Il concetto di RETE al di là del digitale

27 03 2010
Correva l’anno di grazia 1999. Il regista e produttore Aaron Russo era amico con un membro della famosa (o famigerata) famiglia dei Rockefeller, tale Nick, il quale gli confessò che, dietro le quinte della politica USA, si stavano preparando delle azioni che avrebbero portato a un Governo Mondiale gestito – o, meglio, dominato – dall’élite finanziaria occidentale. Stando a ciò che Russo ha in seguito raccontato al giornalista radiofonico Alex Jones, per far accettare al popolo americano – e in seguito a quello di tutto il mondo – delle limitazioni fortissime, definitive, alle sue libertà personali, era essenziale fargli percepire che ciò era necessario per la sua sicurezza, minacciata da un evento, il quale poteva benissimo essere, mettiamo, un’azione terroristica improvvisa e spettacolare nella più celebre città del mondo occidentale.

Questo avrebbe catalizzato l’attenzione dei mass media, e fatto accettare dall’opinione pubblica dei paesi NATO, una serie di guerre di aggressione (contro "Al Qaeda", un nemico invisibile e sfuggente) , come quelle in Afghanistan, in Iraq e in Iran, per l’ottenimento di posizioni geostrategiche essenziali in opposizione alla Russia e alla Cina (e i possibili alleati come il Venezuela di Chavez, il quale, nella confessione di Nick Rockefeller, doveva essere allontanato da un golpe, poi effettivamente avvenuto anche se fallito).
Nella "premonizione" resa da Nick ad Aaron, vi sarebbe stata, insomma, un’interminabile guerra al terrorismo, senza un reale nemico. Tutta l’operazione sarebbe stata una gigantesca presa per i fondelli planetaria in modo da consentire al governo USA di ottenere il consenso dell’opinione pubblica per le sue guerre di aggressione in Asia centrale e medioriente dal 2001 in avanti.
Nick Rockefeller notò Aaron Russo poichè, dopo il successo di un suo film, "Pazzo come l’inferno" e la sua candidatura a governatore del Nevada, apprezzò il suo intento di proporre cambiamenti sociali e lò invitò a entrare a far parte del famoso – o famigerato – CFR (Council of Foreign Relation), il Consiglio per le relazioni estere, ma Russo declinò l’invito, aggiungendo che non è tra i suoi obiettivi quello di “controllare e schiavizzare le persone”, al che Rockefeller rispose con freddezza, domandandogli perchè fosse così attaccato ai "servi". Russo chiese a Nick perchè la sua famiglia facesse tutto questo, e aggiunse: “Avete tutto il denaro e tutto il potere che desiderate, quale è il vostro vero obiettivo?”. Rockefeller, dopo una lunga pausa, rispose: “Il nostro fine è di controllare  con i microchip RFID (=Radio Frequency Identification) impiantati nel corpo, di controllare l’intera società, di far controllare il mondo intero dai banchieri e dagli appartenenti all’élite”.



Leggendo testimonianze come quella appena riportata, è ovvio che i microchip RFID possano venir visti con grande sospetto. Eppure la tecnologia RFID è alla base di una rivoluzione tecnologica che renderà la Rete ancora più avanzata, giungendo al cosiddetto Web 3.0., o "internet degli oggetti". Per comunicare con loro e tra gli utenti, gli oggetti (un frullatore, un frigorifero, un giornale) dovranno possedere, infatti, dei tag RFID e un indirizzo IP che distribuiranno l’intelligenza artificiale tra di loro. Se pensiamo come l’80 % dei microchip in giro per il mondo non siano incorporati nei Personal Computer ma già in migliaia di dispositivi, anche molto piccoli è sottili, vediamo come non ci voglia poi molto a collegarli tra loro in una Rete, anche riflettendo sulla diffusione della tecnologia wireless.

