Come e quando tutto è cominciato (1)

23 04 2011
In un recente post alquanto confidenziale, ho parlato di come non posso certo parlare alle persone, anche amici, delle visioni che mi sorgono dentro riguardanti il tempo. Verrei guardato con due occhi così. C’è da dire che una certa predisposizione a una certa maniera eccentrica di vedere la realtà è sempre stata presente in me, forse addirittura fin da piccino, fin dall’infanzia. Non è che nel giro degli ultimi due anni mi sia svegliato una mattina con l’idea della “fine del tempo”, magari suggestionato dalla “mania del duemiladodici”, ma si tratta di un processo cominciato ben prima di adesso.
Mi balenano cose inerenti la geometria sacra, la spirale basata sul P greco e la sezione aurea, i frattali, l’olomovimento. Gli avvenimenti della mia vita, della mia localizzazione in rapporto con tutto il resto. Ma non riesco assolutamente a spiegarli, a raccontarli. Il problema principale è che ho grande confusione dentro, gran difficoltà a capirmi. E se non mi capisco io non posso nemmeno farmi capire dagli altri.
In un post precedente, all’incirca un anno fa, ho raccontato di quando, nel marzo 1997 (quindi in tempi assolutamente non sospetti), avevo visitato la mostra per i cento anni del fumetto chiamata “GULP!”, ricca di gigantografie di personaggi da Yellow Kid e Little Nemo in poi, le strisce dai primi del novecento agli anni quaranta, i Disney e gli Hanna & Barbera, i supereroi, Milton Caniff, Will Eisner, Hugo Pratt, Alex Raymond, Moebius, le pietre miliari italiane come il signor Bonaventura, Tex, Ken Parker e Dylan Dog, le storie di Milo Manara, Hergè, i manga (fumetti giapponesi); in questa mostra c’erano infilati dentro anche Rankxerox, il leggendario Andrea Pazienza e, insomma, tutte le meraviglie fumettistiche che hanno fatto la STORIA di questo mezzo di comunicazione, in tempi PULSANTI DI NOVITA’.
Ogni stanza di quella mostra era dedicata a un singolo decennio dei cento anni del fumetto (1896-1996).
Ora, ricordo come provassi quasi un senso di NAUSEA nel rendermi conto di come in futuro non ci sarebbe stato più spazio per qualsiasi idea genuinamente nuova, vi sarebbero potute essere soltanto copie di personaggi e storie sempre più sbiadite, sempre più slavate e pallide.
Era l’epoca in cui, ventenne, mi illudevo di poter diventare in futuro un disegnatore di fumetti. La Sergio Bonelli Editore avrebbe sfornato di lì a poco nuovi personaggi da aggiungere alla sua già nutrita “scuderia”, ma dentro di me SAPEVO BENISSIMO che non sarebbero MAI potuti essere paragonati, come potenza di immaginario, a Mandrake, Superman, Topolino, Corto Maltese, Ken Parker…persino allo stesso Nathan Never, venuto alla luce solo pochi anni prima, nel fondamentale 1991 (lo stesso anno della fine del rock e del socialismo reale), e questo la diceva lunga sulla velocità a cui stava procedendo la perdita di propulsione. Per esempio, la leggenda, molto storicizzata, di Disney che inventava Mickey Mouse nei ruggenti anni 20 in USA, prendendo spunto da un topo che gironzolava nel suo studio dentro una soffitta, si era ormai trasformata in una multinazionale/politburo che è sempre in entusiastica coloratissima stagnazione, anche se, apparentemente, sembra sempre straripare di idee.
Un mio amico di allora, il caro Andrea Macciò, sembrava d’accordo con me e, anzi, prendeva in giro proprio uno di questi personaggi bonelliani iperpostmoderni, tal “Napoleone”, facendomi capire quanto un tipo di fumetto come quello che aveva in mano fosse secolarizzato, risaputo e, nonostante i fuochi pirotecnici delle sue storie bizzarre, non aveva granchè da aggiungere a tutto ciò che era apparso in precedenza.

