Bella lettera di Guido De Marchi

27 12 2009

Ho ricevuto questo messaggio di posta elettronica da parte dell’amico Guido De Marchi, in riferimento a questo post.
Ve lo propongo con soddisfazione.

Carissimo Rossano,
l’idea predominante che circola in rete e sui media, non a caso ma per premeditazione, è quella di diffondere comunque il dubbio, l’incertezza. NON IMPORTA CHE UNA NOTIZIA SIA VERA, ANZI…PIU’ IL CITTADINO DUBITA E PIU’ FA IL GIOCO DEL POTERE.
Non a caso viene oggi data larga diffusione allo strano e falso allarme per la SUINA, si dice apertamente che ha favorito la vendita di miliardi di dosi di vaccino (un vaccino di cui non si sa neppure se fosse valido).
La nostra è stata definita la società "dell’angoscia" – non si tratta di una forma spontanea o naturale di degenerazione dell’umore dei cittadini, ma del risultato di un bombardamento mediatico che dura da decenni, soprattutto tramite la TV. Facci caso: non si vedono più commedie brillanti, sia cinematografiche che teatrali, non si vedono più scenette comiche alla maniera di Walter Chiari o di Rascel, ma solo romanzi che hanno per oggetto il crimine, in tutte le sue manifestazioni, cinque/sei film a serata che trattano il crimine su tutte le reti, a volte programmandone addirittura due uno dietro l’altro; quando le cose migliorano sono film di guerra oppure degli Horror.
Dove sono le fiabe, le commedie e tutto ciò che portava la gente ad allontanarsi per un’ora dalla realtà, ad evadere nella fantasia, nel gioco delle parti o in altre forme ludiche di spettacolo? Eppure la produzione cinematografica europea ne è piena, ma che fine ha fatto?
Se poi consideriamo che la distribuzione cinematografica e i grandi centri di produzione, tipo Endemol, sono in mano ad uno stesso padrone forse si comincia a capire il perché di tante cose…
Tornando all’allarme che ci hai inviato… Credimi, sia vera o falsa, la notizia farà il suo lavoro e riuscirà comunque a rendere un po’ più angosciosa la vita della gente.
Ciao, Guido





Marco Saba e Renato Brunetta

24 12 2009

L’economista del Centro Studi Monetari Marco Saba e il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta.




La rabbia latente degli abitanti di Eurolandia

23 12 2009

L’altra volta guardavo quelle riprese fatte durante il comizio di Berlusconi a Milano il 13 dicembre. Tra la folla c’era anche Mauro Borghezio che distribuiva volantini dicendo di “sostenere il presidente che lavora, che produce, non come i magistrati che non fanno un ca**o”e, come al solito, a questo comizio del Cavaliere e del PDL si contrapponevano violentemente i PROBERLUSCONI (=”fascisti”) e gli ANTIBERLUSCONI (=”comunisti”), uno psicodramma sociale che sta andando avanti da tanto tempo.Osservavo quelle immagini di violenza verbale e fisica, rendendomi conto che la rabbia concreta (e direi giustificata) di quelle persone veniva fuori a causa di puri e semplici pretesti senza fondamento logico.

Nei confronti della “gente comune” i rappresentanti dello stato hanno solo disprezzo. Vomitano loro addosso delle vuote retoriche già seppellite dalla storia.

Perciò mi sono immaginato di essere lì, di trovarmi lì in piazza in mezzo a quel bagno di folla, a quel comizio violento, e probabilmente io pure sarei esploso di rabbia, senza però sapere bene davvero con chi prendermela.

Il problema è questo mondo di plastica consumista e conformista, che si è cominciato ad “apparecchiare” dal 1971-1975 in poi.

Circolazione monetaria che non è in relazione a un corrispettivo valore reale nella realtà, ma è come “drogata” dalla massa monetaria già circolante. Le banche gestite da privati stampano e prestano moneta – priva di valore reale – agli stati, i quali si indebitano con esse attraverso titoli di stato.

1971 1991 2001 2011. Quarant’anni di gestione monetaria mondiale superinflattiva basata sull’indebitamento alle banche, un fiume di denaro prestato a tassi di interesse – tendenzialmente bassi – minuziosamente calcolati dai megadirettori galattici delle Banche Centrali.

Loro con l’acquario dove nuotano i dipendenti e le sedie in pelle umana, e noi con le pezze sul sedere, senza una casa nostra in cui abitare, ma con tanti gadget tecnologici prodotti a basso costo in India e nella Repubblica Popolare Cinese.