Siamo del parere che il concetto di Rete e intelligenza distribuita debba, in futuro, necessariamente andare oltre le piattaforme digitali che l’hanno accompagnata fino ad oggi. Del resto, la "Legge del ritorno accelerato" dell’ingegner Ray Kurzweil parla chiaro, espandendo la cosiddetta "Legge di Gordon Moore" – secondo cui la complessità dei circuiti integrati raddoppia ogni dodici/diciotto mesi – e applicandola anche ai tempi che precedono l’avvento delle tecnologie digitali (ovvero prima degli anni 50 del XX secolo). Infatti, la curva di accelerazione del progresso negli ultimi secoli – come è stato già scritto in altri post – non è una linea piatta e costante, ma una curva esponenziale, e ricorda un po’ la storiella dell’inventore degli scacchi, il bramino indù Sissa, che, in cambio della prima schacchiera al suo sovrano, come ricompensa gli chiese una certa quantità di riso da calcolare in questo modo: un chicco di riso nella prima casella della scacchiera, due chicchi nella seconda, quattro nella terza, otto nella quarta, e così via fino alla sessaquattresima casella. Il re pensava di poter esaudire la richiesta con grande semplicità, ma non aveva fatto i conti con la funzione esponenziale. Infatti i suoi servi lo avvisarono che le riserve dell’impero non disponevano certo di duecento miliardi di tonnellate di riso!



Quante volte abbiamo pensato guardando – con una certa nostalgia – i vecchi supporti musicali come i dischi di vinile e le audiocassette, o i supporti video come il Betamax, il Video2000 o il VHS, i rullini fotografici, o addirittura le "pizze" di pellicola cinematografica, che la digitalizzazione sfrenata riesce sì a collegare in Rete e condividere tutto quanto, ma toglie un certo fascino "materico", inconfondibile, alle produzioni artistiche, musicali, cinematografiche, editoriali, giornalistiche, fumettistiche…
Il timore di una fagocitazione digitale di tutto quanto, ricordo che traspariva da molti episodi del personaggio a fumetti bonelliano Nathan Never intorno alla metà degli anni 90, quando ancora internet non era a un livello così pervasivo come osserviamo attualmente.
La speranza è che la Rete del futuro sia – lo sappiamo che detto al giorno d’oggi sembra un paradosso – non legata alle infrastutture digitali, agli schermi, alle tastiere, ai mouse e alle periferiche ma che si colleghi a un piano di realtà che vada oltre la stessa tecnologia figlia dell’illuminismo e del razionalismo ottocentesco.

Quello degli elementi del mondo fuori dallo schermo collegati tra loro (come ci raccontano gli obiettivi del Web 3.0.) può essere già un primo passo, ma riteniamo si concretizzerà quando, negli anni futuri, sarà scomparso il pericolo dell’utilizzo del microchip RFID da parte di un’élite globale priva d’anima, dalla coscienza degenerata e  ansiosa di dominare le persone attraverso il controllo invasivo e la manipolazione delle coscienze da parte dei mass media, i quali inducono a voler rendere stabili a tutti i costi – e difendere anche con le armi – stili di vita decadenti non in armonia coi flussi della natura.
Come avevamo già scritto in un post precedente, la "Rete degli oggetti" può ulteriormente progredire (attraverso le ricerche sulla mappatura del genoma e la nanotecnologia) verso una sorta di Rete "trascendente" la quale si può denominare Web n.0., un collegamento diretto ai materiali della coscienza di tutti gli appartenenti a una determinata mappa genetica, qualcosa di simile a quell’ambiente senza tempo, "in cui ogni cosa è scritta" chiamato Akhashi. E’ probabile che alcuni animali riescano già a mettere in comune i loro materiali psichici, forse utilizzando alcune potenzialità del DNA che il genere umano deve riscoprire, una volta che sarà guarito dalla sbornia dell’illuminismo e del razionalismo ottocentesco pre-fisica quantistica.
E, soprattutto, una volta che il genere umano sarà riuscito a liberarsi dall’influsso nefasto di ciò che è stato chiamato "società dello spettacolo", il quale sovrastimola intenzionalmente i due sensi che incatenano l’umanità ai suoi schiavisti: la vista e l’udito.
Quando tutte le barriere psicologiche – le "porte della percezione"? – tra un individuo e l’altro saranno cadute, vedremo l’attuale internet come oggi vediamo le Ford T o le macchine da scrivere dello stesso periodo di quelle automobili.

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