L’anno prima, nel ’96, ero perennemente in ansia per via di questa FINE che captavo come prossima, posizionandola nel 1999, lasciandomi suggestionare dalle quartine di Nostradamus, le profezie del Ragno Nero, della Monaca di Dresda, dal Terzo Segreto di Fatima di cui parlava padre Corrado Balducci su un giornale come “Visto”, e persino, sulla stessa rivista, Alì Agcà, colui che quindici anni prima aveva sparato al papa. Ero consapevole delle tensioni nel mondo – nel Medioriente soprattutto -leggendo molto i giornali, i problemi della Russia, della ex Jugoslavia, degli ex territori sovietici. Nonostante non ci fosse più la Guerra Fredda, vi era ancora una quantità di armi termonucleari presente negli arsenali e nei sottomarini, in grado di distruggere il mondo più volte. All’epoca identificavo la fine della storia (cioè l’esaurimento delle novità) con la fine del mondo, in senso materiale, distruttivo, apocalittico nel senso più doloroso del termine. Ero dell’idea che sarebbe accaduto entro la fine del 1999-2000, e stavo attento a tutto ciò che, sull’informazione internazionale, poteva far pensare a una degenerazione, a un deterioramento degli equilibri militari. Quando proprio nel 1998-1999 un’amministrazione Clinton bellicosa più che mai bombardava l’Iraq attirandosi le ire di nazioni nucleari, e soprattutto – assieme alla NATO – uno stato slavo, ortodosso, cirillico e legatissimo alla Russia, in svariate occasioni pensai che la Terza Guerra Mondiale che avrebbe posto fine alla storia era prossima, e sarebbe accaduta proprio prima dello scoccare del simbolico anno 2000. Penso di aver raggiunto intensi picchi di paranoia in quel periodo che, tra l’altro, mi distrassero molto dallo studio sul fumetto. Precedentemente, intorno alla metà dei novanta, mi era capitato di raccontare a mia nonna Maria, bonanima, una sera prima di andare a dormire, come il 1991-1992 fosse stato una SVOLTA di un qualche tipo, e lo avevo capito anche da CAMBIAMENTI IMPROVVISI riguardanti la Tv italiana, come i telegiornali per la prima volta sulle reti Mediaset con “Studio Aperto” di Emilio Fede su Retequattro, le edizioni straordinarie di notte riguardanti la prima guerra del golfo e il fatto che, proprio per questo motivo, la Rai cominciava a occupare tutto il palinsesto notturno fino al mattino quando fino ad allora le trasmissioni avevano un’ora precisa della notte in cui terminavano per ricominciare la mattina seguente.
Come ho scritto in precedenza a proposito del fumetto, intorno al ’96-’98 cominciavo nettamente a notare una certa “perdita di spinta di energia propulsiva delle cose nuove”, non pensando però al secondo decennio del XXI secolo ma a fine XX secolo e, in effetti, già in quegli anni, a veder bene col senno di poi, qualcosa stava covando, una certa consapevolezza più o meno cosciente, anche sui mass media.
Per esempio, pensiamo al personaggio QUELO del genialoide Corrado Guzzanti (nella trasmissione “Pippo Chennedy Show” di fine millennio), con la sua significativa domanda: “Lo sai tu a quanto stiamo andando ora su questa terra?”

Tutte quelle cose le notavo, ci facevo caso, pur immerso in compagnie umane che provavano il più grande disinteresse per questo genere di approccio alla realtà del tempo, che si discostava così tanto dalla visione del mondo consueta e abituale. Ovvio che perciò ero costretto a ruminare in solitudine, non avendo la possibilità di conoscere miei simili, e a dovermi affrontare tutto da solo le mie paranoie nucleari.
Durante una puntata della trasmissione di Raitre “Il laureato”, condotta da Piero Chiambretti, andata in onda in un marzo di uno di quegli anni di fine millennio, vi erano stati due ospiti significativi, invitati prima l’uno e poi l’altro, senza che si incontrassero. Uno era un classico scenziato coi paraocchi e immerso fino al collo nel paradigma classico-materialista, esponente del “Club di Roma” (che diverse fonti dicono far parte dell’ala ambientalista del Governo Ombra-Nuovo Ordine Mondiale): Roberto Vacca.
L’altro era CARMELO BENE, del quale avevo cominciato timidamente a conoscerne l’esistenza (!) appena qualche mese prima, quando c’era stata la seconda delle due puntate del “Maurizio Costanzo Show” dove lui era seduto sul palco assieme al conduttore mentre in platea si scatenavano diversi personaggi che gli facevano domande, lo provocavano e rispondevano alle sue provocazioni (perlomeno, venivano interpretate come tali, ma non lo erano, si trattava di ben altro).

