La degenerazione del postmoderno (appunti sparsi)

22 09 2009
Se c’è qualcosa che non approfondisce assolutamente nulla – e vive dell’effimero e della superficialità – è proprio la televisione.
Sembra che nessuno nella Tv attuale parli in maniera pacata, sobria, urlano tutti, a cominciare dai conduttori del telegiornale.
Non vi è tempo per pensare, per riflettere su se stessi, c’è solo da eccitarsi con finti divertimenti, assolutamente effimeri.
Questo è stato – soprattutto – il vangelo di Mediaset (ex Fininvest), di certo una delle armi più potenti in mano ai progetti eversivi della loggia massonica P2.
Sulla Rai vedi facce spente, anonime. Mi viene in mente quella giornalista (sembra che di cognome facesse "Augias") che intervistava Bruno Vespa su quel suo libro, Amore e potere
Poi le annunciatrici della Rai, assolutamente non paragonabili alle storiche "signorine buonasera". Anonime, con un’aria da modelle senza fascino; tutto ciò è avvenuto dopo il 1998 – 2000, ma io me ne rendevo già conto prima.
Può essere che il 1999 – 2000 sia stato un biennio cardine per la fortificazione dell’ "impero a credito", tenuto in piedi come una piramide di carta senza alcun valore, soprattutto dalla Federal Reserve.
Sarà, non sarà, ma dopo il 1991 tutto sembra essere diventato progressivamente fasullo e finto.
Per esempio, ricordo bene certe pubblicità del 1993, poco prima del disastro delle privatizzazioni. Evidentemente era necessario privatizzare per continuare a far girare al meglio la "giostra dei criceti".
La curva del debito alle banche è ormai sovrapponibile a quella della massa di denaro in circolazione.
L’aria di finzione, di anacronisticità, di sorpassataggine (di che cosa esattamente?) la avvertivo chiaramente.
L’epoca di Giovanni Spadolini è sicuramente diversa da quella di Silvio Berlusconi, eppure il lasso di tempo tra questi due presidenti del consiglio dei ministri della repubblica italiana (abissalmente diversi l’uno dall’altro), è solo di una dozzina d’anni.
Il bipolarismo in Italia (menzogna delle menzogne) sembra essere – per fortuna – davvero fallito.
Guarda caso, l’avvento del precariato di massa e dell’interinalità è datato proprio 1998 – 2000, per poi peggiorare drasticamente nel 2003…
La storia non c’è assolutamente più, e se ne sono pagate le conseguenze.
Oggi vedo quel manifesto propagandistico 4 metri x 3 sulla giunta Burlando – regione Liguria – che è al disastro ("ma i suoi membri si divertono") e aveva il simbolo del Popolo Della Libertà, però senza la scritta "Berlusconi" sotto.

Che sia un altro segnale, dopo quello dei manifesti elettorali delle europee abbandonati sul marciapiede, calcinati dalla luce del sole fino a luglio inoltrato, che non li veniva a tirare su nessuno?

C’è una ben precisa struttura a livello di monopòli globali e istituti di credito internazionali.
Ha ancora un senso consumare così tanto – in termini di energia elettrica prodotta da risorse non rinnovabili, ad esempio – in modo da mantenere in piedi un tipo di economia assolutamente distruttivo per gli equilibri naturali?
La scienza è piena di dogmi. Un sacco di persone hanno costruito la loro carriera (e accumultato i loro patrimoni) tenendo fede a dogmi scientifici che si basano più su una cultura libresca che su effettiva sperimentazione. Oltretutto, per la scienza dei libri di testo, fa fede solamente la coscienza ordinaria, la "coscienza dello stato di veglia", influenzata anche da tutte quelle sostanze (viste come "normali") che vengono assunte quotidianamente e, di certo, condizionano la percezione.
Il mondo "esterno" è un livello di realtà, un livello di energia particolarmente denso, e viene chiamato "materia".
Gli organi di senso sono limitati. Danno una percezione, per così dire, "di parte" della realtà; oltretutto si è stati educati – o, meglio, condizionati – a percepire in un certo modo (attenzione: non "percepire le cose", ma "percepire" e basta).
E la scienza "à la Piero Angela" si basa su questa fetta, su questo range limitato. Si nuota in un mare di segnali e simboli, una griglia che ingabbia la percezione, una vera e propria prigione, che non è facile avvertire.
Il capitalismo di rapina – nonostante il suo apparente successo – fa parte di un passato che si sta sgretolando.
Chissà l’èlite cos’ha intenzione di fare…il "governo ombra", la sinarchia che ha per fulcro la City di Londra.
Diverse fonti affermano che esistono tecnologie nascoste, occultate, le quali rivoluzionerebbero il modo di vivere.
Pure la presenza degli alieni è più di un sospetto anche se – per i metri di valutazione e giudizio standard – sembra pazzesco e incredibile.