 





Anni 1990 2000: la perdita della storia secondo Nathan Never e Wim Wenders

21 12 2009

Nel futuro in cui si muove Nathan Never, è l’uomo a essere al servizio della tecnologia, e non viceversa.

Si tratta, perciò, di una visione pessimistica del domani, alla Blade Runner (ambientato nel 2020), tratto dal racconto di Philip Kindred Dick del 1969, “Gli Androidi sognano pecore elettroniche?”.

Il “progetto Nathan Never” è cominciato nel novembre 1989secondo Wikipedia l’11 novembre – ed è apparso in edicola nel giugno 1991. Durante un periodo di cambiamento, quindi.

Nel corso di tutto l’ultimo decennio del secolo XX – ripensandoci quasi vent’anni dopo – le storie di Nathan Never hanno un po’ rappresentato il timore di una degenerazione degli anni 90, la paura di un essere umano schiavizzato dalla stessa tecnologia che ha prodotto.

Tuttavia, nella serie Nathan Never (nome già epicamente leggendario, con quella cupaggine che il cognome evoca, assieme ai capelli bianchi diventati così in una notte per via di una tragedia familiare) vi sono – e forse giustamente – tutti i clichè del “futuro fantascientifico”:

dai telefoni dotati di schermo televisivo sempre attivato (che ci sono anche nel nostro presente ma di solito non si usano mai), ai filmati olografici. Una realtà, a suo modo, caricaturizzata.Un mondo, dunque, esagerato ma non privo di particolari interessanti, per esempio nel primo speciale estivo Cybermaster, dove vi è quella bella sequenza in cui Nathan Never è dentro a una specie di sarcofago-interfaccia connesso con il cyberspazio.

Bellissimo il momento quando NN riemerge come figura elettronica all’interno di una specie di maxischermo olografico, e vi è una lotta tra lui e il cybermaster, due immagini virtuali in 3D, però coscienti.

La storia era uscita in edicola nel giugno 1992 (l’anno del film Il tagliaerbe, sulla realtà virtuale),  giusto nel periodo compreso tra la morte di Giovanni Falcone e quella di Paolo Borsellino.

In quegli stessi anni, il regista Wim Wenders rifletteva sull’inflazione delle immagini in movimento  e sulla perdita della storia nel mediocre – secondo diversi critici – film “Fino alla fine del mondo”.

In questa pellicola – interpretata da un po’ inquietante William Hurt e da una “buonista” Solveig Dommartin, assistiamo a una girandola di non-luoghi tra tantissime città del mondo, nelle quali si usa la stessa identica tecnologia S O N Y per creare, trasmettere e diffondere immagini, sempre più raffinate ma anche sempre più vuote: un culto dell’immagine globalizzata fine a se stesso che già, a soli due anni dalla caduta del muro di Berlino, mostrava la sua ombra di “fine della storia”, la quale, in questo film ambientato in un ipotetico 1999, si respira pesantemente e quasi ossessivamente, alla vigilia di un 2000 che poteva essere l’anno dell’Apocalisse nucleare a causa di un satellite indiano impazzito e fuori controllo, i cui aggiornamenti ci vengono dati costantemente in tempo reale dai telegiornali di tutto il mondo, tra un’azione e l’altra degli interpreti.

E tra questi figurano attori di prim’ordine, da Max Von Sydow a Jeanne Moureau, una coppia che compare a metà circa del film, l’uno è uno scienziato che ha scoperto un sistema elettronico per far sì che la moglie cieca veda di nuovo, l’altra è appunto questa non vedente che, alla fine, riesce a riacquistare nuovamente la vista attraverso una specie di realtà virtuale.

Alla fine, il professore Von Sydow scopre che il suo sistema che interfaccia il sistema nervoso con la videoregistrazione riesce a sondare il cervello catturando le immagini dei sogni!

A tutto questo postmoderno selvaggio si oppone, in qualche modo, un sempre grandioso Sam Neill, il quale  – nei deserti dell’Australia in un nathanneveriano 1999 – si ostina a scrivere a macchina (quella col rotolo di inchiostro!), pensando che nessuna immagine, per quanto sia ad alta definizione,  potrà mai sostituire il fascino della parola scritta.