Avevo assistito, in quel novembre, alla seconda puntata del cosiddetto “Uno contro tutti”. In futuro, i due “Uno contro tutti” di Carmelo Bene al “Maurizio Costanzo Show”, sarebbero diventati documenti eccezionali. Visionati, celebrati, registrati, duplicati, messi in rete, studiati (tesi di laurea), scambiati come le figurine ecc ecc, da una ristretta cerchia di persone. Strabiliate, come lo fui io, diciannovenne, in quel novembre su Canale 5. Ma cosa diceva questo tizio che affermava a chiare lettere di non esistere? Cos’era quell’OLTRE ASSOLUTO che traspariva dal suo fuoco di fila metafisico? E il “non esserci” a cui faceva riferimento pressochè in continuazione? Per non parlare del suo disprezzo reiterato sull’attuale assetto della storia, sul tempo cronologico, la differenza tra Κρόνος (kronos) e αἰών (aion): l’uno il tempo cronologico che fonda l’informazione e la storia, l’altro il tempo ciclico non misurabile, perlomeno con i parametri della cultura occidentale, a tutt’oggi dominante nonostante stia perdendo di propulsione in modo esponenziale, come non faccio che scrivere.
Per Bene, l’unico tempo che il suo non-esserci poteva considerare era la NON-STORIA, ovvero l’αἰών (aion). Personalmente, da quel lontano novembre in cui il destino mi fece vedere quella puntata di Costanzo in Tv dopo le undici di sera, ho sempre trovato RINFRANCANTE ogni discorso metafisico proveniente del genio di Campi Salentina, e sento far parte della mia esperienza le sue considerazioni sulla potenza di certe visioni, tali da non poterle nemmeno esprimerle, verbalizzare, insomma trasferirle (con il linguaggio) all’interno del tempo cronologico, quello della storia. Visioni come quelle dei grandi mistici, Teresa D’Avila, Juan de la Cruz, persino analfabeti come Giuseppe Da Copertino. Persone che “non erano in loro”, “non erano in casa”, erano “fuori dal prima e dal dopo, da ogni idea di successione temporale.”
Può essere che, in cuor loro, una buona parte di coloro che sono diventati fan delle due puntate dell'”Uno contro tutti” con Carmelo Bene, siano stati inconsapevolmente attratti dalla sensazione di ANNUNCIO che suscitano quei due incontri. Ed è significativo meditare su quanto quel genio sia stato l’ULTIMO CLASSICO in Italia, ovvero l’ultima figura su cui ci si poteva fare un monumento senza renderlo ridicolo. E quest’ultima frase c’entra con tutto ciò di cui continuiamo a parlare in questo blog.

[continua]  

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5 responses

27 04 2011
anonimo

Complimenti come al solito! La fine della storia è oramai apparente e nessuno può più guardarti come pazzo se ne parli, ma essere semplicemente in disaccordo. Molti vedono gli attuali eventi sempre più numerosi e frenetici come in realtà una storia viva e vegeta ed è l'errore che commisi in passato anche io per via dell''11 settembre, in realtà quello che sta avvenendo in questi giorni di tempo accellerato a livelli davvero enormi è la ricapitolazione di fatti già avvenuti in passato ma naturalmente nella prospettiva e nel contesto attuale. "5 anni fa successe Chernobyl, quest'anno fukushima e il Giappone dopo 66 anni si trova di nuovo a ridiscutere di problema nucleare, il Giappone simbolo della catastrofe nucleare è proprio il paese che in questi mesi ha messo in dubbio ed in imbarazzo i governi mondiali se continuare ad usare questa energia, persino il nostro governo affarista ed opportunista ha dovuto fare una marcia indietro.
Riguardo l'anno 1956 ho trovato tante di quelle "coincidenze" cinematografiche e culturali che oramai è difficile chiamarle coincidenze. Il postmoderno iniziato negli anni 50 è una fase transitoria di caos, di liquidità e di disgregazione che ci sta traghettando verso qualcosa di nuovo di cui cominciamo già a vederne gli effetti!
Ciao da Mediter del blog mondosimbolico

27 04 2011
anonimo

25 anni fa successe chernobyl volevo dire!

27 04 2011
Rossegal

Caro Mediter,
è più esatto scrivere che è la percezione degli avvenimenti a essere velocizzata. La storia lo vedo come un camion, un tir così pieno di passato e di novità trascorse costantemente riproposte e ripetute che è prossimo a bloccarsi in uno dei prossimi anni.
Ciao e grazie per la lettura!

2 05 2011
danilo1966

Ciao Rossano, tutto molto interessante, come al solito…. Ma sei proprio una miniera di informazioni! C'è sempre qualcosa da imparare…
Buona settimana.
Danilo

23 05 2015
Danyael

SE il mondo cambiasse divenendo un “paradiso” ugualmente dovresti prima o poi lasciarlo, e a che ti servirebbe allora una fine intesa come cambiamento? Scendere in questo mondo infernale fa desiderare certo il cambiamento, ma ciò che realmente ti serve è ritornare al luogo di origine, al tuo vero mondo.

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