Le pecore, i pastori e i lupi

18 08 2011

E’ inutile che ce la raccontiamo. Possiamo far vedere di essere coloro che parlano con un certo distacco dei complotti secolari-millenari dietro le istituzioni del mondo (servizi segreti, organismi internazionali mondialisti, sionisti, gesuiti, famiglie al potere da millenni che mantengono determinate linee di sangue, condizionamento delle masse attraverso i mass media – tra cui internet – progetti segreti per la riduzione della popolazione mondiale, religioni uniche mondiali, banche uniche mondiali, vaccini, microchipRFID, scie chimiche e tanto altro), possiamo pensare di esserne estranei, lucidi, nel pieno della nostra integrità di coscienza mentre svisceriamo notizie – in grandissima parte prese da internet – che parlano dei “mostri dietro le quinte” di cui non parlano i giornali, la televisione e la radio.

Possiamo penasare di essere i BUONI e di avere il compito di informare più gente possibile del fatto che essi sono schiavi senza sospettarlo, ipnotizzati dal mattino alla sera, e anche durante la notte. Possiamo, dunque, pensare di essere dalla parte della VERITA’. Tanti Morpheus che provano a svegliare tanti Neo. Le PECORE sono LORO. Sono mio papà che si informa solo attraverso la TV, sono mia sorella che compra solo abiti firmati, sono mia mamma che va sempre in chiesa tutte le domeniche senza domandarsi nulla, sono mio fratello che non si perde una partita della sua squadra del cuore. Non siamo certo noi, che ci informiamo solo negli scantinati più pericolosi della Rete, così smaliziati da capire davvero che tutto ciò che ci raccontano sono una ricca collezione di menzogne. E invece, cari ragazzi, anche noi SIAMO TRA LE PECORE. Anche se ci pensiamo fuori dal gregge. Certo, pecore più raffinate, magari con la lana più lucida, ma siamo sempre ovini belanti, guidati da pastori misteriosi SENZA VOLTO.

Cosa ci separa in fondo dal papà, dalla mamma, dalla sorella e dal fratello citati prima? Qualcosa di sostanziale? Abbiamo meno paura della morte o non ne abbiamo affatto paura? Riusciamo ad amare qualunque nostro prossimo ESATTAMENTE come noi stessi? Riusciamo a spostare una montagna se solo vogliamo? Leggiamo nelle menti, muoviamo gli oggetti con il pensiero, viaggiamo nel tempo, riusciamo a guarirci istantaneamente?
E, soprattutto, non ci facciamo MAI dominare dai pensieri, essendone sempre fieramente distaccati?
Niente di tutto questo.
Siamo tra il gregge belante formato da miliardi di esemplari.
Noi non possiamo decidere quando sarà il momento di rompere le righe, e sparpagliarci fuori dai recinti, da tutti i limiti. Solo fino a che i pastori non lo decideranno. Quando faranno in modo di essere stanati. Aprendo il sipario, mostrando le quinte, ILLUMINANDOSI.
Allora ci incazzeremo, li vorremo vedere morti per tutto il male che ci hanno fatto, per tutti i limiti in cui ci hanno imprigionati per millenni.

Ma succederà come col lupo che, vittorioso nella zuffa con un altro lupo, sta per azzannare al collo il suo avversario. E questo si ferma, si arrende, si butta a terra offrendogli la gola da azzannare. Ma anche l’altro lupo si ferma richiudendo le fauci e le zanne, e poi se ne va con la coda tra le zampe.
Il rivale, l’avversario, lo sfidante a terra si rialza. Entrambi i lupi vanno ora per la loro strada, pieni di rispetto l’uno per l’altro.

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8 responses

18 08 2011
anonimo

Sembra quasi che tu abbia toccato il livello di comunicazione del racconto mitico: un vero e proprio sbarco nell'inconscio. Sei riuscito ad ottenere l'effetto reale di muovere la coscienza e spostare automaticamente il pensiero del lettore "in un altro mondo" mentale. Vorrei poter riprodurre l'articolo per intero nel mio blog (ovviamente linkandoti l'originale), fammi sapere se mi è possibile.
Ancora complimenti… e Grazie Rossano!

Concordo pienamente inoltre con il tuo pensiero su cosa significa essere pecore: di cui so purtroppo di essere parte, e concordo con ciò che significa per te non esserlo, che non è certo essere "tanti Morphesus che provano a svegliare tanti Neo". Il non essere pecore è un fatto che tocca il sublime, e tocca parti di noi di cui non abbiano nemmeno idea che esistano… per questo – credo – tu hai distrutto l'illusione del lettore di non essere una pecora, e per farlo gli hai chiesto se è in grado di spostare le montagne, ecc… perché non essere pecora significa essere ben altro da ciò che si è adesso, talmente diversi da ora, che potremmo definirlo come Una realtà nuova, dei noi stessi diversi, ma che sono anche l'unica cosa a cui tutti, più o meno consciamento, voglioamo approdare. Perché è quella la nostra vera possibilità…

E con il finale non  posso che dirti: Eccezionale.

