconda guerra civile americana)”, di Joe Dante. Si tratta di una coppia di film dall’atmosfera piuttosto esagerata e brillante. “Top Secret”, essendo stato ideato dal trio Abrahms-Zucker-Zucker, è anche abbastanza scervellato, visto che gli autori sono gli stessi di “L’aereo più pazzo del mondo”, “L’aereo più pazzo del mondo sempre più pazzo” e “Una pallottola spuntata.”Tra un sacco di gag e trovate demenziali di ogni tipo, in “Top Secret”, risalente al 1984, viene mostrata la storia di un cantante rock’n roll “alla Elvis” (interpretato da Val Kilmer) che riesce a fare una tappa della sua tourneé europea oltre la “cortina di ferro”, nella Berlino Est del muro e della polizia segreta Stasi (i cui componenti qui somigliano a nazisti), e mette in agitazione i militari dell’allora Repubblica Democratica Tedesca, non solo a causa dei suoi scatenati costumi musicali occidentali nel bel mezzo dell’ideologia sovietica. Finisce anche in cella cercando di evadere dalla tazza del gabinetto, aiuta uno scienziato prigioniero dei tedesco-orientali la cui figlia si è innamorata di lui, si unisce a una assurda brigata di partigiani in combattimento, guidati da una specie di ricciolino biondo appena uscito da film romantici come “Laguna blu”, all’assalto di una fortezza comunista, e alla fine la malcapitata stella del rock si ritrova persino nel bel mezzo di una scazzottata western subacquea sotto il fiume Elba!

Nel più celebre (e celebrato) “La seconda guerra civile americana”, la demenzialità cede il passo a una satira della politica e dei mass media USA, per molti versi anticipatrice e profetica. E’una storia che si svolge nel primo decennio del XXI secolo, dove abbiamo un governatore di uno stato USA, l’Idaho, il quale si rifiuta di ospitare migliaia di profughi, bambini orfani a causa di una guerra nucleare tra India e Pakistan, giungendo a chiudere le frontiere dello stato. Viene così scatenata una crisi che coinvolge i rapporti tra il governo centrale di Washington e l’Idaho, i quali diventano sempre più tesi, fino a giungere al punto di rottura quando – in seguito a un ultimatum – il governatore Farley attira verso la sua rigida posizione conflittuale anche le guardie nazionali di altri stati degli USA, e persino diverse minoranze etniche. Insomma, tutto lascia presagire lo scatenarsi di una nuova guerra civile americana, la quale purtroppo alla fine scoppierà, a causa di uno stupidissimo equivoco nella dichiarazione del governatore prima della scadenza dell’ultimatum.

Entrambi i film sono emblematici per capire l’attuale presente, il postmoderno che sfocia nel ridicolo, la ripetizione della storia dove la versione originale degli avvenimenti è tragedia e la seconda versione – tutte le volte che si ripresenta – è farsa, qualcosa di troppo simile alla FINZIONE di un film o di uno spettacolo TV.

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In “Top Secret” abbiamo il cantante rock’n roll fifties’style, una specie di versione anni ottanta di Elvis Presley, il quale si esibisce in una sorta di enorme sala da ballo popolata da (americanissime) ragazze urlanti nel pieno della Berlino Est del 1984, cantando brani simili a Love me tender, Hound dog, Are you lonesome tonight? mentre qui e là ai lati della sala, e seduti ai tavoli, appaiono guardinghi agenti e militari sovietico-tedeschi dell’est somiglianti a gerarchi nazisti. Abbiamo qui una mescolanza di ambientazioni, un riassunto paradossale di diversi momenti della storia iperstoricizzati, ovvero CLASSICI, seguendo la definizione di classico come “ciò che è dato una volta per sempre (e può essere in futuro solo imitato o scimmiottato).” E, a questo proposito, ci viene in mente quanto fosse stata un melange di questo tipo la cosiddetta Guerra nel Kosovo avvenuta nel simbolico 1999, molto anticipato nelle profezie e nelle tradizioni futuribili precedenti a quell’anno. Si trattava come di un riassunto delle guerre più memorabili del XX secolo che stava finendo. L’attacco alla Serbia da parte della NATO faceva venire in mente l’analogo attacco alla Serbia da parte dell’Impero Austro-Ungarico quasi ottantacinque anni prima, nell’agosto del 1914 – che si trasformò dopo poco nella prima guerra mondiale -; il bombardamento di Belgrado era confrontabile (anche nella tempistica) con quello compiuto dalle forze aeree naziste esattamente cinquantotto anni prima, nel 1941, che fece ritardare di mesi l’invasione dell’URSS da parte di Hitler; la pulizia etnica del Kosovo ad opera delle truppe serbe era una versione in minuscolo di ben più vaste ed estese operazioni del passato; la tensione tra i paesi ortodossi legati alla Serbia (tra cui la Russia, suo stretto partner) e la NATO (compresi gli Stati Uniti) era un farsesco remake dei momenti più brutti della guerra fredda tra USA e URSS, con l’ultranazionalista Zirjnovskij che reclutava nel centro di Mosca “volontari per mandarli a combattere a fianco di Milosevic.” Non ci veniva nemmeno risparmiato il ricordo della guerra del Vietnam, evocata come scenario nel caso si fosse giunti a un’operazione di terra. Con lo stesso spirito, del tutto inconsapevolmente com’è ovvio, nel film “Top Secret” viene mostrata la scena in cui il cantante rock partecipa alla liberazione dello scienziato rapito e della figlia (di cui è innamorato), tenuti in ostaggio dai militari tedesco-orientali che sembrano nazisti. E il cantante si trova dunque in mezzo a un gruppo di volontari di diversa nazionalità – capeggiati dal’ex amante della figlia dello scienziato – che in certi momenti assomigliano a partigiani della seconda guerra mondiale, e in certi altri ad “armate della liberazione contro i comunisti” di qualche ex colonia occidentale dell’America centrale o dell’Africa.

