L’ominide e la psilocibina

16 06 2009

Una teoria davvero affascinante – in cui sono disposto a crederci – è quella che vede nei contatti tra gli ominidi preistorici e le sostanze (come la psilocibina e la dimeltriptamina) contenute in certe piante e funghi, lo scatenarsi, in quelle ancestrali comunità umane, di un certo percorso evolutivo che avrebbe portato al risveglio di determinate caratteristiche proprie dell’Homo Sapiens Sapiens, le quali sarebbero emerse col tempo, come l’immaginazione astratta, che sarebbero poi sfociate nella scoperta del linguaggio prima e della scrittura poi.
Probabilmente, senza il consumo – durante la preistoria – di sostanze psicoattive naturali, la specie umana, inoltre, non sarebbe giunta a creare opere d’arte di inestimabile valore, a scoprire il calcolo, la geometria, la matematica e – in ultimo – le infinite realtà virtuali in cui oggi vive.
Nella stupenda opera di Alex Grey qui sopra, si vede un Homo Erectus, con due funghi allucinogeni nella mano sinistra; dalla punta della cappella di uno di questi funghi, simbolicamente ne esce una specie di curioso "genietto" di colore rosa (il principio psicotropo attivo del fungo, del tutto naturale) che, interagendo col sistema nervoso centrale dell’ominide, gli consente di passare dai suoni inarticolati propri dell’animale a una sorta di "cattedrale linguistica" emessa dalla sua laringe.