 

E questo duello tra immagini globalizzate ad alta definizione (anche olografiche) masticate, digerite e dimenticate senza sosta, e la parola scritta evocativa che resta nella memoria vi è anche nella serie di Nathan Never, soprattutto nei primi cinquanta numeri, usciti nella prima metà degli anni novanta, l’era clintoniana più pessimista che mai nei confronti della preservazione della storia e della cultura in un’epoca di videogiochi “global” senza alcuna radice culturale alle spalle, ma solo tanta colonizzazione yankee che voleva consolidarsi in vista del “Progetto per un nuovo secolo americano”.

Ma questa è stata un’altra storia.





Entra nel Grande Oriente D’Italia e farai una gran carriera!

20 12 2009

– E questo cos’è?

– Be’, così a prima vista sembrerebbero i concorrenti che vengono a partecipare al nostro concorso automobilistico…

– Qui si prende gioco di me! Che ce ne facciamo di un gatto e di un topo? Noi abbiamo bisogno di gente che rischia la vita, con un equilibrio invidiabile, per portare a casa un premio inestimabile! Non dobbiamo fare un documentario sugli animali…Chiama la sicurezza!

– Ehm…signore, guardate…Egli!

***

– Mi fa venire i brividi, signore…

– Sei il solito incompetente, fa sempre così!

***

– Sua maestà! Non siamo niente di fronte a voi!

L’unica associazione dove si incontrano al suo interno politici, militari, forze dell’ordine, uomini servizi segreti, banchieri, mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti, medici, avvocati, magistrati, ministri, notai, commercialisti, professori universitari, giornalisti, alti funzionari dei ministeri ecc… è la massoneria.Tutti sono vincolati dal giuramento:- di non rivelare mai quanto verrà rivelato;- di prestare aiuto e assistenza a tutti i fratelli;- di adempiere ed eseguire tutte le leggi, regolamenti e disposizioni dell’Ordine. Disposizioni che non danno il diritto di espellere i fratelli indegni, né di denunciarli al Tribunale profano (ovvero l’organo giudiziario previsto dalla Costituzione italiana), considerato indegno di giudicare i fratelli, uomini illuminati.

Chi viola questi giuramenti viene espulso dalla massoneria e perde l’appoggio dei fratelli. Con Michele Sindona, in loggia, troviamo:

– il Direttore generale di Banca d’Italia Guido Carli;

– il generale Giuseppe Aloja (capo di stato maggiore della difesa);

– il Generale Giovanni De Lorenzo (capo del servizio segreto, tristemente noto per lo scandalo Sifar e Piano Solo);

– Il generale Arnaldo Ferrara (capo di stato maggiore dell’Arma dei Carabinieri);

– Il Ministro della Difesa Giacinto Bosco;

– Il Ministro delle finanze Luigi Preti;

– Il Ministro del Commercio con l’estero Cesare Merzagora;

– Il presidente dell’ENI Eugenio Cefis (iscritto sin dal 15 settembre 1961);

– L’amministratore delegato di Mediobanca Enrico Cuccia, iscritto fin dal 27 marzo 1955;

– Il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione Carmelo Spagnuolo;

– Ma anche esponenti della criminalità mafiosa quali il noto don Agostino Coppola, economo della cattedrale di Monreale, nipote del grande boss mafioso di Cosa nostra Frank Coppola, legato a Luciano Liggio, condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, coinvolto nel sequestro dell’ing. Luciano Cassina e in altri sequestri consumati nell’Italia settentrionale, sequestri che, secondo quanto riferito da Tommaso Buscetta, sarebbero da ascrivere alla famiglia dei corleonesi e in particolare a Pippo Calò.

E si perché nelle logge siedono accanto a banchieri, capitani d’industria, generali, ministri, ecc.. boss mafiosi che si abbracciano fraternamente e si danno del venerabile (sic). Lo so che questi nomi non vengono mai fatti, meglio ricordare Mazzini, ma sono massoni anche Totò Riina, Michele Greco, Francesco Madonia, Giacomo Vitale, Stefano Bontade, ecc…

Ma ancora non basta perchè con Enrico Cuccia e il mafioso Agostino Coppola nella “Giustizia e Libertà” troviamo al loro fianco i protagonisti dei principali scandali politico-finanziari di quegli anni: Giuseppe Arcaini (scandalo Italcasse), Raffaele Ursini (scandalo Liquigas), Aladino Minciaroni (caso Calvi/Ambrosiano), ecc…

Tutti fraternamente accomunati dal vincolo massonico.

(Ferruccio Pinotti, “Fratelli d’Italia”,  riportato da Paolo Franceschetti)