Una favola

29 12 2009

Il bullo non voleva che nessun altro ragazzo del suo "giro" giocasse con altri ragazzi — tutti quelli che giocavano nel cortile della scuola.

Egli stava di guardia ai cancelli. Gli piaceva essere il pesce grosso nello stagno piccolo. Egli raccontava delle storie elaborate di quanto cattivi, traditori e ingannevoli erano gli altri ragazzi.

Egli voleva che tutti lo rispettassero e gli paghassero il pizzo per la sua protezione, mentre spaventava chiunque altro intorno a loro — includendo lui più di tutti.

Se i ragazzi scoprivano che avevano tutti questi altri amici nelle vicinanze, i quali potevano aiutarli, loro potevano velocemente dimenticarsi del bullo… e ridere della sua, una volta spaventosa, autorità.

Negli anni, il bullo divenne debole e stanco. Non poteva più rendere malconcia la gente, così iniziò a pagare dei suoi amici per farlo.

Adesso aveva esaurito tutta la moneta per pagare i suoi amici. Oltretutto, questi, cominciarono a essere stanchi delle sue bugie e delle sue pugnalate alle spalle — così, prima che la moneta si fosse esaurita del tutto, lo hanno mollato.

Ai ragazzi del cortile della scuola ci volle un po’ per rendersi conto che il bullo non poteva più far loro del male. Il suo potere era così spaventoso, così leggendario, che le storie sulle sue bastonate continuarono a ispirargli terrore per qualche tempo.

Ma c’erano crepe nell’armatura. Una serie di segni — inconfutabili e innegabili — iniziavano ad accadere e fecero gradualmente capire ai ragazzi che il potere del bullo di fare loro del male era svanito.

Adesso tutti i gruppi di ragazzi che egli ha umiliato e attaccato nel corso degli anni alla fine hanno alzato la testa — e stanno per dire la verità.

Stanno per raccontare la loro storia… di che significava vivere con la paura del bullo per così tanti anni, di non essere mai in grado di condividere la verità segreta degli orrori in cui li aveva gettati.

Una volta che il bullo se n’è andato, i ragazzi possono correre, cantare e giocare felicemente — riprendendosi in fretta dall’incubo dei maltrattamenti durati per così tanto tempo. Non dovranno mai più consegnare tutti i loro soldi per la merenda a lui e ai suoi amici.

E scopriranno presto che hanno molti più amici di quello che potevano immaginare — nonostante tutte quelle storie dell’orrore che il bullo provava a raccontargli su quanto gretti e cattivi erano gli altri ragazzi.

David Wilcock

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