L’operazione militare contro la Libia dell’anno in corso, è stato un altro esempio di questo tipo, una situazione che ricorda simultaneamente eventi del passato già codificati, come le schermaglie aeree con gli USA nel Golfo della Sirte del 1981 e la pioggia di missili su Tripoli del 1986 nonchè l’invasione del canale di Suez da parte di Francia e Gran Bretagna nel 1956, come ritorsione coloniale all’allora presidente Nasser che aveva nazionalizzato il canale, il tutto incrociato con diverse guerre civili avvenute in precedenza nei paesi africani.

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In “La seconda guerra civile americana” il gioco si fa ancora più scoperto. La farsa degli “eventi storici” in piena epoca postmoderna è mostrata in modo beffardamente crudele. Ricordiamo che il film è del 1997. Abbiamo la copertura mediatica estrema e ultraspettacolare “di ciò che sta avvenendo nel mondo in tempo reale”, con il direttore di studio della (c)NN che sceglie i primi piani migliori da mandare in onda degli orfanelli provenienti dalla guerra tra India e Pakistan appena scesi dall’aereo. Vediamo le “dichiarazioni storiche” in TV di un presidente USA perennemente guidato dal suo consulente di immagine James Coburn, che un giorno gli consiglia di ispirarsi a Eisenhower per un suo discorso, un’altro giorno a Lincoln, quando deve scandire il drammatico ultimatum al governatore dell’Idaho, che scade dopo 69 ore e mezza e non dopo 72 ore, per non sovrapporsi alla trasmissione di una soap opera! E’ significativo che questo film fosse stato trasmesso su Rai Tre una notte, per commemorare i dieci anni dalla guerra del golfo, ovvero l’inizio della spettacolarizzazione tv totale degli eventi bellici, in una continua maggiore finzione anno dopo anno, fino a giungere oggi alla piazza di Tripoli “invasa dai ribelli insorti”, ricostruita negli studios dell’emittente del Qatar Al Jazeera, e alle continue mistificazioni mediatiche da parte dei network occidentali (denunciate persino dal settimanale cattolico “Famiglia Cristiana”!), per cercare di vendere al pubblico la giustezza della guerra in Libia.


Nel film di Joe Dante, i veri leader sono gli esperti della comunicazione mediatica: il consulente d’immagine del presidente, il giornalista capo della (c)NN che fa il regista degli avvenimenti drammatici sugli schermi, visti da lui come ghiotti bocconcini da mandare in onda per il pubblico spettatore delle soap opera. Quindi sono gli indici d’ascolto a decidere che un ultimatum il quale potrebbe – se non rispettato – far partire la seconda guerra civile americana, sia di 69 ore e mezzo e non di 72, com’era preventivato! In confronto a questi, il presidente degli Stati Uniti del film fa la magra figura di una persona qualsiasi – timida, tonta e vanesia – pronto a diventare un attore a comando davanti alle telecamere per scimmiottare i CLASSICI Eisenhower e Lincoln, presidenti di quando esisteva ancora la storia, o perlomeno di quando veniva ancora presa sul serio. Qui abbiamo la fine della storia fagocitata dalla finzione e, al momento in cui ci troviamo adesso – con la variabile aggiunta dell’informazione e controinformazione su internet – le difficoltà a capire dove finisce la realtà e inizia la finzione, e viceversa, sono più estreme che mai.

