Il mistero Salinger

13 05 2009

Jerome David Salinger è lo scrittore del famosissimo romanzo (perlomeno negli USA) The catcher in tre rye, da noi in Italia tradotto come Il giovane Holden, un romanzo molto, molto bello – almeno a mio parere – e, in un certo qual modo, ancora più che attuale.
Il volume, scritto tra il 1945 e il 1950, è stato pubblicato nel 1951; racconta l’adolescenza in una maniera davvero assai realistica, con un linguaggio pieno di anacoluti e ripetizioni intenzionali, svagato e saettante come Holden Caulfield, il diciassettenne protagonista che lo scrive in prima persona.

Il suo autore, Salinger, classe 1919, ha pubblicato per l’ultima volta nel 1965, ritirandosi poi a vita privata nella maniera più assoluta che si possa immaginare, rifiutando ogni contatto col mondo esterno, a parte una telefonata con una giornalista nel 1974, in cui cercava di spiegarle come si provi una pace immensa nello scrivere e non pubblicare.

Il suo ultimo romanzo, epistolare, (Hapworth 16, 1924) è scritto dal punto di vista di un bambino di sette anni in vacanza in un campo estivo, pubblicato sul The New Yorker, come si è detto, nella metà degli anni 60, e mai più ristampato.
Ora, non solo Hapworth 16, 1924 è l’ultimo romanzo di Salinger che occhio umano (a parte i suoi) abbia avuto modo di leggere, ma anche l’ultimo suo scritto – in assoluto – che sia stato mai pubblicato.
Da allora, silenzio totale, in ogni senso, fino a oggi in cui, novantenne – e ritiratosi con l’ultima moglie (di 40 anni più giovane) nel New Hampshire – ha ricevuto inaspettatamente una visita da un inviato del settimanale Spectator.
Non appena la moglie gli comunicava cosa volesse da lui il reporter in questione – che stava in religiosa attesa fuori dalla casa – dietro i vetri delle finestre con la grata bianca, si è visto il vecchio, magro e canuto Salinger che tirava le braccia verso il soffitto, si alzava dalla sedia e, borbottando qualcosa (le prime parole dello scrittore udite da un giornalista dal 1974!) abbandonava in fretta e furia il soggiorno, fuggendo a rintanarsi al piano di sopra.

Il mistero di Salinger ha, per quanto mi riguarda, un enorme fascino, poichè già nel 1972, la sua ex donna Joyce Maynard, aveva rivelato alla stampa di come lo scrittore avesse già ultimato ben due romanzi dopo Hapworth 16, 1924.
Se consideriamo ciò che disse Salinger due anni dopo in quella telefonata al The New York Times riguardo alla piacevolezza dello scrivere e non pubblicare, possiamo arguire diverse cose:

  • Lo scrittore in questione si avvicina pericolosamente a essere una specie di maniaco quasi solipsistico;
  • Deve aver scritto l’impossibile negli ultimi 44 anni;
  • Quando morirà, i suoi testi scritti dopo il 1965 saranno pubblicati; questo è certo, poichè addirittura J.D. stesso ha predisposto un sistema di catalogazione dei suoi misteriosi romanzi mai pubblicati: fascetta blu quelli da pubblicare così come sono, fascetta rossa quelli da pubblicare dopo revisione;
  • Tenendo conto della sua condizione anagrafica, Salinger non dev’essere lontanissimo dal lasciare questo mondo, anche se io, naturalmente, gli auguro di vivere fino a 120 anni.

Insomma, dovrà trattarsi di un gran giorno quando si apriranno gli scaffali e le casseforti blindate di quella casa del New Hampshire in una cittadina semisconosciuta.

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