Il Mondo in MI Settima

9 08 2011
Possiamo criticare quanto vogliamo Adriano Celentano, il miliardario che predica la povertà, il profeta megalomane ex cantante di “24.000 baci” e regista di “Yuppi Du”, ma non possiamo negare che abbia in qualche modo trattato tematiche le quali non erano affatto presenti nel discorso pubblico quando lui le ha affrontate per la prima volta, quarantacinque anni fa. Ovvero, quando – assolutamente in sordina – stava cominciando un processo che l’avrebbe portato in futuro a realizzare kolossal profetici come il film “Joan Lui”, costato decine di miliardi delle vecchie lire, e trasmissioni TV dove le sue prediche e i suoi eloquenti silenzi l’avrebbero fatta da padrone.

Una delle poche icone pop italiane (secondo alcuni l’unica), soprannominata “Il molleggiato”, “Il figlio della foca”, “Il re degli ignoranti”, “Il ragazzo della via Gluck” ha anticipato i tempi, soprattutto nel brano che porta l’ultimo dei suoi soprannomi citato. Ma vi è un altro brano, sempre del 1966, intitolato “Il mondo in MI Settima”, il quale è abbastanza stupefacente, poichè vuole dimostrare una verità a suo modo sostanziale: cioè che il contenuto dei quotidiani è SENZA TEMPO, sempre lo stesso, non importa la data. E infatti gran parte dei commenti in rete a questa canzone si possono riassumere in “E’ SEMPRE ATTUALE” o “NON E’ PROPRIO CAMBIATO NIENTE DA ALLORA” ecc.
Nel testo, dopo che Celentano canta di come, aprendo il quotidiano, legga quanto il mondo sia brutto, di come “siamo stati noi” a rovinarlo, del fatto che ci sia sempre una guerra (aggravata dalla presenza delle bombe atomiche), dopo che ha puntato il dito contro l’immoralità dei giornaletti da quattro soldi, dei film, e addirittura dello sport (“c’è persino corruzione/dove c’è lo sport”), si ferma, vi è un recitato dove dice ai suoi amici di non rattristarsi, che i giornali esagerano sempre, minimizza – “pensate alle cose che scrivono di me” – e poi conclude dicendo tra sè e sè che il quotidiano potrebbe essere vecchio, datato, ma subito, volendo appunto controllare la data, il Molleggiato si ferma per un lungo, interminabile attimo – udiamo solo il fruscio della carta – e poi, con una voce come proveniente dal nulla, mormora laconico: “…E’ DI OGGI.”
La canzone “Il mondo in mi Settima” rischia di aprire considerazioni risapute e banali – qualche maligno direbbe “come il suo autore” – ma è possibile che “Il Re degli ignoranti”, certo del tutto senza rendersene conto, stesse captando da lontano attraverso le sue antenne, che un ciclo storico (millenario!) stava per precipitare progressivamente, generando l’alienazione e l’inumanità generalizzata che stavano provocando a catena coloro da qualcuno chiamati ILLUMINATI, avvicinandosi a un PUNTO DI SINGOLARITA’ NEL TEMPO, il quale sarebbe culminato qualche decennio dopo, ma i suoi effetti era come se dal futuro stessero risuonando verso il passato, verso quegli anni sessanta che adesso vediamo così lontani, ma non facciamo che ripeterli anno dopo anno, inconsapevolmente. Come un LOOP. Un po’ come non facciamo che ripetere i tempi dell’Impero Romano, anche se la sua capitale è stata trasferita di continente da 235 anni.

Tra l’altro, il picco profetico del “Figlio della foca” (come venne definito Celentano quando, durante la trasmissione Fantastico 7, mostrava filmati sui massacri delle foche nell’Artico) fu raggiunto nell’anno 1987 quando pubblicò un album, “La pubblica ottusità”, contenente canzoni molto ispirate, come “La luce del sole”. Combinazione, proprio in quell’anno, vi fu la cosiddetta CONVERGENZA ARMONICA, di cui si è interessato a lungo il compianto studioso Josè Arguelles, ovvero l’inizio di una trasmutazione della griglia energetica che avvolge la Terra, secondo alcuni la fase iniziale di un processo il quale porterebbe – condizionale d’obbligo – a una Nuova Era a partire dalla fine del 2012 e l’inizio del 2013.
La storia moderna e contemporanea (per capirci, quella nata dalle rivoluzioni industriali le quali hanno dato origine al capitalismo moderno) va di pari passo con le cronache dei giornali, e dal momento che la storia moderna e contemporanea è fatta perlopiù di guerre, crimini e immoralità – qualcuno direbbe “a causa di governi occulti che manovrano la storia dietro le quinte” – è ovvio che i quotidiani siano disgustosamente farciti di tutte queste cose. E non importa assolutamente la data specifica della loro stampa.
Il Mondo Nuovo, la Fine della Storia (o il suo Inizio nel punto del futuro da cui origina la spirale di Fibonacci), il tracollo dell’attuale stato di cose basato sulla menzogna, l’ingiustizia e la guerra, andrà di pari passo con la fine della stampa, con la fine dei giornali. Quando un giorno “scoppierà la pace”. Fino a quando rimarrà in vita l’attuale realtà rovesciata, l’attuale realtà disarmonica e deformata, il brano “Il Mondo in mi Settima” non perderà MAI di attualità. Diverrà obsoleto solo con il collasso del tempo lineare, il falso tempo della storia, e con il contemporaneo sparire dei giornali, che ne sono i suoi corifei più agguerriti.

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One response

23 04 2014
Joan Lui, Celentano e un dodicenne davanti all’Apocalisse in prima serata su Canale 5 | Civiltà Scomparse

[…] dello stesso blog, riparliamo di Adriano Celentano, dopo che avevamo già dedicato al molleggiato un post riguardante una sua canzone, dedicata ai mass media, che aveva precorso i […]

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