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Osama Bin Laden – chissà quando è davvero morto – era veramente il nemico numero uno, o si trattava di una specie di attore (più o meno consapevole) manovrato dalla CIA? Gheddafi ha davvero ammazzato 12.000 connazionali lo scorso febbraio? C’era davvero la piazza piena zeppa di persone, come abbiamo visto sui giornali, quando hanno tirato giù la statua di Saddam Hussein a Baghdad? L’11 settembre è andata proprio come ce l’hanno raccontato alla CNN? E’vero che George W. Bush aveva un quoziente intellettivo più basso della media? Il vero nome dell’attuale presidente è proprio Obama, ed è nato negli USA, o in realtà si chiama Barry Soetoro, ed è nato altrove? Silvio Berlusconi ha preso veramente un modellino del duomo di Milano in piena in piena faccia o è stata tutta una sceneggiata?

Chissà, se ci trovassimo a essere complottisti, potremmo pensare che vi sia un intento preciso nel rendere sempre più così infiltrata dalla FINZIONE pura e semplice l’informazione dei grossi network, quasi senza alcun rispetto per la verosimiglianza, e con un mucchio di prove contrarie che incastrano ma (per adesso) non vengono mostrate sugli stessi schermi. Però, dal momento che “Nella società dello spettacolo il vero è un momento del falso”, come ha detto Guy Debord, anche future contromosse e rivelazioni potrebbero benissimo far parte dello stesso gioco. Un gioco al massacro che potrebbe portare alla distruzione completa e totale della storia, non più seriamente registrabile per i posteri su alcun libro, enciclopedia, sussidiario.

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In un altro film uscito lo stesso anno di “La seconda guerra civile americana”, ovvero “Wag the dog – Sesso e potere” vediamo di nuovo un consulente d’immagine (questa volta interpretato da Dustin Hoffman) il quale, in combutta con Robert De Niro, l’agente per le relazioni esterne del presidente USA, confeziona mediaticamente una FINTA GUERRA CON L’ALBANIA, da mandare su tutti i giornali e telegiornali, per cercare di mettere in secondo piano – diciamo non nei primi titoli – uno scandalo di tipo sessuale che ha rischia di travolgere l’inquilino della Casa Bianca.
Il fatto straordinario è che in quella fine degli anni 90, la realtà della cronaca e della storia (o ciò che consideravamo come tale) e la finzione cinematografica si stavano mischiando in modo davvero impressionante: una guerra nei Balcani era effettivamente in preparazione, come abbiamo scritto prima, e Bill Clinton rischiava di essere rimosso dall’incarico perchè aveva mentito al paese raccontando bugie pietose su una sua relazione sessuale dentro gli uffici governativi. E ciò era avvenuto DOPO l’uscita del film, e non PRIMA. Senza contare che, in nuce, quel film raccontava l’essenza di tutti i dibattiti sul ruolo dei grossi media nell’informazione, che si sarebbero svolti nel decennio successivo, tra l’altro quello in cui è ambientata “La seconda guerra civile americana.”

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Nello stesso periodo – piuttosto INIZIATICO, per così dire – erano usciti al cinema altri titoli significativi, come “The Truman Show”, dove un tenerissimo Jim Carrey scopre che la sua intera vita fino ad allora era stata una finzione televisiva, e che era ripreso a sua insaputa 24 ore al giorno tutti i giorni, e tutto era sotto la guida di una specie di MASTER nascosto, di un regista-demiurgo che alla fine si svela.
Chissà, potrebbe essere questo, per tutti noi, l’approdo definitivo, tra qualche tempo. L’informazione alternativa, in questi anni, ha demolito completamente la versione mainstream di numerosi esempi, ma già in alcuni momenti ci sentivamo come spettatori di una finzione smaccata, come “se vedessimo un film”, per dirla con le persone intervistate dopo un avvenimento d’impatto. Si, ci sarà un momento, particolarmente anomalo, e non vogliamo fare nessunissima data, in cui LA CONSAPEVOLEZZA DELLA FINZIONE raggiungerà livelli estremi, tali da coinvolgere la nostra stessa vita quotidiana, tali da farci provare la sensazione di trovarci a essere come il protagonista di “The Truman Show” alla fine del film.
Quando l’illusione della storia “come ce l’hanno sempre raccontata e come abbiamo sempre creduto che fosse” diventerà troppo plateale per continuare a crederci. E sentiamo che in tutto questo avrà un ruolo la differenza tra ciò che verrà presentato in TV e sui giornali e ciò che verrà presentato in rete.

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3 responses

1 10 2011
danilo1966

a volte nei posti più incredibili si fanno scoperte interessanti, non credi?
Un abbraccio Rossano e bravo come sempre….
Danilo

2 10 2011
Rossegal

Grazie!

14 04 2017

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