La grande finzione è divenuta sempre più visibile negli anni 90, dopo il 1992-1993, il momento in cui il mercato e la globalizzazione stavano prendendo il sopravvento.
La Federazione Russa, per esempio, si stava praticamente svendendo al WTO e all FMI. E, guarda caso, nel 1999 c’è stata quella guerra…quella serie di guerre, alla fine del 1998, contro l’allora dittatore dell’Iraq Saddam Hussein (questo nel pieno del mercato global e della new economy) e poi, nel marzo dell’anno successivo una guerra nientemeno che in Europa, contro la Serbia di Slobodan Milosevic)…l’anno prima, invece, una fazione vicina ai repubblicani USA più mondialisti, chiamata Neocon, redigeva il PNAC (Project For New American Century). Si stava preparando in sordina una schifezza che sarebbe culminata nell’attentato al WTC nel 2001(la "crisi" che intendeva David Rockefeller nel 1994, per imporre un governo mondiale?), e poi alla guerra del 2003, giustificata da pretesti che poi si sarebbero rivelati delle vere e proprie bugie.
E la società del consumo, dell’apparenza non faceva che andare avanti. Una specie di totalitarismo a livello globale.
Totalitarismo che non significava la privazione della democrazia e della libertà, ma il totale svilimento di questi termini. Perchè in un regime dominato dalla tirannia di un mercato monopolistico che si serve di una propaganda spettacolare incessante  (vedi la macchina fotografica rosa del 1996, griffata "Spice girls", ad esempio), "democrazia" e "libertà" sono parole senza senso, visto che, comunque sia, c’è un dittatore supremo chiamato "pubblicità", il marketing per un consumo finalizzato alla produzione (e non viceversa, come si faceva prima del 1991).
Ecco, perciò, cosa intendeva dire davvero il direttore della Sergio Bonelli Editore, Decio Canzio, in una sua risposta a un lettore in merito alla eccessiva – a parere del lettore – commercializzazione del personaggio Dylan Dog: "siamo negli anni 90, bellezza". Era il 1994.

Come mi sembrava assolutamente finta quella trasmissione sui coatti romani (presentata da Carlo Verdone) del 1999! Ricordo che era l’epoca di Er Piotta e di Supercafone (esattamente dieci anni fa), e tutto mi sembrava finto, perchè dominato dal mercato senza regole e dalla new economy.
Poco tempo dopo sarebbero venuti alla luce i no (o new) global, con quella loro idea di essere riusciti a bloccare il forum economico mondiale di Seattle. Era  il momento del William Clinton (detto Bill) più crepuscolare e decadente che mai, e anche bellicoso.
Non se ne sarebbe reso conto nessuno, ma le cose sarebbero velocemente precipitate nel 2000 e nel 2001.

Negli anni 60 – mettiamo – prima che l’amministrazione USA Nixon rendesse nulli gli accordi di Bretton Woods del 1945 – le cose avevano ancora un senso, il lavoro aveva ancora un perchè. E ciò si rifletteva nei libri che si scrivevano e nei film che si giravano, per esempio.
Negli anni 80 reggeva ancora questa storia. Evidentemente un certo livello di inflazione non era stato ancora raggiunto.
Non c’era ancora bisogno di stabilire un regime guidato dalla finzione e dal conformismo e, in ultima analisi, dalla paura (del diverso).
E, quindi, ciò porta nella direzione di un certo fascismo militare, e non in difesa delle proprie radici storico-culturali, ma del proprio tenore di vita eccessivo e rimbecillente.
Come fare per andare davvero oltre questa degenerazione del postmoderno?

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