L'Hacker

19 08 2011
Rossegal

Ciao L'H.!
Grazie grazie grazie per il tuo commentone!!!

In quanto alla tua richiesta, naturalmente puoi prendere questo testo e farci quello che desideri.

Ti dico che mi sono commosso e mi sono venute le lacrime agli occhi scrivendolo, soprattutto la parte dei lupi.
Penso proprio che si faccia il salto di coscienza rendendosi conto che il nostro avversario non vuole la nostra distruzione ma la nostra elevazione.

20 08 2011
anonimo

Concordo, Rossano: quella espressa da te nel finale è un “conoscenza” di sé che ognuno di noi deve acquisire. Farlo ovviamente è un atto di una profondità abissale, e allo stesso tempo ci chiede di poter agire con l’assoluto che è in ognuno di noi.  
So che quando una persona comunica veramente, è perché in un certo senso ‘è l’intera persona che parla’. Per questo a me ha dato i brividi anche il sapere che ti ha commosso scriverlo.
Occorreva un esempio concreto di ciò che può essere definito come un vero operare per il bene altrui, perciò ho voluto prendere il tuo articolo: che oltre ad essere probabilmente il miglior post che abbia mai letto, è la risposta che cercavo da tempo per poter dimostrare la tesi che ho poi inserito come introduzione al tuo post.
Il link dell’intero post è questo:
http://4sfumaturedellarealta.blogspot.com/2011/08/le-possibilita-sembrano-essere-iniziate.html
Un caro saluto, Rossano, e grazie ancora! Per i commenti indirizzerò i lettori qui da te.
L’Hacker

22 08 2011
anonimo

Ottimo articolo. Sono arrivata a te attraverso l'Hacker.
Ciao a presto rileggerti

22 08 2011
danilo1966

E' vero Rossano, noi ricercatori non possiamo considerarci "fuori del gregge" come dici tu, ma una cosa possiamo farla: continuare a fare ciò in cui crediamo, con passione e senza secondi fini. La nostra sarà sempre una voce "fuori dal coro" che tenterà di accendere la "luce" nell' oscurità in cui viviamo…

Un saluto.

Danilo
 

23 08 2011
anonimo

Rifletto su questa questione da almeno un anno: occorrerebbe smettere proprio di chiamarli ILLUMINATI. Io non sono illuminata, anzi…ma proprio per il fatto di trovarmi in uno stato di completa oscurità mi è piuttosto facile percepire l'oscurità altrui. Queste sono persone oscurate e prigioniere tanto quanto noi. Se non peggio.(Attenzione non sto parlando di buoni e cattivi). Essi non stanno al di fuori del gregge. Sono pecore che si pensano lupi e ne se sono conviti al punto che hanno convinto anche la maggior parte di noi di questa illusoria separazione. Possiedono conoscenze "segrete" o ne sono posseduti? L'illuminazione (nelle religioni e filosofie varie un briciolo di verità c'è per forza di cose) richiede (condicio sine qua non) di RINUNCIARE ad ogni genere di potere "mondano". Mt 4, 1-11 (i 40 giorni di digiuno nel deserto – ricerca e conseguimento dell'illuminazione in versione pasticcio), anche se è un esempio che mi piace poco, è calzante e piuttosto comprensibile (sebbene questo dio e questo satana e il modo stesso in cui viene espresso il concetto possano trarre in inganno). Anche il Buddismo e la storia del Budda su questo punto sono chiari e lampanti. Chiunque essi siano, se possono muovere e governare il mondo, questa rinuncia non l'hanno fatta. Anzi, non solo non hanno rinunciato a questo potere, ma ne sono diventati schiavi. C'è chi mi chiede che differenza faccia chiamarli o non chiamarli illuminati. La differenza c'è eccome. Le parole ILLUMINAZIONE/ILLUMINATO (condizione che per altro viene a torto rinetuta sovrumana) hanno una grande presa e un grande potere sull'immaginario delle persone e danno adito all'idea errata che questi esseri umani siano qualcosa di diverso da noi. A dire il vero, penso che se qualcuno è davvero preda e prigioniero di Maya questi siano proprio loro. Più di noi. Queste persone sono pecore, come noi.
Cordiali saluti e complimenti per l'ottimo post. Mi ha aiutata a fare chiarezza su un concetto che mi era rimasto vago e nebuloso.

23 08 2011
anonimo

Non è una riflessione molto originale, anzi. Il testo è insipido e colpevolizzante. E' insaporito solo dall'allegoria finale, brillante ma artificiosa.

25 08 2011
Rossegal

Grazie a tutti per i commenti, che aiutano ad approfondire il discorso.

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